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	<title>Bartolomeo Di Monaco</title>
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	<description>Libri, leggende, informazioni sulla città di Lucca</description>
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		<title>E ora le elezioni subito, entro dicembre</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 08:46:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non perdiamo tempo. Diamo la parola agli elettori. I fatti sono ormai triti e ritriti. I giochi di palazzo anche. La sostanza è che si vogliono saltare gli elettori, ignorare la loro valutazione di ciò che è successo e di che cosa sta succedendo. E la loro decisione. L’arroganza che Fini ha mostrato a Mirabello, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non perdiamo tempo. Diamo la parola agli elettori. I fatti sono ormai triti e ritriti. I giochi di palazzo anche. La sostanza è che si vogliono saltare gli elettori, ignorare la loro valutazione di ciò che è successo e di che cosa sta succedendo. E la loro decisione.<span id="more-13796"></span></p>
<p>L’arroganza che Fini ha mostrato a Mirabello, le sue ipocrisie propinate ai creduloni con tanta sfacciataggine, mostrano una cosa sola. Che Fini ha le coperture per permetterselo. A cominciare da quella di Napolitano, che ancora, sull’affaire Montecarlo e su tanto altro, non sente, non vede e non parla. Come pure non sente, non vede e non parla sul fatto che un capopartito si senta ancora in diritto di ricoprire una carica istituzionale super partes.</p>
<p>Il Pdl quindi deve sapere che ha innanzi a sé una battaglia dura. Se accetta la terza gamba, come l’hanno definita i finiani, offerta dal presidente della Camera, sono spacciati. Accettano in pratica la politica del logoramento. Il suicidio.</p>
<p>È dunque è necessario esigere subito chiarezza.<br />
Fini ha già fatto intendere che voterà i titoli dei cinque punti annunciati da Berlusconi, ma che sul loro contenuto si riserverà il diritto di esprimere il proprio dissenso. Sappiamo che questo dissenso ci sarà e perciò quei cinque punti dovranno non limitarsi al solo titolo, bensì articolarsi specialmente su quei temi sui quali il dissenso di Fini è prevedibile.</p>
<p>A quel punto si apra la crisi e si faccia in fretta per votare entro la fine dell’anno. <a href="http://www.corriere.it/politica/10_settembre_06/berlusconi-galluzzo_a068070c-b97b-11df-90df-00144f02aabe.shtml">Qui</a>: “Maroni diceva che il ministero dell&#8217;Interno è pronto ad organizzare nuove elezioni in due giorni, se necessario.” Si faccia, cioè, subito ciò che doveva essere fatto un mese fa. Non c’è più tempo da perdere. Se n’è perso abbastanza per colpa delle deficienti colombe.</p>
<p>A mio avviso, addirittura, dopo il discorso di ieri a Mirabello, da tutti i commentatori interpretato come una rottura con il Pdl, Berlusconi non dovrebbe neppure attendere e salire subito al Colle con la lettera di dimissioni e la richiesta esplicita di elezioni anticipate. Una volta tanto sono d’accordo almeno con l’incipit <a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/09/06/news/berlusconi_elezioni-6790271/?ref=HREA-1">dell’articolo</a> di Francesco Bei su Repubblica:</p>
<p>“È il voto anticipato lo sbocco inevitabile dello scontro in corso nel Pdl. Ormai anche Berlusconi se ne è convinto e questa sera ad Arcore, nel vertice che è stato convocato con lo stato maggiore leghista, sarà siglato il patto di ferro che dovrebbe portare alle urne. Anche a dicembre, se necessario. Accelerando al massimo i tempi con l&#8217;aiuto del ministro Roberto Maroni. E  sventando qualsiasi tentativo di formare un governo tecnico. È in corso tuttavia in queste ore un estremo tentativo di Gianni Letta di recuperare la situazione, convincendo Berlusconi della necessità di aprire una trattativa &#8220;vera&#8221; con il presidente della Camera.”</p>
<p>Come vedete ancora Gianni Letta si intrufola a incancrenire una situazione che di per sé è fin troppo chiara. Sono persone come queste che feriscono la dignità di un Paese, facendolo passare per il solito coniglio pauroso di tutto.</p>
<p>Anche un altro non berlusconiano, Marcello Sorgi, <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=7792&amp;ID_sezione=&amp;sezione=">scrive</a>:</p>
<p>“Diciamo la verità, è arduo credere che, dopo il discorso di Fini, il «patto di legislatura» che il presidente della Camera ha proposto ieri a Berlusconi, parlando ormai da leader del nuovo partito «Futuro e libertà», possa davvero realizzarsi. Anche se nei prossimi giorni, quando il presidente del Consiglio si presenterà alla Camera a chiedere la fiducia, i finiani gliela daranno, la pietra tombale posta a Mirabello, su un&#8217;alleanza che durava da sedici anni, difficilmente potrà essere rimossa.”</p>
<p>Il confronto con gli elettori è improcrastinabile. L’alternativa è il non governo: in tutti i casi, sia che si vada avanti con la terza gamba finiana, sia che Napolitano dia il La ad un governo tecnico, di cui gli italiani hanno pessimi ricordi.</p>
<p>Il Paese non può ritrovarsi in una situazione immobilista, dove liti e chiacchiere saranno viste dagli speculatori internazionali come terreno fertile per le loro manovre.</p>
<p>Nessuno, nemmeno Napolitano, ha il diritto di mettere in crisi il Paese.<br />
Soltanto gli elettori dovranno esprimersi e dare il loro giudizio. Solo ad essi dovrà essere chiesta la rotta.</p>
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		<title>In Edicola Stilos di settembre</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 07:42:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bacheca]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel numero di settembre di Stilos Milano non è più la capitale italiana della cultura. Lo dicono a Stilos scrittori come Vincenzo Consolo e Corrado Stajano, intellettuali come Antonio Franchini, editor quali Elisabetta Sgarbi e Valentina Fortichiari. Allegato omaggio al numero di settembre La vera storia del papiro di Artemidoro di Luciano Canfora. La cover [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel numero di <strong>settembre</strong> di Stilos<br />
Milano non è più la capitale italiana della cultura. Lo dicono a Stilos scrittori come Vincenzo Consolo e Corrado Stajano, intellettuali come Antonio Franchini, editor quali Elisabetta Sgarbi e Valentina Fortichiari.<span id="more-13793"></span><br />
Allegato omaggio al numero di settembre <em>La vera storia del papiro di Artemidoro</em> di Luciano Canfora.</p>
<p>La <em>cover story </em>di questo numero<em> </em>è dedicata a un’inchiesta sugli e-book<strong> </strong>e al futuro dell’editoria con interviste a Bruce Sterling, Gino Roncaglia, Giuseppe Granieri ed Ettore Bianciardi, esperti e intellettuali non tutti convinti che per il libro, come oggi lo concepiamo, sia già stato intonato il de profundis.</p>
<p>Il numero di settembre contiene inoltre interviste a Carlo Lucarelli, Giancarlo De Cataldo, Gad Lerner, Marco Travaglio, Per Olov Enquist, Dmitry Glukhovsky e Luc Ferry.</p>
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		<title>LETTERATURA: Sandra Petrignani: “E in mezzo al fiume”, Editore Laterza</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 04:58:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Nardini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefania Nardini Poche parole, complici : «Sono sicura che ti interessa». Il biglietto accompagnava il libro “E in mezzo al fiume. A piedi nei due centri di Roma” (ed. Laterza) di Sandra, la mia amica Sandra Petrignani.  Me ne aveva parlato. Anzi mi aveva chiesto qualche aneddoto, qualche storia su Trastevere.  Glissai. Ed ora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Stefania Nardini</p>
<p>Poche parole, complici : «Sono sicura che ti interessa». Il biglietto accompagnava il libro “E in mezzo al fiume. A piedi nei due centri di Roma” (ed. Laterza) di Sandra, la mia amica Sandra Petrignani.<span id="more-13667"></span>  Me ne aveva parlato. Anzi mi aveva chiesto qualche aneddoto, qualche storia su Trastevere.  Glissai. Ed ora le confesso ciò in queste righe sperando non me ne voglia.</p>
<p>La verità è che Roma, dove sono nata, dove sono le mie radici, dove sono cresciuta e diventata giornalista, è un’ossessione.  Quando certe persone parlano di Roma attraverso cliché che sanno di precotto, con molto garbo evito il discorso. E’ un amore tradito, Roma, la mia città. Che io ho ricambiato diventando una specie di cittadina del mondo. E continua a provocarmi sentimenti contrastanti: amore e rabbia.  Non mi sono mai sentita tradita invece da Sandra Petrignani con la quale ho avuto il piacere di lavorare quando eravamo giovani esploratrici del giornalismo. Oggi, scrittrice apprezzata e di grande talento (Il suo ultimo romanzo è “Le dolorose considerazioni del cuore” che ebbi modo di recensire su questa pagina), non ha alcun bisogno di dimostrare il suo valore di persona e di professionista.  Ma questa volta il suo nuovo lavoro toccava le mie dolenti note. Al di là della certezza che il suo libro non sarebbe stato il “solito”. Anzi ricevendolo con il suo biglietto mi sono anche sentita in colpa. Avrei potuto fornirle qualche “dritta” visto che decenni or sono pubblicai un testo dal titolo “Roma Nascosta”.</p>
<p>Ma veniamo a “E in mezzo al fiume”.  Ho capito subito, dalle prime pagine, che questo libro è vero.  Una medicina per la mia “ossessione”.  Perché Petrignani per scriverlo è tornata cronista, ha guardato la gente negli occhi, è entrata nelle case, si è sporcata le mani con il bene e il male, come è giusto che sia. Infatti né esce un ritratto di Roma, di quella parte di Roma attraversata dal Tevere, in cui la storia si intreccia con la realtà, in cui finalmente &#8211; e sottolineo finalmente &#8211; la città è stata restituita alla sua memoria, al suo modo di essere generosa e sfacciata, greve e romantica. Un viaggio che Sandra Petrignani ha affrontato dal primo momento raccontando chi sono i romani di oggi, recuperando con dovizia di particolari quella città che rischia sempre di più l’invisibilità dopo le “calate” di occupanti in giacca e cravatta che nella capitale vivono da saccheggiatori, da predatori di bellezza oltre la quale c’è una storia, un linguaggio, mille complicità e un codice: la passione.</p>
<p>Infatti Sandra Petrignani finalmente fa parlare la gente in dialetto, quello vero, che ha diverse sfumature tra un rione e l’altro, ci racconta del Ciriola che gestiva lo stabilimento balneare a Lungotevere, della sora Wilma che ricorda Cacarella e le Piscione quando passava la botticella con i cavalli. Ci racconta di un“de qua e un de là” per dire che il Tevere ha sempre, nei secoli, diviso la città facendo di Trastevere uno dei rioni più rissosi e malfamati.  L’antica erboristeria dei frati, le Mantellate, gli stornelli che erano veri e propri racconti orali oggi dimenticati. Ma l’operazione della Petrignani, attenzione, non è nostalgica. Ha solo rimesso le cose a posto. Una città è di chi ci vive, e lei ha fatto parlare scrittori, registi, giornalisti, fruttaroli, panettieri, strappandola a quel ricatto che oggi è certa banalità mediatica. Roma, come raccontano i personaggi del libro, è sempre stata una capitale aperta a tutti e dal grande cuore. A tale proposito ricordo una storia emblematica.  Il terribile 16 ottobre del ‘43, quando iniziò il rastrellamento degli ebrei, anche il cielo annunciava ciò che si stava per consumare. Pioveva, e una certa sora Celeste, popolana considerata un po’ “toccata”, da Trastevere, affannata, attraversò Ponte Garibaldi per raggiungere il Ghetto.  Aveva saputo, da fonti sicure, quello che era il piano dei nazisti.  “Scappate, vi giuro che è la verità”.  Urlava. Ma le famiglie ebraiche non la presero in considerazione.  «Ve ne pentirete! Se fossi una signora mi credereste …». La sora Celeste con gli occhi spiritati, sciatta e fradicia voleva impedire con tutte le sue forze quella che è ancora oggi la grande ferita. Superò il Tevere mettendo a repentaglio la sua vita. Quando si dice “er core de Roma”&#8230;</p>
<p>(Dal “Corriere Nazionale”)</p>
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		<title>Fini e la retorica della prima Repubblica</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 22:08:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo strappo si è consumato. Non è vero che Fini ha passato il cerino a Berlusconi. Quando si afferma che il Pdl non c’è più e che al suo posto è restato il partito del predellino, oppure è restata Forza Italia allargata ai colonnelli, e si dichiara che Futuro e Libertà andrà avanti, tutto ciò [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo strappo si è consumato. Non è vero che Fini ha passato il cerino a Berlusconi. Quando si afferma che il Pdl non c’è più e che al suo posto è restato il partito del predellino, oppure è restata Forza Italia allargata ai colonnelli, e si dichiara che Futuro e Libertà andrà avanti, tutto ciò non può che significare la nascita di un nuovo partito, anche se Fini ha avuto paura a pronunciare chiaramente questa parola.<span id="more-13788"></span></p>
<p>Non l’ha pronunciata, poiché ad essa sono legati incarichi e poltrone che andrebbero a ramengo. Ma anche se la parola partito non è venuta fuori, di nuovo partito si tratta. Credo che qualunque osservatore politico disinteressato non possa concludere diversamente. Una delle frasi chiave è stata questa: “Non si rientra in ciò che non c’è più”.</p>
<p>E dunque? E dunque questa nuova formazione si collochi nell’arena politica, scelga il suo schieramento e faccia la sua politica. Fini ha confermato fedeltà all’area di centrodestra? Lo vedremo nei fatti. Intanto, chi del Fli ha incarichi di governo sia coerente e si dimetta.</p>
<p>Ciò che importa, infatti, è che una formazione che ha obiettivi differenti non pretenda di restare dentro un partito per ostacolarne la governabilità.</p>
<p>“Governare non è comandare” ha detto Fini. Gli rispondo che governare è decidere. E ciò che ha fatto Fini in questi ultimi tempi è stato di impedire la governabilità, ossia l’assunzione di decisioni e di responsabilità da parte dell’esecutivo.</p>
<p>Quello a cui abbiamo assistito ieri sera a Mirabello è stato il classico comizio che si teneva nella prima Repubblica.</p>
<p>Soprattutto nella seconda parte, Fini ha parlato da infiascatore di fumo, come si diceva una volta. Infiascatore di fumo vuol dire parlare di grandi progetti a cui è difficile dire di no, ma per i quali, scendendo nei particolari, si potrebbero riscontrare profonde differenze.</p>
<p>Nella prima parte, invece, ha costellato il suo discorso di buchi neri, ricordando la sua cacciata del 29 luglio, ma dimenticando che non è stata affatto decisa in due ore di discussione. Essa è stata la conseguenza, invece, di una lunga contrapposizione di Fini alle politiche del governo, sulla quale non sono mancati di volta in volta i richiami del partito.</p>
<p>Abbiamo pure ascoltato delle frivolezze: ad esempio quando Fini ha parlato dell’importanza del Parlamento, dimenticando, anche qui, che egli è uno dei maggiori assenteisti, avendo collezionato in più di due anni meno di cinquanta presenze.</p>
<p>Come era prevedibile non ha chiarito niente delle faccenduole che lo riguardano. Si è limitato a dare dell’infame ai giornali che se ne occupano, rifugiandosi nei tempi lunghi della magistratura. Molto comodo, non c’è che dire.</p>
<p>Elisabetta Tulliani è stata presente al comizio. Una specie di sfida tracotante.</p>
<p>Avrei voluto vedere il suo viso quando Fini ha dichiarato, senza arrossire, che in politica è importante stilare un codice etico che valga per tutti.<br />
Per tutti, o per tutti meno Fini? avrei voluto domandargli.</p>
<p>Ed anche quando ha pontificato che si deve rivalutare il concetto di servitore dello Stato, avrei voluto domandargli se intendesse portare ad esempio la sua persona. Oppure se si dovesse redigere il nuovo codice etico prendendo spunto dalle sue note faccenduole.</p>
<p>Un politicante vecchia maniera, dunque. Chi ha la mia età ne conosce la puzza.</p>
<p>Ma il discorso di ieri sera pone di nuovo con forza ciò che molti osservatori si chiedono da tempo (anche a prescindere dalle magagne in cui è coinvolto): Il ruolo di capopartito di Fini è compatibile con la sua carica istituzionale?</p>
<p>Ieri è stato evidente di no.</p>
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		<title>LETTERATURA: Equivoco sentimentale</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 04:56:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Camaiani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[ di Mario Camaiani      Franco e Angelo, due fratelli gemelli somigliantesi come due gocce d’acqua,   erano ormai due bei giovanotti. Anche nel carattere e nelle abitudini erano assai  simili; ma una differenza cominciava a delinearsi: nelle faccende amorose. Franco si mostrava più leggero, più superficiale, mentre Angelo tendeva ad essere più ponderato, più serio.      [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> di Mario Camaiani</p>
<p>     Franco e Angelo, due fratelli gemelli somigliantesi come due gocce d’acqua,   erano ormai due bei giovanotti. Anche nel carattere e nelle abitudini erano assai  simili; ma una differenza cominciava a delinearsi: nelle faccende amorose.<span id="more-13635"></span></p>
<p>Franco si mostrava più leggero, più superficiale, mentre Angelo tendeva ad essere più ponderato, più serio.</p>
<p>     Quel giorno Angelo, uscito dall’ufficio, si recò ai “Grandi Magazzini” per comprare un paio di cravatte alla moda.  Cominciò a girare da un banco all’altro, osservando la merce di tutte le varietà bellamente esposta, finchè giunse al banco dove c’erano cravatte.  Si soffermò a lungo prima di scegliere; poi, rivolgendosi alla commessa, disse: &#8211; Signorina, desidero questa cravatta a pallini rossi e quest’ altra…..- Ma rimase imbambolato. Una figurina incantevole stava innanzi a lui. Occhioni celesti che le illuminavano tutto il viso e un sorriso smagliante: mai vista una ragazza così graziosa!</p>
<p>     La commessa notò l’ammirazione e l’imbarazzo del giovane e un po’ per divertirsi, un po’ per curiosità, si mise ad osservarlo, attendendo quale altra cravatta desiderasse. Però…..però le piacque subito: alto, atletico, un bel viso……e poi doveva essere un bravo ragazzo, se arrossiva per così poco! Infine la ragazza ruppe il silenzio: &#8211; Ecco quella a pallini rossi e poi? – Quella marrone, soggiunse il giovane riprendendo fiato. Poi passò alla cassa e uscì. Ma che tumulto in cuore! Forse era l’amore? Il classico colpo di fulmine: non c’era da dubitare e Angelo, pur timido per natura, si scosse e decise: “L’aspetterò stasera quando esce dal lavoro e…poi si vedrà!”</p>
<p>     Allegre e chiassose, le commesse uscirono dai “Grandi Magazzini”. Ada, così si chiamava la ragazza che aveva colpito il cuore di Angelo, si staccò dal gruppo insieme all’amica Carla, con la quale doveva fare un po’ di strada insieme; ma subito si accorse di Angelo che si mise a seguire le due ragazze. Ada parlò a Carla del giovane e l’amica commentò:</p>
<p>-         Sì; è un discreto giovanotto e penso, da come t ’interessi a lui, che tu abbia preso una “cotta”! Del resto è normale: hai diciotto anni!</p>
<p>-         No, no! –Reagì Ada, niente cotte! Ma per chi mi prendi? Non so cosa siano! Certo che però mi piace: starò in attesa con molta cautela.</p>
<p>   Giunte in Piazza Italia le due amiche si separarono e allora Angelo si fece coraggio e abbordò Ada: &#8211; Buona sera, signorina, mi riconosce?</p>
<p>   La ragazza non disse niente, ma sorridendo lo invitava a continuare e il giovane riprese – Oggi mi ha venduto due belle cravatte……ma non sono qui per questo. Ecco, lei è così diversa dalle altre donne, cosi carina, che io…..insomma, vorrei conoscerla! Concluse con una certa forza non sapendo più che dire, rosso come un pomodoro. Anche Ada era un po’ confusa e il comportamento di Angelo le piacque.</p>
<p>-         Sì, mi ricordo di lei, gli disse; possiamo pure conoscerci….e si soffermò.</p>
<p>   Così’ Angelo le parlò di sé, narrandole con semplicità della sua vita e anche Ada corrispose nello stesso tono. Ormai la cosa era avviata e i due giovani si separarono davanti alla casa della ragazza, dandosi appuntamento per il giorno dopo.</p>
<p>    I due gemelli facevano la consueta chiacchierata prima di dormire. Angelo, stranamente loquace e contentissimo, si tradì subito e dopo un abile interrogatorio condotto da Franco, gli narrò che si era innamorato di una ragazza meravigliosa, senza però narrargli i particolari. –Ah!, fece Franco, così presto! E magari fra un anno ti sposerai! Comunque fai come credi. Per me per ora preferisco stare scapolo e, anzi, osserverò la tua esperienza: mi servirà!</p>
<p>    L’indomani, verso mezzogiorno, Franco passeggiava tranquillamente nei pressi dei “Grandi Magazzini”, in attesa dell’ ora del pranzo. Ma osservando distrattamente l’interno dei locali, notò che una bella ragazza bruna le sorrideva. Non stette a pensare su: rispose al sorriso e la salutò con piena corresponsione da parte della ragazza. Il giovane pensò: “Deve essere una gran civetta, quella commessa: comunque, se le vado tanto a genio, l’aspetto all’uscita e ci faccio amicizia”.</p>
<p>    Frattanto Ada, notato quello che credeva Angelo fuori ad aspettarla, era piena di contentezza: “Mi vuol proprio bene, pensava, se anziché stasera, come d’accordo, viene adesso, per vedermi!”.</p>
<p>   Giunse infine l’ora dell’uscita di Ada dal lavoro. Subito si avvicinò a Franco e questi la prese confidenzialmente a braccetto, dicendole: &#8211; Buon giorno bellezza, mi sento proprio un re accanto a lei! Ma la battuta non fece colpo. Ada rimase di stucco dal tono del giovane e da qualcosa di strano che era in esso: ma eppure era proprio lui!</p>
<p>-         Ma, fece la ragazza, che modi sono questi? E staccò il giovane da sé.</p>
<p>-         Come!, riprese Franco, dopo tanta simpatia che mi ha dimostrato, ora pretende di trattarmi così? Allora si è burlata di me!</p>
<p>   Ada trattenne a stento le lacrime e proruppe: &#8211; Basta! Se ne vada! E scappò via, allontanandosi da Franco.</p>
<p>   All’ inizio del lavoro pomeridiano Carla notò subito che Ada non era tranquilla, Poi si accorse che piangeva. –Che ti è successo? –le domandò. –Niente, niente, rispose Ada. Ma non poteva celare il suo grande dolore e si confidò  con l’amica raccontandole tutto.</p>
<p>-         …..E così quel mascalzone ha gettato subito la maschera. Pure mi sembrava tanto buono e gentile! Non ci capisco proprio nulla:  non mi sembrava più lui! Ed io che già pensavo ad una chiesa infiorata dove venivano benedette le nostre nozze! Che sciocca che sono stata…….e continuava a piangere.</p>
<p>-         Eh, gli uomini non si conoscono mai abbastanza, la consolò Carla, figuriamoci  il tuo corteggiatore che lo conoscevi da appena un giorno! Ma ti puoi considerare fortunata se hai capito subito di che tipo si trattava.</p>
<p>   Per tutto il pomeriggio Ada tirò avanti il suo lavoro come un automa. Giovane com’ era, al suo primo amore, la delusione così cocente l’aveva profondamente colpita.</p>
<p>   Così si giunse nuovamente all’uscita serale. Ed ecco l’incredibile! Carla dette una gomitata ad Ada: &#8211; Eccolo!, le disse. Proprio così: Angelo, sorridente, si avvicinava verso le due ragazze ignaro, ovviamente, di tutto. E se la vide passare davanti senza rispondere al suo saluto e proceder altezzosamente.</p>
<p>-         Che tipo, che sfacciato, fece Carla.</p>
<p>-         Ma che succede? Pensò Angelo, sogno o son desto? Ma come è possibile? E si mise a seguire le due donne. Poi, quando Ada restò sola, le si affiancò e fece per attaccare discorso; ma la ragazza lo prevenne:</p>
<p>-         Mi lasci in pace, gli disse. E allungò il passo. Al colmo dello sbalordimento, Angelo se ne tornò a casa.</p>
<p>La cena è pronta: ti aspettavamo. Sei in ritardo, gli disse sua madre. Poi osservando i suoi  due figli, la donna esclamò: &#8211; Com’è che siete così seri? Vi è accaduto qualcosa?</p>
<p>-         No, niente, mamma.</p>
<p>-         Saranno innamorati, intervenne sorridendo il babbo e a queste parole i due giovani ebbero un sussulto.</p>
<p>Quella sera, coricati nei propri letti, i due gemelli non avevano ancora fatto la consueta chiacchierata. Franco infine ruppe il silenzio: &#8211; Dunque, che hai? Non mi rispondere che ti va tutto bene, perché si vede benissimo che sei attanagliato da un dispiacere……Forse l’amore ti fa già soffrire?</p>
<p>-         Lo puoi ben dire, proruppe Angelo. Ma non mi accadrà più! Sono stato inspiegabilmente piantato, se così si può dire dopo un giorni di relazione; hai ragione tu: bisogna giudicare freddamente prima che l’amore ci faccia perdere la testa.</p>
<p>-         Proprio così! Esclamò Franco. Anche a me oggi è capitato di conoscere quanto siano civette le ragazze: figurati che una commessa mi ha invitato, a forza di sorrisi e ammiccamenti, affinché l’attendessi fuori dal negozio e poi se n’è andata in malo modo! E tutto, penso, per ridere alle mie spalle con le sue amiche, mentre ero fuori ad aspettarla! E’ meglio pensare ai nostri sport e lasciare stare le donne, chè ci portano guai!</p>
<p>Angelo, assorto nei suoi pensieri, non dette tanto ascolto alle parole del fratello e spense la luce. Ma, dopo qualche minuto, gli risuonò nella mente ciò che aveva detto Franco: riaccese la luce e si alzò a sedere sul letto, dicendo:</p>
<p>-         Che hai detto? Di che commessa parli?</p>
<p>-         Sei impazzito, gridò Franco, sobbalzando sul letto.</p>
<p>-         Dimmi, dove hai visto quella ragazza?</p>
<p>-         Ai “Grandi Magazzini”, ma perché?</p>
<p>-         Ah, poveri noi! Esclamò Angelo, ma allora tutto è spiegato!</p>
<p>Così i due gemelli chiarirono la faccenda ricredendosi del tutto sul comportamento di Ada e si preoccuparono di rimediare  l’equivoco nato per motivo della loro somiglianza.</p>
<p>-         Domani è domenica, fece Angelo e Ada non andrà al lavoro; allora andremo a piantonare la sua casa e attenderemo che esca.</p>
<p>-         Ben detto! Rispose il fratello. Faremo così.</p>
<p>   Seduti ad un tavolo del bar dirimpetto all’abitazione di Ada, i due gemelli la videro uscire con i genitori. Non era il momento di farsi vedere e seguirono i tre che andavano in chiesa, alla Santa Messa. I due gemelli assistettero alla celebrazione del Santo Sacrificio, poi uscirono, restando sul sagrato della chiesa. Poco dopo, Ada, bellissima, uscì anch’essa e il suo sguardo si posò sui due fratelli che la osservavano sorridenti.</p>
<p>   Quale fu il suo stupore! Per qualche secondo restò come pietrificata; poi intuendo la verità si avvicinò ai due e riconobbe, nel confronto diretto, il suo Angelo che le rivolse la parola:</p>
<p>-         Buon giorno, Ada…Ti presento mio fratello gemello Franco. C’è stato  un brutto malinteso; ma fortunatamente tutto si è risolto bene.</p>
<p>   Ada, commossa fino alle lacrime, sorrise felice e Franco si accomiatò dicendo:</p>
<p>-          Ho un appuntamento, vi lascio: vogliate scusarmi.</p>
<p>    E, sorridendo soggiunse:</p>
<p>-   E poi penso che un gemello qui sia di troppo&#8230;</p>
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		<title>LIBRI IN USCITA: Gianluca Chierici: &#8220;Hanno amore&#8221;, Perdisa Pop</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 04:22:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri in uscita]]></category>

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		<description><![CDATA[In libreria dal 15 settembre I temi del romanzo: Infanzia, Paura, Streghe, Orfanotrofi, Sette Dalla quarta di copertina   Camminando attraverso il prato percepivo le sensazioni della mia infanzia. Le preghiere di mia madre e la palla che rimbalzava monotona contro le pareti della casa. Mio padre che spaccava la legna nel capanno e i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In libreria dal 15 settembre   <strong>I temi del romanzo:</strong> Infanzia, Paura, Streghe, Orfanotrofi, Sette</p>
<p>Dalla quarta di copertina  <br />
<em>Camminando attraverso il prato percepivo le sensazioni della mia infanzia. Le preghiere di mia madre e la palla che rimbalzava monotona contro le pareti della casa. Mio padre che spaccava la legna nel capanno e i tuoni che facevano tremare il pavimento della mia stanza. Come due ladri arrivammo di fronte alla porta d&#8217;ingresso. Una nube, sopra la casa, aveva chiuso la luna fuori alla notte. </em><span id="more-13742"></span>    </p>
<p><strong>Gianluca Chierici</strong> <strong><a href="http://newsletter.airplane.it/nmanager/inc/rdr.asp?22641___1092143212___http://www.albertoperdisa.it/Catalogo/Perdisa-pop/Babele-Suite/Hanno-amore.aspx"><br />
HANNO AMORE</a></strong> <strong></strong> <br />
Collana Babele Suite // Perdisa Pop //<br />
euro 10,00 // pagine 128 //<br />
Isbn 978 88 8372 498 5 //    </p>
<p>Il destino di <strong>due bambini </strong>è segnato da un mistero spaventoso. Qualcosa li lega a un luogo abitato da <strong>presenze oscure</strong>: un bosco, dove la luce della luna danza con il fuoco e con le ombre. Il loro incontro da piccoli è l&#8217;inizio di un continuo sfiorarsi, nel corso degli anni, all&#8217;interno dei sogni. Per loro due, la realtà si mescola alla memoria fino a confondere. Per loro due, <strong>l&#8217;idea dell&#8217;amore come salvezza</strong> dovrà inevitabilmente scontrarsi con la <strong>morte</strong>.<br />
<em><strong>Hanno amore</strong></em> è un ispirato <strong>racconto stregonesco</strong>, in cui realtà e immaginazione non sembrano separati da un confine netto.<br />
Al centro della storia ci sono <strong>due personaggi</strong>, il loro <strong>misterioso e spaventoso passato</strong>, la <strong>ricerca</strong> delle proprie <strong>radici perdute </strong>e un ricordo tenebroso, che contamina il loro destino, legandoli per sempre.<br />
Dichiarata<strong> riscrittura in chiave nera del mito di Diana e Atteone</strong>, la novella si struttura come una discesa inevitabile, consecutiva, verso qualcosa che fin dall&#8217;inizio appare inspiegabile, un evento che attiene al passato o forse al <strong>mondo onirico</strong>, dove paradossalmente sembra risiedere la verità ultima.<br />
Il libro è sostenuto da una prosa scorrevole e calibrata, che misura alla perfezione <strong>incubo</strong> <strong>e delicatezza</strong>, <strong>tensione e sentimento</strong>. Il mistero sarà infine svelato con un atto di lucida immaginazione, in cui avrà un valore fondamentale la parola, prima che per qualsiasi genere di contenuto, per la sua esigenza di essere detta, fatta ascoltare, usata per capire, per cercare di farsi capire.<br />
<strong>Gianluca Chierici</strong> è nato nel 1977 a <strong>Milano.</strong> Ha pubblicato: <em>Il libro del mattino </em>(Acquaviva, 2005); <em>L&#8217;eterno ritorno </em>(Sentieri Meridiani, 2007, Premio Castelpagano); <em>La madre delle bambole</em> (Tracce, 2008, Premio Fondazione Caripe); <em>Il nome del confine </em>(Joker, 2009); <em>La stirpe del mare</em> (L&#8217;arcolaio, 2010). Ha scritto e diretto per lo schermo: <em>L&#8217;ultimo compleanno di Venere; Hystera; La crudeltà dell&#8217;angelo; Dannati; La chiave dei grandi misteri</em>. È tra i fondatori della ManyHands Entertainment.</p>
<p>Ufficio stampa<br />
Anna Maria Riva<br />
mob +39 329 0974433<br />
e-mail <a href="http://newsletter.airplane.it/nmanager/inc/rdr.asp?22641___1092143212___mailto:annamaria.riva@gruppoperdisaeditore.it">mailto:annamaria.riva@gruppoperdisaeditore.it</a><br />
<a href="http://newsletter.airplane.it/nmanager/inc/rdr.asp?22641___1092143212___http://www.gruppoperdisaeditore.it/">http://www.gruppoperdisaeditore.it/</a></p>
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		<title>Il grido di Donna Assunta Almirante</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 17:01:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>

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		<description><![CDATA[In un’intervista rilasciata sul Riformista a Tommaso Labate (qui), la vedova di Giorgio Almirante non usa mezze misure. Il suo è un grido, un’invocazione di giustizia: «Io, in questo momento, da Fini voglio soltanto due cose. La prima è che si assuma le responsabilità della faccenda di Montecarlo, salvando l’onore di due galantuomini come Pontone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un’intervista rilasciata sul Riformista a Tommaso Labate (<a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-18321.htm">qui</a>), la vedova di Giorgio Almirante non usa mezze misure. Il suo è un grido, un’invocazione di giustizia:<span id="more-13782"></span></p>
<p>«Io, in questo momento, da Fini voglio soltanto due cose. La prima è che si assuma le responsabilità della faccenda di Montecarlo, salvando l’onore di due galantuomini come Pontone e La Morte, che hanno soltanto obbedito ai suoi ordini. E poi voglio che sia fatta chiarezza su tutti i beni che appartenevano al Movimento sociale. Voglio sapere che fine hanno fatto i cento miliardi di lire che c’erano in cassa nel 1988, quando morì Almirante. Perché può darsi pure che Gianfranco sia stato messo in difficoltà dai nuovi parenti. Ma ha un’età, ormai è grandicello, deve sapersi assumere le proprie responsabilità».</p>
<p>Sottolineo: “salvando l’onore di due galantuomini come Pontone e La Morte, che hanno soltanto obbedito ai suoi ordini.”</p>
<p>Questo è Fini. Secondo Donna Assunta egli, per non addossarsi le proprie responsabilità, sacrifica l’onore di due fedelissimi. Dalle mie parti un tale atteggiamento si chiama vigliaccheria.</p>
<p>Credo che la vedova di Almirante sappia bene quel che dice e se è arrivata a lanciare un’accusa tanto grave, significa che proprio così stanno le cose. Pontone e La Morte hanno eseguito gli ordini del loro capo, ed oggi tacciono in ossequio ad una fedeltà degna di miglior causa.</p>
<p>Tocca a Fini sentire il dovere morale (ripeto: morale) di togliere ogni sospetto di dosso a due galantuomini. Ma Fini preferisce sacrificarli per poter mantenere un’immagine di integrità che ormai appare sconquassata.</p>
<p>Non so se a Mirabello tra gli ascoltatori ci sarà qualcuno che rifletta su di un tale egoismo che non guarda in faccia a nessuno per il proprio tornaconto, e prenda il coraggio a quattro mani per fischiarlo e spernacchiarlo. Spero proprio di sì.<br />
Siamo di fronte alla terza carica istituzionale super partes. Un uomo che dovrebbe dare l’esempio.</p>
<p>Ma Fini non è più quello di prima. Ciò che germinava in lui sin dalla giovinezza ha preso infine il sopravvento, e il peggio che stava nascosto si è manifestato. Ahimè in danno del Paese.</p>
<p>Ne fa un ritratto esemplare uno di coloro che lo hanno conosciuto bene, Marcello Veneziani, <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/un_cavallo_troia_centrodestra/04-09-2010/articolo-id=471009-page=0-comments=1">qui</a>. Questo un breve estratto:</p>
<p>“Ed appare dopo le storie emerse sul filo di Montecarlo come un politicante come gli altri, che sistema parenti e usa la Rai per appalti famigliari, che usa o lascia usare in modo indecente il patrimonio di un partito accumulato attraverso donazioni di idealisti e sacrifici, anche umani, dei suoi militanti. In più appare come il coperchio istituzionale di una famiglia fino a ieri nullatenente e ora ricca e possidente, accaparrandosi prima la fortuna di Gaucci nei modi ben noti; poi usando il potere di Fini per acquisire contratti milionari, auto lussuose, privilegi vari. Chi dice che questo è becero linciaggio, dimentica che per molto meno fu linciato e si dimise Scajola. Molti di quelli che oggi si sentono feriti dalle inchieste su casa Fini, ieri ululavano di piacere per le inchieste su casa Berlusconi.”</p>
<p>Mi auguro che il grido di Donna Assunta sia ascoltato: in primo luogo da Fini che a Mirabello dovrebbe caricare su di sé tutte le colpe che direttamente e indirettamente lo hanno coinvolto, e poi dai due tesorieri Pontone e La Morte, perché riflettano, soprattutto Pontone, così legato a Donna Assunta, che non si può gettare via il proprio onore per difendere uno che non lo merita.</p>
<h5>Articoli correlati</p>
<p>&#8220;La mossa di Silvio per scaricare Fini. &#8220;Ora la rottura è solo colpa sua&#8221; di Francesco Bei. <a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/09/05/news/bei_berlusconi-6769403/">Qui</a>.</h5>
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		<title>CINEMA: I film visti da Franco Pecori</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 12:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Pecori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica - per Filmcritica, Bianco &#38; Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera. È autore, tra l'altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;">[<a href="http://www.critamorcinema.it/">Franco Pecori </a>dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica - per Filmcritica, Bianco &amp; Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera.<span id="more-13760"></span> È autore, tra l'altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccichè, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori può vantare la stima di Franco Fortini]</span></p>
<h2>Shrek E vissero felici e contenti 3D</h2>
<p>Shrek Forever After<br />
Mike Mitchell, 2010<br />
Fotografia Yong Duk  Jhun<br />
Animazione</p>
<p>Quarto e ultimo appuntamento con l’orco verde, buono e simpatico, diverso ma uguale. Se la fiaba finisce bene, non è certo una sopresa. La forma 3D rafforza l’impressione di realtà diminuendo la fantasia, pur restando di livello altissimo la tecnica produttiva della Dreamworks. Passabilmente divertente, l’ultimo Shrek perde però di smalto, tutto teso come sembra nel tener dietro alla “morale della favola” &#8211; tanto strutturata da tradursi quasi in tesi politica. Tutto il film è percorso da una rincorsa alla restaurazione. All’inizio Shrek, orco “normalizzato” dalla vita famigliare &#8211; moglie e tre figli &#8211; è sul punto di morire di noia. Oh gli orchi di una volta! La giostra con i piccoli e con Fiona nel giorno del primo compleanno degli orchini fa traboccare il vaso. Un urlo feroce e volgare sgorga spontaneo dalla gola di Shrek, il quale sembra per un attimo ritrovare la primitiva energia. Ma il grido resterà a mezz’aria, diversità e normalità saranno inconciliabili. E la normalità riconquisterà il primato assoluto. La “vittoria” avrà il sapore dolciastro dell’amore ritrovato, Shrek e Fiona vivranno “felici e contenti” (per una volta il titolo italiano rende bene l’idea), sconfitta l’ingannevole lusinga del nano Tremotino. Ironia della sorte (o della tesi), non ultimo per importanza risulterà l’aiuto del Ciuchino nel trovare la via d’uscita da una situazione che l’intelligenza dell’orco (tutto cuore ma poco cervello) non avrebbe saputo risolvere. Il nano, quasi fosse un Faust, aveva tentato di “vendere” all’orco la felicità di un giorno? Facile: un “bacio di vero amore” prima dell’aurora e tutto ritornerà come prima, cioè come dopo il matrimonio normalizzatore. Addio Shrek, questo non è un paese per orchi. I piccoli spettatori, chiamti a gremire le sale, avranno forse avuto un qualche sentore di “rivoluzione”, ma tutto passa presto quando si è molto giovani.</p>
<h2>Nightmare</h2>
<p>A Nightmare on Elm Street<br />
Samuel Bayer, 2010<br />
Fotografia Jeff Cutte<br />
Jackie Earle Haley, Rooney Mara, Kyle Gallner, Katie Cassidy, Thomas Dekker, Kellan Lutz, Clancy Brown, Connie Britton, Charles Tiedje, Lia D. Mortensen.</p>
<p>Sfinimento da incubo. Nightmare “mortale” a Elm Street. Bayer, dopo aver diretto la fotografia del contributo Usa (di Sean Penn) nel film composito <em>11 Settembre 2001</em>, passa alla regia infilandosi nel tunnel senza luce di un remake stiracchiato più sull’iconologia del trascorso che su una nuova produzione di senso legata al mito di Freddy Krueger. L’incubo originale, di Wes Craven (1984), aveva il volto e l’arte  consapevole di Robert Englund. Il Fred di Jackie Earle Haley fa poco più che il verso a un certo genere di manichini che lasciano tutto sulle spalle dello spettatore il peso dell’horror. Il mostro che vive nei sogni e “uccide” quanti subiscono le sue “intromissioni” si aggira ancora per la provincia americana, dove ebbe a togliersi delle soddisfazioni nel 1984. Ma ora agisce con qualche pretesa in più, di carattere psicoanalitico e filosofico. E lascia al regista il duro compito di dare alle sequenze e al montaggio il potere di una rappresentazione “impossibile”. Il malessere dei liceali Kris, Dean, Jesse, Nancy e Quentin lascia intendere qualcosa di grave e di difficilmente spiegabile, qualcosa di profondo che si sarebbe annidato nella loro mente sin da quando erano fanciulli all’asilo. Un rospo da buttar fuori prima che Fred finisca il suo giro vendicativo. Qual’è la “colpa” che i giovani scoprono di dover scontare? Perché incide così radicalmente nella loro psiche da renderli vittime sacrificali della propria stessa esistenza? Non possono permettersi di addormentarsi giacché nel sonno arriva Fred/Nightmare e li uccide. E da svegli non resta loro che andare a scovare il ricordo infantile di scene che hanno voluto dimenticare. Il meccanismo è elementare, la sua rappresentazione, più che inorridire, fa apparire sproporzionato l’impegno profuso nell’assemblaggio di un immaginario che stenta a tenersi insieme. È il famoso &#8211; diremmo primordiale &#8211; problema della verosimiglianza del film/cinema, non verso il referente esterno bensì nella propria interna consistenza. Non a caso nel film di Bayer i tratti esteticamente più interessanti sono prodotti dalla suspence “immaginata” e non mostrata, appartengono ai momenti in cui le immagini non-dicono, non svelano il mistero che i ragazzi portano dentro di sé. E vale di più la loro angoscia per un destino maligno di cui avvertono la presenza che non lo scroscio pseudo-improvviso dell’irruzione del massacratore dal guanto omicida &#8211; invenzione che fece epoca ma che ora non regge all’attacco implicito della parodia. Quando poi veniamo a sapere che Fred fu “soltanto” un pedofilo “giustiziato” dai paesani per le rivelazioni dei bambini, sentiamo nascere l’esigenza di un approfondimento anche artistico. Insomma ci vorrebbe un altro film. L’horror o è per ridere o è una cosa seria.</p>
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		<title>LETTERATURA: “Immaginare è la nostra libertà”</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 04:51:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[di  Fabio Strafforello “Immaginare è la nostra libertà” è un libro di circa 125 pagine diviso come segue: Sezioni Forme poetiche espressive e frammento di lettera. Frasi introspettive e di concetto. Articoli e commenti trasportati dalla via informatica al cartaceo. Forme poetiche espressive e frammento di lettera. La poesia, nelle varie forme in cui si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di  Fabio Strafforello<br />
<em>“Immaginare è la nostra libertà” è un libro di circa 125 pagine diviso come segue:</em><br />
<em></em></p>
<p><em>Sezioni</em></p>
<p>Forme poetiche espressive e frammento di lettera.<br />
Frasi introspettive e di concetto.<br />
Articoli e commenti trasportati dalla via informatica al cartaceo.<span id="more-13598"></span></p>
<p><strong><em>Forme poetiche espressive e frammento di lettera.</em></strong></p>
<p>La poesia, nelle varie forme in cui si manifesta, consente la creazione di immagini ed emozioni, tramite le quali l’essere umano può far rivivere i propri sentimenti, come presenze di cui avverte il palpito, fortunatamente senza poterne dare una spiegazione razionale. <strong><em>Senza poesia il mondo sarebbe null’altro che un oggetto senza motivo, o il solo motivo di essere un oggetto</em></strong>. Anche quelle persone che vivono la loro vita, o meglio il passaggio in questa dimensione, senza avvertire lo scorrere del tempo, o la percezione del mondo interiore stesso come genesi della nostra presenza, coloro hanno bisogno più di altri di emozionarsi, di percepire il mistero che li circonda, così da potersi rifugiare lontano dallo squallore del loro vivere quotidiano…</p>
<p><strong><em>La poesia è in ogni luogo, l’ho sentita nell’apostrofe del silenzio, mostrarmi come potrei vivere con quel che ho… non c’è un pensiero che la sappia raccogliere.</em></strong></p>
<p><strong>Introduzione</strong></p>
<p>Tutti i disegni di copertina dei miei primi quattro testi, con le nuove edizioni dei primi due, sono stati realizzati in modo magistrale e originale da Pierangela Fierro, la moglie del caro amico e compaesano Trincheri Natale da Bellissimi.</p>
<p>Bellissimi è un ridente borgo di circa cinquanta persone, una volta forse toccava anche le centocinquanta, disteso sulle alture di Dolcedo e rivolto verso il mare, immerso fra le colline ulivate e una serenità di fondo, quasi a confermarne il nome. Con Natalino, negli anni settanta, ho condiviso tanti momenti speciali, e irripetibili, legati ad avvenimenti del nostro percorso in questa vita: andavamo assieme ai “Laghetti” a pescare; sul Monte Faudo a quota 1150 metri a dormire nelle tende o nei “Casoni”, vecchi ruderi adibiti a fienili o ad abitazioni temporanee per il taglio del fieno o in cerca di funghi… Lui è stato per noi, che eravamo più giovani, come una specie di Cicerone. Erano i tempi spensierati nei quali la presenza dell’uomo, tramite le sue opere, salvaguardava l’ambiente stesso, nella ricerca di un equilibrio finalizzato a consentire alle generazioni a venire, di poter ricavare dalla terra almeno il necessario per la sopravvivenza.</p>
<p><strong>Ora tutto è cambiato, il senso stesso dell’uomo è cambiato e la natura stessa deve fare i conti agli umani stessi! </strong>La poesia che andrete a leggere nel passo successivo, è servita di riferimento per costruire l’immagine di copertina, essa nasce da un fatto realmente accaduto e “ripreso ad immagini” sia dalla matita di una brava interprete, che da me, così che, tramite accostamenti all’animo umano e ai desideri più reconditi che vivono in noi, ho cercato il mistero nella nostra esistenza, accostandolo all’istinto che gli animali possiedono come unica forma di conoscenza del mistero stesso. Nella ricerca delle pace l’uomo si orienta fra la certezza e il mistero… <strong>Ho capito chi sono fin dove ho accettato chi sono, nascosto nel segreto del mio poco tempo.</strong></p>
<p><em>                               Terre</em><br />
<em> </em><br />
<em>                               Ho visto</em><br />
<em>                               migrar d’uccelli,</em><br />
<em>                               nuotar fra venti</em><br />
<em>                               le nuvole in cielo.</em></p>
<p><em>                              Cercare fra orizzonti</em><br />
<em>                              il luogo dove andare,</em><br />
<em>                              spinti all’aria o</em><br />
<em>                              richiamati al sole.</em></p>
<p><em>                              D’un mutar formazione,</em><br />
<em>                              veder passare avanti</em><br />
<em>                              quel che ultimo sembrava…</em><br />
<em>                              come un ordine senza fiatare.</em></p>
<p><em>                              Quel che mi sento mancare</em><br />
<em>                              è il distacco </em><br />
<em>                              dalla terra al cielo,</em><br />
<em>                              ove il mondo poter guardare.</em></p>
<p><em>                             Volare alto </em><br />
<em>                             lontano dall’inganno,</em><br />
<em>                             a cercare il luogo</em><br />
<em>                             del riposare </em><br />
<em>                             attendere il mio affanno.</em></p>
<p><em>                            Vorrei dire a voi giovani,<br />
</em><em>                             nella semplicità</em><br />
<em>                             di cercar mistero,</em><br />
<em>                             dove tutto avverti </em><br />
<em>                             ma solo dall’amore</em><br />
<em>                             attingi al vero.</em></p>
<p><strong><em>C’è un orientamento nell’uomo come a volerlo indirizzare nei luoghi della speranza. </em></strong><em>Gli animali lo conservano ancora, fino a che l’essere umano non taroccherà le carte a sfavore anche per loro. </em>Mi trovavo, in un pomeriggio di fine inverno, in una campagna di uliveto ad eseguire dei lavori, quando incontro una amica, anch’essa intenta a svolgere la sua attività nel suo terreno. Sarà un caso, ma<strong> </strong>ogni volta che ci incontriamo Lei mi porta in dono qualche bel pensiero, reale e vero su cui poter immaginare. Mi dice: <strong><em>Hai sentito… le anatre volare in alto,  migrare da un luogo all’altro?… E’ uno spettacolo da vedere!</em></strong><em> </em>Le rispondo che noi moderni, per non sentir silenzio, talvolta ci nascondiamo nelle parole degli altri, in effetti stavo ascoltando musica con l’auricolare del telefonico riposto nel lobo dell’orecchio sinistro. Ad un certo momento, attratti da versi provenir dal cielo, guardammo in su e vedemmo una lunga distesa d’uccelli in volo. Lei mi disse: <strong><em>Vedi l’anatra che ora è ultima in formazione, poi passerà davanti a guidare la colonna, </em></strong>è<em> </em>in quel momento che ho visto due immagini passare nel mio pensiero. La prima è il riscatto al quale esseri della stessa specie sono soggetti, senza truccare le carte a loro favore, l’altra è la speranza di vedere passare per primo chi per ultimo in questa vita stava, con occhio triste ad osservare girare il mondo e quindi come una sorta di rivincita nella progressione della ricerca dell’equilibrio universale. Ora muovono in cielo, intenti a scrutare il vento, ove farsi trasportare, così da risparmiare energie utili a poter volare e dove terra e mare sono indicazioni in cui poter contare. <em>Credo che l’uomo, alla ricerca di una perfezione solo nel parlare, distruggerà tutte queste immagini che lo richiamano alla presenza di se stesso, tramite l’istinto, in un migrare fra realtà, sogni e speranze, alla ricerca della terra promessa.</em></p>
<p><strong><em>Nelle speranze d’altri… all’occasione, ritrovo il mio pensiero.</em></strong></p>
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		<title>Spero che a Mirabello Fini non parli di questione morale e di legalità</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 22:11:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>

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		<description><![CDATA[Avrebbe una bella faccia tosta! Si meriterebbe delle pernacchie e spero proprio che qualcuno ci vada per fargliele, di quelle alla romana, grasse e rumorose. Non ci sarebbe da meravigliarsi se Fini, ormai disperso tra le nebbie della tullianide, spinto da chi sa quale forza perversa, si rappresenti come un santone che arringa la folla. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avrebbe una bella faccia tosta! Si meriterebbe delle pernacchie e spero proprio che qualcuno ci vada per fargliele, di quelle alla romana, grasse e rumorose.<span id="more-13769"></span></p>
<p>Non ci sarebbe da meravigliarsi se Fini, ormai disperso tra le nebbie della tullianide, spinto da chi sa quale forza perversa, si rappresenti come un santone che arringa la folla.</p>
<p>Ha detto di essere del segno del capricorno, e che perciò non molla. Lo sono anch&#8217;io, ma a me nessuno mi ha mai soprannominato &#8220;er caghetta&#8221;. Che cosa non molla? Non intende certo la sua battaglia politica, che quella è libero di farla per quanto e per tutto il tempo che vuole. Qualche sprovveduto che non si rende conto da che pulpito viene la predica, può sempre trovarlo. Anzi, l’adesione a Fini misurerà quanti ce ne sono ancora che approvano quelle che si intravvedono come le malefatte della terza carica dello Stato, malefatte compiute, si badi bene, nel corso del suo mandato istituzionale.</p>
<p>Ma Fini, quando dice che non intende mollare, si riferisce alla sua poltrona di presidente della Camera, quella che gli offre denaro a volontà e libertà di movimento, libertà che, stando a quanto si legge sulla stampa, gli ha consentito di trasformare i suoi uffici in agenzie di affari pro domo sua.</p>
<p>Coloro che andranno a Mirabello per battergli le mani, si ricordino, quando lo udranno invocare la moralità e la legalità, delle accuse che incombono sulla sua testa, suffragate da documenti e testimonianze, come sostiene la stampa.</p>
<p>Magari prima di battergli le mani, gli chiedano, avanti addirittura che inizi il suo comizio, di chiarire tutti i punti della losca vicenda che lo coinvolge:</p>
<p>1 – chi si nasconde dietro la società off-shore. Buontempo sostiene che vi si nasconde Fini stesso: “L&#8217;appartamento di Montecarlo? È nella sua disponibilità, ne sono convinto” (<a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/09/rassegna-stampa-del-2-settembre-2010_pagina_06.jpg">qui</a>).</p>
<p>2 – A quanto è stato realmente venduto l’appartamento e dove sono finiti i soldi avuti in più.</p>
<p>3 – Quanto paga di affitto Giancarlo Tulliani.</p>
<p>4 – Se è vero che ha raccomandato in Rai i vari Tulliani ed ha usato l’influenza della sua carica istituzionale per ottenere quei contratti.</p>
<p>5 – Se è vero che ha fatto sbloccare 1,5 milioni di euro a favore dell’imprenditore Piscicelli, coinvolto nella P3.</p>
<p>Basterebbero le risposte a queste cinque domande a far gelare le mani e a far calare il rigido inverno sulla carriera politica di Fini.</p>
<p>Ma nessuno gliele porrà. Nessuno avrà il coraggio. Perché tra i suoi ascoltatori molti non saranno nemmeno del Fli, saranno stati inviati da coloro che hanno tutto l’interesse a utilizzare Fini per cacciare Berlusconi.</p>
<p>Dovrebbe andarci, però, Napolitano, e fargliele lui le cinque domande, fargliele davanti al pubblico, onorare finalmente la sua funzione di garante delle Istituzioni, visto che finora sul caso Fini non ha sentito, non ha veduto e non ha parlato.</p>
<h5>Articoli correlati</p>
<p>&#8220;UN CAVALLO DI TROIA NEL CENTRODESTRA&#8221; di Marcello Veneziani. <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/un_cavallo_di_troia_nel_centrodestra/04-09-2010/articolo-id=471009-page=0-comments=1">Qui</a>. Da cui estraggo:</p>
<p>&#8220;Era il successore naturale di Berlusconi ed ora è percepito dal suo stesso elettorato come il suo nemico interno, il cavallo di Troia. Era gradito ai moderati, ai cattolici, ai conservatori, ai postfascisti ed ora è la bestia nera di tutti questi. Ed appare dopo le storie emerse sul filo di Montecarlo come un politicante come gli altri, che sistema parenti e usa la Rai per appalti famigliari, che usa o lascia usare in modo indecente il patrimonio di un partito accumulato attraverso donazioni di idealisti e sacrifici, anche umani, dei suoi militanti. In più appare come il coperchio istituzionale di una famiglia fino a ieri nullatenente e ora ricca e possidente, accaparrandosi prima la fortuna di Gaucci nei modi ben noti; poi usando il potere di Fini per acquisire contratti milionari, auto lussuose, privilegi vari. Chi dice che questo è becero linciaggio, dimentica che per molto meno fu linciato e si dimise Scajola. Molti di quelli che oggi si sentono feriti dalle inchieste su casa Fini, ieri ululavano di piacere per le inchieste su casa Berlusconi. Ci sono intimità inviolabili e altre esposte al pubblico ludibrio. La privacy lampeggia a intermittenza&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Non so cosa verrà fuori dagli accertamenti sul patrimonio immobiliare del vecchio Msi, dalle società fondate ai Caraibi e dal rientro in patria del giovane Tulliani. Ma so che si può tracciare un bilancio politico. Fini non è un mostro e non è un losco affarista; però si è confermato un modesto politicante, dall&#8217;ottima loquela comiziale e televisiva, che si fa pilotare ed è disposto a vendersi chiunque e ogni idea, se serve alla sua carriera. Un politicante non diverso da quelli della prima Repubblica, che abusavano del loro potere; per anni ha campato sull’idealismo nostalgico di un partito emarginato, poi ha goduto i vantaggi e le comodità di un&#8217;alleanza che lo ha portato al governo e nelle istituzioni; e infine, quando doveva dimostrare la sua effettiva statura, si è mostrato un inaffidabile opportunista di corte vedute e mosso solo da fini personali, che non sa cogliere nemmeno le grandi opportunità al momento giusto. Qualunque cosa accadrà adesso, perfino la ricomposizione o addirittura la reintegrazione del figliol prodigo nella Casa, abbiamo misurato definitivamente Fini: è un pezzo di meringa, e si scioglie in bocca.&#8221;</p>
<p>&#8220;Mirabello: in attesa dell’onda finiana, il leader di Fli confida i suoi disagi per il caso Tulliani&#8221;. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/03/mirabello-in-attesa-dellonda-finiana-il-leader-di-fli-confida-i-suoi-disagi-per-il-caso-tulliani/56319/">Qui</a>.</p>
<p>Napolitano &#8220;ha sbagliato per una vita. Ora ci fa la predica&#8221; di Antonio Socci. <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/09/rassegna-stampa-del-4-settembre-2010_pagina_7.jpg">Qui</a> e <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/09/rassegna-stampa-del-4-settembre-2010_pagina_8.jpg">qui</a>.</p>
<p>&#8220;Prove tecniche di armistizio&#8221;. <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-18322.htm">Qui</a>.</p>
<p>Donna Assunta Almirante: &#8220;&#8221;da Fini voglio soltanto due cose&#8221; intervista a cura di Tommaso Labate. <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-18321.htm">Qui</a>. Da cui estraggo:</p>
<p>Giornalista: &#8220;Mirabello. Dove nel 1987 Almirante designò l&#8217;erede&#8221;<br />
Donna Assunta: «E quanta gente c&#8217;era quel giorno. Una folla oceanica. No, Fini non si doveva permettere di tornare là. C&#8217;è un momento per parlare e uno per stare zitti. Gianfranco doveva parlare un mese fa, assumendosi la piena responsabolità della faccenda dell&#8217;appartamento di Montecarlo. Oggi, invece, deve solo stare zitto. Invece è stato zitto un mese fa e domenica (domani) farà sentire la sua voce».</p>
<p>«Io, in questo momento, da Fini voglio soltanto due cose. La prima è che si assuma le responsabilità della faccenda di Montecarlo, salvando l&#8217;onore di due galantuomini come Pontone e La Morte, che hanno soltanto obbedito ai suoi ordini. E poi voglio che sia fatta chiarezza su tutti i beni che appartenevano al Movimento sociale. Voglio sapere che fine hanno fatto i cento miliardi di lire che c&#8217;erano in cassa nel 1988, quando morì Almirante. Perché può darsi pure che Gianfranco sia stato messo in difficoltà dai nuovi parenti. Ma ha un&#8217;età, ormai è grandicello, deve sapersi assumere le proprie responsabilità».</p>
<p>&#8220;Napolitano picconatore&#8221; di Paolo Bracalini. <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-18319.htm">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Parlano Confalonieri e Feltri&#8221; di Salvatore Merlo. <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-18323.htm">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Berlusconi: «Mozione giustizia, non ci sarà il processo breve»&#8221;. <a href="http://www.corriere.it/politica/10_settembre_04/berlusconi-voto-fini_fa982b22-b80d-11df-927f-00144f02aabe.shtml">Qui</a>. Da cui estraggo:</p>
<p>«Per quanto mi riguarda, dentro la mozione sulla giustizia che porteremo all&#8217;approvazione del Parlamento prossimamente &#8211; precisa &#8211; non dovrebbe esserci alcun riferimento a questo cosidetto processo breve. E quindi, per favore, la piantassero di fare tanto baccano e pensassero piuttosto al loro vuoto di idee, di programmi e di leader». </p>
<p>Casa di Montecarlo ed altro. Rassegna stampa del 4 settembre 2010. <a href="http://scrivono.wordpress.com/2010/09/04/rassegna-stampa-del-4-settembre-2010/">Qui</a>.<br />
</h5>
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		<title>Napolitano ironizza sul governo, ma su Fini tace</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 07:02:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ironizza sul governo, e non sente, non vede e non parla sulle magagne (da ultimo Buontempo, qui) che vengono attribuite al presidente della Camera. Si vede che pure lui, poverino, ha una visione distorta del Paese, una visione da prima Repubblica, quando (come si vorrebbe tornare a fare con la modifica della legge elettorale) era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ironizza sul governo, e non sente, non vede e non parla sulle magagne (da ultimo Buontempo, <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/09/rassegna-stampa-del-2-settembre-2010_pagina_06.jpg">qui</a>) che vengono attribuite al presidente della Camera. Si vede che pure lui, poverino, ha una visione distorta del Paese, una visione da prima Repubblica, quando (come si vorrebbe tornare a fare con la modifica della legge elettorale) era la casta a decidere la composizione dei governi e agli elettori veniva fatto lo sberleffo. <span id="more-13751"></span></p>
<p>Così Napolitano si sente in diritto non solo di derogare alla Costituzione con le sue improvvide esternazioni, ma di disinteressarsi completamente di faccende poco chiare che stanno minando la credibilità delle Istituzioni. </p>
<p>Non è male ricordargli che quella specie di <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/09/rassegna-stampa-del-2-settembre-2010_pagina_01.jpg">assoluzione</a> che ha voluto dare al presidente della Camera con la famosa intervista concessa all’Unità, significa, stando alle <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/09/rassegna-stampa-del-2-settembre-2010_pagina_07.jpg">prove</a> che vanno emergendo sul caso Fini, che, riesumando la vecchia maniera del Comintern sovietico, sono i vertici dello Stato a stabilire la morale e la legalità in un Paese. </p>
<p>Così che, se un politico è utile alla <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/09/rassegna-stampa-del-2-settembre-2010_pagina_11.jpg">causa</a> (ad esempio, abbattere il governo Berlusconi), il capo dello Stato può consentirgli tutto, anche di arrotolarsi nel pantano o sprofondare nelle fogne, per usare una espressione cara a Bersani, e riemergere lindo come un angelo. </p>
<p>Non mi pare che Napolitano stia dando un buon esempio agli italiani. </p>
<p>A Napolitano piace invece ironizzare sul governo Berlusconi, lancia consigli che nessuno gli ha chiesto, come quello che il governo dovrebbe interessarsi di economia. E finora che ha fatto? Non li legge, Napolitano, i dati che parlano di un’Italia che sta facendo bene? Probabilmente non gli farà piacere. Pur di affossare Berlusconi preferisce ignorare i buoni risultati economici ottenuti dal suo governo? </p>
<p>Eppure <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/09/rassegna-stampa-del-2-settembre-2010_pagina_16.jpg">ieri</a> era il Sole 24 ore a riportare il giudizio del Fmi: “Sul debito Italia e Germania avanti nel G7”. </p>
<p>La solita cattiva ipocrisia! Come quella di chi ignora i <a href="http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=29747">giudizi positivi</a> espressi in un suo libro da Tony Blair su Berlusconi. </p>
<p>O quando ieri, a Torino, D’Alema ha avuto la faccia tosta di affermare che le campagne scandalistiche sono state avviate da Berlusconi, dimenticando che il primo ad essere attaccato è stato, e continua ad esserlo, Silvio Berlusconi. Non sa, D’Alema, che in Italia c’è un giornale che si chiama la Repubblica, che campa con gli attacchi pretestuosi a Berlusconi? </p>
<p>Ho l’impressione che è a questa Italia deforme e degradata che Napolitano guarda con maggiore simpatia. All’Italia dei sofismi e delle chiacchiere, ed abbia in uggia, o addirittura detesti, chi invece cerca di trasformare la nostra politica fannullona in una politica concreta, “del fare”. </p>
<p>Se davvero Napolitano stesse facendo da sponda a Fini, come si legge sul <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/09/rassegna-stampa-del-2-settembre-2010_pagina_01.jpg">Messagero</a>, egli si renderebbe pericolosamente connivente non solo delle magagne di quest’ultimo, quali stanno emergendo dall’inchiesta, ma anche nel dare un duro colpo alla democrazia. </p>
<p>Napolitano come Scalfaro?</p>
<h5>Articoli correlati</p>
<p>&#8220;L&#8217;ultima sfida di Berlusconi. &#8220;Non tratto più, ritirate quella legge&#8221; di Liana Milella. <a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/09/03/news/berlusconi_sfida-6721409/?ref=HREA-1">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Il partito di Fini precipita: ora è al 2% E Berlusconi: &#8220;Ci conteremo in Aula&#8221; di Antonio Signorini. <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/il_partito_fini_precipita_ora_e_2_e_berlusconi_ci_conteremo_aula/03-09-2010/articolo-id=470791-page=0-comments=1">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Ecco la firma di Gaucci sulla schedina vincente&#8221; di Gian Marco Chiocci. <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/ecco_firma_gaucci_schedina_vincente/03-09-2010/articolo-id=470795-page=0-comments=1">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Ecco perché il Pdl ha allontanato Fini: il documento&#8221;. <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/ecco_perche_pdl_ha_allontanato_fini_documento/03-09-2010/articolo-id=470787-page=0-comments=1">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Casini scarica Gianfry e preferisce Rutelli: «Siamo una famiglia»&#8221; di Paolo Bracalini. <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/casini_scarica_gianfry_e_preferisce_rutelli_siamo_famiglia/03-09-2010/articolo-id=470788-page=0-comments=1">Qui</a>.</p>
<p>Casa di Montecarlo ed altro. Rassegna stampa del 3 settembre 2010. <a href="http://scrivono.wordpress.com/2010/09/03/rassegna-stampa-del-3-settembre-2010/">Qui</a>.<br />
</h5>
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		<title>LETTERATURA: Che ci fanno, qui?</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 04:48:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Dal Falco</dc:creator>
				<category><![CDATA[I Maestri]]></category>

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		<description><![CDATA[di Nicola Dal Falco  Che ci fanno, qui, la stanza dei canarini nella casa del parroco e la conchiglia del porcaro, usata come una tromba marina? La tonaca di Don Mario batte al vento con tenacia e brilla nell’afa simile ad un getto d’acqua sul selciato. Un attimo di cupa allegria, d’ombra, mentre riprendi fiato. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Nicola Dal Falco </p>
<p>Che ci fanno, qui, la stanza dei canarini nella casa del parroco e la conchiglia del porcaro, usata come una tromba marina?<span id="more-13550"></span><br />
La tonaca di Don Mario batte al vento con tenacia e brilla nell’afa simile ad un getto d’acqua sul selciato. Un attimo di cupa allegria, d’ombra, mentre riprendi fiato.<br />
Su per il paese di sasso, dentro la chiesa, fiorita di gerani bianchi e di muffe violacee, la sua voce sostiene il peso, s’incrina e s’inchina, sfiorando i sassi mentre scorre continua la piena dei discorsi, degli sgarbi e delle scuse, tutta l’ingrata prosopopea di razze e villaggi.</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>Il dono, solo il dono ha la capacità di togliere distanza al giudizio senza incrinare l’annuncio che si ripete ad ogni parola divina.<br />
Ma come farsi re? Come diventare musico, seminando il silenzio d’orecchie? O tutti e due?<br />
L’incertezza appartiene tanto al riso che al pianto e fuori dai sacramenti, è un lusso capire.<br />
Chi volge la mente a dio, ne sposa il corpo, più mutevole infine che invisibile.<br />
È necessario, quindi, esercitarsi nel tocco, comparire e scomparire. Farsi soprattutto ricordare.<br />
Perciò, il parroco, al primo piano della canonica, in fondo al corridoio, ha sacrificato una stanza.<br />
Se l’è tolta per ospitare lo stuolo dei canarini, la famiglia dei fringuelli, quei due o tre cardellini di passaggio, mai dimenticati.<br />
Il pavimento scricchiola e, qua e là, fonde di guamo.<br />
Ad ogni traversata, ne scivola un po’ anche sulla tonaca, incollando piumette e fili d’erba secchi.<br />
Un bosco dalle pareti stinte che s’apre e richiude con un semplice giro di chiave. Ad essere donata è sempre e solo una coppia, vivace nei gorgheggi, che per un tempo atteso fu anche libera.</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>Dove, invece, s’inerpica la collina e appare il monte, un tempo pascolavano i maiali.<br />
Vivevano bradi, ubbidienti alla tromba del porcaro che, soffiando dentro la conchiglia, ne cavava un canto estraneo da tritone.<br />
Quasi un muggito di balena o una risacca o un pianto, ma solo con la luna, di ninfa e di sirena.<br />
A lui, al porcaro, destava in fondo al cuore una dolce, fatale, letizia d’abissi mentre ai maiali lasciava intatto, nello sguardo, il sereno ardore della bestia.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>LIBRI IN USCITA: Lupo Editore</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 04:05:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri in uscita]]></category>

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		<description><![CDATA[Anteprima – Vita di San Giuseppe da Copertino 31 agosto, 2010 Questo manoscritto del 1668 è rimasto sconosciuto e chiuso negli archivi Vaticani. Scritto da Padre Giacomo Roncalli, un compagno di cella di San Giuseppe da Copertino, mentre Fra Giuseppe era in esilio a Osimo e completata pochi anni dopo la sua morte, è la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Linka a Anteprima – Vita di San Giuseppe da  Copertino" rel="bookmark" href="http://www.lupoeditore.com/index.php/2010/08/31/anteprima-vita-di-san-giuseppe-da-copertino/">Anteprima – Vita di San Giuseppe da Copertino</a><br />
<small>31 agosto, 2010 </small><a rel="shadowbox[post-3825];player=img;" href="http://www.lupoeditore.com/wp-content/uploads/2010/08/S.-Giuseppe.jpg"></a>Questo manoscritto del 1668 è rimasto sconosciuto e chiuso negli archivi Vaticani.<span id="more-13708"></span> Scritto da Padre Giacomo Roncalli, un compagno di cella di San Giuseppe da Copertino, mentre Fra Giuseppe era in esilio a Osimo e completata pochi anni dopo la sua morte, è la prima biografia in assoluto del Santo dei Voli, in seguito “seppellita” preferendo quella del padre Nuti del 1700 sicuramente molto dotta ma priva di quella umanità che caratterizzava San Giuseppe e che emerge da questa  monumentale opera curata da Padre Bonaventura Danza. Oggi, dopo 342 anni, l’opera manoscritta nel 1668  da padre Roncalli (OFMconv.) vede la luce a settembre 2010 in occasione della festa di San Giuseppe da Copertino. </p>
<p><a title="Linka a Parola di Dio/Kalimat Allah" rel="bookmark" href="http://www.lupoeditore.com/index.php/2010/08/31/parola-di-diokalimat-allah/">Parola di Dio/Kalimat Allah</a><br />
<small>31 agosto, 2010 </small><a rel="shadowbox[post-3773];player=img;" href="http://www.lupoeditore.com/wp-content/uploads/2010/07/ligotti.jpg"></a>Gaza City. Il caldo che la soffoca non è solo quello dell’afa, ma soprattutto quello del fiato dell’integralismo islamico e delle bombe israeliane: due inferni.<br />
Qui vive la famiglia di Kabul, specialista in neuroplastica formatosi in gioventù a Gerusalemme, che ha lasciato dopo l’assassinio di Rabin e il crollo delle speranze di pace per dedicarsi alle sofferenze del suo popolo.<br />
È Kamil, suo figlio maggiore, a narrare la rovina della sua casa ma anche l’inaudita violenza di un potere che fa della crudeltà lo strumento privilegiato. Una visita inaspettata devasta l’esistenza di Kamil e dei suoi familiari. Prima che il suo destino si compia, Kamil si ribella contro lo stravolgimento dei valori più sacri e degli stessi  principi religiosi. Il suo grido vuole raggiungere un mondo che continua ad assistere alla condanna di generazioni spinte alla morte o all’estremismo da un eterno conflitto.<br />
Dalla penna dell’esordiente <strong>Federico Ligotti</strong> nasce un libro drammatico e provocatorio. </p>
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		<title>Bravo Belpietro</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 13:50:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Belpietro scrive nel suo editoriale di oggi, a proposito dei supposti tentativi di farlo tacere: “Anche perché il problema non credo consista nel convincere la mia trascurabile persona a tacere, rinunciando a conoscere le delucidazioni del presidente della Camera sulle questioni sollevate. Semmai si tratta di persuadere le decine di migliaia di lettori che ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Belpietro scrive nel suo <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-18259.htm">editoriale</a> di oggi, a proposito dei supposti tentativi di farlo tacere:<span id="more-13740"></span></p>
<p>“Anche perché il problema non credo consista nel convincere la mia trascurabile persona a tacere, rinunciando a conoscere le delucidazioni del presidente della Camera sulle questioni sollevate. Semmai si tratta di persuadere le decine di migliaia di lettori che ci hanno scritto in queste settimane, reclamando le dimissioni di Fini. Come spiegar loro che in questo mese non è successo niente, ma che tutto è stato uno scherzo da dimenticare in fretta? Anche perché, se il problema fosse solo indurre me a star zitto, lo si potrebbe risolvere in fretta: basta farmi licenziare.”</p>
<p>Bravo! Bravo! Bravo!</p>
<p>Sapevo e confidavo che Belpietro fosse un uomo tosto, e mi fa piacere averne conferma. Da Feltri, nel passato, qualche delusione l’ho avuta. Partito con le armi in resta, poi si è improvvisamente fermato. Gli chiesi anche delle spiegazioni, senza però ricevere risposta.</p>
<p>Belpietro mi fa pensare di essere ben corazzato, restio a ricevere ordini che non gli aggradano. Oggi c’è bisogno di uomini così e spero che Belpietro non mi deluda.</p>
<p>Le colpe, anche con violazioni di legge, a carico di Fini paiono, da quanto emerge dalla stampa, più vicine alla verità piuttosto che lontane. L’incapacità di Fini di argomentare delle risposte esaustive aggravano la sua posizione. Il fatto che persiste a rimanere aggrappato alla poltrona, nonostante si sia autoproclamato il garante della moralità, della legalità e della trasparenza, oltre che della libertà di stampa contro la quale inanella querele, la dice lunga sulla sua ambizione di potere, al punto che ne è rimasto ottenebrato.</p>
<p>Come ho già scritto, è uomo che dà l’impressione di essere strumento di altri, o meglio in balia di qualcuno che lo ha reso suo schiavo. Una specie di plagio. Può essere Elisabetta, la bella compagna, ma possono essere i cosiddetti poteri forti, che gli hanno promesso probabilmente mari e monti, per poi abbandonarlo una volta raggiunto il loro obiettivo.</p>
<p>Gli italiani non possono lasciare al suo posto un politico ridotto a questi minimi termini, coinvolto, stante ai <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-18256.htm">giornali</a>, in affari oscuri e quindi facilmente ricattabile.</p>
<p>Fini non si rende nemmeno conto della situazione, gravissima, in cui è precipitato, e ancora pretende di parlare alla Nazione. Di che cosa? Se i sospetti su di lui lo rendono poco credibile? Rischia di fare la figura di don Chisciotte, che almeno le sue corbellerie le commetteva in buona fede.</p>
<p>La campagna contro le magagne di Fini deve continuare fino a che Fini non avrà compreso che non può più ricoprire la carica di presidente della Camera. Come accadde nella campagna che, ostinata e coraggiosa, portò alle dimissioni del presidente americano Nixon.</p>
<p>Belpietro fa ben sperare. Ha tutto il mio sostegno e i miei più fervidi auguri.</p>
<p>La sua cocciutaggine farà fare una magra figura anche al nostro presidente Napolitano, che ancora non vede, non sente e non parla.</p>
<h5>Articoli correlati</p>
<p>Casa di Montecarlo ed altro. Rassegna stampa del 2 settembre 2010. <a href="http://scrivono.wordpress.com/2010/09/02/rassegna-stampa-del-2-settembre-2010/">Qui</a>.</h5>
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		<title>LETTERATURA: La petite chinoise</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 04:49:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariapia Frigerio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[di Mariapia Frigerio  Gli aprì direttamente l’idraulico. «Allora, Toschi, risolti i problemi con la caldaia?». «Sì, sì. Tutto a posto, Gino». Gino Guarducci sembrava soddisfatto. E anche la coppia di cinesi a cui aveva dato in affitto la casa gli sorrideva riconoscente. I due uomini stavano per andarsene quando, sulla porta di una stanza, comparve [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Mariapia Frigerio </p>
<p>Gli aprì direttamente l’idraulico.<br />
«Allora, Toschi, risolti i problemi con la caldaia?».<br />
«Sì, sì. Tutto a posto, Gino».<br />
Gino Guarducci sembrava soddisfatto. E anche la coppia di cinesi a cui aveva dato in affitto la casa gli sorrideva riconoscente.<br />
<span id="more-13543"></span>I due uomini stavano per andarsene quando, sulla porta di una stanza, comparve una bambina.<br />
«E questa?» chiese il Guarducci all’idraulico.<br />
«Occupa l’altra camera insieme alla madre e al padre. Insomma, sono in subaffitto. Almeno così mi sembra d’aver capito».<br />
La madre, una donna piccola e insignificante, cercò di richiamarla, ma Sofia Lam Nang andò spedita verso Gino: «Tu Gino padlone qui?».<br />
«Padrone… che parola! Certo… la casa è mia, ma io ve l’affitto volentieri. E tu come ti chiami?».<br />
«Mio nome Sofia Lam Nang. Mio velo nome altlo, ma pel Italia nome italiano. Pel scuola italiana bene Sofia».<br />
«Che classe fai?».<br />
«Faccio telza».<br />
«E sei brava?».<br />
«No… molto difficile capile vostlo modo di sclivele. La maestla dice che Sofia non bene a scuola».<br />
«Vedrai che le faremo cambiare idea. Una bambina che si chiama Sofia non può non essere brava a scuola. Sofia vuol dire sapere. Allora tu studia, mi raccomando, e se ti serve qualcosa questo è il mio numero» e Gino Guarducci, prima di uscire, consegnò il suo biglietto da visita alla madre.<br />
La donna lo guardò allibita. Poi con un gesto frettoloso lo mise nella tasca del grembiule.<br />
Il Toschi, che lo conosceva da una vita, rimase pure lui esterrefatto.<br />
«Ma che ti prende, Gino, ti vuoi mettere a fare opere di bene? Non si può neppure pensare che tu lo faccia per le due donne. Brutte entrambe. Non so chi più delle due, se l’affittuaria o la subaffittuaria… ».<br />
«E come ti è venuta la storia delle opere di bene?».<br />
« “…se ti serve qualcosa questo è il mio numero” non è che proprio lo si dice per… ».<br />
«Toschi, ascolta. Abbiamo sempre lavorato insieme. Io mi fido di te più di qualsiasi altra persona. Ma su quello che riguarda la mia vita privata non voglio che nessuno ci metta bocca. Neppure mia moglie, lo sai».<br />
«D’accordo, scusa. Comunque ti va sempre bene se vado domani dai Mezzetti per quel tubo di scarico?».<br />
«Certo. Ciao, Toschi. Ci vediamo».<br />
Gino Guarducci camminava verso casa. Con passo spedito. Ogni tanto rallentava, però, per guardarsi riflesso in qualche vetrina. Si guardava e pensava di sé: «Per gli anni che ho non sono da buttar via. Non fosse per questa pancia…».<br />
A casa trovò Anna. Come sempre stava leggendo.<br />
«La cinese ha detto che tra dieci minuti è pronto in tavola».<br />
«Ma è possibile che tu ti esprima in questo modo? “La cinese”! La cinese ha un nome: Lin».<br />
«Non lo dicevo per offenderla… ».<br />
«Già! Saresti contenta di essere chiamata l’italiana anziché Anna?».<br />
«Non ci ho mai pensato… ».<br />
Anna era disarmante. O, almeno, lo era per Gino. Non una cattiva donna, ma una donna a cui la vita scivolava addosso senza lasciare traccia.<br />
«E allora pensaci, invece di stare sempre a leggere! Ti servissero almeno a qualcosa tutti quei libri… ».<br />
«Hai ragione, Gino, starò più attenta».<br />
Per giunta era una donna arrendevole. Sempre pronta a dar ragione agli altri, mai a difendere le proprie di ragioni. Sempre che di ragioni ne avesse. Ma, anche questo, era un modo di farsi scivolare la vita addosso.</p>
<p>Gino pure gli era scivolato addosso. L’aveva sposato perché lui glielo aveva chiesto, come spesso succede, ma di emozioni e sentimenti nemmeno l’ombra. Così, dopo aver deposto volentieri in un cassetto il suo diploma di maestra, aveva iniziato la sua vita coniugale. Poi era venuta Priscilla, la loro unica figlia, una bambina che non aveva mai creato problemi fino a che anche lei si era sposata… E qui qualche problema era venuto fuori, a dire il vero, soprattutto per Gino.</p>
<p>A tavola mangiarono in silenzio, come sempre. Solo Gino, quando Lin portava le pietanze, non tralasciava mai di ringraziarla.</p>
<p>Poi Anna, quasi d’improvviso, come se si fosse svegliata dal suo torpore: «Domani viene Priscilla a portarci i bambini. Ce li lascia tre giorni».<br />
«Questa sì che è una buona notizia» fu il commento di Gino.</p>
<p>I nipotini. Marta sei anni, Matteo quattro. Chi l’avrebbe detto che Gino sarebbe stato un nonno modello? Paziente e amoroso. E anche Anna non era da meno. Quando aveva i bimbi con sé abbandonava i suoi libri e tutto il suo tempo lo dedicava a loro.</p>
<p>«Certo che non mi sarei mai aspettato che ti piacesse tanto fare la nonna» fu quanto disse Gino alla moglie alzandosi da tavola.</p>
<p>Passò poi dal salotto prima di andare a riposare. Gettò uno sguardo alla piccola libreria.</p>
<p>Composte e in bell’ordine vide tutte le edizioni Mursia: “Rosella”, “Violetta la timida”, “Priscilla”. Sbottò: «Chiamare la figlia come la protagonista di un romanzo per signorine!». Continuò a leggere i titoli sulle costole dei libri: “Uccelli di rovo”, “Va’ dove ti porta il cuore”, “I ponti di Madison County”, “Il codice da Vinci”.</p>
<p>Scosse la testa. Non era un lettore e non capiva nulla di letteratura. Capiva, però, che quella doveva essere roba di serie B.</p>
<p>Sul letto rimase un po’ ad occhi aperti. Nella sua mente ai pensieri degli impegni pomeridiani &#8211; <em>lo scarico dei Mezzetti… no, per quello ci va domani il Toschi. Oggi è il tetto dei Floris che va fatto rivedere… </em>- si alternavano quelli per Sofia. Quella bambina lo aveva cercato. Non era stata timidamente (altro che “Violetta la timida”!) al fianco della madre. O, addirittura, chiusa nella stanza. Era uscita. Aveva voluto vedere. … Otto anni. Due più di Marta. Quattro più di Matteo. E a loro &#8211; i suoi nipotini – cosa mancava? Avevano una bella casa, due nonni benestanti, un futuro. E se non l’avessero avuto, per via del padre, lui, Gino, avrebbe provveduto a tutto.</p>
<p>Sovrappose l’immagine di Marta, così bella, bionda all’immagine della piccola cinese. Immaginò Marta chiusa in uno di quei locali malsani dove le donne cinesi cuciono ore e ore, pagate una misera. Dove prima o poi anche Sofia sarebbe finita. Allora nella sua testa ci fu una ribellione: «Eh, no! Stavolta c’è di mezzo il Guarducci, cara maestra. Sofia avrà chi pensa a lei!».</p>
<p>La sera, a cena, chiese ad Anna se fosse disposta a seguire una bambina cinese che aveva difficoltà con la lingua italiana.<br />
«Dopotutto sei una maestra… ».<br />
«Non ho mai insegnato, lo sai, e nella scuola tante cose sono ormai cambiate con l’avvento della multietnicità… No, non credo proprio che ne sarei all’altezza». Poi ci ripensò – a quella curiosa richiesta del marito – e aggiunse: «Si può sapere chi è questa bambina? Non abbiamo già i nostri nipoti da seguire?».<br />
«Appunto. Proprio perché adesso abbiamo dei nipoti mi sento maggiormente in dovere di fare qualcosa per lei. Ho paura che finisca come la madre chiusa in uno stanzone a cucire… ».<br />
«In fondo è il loro destino… ».<br />
«Destino un corno! Non dimenticare che anche Marta e Matteo sono, a modo loro, multietnici, come dici tu, visto che quella scema di Priscilla non ha trovato di meglio che non sposare un mio operaio albanese. Ardi Smoqi. Il più lazzarone e il più furbo. Ma tu ti sei subito entusiasmata all’azzurro dei suoi occhi. Credi abbia dimenticato? “Che ragazzo dolce! E come si amano”. E ora? Chi li campa quei quattro?».</p>
<p>Anna, remissiva, tacque. Del resto cosa avrebbe potuto rispondere? Il marito aveva ragione.<br />
Quando Priscilla lasciò i figli alla madre ebbe inizio la festa a quattro. Perché, tutto sommato, era una vera e propria festa per i coniugi Guarducci avere quei piccolini. C’era la gioia del bagnetto serale nell’enorme vasca con idromassaggio (manie di grandiosità del Guarducci visto che né lui né la moglie ne avevano mai fatto uso) riempita di pesci, rane, barchette di plastica colorata. Poi il borotalco… nuvole di Roberts dappertutto. La lettura nel lettone delle fiabe. Le cene cucinate per loro appositamente da Anna e non da Lin. I solitari. I giochi dell’oca. I giri sulle giostre. I pranzi in bei ristoranti. L’acquisto di abiti (c’era sempre, secondo i Guarducci, qualcosa che mancava nel loro abbigliamento…). Insomma un’atmosfera di grande serenità.</p>
<p>Quella sera, dopo che già Marta e Matteo si erano addormentati, Gino rimase a letto con la luce del comodino accesa.<br />
«Non dormi?» gli chiese Anna.<br />
«No, non ancora». Non pensò che la luce potesse darle fastidio. La vide girarsi dall’altra parte e la sentì dire sommessamente: «Notte!».<br />
Non le rispose. Era una vita che non le rispondeva. E lei non se n’era mai lamentata. La immaginò immergersi in qualche sogno cretino come i libri che leggeva. Pensò a quel suo corpo senza più alcuna attrattiva. Cercò di ricordare l’ultima volta che avevano fatto l’amore… Vent’anni prima o di più?  Avevano smesso tutto sommato piuttosto presto… Priscilla era ancora una ragazzetta. Ne sentiva la mancanza? No, no. Era sempre stata una cosa meccanica sia per lui che per lei. Nulla di emozionante. Neppure le prime volte. Lui si era, in ogni caso, arrangiato diversamente.</p>
<p>Guardò di nuovo Anna. Dormiva. Lui ne percepiva il suo sonno quieto. Allora, quasi per invidia, decise di abbandonarsi anche lui a un sogno. E il suo sogno avrebbe avuto un nome: Sofia.</p>
<p style="text-align: center;">****  ****  ****  ****</p>
<p>Non ci volle molto prima che la piccola cinese si facesse viva. Era lei direttamente che lo chiamava al cellulare. Non la madre.</p>
<p>Sempre qualcosa che le serviva. Aveva iniziato con le cose per la scuola: quaderni, astuccio, blocchi per disegnare. Gino non le aveva mai detto di no. Poi c’era stata la piscina… la tessera andava rinnovata trimestralmente.</p>
<p>E la recita scolastica? Chi se non lui le poteva procurare una tunica bianca per la parte dell’angelo? Quella volta aveva chiesto aiuto a sua moglie che, tra vecchie camicie da notte, ne aveva trovata una che faceva proprio al caso.</p>
<p>Non aveva neppure perso tempo per quanto riguardava un’insegnante che la seguisse. Sofia aveva avuto così, due volte la settimana, l’aiuto della vecchia Nora, in pensione chissà da quanto.</p>
<p>Ugualmente la bambina faticava molto e c’era bisogno dell’intervento di Gino per convincerla ad applicarsi.</p>
<p>Dal canto suo Anna, che mai si era interessata della vita fuori dalle mura domestiche di suo marito, iniziò a nutrire una sottile gelosia per tutto quell’interesse.</p>
<p>Così, quando questa la pungeva un po’ troppo, lei s’informava di cosa facesse di nuovo la <em>petite chinoise</em>.<br />
«Questa poi! Adesso ti metti a parlar francese? Credi che non senta una punta di sarcasmo nella tua voce?».</p>
<p>E, in questi casi, Anna non ribatteva, ma neppure si giustificava.<br />
 “La piccola cinese” era per lei un pericolo potenziale per i suoi nipotini oltre ad essere la prima donna che le avesse smosso della gelosia. Perché, lo dovette ammettere con se stessa, ne era effettivamente gelosa.</p>
<p>Con gli anni la gelosia non la abbandonò, anzi andò sempre più prendendo piede nel suo cuore.<br />
Prese talmente piede che le fece abbandonare i suoi libri, la fece divenire sempre più insofferente con la povera Lin (che nessuna colpa aveva a parte l’essere anche lei cinese) e possessiva e piena di pretese con i nipoti. Quasi li volesse mettere in competizione con Sofia.</p>
<p>Impose a Gino che questi prendessero ripetizioni e lezioni. Volle che praticassero tutti gli sport più esclusivi con l’unico risultato di diventare da nonna amata, una nonna a fatica sopportata.</p>
<p>Ora, quando Priscilla per essere libera li voleva portare da sua madre, sia Marta sia Matteo facevano storie. Diverso era il loro attaccamento al nonno.</p>
<p>Gino era felice di spendere per loro così come lo era di spendere per l’educazione di Sofia. Anzi, proprio perché amava loro, sentiva delle responsabilità anche nei confronti di lei.</p>
<p>Così alle difficoltà delle elementari seguirono i successi della scuola media. Gino era orgoglioso di quella sua “creatura” tanto da volere che frequentasse il liceo, né più né meno di come avrebbe voluto, dopo soli pochi anni, per Marta e Matteo.</p>
<p>Ma il tempo della grande serenità sua, di Anna, e dei nipoti era finito.<br />
Per sempre.</p>
<p style="text-align: center;">****  ****  ****  ****</p>
<p>Quando Sofia si iscrisse a Economia e Commercio, Anna si ammalò. Fu, il suo, un lento deperire. I medici (Gino non badò a spese per la salute della moglie) non ne trovarono mai la ragione. Forse la donna era in preda a un malessere psicologico che non era facile diagnosticare. La vita non le scivolava più addosso. Ora trovava ostacoli in tutte le sue nevrosi. Sofia sempre più importante per suo marito. I nipoti che l’abbandonavano e non rispondevano – come la <em>petite chinoise</em> – alle sue aspettative. Il matrimonio di Priscilla con quell’albanese &#8211; che ora non vedeva più come l’Ardi Smoqi dagli occhi azzurri e tanto innamorato &#8211; che faceva acqua da tutte le parti. Smise di camminare. Di leggere aveva già smesso da tempo. Quando si pensò a una clinica psichiatrica fu troppo tardi. Anna si spense, inaspettatamente, nel sonno.</p>
<p>Gino ormai era solo. Non era più giovane. Non si fermava più a guardarsi riflesso nelle vetrine. La solitudine gli pesava. Anna gli mancava. Era la mancanza di un inutile soprammobile – neanche di gran pregio – a cui però ci si è abituati. Che è una parte della nostra vita. Marta e Matteo erano studenti mediocri e si scordavano di andarlo a trovare. Priscilla aveva iniziato una nuova relazione con un uomo più vecchio di lei e non si curava più di tanto dei figli. Meno ancora del padre. Ardi Smoqi gli aveva chiesto un “prestito” e poi era sparito dalla circolazione.</p>
<p>Lui se ne stava sempre con la fedele Lin, che sembrava, per certi aspetti, aver preso il peggio da Anna. Era una cinese a cui la vita scivolava addosso.</p>
<p>Quasi ogni sera, però, il campanello suonava e Lin accompagnava in salotto, dove Gino passava la maggior parte del suo tempo, Sofia.</p>
<p>Sofia non si era dimenticata di lui. Sofia era l’unica per cui ancora avesse un senso vivere.<br />
«Allora, <em>ma petite chinoise</em>, cosa mi racconti?».<br />
«Sai, Gino, allo studio c’è molto da fare, ma mi dà grandi soddisfazioni. Il dottor Giuntoli mi ha chiesto di diventarne socia… una piccola quota… ».<br />
«E ti servono soldi?».<br />
«No, no, grazie. Ce la faccio da sola».</p>
<p>Quella sera Sofia non se ne stava seduta sulla sua poltrona, come sempre. Girava per il salotto. Come se cercasse qualcosa… Poi chiese a Gino: «Non vedo nessuna foto di tua moglie… Ci pensi che non me l’hai mai fatta conoscere?».<br />
«La foto c’è, ma è sul mio comodino. Ora mando Lin a prenderla. E comunque non è che non te l’ho fatta conoscere. È lei che non ti ha mai voluto conoscere».<br />
«E perché?».<br />
«Perché era gelosa di te».<br />
«Gelosa di me?».<br />
«L’animo delle donne è misterioso. Anch’io non l’ho capita per lungo tempo. Gelosa di una bambina! Poi ho scoperto che non aveva del tutto torto. Anzi, a pensarci bene, aveva proprio ragione. Non c’è mai stata una donna per quanto bella, intelligente, affascinante che mi abbia distolto da lei. E… tanto ormai sei grande… di donne ne ho conosciute, sai? Ma tu sei stata l’unica che mi ha occupato la mente e il cuore».<br />
«Ma se ero solo una bambina rispetto a lei e rispetto a te… ».<br />
«Eri quello che lei chiamava <em>la petite chinoise</em> con una punta di gelosia e, piccola cinese che tu fossi, eri sempre una donna… e su questo aveva ragione».<br />
«E i tuoi nipoti? È un po’ che non me ne parli».<br />
«Due scapestratelli. Ho speso l’ira di Dio per fargli finire il liceo. Naturalmente privato. Sai, quei diplomifici a pagamento. Poi hanno iniziato l’università, ma non c’è stato verso di fargliela finire. Ora gli ho posto un aut aut: o vi trovate un lavoro o non venite più a batter cassa da me. I cordoni della borsa sono definitivamente chiusi. Anzi, se mi permetti, ti chiederei un favore…».<br />
«Dimmi, Gino, con tutto quello che hai fatto per me…».<br />
«L’ho fatto perché te lo meritavi. Non per altro. Comunque adesso che diventi socia del Giuntoli se magari tu potessi far fare qualcosa a quei due… Anche cose da poco… manovalanza spicciola».<br />
«Stai tranquillo. Farò tutto quello che mi è possibile. Tu mandameli quanto prima».<br />
«E soprattutto non ti dimenticare di me. Sei l’unica persona che mi è rimasta…».<br />
«E come potrei?» gli disse mentre si infilava il cappotto e si chinava a baciarlo.</p>
<p style="text-align: center;">****  ****  ****  ****</p>
<p>Due giorni dopo i nipoti di Gino Guarducci, Marta e Matteo Smoqi, suonarono al numero 5 di via Verdi. Accanto al campanello una grossa targa in ottone lucido con la scritta in corsivo inglese “Dottor Riccardo Giuntoli – Commercialista” e, poco più sotto, “Dottoressa Sofia Lam Nang – Commercialista”.</p>
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		<title>LIBRI IN USCITA: Gordiano Lupi: &#8220;Una terribile eredità&#8221;, Perdisapop</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 04:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri in uscita]]></category>

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		<description><![CDATA[R O M A N Z O  Collana Walkie Talkie // diretta da Luigi Bernardi //  Perdisa Pop // euro 12,00 // pagine 128 //  Isbn 978 88 8372 376 6 //  Un soldato cubano in Angola vive un incubo di cinque anni che lo porterà a conoscere orrore su orrore, fino all’esperienza indicibile del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>R O M A N Z O <br />
Collana Walkie Talkie // diretta da Luigi Bernardi // <br />
Perdisa Pop // euro 12,00 // pagine 128 // <br />
Isbn 978 88 8372 376 6 // <span id="more-13698"></span></p>
<p>Un soldato cubano in Angola vive un incubo di cinque anni che lo porterà a conoscere orrore su orrore, fino all’esperienza indicibile del cannibalismo. Da reduce, quel ricordo diventerà per lui insopportabile, un peso destinato a trasformarsi in brama di carne. Metodico come il più inumano degli assassini, sceglierà allora le strade povere dell’Avana per dare la caccia alle sue vittime innocenti. </p>
<p>Creando un affascinante connubio di horror e reportage, Gordiano Lupi torna a Cuba per raccontare una parabola che afferra allo stomaco, una storia cupa sull’ossessione del male e, insieme, un viaggio impietoso in una terra che resta ancora da scoprire. </p>
<p>L’esplorazione della cultura di un popolo s’intreccia alle trame spietate di una guerra condotta in modo barbaro fino all’inverosimile. Il punto di partenza è infatti l’Angola, dove i soldati cubani sono costretti a vivere un tormento assurdo e privo di logica, nel cuore di un’Africa selvaggia, tra mangiatori di scimmie, ritualità macabre e violenza efferata. A vivere l’incubo è un cittadino comune, con una moglie incinta che lo attende all’Avana e, come sorte, un percorso senza ritorno nella follia. </p>
<p>Asciutto, teso e lucido, il romanzo procede con ritmo inflessibile per concentrarsi sul ritorno a casa del reduce, dove la spersonalizzazione operata dalla guerra e dalle crudeltà di un regime segneranno le ultime tappe del suo destino. Rimasto vedovo, l’uomo si ciberà di innocenza, paradossalmente senza smettere la propria sensibilità, l’amore per il figlio, né il senso di colpa. Così la storia si fa emblematica, disegnando scenari in cui il macabro s’allea con la realtà, la pena con la follia, l’amore con la morte. </p>
<p><strong>Gordiano Lu</strong>pi (Piombino, 1960) ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz. I suoi lavori più recenti sono: Cuba Magica &#8211; consersazioni con un santèro (Mursia, 2003), Un&#8217;isola a passo di son &#8211; viagio nel mondo della musica cubana (Bastogi, 2004), Orrori tropicali &#8211; storie di vudu, santeria e palo mayombe (Il Foglio, 2006), Almeno il pane Fidel &#8211; Cuba quotidiana (Stampa Alternativa, 2006), Avana Killing (Sered, 2008), Mi Cuba (Mediane, 2008), Per conoscere Yoani Sanchez (Il Foglio, 2010). Cura la versione italiana del blog &#8220;Generaciòn Y&#8221; della scrittrice cubana Yoani Sànchez e ha curato il suo primo libro Cuba libre (Rizzoli, 2009).</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>I mangiaufo, ovvero le iene del potere</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 22:03:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>

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		<description><![CDATA[Peggio di così! Stanno facendo la Mala Alleanza per sedersi alla tavola riccamente imbandita della politica, senza chiedere il permesso agli elettori. Una volta i ribaltoni nascevano quasi all’improvviso. Oggi invece si è partiti da lontano. Si è lavorato a poco a poco, al modo dei congiurati. Finché, ormai sicuri, tutto è sfrontatamente venuto allo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Peggio di così!</p>
<p>Stanno facendo la Mala Alleanza per sedersi alla tavola riccamente imbandita della politica, senza chiedere il permesso agli elettori.<span id="more-13734"></span></p>
<p>Una volta i ribaltoni nascevano quasi all’improvviso. Oggi invece si è partiti da lontano. Si è lavorato a poco a poco, al modo dei congiurati. Finché, ormai sicuri, tutto è sfrontatamente venuto allo scoperto.</p>
<p>I nomi si sanno. Ne ho elencati alcuni qualche articolo fa, e chi sa quanti altri vorrebbero salire sul carrozzone, anche per raccogliere le briciole. La politica paga bene anche l’ultimo del carro. Assicura quanto meno una seconda casa: un attico a Roma o una villa al mare.</p>
<p>Addirittura – cosa mai vista – si vuole mettere mano ad una nuova legge elettorale che di per sé, senza colpo ferire, faccia fuori Berlusconi. E tutti a spremersi le meningi. Hanno capito che forse è questo il modo per sconfiggerlo. Napolitano dovrebbe dar loro un aiutino. Fini farà da punta. Troverà il modo di segnare il gol, ossia di far cadere il governo, poi passerà subito il testimone a Napolitano, il quale benedirà l’accozzaglia di mangiaufo a tradimento.</p>
<p>Ma non si fanno i conti senza l’oste, e l’oste mica è Berlusconi! Troppo facile. L’oste è la confusione di idee che regna tra gli eversori della democrazia. Ognuno vorrebbe farsi una legge elettorale a propria misura, e qui casca l’asino. Di modelli a cui ispirarsi ce ne sono anche troppi, ma di più è la confusione dei nostri sgangherati Caballeros.<br />
Finiranno per azzannarsi. E invece di sedersi a pranzo, si scanneranno tra di loro.</p>
<p>Con tutto ciò, il Pdl non deve abbassare la guardia. Berlusconi non venga a patti con Fini. Nel giro di pochi mesi, si troverebbe in una situazione di accerchiamento peggiore di quella attuale. I nemici, Fini compreso, sarebbero più forti e più organizzati. Invece far cadere Fini oggi, li priverebbe di un’arma pericolosa.</p>
<p>Fini è inaffidabile; un armistizio stipulato con lui non vale niente ed egli lo tratterebbe al momento opportuno come carta straccia.</p>
<p>Fini è attualmente un politico agonizzante. La sua popolarità, stando ai sondaggi, è in picchiata. Gli scandali che lo stanno travolgendo hanno ridisegnato in negativo la sua figura istituzionale e politica. Rivitalizzarlo, iniettargli un po’ di urbason, sarebbe da idioti.</p>
<p>Tolto Fini di mezzo tutto sarà più facile.</p>
<p>E non ci importerà più se sullo scandalo di Montecarlo e su altro ancora intorno a Fini, Napolitano non avrà sentito, né visto né parlato.</p>
<h5>Articoli correlati</p>
<p>Da Dagospia. <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-18259.htm">Qui</a>.</h5>
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		<title>Premio Camaiore 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 11:46:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA       La scrittrice bolognese Marilù Oliva con il suo romanzo REPETITA si è classificata al secondo posto in finale alla settima edizione del premio   CAMAIORE LETTERATURA GIALLA  - sezione Opera Prima -    al termine di un&#8217;avvincente scrutinio delle schede della giuria popolare, distanziando di pochi punti il vincitore Marco Vichi.   La cerimonia di premiazione si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COMUNICATO STAMPA    <br />
<a href="http://newsletter.airplane.it/nmanager/inc/rdr.asp?22641___1091123736___http://newsletter.airplane.it/nmanager/assets/ivanastoyanova_01.jpg"></a> </p>
<p>La scrittrice bolognese Marilù Oliva con il suo romanzo <em>REPETITA</em> si è classificata al secondo posto in finale alla settima edizione del premio   <a href="http://newsletter.airplane.it/nmanager/inc/rdr.asp?22641___1091123736___http://www.fondazionecamaiore.it/pagine/Premio_Giallo.html">CAMAIORE LETTERATURA GIALLA </a> - sezione <em>Opera Prima -</em><em> </em> <em></em><em></em>  al termine di un&#8217;avvincente scrutinio delle schede della giuria popolare, distanziando di pochi punti il vincitore Marco Vichi.<span id="more-13724"></span>  <br />
La cerimonia di premiazione si è svolta sabato 28 agosto presso il Teatro dell&#8217;Olivo a Camaiore, alla presenza delle massime autorità cittadine e dello scrittore Giampaolo Simi.     </p>
<p><a href="http://newsletter.airplane.it/nmanager/inc/rdr.asp?22641___1091123736___http://www.gruppoperdisaeditore.it/Catalogo/Perdisa-pop/Walkietalkie/Repetita.aspx">REPETITA</a>           <br />
<em>&#8220;Romanzo crudele e acido che alterna sofferenze, complicate pulsioni sentimentali ed efferati delitti, sempre visti con l&#8217;occhio e la mente dell&#8217;omicida&#8221;</em> <strong>Fernando Pellerano - Corriere della Sera - Bologna</strong> <strong><em></em></strong>   </p>
<p>Lorenzo Cerè cerca il riscatto da <strong>un&#8217;infanzia di solitudine e abusi</strong>. Il sesso è per lui un lenitivo in un&#8217;esistenza che brucia, mentre il passato continua a colpirlo sotto forma di terribili emicranie e nevrosi. <strong>Lorenzo conosce la Storia, </strong>conosce gli uomini, i loro crimini, e s&#8217;ispira a loro per ideare i suoi omicidi. <strong>Lorenzo Cerè è un assassino metodico</strong>, inflessibile e preciso, <strong>ma non ha calcolato le eccezioni</strong>, e la più grande eccezione è lei, la dottoressa Malaspina che lo aspetta in uno studio psichiatrico&#8230;  </p>
<p><strong>Marilù Oliva </strong>vive a <strong>Bologna</strong>, insegna lettere alle scuole superiori<strong>, si occupa di ricerca di storia contemporanea</strong> per l&#8217;Istituto Isrebo e <strong>scrive per numerose riviste  letterarie </strong>e non,<strong> si occupa di recensioni per numerose testate on-line</strong> (&#8220;Thriller Magazine&#8221;, &#8220;Carmilla&#8221;, Milanonera. Ha pubblicato saggi (tra cui uno ne <em>I neri e i rossi</em>, Controluce, 2008), biografie intellettuali (Grazia Deledda, G. Garcia Márquez), oltre a racconti per antologie, tra le quali <em>Pink in noir </em>(Zona, 2009).</p>
<p>Ufficio stampa<br />
Anna Maria Riva<br />
mob +39 329 0974433<br />
e-mail <a href="http://newsletter.airplane.it/nmanager/inc/rdr.asp?22641___1091123736___mailto:annamaria.riva@gruppoperdisaeditore.it">mailto:annamaria.riva@gruppoperdisaeditore.it</a><br />
<a href="http://newsletter.airplane.it/nmanager/inc/rdr.asp?22641___1091123736___http://www.gruppoperdisaeditore.it/">http://www.gruppoperdisaeditore.it/</a></p>
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		<title>Fini parlerà alla Nazione</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 11:37:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E chi cavolo si crede di essere? Nei giorni scorsi era questo il ritornello dei finiani. Farà, dicevano, un discorso di alto profilo. Di che genere, mi chiedo. Risponderà alle tante domande che i giornalisti vorrebbero rivolgergli sulle varie faccenduole, con riflessi anche penali, scoperte, pare, sul suo conto? Se non risponderà a queste domande, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E chi cavolo si crede di essere?<br />
Nei giorni scorsi era questo il ritornello dei finiani. Farà, dicevano, un discorso di alto profilo. Di che genere, mi chiedo. Risponderà alle tante domande che i giornalisti vorrebbero rivolgergli sulle varie faccenduole, con riflessi anche penali, scoperte, pare, sul suo conto?<span id="more-13719"></span></p>
<p>Se non risponderà a queste domande, come ha fatto fino ad oggi, limitandosi a sporgere querele, il suo discorso non potrà che volare rasoterra. Anche se, coloro che lo stanno illudendo e sfruttando, gli batteranno le mani fino a spellarsele.</p>
<p>Leggo che Berlusconi si avvierebbe a fare pace con lui. Lo scrive il Corriere della Sera, <a href="http://www.corriere.it/politica/10_settembre_01/berlusconi-fini-linea_4da8938a-b587-11df-89bc-00144f02aabe.shtml">qui</a>, di solito ben informato. E agirebbe anche sul Giornale perché ponga fine alla campagna accusatoria contro le presunte malefatte della terza carica dello Stato.</p>
<p>Se così fosse davvero, &#8220;io non ci sto&#8221;. Innanzitutto, non credo che Berlusconi possa mettere il bavaglio ad un giornalista agguerrito come Vittorio Feltri che a Fini rispose: Ride bene chi ride ultimo. E poi c’è Libero, che, con Maurizio Belpietro e i suoi giornalisti pare addirittura più <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/09/rassegna-stampa-del-1-settembre-2010_pagina_07.jpg">agguerrito</a> del Giornale. E poi, se non bastasse, c’è Il Tempo. E non è detto che s’imbavagli anche Panorama.</p>
<p>In ogni caso, la mia domanda è semplice semplice: Si può mettere la mordacchia ad un caso che vede coinvolta la terza carica dello Stato in affari che tutti i quotidiani hanno definito poco chiari, per non dire loschi? Da ultimo, proprio stamani, anche la Stampa, con un articolo di Marcello Sorgi, certamente non un berluscones, il quale <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/09/rassegna-stampa-del-1-settembre-2010_pagina_01.jpg">scrive</a>:</p>
<p>“Le voci sulla presunta disponibili­tà di Fini a cercare o accettare un ar­mistizio si sono fatte più forti in vista dei due appuntamenti che a cavallo del fine settimana l&#8217;ex leader di An avrà con Rutelli e il suo partito e con la neonata formazione finiana di «Fu­turo e libertà». Dopo la rottura di fi­ne luglio tra i due cofondatori del Pdl e dopo il mese di silenzio che Fini ha fatto seguire, rotto solo da un comu­nicato sulla vicenda della casa di Montecarlo, regalata ad An da un&#8217;an­ziana sostenitrice e finita in affitto al cognato del presidente della Camera dopo una vendita con non pochi lati oscuri a una società straniera.”</p>
<p>Qui non si tratterebbe affatto di accordi politici (a questo proposito ribadisco: Fini non è più affidabile: guai accordarsi con lui!), qui si tratterebbe di far ingoiare agli italiani una carica istituzionale super partes che appare coinvolta in operazioni illecite, svoltesi nel corso del suo mandato. Da ultimo si legga <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/09/rassegna-stampa-del-1-settembre-2010_pagina_04.jpg">qui</a> questo vero e proprio j’accuse, dove si parla di fondi bloccati per tutti (leggere anche <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/09/rassegna-stampa-del-1-settembre-2010_pagina_06.jpg">qui</a>) ma poi sbloccati, su interessamento della segretaria di Fini, Rita Marino, per il solo Piscicelli, un imprenditore della cricca.</p>
<p>Potrebbero gli elettori e i cittadini accettare che un’inchiesta di questa gravità sia interrotta con un’operazione censoria?</p>
<p>Non è possibile. Sarebbe come mettere la museruola ad uno scandalo <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/09/rassegna-stampa-del-1-settembre-2010_pagina_08.jpg">istituzionale</a> che, a mio avviso, secondo i documenti e le testimonianze finora pubblicati, sarebbe assai più grave di quello che travolse il presidente Nixon.</p>
<p>Chi sa se Napolitano se ne rende conto, il quale continua a non sentire, a non vedere e a non parlare.</p>
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		<title>LETTERATURA: Maria Antonietta Pinna: &#8220;Dalle galee al bagno al carcere&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 04:53:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Antonietta Pinna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[di Salvo Zappulla MARIA  ANTONIETTA PINNA Armando Siciliano Editore, pp. 197, € 15 Un percorso dettagliato nella storia, nella storia degli uomini sottomessi ad altri uomini. Vittime e carnefici procedono per vie parallele accomunati dalla stessa sorte ingrata. Maria Antonietta Pinna, esperta criminologa, in questo suo libro di esordio, pubblicato da Armando Siciliano Editore, ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Salvo Zappulla</p>
<p>MARIA  ANTONIETTA PINNA<br />
Armando Siciliano Editore, pp. 197, € 15<span id="more-13532"></span></p>
<p>Un percorso dettagliato nella storia, nella storia degli uomini sottomessi ad altri uomini. Vittime e carnefici procedono per vie parallele accomunati dalla stessa sorte ingrata. Maria Antonietta Pinna, esperta criminologa, in questo suo libro di esordio, pubblicato da Armando Siciliano Editore, ci fa conoscere tutti gli aspetti aberranti sui sistemi di detenzione e di pena dal XVI secolo fino al carcere da guerra. Uomini costretti a remare fino allo sfinimento, immersi nei loro stessi escrementi, torturati e seviziati fino alla morte. Allora non c’era il Lodo Alfano a tutelare i malfattori, che spesso non erano malfattori ma semplici persone cadute in disgrazia o invise ai potenti. E’ stupefacente scoprire aspetti della natura umana così perversi, il piacere subdolo degli aguzzini nell’infierire con compiaciuta crudeltà nei confronti di esseri inermi, impossibilitati a difendersi. E tutto in nome di una legalità  completamente astrusa e illusoria. La detenzione non come strumento di recupero teso alla rieducazione del condannato ma quale coercizione e annientamento dell’individuo. I prigionieri mangiavano una volta al giorno, solitamente all&#8217;imbrunire per non vedere cosa avevano nella scodella: il rancio del marinaio era costituito da galletta, impasto di acqua e farina condita da aceto per coprire il gusto di marcio, da qui il nome rancio, ossia rancido, acido. Dormivano nelle panche legati, e soffrivano dello scorbuto, malattia che insorge per carenza di vitamina C. Il vino era molto apprezzato dai forzati e pur di averlo erano disposti a sottoporsi alle umiliazioni peggiori, persino a lasciarsi sodomizzare. Questo saggio di  Maria Antonietta mi ha portato in un mondo a me sconosciuto, come addentrarsi nelle viscere dell’inferno e scoprirne gli orrori, tastarli con mano pagina dopo pagina. Un libro ben curato, con numerose illustrazioni e riferimenti. Ne consiglio la lettura a quanti desiderano qualche volta volgere lo sguardo al passato e seguire passo dopo passo le conquiste dell’uomo verso la civiltà.</p>
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		<title>Verdini e Fini: due modi diversi di reagire</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 22:13:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>

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		<description><![CDATA[Stando a quanto rivelato da Libero sembra che nella rete della famigerata cricca sia caduto pure il presidente della Camera. Il come lo racconta l’inviato Franco Bechis, ripreso anche da Francesco Cramer del Giornale (qui). Se le intercettazioni di quella che è definita dalla stampa una nuova P3 sono state considerate, non soltanto pubblicabili, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stando a quanto rivelato da <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/08/rassegna-stampa-del-31-agosto-2010_pagina_15.jpg">Libero</a> sembra che nella rete della famigerata cricca sia caduto pure il presidente della Camera. Il come lo racconta l’inviato Franco Bechis, ripreso anche da Francesco Cramer del Giornale (<a href="http://www.ilgiornale.it/interni/ecco_telefonate_cricca_e_corte_fini/30-08-2010/articolo-id=469937-page=0-comments=1">qui</a>).<span id="more-13705"></span></p>
<p>Se le intercettazioni di quella che è definita dalla stampa una nuova P3 sono state considerate, non soltanto pubblicabili, ma attendibili, per le intercettazioni tra l’imprenditore Piscicelli, uno della cricca, e la segretaria particolare di Fini, Rita Marino, non si può che usare lo stesso metro. Altrimenti chi accusa Verdini ed altri, cadrebbe – ma ormai ci siamo abituati – nell’ipocrisia.</p>
<p>Così, se si applica la stessa unità di misura, almeno la segretaria Marino è da considerare, a quanto sembra, implicata fino al collo nello scandalo, avendo sbloccato un pagamento di 1,5 milioni di euro a favore dell’imprenditore sotto accusa presso la magistratura fiorentina.</p>
<p>Si cercherà di sostenere che Fini di tutto questo non sapeva niente, come si è tentato di fare per la casa di Montecarlo, dove lo scaricabarile ha rischiato di seppellire il cognatino Giancarlo Tulliani. Che in effetti è sparito dalla circolazione, dopo aver cercato di balbettare qualcosa a sua difesa, aumentando con ciò i sospetti sul presidente della Camera. Ora di “Elisabetto” non si sa più niente e perfino il Corrierone finge di averlo perso di vista.</p>
<p>Ma la tesi che di ciò che stava accadendo tra la Marino e Piscicelli il povero Fini fosse del tutto ignaro, è tesi per gonzi.</p>
<p>Non credo che la Marino abbia ancora ritrattato l’intercettazione o abbia rilasciato dichiarazioni. Probabilmente è trattenuta sotto campana, come sta accadendo a Giancarlino.</p>
<p>Ebbene, quando il nome di Verdini apparve sulle cronache dei giornali, Verdini non si peritò di tenere una conferenza stampa, sottoponendosi alle domande dei giornalisti, alle quali rispose punto per punto.</p>
<p>Invece Fini che fa? Dopo aver querelato il Giornale ora ci riprova con Libero. Pensate: è lo stesso Fini che si è battuto contro la legge del bavaglio! E ora che la pubblicazione di intercettazioni pare coinvolgere anche la sua persona, reagisce querelando.</p>
<p>Lui che, a differenza di Verdini, ricopre la terza carica dello Stato, e dovrebbe fugare da sé, subito, ogni sospetto! A lui spetterebbe infatti, prima ancora che affidarsi alla magistratura, rispondere tempestivamente ai cittadini,  convocando una conferenza stampa aperta, ovviamente, alle domande dei giornalisti. Come ha fatto il parlamentare Verdini, e come fece il ministro Scajola.</p>
<p>Una conferenza stampa sulla quale si stanno addensando molte ombre da diradare: dalla casa di Montecarlo, alle pressioni sulla Rai a favore dei familiari, fino ai favori concessi, pare, a Piscicelli.</p>
<p>E chi sa se la lista finirà qui. Ho l’impressione che più passa il tempo, più si addenseranno altre ombre a carico di Fini, se risulterà provato che egli abbia trasformato i suoi uffici di Montecitorio in una vera e propria sede di affari, anche personali.</p>
<p>Naturalmente per Napolitano tutto ciò non fa una grinza, e ancora non sente, non vede e non parla.</p>
<h5>Articoli correlati</p>
<p>&#8220;La linea del premier: basta attacchi a Fini&#8221; di Marco Galluzzo. <a href="http://www.corriere.it/politica/10_settembre_01/berlusconi-fini-linea_4da8938a-b587-11df-89bc-00144f02aabe.shtml">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Gaucci: &#8220;Basta bugie, ora querelo Elisabetta&#8221; di Gian Marco Chiocci. <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/gaucci_basta_bugie_ora_querelo_elisabetta/01-09-2010/articolo-id=470324-page=0-comments=1">Qui</a>.</p>
<p>«Il premier deve liberarsi di Fini» Riccardo Pelliccetti intervista il politologo Marco Tarchi. <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/il_premier_deve_liberarsi_fini/01-09-2010/articolo-id=470321-page=0-comments=1">Qui</a>. Da cui estraggo:</p>
<p>«Per quanto sia un azzardo, a mio parere Berlusconi avrebbe un vantaggio a stanare Fini portandolo alla prova delle urne. Il logorio serve a Fini, non a Berlusconi» </p>
<p>&#8220;I diktat di Fini al Cav per salvare il governo. Ecco la lista-capestro&#8221; di Francesco Cramer. <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/i_diktat_fini_cav_salvare_governo_ecco_lista-capestro/01-09-2010/articolo-id=470316-page=0-comments=1">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Processo breve, Berlusconi e la fuga dall&#8217;assedio&#8221; di Francesco Cramer. <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/processo_breve_berlusconi_e_fuga_dallassedio/01-09-2010/articolo-id=470510-page=0-comments=1">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Processo breve, piano B del premier&#8221; di Ugo Magri. <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201009articoli/58114girata.asp">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Processo breve: ecco cosa può far saltare la maggioranza&#8221;. <a href="http://www.libero-news.it/news/478874/Processo_breve__ecco_cosa_può_far_saltare_la_maggioranza.html">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Storace sta con Libero: &#8220;pronti a sottoscrivere tutti gli articoli su Fini&#8221;. <a href="http://www.libero-news.it/news/478707/Storace_sta_con_Libero___pronti_a_sottoscrivere_tutti_gli_articoli_su_Fini_.html">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Cavaliere, non è più il tempo delle colombe&#8221; di Milton. <a href="http://www.loccidentale.it/articolo/cavaliere%2C+non+%C3%A8+pi%C3%B9+il+tempo+delle+colombe.0095084">Qui</a>. Da cui estraggo:</p>
<p>&#8220;L’obiettivo è ormai chiaro: fargli fare la fine di Craxi. I mandanti sono gli stessi: i signori delle rendite, i veri conservatori, e i loro galoppini: ex/post-comunisti e magistrati, fiancheggiati dalla famosa stampa indipendente pagata dai patti di sindacato. Il tutto benedetto dal Colle.<br />
Per fare il lavoro sporco, hanno ingaggiato, in qualità di falange opplita, un gruppuscolo di traditori saccenti (i traditori servono sempre per uccidere il tiranno),  guidati da un leaderuncolo ambizioso, esperto in incoerenza ed immobili.&#8221;</p>
<p>&#8220;Ma la mazzata finale è arrivata dal Colle. Con una loquacità puntigliosa e leggermente arrogante, il Presidente della Repubblica è intervenuto più volte nella calura ferragostana. L’apice l’ha però toccato dando un’intervista al giornale del suo vecchio partito, lui arbitro neutrale, nel quale ha attaccato chi chiede le elezioni anticipate e ha detto basta agli attacchi al Presidente della Camera. Non si ricorda la stessa veemenza nel difendere il Presidente del Consiglio, anch’egli istituzione mi pare, quando non più di un anno fa, fu persino tacciato di pedofilia. Silenzio assordante, come silente rimane in questi giorni, di fronte agli attacchi alla seconda carica dello Stato, infangata da certa spazzatura giustizialista.&#8221;</p>
<p>&#8220;Attenzione Presidente Berlusconi, questi sono gli eredi, per rimanere ai comitati di liberazione nazionale, della feccia di Piazzale Loreto, hanno persino cambiato i termini della prescrizione per il caso Mills, per riuscire a metterla al gabbio, una volta per tutte.<br />
Questa non è più mero scontro politico, è una questione di sopravvivenza per Lei e di libertà per chi in Lei ha creduto. Ogni mezzo va usato per respingere questo attacco. Altrimenti potrebbe essere troppo tardi, non è più il tempo delle colombe.&#8221; </p>
<p>&#8220;Il Pd critica il Porcellum. Ma lo difende nella sua Toscana&#8221; di Paolo Armaroli. <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/09/rassegna-stampa-del-1-settembre-2010_pagina_10.jpg">Qui</a>.</p>
<p>Casa di Montecarlo. Rassegna stampa del 1 settembre 2010. <a href="http://scrivono.wordpress.com/2010/09/01/rassegna-stampa-del-1-settembre-2010/">Qui</a>.</p>
</h5>
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		<title>La visita di Gheddafi: e torna in scena l’ipocrisia</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 11:24:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non accade sovente, ma a volte si trovano articoli così chiari e lucidi che valgono più di un voluminoso trattato o di un ampia discussione. L’articolo che è apparso stamani sul Tempo a firma di Mario Sechi, e intitolato “La battaglia di Tripoli”, è uno di questi (qui e qui). A me Gheddafi non piace. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non accade sovente, ma a volte si trovano articoli così chiari e lucidi che valgono più di un voluminoso trattato o di un ampia discussione. L’articolo che è apparso stamani sul Tempo a firma di Mario Sechi, e intitolato “La battaglia di Tripoli”, è uno di questi (<a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/08/rassegna-stampa-del-31-agosto-2010_pagina_02.jpg">qui</a> e <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/08/rassegna-stampa-del-31-agosto-2010_pagina_03.jpg">qui</a>).<span id="more-13687"></span></p>
<p>A me Gheddafi non piace. Il suo è un regime dispotico, dove non credo che abbiano cittadinanza le libertà che proclama, soprattutto nei confronti delle donne. La spettacolarizzazione della sua visita romana con arredi e sermoni è ridicola oltre che di cattivo gusto.</p>
<p>Nel passato ci siamo dovuti sorbire visite di altri dittatori parimenti sussiegosi e ridicoli. Ma non ricordo che vi si sia perso tempo più del necessario.</p>
<p>Con Gheddafi invece si cerca di trovare ogni difetto del dittatore per gettare fango, come sempre, su Berlusconi, che ha stipulato con lui un trattato di amicizia e ne festeggia oggi il biennale. Ipocrisia, dunque, ancora una volta.</p>
<p>Nessuno si scomoda a sottolineare i riscontri economici, notevoli, che i buoni rapporti con la Libia hanno suscitato. Il nostro apparato produttivo ne è felicissimo ed è ben lontano dal seguire le aggressioni pelose e di parte di certa stampa antiberlusconiana.</p>
<p>Berlusconi è riuscito nei suoi anni di governo ad intessere ottime relazioni con due Paesi, ma non solo quelli, che le diplomazie dei governi precedenti, <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/quanti_fratelli_sinistra_gheddafi/31-08-2010/articolo-id=470114-page=1-comments=1">specie quelle di sinistra</a>, non erano mai riuscite a mandare al di là di un rapporto formale. Insomma: contratti pochi e liti molte. All’opposto di quanto accade oggi con le relazioni internazionali realizzate dai governi Berlusconi.</p>
<p>Mario Sechi ci spiega, e fa capire anche a chi non vuole intendere, del perché contro Berlusconi certi partiti e certi poteri ce l’hanno a morte.</p>
<p>I buoni rapporti intessuti dai governi Berlusconi  stanno producendo, infatti, frutti insperati (perfino, sembra, il salvataggio di Unicredit), e contemporaneamente stanno sottraendo spazi commerciali ai Paesi che prima con la Libia e la Russia facevano affari d’oro: soprattutto Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia.</p>
<p>Qui sta la ragione dell’aiuto che viene alla nostra opposizione dall’estero. La caduta di Berlusconi significherebbe riaprire agli altri Paesi spazi commerciali ridottisi a causa dell’influenza su quei Paesi del nostro presidente del Consiglio.</p>
<p>Scrive Sechi:</p>
<p>“La caduta di Berlusconi provocherebbe non solo un immediato big bang nella politica interna e nello scenario dei partiti, ma farebbe implodere quel sistema di relazioni internazionali che il Cavaliere ha costruito con tenacia e fantasia. Altro che la Disneyland di cui cianciano i finiani senza aver capito cosa c&#8217;è davvero in ballo. A chi conviene? Ci sono le impronte digitali. Risolvere il caso è facile.”</p>
<p>Quando si usa l’espressione poteri forti, si indica sempre un coacervo di forze, alcune addirittura capaci di rimanere nell’ombra. In Italia, qualcuna di queste forze è venuta alla scoperto nel Meeting di Rimini, a cominciare da Passera e Bazoli, che si aggiungono così a Montezemolo, a De Benedetti, a De Bortoli, a Paolo Mieli, e via di questo passo.</p>
<p>Essi stanno dietro alle manovre politiche a cui Bersani fa da motore e a cui non sembra estraneo Fini (troppo scandalosamente <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/08/rassegna-stampa-del-31-agosto-2010_pagina_14.jpg">attaccato</a> alla poltrona), e forse neppure il capo dello Stato, il cui silenzio sulle presunte malefatte della terza carica istituzionale continua ad incombere come una cappa di piombo sul Paese, nonostante che su <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-18207.htm">Dagospia</a> si legga:</p>
<p>“<strong>7</strong> &#8211; Il Colle, ovvero la «prima magistratura dello Stato» dapprima ha difeso Fini a spada tratta. Poi più nulla. Se ne è via via distaccato. Ci sarà un motivo?”</p>
<p>Non si prendono le distanze da Fini con il silenzio, ma obbligandolo a dire la verità.</p>
<h5>Articoli correlati</p>
<p>&#8220;Il partito di Fini? È già un mostro a mille teste&#8221; di Francesco Cramer. <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/il_partito_fini__gia_mostro_mille_teste/31-08-2010/articolo-id=470118-page=0-comments=1">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Riforma elettorale, nuovo agguato a Berlusconi&#8221; di Giancarlo Perna. <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/riforma_elettorale_nuovo_agguato_berlusconi/31-08-2010/articolo-id=470133-page=0-comments=1">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Quanti fratelli a sinistra per Gheddafi&#8221; di Felice Manti. <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/quanti_fratelli_sinistra_gheddafi/31-08-2010/articolo-id=470114-page=0-comments=1">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Non sputate su Gheddafi: vale oro per l&#8217;Italia&#8221;. <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-18219.htm">Qui</a>. Da cui estraggo:</p>
<p>&#8220;Eppure basterebbe guardare a come il Cavaliere ha ri-orientato i business strategici dell&#8217;Italia. Russia, Turchia, Libia, Venezuela, Brasile, Panama (e speriamo anche Cina) stanno sostituendo le tradizionali partnership con gli Usa e con la Germania. Certo, l&#8217;Occidente resta il nostro primo mercato, ed è lì che si realizza il valore aggiunto. La produzione e gli accordi di lunga gittata si fanno però altrove: anche con regimi e personaggi discutibili, ma che garantiscono stabilità politica e flussi certi d&#8217;investimenti. Del convoglio &#8220;atlantico&#8221; eravamo un vagoncino di coda; qui possiamo essere una motrice. Logico che Usa, Francia, Germania e Inghilterra non gradiscano, come ha detto in una memorabile intervista il nuovo ambasciatore obamiano David Thorne.&#8221;</p>
<p>I precedenti. <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/09/rassegna-stampa-del-1-settembre-2010_pagina_03.jpg">Qui</a>. Da cui estraggo:</p>
<p>&#8220;Una curiosa foto nella galleria in rete del Quirinale mostra il sorriso smagliante del presidente Oscar Luigi Scalfaro, mentre stringe la mano al barbuto Fidel, a Roma, nel novembre del 1996.&#8221;<br />
</h5>
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		<title>LETTERATURA: Vincenzo Pardini: &#8220;Banda randagia&#8221;, Fandango, 2010</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 04:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[di Bartolomeo Di Monaco [Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]   “Donata era bella quanto misteriosa. La sua solitudine ne accentuava il fascino.” Donata è la protagonista del primo dei nove racconti, “La moglie del serpente”, che formano la raccolta. Nata già un po’ ritrosa, un tentativo di violenza subito da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Bartolomeo Di Monaco<br />
[Per le altre sue letture scorrere <a href="http://www.bartolomeodimonaco.it/online/?page_id=574">qui</a>. Il suo blog <a href="http://www.bartolomeodimonaco.it/online/?cat=20">qui</a>.]  </p>
<p>“<em>Donata era bella quanto misteriosa. La sua solitudine ne accentuava il fascino.</em>” Donata è la protagonista del primo dei nove racconti, “<em>La moglie del serpente</em>”, che formano la raccolta. Nata già un po’ ritrosa, un tentativo di violenza subito da un compagno la segna ancora di più nel carattere. Dubiterà degli uomini. Non le andrà mai di parlare con altri della sua vita intima. “<em>Essere aggredita, stuprata era un timore da cui non riusciva a liberarsi.</em>”<span id="more-13096"></span></p>
<p>La sua natura e la terribile esperienza accentueranno in lei alcune perversioni latenti. Facilitata in ciò dalla sua bellezza, si troverà a vivere esperienze di forte morbosità. Non si sottrarrà nemmeno al desiderio di uccidere. Un serpente boa acquistato in un negozio cinese, da cui si sente attratta, la renderà protagonista di una insolita storia d’amore.</p>
<p>La scrittura di Pardini è veloce, fatta di frasi stentoree. Il sesso vi compare come elemento dominante della vita, al quale nessuno può sottrarsi, e che riesce a far esplodere le più nascoste e inquiete verità su noi stessi.</p>
<p>Anche Eldo, il protagonista di “<em>Banda randagia</em>”, è un tipo introverso, come Donata. Appartato, silenzioso, non ama intrattenersi con i compagni. Troverà una pistola e sarà spinto dal desiderio di uccidere.</p>
<p>Pardini sta mettendoci in contatto con l’anima più tormentata e direi anche più animalesca dell’uomo. Sesso e aggressività lo contraddistinguono, e lo governano. Tanto più se vive asserragliato in una sua inquieta solitudine. Il ritrovamento di una pistola nella fabbrica dove lavora scatenerà in lui istinti omicidi: “<em>Riprese sonno pensando alla pistola. Non l’avrebbe solo divertito, ma anche appagato di qualcosa che doveva ancora capire.</em>”</p>
<p>A volte sono i piccoli avvenimenti che scatenano l’imprevedibile: “<em>Ebbe una sensazione che lo turbava e lo esaltava; la medesima di quando sentiva suo padre e sua madre fare l’amore.</em>”</p>
<p>Quella di Pardini è una scrittura meno dura, meno aspra, di quella che abbiamo conosciuto nel passato. Più letteraria, meno anarchica, senza quella ruvidezza terragna che incontriamo, ad esempio, nello stupendo racconto, “<em>Broggi</em>”, in “<em>Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo</em>”, uscito quasi contemporaneamente.</p>
<p>In quei racconti i veri protagonisti, dominatori perfino degli uomini, sono gli animali. Qui l’indagine di Pardini si concentra sull’uomo. E, per l’occasione, sembra aver scelto di adottare modi un po’ più dolci prima di immergersi nella sua anima.</p>
<p>I delitti compiuti da Eldo cadono sotto l’attenzione di un ispettore esperto, Gregorio Giurati, che si avvede che sono stati compiuti da uno stesso individuo. Comincia la caccia. Sarà un cane, Nerone, a metterlo sulle sue tracce. E una banda di cani randagi ad ucciderlo.</p>
<p>Pardini si è concesso con questo thriller una specie di pausa dai suoi temi e dalle sue ambientazioni preferiti, un tentativo, non nuovo peraltro, di percorrere una strada che lo incuriosisce. Lo vedremo anche in altre storie di questa raccolta. Probabilmente la sua esperienza di guardia giurata l’ha portato a vivere situazioni in cui dominano i risvolti psicologici di una natura umana malata e inquietante: “<em>L’assassino era figlio della negatività che lì allignava.</em>”</p>
<p>Un tale proposito di indagare l’anima umana appare ancora più evidente nel terzo racconto intitolato “<em>Ferrovia parallela</em>”. È un racconto tra onirismo e fantasy. Una strana locomotiva a carbone sta percorrendo una linea ferroviaria misteriosa, che attraversa stazioni presidiate, tunnel bui, lande desolate, foreste. Il protagonista, guardia giurata, deve sorvegliare due valigie dal contenuto sconosciuto. Lungo il percorso fa strani incontri. Molti sono soldati. Vede perfino dei mammut. Anche numerosi cadaveri. Grossi ratti. Si sente prigioniero di qualcuno, che non sa definire.</p>
<p>I racconti vedono spesso delle guardie giurate in azione. Questo, in modo speciale. Confessa: “<em>ho creduto di capire chi sono: un fantasma che vive d’ombra, ospite privilegiato delle tenebre. Lo ammetto: mi sono innamorato della notte come la più proibita e lasciva delle amanti. In essa, a mio modo, trovo conforto e comprensione.</em>”</p>
<p>Fa capolino anche l’invocazione a Cristo: “<em>Un pensiero, allora, traversa la mente: che la mia faccia assomigli un poco a quella di Cristo sotto le scudisciate. Una preghiera inconscia. La stessa, m’avvedo, che non ho mai cessato di rivolgergli. Vorrei essere tutto Suo.</em>”</p>
<p>È un viaggio che agisce dentro il protagonista, volto a cambiarlo. Addirittura a distruggerlo. Sarà possibile difendersi solo con un atto di violenza.</p>
<p>Egisto, il protagonista del racconto “<em>Lo chiamavano orso</em>”, è un bel ragazzo, che si accorge di essere attratto più dagli uomini che dalle donne. S’innamora di un coetaneo, Vittorio, ed inizia con lui un’avventura omosessuale. Si sente felice, realizzato.</p>
<p>È il racconto più denso di umori, dove l’odore del grosso cinghiale che lo zio Berto vuole abbattere si mescola con quello forte del sesso. La caccia al cinghiale fa rivivere altre pagine memorabili di Pardini. A mio avviso, il migliore della raccolta, riassuntivo dei principali temi cari all’autore.</p>
<p>Seguono altri racconti più brevi, ma tutti vicini per temperamento al racconto “<em>Lo chiamavano orso</em>”, ossia muniti di una solidità più consistente. “<em>Lo chiamavano orso</em>” segna dunque lo spartiacque tra due parti che sembrano avere ispirazione e consistenza differenti, delle quali la seconda appare la migliore. Una frase significativa del mondo caro ed evocato da Pardini, si trova nel racconto “<em>Il coltellino</em>”: “<em>Non è vero che il passato si cancella. L’abbiamo intorno e dentro, ma non si lascia vedere, solo percepire.</em>”</p>
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		<title>Perplessità su Fini perfino dall’Unità</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 22:04:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla fine non ce l’hanno fatta quelli dell’Unità a reggere al loro lungo silenzio sul caso Fini. Non si sono sprecati tanto, ma una noticina sono riusciti ad imbastirla attraverso Francesco Piccolo, che titola: “L’atipico Fini presidente della Camera”. Venendo dall’Unità, merita la segnalazione. Scrive Piccolo: “Nei prossimi mesi, Fini si prepara a essere il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine non ce l’hanno fatta quelli dell’Unità a reggere al loro lungo silenzio sul caso Fini. Non si sono sprecati tanto, ma una noticina sono riusciti ad imbastirla attraverso <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/08/rassegna-stampa-del-30-agosto-2010_pagina_5.jpg">Francesco Piccolo</a>, che titola: “L’atipico Fini presidente della Camera”. Venendo dall’Unità, merita la segnalazione.<span id="more-13676"></span></p>
<p>Scrive Piccolo: “Nei prossimi mesi, Fini si prepara a essere il prota­gonista assoluto e combattivo di una battaglia che potrebbe perfino sfociare nella costituzione di un nuovo partito. Ecco: un politico così impegnato in prima persona a lottare per cambiare la politica del centrodestra, nel costruire nuovi scenari, nell&#8217;attaccare o nel difendersi, non coincide in modo perfetto con la figura del presidente della Camera”.</p>
<p>Chi sa se Napolitano, che si sentì in dovere di rilasciare la nota intervista al quotidiano del suo ex partito, si sarà posta, pure lui, la domanda se Fini non abbia snaturato la sua funzione istituzionale.</p>
<p>Sono rimasti in pochi a non accorgersene. Per non parlare poi dello scandalo che lo coinvolge e coinvolge la sua nuova famiglia.</p>
<p>Dagli ultimi risultati dell’inchiesta condotta dal <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/08/rassegna-stampa-del-30-agosto-2010_pagina_7.jpg">Giornale</a>, appare perfino che il presidente della Camera non si sia limitato a raccomandare alla Rai i suoi famigliari affinché godessero di alcuni contratti milionari, ma abbia avuto contatti con almeno uno dei famigerati membri della cosiddetta “cricca”, l’imprenditore Piscicelli, al quale avrebbe fatto sbloccare un pagamento di 1,5 milioni di euro.</p>
<p>Insomma, sembrerebbe che Fini abbia usato i suoi uffici a Montecitorio per condurre anche operazioni per niente legate alla sua funzione. Operazioni poco pulite.</p>
<p>Leggo, sempre da Vittorio Feltri, che il Pdl tentenna e forse non chiederà le dimissioni del presidente della Camera. Per opportunismo, probabilmente.</p>
<p>Ma davvero c’è chi crede ancora nella lealtà dell’ex monarca assoluto di An?<br />
Guai a lasciare in sella Fini! Sono sempre più convinto che egli sia finito nelle grinfie di un potere che lo ha stravolto, e che non sia più in grado di recuperare una piena e doverosa autonomia. È solo una mia impressione, ma prima o poi, con la pazienza della Storia, sapremo la verità su questo periodo sorprendente e oscuro di un politico che era riuscito a liberare – grazie anche a Berlusconi – il suo vecchio partito, il Msi, dall’ostracismo dei cosiddetti partiti dell’arco costituzionale.</p>
<p>Una verità che potremmo conoscere anche subito, se Napolitano lo volesse. Ma ancora il nostro Presidente non vede, non sente, non parla.</p>
<h5>Articoli correlati</p>
<p>&#8220;Cari finiani, se siamo la Disneyland di Gheddafi il merito è anche di Fini&#8221; di Carlo Panella. <a href="http://www.loccidentale.it/articolo/cari+finiani%2C+se+siamo+la+disneyland+di+gheddafi+il+merito+%C3%A8+anche+di+fini.0095020">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Il Cav. sempre sul banco degli imputati, Fini sempre libero di spargere veleni&#8221; di Giuliano Cazzola. <a href="http://www.loccidentale.it/articolo/il+cav.+sempre+sul+banco+degli+imputati%2C+fini+sempre+libero+di+spargere+veleni.0094993">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;La battaglia di Tripoli&#8221; di Mario Sechi. <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/08/rassegna-stampa-del-31-agosto-2010_pagina_02.jpg">Qui</a> e <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/08/rassegna-stampa-del-31-agosto-2010_pagina_03.jpg">qui</a>Casa di Montecarlo. Rassegna stampa del 31 agosto 2010. <a href="http://scrivono.wordpress.com/2010/08/31/rassegna-stampa-del-31-agosto-2010/">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Fini, lo sbloccacricca&#8221; di Franco Bechis. <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/08/rassegna-stampa-del-31-agosto-2010_pagina_15.jpg">Qui</a>.<br />
</h5>
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		<title>LETTERATURA: Gli anni Trenta in Germania rivisitati attraverso le poesie di Bertolt Brecht ed  illuminati da alcune riflessioni di Willy Brandt (6)</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 04:43:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nino Campagna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[di Nino Campagna [Nino Campagna, presidente dell’Acit di Pescia (Associazione Culturale Italo-Tedesca) (acitpescia@alice.it), che conosco da vari anni, è un infaticabile messaggero della cultura, in particolare di quella tedesca, di cui si può dire sappia tutto. Affascinato da quella letteratura va in giro a parlarne davanti a studenti e professori, incantando tutti con il suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Nino Campagna</p>
<p><span style="font-size: small;">[Nino Campagna, presidente dell’Acit di Pescia (Associazione Culturale Italo-Tedesca) (<a href="mailto:acitpescia@alice.it">acitpescia@alice.it</a>), che conosco da vari anni, è un infaticabile messaggero della cultura, in particolare di quella tedesca, di cui si può dire sappia tutto. Affascinato da quella letteratura va in giro a parlarne davanti a studenti e professori, incantando tutti con il suo eloquio da oratore tanto preparato quanto appassionato. Non si finirebbe mai di ascoltarlo. Della cultura tedesca conosce non solo la letteratura, ma la musica e in modo tutto speciale - al contrario di quanto accade in Italia - la fiaba, che nella Germania gode di grande considerazione, quasi a livello di vero e proprio culto. Per la sua attività ultra quarantennale è stato insignito della croce al merito culturale concessagli dal Presidente della Repubblica Federale di Germania Horst Köhler. Essendo la sua opera protesa alla diffusione della cultura tedesca, la rivista è lieta della sua collaborazione, che ci farà conoscere molti aspetti interessanti di quella Nazione, e per questo lo ringrazia.]</span><span id="more-12669"></span></p>
<p>In quel periodo cade anche l’addio di Willy Brandt alla sua città natale, Lubecca, e alla sua Germania. Con una dote di 100 marchi consegnatigli  dal nonno, che gli aveva fatto da padre e che qualche anno dopo (1935) si doveva suicidare per  la disperazione provocatagli da un Regime a cui non c’era ormai alternativa, egli liquida con due parole quel triste distacco:“Non si è trattato di un addio difficile, quello che io in uno dei primi giorni di aprile 1933 presi da Lubecca. Dovevo andar via, se non volevo rischiare la pelle e l’anima…” (da “Erinneringen”, Ricordi). Via Danimarca, dove è ospite del compagno socialdemocratico Oscar Hansen, noto poeta e giornalista, quel viaggio doveva proseguire poi verso la Norvegia (7 aprile), e precisamente a Oslo, dove,  su incarico della direzione del partito, avrebbe dovuto assumersi, nonostante la giovane età, il compito di reggere le fila della già programmata centrale operativa per il sostegno dell’attività clandestina di coloro che avevano deciso di rimanere in Germania. La Norvegia, un Paese monarchico contraddistinto da un forte partito socialdemocratico che, a partire dal 1935, sarà chiamato a governare, diventerà per Willy Brandt una vera seconda patria. Qui si avvale del concreto aiuto del giornalista Finn Moe, che a sua volta era stato per anni corrispondente da Berlino per il  giornale “Arbeiderbladet”, l’organo centrale del partito dei lavoratori norvegesi (NAP). Dalla Norvegia, della cui lingua si impadronirà presto,  segue con apprensione gli avvenimenti tedeschi, scrivendo articoli contro il regime nazista e raccogliendo firme per petizioni contro le ingiustizie più gravi, come per esempio l’arresto a Berlino di 24 compagni della direzione della SAP, che – almeno stando all’accusa di “alto tradimento in combutta con l’estero” – rischiavano la pena di morte. Questa lettera del 22 ottobre 1934 indirizzata al Ministero della giustizia del Reich e firmata da autorevoli giudici e avvocati norvegesi, sosteneva la tesi che in nessun Paese civile la legge viene applicata retroattivamente e salverà dalla pena capitale tutti gli arrestati, condannati a pene detentive relativamente lievi (inizio dicembre 1934).</p>
<p>Intanto in Germania continua l’opera di demolizione di ogni traccia che potesse ricordare i partiti della sinistra e i sindacati. La festa del 1° maggio viene sostituita dalla “Festa del Lavoro Nazionale” e diventa<strong> </strong>occasione per altre<strong> </strong>imponenti coreografie. Il Führer, intenzionato ad accattivarsi le simpatie dei Generali e della Wehrmacht, pensa ad una nuova politica estera che ridia alla Germania l’onore perduto a causa dell’armistizio &#8211; il famoso “Dolchstoss”   - dell’11 novembre 1918. La prima decisione è quella di  uscire dalla Società delle Nazioni. Per dare una patina popolare ad una scelta, che gli procurerà la riprovazione dell’Europa intera, chiede un plebiscito e lo fissa per il 12 novembre 1933. Per la stessa giornata vengono indette nuove elezioni politiche, questa volta  con una lista unica: quella del partito nazista. I risultati saranno plebiscitari: 96% nel Referendum e 92% nelle elezioni!</p>
<p>I Brecht, Bertolt, Helene Weigel e Stephan (Barbara era rimasta dal nonno a Augsburg e solo dopo sarà portata via da una signora inglese di religione quacquera che la fece passare come propria figlia…) , avevano, come abbiamo visto, lasciato  Berlino il giorno dopo l’incendio del Reichstag, il 28 febbraio 1933, puntando su Praga. Subito dopo fanno tappa a Vienna dove risiedeva la famiglia della Weigel. Una famiglia benestante, che conduceva una vita agiata in un ambiente tipicamente borghese. Persone per bene, per nulla impegnate politicamente, di sicuro conservatori per indole e per nulla contente della scelta della figlia &#8211; attrice e per giunta comunista! -. Questa famiglia, che aveva trovato immotivato e semplicemente esagerato l’invito rivoltole dalla figlia e dal genero di abbandonare Vienna prima che fosse tardi, avrà purtroppo modo di rimpiangere amaramente questa scelta solo alcuni anni dopo. Ad occupazione dell’Austria avvenuta da parte dei Nazisti, sarà tra le prime ad essere arrestata, deportata e annientata nei campi di concentramento&#8230;.</p>
<p>A marzo Brecht si reca in Svizzera, dove si trovavano Feuchtwanger, Döblin e Anna Seghers. Da Lugano scrive una lettera conciliante a Thomas Mann, complimentandosi per il suo intervento &#8211; “Das freie Wort” (La parola libera) &#8211; tenuto al Congresso degli scrittori di Berlino e proponendo un fronte comune contro Hitler. Thomas Mann non reagisce (non si fida e non si fiderà mai del “Socialismo”…), dato che preferisce non prendere posizione per non compromettersi con gli scrittori già emigrati. Il 30 marzo visita Hermann Hesse a Montagnola. In Aprile fa un breve viaggio a Parigi, dove incontra Anna Seghers, Hanns Eisler, Kurt Weill e Lotte Lenya; vi ritorna a maggio e si stabilisce in un piccolo Hotel. A giugno 1933 parla con Bernard Brentano dell’opportunità di fondare una “Künstlerkolonie-Idee”. La sua è una vera fucina di proposte, il tentativo di non lasciarsi inghiottire dalla malinconia e dal tedio, “vizi capitali” sempre in agguato tra chi è costretto ad espatriare per  sopravvivere  e a trovare riparo in ambienti stranieri e non sempre ben disposti. Ecco quindi i propositi di un giornale tedesco per l’emigrazione e addirittura  di  un teatro tedesco “Theater der Prozesse”. Sempre a Parigi Brecht riceve verso la<strong> </strong>fine dell’anno un invito dalla scrittrice danese Karen Michaelis e lo accetta. La famiglia “allargata” di Brecht (viveva con loro anche la Steffin, una giovane collaboratrice dei tempi berlinesi, a cui Brecht era molto legato…) si reca quindi in Danimarca dove alla fine del 1933 è ospite della Michealis sull’isola Thuro. Alla fine di dicembre i Brecht comprano una casa colonica in Skovbostrand sull’isola Fünen &#8211; “das dänische Strohdach” (il tetto di paglia danese)  &#8211; e un’auto usata (Ford modello T). </p>
<p>La “resistibile” ascesa di Hitler si era ormai conclusa e a Brecht, esule, non rimane che l’amarezza, per nulla consolatoria, di aver previsto tutto questo e di averlo inutilmente denunciato. Sulla “preveggenza” degli scrittori avrà modo di riflettere anche Willy Brandt nel suo discorso al Congresso degli scrittori di Stoccarda (21.11.1970). Egli, partendo da questa intuizione, sottolinea la sua convinzione che sarebbe oltremodo auspicabile una  stretta collaborazione tra letteratura e politica: “Spesso lo scrittore riesce, riflettendo sulla realtà, a mostrare sviluppi sociali per il futuro, prima che il politico, guadagnando distanza, si possa liberare dai condizionamenti del presente. Anche in questo caso la politica ha bisogno dello scrittore”.</p>
<p>Al poeta ormai lontano non resta che guardare alla sua terra con infinita malinconia e seguire con rabbia le imprese dell’imbianchino,  come ormai molti  chiamavano il Führer. Sarà questo il periodo in cui proprio ad Hitler sono dedicate molte poesie, con l’intento di denunciare all’opinione pubblica internazionale il pericolo di un dittatore che può diventare fatale per tutti.</p>
<p>Das Lied vom Anstreicher Hitler (La canzone dell’imbianchino Hitler), 440  &#8211; 1933 -</p>
<p><em>1</em></p>
<p><em>L’imbianchino Hitler</em><br />
<em>Disse: Cara gente, lasciatemi fare!</em><br />
<em>E prese un secchio di vernice fresca</em><br />
<em>E imbiancò la casa tedesca tutta a nuovo.</em><br />
<em> </em></p>
<p><em>2</em></p>
<p><em>L’imbianchino Hitler</em><br />
<em>Disse: Questa operazione la faccio in un attimo!</em><br />
<em>E i buchi e le fessure e le crepe</em><br />
<em>Tutto coprì semplicemente con la vernice.</em><br />
<em>Tutta la merda ricoprì.</em><br />
<em> </em></p>
<p><em>3</em></p>
<p><em>O imbianchino Hitler</em><br />
<em>Perché non sei stato un muratore? Nella tua casa,</em><br />
<em>Quando l’imbiancatura prende la pioggia,</em><br />
<em>Tutta la casa di merda viene di nuovo fuori.</em><br />
<em> </em></p>
<p><em>4.</em></p>
<p><em>L’imbianchino Hitler</em><br />
<em>Non aveva studiato niente altro che colore</em><br />
<em>E, quando lo si lasciò fare,</em><br />
<em>Allora ha imbrattato tutto.</em><br />
<em>Tutta la Germania ha imbrattato.</em></p>
<p>Alle prepotenze delle camicie brune, che scorrazzavano sul territorio imponendo i loro metodi brutali di violenza e sopraffazione, viene dedicata una sconsolata  riflessione fissata nella “Ballata dell’albero e dei rami”, che si chiude con un barlume di speranza:</p>
<p>Die Ballade vom Baum und den Aesten (La ballata dell’albero e dei rami), 452 &#8211; 1933 ? -</p>
<p><em>1</em></p>
<p><em>E nelle loro camicie brune vennero da noi </em><br />
<em>E pane e companatico erano scarsi</em><br />
<em>E vuotarono con  discorsi sfacciati avidamente le pentole </em><br />
<em>In cui non c’era più quasi nulla.</em><br />
<em>Qui ci divertiremo un mondo, dicevano, </em><br />
<em>Qui possiamo rimanere a meraviglia, dicevano,</em><br />
<em>Perlomeno mille anni. </em><br />
<em>Bene, dicono i rami, </em><br />
<em>Ma il tronco tace</em>.<br />
<em>Ancora qui, dicono gli ospiti, </em><br />
<em>Fino a che l’oste non porta il conto.</em><br />
<em> </em></p>
<p><em>2</em></p>
<p><em>E ricercarono i posti migliori, vennero ordinati nuovi scrittoi.</em><br />
<em>E si sentivano proprio a casa.</em><br />
<em>Non chiedevano i costi, non si preoccupavano del denaro:</em><br />
<em>Erano fuori dal tempo più brutto.</em><br />
<em>Qui ci divertiremo un mondo, dicevano, </em><br />
<em>Qui possiamo rimanere a meraviglia, dicevano,</em><br />
<em>E si tolsero gli stivali: Bene, dicono i rami, </em><br />
<em>Ma il tronco tace. </em><br />
<em>Ancora qui, dicono gli ospiti, </em><br />
<em>Fino a che l’oste non porta il conto.</em></p>
<p><em>3</em></p>
<p><em>E scaricarono le loro pistole in ogni testa migliore della loro  </em><br />
<em>E a venire sono almeno in due.</em><br />
<em>E poi vanno a prendere tre marchi dalla loro pentola d’oro. </em><br />
<em>Adesso erano finalmente arrivati.</em><br />
<em>Rimarrà sempre bella piena, dicevano, </em><br />
<em>Ci divertiremo a lungo, dicevano, </em><br />
<em>Fino alla fine del tempo.</em><br />
<em>Bene, dicono i rami, </em><br />
<em>Ma il tronco tace. </em><br />
<em>Ancora qui, dicono gli ospiti, </em><br />
<em>Fino a che l’oste non porta il conto.</em></p>
<p><em>4</em></p>
<p><em>E il loro imbianchino dipinse le crepe della casa con intonaco bruno </em><br />
<em>E loro livellarono tutto. </em><br />
<em>E se dipendesse da loro, noi ci daremmo del tu: </em><br />
<em>Pensavano, allora interveniamo!</em><br />
<em>Qui ci divertiremo un mondo, dicevano, </em><br />
<em>Allora possiamo rimanere a meraviglia, dicevano,</em><br />
<em>E costruirci un Terzo Reich. </em><br />
<em>Bene, dicono i rami, </em><br />
<em>Ma il tronco tace. </em><br />
<em>Ancora qui, dicono gli ospiti, </em><br />
<em>Fino a che l’oste non porta il conto.</em></p>
<p>Il significativo silenzio del tronco, che di sicuro non condivide la criminale disinvoltura dei suoi rami, è ad ogni strofa coronato da una certezza: prima poi ci sarà qualcuno che porterà il conto e questo dovrà essere onorato! Ma, nonostante qualche scatto di orgoglio, rivolto soprattutto ad infondere coraggio a chi deve confrontarsi quotidianamente con tutta una serie di debilitanti soprusi, Brecht non può fare a meno di rivolgere un commosso pensiero al suo paese, a quella Germania dove si sta consumando un dramma impietoso: </p>
<p>Deutschland (Germania), 487 &#8211; 1933 -<br />
Possano altri parlare della loro vergogna,<br />
        io parlo della mia.</p>
<p><em>O Germania, pallida madre!</em><br />
<em>Come siedi imbrattata</em><br />
<em>Tra i popoli.</em><br />
<em>In mezzo ai sudici</em><br />
<em>Tu salti all’occhio.</em><br />
<em> </em></p>
<p><em>Dei tuoi figli il più povero</em><br />
<em>Giace abbattuto.</em><br />
<em>Quando la sua fame fu tanta</em><br />
<em>Gli altri tuoi figli</em><br />
<em>Hanno sollevato il braccio su di lui.</em><br />
<em>Questo è diventato di dominio pubblico.</em><br />
<em> </em></p>
<p><em>Con le loro braccia sollevate</em><br />
<em>Sollevate contro i loro fratelli</em><br />
<em>Scorazzano adesso in modo insolente davanti a te</em><br />
<em>E ti ridono in faccia.</em><br />
<em>Questo lo si sa.</em><br />
<em> </em></p>
<p><em>Nella tua casa</em><br />
<em>Si grida ad alta voce la menzogna</em><br />
<em>Ma la verità</em><br />
<em>Deve essere taciuta.</em><br />
<em>È così?</em><br />
<em> </em></p>
<p><em>Perché ti lodano dovunque gli oppressori, ma</em><br />
<em>Gli oppressi ti accusano?</em><br />
<em>Gli sfruttati ti indicano a dito, ma</em><br />
<em>Gli sfruttatori lodano il sistema</em><br />
<em>Che è stato inventato a casa tua!</em><br />
<em> </em></p>
<p><em>E pur tuttavia tutti vedono te</em><br />
<em>Nell’atto di nascondere l’orlo della gonna insanguinato</em><br />
<em>Dal sangue del tuo</em><br />
<em>Figlio migliore.</em><br />
<em> </em></p>
<p><em>Ascoltando i discorsi che vengono fuori dalla tua casa, si sorride.</em><br />
<em>Ma chi ti vede, questi impugna il coltello</em><br />
<em>Come alla vista di un masnadiero.</em><br />
<em> </em></p>
<p><em>O Germania, pallida madre!</em><br />
<em>Come ti hanno conciato i tuoi figli in modo</em><br />
<em>Da sedere tra i popoli</em><br />
<em>Come scherno e terrore!</em></p>
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		<title>Vediamo le carte</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 22:05:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se guerra ci deve essere, che ci sia, senza guardare in faccia a nessuno. È il momento di scoprire le carte e vedere. Per scoprire le carte e vedere c’è un solo modo, cominciare ad impegnare il Parlamento sul cosiddetto processo breve. Già solo a sentirne l’odore da lontano, l’Anm si è scatenata. Palamara fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se guerra ci deve essere, che ci sia, senza guardare in faccia a nessuno. È il momento di scoprire le carte e vedere. Per scoprire le carte e vedere c’è un solo modo, cominciare ad impegnare il Parlamento sul cosiddetto processo breve.<span id="more-13657"></span></p>
<p>Già solo a sentirne l’odore da lontano, l’Anm si è scatenata. <a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/08/28/news/l_anm_ad_alfano_processo_breve_non_priorit-6577531/?ref=HREA-1">Palamara</a> fa sapere che non è una priorità. Bocchino dice che vuol vedere il testo, perché si tratta di uno di quei punti che rientrano in quel 5%, percentuale simbolica, che segna l’incerta aerea in cui i finiani si riservano le mani libere.</p>
<p>Allora è bene cominciare da qui. È la battaglia in confronto alla quale le altre che seguiranno si configurano come semplici scaramucce.</p>
<p>Che si schierino le truppe ora e subito, con i mezzi migliori a disposizione. <br />
Dall’esito di questa prima battaglia si potrà già stabilire il vincitore.</p>
<p>Anche perché è prevedibile che questa volta Palamara si porterà dietro quasi tutta la magistratura, visto che il processo breve costringerà i magistrati ad un impegno maggiore, a cui molti non sono abituati. Il processo breve è come un’intrusione in un alveare. S’intende: di vespe fannullone più che di api lavoratrici. Chi voglia osare, deve essere pronto a prendersi molte punzecchiature.</p>
<p>Ma ne vale le pena. Basta premunirsi di una buona maschera e coprirsi per bene, come fanno gli apicoltori.<br />
Poi non resterà che costruire una ferrea resistenza, respingendo ogni tentazione al rammollimento e all’annacquamento, come è successo per il legittimo impedimento.</p>
<p>È scontato che i finiani daranno man forte alla casta dei magistrati, ma ciò servirà a scoprire le loro vere intenzioni. Che non sono cambiate: sbaragliare Berlusconi.</p>
<p>Dunque: se sul processo breve la proposta del governo avrà in Parlamento i voti necessari per la sua approvazione, bene; l’ostacolo più grosso sarà stato superato. Altrimenti si raccolgano le carabattole e si vada al voto entro dicembre.<br />
Importante è non farsi irretire da trame temporeggiatrici, di cui le colombe sono abili tessitrici.</p>
<p>L’ammucchiata proposta da Bersani è una lugubre messinscena. Prima ancora di nascere mostra già le crepe. E poi Napolitano questa volta dovrà pensarci su due, ma anche dieci volte, prima di mettere al governo questa accozzaglia di incapaci, buoni solo ad inventarsi sterili formule adatte più ai salotti mondani che al bene del Paese.</p>
<p>Napolitano sappia che gli elettori non sono più disposti a farsi governare da maggioranze e da premier che non abbiano essi stessi eletto con il loro voto.</p>
<p>Se così accadesse, si prepari il Pdl ad una azione di disconoscimento dell’eventuale nuovo governo, tale da rendere manifesto di fronte alla Nazione quello che dovrebbe essere chiamato con il suo vero nome: il golpe. Ossia un vero e proprio colpo di Stato, checché ne dica una Costituzione formale che ha fatto il suo tempo, come ormai si riconosce da parte di taluni autorevoli giuristi.</p>
<h5>Articoli correlati</p>
<p>&#8220;Democrazia «bipolare», una discussione necessaria&#8221; di Angelo Panebianco. <a href="http://www.corriere.it/editoriali/10_agosto_30/panebianco_30214862-b3f6-11df-913c-00144f02aabe.shtml">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Riparte la caccia grossa dei pm a Berlusconi&#8221; di Stefano Zurlo. <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/riparte_caccia_pm_cavaliere/30-08-2010/articolo-id=469926-page=0-comments=1">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Aiuti agli amici nella Camera privata: telefonate tra la cricca e la corte di Fini&#8221; di Francesco Cramer. <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/aiuti_amici_sua_camera_privata/30-08-2010/articolo-id=469937-page=0-comments=1">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Ora Gianfranco deve chiarire su Montecarlo&#8221; la Bernini a Andrea Cuomo<a href="http://www.ilgiornale.it/interni/ora_gianfranco_deve_chiarire_montecarlo/30-08-2010/articolo-id=469932-page=0-comments=1">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Alleati in pressing su Berlusconi. &#8220;Ora basta liti&#8221; di Ugo Magri. <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201008articoli/58053girata.asp">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;I fans dell’ex capo di An su Facebook&#8221; di Matthias Pfaender. <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/i_fans_dellex_capo_an_facebook/30-08-2010/articolo-id=469935-page=0-comments=1">Qui</a>.</p>
<p>Casa di Montecarlo. Rassegna stampa del 30 agosto 2010. <a href="http://scrivono.wordpress.com/2010/08/30/rassegna-stampa-del-30-agosto-2010/">Qui</a>.<br />
</h5>
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		<title>PITTURA: Gauguin e il Sintetismo</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 04:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Pieraccini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pittura]]></category>

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		<description><![CDATA[di Francesco Pieraccini Laddove gli impressionisti cercavano nei  loro quadri l’immagine della natura e della realtà, impressa nei loro occhi dai tremolanti effetti della luce, Gauguin procede oltre e ad essa sostituisce  quella  che la natura scolpisce nella sua anima. Per raggiungere questo scopo, elabora un’arte quasi totalmente distaccata da ogni forma di realismo, creando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Francesco Pieraccini</p>
<p>Laddove gli impressionisti cercavano nei  loro quadri l’immagine della natura e della realtà, impressa nei loro occhi dai tremolanti effetti della luce, Gauguin procede oltre e ad essa sostituisce  quella  che la natura scolpisce nella sua anima.<span id="more-13515"></span></p>
<p>Per raggiungere questo scopo, elabora un’arte quasi totalmente distaccata da ogni forma di realismo, creando uno stile eclettico che univa insieme varie tecniche appartenenti all’arte primitiva: dalle vetrate medievali,all’ arte giapponese,  agli antichi fregi orientali.</p>
<p>Questa nuovo stile è appunto il sintetismo, a cui Gauguin aderisce in risposta alla società moderna della seconda metà dell’ottocento, giudicata dall’artista ipocrita e artificiosa. Abbiamo già osservato che anche gli impressionisti avevano espresso il loro dissenso con la società  del tempo, denunciandone il senso di alienazione e la sua monotonia, ma con Gauguin assistiamo ad un rifiuto netto di essa: lo stesso artista per dipingere si ritirerà in luoghi arcaici e primitivi, incontaminati dalle istanze della cultura moderna, come la Bretagna e la Polinesia.E’ lo stesso Gauguin a dire:      ”Amo la Bretagna, vi trovo il selvaggio, il  primitivo”.</p>
<p>Ed è proprio in Bretagna che nel 1888 ha</p>
<p>inizio il periodo sintetista di Gauguin con il dipinto “La Visione dopo il Sermone” (chiamato anche “ Giacobbe Lotta con l’Angelo”), quadro che dal pittore Emile Bernard sarà visto come un plagio della sua opera “Donne Bretoni sul Prato”. In realtà non è affatto così: se in entrambi i dipinti possiamo incontrare affinità di tecnica e di soggetti, infatti entrambi i pittori rappresentano le donne bretoni, caratterizzate dal particolare abbigliamento arcaico del luogo, e le rendono attraverso uno stile primitivo, dalle forme esemplificate  dipinte con colori puri e brillanti, con un distacco quasi totale dai tradizionali canoni prospettici, troviamo tra i due una differenza concettuale non indifferente.</p>
<p>Di fatto quadro di Gauguin è  permeato da un forte misticismo che si confonde col mondo reale arcaico della Bretagna.</p>
<p>Il pittore rappresenta la visione che delle donne bretoni hanno dopo aver assistito alla messa; ponendo esse in primo piano, fa in modo che lo spettatore assuma il loro medesimo punto di vista,  permettendogli di distinguere nella scena tanto il mondo reale, rappresentato appunto dalle figure in primo piano, quanto il mondo mistico, ovvero Giacobbe e l’angelo in lotta su di un paesaggio che trascende la natura e caratterizzato da figure oltremodo irreali e sproporzionate. Ed è questa la vera essenza dell’ arte di Gauguin, del mondo arcaico e primitivo il pittore non apprezza soltanto la semplicità e la genuinità, ma anche il forte misticismo che permea ogni aspetto della vita, in un misto di religione e superstizione.</p>
<p>Questa concezione si può trovare in diverse opere del periodo bretone, tra le quali spicca</p>
<p>“La Bella Angéle” Si tratta del ritratto di Marie Angélique Satre, considerata la donna più bella di Pont-Aven. Tuttavia l’artista, più che porre l’accento sulla sua bellezza terrena, lo pone sulla sua bellezza spirituale, racchiudendo la donna dentro una sorta di cornice ponendola come un’ icona sacra, la figura è caratterizzata da forme molto elementari e da una fissità innaturale che la pongono in una dimensione ultraterrena. Accanto ad essa sulla sinistra la statua di un idolo primitivo contribuisce ulteriormente a suggerire una lettura in chiave mistico-religiosa dell’immagine.</p>
<p>Si racconta che Marie Angèlique rimase alquanto perplessa da questo ritratto, evidentemente non conosceva Gauguin così affondo…</p>
<p>Nel 1891 Gauguin si trasferisce a vivere in Polinesia a Tahiti e in seguito nelle isole Marchesi, sempre per cercare un contatto maggiore con le popolazioni primitive e per fuggire al disagio esistenziale della civiltà moderna.</p>
<p>Da questo momento in poi si aggiungerà nelle sue opere un gusto spiccatamente esotico e maggiormente decorativo, senza però abbandonare i principi da cui la sua opera sintetista era partita.</p>
<p>Se prima i soggetti erano gli abitanti della Bretagna adesso sono gli indigeni indonesiani, e il misticismo del cristianesimo primitivo si fonde con i culti e le superstizioni locali, in una dimensione trascendentale che assume la forma di un “Eden Tropicale”.</p>
<p>Possiamo a tal proposito prendere in esame “Ia Orana Maria” (Ave Maria), dove assistiamo ,similmente alla pri  ma opera di Gauguin, ad una visione mistica, ma ambientata in terra Indonesiana.</p>
<p>Sono infatti rappresentate due donne indigene che pregando, vedono di fronte a se Maria con il Bambino, che, sia per sottolineare il carattere soggettivo della visione, sia per ribadire il concetto di una religione più pura e vicina alle persone, sono scuri di pelle e vestiti come la gente del posto. Intorno a loro il paesaggio, con la sua varietà  e i suoi colori accesi, trasforma il paesaggio orientale in una natura mistica e trascendentale, così come l’angelo, decorato da colori molto accesi.</p>
<p>Più vicino alle superstizioni ed ai culti locali è il quadro “Manaò Tupapaù”, che significa “Lo Spirito dei Morti Veglia”,  Gauguin prende infatti ispirazione dalla credenza indonesiana che gli spiriti maligni  dei morti si manifestassero di notte nell’oscurità. Ancora una volta il mondo reale e il mondo mistico si fondono assieme,il quadro raffigura una ragazza indonesiana sdraiata su di un letto, spunto dall’ Olympia di Manet, osservata da un sinistro essere nero, che rappresenta lo spirito maligno,caratterizzato dalla tradizionale fissità e ieraticità delle figure ultraterrene. Su quasi tutto il dipinto prevalgono diverse sfumature accese del viola, che suggeriscono il senso di angoscia e paura che è legato alla presenza dello spirito, in netto contrasto con le tonalità di bianco e giallo che avvolgono la fanciulla, che sembra cercare rifugio nel suo giaciglio.</p>
<p>Verso la fine dell’ ottocento, il sintetismo di Gauguin raggiunge la massima maturazione, nei suoi quadri si ritrovano uno stile primitivo eclettico, soggetti legati ad una civiltà primitiva ed un simbolismo sempre più marcato rivolto a temi mistici ed esistenziali.</p>
<p>Di questo periodo è il dipinto “Rupe Rupe”.</p>
<p>Sullo sfondo del dipinto domina il colore giallo, che ci rimanda al colore aureo dei dipinti medievali, che sottolinea l’aspetto trascendente dell’opera, il cui centro è occupato da una figura di spalle che sta cogliendo un frutto, allusione al peccato originale o ,in generale, all’atto di peccare, alla cui sinistra si trovano due figure femminili circondate da un paesaggio ameno e paradisiaco, e alla cui destra troviamo raffigurati un cavaliere curvo su un cavallo nero e dei cuccioli. Il quadro sembra rappresentare dunque la condizione umana, posta a metà tra l’agire rettamente, che porta a raggiungere la pace nel Paradiso, e il peccare, che allontana l’uomo da Dio verso una  vita puramente terrena, caratterizzata solo dalla angosciosa successione senza soluzione di continuità di vita (rappresentata dai cuccioli) e morte(il nero cavaliere).</p>
<p>RIFERIMENTI</p>
<p><a href="http://www.google.com/imgres?imgurl=http://www.frammentiarte.it/dall%27Impressionismo/Gauguin%2520opere/3%2520Paul%2520Gauguin-visione%2520dopo%2520il%2520sermone.jpg&amp;imgrefurl=http://www.frammentiarte.it/dall%27Impressionismo/Gauguin%2520opere/4%2520visione%2520dopo%2520il%2520sermone.htm&amp;usg=__UzapjVR2vr06BfBQrUHVnb7bO2U=&amp;h=765&amp;w=967&amp;sz=419&amp;hl=it&amp;start=0&amp;sig2=fTVD3Sg5GR8SuAyYcGtdYA&amp;tbnid=2BQ4XFD7iZ44LM:&amp;tbnh=117&amp;tbnw=148&amp;ei=MRdsTJq1JqaiOMnnjZoC&amp;prev=/images%3Fq%3Dgauguin%2Bvisione%2Bdopo%2Bil%2Bsermone%26hl%3Dit%26biw%3D1024%26bih%3D510%26gbv%3D2%26tbs%3Disch:1&amp;itbs=1&amp;iact=rc&amp;dur=846&amp;oei=MRdsTJq1JqaiOMnnjZoC&amp;esq=1&amp;page=1&amp;ndsp=8&amp;ved=1t:429,r:1,s:0&amp;tx=57&amp;ty=47">Visione dopo il Sermone</a>  </p>
<p><a href="http://www.google.com/imgres?imgurl=http://4.bp.blogspot.com/_fD4YFJ_knZA/SdHd-sXqDZI/AAAAAAAAAFw/WlA1XT5mSMA/s400/bernard-emile-02.JPG&amp;imgrefurl=http://aquaeductus2.blogspot.com/2009/03/emile-bernard-e-la-scuola-di-pont-aven.html&amp;usg=__F7UlT_ihJNKLg7BgerQ3NQXZ6RY=&amp;h=307&amp;w=400&amp;sz=46&amp;hl=it&amp;start=0&amp;sig2=4779hOFZkDr1hFNKyiiaew&amp;tbnid=eqXKvJOtwJ_iKM:&amp;tbnh=117&amp;tbnw=161&amp;ei=YRtsTJHfPI6fOJa2mZoC&amp;prev=/images%3Fq%3Dbernard%2Bdonne%2Bbretoni%2Bsul%2Bprato%26hl%3Dit%26biw%3D1024%26bih%3D510%26gbv%3D2%26tbs%3Disch:1&amp;itbs=1&amp;iact=hc&amp;vpx=297&amp;vpy=67&amp;dur=2574&amp;hovh=197&amp;hovw=256&amp;tx=160&amp;ty=96&amp;oei=YRtsTJHfPI6fOJa2mZoC&amp;esq=1&amp;page=1&amp;ndsp=17&amp;ved=1t:429,r:1,s:0">Donne Bretoni sul Prato (Bernard)</a></p>
<p><a href="http://www.google.com/imgres?imgurl=http://www.oceansbridge.com/paintings/artists/recently-added/paul-gauguin/big/Paul-Gauguin-XX-La-Belle-Angele-%28aka-Madame-Angele-Satre-the-Inkeeper-at-Pont-Aven%29-1889.jpg&amp;imgrefurl=http://www.oceansbridge.com/oil-paintings/product.php/56139/0%3Fa%3Dbruce&amp;usg=__06iCgWcqrvAt49hUekt4VBitTa4=&amp;h=642&amp;w=500&amp;sz=374&amp;hl=it&amp;start=0&amp;sig2=TR_l1-hjCMd7WV3zjBUCTw&amp;tbnid=oeVOKRBRZUqb1M:&amp;tbnh=121&amp;tbnw=86&amp;ei=pBtsTMubI6SVOOmKnZoC&amp;prev=/images%3Fq%3Dgauguin%2Bla%2Bbelle%2Bangele%26hl%3Dit%26biw%3D1024%26bih%3D510%26gbv%3D2%26tbs%3Disch:1&amp;itbs=1&amp;iact=hc&amp;vpx=111&amp;vpy=165&amp;dur=526&amp;hovh=254&amp;hovw=198&amp;tx=127&amp;ty=220&amp;oei=pBtsTMubI6SVOOmKnZoC&amp;esq=1&amp;page=1&amp;ndsp=22&amp;ved=1t:429,r:14,s:0">La Bella Angèle</a></p>
<p><a href="http://www.google.com/imgres?imgurl=http://www.bestpriceart.com/vault/gauguin6.jpg&amp;imgrefurl=http://www.bestpriceart.com/painting/%3Fpid%3D14508&amp;usg=__nL3-Uo5BLaMc61h61lMczg-bEkY=&amp;h=800&amp;w=589&amp;sz=157&amp;hl=it&amp;start=0&amp;sig2=5UgB6mGRvYC4kqZupITE_g&amp;tbnid=YLHzToiFkhaIbM:&amp;tbnh=115&amp;tbnw=82&amp;ei=0htsTNH7OIGOOPmZpJoC&amp;prev=/images%3Fq%3Dgauguin%2Bia%2Borana%2Bmaria%26hl%3Dit%26biw%3D1024%26bih%3D510%26gbv%3D2%26tbs%3Disch:1&amp;itbs=1&amp;iact=rc&amp;dur=866&amp;oei=0htsTNH7OIGOOPmZpJoC&amp;esq=1&amp;page=1&amp;ndsp=24&amp;ved=1t:429,r:1,s:0&amp;tx=48&amp;ty=59">La Orana Maria</a></p>
<p><a href="http://www.google.com/imgres?imgurl=http://www.copia-di-arte.com/kunst/paul_gauguin/manao_tupapau.jpg&amp;imgrefurl=http://www.copia-di-arte.com/a/paul-gauguin/manao-tupapau-the-spirit.html&amp;usg=__LCvppw91SFjOkhIy-lc92mPv4-w=&amp;h=436&amp;w=550&amp;sz=50&amp;hl=it&amp;start=0&amp;sig2=eaSKIxQRCTrTKcjGP8BFjA&amp;tbnid=jHgtDUfdS16s9M:&amp;tbnh=117&amp;tbnw=139&amp;ei=-xtsTIOxDomROIjEmJoC&amp;prev=/images%3Fq%3Dgauguin%2Bmana%25C3%25B2%2Btupapa%25C3%25B9%26hl%3Dit%26biw%3D1024%26bih%3D510%26gbv%3D2%26tbs%3Disch:1&amp;itbs=1&amp;iact=rc&amp;dur=630&amp;oei=-xtsTIOxDomROIjEmJoC&amp;esq=1&amp;page=1&amp;ndsp=15&amp;ved=1t:429,r:3,s:0&amp;tx=111&amp;ty=44">Manaò Tupapaù</a></p>
<p><a href="http://www.google.com/imgres?imgurl=http://www.art-prints-on-demand.com/kunst/paul_gauguin/2624_v1.jpg&amp;imgrefurl=http://www.art-prints-on-demand.com/a/paul-gauguin/rupe-rupe.html&amp;usg=__FLKaGp03nlRePV7MknjprZlJUqE=&amp;h=400&amp;w=600&amp;sz=51&amp;hl=it&amp;start=0&amp;sig2=F2n1J0xgdTEULcBSC_aS7A&amp;tbnid=KG0Wd9T4FZH-cM:&amp;tbnh=118&amp;tbnw=153&amp;ei=EhxsTOiCC4vaOInf_KwH&amp;prev=/images%3Fq%3Dgauguin%2Brupe%2Brupe%26hl%3Dit%26biw%3D1024%26bih%3D510%26gbv%3D2%26tbs%3Disch:1&amp;itbs=1&amp;iact=rc&amp;dur=419&amp;oei=EhxsTOiCC4vaOInf_KwH&amp;esq=1&amp;page=1&amp;ndsp=15&amp;ved=1t:429,r:12,s:0&amp;tx=93&amp;ty=67">Rupe Rupe</a></p>
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		<title>Guai se Feltri e Belpietro daranno tregua a Fini</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 09:40:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>

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		<description><![CDATA[L’uomo inaffidabile è stato preso, sembra, con le mani nella marmellata. Il caso Fini non nasce da un’azione della magistratura, ma da un’inchiesta giornalistica, del tipo di quelle che travolsero, ad esempio, Nixon, Profumo, Clinton, e così di questo passo. Inchieste giornalistiche e non articoli su veline passate da magistrati interessati. Qui sta anche la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’uomo inaffidabile è stato preso, sembra, con le mani nella marmellata. Il caso Fini non nasce da un’azione della magistratura, ma da un’inchiesta giornalistica, del tipo di quelle che travolsero, ad esempio, Nixon, Profumo, Clinton, e così di questo passo. Inchieste giornalistiche e non articoli su veline passate da magistrati interessati.<span id="more-13642"></span></p>
<p>Qui sta anche la differenza, per esempio, tra il caso Fini e il nascente caso Schifani, causato dalle rivelazioni del pentito Spatuzza. A questo proposito, bisognerebbe chiedere a Peter Gomez del Fatto Quotidiano che scriva anche per il caso Fini ciò che <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/08/rassegna-stampa-del-28-agosto-2010_pagina_15.jpg">scrive</a> per il caso Schifani, altrimenti è doppiopesismo giornalistico:</p>
<p>&#8220;A questo punto però, dopo tutti questi lunghi mesi di silenzio, l&#8217;opinione pubblica ha bisogno non di velocità. ma indagini accurate e di verità. Perché Schifani è la seconda carica dello Stato. E qui in gioco non c&#8217;è più il suo onore, ma quello del Paese.&#8221; </p>
<p>Gli domanderei anche perché il Fatto Quotidiano non si interessi più del caso Fini, terza carica dello Stato. Mi piacerebbe conoscere la sua risposta.</p>
<p>Torniamo alle inchieste su Fini. Quando cominciano, queste inchieste non si devono arrestare, devono concludersi: o con la prova che il soggetto è innocente o con l’altra: che è colpevole.<br />
Interrompere a metà significherebbe prendere in giro i lettori, e più ancora gli elettori, ai quali si lascerebbero dubbi sulla integrità morale del politico oggetto dell’inchiesta.</p>
<p><a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-18168.htm">Leggo</a> che si vorrebbe tentare di far interrompere al Giornale, a Libero e a Panorama (ma anche al Tempo) l’inchiesta su Fini.</p>
<p>Sarebbe un errore. Non solo per le ragioni suesposte, ma anche perché ormai sappiamo che Fini è diventato un personaggio poco affidabile e, molto probabilmente, strumento, consapevole o meno, di una famiglia che presenta, sempre secondo le inchieste in corso, molti lati oscuri. Non è improbabile che la personalità forte di Elisabetta Tulliani abbia su di lui una influenza che ne riduce la autonomia, anche come presidente della Camera. Ciò spiega, a mio avviso, perché sia entrata nell’inchiesta pure la famiglia Tulliani, compresa Elisabetta. Lo dico a chi finge di stupirsi. È a Elisabetta che si fanno risalire le giravolte di Fini. Che, del resto, sarebbe inserito, come anche si è letto, perfino nello stato di famiglia dei Tulliani. Faccenda quanto meno curiosa.</p>
<p>Queste cose le ho già scritte, e segnalate anche con una lettera aperta al presidente Napolitano, il quale ormai, con il suo assordante silenzio, sembra aver deciso di coprire le magagne del presidente della Camera. Se così fosse, egli si macchierebbe di una colpa gravissima, di cui – se Fini risultasse colpevole &#8211; dovrebbe rendere conto agli italiani.</p>
<p>Coprire Fini significherebbe dare il via ad una figura irregolare di capo dello Stato, il quale risulterebbe solo formalmente garante delle Istituzioni, e nella sostanza acquiescente ad ogni comportamento degenerativo.</p>
<p>Feltri e Belpietro, dunque, non devono fermarsi. Fini non merita di essere salvato. Ha tradito i suoi elettori, ha tradito il partito che ha coofondato, e ha tradito la carica istituzionale che gli è stata affidata sul presupposto della sua onorabilità.</p>
<h5>Articoli correlati</p>
<p>Casa di Montecarlo. Rassegna stampa del 28 agosto 2010. <a href="http://scrivono.wordpress.com/2010/08/28/rassegna-stampa-del-28-agosto-2010/">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Un piano per far scappare Silvio&#8221;. <a href="http://www.libero-news.it/news/477280/Un_piano_per_far_scappare_Silvio.html">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;La cricca nell&#8217;ufficio di Fini&#8221; di Franco Bechis. <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-18179.htm">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Lo scandalo di Montecarlo, in 150mila hanno firmato per mandare a casa Fini&#8221; di Alessandro Sallusti. <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/lo_scandalo_montecarlo_150mila_hanno_firmato_mandare_casa_fini/29-08-2010/articolo-id=469904-page=0-comments=1">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Granata fa l&#8217;antimafia a giorni alterni&#8221;. <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/granata_fa_lantimafia_giorni_alterni/29-08-2010/articolo-id=469752-page=0-comments=1">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Aspetto soldi da Bocchino da 14 anni&#8221; di Francesco Kramer. <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/aspetto_soldi_bocchino_14_anni/29-08-2010/articolo-id=469751-page=0-comments=1">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Il porcellum non si può toccare. L&#8217;espulsione di Gianfranco va avanti&#8221; intervista a La Russa di Francesco Bei. <a href="http://www.difesa.it/Sala+Stampa/Rassegna+stampa+On-Line/PdfNavigator.htm?DateFrom=29-08-2010&#038;pdfIndex=7">Qui</a>. Da cui estraggo, con riferimento alla casa di Montecarlo:</p>
<p>«All&#8217;epoca io ero il coordinatore di An. La Morte e Pontone avrebbero dovuto chiedermi di rinnovare il mandato a vendere la casa, un mandato che era scaduto nel 2005. E io glielo avrei sicuramente rinnovato. Adesso invece mi viene qualche sospetto sul perché non me l&#8217;abbiano chiesto».<br />
</h5>
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		<title>ARTE: PITTURA: I MAESTRI: I poderosi nitriti di Bruno Cassinari</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 04:18:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[I Maestri]]></category>
		<category><![CDATA[Pittura]]></category>

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		<description><![CDATA[di Dino Buzzati  [dal “Corriere della Sera”, domenica 4 febbraio 1968]  Una mostra importante di un artista importante.  Alla galleria Cavour (piazza Cavour 1) Bruno Cassinari espone nove sculture e trenta­sei dipinti, tutti recenti. Le no­ve sculture sono cavalli, di cui uno con cavaliere in groppa. E cavalli figurano in trenta di­pinti.  Solo nel comprensorio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Dino Buzzati <br />
<font size="2">[dal “Corriere della Sera”, domenica 4 febbraio 1968]</font> </p>
<p>Una mostra importante di un artista importante. <br />
Alla galleria Cavour (piazza Cavour 1) Bruno Cassinari espone nove sculture e trenta­sei dipinti, tutti recenti. Le no­ve sculture sono cavalli, di cui uno con cavaliere in groppa. E cavalli figurano in trenta di­pinti.<span id="more-13011"></span> </p>
<p>Solo nel comprensorio nazionale esistono, di cavalli, vari reputati allevamenti. Ci sono gli statuari cavalli di De Chirico con la maestosa coda fi­no a terra, che giganteggiano su deserte spiagge iperboree tra bianchi ruderi antichi. Ci sono i pazzi gaudiosi cavalli policromi di Aligi Sassu. Ci sono i cavalli, così bonari e nostrani, di Cesetti, che si ag­girano in branco per i pascoli. Ci sono i nebbiosi cavallucci di Music che trottignano at­traverso le forre dalmate. </p>
<p>Ma i cavalli coi quali qui viene istintivo il confronto so­no quelli celebri di Marino Ma­rini. Si tratta di una somi­glianza dovuta a due motivi: sia gli uni sia gli altri non portano criniera e hanno la coda, quando c&#8217;è, ridotta a un moncherino senza frangia; sia gli uni sia gli altri sono con­cepiti in una sagoma compat­ta e glabra, testa collo torace e posteriore sono fusi in una sola struttura dinamica, in certi casi rastremata al punto da far pensare ai remotissimi sauri da cui trassero origine i mammiferi, questo anche per­ché le orecchie, o mancano del tutto, o sono retratte cosi da non formare sporgenza. </p>
<p>Si avverte però tra i destrie­ri di Martini e quelli di Cassinari una profonda e sostan­ziale differenza, che li attri­buisce a due mondi completa­mente diversi. </p>
<p>Prima di tutto l&#8217;essenzialità dei cavalli mariniani si ricol­lega a un&#8217;aura di monumentalità arcaica, se non primor­diale, mentre quelli di Cassinari sono senz&#8217;altro dei nostri giorni. In secondo luogo, men­tre i primi, anche in cammi­no, conservano una solenne e magica compostezza, oltre che un rigoroso silenzio, i secondi manifestano una irrefrenabile tensione interna, emettono po­tenti e lamentosi nitriti. La equinità, per così dire, è sta­ta dai due artisti portata al grado più intenso e alla sinte­si più espressiva. Ma nell&#8217;uno è cristallizzata in una densa staticità da idolo, nell&#8217;altro si scioglie e scatena in allarme, trepidazione, orgasmo, paura, fuga (senza toccare la cruda tragicità dei cavalli di Picasso, sventrati e morenti, chiara re­miniscenza delle corride). </p>
<p>Direi insomma che ai caval­li di Marini, che vivono in una Terra adolescente e pura, criniera e coda hanno ancora da spuntare; ai cavalli di Cassinari, invece, criniera e coda sono cadute in seguito a drammatici eventi. Chi o che cosa li ha denudati? Semplicemen­te un&#8217;angoscia di tipo esisten­zialista? O sono stati i pati­menti? O un vento d&#8217;apocalis­se? Oppure il riverbero di una esplosione nucleare? Ce n&#8217;è uno, grande, in bronzo, eviden­temente disperato, che tenta un estremo galoppo ma  le gam­be anteriori gli si piegano sot­to. Un altro, che figura in due versioni, bronzo e gesso dipinto, è ancora in piena salute ma sta lì teso come un arco, dinanzi a un misterioso peri­colo, pronto a scattare. Uguale spavento pervade quelli che galoppano, si rovesciano, si contorcono sulle originalissime tele acquarellate sulla base del rosso e del verde, fantasiose e pure di disegno come grafiti di preistoriche caverne. </p>
<p>Ci sono anche sei quadri a olio, senza cavalli, del più for­te Cassinari, ormai liberato da ogni lontano ricordo di influs­si picassiani, definitivamente signore autonomo di un feudo creato da lui. I due più belli si presentano subito, laggiù in fondo, a chi scende la scala: a sinistra, tre smaglianti galli in un controllatissimo delirio dì colori, a destra una sontuosa figura di donna che sembra ab­bia un fuoco dentro, tanto vi­bra e si accende quel rosso car­ne che è così tipico del pit­tore piacentino.</p>
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		<title>Parte oggi un altro attacco a Schifani</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 10:06:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di nuovo Spatuzza. Le sue rivelazioni puntano ora il dito contro il presidente del Senato, implicato, secondo il pentito, in pericolose relazioni mafiose. Questa accusa fu già archiviata nel 2002, ma ora si avanzano ipotesi di riapertura. L’espresso, la Repubblica e il Fatto Quotidiano sono i latori di questa notizia. Se risultassero provate le accuse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di nuovo Spatuzza. Le sue rivelazioni puntano ora il dito contro il presidente del Senato, implicato, secondo il pentito, in pericolose relazioni mafiose. Questa accusa fu già archiviata nel 2002, ma ora si avanzano ipotesi di riapertura.<span id="more-13628"></span></p>
<p><a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/quelle-ombre-su-schifani/2133142">L’espresso, la Repubblica</a> e <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/26/nei-verbali-di-spatuzza-la-storia-di-schifani-che-fece-da-tramite-tra-berlusconi-e-i-graviano/53351/">il Fatto Quotidiano</a> sono i latori di questa notizia.</p>
<p>Se risultassero provate le accuse ci troveremmo davvero a mal partito. Due delle tre cariche istituzionali super partes sarebbero coinvolte in losche faccende dove il rispetto della legge è andato a farsi friggere.</p>
<p>Mentre sul conto di Napolitano – non me ne abbia se ricordo una pagina nera del suo passato – non dobbiamo dimenticare che nel 1956 plaudì all’invasione sovietica dell’Ungheria.<br />
Insomma, avremmo di che pensare.</p>
<p>Però, però.</p>
<p>Non ci dobbiamo dimenticare neppure che Schifani, delle tre suddette cariche, è il solo che si è opposto al governicchio, dichiarando che in caso di crisi di governo, si deve andare al voto.</p>
<p>Se poi si pensi che a fare certe rivelazioni è il solito Spatuzza, voglio sperare che siamo davanti al solito polverone sollevato a fini di parte.</p>
<p>Le premesse ci sono tutte. Bersani sta preparando la solita ammucchiata che fece per ben due volte traballare e cadere il governo Prodi. Ci sta mettendo lo stesso impegno garrulo che il povero Achille Occhetto impiegò nel fabbricare la gioiosa macchina da guerra, che gli si rivoltò contro, mettendolo definitivamente ko.</p>
<p>Qualcuno avrà pensato: Se Bersani è così contento, perché fargli trovare degli ostacoli sul suo cammino? Infatti, a differenza del tempo in cui Occhetto assaporava con sicumera la vittoria e tutto faceva prevedere che l’operazione Mani Pulite avesse fatto un ottimo lavoro preparatorio, questa volta si sa già in partenza che la strada non è ancora spianata. Schifani con la sua dichiarazione in favore delle elezioni in caso di crisi di governo, ha piazzato una mina non da poco.</p>
<p>E allora ecco entrare in azione gli artificeri per far brillare la mina e toglierla dal percorso, assicurando a Bersani che si può procedere.</p>
<p>È fantascienza? Basterà attendere e sapremo.</p>
<h5>Articoli correlati</p>
<p>La D&#8217;Addario registra tutto. <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-18155.htm">Qui</a>.</p>
<p>La campagna contro Fini di Libero e del Giornale. <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-18168.htm">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;Bossi: «Fini terrà fede agli impegni»&#8221;. <a href="http://www.corriere.it/politica/10_agosto_27/bossi-fini-manterra-parola_332eb3e0-b208-11df-a044-00144f02aabe.shtml">Qui</a> e <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201008articoli/58002girata.asp">qui</a>.</p>
<p>&#8220;Tullianos saga, Le bugie di Elisabetta&#8221;. <a href="http://www.libero-news.it/news/476653/Tullianos_saga__Le_bugie_di_Elisabetta.html">Qui</a>.</p>
<p>&#8220;La guerra tra vecchi e nuovi colonnelli finiani ostacola la pace nel Pdl&#8221; di Salvatore Merlo. <a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/6059">Qui</a>.</p>
<p>Sulle accuse a Schifani. <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/08/rassegna-stampa-del-28-agosto-2010_pagina_13.jpg">Qui </a>e <a href="http://scrivono.files.wordpress.com/2010/08/rassegna-stampa-del-28-agosto-2010_pagina_15.jpg">qui</a>.<br />
</h5>
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