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ARTE: I MAESTRI: Abbiate pietĂ  della Versilia

10 giugno 2014

di Pier Carlo Santini
[da “La fiera letteraria”, numero 2, giovedì, 11 gennaio 1968]

Viareggio, gennaio

Otto fogli di carta bollata da L. 400 conten­gono le « osservazioni » al Piano Regolatore generale del Comune di Viareggio che le sezioni lucchese e versiliese di « Italia Nostra » hanno fatto pervenire pochi giorni orsono al sindaco della città. Diversi nel tono e nel linguaggio, i due esposti concordano perfettamente nella so­stanza, che è quella di un’opposizione ferma e risoluta ai punti fondamentali del P.R.G. che, ove adottato, sancirebbe in modo definitivo l’ini­zio della fine di quanto rimane — e non è molto — della integrità costiera della Toscana occidentale. Agli imperdonabili e fatali errori del passato si dovrebbero aggiungere così altri e ancor più gravi errori, questa volta assolutamente irreparabili.

Di che cosa si tratta? Per capirlo meglio è opportuno ricordare e ricostruire brevemente la storia di quanto è successo tra Bocca di Magra e Bocca d’Arno in questi ultimi anni. E’, pur­troppo, una tristissima storia di malversazioni urbanistiche e paesistiche contro cui hanno fie­ramente quanto inutilmente lottato architetti, uomini di cultura, cittadini animati da gene­rosi quanto disinteressati propositi, e dall’amore quasi viscerale per un lembo di terra che da sempre in una certa sua forma e poeticità è parte stabile della memoria e dell’anima di ognuno di noi. La partecipazione appassionata, vibran­te, ai problemi, ai mali, alle rovine della Ver­silia è documentata da una letteratura impo­nente che va dalle « Lettere al Direttore » ai grandi servizi sui maggiori giornali del mondo, a studi e memorie di serio rigore scientifico come quelli recentemente intrapresi e pubbli­cati attorno alle cause del deperimento e della distruzione delle pinete secolari.

I problemi della Versilia, come i problemi di tutto il territorio italiano, si sono aggravati in questo dopoguerra in misura direttamente proporzionale alle capacità di richiamo della re­gione su cui nei mési estivi gravita una rag­guardevole popolazione. C’è da tener conto inol­tre che la Versilia, nell’assetto stradale e territoriale moderno del nostro Paese, occupa un po­sto chiave, costituendo una sorta di passaggio obbligato all’interno del sistema dei collegamenti nord-sud e viceversa. Tale sua posizione può ul­teriormente accentuarsi man mano che si renda più agevole e veloce il transito sui valichi ap­penninici occidentali. Ciò che mi sembra non sia stato sufficientemente finora rilevato e sot­tolineato è il contrasto divenuto drammatico tra le esigenze e la delicatezza di un territorio paesisticamente eccezionale, fatalmente destina­to per un verso a ricevere ed ospitare per il ri­poso e lo svago milioni di cittadini, interessato per altro verso ad una sempre più intensa cir­colazione, e sottoposto quindi ad essere attra­versato da sbarramenti longitudinali disastrosi. Nel 1963, ad esempio, infuriò a lungo la pole­mica intorno al tracciato dell’« E 1 » che invano si cercò di modificare, a cose purtroppo ormai decise. La nuova autostrada, anziché passare lungo le colline, come indicato e sostenuto dai competenti, attraversa la pianura quasi a ri­dosso dell’abitato di Viareggio, opponendosi al naturale e logico sviluppo della città nell’entroterra, nuovo intralcio dopo quelli da tempo esi­stenti.

La conformazione del territorio versiliese, quindi, con la pluralità delle sue destinazioni, le enormi pressioni di ogni genere su di esso gra­vitanti, con la quantità dei suoi infiniti piccoli problemi, con la mole di alcune grosse questioni strutturali e infrastrutturali, invocava come po­che altre una chiara, cosciente, decisa volontà da parte di tutti, intesa a difendere la intégrità paesaggistica della regione. Alla base di questa volontà avrebbe dovuto esserci una visione glo­bale dei problemi di interesse e di natura lo­cale e generale, capace di coordinare in un si­stema armonico la serie eterogenea e molteplice delle operazioni e degli interventi.

E’ mancato tutto questo, e il risultato è quel­lo che tutti oggi conoscono: una costa tra le più belle d’Italia sconciata da una indescrivibile edi­lizia, le pinete invase o morenti, la volgarità di­venuta regola e metodo acquisito di ogni atto e di ogni iniziativa. La speculazione ha avuto buon gioco di fronte ai miopi interessi settoriali di amministrazioni impreparate ed inette, e di fronte ai contrasti fra le varie amministrazioni. Ma la catena delle responsabilità investe un po’ tutti gli organi d’amministrazione e di tutela. Se un uomo come l’ingegnere Valdemaro Bar­betta, pur guastatore di rara abilità e potenza, può operare per quasi un ventennio dovendo vincere solo qualche modica azione di disturbo, segno è che l’inefficienza e la compiacenza han­no avuto luogo un po’ a tutti i livelli. E in realtà ogni lottizzazione, ogni vendita, ogni sgretola­mento del territorio avviene in genere nella più piena regolarità, rivelando quali sono stati i pun­ti di resistenza, e dove e quando sono avvenuti i cedimenti. Per la lottizzazione della « Versiliana », ad esempio, patrimonio boschivo di eccezionale importanza, si accerta che gli organi am­ministrativi hanno ignorato, ó comunque sca­valcato, il vincolo posto sulla famosa pineta dal ministero della Pubblica Istruzione fin dal 1924 ai sensi dell’art. 2 della legge n. 778 dell’11 giu­gno 1922.

Così, un giorno dopo l’altro, un anno dopo l’altro, la Versilia è stata manomessa, sconvol­ta, distrutta. I piccoli centri paesani di un tem­po, quasi annegati nel verde profondo delle fo­reste, si vanno gradualmente saldando tra loro, e formano ormai, salvo qualche oasi pericolante, una cortina edilizia ininterrotta di varia profon­dità, che si allunga per chilometri e chilometri. Da Marinella alla foce del Cinquale (per usare le parole stesse contenute nelle citate osserva­zioni del P.R.G. del Comune di Viareggio), alla Versiliana, alla tenuta Rolandi Ricci, alla pineta di Ponente — con la famigerata città-giardino che ha ignominiosamente distrutto con criteri della più bassa speculazione privata un rag­guardevole patrimonio urbano di proprietà pub­blica — alle penetrazioni edilizie nelle pinete già avvenute in adiacenza della darsena, alla lottizzazione Lago-Mare, a Torre del Lago, e infine alle lottizzazioni più volte avanzate e an­cora pericolosamente presenti nei riguardi del­la macchia di Migliarino, un immenso patrimo­nio paesistico è stato o è sul punto di essere barbaricamente dissolto, cancellato.

Salvare il salvabile vuol dire oggi riuscire a impedire che lo scempio prosegua nelle zone a sud di Viareggio, nella sequenza forestale che comprende la macchia Lucchese (proprietà del Comune di Viareggio) e la macchia di Miglia­rino (proprietà della famiglia Salviati). Sia l’una che l’altra sono già state perifericamente intac­cate; e si sa che queste brecce preparano abi­tualmente più massicce e definitive invasioni.

Lo strumento principe per la salvezza della costiera tirrenica da Viareggio al Calambrone (e cioè alle porte di Livorno), ci sarebbe già. Si tratterebbe di approvare la proposta di legge, pubblicata nel numero 2370 degli Atti Parlamen­tari della Camera dei deputati, ad iniziativa degli onorevoli Francesco Malfatti, Raffaelli, Loperfido, Seroni, Giachini, Laura Diaz, Paolo Mario Rossi, Magno, Ognibene. Tale proposta riguar­da la istituzione del Parco Nazionale San Ros­sore-Migliarino che dovrebbe comporsi oltre che delle due foreste citate, della tenuta e della macchia di San Rossore (proprietà della Presi­denza della Repubblica), e della tenuta di Tom­bolo (in uso perpetuo all’Università di Pisa). Presentata il 20 maggio 1965, la proposta risulta ampiamente documentata, e confortata dai pa­reri favorevoli di scienziati, di studiosi, di facoltà universitarie, di associazioni e di enti.

In attesa di giungere alla formazione del Parco Nazionale, intanto, il Piano regolatore di Viareggio contiene previsioni che, se attuate, sa­rebbero fortemente lesive della integrità terri­toriale del Parco, in quanto tutta la macchia Lucchese risulterebbe accerchiata, intaccata e compromessa. Il Piano infatti prevede uno svi­luppo edilizio in adiacenza alla darsena, strade di attraversamento della pineta dall’esterno in prossimità di essa, ingentissimi sviluppi edilizi sulla Marina di Torre del Lago. Per questa via si giungerebbe facilmente a creare una fascia edi­lizia continua fra Viareggio e Torre del Lago (mare), premessa alla distruzione completa del­la foresta. Incidentalmente ricordiamo che sulla zona gravano vincoli generali e speciali, e che l’ispettorato del ministero per l’Agricoltura e Foreste della provincia già nel settembre del ’64 inviava una nota al Comune di Viareggio nella quale osservava che il progettato piano (il precedente all’attuale, ma che prevedeva gli stessi insediamenti) non ha tenuto conto dei vincoli esistenti per altre leggi, prevedendo in­sediamenti turistici e residenziali su larghe zo­ne ormai acquisite faticosamente al bosco, che costituiscono una valida difesa del litorale e delle colture retrostanti dalla furia dei venti. E ciò a prescindere da ulteriori provvedimenti di vincolo, per altro già notificati. Ricordiamo an­che che il Consiglio comunale di Viareggio deli­berò il suo incondizionato appoggio al Parco.

Le osservazioni di cui si è detto in principio meritano quindi di essere conosciute e sottoli­neate, in quanto drasticamente, chiaramente il­luminano sui molti incombenti pericoli di cui l’Ente pubblico, questa volta, e non il privato speculatore, sarebbe pienamente responsabile. Si chiede:

1)            di annullare ogni previsione di svilup­po edilizio in adiacenza alla darsena, impeden­do insediamenti di ogni tipo che non riguar­dino l’indispensabile funzionamento del porto;

2)            di eliminare le previsioni di strade di at­traversamento della pineta, evitando fra l’altro di commettere un grave errore urbanistico, qua­le sarebbe quello di portare i volumi di traffico dall’esterno direttamente sulla fascia urbana adiacente alla fascia lungomare;

3)            di ridurre al minimo indispensabile, e per quanto esclusivamente attiene i servizi di carat­tere balneare, gli sviluppi edilizi previsti alla Marina di Torre del Lago. Ogni altro insedia­mento di apparente utilità pubblica e turistica sia previsto nell’entroterra, onde non guastare la continuità paesistica, spaziale e funzionale della costa;

San Rossore. L’ex-tenuta reale che segue, da nord a sud, a quella Salviati, è una delle residue zone verdi della costa to­scana. Vi si trova un ippodromo dove si corre al principio della stagione. Con lo smembramento che si minaccia delle pinete situate a nord, verrebbe a perdere il suo fascino.

4)            di prescrivere chiaramente nel piano la inutilizzazione e la distruzione del grosso stra­done tra Viareggio e Torre del Lago, allonta­nando così il traffico dalla fascia compresa tra l’arenile e la pineta. Traffico che pregiudica il carattere e la consistenza della foresta, ed of­fende la libera utilizzazione e l’appropriato go­dimento dell’ambiente naturale.

L’appello è rivolto all’intero Paese. Le que­stioni delle foreste tirreniche toscane, tra le mag­giori dell’intero Mediterraneo, riguardano un po’ tutti, e diremmo non solo gli italiani. Se è vero, come per segni indubitabili appare, che la pub­blica opinione è ormai sensibilizzata nei con­fronti dei problemi urbanistici e ambientali, è necessario che amministratori e operatori ne av­vertano il giudizio e la condanna. Affrancato dai limiti che tuttora lo costringono, l’uomo di do­mani avrà la possibilità di scegliere liberamente (e già in parte avviene) i luoghi delle sue va­canze. E non sceglierà mai ambienti come quello che i viareggini vorrebbero creare portando ol­tre il molo il frastuono, il disordine, l’asfalto, il cemento, i pitosfori e tutti gli altri requisiti e prerogative di cui la loro città appare già insu­perabilmente dotata.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart