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Assaggi della mia VIA: Anni Sessanta (1a puntata)

10 Gennaio 2008

di Enzo Ferrari
[Ha pubblicato la raccolta di poesie: “Nuvole d‚Äôestate in Liguria‚ÄĚ, De Ferrari, 2007]

(il romanzo è in cerca di un editore)

Nella mia via ci vivo da quando sono nato, assieme ai miei genitori e a mia nonna. Prima in casa c’era anche un cane volpino. I miei genitori l’hanno dovuto regalare perch√© era geloso di me.

Sono nato in casa, su un tavolo di marmo, con l’aiuto di mia nonna e di una levatrice.
Mia nonna √® molto arzilla. Spesso fischietta o canta le arie d’opera, Oh che gelida manina,¬† La donna √® mobile, Un bel d√¨ vedremo. Mio padre invece canta, Nessun dorma, L’aurora di bianco vestita oppure Quanti bicchieri ho tracannato. Famiglia canterina. Ci potrebbe essere l’accompagnamento musicale di mia madre al pianoforte, per√≤ lo strumento √® sempre chiuso.

La mia via √® a Cornigliano, nel ponente genovese. A Cornigliano c’√® l’acciaieria. In certi giorni l’aria √® decisamente pesante. Quando il vento viene da sud si sente di pi√Ļ l’odore della fabbrica: l’odore del carbone, dell’anidride carbonica √® forte,¬† penetra dentro i polmoni. Quando il vento soffia da sud significa anche che andr√† a piovere.
I miei genitori spesso si lamentano. Il lavoro fa dimenticare i problemi di salute.
Beati i giorni di tramontana. L’aria √® decisamente pi√Ļ pulita, anche se d’inverno fa pi√Ļ freddo.

La mia via √® in leggera discesa. Ci sono tanti palazzi tutti costruiti intorno agli anni venti. Sui portoni di alcuni di essi √® riportato l’anno. Il¬† mio palazzo a cinque piani √® del 1922. La mia mamma¬† ci abita praticamente da quando √® nata. Mio padre da meno anni, da quando si √® sposato con mia mamma.

Nella mia via non ci sono le corde per stendere tra un palazzo e l’altro. Maglie, mutande, camicie, lenzuola e fazzoletti sono ad asciugare nei cortili interni. Non mettiamo in mostra le nostre cose.

Abito abbastanza vicino al mare. Il mare però non si vede da casa mia, seppure abiti al terzo piano.  La settimana scorsa dal terrazzo ho provato sporgendomi a cercarlo, ma senza risultati.
Sul terrazzo un’altra volta ho visto l’eclisse di sole con delle lenti da saldatore. Guardare il sole direttamente √® pericoloso.

Del mare mi parlano sempre mio padre e mia madre, di quando andavano alla spiaggia a fare delle belle nuotate. Da ragazzo mio padre si è persino lavato in mare con il sapone. A me non piace sentire il sale sulla pelle.

Alla spiaggia d’estate ci vado con mio padre. Lui non fa mai il bagno. Sta sempre sugli scogli con il suo costume nero. Mi guarda mentre nuoto con le pinne e la maschera. Non ho il coraggio di chiedergli se √® capace di nuotare.

In fondo alla mia via mio padre dice che un tempo i pescatori tenevano al riparo, in secca, le loro barche. Tra il borgo e il mare, oltre la ferrovia, c’√® la fabbrica. Le barche scendevano a mare transitando sotto alcuni passaggi appositi. Uno di questi passaggi oggi l’utilizzano per il transito degli operai. Uno dei vicoli sotto la ferrovia si chiama Vico della spiaggia. In questo vicolo si trovano i panni stesi tra un palazzo e l’altro.

Gli operai  passano per andare al lavoro nei tre turni giornalieri.
La sirena stabilisce l’entrata e l’uscita. Due fischi si entra, due fischi si esce dallo stabilimento.
Il cambio deve essere veloce. Gli operai che escono hanno gli occhi stanchi. Gli operai che entrano attendono un po’ in disparte con la gamella del mangiare. D’estate stanno magari all’ombra delle case. Gli operai fumano sempre.

Mio padre lavora in cokeria. L’altro giorno mi ha fatto salire sulla locomotiva a vapore che traina i vagoni con il carbone. Che caldo e che rumore! Il macchinista con la tuta blu e il berretto a visiera aveva la faccia tutta nera. Si vedevano spuntare solo gli occhi chiari, direi azzurri.

Mio padre sporca sempre di nero la federa del guanciale. Mio padre non si tinge però i capelli. Ci pensa il carbone della cokeria a renderli neri.

Mio padre fa i turni in fabbrica. Quando lavora di notte, le mattine seguenti le passa a dormire. Quando lavora al pomeriggio ed entra alle due, la mattina mi porta in giro. Compriamo sempre la focaccia bella calda.

Al mattino nella via c’√® sempre un buon profumo di pane che stuzzica il naso. Mia mamma mi ha detto che il fornaio lavora la notte per impastare e cuocere il pane e la focaccia. Mio padre mi ha detto che anche gli operai lavorano di notte, producono pani di acciaio. Al mattino, quando non c’√® mio pap√†, con la nonna, spesso compriamo un pezzo di focaccia.

Al panificio il pane si prende fresco tutti i giorni. Il sabato doppio, anche per il giorno dopo. Mia madre non vuole che vada sprecato. Quando avanza, una volta seccato, lo grattugia per le impanature. Qualche volta il pane avanzato lo porta al lattaio che ha le galline e le da in cambio sei uova fresche apposta per me.

Al panificio mia madre porta le torte da cuocere.  In casa abbiamo i fornelli a gas, ma non  il forno.  Molte signore portano le loro torte al negozio.  Mia zia fa invece anche il pane in casa. Ha il forno a legna. La domenica mattina quando vado a trovarla  ne mangio sempre una fetta con olio e sale oppure con burro e zucchero.

Nella mia via c’√® un negozio che vende la pasta fresca, tagliatelle, lasagne, tortellini, ravioli e gnocchi. E’ aperto persino di domenica mattina. Il gioved√¨ mia mamma sovente acquista gli gnocchi per condirli con il pesto. Manda me a comprarli.¬†

Il negozio di pasta fresca mi piace tanto. E’ divertente vedere come stirano la pasta con i rulli per farne lasagne da tagliare per ottenere fettuccine o tagliatelle. Il massimo √® la macchina che prepara i tortellini. Taglia la sfoglia, dosa il ripieno, lo posa sulla sfoglia, l’arrotola e la chiude a gassa con l’ausilio di un perno che sale e scende. Una paletta li spinge gi√Ļ in un cestino. Il negoziante certe volte mi regala anche un tortellino, che poi mangio crudo. Una volta ci ho passato forse un’ora a vedere lo spettacolo. Mia mamma √® persino venuta a cercarmi. Era preoccupata. Non mi ha per√≤ sgridato.

Nella mia via c’√® la latteria che vende anche le uova, i formaggi freschi, la panna e i gelati. Il latte lo vendono nelle bottiglie di vetro con il tappo di stagnola. La bottiglia √® da restituire dopo il consumo.¬† L’altro giorno la mamma mi aveva mandato ad acquistarne un litro. Sulle scale di casa sono scivolato, facendo cadere la bottiglia che ovviamente si √® rotta, riversando tutto il liquido bianco e un po’ cremoso. Questa volta mia madre mi ha sgridato. Mio padre quando √® arrivato a casa mi ha rimproverato pure lui.

Nel cortile interno del mio palazzo le nostre mamme stendono la biancheria lavata. Met√† di questo cortile √® occupato da una piccola fabbrica per la cromatura e la zincatura. Gli operai immergono in grandi vasche piene d’acqua, a mani nude, tubi e lamierini, che fatti asciugare su delle rastrelliere diventano belli lucenti. Certe volte lavorano anche di domenica.

Nella mia via non c’√® neppure un albero. Mia mamma ha dei gerani sul balcone. D’inverno li ricovera in casa. Per miracolo riprendono a fiorire la primavera dopo. Le sue amiche le chiedono sempre come fa a conservarli. Mia madre conserva tutto, anche i fiori.

Alle finestre e sui balconi, specie quelli che danno sui cortili interni, si vedono spesso dei vasi con il basilico o la maggiorana. Le donne li usano quando devono preparare il sugo, la salsa di pomodoro o i ripieni. Per la verit√† tutti nella via la maggiorana la chiamano persa. Mia mamma vuole che la chiami maggiorana, perch√© dice che bisogna che impari bene l’italiano, non il dialetto genovese.

La signora Maria abita in un palazzo accanto al nostro. Ha comperato al mercato due pulcini da tenere sul terrazzo, da far crescere come galline per avere le uova. L’altro ieri la mia via si √® svegliata al canto del gallo. Uno dei due pulcini √® diventato un gallo.
Dopo quasi una settimana la mia via si è nuovamente svegliata al canto del gallo. Anche il secondo pulcino non è una gallina.

Con mio padre, quando √® libero dal turno della fabbrica, andiamo dal contadino sulla collina di Coronata. C’√® anche uno stagno con le rane, i girini e le libellule. Mi diverto a giocare con i cani, a raccogliere le fave e i pomodori. A spingere la carriola non ci riesco, √® troppo faticoso. Con le amarene che portiamo a casa, mia nonna prepara la marmellata o lo sciroppo.

L’olio d’oliva lo compriamo in riviera. C’√® un amico di mio padre che ha dei parenti contadini ad Arma di Taggia. Un paio di volte l’anno ci facciamo spedire delle lattine d’olio con il treno. Mia nonna poi travasa l’olio nelle bottiglie. Purtroppo la settimana scorsa se n’√® rotta una in dispensa. Cento anni di disgrazie, ha subito detto mia nonna. Poi si √® messa a pulire con la segatura, i giornali e gli stracci.

D’estate qualche volta vado al mare¬† con mio padre per pescare. Canna senza mulinello, ami, lenze, un piccolo secchio, il pastone da buttare in acqua prima di cominciare per invogliare i pesci ad abboccare. Quando qualche pescatore lancia l’amo in mare ho un po’ paura che si agganci ad un mio orecchio o nei capelli. L’altro giorno, comunque, camminando sugli scogli mi sono piantato in un piede un amo abbandonato.

Il pesce √® vero pesce solo quando l’hai veramente preso. Non si pu√≤ dire di averlo quando ha solo abboccato all’amo. Bisogna tirarlo su velocemente, ma con delicatezza e con regolarit√†. La tecnica del pescare √® per mio padre e i suoi amici un’arte.

Mio padre mi ha spiegato lo spirare dei venti, dello scirocco, del grecale e del libeccio. Con tutto quello che comporta lo spirare del vento. Il tempo migliora, peggiora, viene a piovere, si può andare a pescare o è meglio restare a casa. 

Nella mia via ci abita una famiglia di veneti. Vengono da Rovigo. Li vedo dalla finestra della sala che preparano la cena: una tovaglia con tre piatti di minestra, un fiasco di vino e un cesto del pane.  Non hanno le tende.

Nel palazzo accanto al mio ci vive una famiglia che viene da un paese lungo il Po, vicino a Cremona. Mio padre dice che anni fa volevano emigrare per lavoro in America o in Australia. Si sono per√≤ fermati a Genova perch√© hanno avuto paura del mare. Loro abituati al fiume, si sono spaventati di lasciare la terra e di non vedere un’altra sponda dove andare.

Nella mia via ci sono venuti a abitare tanti meridionali.¬† Vengono da Napoli, dalla Calabria e dalla Sicilia.¬† Hanno trovato lavoro come operai all’acciaieria, in porto o ai cantieri navali.¬† Sono arrivati con il treno, le valigie e i bambini.

Nel mio palazzo al piano di sopra vivono dei sardi.¬† Hanno tre bambini.¬† Antonio √® in classe con me.¬† L’altro ieri mi ha invitato per la merenda.¬† Sua mamma ha fatto il pan fritto.¬† Fette di pane passate nell’uovo, pangrattato e poi fritte nell’olio.

Luigina √® un’anziana signora, da poco vedova, che abita da sola nel nostro palazzo. L’altro giorno mia nonna, subito dopo pranzo, l’ha invitata per un caff√®. Luigina ha preferito il t√®. La nonna le ha offerto anche i biscotti,¬† Luigina ne ha mangiato quasi mezza scatola, dopo averli ben inzuppati nella tazza.

Salvatore è un operaio calabrese che lavora con mio padre.  Salvatore ci ha regalato due cedri che ha portato dal suo paese. Sono come dei grandi limoni, ma tutti rugosi e bitorzoluti. Sono buoni tagliati a fettine, buccia compresa. Mia mamma li mette nella macedonia di frutta.

Rino √® un compagno di lavoro e amico di mio padre. Viene da un paese vicino a Napoli. E’ un tipo molto simpatico. Quando mi incontra mi fa sempre ridere con le sue facce buffe. Mio padre mi ha detto che prima di venire a Genova per lavorare in fabbrica ha fatto anche lo spaventapasseri in una risaia vicino a Vercelli. Con vestiti strani, un grande cappello e gli stivali stava diverse ore nel campo per scacciare gli uccelli.

Nunzia √® un’anziana signora che parla solo il dialetto calabrese.¬† Quando va a fare la spesa deve farsi accompagnare da sua sorella minore Assunta che parla anche in italiano.

Nella mia via ci abita un olimpionico della corsa.  Ha partecipato alle Olimpiadi di Londra del 1908.  Ora cammina con un bastone da passeggio.  Tutte le volte che lo incontriamo, mio padre me lo indica.

Carlino √® un amico di mio padre che disegna con facilit√† e gran velocit√† paesaggi, navi e uccelli a carboncino o con i pastelli.¬† Ha una buona mano nell’eseguire le caricature dei volti delle persone.¬† In casa abbiamo appeso un suo disegno di un mazzo di fiori.

Nella mia via hanno fucilato tre partigiani.¬† C’√® una lapide che lo ricorda.¬† Erano tre giovani: Adriano di 30 anni, Alfredo di 22 anni e Filippo di soli 20 anni.¬† Ieri sono venuti a mettere una corona d’alloro, c’era anche la banda che suonava Bella ciao.¬†¬† Nonostante la pioggia c’era tanta gente che cantava.

In casa di mia zia dietro la porta d’ingresso ci sono due foto. Papa Giovanni con la sua faccia rotonda, sorridente e serena.¬† Stalin con due baffi severi e il berretto di comandante in capo.

Nella mia via ci sono tanti bambini e ragazzi che vanno a scuola.¬† In prima e seconda elementare facciamo persino i turni.¬† Il primo al mattino, il secondo al pomeriggio.¬† Io che frequento la seconda, sono stato fortunato: anche per quest’anno mi √® capitata la mattina.¬† Un mio amico va invece al pomeriggio.¬† La sera, dopo cena, deve poi preparare i compiti.¬† I suoi genitori al mattino vanno a lavorare e non sono in grado di aiutarlo.

Nella mia classe siamo tutti maschi.  Abbiamo tutti il grembiule nero con il fiocco azzurro.  Quando arrivo a casa il fiocco è sempre disfatto o fuori posto.   Le bambine portano il grembiule bianco con il fiocco color rosa.  A scuola ci vado con la cartella e un cestino con la merenda, un frutto e le caramelle.  Mi piacciono tanto quelle alla frutta.

In classe sono nel banco con Francesco.¬† E’ un bimbo piccolo di statura, giallo in faccia.¬† Ha il colore di un brutto limone. Si stanca facilmente e mangia pochissimo. Gli offro sempre le mie caramelle all’arancio.¬†

(continua)


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart