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Assaggi della mia VIA: Anni Settanta (5a puntata)

22 Gennaio 2008

di Enzo Ferrari
[Ha pubblicato la raccolta di poesie: “Nuvole d’estate in Liguria”, De Ferrari, 2007]

(il romanzo è in cerca di un editore)

Nella mia via ci vivo da quando sono nato.
La mia via è a Cornigliano, periferia industriale della città. In certi giorni con il vento di scirocco l’aria diventa assai pesante, irrespirabile per i fumi e le polveri dello stabilimento.

I miei genitori continuano a lamentarsi dell’inquinamento. Si sono riuniti in un comitato con degli altri. Finalmente hanno ottenuto un seppur minimo miglioramento della situazione. Si spera sempre nel vento da nord.

La mia via è intitolata ad un generale dei bersaglieri che ha combattuto nella guerra di Crimea.
A scuola la professoressa di storia ci ha spiegato la guerra di Crimea. I bersaglieri hanno combattuto con coraggio ottenendo grandi risultati. L’Italia ha fatto una bella figura in campo militare. Sull’enciclopedia non ho trovato traccia di questo generale.

Nella mia via non ci sono più i divieti di sosta a giorni alternati. Ora si può posteggiare ovunque.

Tutti i giorni senti parlare tanti dialetti. I negozianti sono quelli più in difficoltà nel capire cosa le donne vogliono quando vanno a comperare la carne, la frutta o i pesci. Ognuno ha un modo diverso per definire un pezzo di carne, un tipo di verdura e un tipo di pesce. Sembra quasi una torre di Babele che non divide, ma anzi arricchisce di colori e di parole la mia via. Le persone dimostrano una gran voglia di partecipare, di inserirsi nella vita di ogni giorno.

Non passano più gli operai. La via viveva al loro passaggio. Si svegliava alle sei del mattino, prendeva il caffè alle due, andava a dormire alle dieci di sera. Lo stabilimento ha chiuso con un’inferriata il varco d’accesso pedonale che era in fondo alla via. I negozianti non sono molto contenti, compresi quelli del bar e della trattoria.

Al formaggiaio Franco hanno rubato diverse forme di formaggio. La notte scorsa i ladri hanno forzato la saracinesca e hanno asportato una ventina di forme di grana. Nessuno si è accorto di nulla. Gli inquilini della casa di sopra al negozio erano in vacanza.

L’altro giorno una signora ha comperato della gruviera da Franco. Ha chiesto un pezzo con tanti buchi, “così rende di più”. L’applicazione della teoria del peso specifico.

L’altro negozio di formaggi e salumi in fondo alla strada ha appeso un cartello veramente simpatico con scritto “Si fa credito solo ai novantenni se accompagnati dai genitori”. Fare credito e segnare su un quaderno la spesa è assai frequente. Le mogli degli operai pagano quando i mariti ricevono il salario. Due volte al mese, le quindicine.

Nella mia via c’è il negozio che vende gli elettrodomestici. Nelle tre vetrine sono esposti frigoriferi, lavatrici, lucidatrici.
L’altro giorno con la mia mamma siamo andati a vedere per la caffettiera. Dicono che il caffè sia più buono con quella espressa, meglio che al bar. Mia mamma finora ha sempre usato quella napoletana, con il recipiente che si capovolge dopo la bollitura dell’acqua. L’acqua calda passa nel filtro con la polvere di caffè e precipita nell’altro recipiente che ha il becco per versare la bevanda nelle tazzine. Operazione che non sempre riesce a mia madre. Una volta si è persino un po’ bruciata una mano.
Siamo andati di sabato a comprare la nuova caffettiera assieme a papà. Abbiamo preso quella a sei tazze, se mai venisse qualcuno a trovarci.

Mia mamma per stirare ha sempre usato un ferro in ghisa da mettere sulla stufa o sul gas per scaldarlo. Per evitare di bruciare gli indumenti mette una pezza leggermente umida sotto il ferro.
Una sua amica le ha fatto vedere il nuovo ferro da stiro elettrico. Si attacca la spina alla presa e dopo poco si scalda la piastra.
Sabato la mamma l’ha acquistato. Ha l’impugnatura in bachelite, una specie di plastica nera, per non bruciarsi la mano. Per i vecchi ferri da stiro serviva una presina spessa di lana o cotone.

Nella mia via, di fronte alla rivendita d’elettrodomestici, c’è il negozio di ferramenta. Mio padre, quando un rubinetto perde o si guasta il neon in cucina o bisogna riparare una maniglia, fa tutto da solo. Io faccio da assistente. La guarnizione del rubinetto, la fascia con la canapa. Per cambiare il neon alla lampada della cucina, fa staccare la corrente dal contatore in ingresso. Io gli faccio luce con una torcia. Aggiustare la maniglia lo trovo troppo complicato, con tutti quegli ingranaggi ad incastro. Ho rinunciato a seguirlo.

Nella mia via non c’è la rivendita di giornali. Tutte le settimane compro le strisce di Tex. Il mensile costa caro e poi bisogna aspettare troppo tempo da una volta all’altra per conoscere come va a finire la storia del mese precedente. A noi ragazzi piace anche il mago illusionista mandrache. I giornalini li leggo solo dopo aver finito i compiti della scuola. Prima il dovere e poi il piacere. Le nostre mamme dicono che i fumetti sono un banale passatempo, una dannosa distrazione. Come passatempo è meglio un libro.

I fumetti ce li scambiamo tra di noi, talvolta di nascosto. Tex, Diabolik, Blek Macigno, Superman sono i nostri eroi. Tutti eroi d’azione, protagonisti di sparatorie, d’inseguimenti nelle città, nella giungla, nel deserto, nello spazio. Ogni giornalino ha un valore differente. Topolino vale meno del Grande Blek, Mandrake e Tex valgono di più di Tarzan.

Nella mia via c’è un negozio che vende dischi. Dalla strada senti sempre la musica uscire dalla porta. Sembra la sirena che attira Ulisse e i marinai nell’Odissea. Ulisse lo abbiamo studiato a scuola.
Mia mamma mi ha dato i soldi per comperare l’ultimo disco dei Rolling Stones. Lo sentiamo con il mangiadischi di Mauro. E’ giallo e va a pile. Ci metti dentro il disco e sembra che se lo mangi per davvero. Lo mettiamo sempre al massimo del volume. Un altro 45 giri dei Beatles a furia di sentirlo, si è rotto. Abbiamo deciso di prendere un LP.

In casa ho un giradischi che va bene per i 45, i 78 e i 33 giri. Mia mamma ha ancora alcune sonate per pianoforte di Chopin a 78 giri.
Nella mia via noi ragazzi preferiamo ascoltare Let it be dei Beatles, Emozioni di Lucio Battisti, La lontananza di Modugno, Imagine di John Lennon. Blowing in the wind di Bob Dylan è l’inno del movimento per i diritti civili. Quanti anni gli uomini possono vivere, prima di essere lasciati liberi, la risposta soffia nel vento.

Nella mia via hanno aperto un’officina meccanica per la riparazione delle auto. Hanno sempre molto lavoro, con tutte le auto fumose e scoppiettanti oramai in circolazione.

Nella mia via non passa più lo spazzino a ritirare l’immondizia in casa. Ora bisogna riporla negli appositi cassonetti in strada nelle ore stabilite.

Mio padre è stato licenziato dalla cokeria, assieme a molti altri operai. Esigenze di ristrutturazione aziendale. E’ dovuto andare ad una scuola di formazione professionale per conseguire il diploma di licenza media. Da ragazzo aveva fatto solo le elementari. Dopo il corso e l’esame è stato assunto ai cantieri navali di Sestri Ponente come addetto ai trasporti. Mi ha promesso di portarmi a vedere una petroliera in costruzione. Purtroppo non fanno più i transatlantici, come la Michelangelo.

Nella mia via non ci sono alberi. Non c’è neppure il fiorista. Per acquistarli il giorno del compleanno della mamma, devo andare in un’altra via.

Per andare ai giardini bisogna fare molto strada, quasi come quando si va a scuola. Sui terrazzi di tutti i palazzi della via sono nati tanti altri tipi d’alberi: sono le antenne delle televisioni con tutti i fili bianchi che penzolano lungo le facciate. Con tutte quelle antenne è diventato difficile anche vedere le stelle la sera.

Nella mia via c’è stata l’alluvione. Ieri mattina ci siamo svegliati dopo una notte di pioggia continua e abbiamo trovato fango in strada. Io ho voluto andare lo stesso a scuola. Ho provato a piedi perché gli autobus non circolavano. Giunto al ponte sul fiume Polcevera sono tornato indietro. Il fiume sembrava lì per travolgerlo. Le strade erano piene di melma, detriti, pezzi di legno, scatole di cartone, bottiglie. Sono scivolato un paio di volte. Mi sono sporcato le scarpe e i pantaloni.

Per l’alluvione assieme ai professori per tre giorni siamo andati a dare una mano a pulire scantinati, negozi e una scuola. Una catena umana con i secchi pieni di fango. Abbiamo recuperato bauli, bottiglie di vino, scatole, libri e una bicicletta. C’era una puzza di sporco e di petrolio. Nella scuola l’acqua aveva ammucchiato tutti i banchi, le sedie e la lavagna contro un muro. In un’aula una Fiat 850 aveva sfondato la parete. A titolo precauzionale ci hanno fatto le iniezioni contro il tifo e il tetano. Eravamo in tanti giovani ad aiutare. Molti venivano da altre città, come era successo a Firenze per l’alluvione del 1966.

Alla TV è ovviamente passata la notizia dell’alluvione, degli allagamenti, dei disastri, dei morti causati dallo straripamento dei due fiumi che attraversano la città, il Bisagno e il Polcevera. Il cronista, pronunciando Polcevera, ha sbagliato l’accento, usando quello piano invece che lo sdrucciolo. L’accento corretto è sdrucciolo, Polcévera. E’ scivolato sul fango, letteralmente sdrucciolato sul piano fonetico.

Mio padre compra sempre la Settimana Enigmistica. Oltre i cruciverba ci sono le rubriche L’edipeo enciclopedico e Forse non tutti sanno che … dove scopri l’origine di certi termini, le tradizioni popolari, la vita di uomini illustri. Tutti esempi di cultura in pillole che non trovo sempre decisive per le mie conoscenze. Continuo a preferire le barzellette.

Nel 1894 nella corsa automobilistica Parigi – Rouen il marchese De Don giunse al traguardo con oltre un’ora d’anticipo sul previsto. Il giudice di gara, che stava giocando a scacchi con un amico, colto di sorpresa, per segnalare l’arrivo e la vittoria non trovò di meglio che buttare all’aria i pezzi e sventolare la scacchiera come una bandiera. Letto sulla Settimana Enigmistica.

Assieme agli amici giochiamo a scacchi, mettendoci gran impegno e applicazione. Studiamo, con manuali alla mano, le aperture e le prime mosse. Leggiamo attentamente i finali e i punti salienti delle partite di maestri e campioni. Ci appassioniamo alla sfida di Fisher e Spasky. Difesa alla siciliana, arrocco, sacrifici di alfiere o cavallo ci ammaliano per la loro complessità e per la loro valenza geometrica e matematica. Alla fine gli sconfitti siamo noi, non il gioco.

Tutte le sere la gente nelle case accende la televisione. E’ bello accenderla e scoprire che la casa silenziosa si riempie di voci allegre, di persone che cantano e dicono cose simpatiche. Mi piace stare seduto in poltrona assieme ai genitori di fronte a tante immagini in movimento. Mio padre ha costruito un mobiletto in legno per appoggiarla sopra.

Alla sera c’è l’appuntamento con la reclame di Carosello. Gli eroi animati sono i preferiti di noi ragazzi, Calimero, Papalla, Carmencita, Capitan Trinchetto, l’ippopotamo Pippo. A me Calimero ricorda la storia della merla divenuta nera perché si era infilata nel camino. Almeno Calimero, lavandosi, ritorna tutto bello pulito. Dopo Carosello, tutti a nanna.

Alla TV mi divertono molto Cochi e Renato, due comici un po’ surreali con le loro canzoni divertenti. “La canzone intelligente segue il filo logico importante, è piena di bei ragionamenti, fa cantare e ballare tutta la gente.”

Ho visto Gian Burrasca, interpretato da Rita Pavone, un birichino coi fiocchi. Con Viva la pappa al pomodoro racconta quanto sia meglio la pappa col pomodoro della minestra di magro fatta mangiare ogni giorno agli alunni del collegio. I direttori del collegio sono Bice Valori e Sergio Tofano. Il finale non è molto lieto: il giornalino sul quale Gian Burrasca scrive le sue avventure è sequestrato, bloccando la narrazione.

Al giovedì sera tutti a vedere il quiz Rischiatutto con Mike Buongiorno. Divertente, anche se ripetitivo con i suoi super campioni esperti di tutto un po’, dalla storia alla musica, dalla geografia al calcio.

La sera del venerdì in televisione è dedicata alla prosa, sul secondo canale. Sembra di essere a teatro. Il gong segnala con due colpi l’inizio di ogni atto. Questa sera cominciano le commedie di Goldoni. A mia mamma piacciono tanto Buazzelli, Romolo Valli, Nando Gazzolo e Rossella Falk.
La settimana scorsa ho visto Eduardo in Gli esami non finiscono mai. Anche per me tra poco c’è l’esame di maturità per il diploma. C’è poi l’Odissea a puntate la domenica, con Giuseppe Ungaretti che recita alcuni versi del poema. Da come parla non ci si capisce una parola.

Nella mia via c’è il cinematografo, anche se da quando quasi tutti hanno la TV in casa e si possono vedere tanti film, c’è meno gente che va al cinema. L’altra domenica abbiamo visto VIP mio fratello superuomo. Con SuperVip, l’eroe mascherato, bello e possente, c’è il fratello MiniVip, imbranato, piccolo, brutto e con gli occhiali. L’eroe vero è MiniVip.
Andiamo sempre in galleria, perché costa meno. Ci divertiamo un sacco. Gettiamo anche aeroplani di carta sul pubblico in platea. Siamo un po’ tutti dei minivip.

Al cinema ho visto MASH di Robert Altman. Divertente e stralunato, pieno di scherzi e di battute.
Ma più divertente mi è parso Amici miei, con Tognazzi, Gastone Moschin, Adolfo Celi e Noiret, carico di zingarate, scherzi e beffe a danno di amici o di passanti ignari.

Al cinema ho visto con i miei genitori l’ultimo film di De Sica, Il giardino dei Finzi Contini. Avevo già letto il libro. Ho trovato bello, elegante e commuovente anche il film. Racconta la tragedia dell’olocausto vissuta da una famiglia ebrea aristocratica quasi tutta deportata.

Abbiamo scoperto la rivista Linus con i personaggi di Schulz, oltre Bristow e Dick Tracy. Prima di Linus c’erano solo le strisce di Tex o del Grande Blek. E’ un passaggio d’epoca.

Luigia è caduta da cavallo in malo modo. Si è infortunata al viso, deturpandolo in maniera tale da doverlo persino celare con un velo. Luigia è vissuta tanti anni fa, cantata in un’ode da Ugo Foscolo, che transitò da queste parti nel 1800 a seguito dell’esercito napoleonico del generale Massena. L’abbiamo dovuto leggere e commentare a scuola. La prima considerazione che ci è venuta spontanea è che gli incidenti accadevano anche andando a cavallo, non solo in auto o in moto. Il poema non ci è piaciuto, l’abbiamo trovato lungo e noioso. E’ una coreografia di una realtà ormai sepolta.

Al cinema Esperia ci va sempre meno gente. Danno solo pellicole di terza visione. Chi vuole vedere bei film va a Genova nelle sale di prima visione. Quando arrivano dalle nostre parti sono passati diversi mesi dall’uscita. Sono spesso rovinati dall’uso, salta l’immagine e il sonoro sovente gracchia. Certe volte si perdono battute importanti. L’altro giorno si è rotta la pellicola a pochi minuti dalla fine. Ho dovuto chiedere a dei miei compagni di scuola, che l’avevano visto il giorno prima, come terminava.

Al cinema è passato Il Padrino di Coppola. Ci siamo divisi su cosa pensare del film. A qualcuno piacerebbe avere tanti soldi, donne, gioielli e belle auto. Altri invece sono rimasti colpiti dalla facilità con cui la mafia uccide e corrompe per ottenere il potere. Dispiace un po’ dirlo ma i primi sono risultati in numero maggiore dei secondi.

Tutti d’accordo invece su Effetto notte di Truffaut, una vera dichiarazione d’amore per il cinema.

L’11 settembre 1973 un colpo di stato militare ha rovesciato nel sangue il governo in Cile. Il presidente Allende è stato ucciso. Poco dopo si è spenta la voce del poeta Pablo Neruda, “una pietra rugosa/e levigata/ dal mare, dall’aria/ dal tempo”.

A scuola ho scoperto l’etimologia dei venti. Il nome grecale perché viene dalla Grecia, lo scirocco dalla Siria, il libeccio dalla Libia, il maestrale da Roma. Non volendo dubitare della parola di mio padre, mi restava in testa una gran confusione. Come era possibile che il grecale venendo da nord, nord est, fosse originario della Grecia. Se il maestrale veniva da nord-ovest come si giustificava la sua provenienza da Roma. Il mistero l’ho risolto piazzando nel modo giusto la rosa dei venti, vale a dire presso l’isola di Malta.

Al cinema purtroppo non abbiamo potuto vedere Ultimo tango a Parigi con Marlon Brando e Romy Schneider. L’hanno sequestrato per alcune scene scandalose d’amore al burro.
Ci siamo accontentati di Ultimo tango a Zagarol con Franco Franchi (senza Ciccio Ingrassia). Si è visto anche il sedere nudo di Franco.

Il 28 maggio 1974 a Brescia in Piazza della Loggia, durante una manifestazione sindacale, esplode un ordigno che provoca la morte di 8 persone.

Sul terrazzo di casa mia siamo andati a vedere le stelle, con il permesso dei genitori. Tutte quelle stelle ci hanno fatto venire in mente una battuta ascoltata in Armarcord di Federico Fellini. Come fanno a stare in cielo tutte quelle stelle, senza fondamenta. Non sono mica dei coriandoli.

Noi ragazzi giochiamo per strada, in mezzo alle macchine e sui marciapiedi.
Mia mamma, tutti i giorni, mi dice di fare attenzione. L’altro giorno giocavamo a nascondino. Un bambino si era nascosto tra due auto posteggiate. Quando è uscito dal suo nascondiglio, per non farsi scoprire si è lanciato verso l’altra parte della strada, proprio mentre arrivava un’auto. L’hanno portato all’ospedale.

Al cinema, durante uno scontro nel deserto dell’Arizona tra indiani e cow boy, un indiano stava per colpire alle spalle lo sceriffo. Uno spettatore ha prontamente avvisato il nostro eroe, che ha immediatamente colpito l’assalitore con un colpo di pistola. Nel cinema un applauso liberatorio di approvazione.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart