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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
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24 giugno 2013

DEDICATA A TE

Non ho un posto dove andare
né una spalla su cui piangere
né notte da attendere
né desideri da condividere
né sogni da raccontare.

Solo un ventre vuoto
mi è rimasto
e mani tremanti
e passo incerto.

Pensiero senza voce
sono io.

Non parlatemi più di cieli sereni,
di terre fertili da coltivare.
Lasciatemi qui, dimenticatemi.
Sarebbe troppo vivere di nuovo.

Giugno 2003

AMORE MIO

Ogni notte ci sei
uomo senza volto
alito leggero, caldo respiro.

Il tuo silenzio mi parla di mondi senza tempo,
di spazi sconfinati
e mi dice parole suadenti
che mi rinfrancano, mi rinvigoriscono.

Avvicinati!
Il tuo cuore batte
accanto al mio,
la tua mano È la mia mano
e mi abbandono e mi lascio andare.

Mille onde mi cullano
in questa notte di luna piena,
il cuore si placa, il corpo si quieta
ritornato, finalmente appagato, alla terra.

15 giugno 2003

ANELITI

I corpi nudi danzano
intorno ai fuochi nella notte,
massi di pietra levigata
mandano bagliori sotto la luna.

Si aprono alla passione
e odori conosciuti sprigionano.

Vorrei essere là e sentire i loro aneliti d’amore,
ma il piede rimane immobile, come incastrato,
non consente passi,
non riesce più a liberarsi.

È finita.

La luna scompare dietro le nuvole scure
e più non vedo nulla,
le braccia cadono inerti,
le mani grondano gocce madide di sudore.

17 giugno 2003

NOSTALGIA

Il mio futuro?
I ricordi.

E i pomeriggi assolati
di agosto nei campi di grano
dietro alle farfalle
e le corse sui prati
bianchi di lenzuola di bucato
stese al sole.

Le grida… i silenzi… i profumi…
I canti… i dolci rumori…
Tutto…
Ogni cosa mi parla di voi
ora che più non avete voce.

Vorrei dormire, sempre,
e nel sonno rivivere
quello che non è più.

3 luglio 2003

COME ONDA

Il vento mi ha portato
l’odore del mare
e stridio di gabbiani
e gocce di salsedine.

Onda, m’infrango
contro la scogliera
in un movimento sempre uguale
che non conosce sosta,
che sfida il tempo

come il mio pensiero
che ostinato
domanda
e che incessante
chiede risposta
ai mille perché
dell’esistenza.

Luglio 2003

CALURA

Il corpo nudo si scalda
sotto il sole d’agosto
al crepitio frenetico delle cicale
che quasi stordisce e addormenta.

Sono le stesse?

Dell’età delle corse
nei campi assolati a caccia di farfalle,
dei fiocchi nei capelli,
dei tempi in cui la sera
portava profumo di fieno
tagliato da poco
e ti invitava pian piano al riposo
coi suoi rumori sempre più lontani.

Ti chiamano,
senti?
Affrettati!
Siamo qui!
Eccomi!

Ma rimango come sospesa,
accecata da questo bagliore intenso
che sfida i secoli e i millenni
e pare dirmi che non è tempo,
che devo ancora aspettare.

Luglio 2003

PASSIONE

Il desiderio mi assale
dolce
bruciante
incontrollato

e come onda
ora calma
ora impetuosa
travolge volto, collo, seni, fianchi, ventre, giù giù
fin sotto il palmo dei piedi.

È un raggomitolarsi
di nuovo nel ventre
materno e sentirne tutto il calore,
fare l’amore.

E poi lo schizzare fuori improvviso
Dell’alicantro dal fiore del deserto

E abbandonarsi e morire.

Luglio 2003

AL MIO NONNO

Vorrei vederti ancora
appoggiato alla porta di casa,
tra il granturco appeso al muro,
le braccia dietro la schiena
e i pantaloni tenuti
da una vecchia cintura di cuoio,
penetranti i piccoli occhi neri
tra folte sopracciglia,
rassicurante il sorriso
sotto i bianchi baffi,
ed io ai tuoi piedi.

E ti direi che sono sempre io,
sì, quella che saltava sul letto
e non ti dava pace
durante la lunga malattia
accettata con cristiana rassegnazione.

Hai conosciuto l’amarezza
del distacco prematuro,
la fatica
e la solitudine in terre lontane;
tutto con coraggio hai affrontato
e alla fine, qui, sei ritornato alla terra.

Ciò che seminasti non andrà perduto.
Il tuo sangue è il mio.
I nostri discendenti
taglieranno ancora il grano
sotto il sole infuocato d’agosto
e, come un tempo, si rinfrescheranno
all’acqua trasparente
della fossa del campo
al frenetico canto delle cicale.

Ogni cosa è stata trasmessa
e noi rivivremo in loro.

Giugno 2003

A MIA MADRE

Come un fiume in secca
è la mia vita
ora che non ci sei.
Crisalide, mi chiudo
nel bozzolo dei ricordi
senza volerne più uscire.

Avverto fuori il trascorrere
lento del tempo che più
non mi appartiene,
interminabili le ore, i giorni.

L’angoscia mi assale
e lo sgomento mi prende
di non poter affrettare il corso,
di non poter anticipare il momento
in cui mi sarà
finalmente svelato
il mistero dell’esistenza.

13 luglio 2003

SERA

Ti guardo mentre
ti spogli
con i gesti consueti
al canto dei grilli
e al gracidare delle rane
nel canale vicino.

Una macchina passa veloce
e un fascio di luce
illumina fianchi e glutei nella notte
belli come un tempo.

Chiudo gli occhi
e un profumo di uomo
pervade la stanza.
Aspetto.

Ti stendi accanto a me;
riconosco la tua mano che mi accarezza
lungo i fianchi e tra le cosce.

Lontani sono ora i brutti pensieri
e gli affanni del giorno.
Vuota la casa, solo tu ed io.
Mi baci e sei dentro di me.
Mi completi.

La notte sarà lunga per noi ritornati
prima donna e primo uomo
dell’universo,
abbandonati in un Eden tutto nostro.

Luglio 2003

A BARTOLOMEO

Sei fiume in piena
che rompe gli argini
e ogni cosa travolge al suo passaggio.
Poi, quasi all’improvviso, frena la sua corsa
e scorre lento tra ampi argini
placandosi in vista del mare.

Sei vento caldo di primavera
che feconda la terra
dopo il lungo inverno
o impetuoso vento d’autunno
che annuncia la tempesta
e non ha pietà per le povere foglie
già tremanti
e le trascina e disperde lontane,
piegandole al suo volere.

Sei demone ribelle
in una continua disperata lotta
per liberare l’anima
dalle pesanti catene di pensieri
che affollano la tua mente.

Odo il tuo passo impaziente nel giardino
e subito dopo riconosco la tua voce
che mi chiama.

Vorrei poter alleviare la tua pena
e completare, ancora io vorrei, la tua ricerca.
Ma intuitivo e rassicurante è il tuo sorriso,
in un tenero abbraccio ti sciogli
ed io ritrovo l’amante accorto,
il padre premuroso,
l’amico affidabile.

3 agosto 2003

ALLA NOTTE

E nessuna voce è stata mai
così eloquente quanto il tuo silenzio
profondo
impetuoso
o notte;
quando gli occhi non si piegano
al sonno ristoratore
ma scrutano nel buio,
ora supplichevoli come quelli di una madre
al capezzale del figlio,
ora lucenti e vigili come quelli di un guerriero
prima della battaglia.
È come se tu avessi fermato il tempo
e non ci fosse rimasto più nulla da vivere.
Sgomenti, si è come sospesi in un universo
senza confini, la mente ed il corpo
imprigionati…
Poi, il tintinnio leggero della pioggia
sulle foglie secche del giardino
ti risveglia e ti dice che ancora
una volta
l’alba è vicina.

18 novembre 2003

PENSIERI A MUTIGLIANO

La pioggia è appena cessata
e le nuvole grigie si diradano lente
aprendosi un varco di luce nel cielo ora terso.
Chiudo gli occhi e respiro.

Da lontano sale travolgente il profumo del bosco
e si mescola all’odore forte della terra
che affonda sotto i miei piedi.

Chi mai sei tu uomo
che hai dimenticato tutto questo,
che cosa ha indurito il tuo cuore.

Vorrei sdraiarmi qui,
in mezzo all’erba bagnata
e osservare il ragno paziente tessere la sua tela
e gli occhi rivolti verso l’alto
scorgere il quieto volo degli uccelli.

Hai straziato le carni del tuo nemico
e ti sei nutrito del suo sangue,
che cosa mai potrà saziarti
e dissetarti ora.

Lasciati andare, abbandonati fiducioso
tra le braccia del tempo;
lascia che scorrano senza più contarle
le ore, i giorni, gli anni, i millenni
che il lungo sonno ristoratore
ti faccia rinascere,
rigenerato,
pronto per una nuova vita.

Dicembre 2003

AL MIO LORENZO

Odo i tuoi passi nel giardino
e già la stanza risuona della tua voce.
Poi, lo scoppio di pianto,
improvviso
come il tuo capriccio,
e le grida della mamma
che più non riesce a trattenersi.
Lascio tutto
e ti corro incontro.
Immobile sulla soglia ti rifiuti di entrare
per non mostrarti piangente.
Mi avvicino
e leggo nei tuoi occhi pieni di lacrime
il bisogno prorompente di amore.
Mi piego in ginocchio
e faccio il gesto supplichevole di abbracciarti.
Mi respingi furioso
e allunghi la mano per picchiarmi.
Subito gli occhi orgogliosi cercano quelli della mamma
ed in un istante ogni cosa vola in aria:
guanti, sciarpa, berretto, cappotto, pennarelli.
All’improvviso il tuo sguardo imbronciato si posa
sui giochi lasciati interrotti;
allora impaziente e con gesto deciso
mi prendi la mano e con rabbia chiudi la porta
dietro di noi.
Hai smesso di piangere.
Ora siamo di nuovo soli tu ed io,
pronti a continuare finalmente il nostro gioco.

26 dicembre 2003

ALLA MORTE

Chiuderò gli occhi e tenderò l’orecchio
al canto del dolce pettirosso e della vezzosa ballerina
che giunti alla mia porta
annunceranno la vostra venuta.
“Vieni, è l’ora”
mi direte tendendomi la mano.
Sarete tutti accanto a me
e non saprò chi guardare, né a chi per primo parlare.
Capirete il mio disagio
e ognuno di voi
mi aiuterà a dipanare il grosso gomitolo dei ricordi
che confusi affolleranno la mia mente
e mi indicherà la nuova strada.
Non sarà doloroso il distacco,
ne rimarrai delusa, o morte,
ma un piacevole abbandono,
una inevitabile resa
e del corpo e della mente
ormai stanchi.

27 dicembre 2003

MALINCONIA

Che cosa è mai questa malinconia
che senza pietà s’impossessa di me
e mi lacera il cuore.
Non parlatemi, lasciatemi stare.
Vivo come su una scogliera
battuta dal vento e dalle onde
alla ricerca di una terra al di là del mare
che mi darà la pace.
È nostalgia del passato,
dell’età inconsapevole;
è desiderio struggente di sapere
quanto e che cosa di me
rivivrà nelle generazioni future.
Perché
nessun affetto
nessun amore
sembra saziarmi del tutto?
Anche questo anno che sta per morire
tra luci, danze, frastuoni,
avaro, porterà con sé come gli altri
tutte le risposte ai miei perché
e, come gli altri,
ritornerà a tormentarmi
ricordandomi sensazioni
che non proverò mai più.

31 dicembre 2003

LA CACCIA

L’ululato del lupo
e il tonfo della neve
caduta dal ramo spezzato
rompono il silenzio
ed il mio sonno leggero.
Indugio sulla porta della tenda:
immobili, gli alberi carichi di neve
paiono sentinelle fedeli
pronte a difendermi.
Seguo le orme del coniglio selvatico.
Con fatica affondano i miei piedi nelle neve
ed il respiro affannoso genera
aliti che, capricciosi ghirigori di fumo,
si perdono nell’aria gelida.
Finalmente ti scorgo, laggiù
dove il ramo dell’abete si distende
quasi a proteggerti,
la tua bianca pelliccia
si confonde con il candore della neve.
Avverti anche tu la mia presenza.
Mi osservi immobile.
I tuoi occhi rossi, lucenti,
fissano i miei.
Mi lanci la sfida, vuoi che ti insegua.
Sicura, con gesto deciso
sto per premere il grilletto.
Improvvisa, un’ombra ci sovrasta;
fulmineo il falco ti è addosso
e ti solleva.
Non un grido mandi, né ti dibatti;
i tuoi occhi rossi continuano a fissarmi
e nel tuo ultimo sguardo leggo
tutta l’impotenza dell’uomo
e l’imprevedibilità che accomuna
alla mia, la tua esistenza.

31 dicembre 2003

IL PETTIROSSO

Odo il tuo canto
che annuncia l’arrivo del freddo inverno
e con passo leggero
e la speranza nel cuore
mi avvicino alla finestra.
Con scatti improvvisi ti muovi
sul ramo spoglio del noce;
insistente il cinguettio,
penetranti i piccoli occhi
neri come gocce di smalto
e rilucenti
sul rosso piumaggio.
Apro la finestra e stendo la mano.
Il tuo cuore batte come il mio;
sto per coglierne il segreto.
Ma, all’improvviso,
con veloce battito d’ali
scompari tra le foglie della magnolia
e porti con te, per sempre,
il mistero del tuo canto.

1 gennaio 2004

INSIEME

Portami con te
anche se non so cavalcare,
svelami i tuoi segreti
e correremo veloci
fianco a fianco, lontano
fino a toccare
le nuvole
all’orizzonte.
Affronteremo le onde minacciose del mare
e le tempeste di sabbia
e le bufere di neve
e il buio della notte senza stelle.
Come il lupo
non indietreggeremo
di fronte alla minaccia
e come l’orso
difenderemo ciò che è nostro.
Portami con te,
ti svelerò
i segreti
dell’attesa paziente,
della malinconia dolce dei ricordi,
del calore della terra fertile,
dell’amore sofferenza.
Ci bagneremo nelle acque cristalline
al ruscello della mia spensieratezza
e solo alla nostra progenie
ne lasceremo
il segreto.

29 febbraio 2004

AUTUNNO

Stormi di uccelli
neri si stagliano
contro il cielo
minaccioso.
Nuvole grigie li incalzano,
impavidi guerrieri
pronti allo scontro.
Ma è qui, nel mio petto
il campo di battaglia:
il frastuono delle spade
e l’odore del sangue
mescolato al fango
non mi danno pace.
Non mi riconosco più.
Inerme,
rimango immobile
mentre
lame sottili incidono solchi profondi
nel mare dei ricordi.
Riaffiorano antiche passioni…
bruciano le ferite
che neppure lo scorrere impietoso
del tempo riuscirà a sanare.

29 febbraio 2004

ATTESA

Inaspettato sei arrivato
cavaliere nomade
dal lungo viaggio.
Ho dissetato il tuo cammello, ricordi?
e inumidito le tue labbra
all’acqua del pozzo di Maidan.
I tuoi piedi ho massaggiato
e ti ho ristorato con datteri e miele.
Ci siamo amati, rammenti?
Il tuo corpo premuto
contro i miei seni maturi,
le mie mani carezzevoli sui tuoi lombi.
Ci siamo amati
quando il disco del sole, complice testimone,
sembrava indugiare tra le dune
e il tuo corpo cosparso di aloe e mirra
rifletteva i suoi tremolii e i suoi caldi bagliori.
Non una parola, e nella fredda notte
il vortice del tempo ci ha travolti:
il grido del falco
lassù, in alto,
sul bosco di betulle, regali
colonne della nostra nuova dimora,
ci ha risvegliati:
i corpi umidi affondati nel muschio,
accarezzati da un mare di felci
mosse dal vento.
Poi, dall’alto della scogliera,
la nave mi hai indicato.
Un viaggio ancora.
Con lo sguardo ti ho seguito
finché gli occhi stanchi
si sono arresi.
Li ho chiusi.
Ancora aspetto.

19 marzo 2004

NON PIANGERE

Non piangere
se dovessi morire,
riportami in vita,
tu soltanto lo puoi.
Temere non dovrai
come trascorrere il tempo,
perché ciò che è passato
potrà riempire tutti i tuoi
giorni a venire.
Il lunedì, per ricordare
il nostro incontro;
il martedì come ci siamo
innamorati;
non saranno sufficienti
il mercoledì e il giovedì
per le nostre intense notti
d’amore;
il venerdì le scelte condivise;
il sabato i nostri figli;
la domenica i litigi e le riconciliazioni.
E se nonostante tutto questo
ancora ti sentirai triste,
osserva i nostri nipoti:
mi riconoscerai
e sorriderai.

22 marzo 2004

ORIENTE

Nello specchio accarezza
i contorni delle sue labbra
e lentamente scioglie
i lunghi capelli
sul corpo d’ebano
profumato di petali di rosa,
e aspetta, paziente.
Timorosa, si china a raccogliere
la veste
e il profilo dei seni
ancora acerbi
forma delicati
disegni sul ventaglio
dei suoi capelli.
Ancora aspetta,
come le hanno detto.
Lo sguardo si posa lontano
sulla torre del minareto
che superba domina
le piccole case bianche.
Dal dedalo di vie strette e sinuose
voci e risa si alzano,
conosciute.
Tende l’orecchio.
Ascolta.
Si fa frenetico il battito del suo cuore.
La porta, infine, si apre
e il rito si compie,
tra fruscii di sete
e zampilli di fontane.
Mossi dal vento
i rami della palma alla finestra
scoprono squarci di cielo azzurro intenso
e danzano leggeri,
unici complici, testimoni
dolcemente agitati
come il suo cuore.
Ora non è più bambina.

28 marzo 2004

A PETRA

Gemma incastonata nella roccia
quasi per miraggio all’improvviso appari
allo straniero.
Smarrito,
gli occhi increduli,
ti osserva
e tende l’orecchio;
riascoltare vorrebbe con te
i suoni di lingue antiche
e il frastuono delle carovane,
e le grida dei cammellieri.
Dividere con te vorrebbe,
tra colori e profumi,
l’incontro di civiltà millenarie
e negli sguardi superbi,
su quei volti rugosi
coronati da turbanti
dai colori sfumati,
coglierne la fierezza e l’audacia;
ma tu, danzatrice flessuosa
e provocante,
tu, fedele custode di sacri luoghi,
non ti concedi;
disperato, nulla di te portar via
potrà il forestiero,
se non la visione struggente
del disco del sole
mentre tinge di rossastri bagliori
i tuoi contorni
prima di scomparire tra le dune.
Ecco, il sacro astro ha aperto così
alla notte le porte
e a poco a poco il silenzio, come nebbia
calerà su di te
e celerà agli occhi indiscreti
i tuoi preziosi tesori.

30 marzo 2004

IO, DONNA

Dentro di me
porto l’energia
della spinta primordiale
che ordine ha dato
all’universo
e l’eredità di generazioni
innumerevoli
che ti hanno plasmato
o uomo,
nel corso dei millenni.
Non temere;
l’avvicendarsi delle stagioni,
della notte e del giorno,
ancora seguirò per te
e come terra
il tuo seme feconderò
con il mio calore
in silenzio distesa
al tuo fianco.
Ancora una volta,
come da sempre,
ti renderò immortale.

1 aprile 2004

OLOCAUSTO

Nerissimi i capelli
raccolti in un prezioso copricapo,
avvolta in un mantello regale
che tradisce forme ancora di fanciulla,
ai piedi della sacra montagna,
all’alba, ti conducono.
Sacerdoti in preghiera aprono la via;
silenziose vergini ti seguono.
Agile è il passo
allenato al duro cammino
nell’intricata foresta,
ma il respiro
affannoso
sotto il peso
del pettorale
per te lavorato
da orafi esperti,
tradisce la fatica.
Ecco sei giunta.
Ti fanno sedere
gambe e braccia incrociate,
in abbandono;
e mentre con timore reverenziale
le compagne ricompongono le vesti,
bevi dal calice
la mistura che stordisce.
Non una parola,
non un addio.
Sei sola, ora, quassù,
dove l’aria è più rarefatta,
dove il silenzio è sovrano.
Un lieve tremore
scuote il tuo corpo;
il capo lievemente inclinato,
i dolci occhi neri si chiudono
pian piano
sulla foresta sempre più lontana…
Presto si apriranno
su visioni
che soltanto a te
sarà concesso contemplare,
così ti hanno detto.
Ed è così che ancora oggi,
innumerevoli occhi
ammirano estasiati
la tua regale compostezza,
desiderosi di penetrare
il mistero
di tanta inconsapevole
rassegnazione.

10 aprile 2004

IL VIAGGIO

dedicata a Gino

Nel commosso
abbraccio di addio,
sento la misteriosa
forza
del legame che ci unisce.
Nei miei occhi leggi
il desiderio struggente
di seguirti;
nei tuoi, io leggo
che mi terrai
sempre con te.
In dono mi hai portato
il profumo
della fertile terra africana;
e l’abbondanza dei suoi colori
ho visto
attraverso i tuoi occhi.
Con orgoglio, i campi
io ti ho mostrato,
segnati dalla fatica
e dal sudore bagnati,
e il luogo da dove,
pieni di speranza,
i nostri progenitori
sono partiti.
Una zolla con amore
per te ho raccolto dalla terra
e te l’ho donata
perché tu non debba mai dimenticare.
Ecco, i nostri legami rinsaldati
si sono.
Arricchiti di nuova forza entrambi,
il nostro viaggio
con vigore rinnovato,
con rinnovato spirito d’amore
continueremo;
tu ed io
i nuovi, intrepidi, pionieri.

12 aprile 2004

ATTESA

Dolce è attenderti
all’imbrunire,
quando il cielo
all’orizzonte sembra
infuocarsi sempre di più
come il mio cuore
che, in trepidante attesa,
insistente si chiede
che cosa mai
saprai dirmi
per farti amare;
quali parole
trovare potrai
più suadenti
del magico canto
dell’usignolo
che così dolcemente
rapisce il mio cuore
e che sembra stasera
voler più che mai sfidare
ogni umana voce.
E quale profumo,
ancora mi chiedo,
potrai tu, uomo,
recarmi
più intenso di quello
dell’acacia in fiore
che giunge, a tratti,
dal bosco laggiù,
a me portato
dal leggero vento
di primavera.
Eccoti finalmente; mi scorgi
sulle scale seduta;
subito si apre al sorriso il tuo volto.
Incontro mi vieni
e nel tuo caldo abbraccio mi sciolgo;
accarezzano le mie mani
la tua nuca,
le tue labbra cercano la mia bocca.
Inesperti ancora noi siamo
nelle arti d’amore,
ma il mio cuore
sente che
questa magica sera
in serbo qualcosa di speciale
tiene per noi:
la notte che la seguirà
avrà ora altri dolci segreti
da bisbigliare all’orecchio
di nuovi trepidi amanti.

15 aprile 2004

NEL SILENZIO

Nessuna voce,
nessun rumore
giunge dalle piccole case
affondate nella neve.
Immobile il mare laggiù
come specchio
riflette il cielo e le sue stelle di ghiaccio
e la luna, che sembra essersi fermata
lassù,
sospesa, fredda
e distante.
Soltanto il cigolio della banderuola sul tetto,
mossa dal vento,
come un lamento giunge al tuo orecchio
mentre china al telaio
– i movimenti consueti, sempre uguali –
scandisci il ritmico scorrere del tempo.
La fiamma del focolare
sulla spoglia parete
il tuo profilo disegna
di donna nel fiore degli anni.
Tu qui sei rimasta,
così hai deciso,
paura non hai…
Ha ripreso a nevicare;
a poco a poco nuovi fiocchi
copriranno la piccola finestra…
Piano piano
la mano stanca si ferma,
il volto appoggi sulla tela.
Dolce come una ninna nanna
è il crepitio della fiamma;
caldo seno di una madre
che ancora ti coccola, il suo calore…
Si posa lo sguardo sul quadro
alla parete…,
si animano le sue figure,
mosse dai bagliori del fuoco…
Non sei sola.
Il silenzio ti ha insegnato ad ascoltarti
e in te accesa tiene la fiamma
dei ricordi.
Vinta dal sonno,
priva sembri di vita, ora,
ma, anche se con ritmo diverso,
il cuore ancora pulsa
come quello dell’orsa nella lunga ibernazione
tra i ghiacci.
E quando,
come l’orsa,
ti risveglierai
carica di rinnovata energia,
pronta sarai
ad affrontare
una stagione nuova.

25 aprile 2004

LA MONTAGNA

(ispirata al film di Fred Zinnermann “Five days one summer”, 1982)

Provato è il corpo
dagli anni
e dalla estenuante attesa.
Con passo deciso,
sul sentiero aperto per te dalle guide, avanzi
con la speranza che presto finalmente
troverai risposta ai tanti perché.
Ecco, ti fanno cenno di non andare oltre.
Il tuo sguardo si posa dove più sottile è il ghiaccio,
là dove un rivolo d’acqua cristallina
ha scavato un piccolo solco tra i sassi.
Il sole ormai alto si riflette intorno;
bruciano gli occhi,
mentre la piccozza scava nel ghiaccio.
Qualcosa scorgi
che sembra appartenerti.
Si fa silenzio intorno a te.
Tremano le tue ginocchia,
ma le compagne ti sono vicine
come in quella interminabile notte
di attesa
e ti sorreggono mentre le mani
porti alla bocca
nel gesto disperato per non gridare il suo nome,
per non soffrire invano.
È lui,
è tornato per mantenere la sua promessa.
Batte forte il tuo cuore
come allora,
come al primo appuntamento.
Niente è mutato.
Le tue mani ruvide
sfiorano quel volto
che il ghiaccio ha conservato
bello come un tempo,
e con gesti delicati,
timorosa,
togli la neve ghiacciata
dalle lunghe sopracciglia.
Poi, con gesto pudico,
cerchi di nascondere il tuo volto
rugoso
nel nero fazzoletto,
mentre ti chini a baciare
quella bocca che ora finalmente
ti appartiene.
Grata sei alla montagna
che ha avuto pietà del tuo dolore
e ha ascoltato le tue preghiere.
A te
che mai hai cessato di amarla
niente di più bello
avrebbe potuto regalare:
se stessa e questo infinito
cielo azzurro
come rari testimoni
del vostro rinnovato
amore.

25 aprile 2004

NOZZE

Cosparso di grasso
e polvere d’ocra
il tuo giovane
corpo riflette
la luce del sole
mentre preceduta
da fanciulle festanti
al tramonto ti avvii
alla tua nuova dimora.
Pesanti bracciali di metallo
coprono il seno e le caviglie,
grandi occhi neri
risaltano lucenti sulla pelle
rossastra.
Tra frenetici canti
e maliziosi sguardi
le compagne più grandi
hanno intrecciato i tuoi folti
capelli
e ammirato per l’ultima volta
le tue verginali nudità.
Il tuo corpo
ancora non conosci;
non comprendi
gli ammiccamenti degli uomini
eccitati da questa tua docile
sottomissione
come di giovane leonessa
pronta all’amplesso.
Superbo ti accoglie lo sposo
sulla porta della tenda;
non più compagno di giochi,
ora.
Con occhi nuovi ammiri il suo corpo
nudo,
appagato si posa il tuo sguardo
sul ventre che ti porterà
la vita.
Presto nuovi impavidi guerrieri
saranno pronti per la caccia.
Nuove mani forti
strapperanno la terra
al sole del deserto.

25 aprile 2004

CON TE

Sulla tua poltrona mi sono seduta,
o madre,
per sentire di nuovo il calore
del tuo abbraccio
e il profumo di te.
A ripetere i tuoi gesti mi scopro ogni sera
nella speranza di riportarti alla vita.
Odo dei passi… dei rumori e aspetto…
Ma non compari mai.
Allora, superba dea dell’Olimpo
vestita d’azzurro ti vedo,
bella come nel giorno dell’addio
quando mi chinai per baciarti
prima dell’ultimo viaggio.
Triste è il mio cuore
per le parole mai dette,
e solo, in questa grande stanza
vuota.
Ma il tempo restituisce
ciò che ha rubato
a chi, paziente, sa aspettare.
Non è l’impetuosità della giovinezza
la vita.
Adesso lo so, tutto mi appare com’è,
ora.
Riesco ad osservare
il ragno
sulla cornice del quadro,
e i contorni della lampada;
la ruga sul volto non mi fa paura.
Grande, come l’insaziabile desiderio
di conoscenza dell’adolescente,
è la voglia di raccontare
questa mia pienezza.
Mi arricchisce sempre di più
e mi appaga
la consapevolezza di ciò che con te
ho vissuto.
Foglia caduta dal ramo,
dolcemente cullata dal vento
mi abbandono
in un mare di ricordi.
Ecco, sei di nuovo con me.

21 maggio 2004

PAESAGGIO

Tra palme di banani
con i tuoi occhi neri
di fanciullo
mi osservi curioso,
tu che fanciullo
non sei mai stato.
A centinaia accorrono
i compagni
al tuo richiamo
tra capanne di fango e sterco
nella terra color d’ocra;
deformati i piedi, gonfio il ventre
sorretto da esili gambe tutte ossa.

Innumerevoli occhi grandi
mi guardano smarriti,
inquietanti,
spade che trafiggono il cuore.
Distolgo lo sguardo
per occultare
il mio imbarazzo,
la mia vergogna.
È già tardi,
non posso fermarmi.
Il tempo appena di scattare una foto
da mostrare agli amici
e poi nascondere,
per non dover dire:
“Anch’io ero là”.

18 giugno 2004

SOLITUDINE

A nessuno
appartengo
e nessuno
mi appartiene.
Come creta
mi hai plasmato
e hai piegato la mia docile mente.
Balena intrappolata nella rete
mi dibatto per liberarmi
dai lacci della consuetudine e
della quotidianità.
Finirla vorrei
con i ricordi e con i rimpianti
con i “se” e con i “ma”,
con gli orgasmi improvvisati,
con le domande senza risposta
con i forzati silenzi,
con le memorie di lontani dei.
Una vita che non è la mia,
io vivo sull’orlo dell’abisso
là, dove è più forte
il richiamo dell’ignoto
e più insistente l’invito
a deporre
il pesante fardello
della ingratitudine.
Fiore reciso e dimenticato
senza più colore né profumo
io sono
ormai.

Luglio 2004

A STEFANO

È bello
sentirti cantare
la sera,
figlio mio,
nella tua stanza
prima di addormentarti.
Entrare vorrei,
ma rimango sulla porta socchiusa
per non turbare questo magico momento
che nasce dalla spensieratezza
che ci accomuna.
Conserva sempre
questa serenità d’animo
e fiducia porta ovunque
con la tua grande capacità d’amare.
Diffida di coloro che
vogliono cambiarti
con il pretesto
di renderti migliore
e che fanno di ogni tuo difetto
il loro vanto:
genera insicurezza e
smarrimento l’intelligenza
ostentata
e crea il vuoto intorno.
Non ascoltare
chi ti indica una via già percorsa;
segui senza esitare il tuo sentiero,
ti condurrà ugualmente alla meta.
Non avere fretta, ascoltati!
Lascia che l’amore per la scoperta
e lo stupore
guidino
i tuoi passi.
Così non ti sentirai mai solo.

28 Luglio 2004

SOGNI

Una piccola casa
sulla scogliera
vorrei,
dal tetto di paglia
e imbiancata a calce,
con un comignolo fumante
e una finestrella
da cui osservare le isole lontane
e il passaggio delle balene;
e un uomo da attendere
in dolce trepidazione;
Per lui accesa terrei
sulla finestra
la lampada
a sera;
erica e fucsia
sul sentiero che porta al mare
coglierei
tra gabbiani festanti
e per lui sarei
in una sola notte
tutte le stagioni.

29 Luglio 2004

AL GRANDE FEDERICO II

Tutto è pronto per la caccia.
Impazienti ti attendono i cavalieri;
ecco, lo squillo di tromba annuncia il tuo arrivo
e già da parte si fanno per lasciarti passare.
Lo scalpitio del cavallo
risuona tra le alte mura del castello,
ancora avvolto dall’oscurità
mentre superbo avanzi,
il fedele falco
posato sul braccio, immobile.
Ti osservo dalla piccola finestra.
Indossi il mantello da me tessuto;
la fulva chioma ricciuta e gli occhi chiari
tradiscono le tue origini,
ma è il sole di questa mia terra,
dal destino scelta per i tuoi natali,
che vigore ha dato al tuo corpo
e colorito ha il tuo incarnato
quando sporco e lacero
correndo tra i vicoli
gli odori e i profumi ne respiravi.
Essere stata vorrei la tua preferita
quando ancora bella ero e prosperosa
come questa terra di Puglia.
Il mio corpo offerto ti avrei
e con te condiviso,
non più serva
i tuoi audaci sogni…
Stanno per aprirsi le porte.
Avverte il falco
l’aria pungente dell’alba;
giungono alle sue narici
gli odori del bosco
e muove la testa
irrequieto
pronto a spiccare il volo…
Il tuo brumoso paese
hai lasciato
e di questa terra di abbondanza e di luce
hai fatto il cuore di un Impero nuovo.
Arrivare qui hai visto dal mare
molte genti e tutte le hai accolte
alla tua corte
crogiuolo di razze e culture.
Argomentare ti ho sentito
stanotte
con i commensali
mentre di novello vino
il tuo calice riempivo.
Oh quale donna
non condividerebbe i tuoi ambiziosi sogni
di libertà, audacia, sapienza, saggezza
determinazione, giustizia
e qui non vorrebbe giacerti accanto
e sentire il suo corpo tremare
al tocco delicato delle tue forti mani
mentre all’orecchio
le sussurri
le tue canzoni d’amore…
Alla corsa ora spronare ti vedo
il cavallo
e allontanarti al galoppo
alla testa dei tuoi fedeli,
giù per la collina
e… scomparire nel bosco.
Troppo debole, ahimè,
è il mio corpo
per cavalcare al tuo fianco
ma con lo sguardo ti seguo
finché anche l’ultima
aquila imperiale
tra il fogliame scompare.
Interminabile sarà questo giorno,
mute e fredde le stanze
senza la tua presenza.
Un sontuoso banchetto
per te preparerò
e per te sceglierò il vino migliore.
Ritorna presto
e riporta la luce
tra queste buie mura.
Solo tu
tenere viva puoi
la sete di conoscenza
che come fiaccola inestinguibile
tu
hai acceso
nel mio cuore.

20 Luglio 2004

ABBANDONO

Lasciati guidare
se sei stanco,
seguimi .
Una terra io
conosco
dove l’erba
cresce ogni giorno rinnovata
e dove il sole non conosce tramonto;
antichi fiumi scompaiono nelle sue viscere
e nuove sorgenti
riaffiorano zampillanti
in un ciclo continuo.
Vieni,
alberi secolari rifugio sicuro ti offriranno
sotto l’ampia chioma,
perenni frutti maturi
ti sazieranno,innumerevoli.
Non indugiare,vieni!
Questa terra è il mio cuore!

9 Settembre 2OO4


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart