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Assaggi della mia VIA: Anni Sessanta (4a puntata)

19 Gennaio 2008

di Enzo Ferrari
[Ha pubblicato la raccolta di poesie: “Nuvole d’estate in Liguria”, De Ferrari, 2007]

(il romanzo è in cerca di un editore)

Nella mia via tutti ascoltano la radio. A me piace tanto la trasmissione Il Gambero. E’ un quiz alla rovescia, con sette domande. Si parte da un milione e ogni volta che si sbaglia il premio si dimezza.

Se si sbagliano tutte le risposte si arriva a 7.800 lire. C’è Enzo Tortora come conduttore. Alle domande rispondo con una certa facilità: ho deciso che quando avrò la maggiore età invierò la domanda di partecipazione.

Nella mia via c’è il negozio di merceria. Vende aghi, bottoni, fili e ricami. E’ un negozio che piace tanto a mia nonna, che è molto brava a ricamare. Sono belle le scatole sugli scaffali. Su ogni scatola c’è attaccato il tipo di bottone o di filo che poi trovi dentro la scatola.

Nella mia via c’è la drogheria che vende zucchero, marmellate e tante caramelle e dolci. Le mie caramelle preferite sono le Otello. Sono ricoperte al cioccolato fasciate una ad una nella carta colorata. Sono prodotte in una fabbrica proprio qui a Cornigliano.

In drogheria c’è sempre un buon profumo di spezie. Il negoziante le tiene nello scaffale dietro il banco in piccoli cassetti di legno e vetro. Un’etichetta ricorda i loro nomi. Cannella, timo, noce moscata, chiodi di garofano, cardamomo, zenzero, coriandolo, paprika, pepe, anice stellato, vaniglia. Solo che di pepe, in grani o in polvere, ce sono tante varietà: nero, rosa, bianco, verde, rosso, di Cajenna, di Spagna, di Turchia, della Giamaica. E’ il negozio più profumato di tutta la via.

Un bambino che voleva entrare nella fabbrica che produce le caramelle Otello è rimasto impigliato nel cancello scorrevole. Inesorabilmente il pesante cancello ha proseguito la sua corsa schiacciandolo, nonostante l’intervento del guardiano e di alcuni operai.

In drogheria mia nonna ha comperato i budini Elah, gusto cioccolato. Nel pentolino con il latte si mette la bustina, si mescola per pochi minuti e quando bolle si versa il liquido nella forma in alluminio. In frigorifero per poche ore e a merenda con gli amici si divide la leccornia.

In una via parallela alla mia c’è la ricevitoria del lotto. Con mia nonna ci andiamo tutti i venerdì a giocare sempre gli stessi numeri: 6 – 30 – 61. Terno e ambo. Qualche volta ci azzecca. Una volta ha vinto anche il terno. Quante chiacchiere al botteghino sui numeri in ritardo, sui numeri suggeriti nei sogni, sulle ruote migliori. Ma poi alla fine mia nonna gioca sempre gli stessi tre numeri sulla ruota di Genova.

Nella mia via c’è un negozio di giocattoli. L’altro giorno mia mamma mi ha comprato una pistola delle Giubbe Rosse con i fulminanti. Una volta caricata si preme il grilletto e si fa tanto rumore. L’importante è non farlo nel portone, perché mamma si spaventa. Per Natale ho chiesto una pistola a tamburo con sei colpi sempre delle Giubbe Rosse. Non bisogna caricarla tutte le volte. Con gli amici farò un figurone.

Ieri nel negozio di giocattoli volevo la spada da pirata. Mia nonna non voleva comprarmela. Con i soldi chiesti per un’automobilina, l’ho acquistata lo stesso. Quando sono arrivato a casa, mia nonna si è molto arrabbiata. Ha restituito la spada al negozio e per punizione non mi ha preso neppure la macchinina.

Nel negozio di giocattoli mi piacciono tanto le automobiline. Ci sono quelle in plastica e quelle in metallo, le più belle. L’altro giorno in vetrina c’era la nuova Alfa Romeo. L’ho comperata. Arrivato a casa ho trovato nella scatola un’altra Alfa Romeo, in più rispetto a quella acquistata. In totale ora ne ho due, una normale e una della polizia, la Pantera.

Con il Lego costruisco case, palazzi, un’intera piccola città. Aerei e navi per un’armata invincibile, con tanto di bandiere. L’altro giorno ho fatto un grattacielo alto quasi quanto me. Mio padre dice che da grande farò l’ingegnere. Così potrò stare all’aria aperta. Non come lui che lavora al chiuso, col caldo, il rumore e la polvere di carbone.

Con il Meccano ho costruito cose più complicate: sistemi con carrucole, fili sospesi, ingranaggi, ruote. Una teleferica per il carico e lo scarico di materiale dal poggiolo in strada.
Assieme agli amici abbiamo fatto un aereo. Dopo diversi tentativi l’abbiamo fatto volare. Si è sfracellato al suolo. Ha sfiorato, senza danni e conseguenze, alcune auto parcheggiate. Mia mamma ha regalato il Meccano a qualcuno. Non ho saputo chi sia.

Il trenino elettrico è il gioco che mi piace di più. Me lo hanno regalato per Natale. Ci posso giocare solo quando sono in vacanza, a Natale o in estate. Utilizzo il Lego per la costruzione delle case, della stazione e dei ponti. Sono il capostazione e il dirigente di tutti i treni. Mi sono fatto fare da mio padre un berretto di carta da capostazione che mi metto in testa.

Nella mia via c’è il falegname. Ha tanto lavoro. Costruisce e ripara finestre, persiane e mobili. Ci ha riparato l’anta della credenza in cucina. Mia zia si è fatta rifare il comodino.

L’altro giorno mio papà, tutto sudato per la fatica, ha portato una grande tavola che serve da plastico per il trenino. L’ha comperata dal falegname. E’ grande come il letto dei miei genitori. Terminato il gioco, mio padre la metterà sotto il loro materasso. Binari, locomotive e carrozze li tengo in due scatole di latta, regalate dal droghiere della via. Le scatole contenevano delle caramelle.

Nella mia via c’è il materassaio. E’ nello scantinato di un palazzo vicino a quello dove abito. La gente periodicamente rinnova cuscini e materassi. Mia zia fa tutto in casa. La lana la mette su dei giornali in sala a prendere aria, la pulisce e poi la ripone nella tela, cucendo le impunture con un grosso ago. Mia madre preferisce rivolgersi al materassaio. Vengono in casa a prendere la lana. La puliscono, la tirano e la rimettono nella tela. Fanno tutto dal mattino entro la sera. Per dormire serve il materasso.

Nella mia via c’è un negozio di mobili. Si chiama Primo Mobili. Primo è il padrone. Oggi i miei genitori hanno comperato un tavolo in formica rossa con dei puntini bianchi, col bordo metallico d’acciaio cromato a scanalature. Hanno sostituito quello vecchio in marmo. Le seggiole sono sempre dello stesso colore. In cucina di vecchio sono rimasti la stufa a gas, il lavandino in marmo e la credenza di legno a vetri.

Molti hanno comprato i mobili di cucina come i nostri. Sono arrivati i tavoli, le seggiole, le credenze in formica di molti colori: giallo ocra, verde pisello, rosso. Si comprano sempre più cose di plastica. Vetro, legno, ceramica sono sostituiti da prodotti in plastica più resistenti.

Nella mia via non c’è la libreria. Mi sarebbe piaciuto dire il contrario. La libreria la trovi in una via parallela alla mia. E’ una cartolibreria, dove vendono articoli di cancelleria e libri. La padrona del negozio è diventata mia amica. Mi lascia stare anche dietro il banco a guardare libri, penne e colori. Si chiama Maria Gorizia. Suo fratello gemello si chiama Trento, sua sorella Maria Trieste. Sono nati subito dopo la fine della prima guerra mondiale.

In libreria è uscita la collana Oscar Mondadori. Libri tascabili a prezzo veramente basso. Ho acquistato La ragazza di Bube di Cassola, Uomini e no di Vittorini, Fiesta di Hemingway, e Lessico famigliare della Ginzburg. La signora della libreria mi regala sempre un segnalibro. Sono della Fila con le maschere di carnevale o con i segnali stradali.

In libreria sono arrivate le nuove penne stilografiche in plastica che non si rompono anche se cadono. La signora del negozio per venderle le getta con forza per terra, stupendo tutte le volte i ragazzi e le loro mamme. Ne ho comprata anch’io una di colore azzurro.

Nella mia via non tutti hanno ancora la televisione in casa. Io vado spesso a vedere la TV dei ragazzi da un’amica di mia madre, che chiamo zia. Mi offre sempre una fetta di torta fatta in casa con la marmellata o le mele. Mi diverto moltissimo a vedere Giovanna la Nonna del Corsaro Nero, la nonna sprint più forte di un bicchiere di gin. La nonna è a capo di una ciurma di buffi personaggi tra cui il nostromo Nicolino e il maggiordomo Battista.

E’ entrata in casa la TV a valvole ed il trasformatore a parte. Il televisore è grande, pesante, abbastanza ingombrante. L’altro giorno si è bruciata la valvola del sonoro. Papà ha chiamato subito Piero, il suo amico radiotecnico della Geloso. E’ arrivato con la sua valigia in metallo piena di valvole, lampadine, pinze e saldatore. L’ha aggiustata in tempo per la partita.

Alla TV l’uomo è sceso sulla luna. Ha camminato e piantato la bandiera sul suolo lunare. Nella gara a chi arriva prima, sono arrivati per primi gli americani. I russi, dopo la cagnetta Laika e l’astronauta Gagarin, hanno perso la corsa. Nella via dicono che i russi sono furbi. Non sono scesi sulla luna per evitare di prendersi delle malattie sconosciute.

Anche nella mia via siamo stati sulla luna. Le stelle sono venute più vicine. Per noi che siamo abituati solo ad attraversare la strada, ci è sembrato uno spettacolo incredibile.
Il giorno dopo la discesa siamo andati sul terrazzo di casa a guardare la luna con i binocoli. Volevamo capire se si vedeva l’astronave posteggiata sulla faccia illuminata. Non si vedeva.

A scuola abbiamo parlato del petrolio. La prof. di scienze ci ha detto che in futuro non molto lontano potremo mangiare delle belle bistecche ricavate dal petrolio. Tutti i cibi saranno in pastiglie arricchite di vitamine e sali minerali, a costi più bassi e più facilmente digeribili. Finalmente riusciremo a debellare la fame nel mondo.

Alla TV dei ragazzi danno Pippi Calzelunghe: una bimba dai capelli pel di carota e le lentiggini. Per compagni ha due amici, un cavallo ed una scimmia. Pippi è un po’ pasticciona, ma è coraggiosa e divertente. Insieme ai suoi amici fa dei viaggi straordinari in mongolfiera, interessanti gite nei boschi, va alla ricerca di fantasmi. Se avessimo anche noi tutti questi poteri magici, potremmo volare e divertirci.

Nella mia via incontriamo sempre Walter, un signore abbastanza anziano ben vestito, ma che porta sempre sia bretelle che cintura. “Come ci si fa a fidare di uno che non si fida neppure dei suoi pantaloni”. Walter potrebbe partecipare a C’era una volta il West di Sergio Leone.

Cominciano ad aumentare le auto. Alcuni hanno preso la moto, la Lambretta o la Vespa. Chi compra la macchina si preoccupa solo di quella. Specie i primi tempi dopo l’acquisto copre l’auto con dei copertoni o dei teli cerati con i bordi elastici. La domenica con secchio e detersivo la lava e la tira a lucido con spugne e pelli di daino. Nel negozio di alimentari vendono lo shampoo apposito per la macchina. Fa meno schiuma di quello che usiamo per lavarci la testa.

Alla TV un esperto mondiale ha dichiarato che coloro i quali affermano di aver visto da vicino i dischi volanti giungono ormai al centinaio. Secondo lui almeno il dieci per cento di queste testimonianze sono genuine. Sul terrazzo di casa ci aspettiamo queste macchine volanti dorate o argentate, anche se i nostri genitori dicono che non esistono.

Per combattere il logorio della vita moderna non trovi però Ernesto Calindri seduto al tavolino in mezzo alla strada circondato dalle auto. I tavolini li trovi all’interno del bar.

I miei hanno comperato la prima auto: una Bianchina carta zucchero con i sedili di finta pelle color crema. L’hanno comperata prima di prendere la patente. O meglio sono rimasti bocciati all’esame di guida prima della consegna dell’auto.

Alcuni hanno messo in macchina sul cruscotto le foto della moglie o della ragazza con la scritta, Vai piano, Pensaci. Altri ci hanno attaccato San Cristoforo, patrono degli automobilisti con la scritta, Proteggimi. Altri ancora hanno messo sul retro un cagnolino con la testa che dondola. Il papà di Antonio ne ha messo addirittura due di color marrone. Mio padre non sopporta questi finti cagnolini.

Nella mia via quando arriva Natale è una grande festa. I negozi hanno tante cose interessanti da mangiare. Dal droghiere si trova la frutta candita, arance e chinotti. C’è la frutta secca, albicocche e prugne. Il panificio prepara persino i pandolci. Dal formaggiaio si trova la mostarda per il bollito. Dal salumiere si comprano salumi strani con la gelatina. I ravioli li preparano in casa mia mamma e mia nonna.

Per il Natale si fanno preparativi non solo con la poesia e le canzoni. Ci sono l’albero e il presepe da addobbare. L’albero si cerca di farlo più bello e ricco di quello dell’anno precedente, aumentando le palline, mettendo delle luminarie ad intermittenza, aggiungendo biscotti e cioccolatini, usando il cotone come neve. I biscotti sono di pasta di mandorle o di nocciola.

Quest’anno Natale ci sembra un po’ più triste. Qualche giorno fa, a Milano, in Piazza Fontana hanno messo una bomba nei locali di una banca, seminando la brutta morte.

Per il pranzo di Natale ci si deve preparare per tempo. Mio padre vuole i mostaccioli in brodo. Io preferisco i ravioli al sugo. Nonna e mamma li preparano già alcuni giorni prima. E’ tutto un rito. Farina, uova più carne, verdure e prosciutto per il ripieno. Il ripieno lo passano al tritacarne. La sfoglia la tirano con il mattarello. Con cucchiaio e forchetta mettono i mucchietti di ripieno sulla sfoglia. Piegano la pasta e con una rondella tagliano i singoli ravioli che mettono su una tavola di legno, coperti con una strofinaccio. La tavola è riposta in sala. Non posso assolutamente avvicinarmi e soprattutto prendere alcun raviolo crudo. Solo il giorno di Natale posso aiutare a portarli in cucina e buttarli nell’acqua bollente per la cottura. Una volta cotti, mio padre, i primi scolati, li mette in una tazza con del vino rosso.

Nella mia via c’è anche un calzolaio, proprio accanto alla latteria. Ci lavora un anziano signore molto simpatico. Ha sempre montagne di scarpe e stivali da riparare. Non solo ci lavora, ma ci vive nel negozio. Nel retrobottega c’è la cucina, il letto e un gabinetto.
Per questo Natale mia madre mi ha fatto portare un piatto di ravioli col sugo al calzolaio.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart