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ARTE: I MAESTRI: Arturo Martini e Marco Boschini

27 settembre 2013

di G. A. Cibotto
[da “La Fiera Letteraria”, numero 8, giovedì 23 febbraio 1967]

Quando passava per le vie della sua città, scortato dai soliti amici irre­quieti che in preda all’estro si divertivano a compiere ge­sti soliti a turbare la silenzio­sa e sonnolenta quiete della capitale della Marca, la gente scuotendo la testa in segno di riprovazione esclamava: « El mato Martini ». Battuta nella quale erano mescolati l’incom­prensione e il fastidio, l’attac­camento alla tradizione e la paura del nuovo.

Arturo Martini allora nel pieno della giovinezza, con le sue antenne sottili e vibratili intuendo lo strascico dei com­menti accentuava i toni pole­mici, le offese provocatorie, quasi a lasciar vedere che la cosa non lo turbava minima­mente, anzi stimolava il suo innato gusto della sfida. In cuore però ne soffriva, e agii amici dèi cuore nelle rare pau­se di abbandono non mancava di confessare il suo rammari­co. Un rammarico divenuto col trascorrere del tempo una pena d’amore, che ha segnato di un’ombra scura perfino la sua ultima stagione errabon­da. Almeno se dobbiamo stare alle dichiarazioni di chi è sta­to un fedelissimo sin dalla gio­vinezza del grande scultore. Alludo a Giuseppe Mazzotti che già nel dopoguerra ha or­ganizzato una mostra polemi­ca, e qualche anno più tardi insieme a Giovanni Comisso, Natale Mazzolà e Gino Scar­pa, il finissimo critico che am­moniva di educarsi al buio e al silenzio, per le edizioni di Treviso ha curato una scelta dell’epistolario.

 

Al Palazzo del Trecento

 

Spinto da amore e nello stes­so tempo da un senso segreto di polemica nei riguardi della critica, responsabile a suo av­viso d’incomprensione, Maz­zotti ha compiuto addirittura il miracolo di far compiere a Treviso il gesto di riparazione che avrebbe dovuto compiere già da tempo un doveroso ge­sto di riparazione nei confron­ti di quello che può essere de­finito uno dei suoi figli più il­lustri. Già la macchina orga­nizzativa ha cominciato a prendere accordi, a domanda­re l’aiuto di collezionisti ed enti pubblici, a incaricare un illustre studioso, Guido Perocco, di curare il catalogo usci­to in questi giorni per i tipi dell’editore Neri Pozza, a sce­gliere il luogo dove a fine maggio , si aprirà la rassegna di tutte le opere di Arturo Martini.

Per quest’ultima, Comisso e altri amici avevano pensato al Palazzo dei Trecento, ma alla fine è prevalso il parere di al­tri studiosi locali che hanno suggerito la chiesa di Santa Caterina. Un tempio costruito fra il 1346 e il 1399 dai Servi di Maria, con annessa la famo­sa Cappella degli Innocenti 2 il convento, ampliato e com­pletato nel Quattrocento, rima­neggiato verso il 1590 e ridot­to in condizioni pietose fra l’Ottocento e i primi anni del Novecento, finché il bombar­damento del ’44 non ha per­messo a Mario Botter di tenta­re degli assaggi sui muri in­terni, rimuovendo tratti di in­tonaco e mettendo in luce una serie di affreschi di eccezionale interesse, legati all’attività di Tomaso da Modena e della sua scuola.

In questo ambiente di rara suggestione saranno raccolti le sculture, le pitture, i disegni e gli abbozzi di Martini, in una rassegna che per la prima volta offrirà agli appassionati una chiara immagine dell’iti­nerario percorso dal grande artista, con vari lustri di anti­cipo rispetto ai suoi colleghi imposti successivamente in modo clamoroso dall’abilità dei mercanti d’arte parigi­ni. Contemporaneamente alla grande rassegna trevisana, ap­parirà nelle librerie per i tipi di Vallecchi la raccolta com­pleta di tutte le sue lettere, frutto di un lavoro tenace e continuo, al quale hanno dato il loro apporto un gruppo di ami­ci capeggiati da Natale Maz­zolà.

 

Lettere giovanili

 

Proprio ultimamente sono saltate fuori alcune lettere ri­salenti alla giovinezza, nelle quali traspaiono chiaramente la sua acutezza critica e l’esat­to senso storico. Stando a cer­te indiscrezioni, non è impro­babile che entro l’anno veda pure la luce un altro libro sin­golare e sorprendente, nel quale lo scultore dialoga con un amico del cuore sui temi fondamentali della sua carrie­ra di artista, abbandonandosi a giudizi e definizioni che pos­sono magari urtare qualcuno, ma dimostrano sempre una lu­cida tensione spirituale e una straordinaria capacitĂ  di sin­tesi. Specie quando entrano in gioco i problemi della scul­tura e degli scultori che han­no dominato l’orizzonte arti­stico del primo Novecento. In- somma l’insieme delle iniziati­ve promosse da un culto del­l’amicizia abbastanza raro, e da una stima che si accresce col trascorrere del tempo, la­sciano facilmente prevedere che in sede artistica questo sarĂ  un po’ l’anno di Arturo Martini, il tempestoso perso­naggio che per anni ha messo a soqquadro la sonnolenta so­cietĂ  artistica nostrana, al gri­do di « Michelangelo, e dopo mi ».

Altro avvenimento che mi pare degno di essere segnala­to per la sua importanza, è l’edizione critica della Carta del navegar pitoresco di Mar­co Boschini, curata da Anna Pallucchini per i tipi dell’isti­tuto per la collaborazione cul­turale. Per gli amanti di cose venete la sigla editoriale del­la Fondazione Cini è una vec­chia conoscenza solita a far piovere sul tavolo con una certa continuitĂ  testi e docu­menti riservati in genere al­l’occhio penetrante degli eru­diti, oppure gelosamente cu­stoditi nel silenzio delle bi­blioteche. Basterebbe ricorda­re nel settore delle fonti e dei testi il Taccuino di viaggio dello Scamozzi e lo Zibaldon del Temanza, oppure in quello dei saggi la Riforma del teatro nel Settecento di Giuseppe Ortolani e la serie degli scrittori impressi in dialetto veneziano di Bartolomeo Gamba. Stavolta però direi che l’impresa supera tutte le precedenti, perchĂ© si tratta di un testo importantissimo per la serie di notizie e giudizi che dĂ  sul periodo forse piĂą glorioso della pittura veneziana, e nello stesso tempo per la qualitĂ  letteraria del curioso e « fantasioso dialogo tra un senatore veneziano non precisamente identificabile e un professor de Pitura, che rappresenta il Boschini stesso, la sua attivitĂ , le sue idee ». Pittore, incisore, miniatore, acquafortista, mercante di quadri e di perle, Boschini appartiene alla categoria degli artisti mancanti di disciplina interiore, sicchĂ© nessuno piĂą ricorderebbe il suo nome se a un certo momento della sua irrequieta esistenza non avesse buttato quasi di getto (secondo gli studiosi l’ha composta nel volgere di quattro-cinque anni al massimo) la Carta del navegar pitoresco, alla quale avrebbe dovuto far seguito una Tartana pitoresca non portata a termine.

 

« Navegar pitoresco »

 

Scritto in versi, il lungo poema formato da circa 5370 quartine, si divide in otto parti e appartiene al genere di critica che si affida all’istinto, ai suggerimenti d’una felice disposizione nei riguardi delle cose artistiche. Tuttavia rivela pure, come scrive la curatrice, « un nucleo di idee estetiche storicamente individuabili », che denotano in Boschini non soltanto il dilettante appassionato in cerca di sensazioni inedite, quanto piutto­sto lo studioso che cerca nel­l’approfondimento di orientarsi nelle temperie fermentate di slanci e di ripiegamenti, di impulsi e di contraddizioni del suo tempo. Infatti, se ta­lora sbaglia completamente il suo disegno critico, direi che la colpa va attribuita piĂą al­le sue debolezze polemiche (si pensi alla sottile e continua schermaglia paesana contro il Vasari) che non alla mancan­za di una mentalitĂ  stori­cistica.

L’insistenza sul valore criti­co della Carta, non vorrei pe­rò che mi facesse trascurare la sua importanza in sede poe­tica e in sede di costume. Non credo di cedere a un empito di venezianitĂ  affermando che alcuni momenti sono soccorsi in modo così evidente dalla grazia creativa, che mi stupi­sce come ancora nessun criti­co ne abbia scritto in modo adeguato e pertinente. Miste­ri della nostra cultura…
Anche per questo motivo la fatica affrontata da Anna Pallucchini mi pare meriti di es­sere segnalata ed elogiata.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart