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Caro papà, Caro figlio/Dear Dad, Dear Son (Trad. Helen Askham) #13/22

28 ottobre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Caro papà, Caro figlio #13

«Perché tuo fratello non ci scrive più?» Non era Efisio, ma Olema a domandare. Era una domenica di primavera, poco prima della Pasqua. Avevano appena finito di mangiare e Olema aveva portato in tavola il caffè. Giselda era a casa dai suoi. Anthony era già uscito, chiamato dagli amici, tra cui Rosa.
«Se non scrive ha le sue ragioni. Forse questa volta l’epidemia ha fatto più danni della precedente, e Uilio lo sai com’è fatto, prima vengono gli altri, quelli che hanno bisogno, poi veniamo noi, che non abbiamo a rischio la nostra vita. A me pare giusto che mio fratello si occupi di tutt’altro che di noi. Che cosa ci manca? Forse ci succederà qualcosa se Uilio non ci scrive?»
«Non essere così cattivo con tua madre.»
«Vedi babbo, io non sono cattivo con lei, ma si deve dare a Uilio la sua vita, pienamente. Se noi pretendiamo qualcosa da lui, in realtà invadiamo la sua vita, gli procuriamo una menomazione, non so se sono stato chiaro.»
«Ma sono sua madre! Come può trascurarmi!»
«E chi ti dice che ti trascura. Pensarti, amarti, averti sempre nel suo cuore, non è abbastanza? Perché si deve avere della persona che si ama una concretezza a portata di mano! I sentimenti pesano più di un foglio di carta, mamma! Uilio fai conto che sia qui, tra di noi.»
«Sono belle le tue parole, ma esse non scaldano quanto farebbero i miei occhi se potessi vederlo, o le mie braccia se potessi stringerlo qui sul mio petto.»
Donato faceva fatica ora a continuare, quindi tacque. Fu Efisio a riavviare la conversazione, questa volta su di un altro argomento.
«Bisognerà avvertire tuo fratello, se tu e Giselda intendete ancora sposarvi.» Capì subito di avere sbagliato, e costruzione della frase e impostazione della voce, e ciò dimostrò palesemente che i timori dei due fidanzati nei riguardi del matrimonio si erano trasferiti in lui. Donato si accorse dell’imbarazzo, e cercò di sorridere, ma un velo di malinconia coprì le sue parole.
«Ci sposeremo,» disse «è nostro desiderio sposarci, ma non c’è fretta, babbo, non c’è fretta.»
«Non aspettate troppo» disse Olema. «I figli si devono avere quando ancora si è giovani, altrimenti invecchiano più della loro età. Si caricano di anni prima del tempo.»
Donato sorrise, questa volta con convinzione.
«Mamma! Ma Giselda ed io mica siamo dei matusalemme. Giselda è ancora una ragazzina, non è vero, babbo?»
«Stai attento che nessuno te la porti via. Giselda è una ragazza d’oro, giudiziosa e per di più anche carina. Sai quanti vorrebbero trovarsi al tuo posto. Se vuoi un consiglio, sbrigati a sposarla. Una come Giselda non ci sta molto sulla piazza, e prima o poi, se non la sposerai tu, qualcuno si farà avanti. È un bel bocconcino, lascialo dire a uno che se n’intende.»
Olema drizzò le orecchie e aguzzò lo sguardo.
«Vecchio caprone» disse, facendo scoppiare a ridere Donato, ma anche Efisio.
«Volevo solo dire che tu, Donato, sei nato con la camicia, ed è stata una fortuna per te incontrare una ragazza così. Mi dispiacerebbe, ecco, vedere tutto andare in fumo.»
«Giselda è d’accordo con me, babbo. Mi ama. E decidiamo insieme tutte le cose che ci riguardano. Non ci sarà nessun altro principe azzurro nella sua vita, all’infuori di me.»
«La vita è piena di insidie ad ogni angolo. Stasera vai a letto convinto di aver concluso una buona giornata, e la mattina al risveglio ti accorgi di tutti gli errori commessi, e devi sbrigarti a correre ai ripari, in mezzo alle ansie e alle preoccupazioni.»
«Giselda, lasciandoti, potrebbe rovinare la tua e la nostra vita, lo sai?» Era Olema.
«Non succederà, mamma.»
«Dovremo fare di tutto perché al vostro matrimonio venga anche tuo fratello. Deve venire! Non dovrà trovarmi delle scuse, questa volta non ce ne potranno essere. Si tratta del matrimonio di suo fratello!»
«Ma anch’io, babbo, non sono andato al suo!» disse scherzando Donato.
«Sfido io! Non ci ha invitati! Se n’è andato via e non ci ha fatto mai sapere dove stava vivendo. A un padre!»
«A una madre!» disse Olema.
«Non ci ha voluto fare partecipi di un passo così importante come la scelta della compagna della propria vita.» Era ancora Efisio.
«La scelta di vita decisa da Uilio ha mutato i valori ai quali egli sente di dover corrispondere; voi non riuscite a comprendere questo, altrimenti capireste che non poteva che agire a quel modo.»
«Quindi se non verrà al tuo matrimonio, tu sarai d’accordo con lui, è così?» Efisio si stava scaldando, ma in cuor suo avvertiva che quella affermazione di Donato era segno di un grande amore per il fratello.
«Faremo un bel matrimonio» aggiunse dopo una breve pausa. «Tu sei rimasto accanto a noi. Non te ne sei andato.»
«Ho parlato con la mamma di Giselda» disse Olema. «Anche lei sarebbe contenta se il prossimo anno vi sposaste.»
«Dobbiamo prima cercarci una casa dove vivere. Mica si può stare in mezzo alla strada.» Scherzava ancora Donato, vedendo che i suoi genitori si erano fatti troppo seri.
«Tu e Giselda avete uno stipendio sicuro. Non sarà così difficile.»
«E invece lo è, perché gli affitti sono cari e ci portano via più della metà dello stipendio di uno di noi due, e poi Giselda vuole trovare una casa qui vicino, e qui vicino non ci sono, almeno per ora, case in affitto.»
«È un bel pensiero quello di Giselda. E tu? Sei d’accordo di non andare lontano da noi?»
«Sono d’accordo sì, se sarà possibile.»
«Allora potresti andare anche lontano?» Era ancora Olema.
«Per forza! Se non la trovo qui, la casa, dovrò prenderla dove ce ne sono! Mica me la posso costruire. Sai quanti soldi ci vogliono per murare una casa? È un sogno che Giselda ed io non potremo permetterci mai!»
«Non era così una volta.» Era Efisio.
«Uilio non ha di questi problemi. Là dove vive, le capanne se le costruiscono da sé con la legna del bosco. Si aiutano e la casa è tirata su in quattro e quattr’otto. E anche se l’abbatte qualche uragano, rifarne un’altra non è un problema. Uilio si è levato un grosso pensiero. Avere una casa, qui da noi in Occidente, è una tale preoccupazione che il matrimonio, anziché essere un momento di gioia e di grande serenità, diventa un assillo e guasta il piacere dell’unione. E poi non finisce lì. Quando hai trovato la casa, i guai sono solo all’inizio. C’è l’affitto tutti i mesi, le bollette della luce, dell’acqua, del riscaldamento, del telefono, le tasse sui rifiuti e così via, al punto che si lavora quasi esclusivamente per pagare quelle che chiamiamo le comodità del progresso. Quel poco che resta serve poi per mangiare e vestirci. Ecco il quadro consolante del matrimonio!»
«Ma non devi lasciarti spaventare.» Era Olema. «Tutte le coppie all’inizio temono questo, ma poi ci si adatta, e si riesce a vivere.»
«Hai detto bene, mamma, si riesce a vivere, ossia la vita diventa una lotta quotidiana e più esattamente non per vivere ma per sopravvivere. Uilio ha spazzato via tutto ciò dalla sua vita, ed ha potuto guardare avanti a sé sgombro dalle nebbie della nostra opprimente civiltà. Lo invidio, anche se forse non sarei capace di vivere a quel modo. Forse io sono figlio dell’Occidente più di quanto lo sia stato lui.»
«Giselda che dice?» Era di nuovo Olema, che ora non levava gli occhi di dosso a suo figlio.
«Giselda non ha paura di niente. Dice che affronteremo i problemi a mano a mano che si presenteranno. Non ci si deve fasciare la testa prima di romperla, questo è un suo tipico modo di dire.»
«Ha ragione!» esclamò Efisio. «È solo pensandola così che si può affrontare la vita del nostro tempo. Magari ci sono problemi che si temono ma non si presenteranno mai! E quelli che si presentano, non vengono tutti in una volta, e così si possono sostenere con più animo, con molte possibilità di risolverli. Del resto, queste continue incognite non dànno forse più sapore alla vita?»
«Questo lo dici tu, babbo! A me piacerebbe assai non avere problemi e che la vita mi scorresse limpida come l’acqua di un ruscello di montagna.»
«Troppa grazia Sant’Antonio!»
«Questo lo so da me, babbo.» 

Diario di Efisio

La conversazione dell’altra sera con Donato mi ha recato molta tristezza. Condivido le sue preoccupazioni. Ma cosa si deve fare? Come può l’uomo fuggire dalla condizione presente? Non c’è una via d’uscita. Anche quella di Uilio non è una via d’uscita proponibile, giacché noi non siamo uguali a lui. E poi mica Uilio si diverte! Si è liberato dei problemi tipici della nostra civiltà, forse, ma si è caricato dei problemi degli altri, e questo non è uno scherzo. Quanti di noi potrebbero farlo? La malinconia che ho avvertito nell’animo del mio Donato mi ha fatto maledire questa esistenza che ci è stata regalata per farci felici, e che si rivela col passare dei secoli una tribolazione. Un regalo che oggi risulta sgradito! Se è Dio che ci ha fatto il regalo, che cosa ne pensa? Forse si è già reso conto che era un regalo non adatto alla nostra specie disgraziata! Già il fatto che tra Abele e Caino è sopravvissuto Caino, avrebbe dovuto far capire la direzione che stava prendendo la vita umana, e Dio avrebbe dovuto estinguerla subito allora. Ma ormai siamo diventati così numerosi sulla faccia della Terra che una nostra estinzione diventa impossibile. Non riesco ad immaginare una calamità che possa davvero estinguerci. Anche se si spegnesse il sole, anche se precipitasse qualche grosso meteorite, sono certo che in qualche modo una parte anche minuscola dell’umanità riuscirebbe ad adattarsi e a sopravvivere. Dio stesso, forse, non riuscirebbe più a estinguerci!
Sarebbe bello che Uilio tornasse per il matrimonio di Donato. Potrebbero parlarsi e scambiare delle idee, confrontare le loro esperienze così diverse, sono ragazzi intelligenti, pieni di vigore, hanno voglia di fare e di fare bene, anche a favore del prossimo. Donato non lo dice apertamente, ma somiglia a Uilio, anche dentro di lui c’è della bontà che vuol essere impiegata per il prossimo. Anche a lui sta a cuore la qualità della vita di tutti. Potrebbero mettersi insieme, lavorare insieme! No, è impossibile. Uilio non tornerebbe mai qua. Devo levarmi dalla testa questa idea, questa speranza che non riesco a sopire, di un suo ritorno accanto a noi. Non ho forse detto che in qualche modo la sua scelta è legata alla mia vita? È così, ed io devo essere contento di lui. Oh, mio Dio, è diventata così complicata la vita che il pensiero non riesce più a discernere, a filtrare nell’oscurità!
Ma ora devo pensare al matrimonio del mio Donato. Sì, ha ragione Giselda, me ne convinco sempre più. Si deve affrontare la vita un passo alla volta, per non essere sopraffatti. È questo il segreto. Quando si presentano insieme tanti problemi, ebbene si deve fare un solo sforzo, metterli in fila! E risolverli uno ad uno. Mi pare di rivedere la storia degli Orazi e Curiazi! È un’allegoria per i nostri tempi! Non ho ancora detto a Donato che il problema della casa, in realtà non è un problema. Se non la troveranno, Olema ed io siamo già d’accordo di prenderli con noi. Anzi, per noi sarà una gioia. Certamente dovranno essere d’accordo loro, e non sono così sicuro che Giselda acconsentirebbe. Si sa, tra suocera e nuora è difficile che corra del buon sangue. Ma Giselda è buona, oltre che intelligente, e Olema farebbe di tutto per Donato, anche di sopportare una nuora che non riuscisse a sottomettere! La nostra vita cambierebbe, questo è sicuro, crescerebbe nel nostro seno una nuova famiglia, che lascerebbe forse spegnere la nostra. Sarebbe più evidente il nostro tramonto, ecco; forse si diventerebbe più malinconici. Ma basterebbe non pensarci, e guardare con gioia alla nuova famiglia che sta crescendo. Quando ci nascerà un nipotino, allora tutto sarà più facile, e lo sentiremo un po’ anche come nostro figlio. Olema ha sempre desiderato avere un figlio, oltre quelli che ha già. Quando avrò cinquant’anni, mi diceva sempre, ricordati che voglio avere un altro figlio. Chissà se lo rammenta. Sono convinto di sì, e già pensa al nipotino, e non vede l’ora di tenerlo tra le braccia, di cullarselo come se fosse il figlio desiderato. Quando le ho suggerito l’idea di accogliere Donato e Giselda in casa nostra, le ho visto luccicare gli occhi dalla commozione. Forse pensava che io non lo avrei gradito questo passo, che avrei preferito invecchiare solo con lei. Sì, confesso che mi piacerebbe invecchiare solo con lei, e guardarci in faccia e parlare, confidarci senza orecchie ed occhi indiscreti, calare nella vecchiaia e nella solitudine percependo la forza della nostra unione! Però è bello anche vedere crescere una nuova famiglia, ripercorrere la nostra stessa vita osservandola crescere negli altri. E poi invecchiare avendo accanto a sé il profumo della giovinezza non è una cosa sublime? Mi sembra che la morte, quando verrà, avrà più rispetto di noi, perché saprà che non l’abbiamo mai pensata e attesa come due vecchi che non hanno più niente da fare a questo mondo.
Anthony certo non ha di questi problemi. Fatti i compiti, se ne scappa di casa e si vede solo all’ora di cena. Mi dicono che passa molto tempo con Rosa. Passa più il tempo con lei che con gli amici. L’altro giorno, sono uscito per spiarlo. Mi sono recato in città apposta per sorprenderlo con Rosa. Non mi sono lasciato vedere, appena li ho scorti mi sono rintanato in un vicoletto che dà su via Fillungo, e mi sono appostato. Si tenevano per mano! C’era una tale gioia negli occhi della ragazza, che mi sono intenerito. Sì, Rosa gli vuole molto bene, ed è anche vero che Anthony se lo merita. È un bel ragazzo, ma soprattutto è buono. Penso a quando suo padre mi scriverà per dirmi che dovrà partire. Che ne sarà di Rosa? Non mi nascondo che mi sono un poco affezionato a lei. Non così Olema, almeno per ora. Lei non vuole che qualcuno disturbi Anthony durante questi anni di studio. Vuole essere certa che non deluderà suo padre. Ma io la penso diversamente e dico che se Anthony vuol bene a Rosa, questo amore egli lo deve conoscere fino in fondo, perché lo arricchirà, e se è un amore destinato a durare, ciò non potrà che fare contento anche Uilio.

Dear Dad, Dear Son #13

“Donato, why doesn’t Uilio write to us any more?” This time it was Olema who asked and not Efisio.
    It was a Sunday in spring, a little before Easter. They had just finished lunch and Olema had brought the coffee to the table. Giselda was at her parents’ house and Anthony had gone out with Rosa and some of his friends.
    “If he doesn’t write, it’s because there’s a reason. Perhaps this epidemic has done more damage than the last one and you know what Uilio’s like – first come the others, those who need him, and then his family whose lives aren’t in any danger. To me it seems right and proper that my brother worries about anything except us. What are we missing? Do you think something’ll happen to us if Uilio doesn’t write to us?”
    “Don’t speak to your mother in that heartless way.”
    “Look, dad, I’m not being heartless but we have to let Uilio lead his own life, to the full with no ties. If we make demands on him, we invade his life, we’re a drag on him. I don’t know if I’ve explained properly.”
    “But I’m his mother! How can he not care about me?”
    “Who says he doesn’t care about you? He thinks about you, he loves you, he always has you in his heart. Is that not enough? Why do we have to have the person we love right here with us? Feelings are worth more than a sheet of paper, mum. Remember Uilio is here with us.”
    “These are fine words but they can’t comfort me the way seeing him again and putting my arms round him would.”
    Donato found it difficult to say anything more and fell silent. Efisio, however, continued the conversation, this time on another subject.
    “If you and Giselda still mean to get married, you’ll have to tell your brother.”
    He saw at once that he’d made a mistake, both in the words he had used and in his tone of voice, which clearly showed that the anxieties the young people felt about marriage had communicated themselves to him. Donato saw his father’s embarrassment and tried to smile but there was a hint of sadness in his voice when he spoke.
    “We’ll get married,” he said. “That’s what we want, but there’s no hurry, dad, no hurry.”
    “Don’t wait too long,” said Olema. “People should have children when they’re still young. Otherwise they grow up too soon. They’re old before their time.”
    Donato smiled, sincerely this time. “Mum! Giselda and I aren’t old. She’s still a girl. Isn’t that right, dad?”
    “Just watch out that no one steals her away. She’s a really nice girl, sensible and also very pretty. Have you any idea how many others would like to take your place? If you want my advice, hurry up and marry her. A girl like Giselda won’t hang around forever and sooner or later, if you don’t marry her, someone else will. She’s a cracker and that’s from someone who knows about these things.”
    Olema glanced at him sharply. “Old goat,” she said, making Donato laugh and Efisio too.
    “I only wanted to tell you, Donato, that you were born lucky and you’ve been lucky to meet a girl like that. I’d be sorry if it all came to nothing.”
    “Giselda agrees with me, dad. She loves me. And we decide everything that affects us together. There’ll never be another man in her life, just me.”
    “Life’s full of snares. You go to bed at night thinking it’s been a good day but you wake up in the morning and see all the mistakes you made. Then you have to rush around and sort things out, feeling all anxious and worried.”
    “If Giselda left you, it could ruin your life and ours too,” said Olema. “You know that, don’t you?”
    “It won’t happen, mum.”
    “We’ll have to do everything we can to get your brother to come to the wedding,” said Efisio. “He has to come! He can’t find any excuses. This time there can’t be any. It’s his own brother’s wedding!”
    “But, dad, I wasn’t at his!” said Donato with a laugh.
    “Of course not! He didn’t invite us! He went away and he’s even never told us where he lives. Not even his father!”
    “Or his mother!”
    Efisio continued, “He didn’t even want us to take any part in a step as important as choosing his life’s companion.”
    “The choice Uilio made for his life changed the values he felt he needed to relate to. Neither of you can understand this, otherwise you’d understand he couldn’t have acted in any other way.”
    “So if he doesn’t come to your wedding, that’ll be all right with you, is that it?” Efisio was getting angry but in his heart he felt that what Donato had said showed how much he loved his brother. “We’ll have a lovely wedding,” he added after a moment. “You’ve stayed here with us. You didn’t go away.”
    “I spoke to Giselda’s mother,” said Olema. “She’d be happy if you two got married next year and so would we.”
    “First we have to find ourselves a house. We can’t camp in the street, you know.” Donato saw his parents had become too serious and spoke jokingly.
    “You and Giselda have steady incomes. It won’t be difficult.”
    “I’m afraid it will. Renting is expensive and would take up half the salary of one of us. In any case, Giselda wants to find a house nearby and there aren’t any to rent around here, not at the moment anyway.”
    “I’m glad Giselda feels that way. What about you? Do you feel the same?”
    “Yes, provided it’s possible.”
    “You mean you might go away from here?” Olema asked.
    “We may have to. If we can’t find a house here, we’ll have to find one where we can. It’s out of the question to build one. Do you know how much it costs to build a house? Giselda and I can’t possibly allow ourselves to think about that.”
    “It didn’t use to be like that,” said Efisio.
    “Uilio doesn’t have these problems. Where he lives, they build their huts themselves with wood from the forest. They help each other and it’s done in no time. If it gets blown down in a storm, building another is no problem. Uilio has rid himself of a huge problem. Finding a house here is such a worry that the thought of getting married becomes frightening. Instead of being a happy, contented time, it spoils the thought of being together. And that’s not the end of it. When you’ve found a house, your problems are just beginning. Every month there’s the rent, bills for the electricity, the water, heating, telephone, rates and so on, so that you work almost exclusively for what we call modern conveniences. The little that’s left is for eating and clothes. A cheery picture of marriage.”
    “You mustn’t let yourself be frightened,” said Olema. “All couples worry like this to begin with but you adapt and you manage.”
    “You’re right, mum, you manage. In other words, life becomes a daily struggle not to live, exactly, but to survive. Uilio rid himself of all this and can look to the future without the fog of our oppressive civilisation. I envy him but maybe I couldn’t live in his world. Maybe I’m more a child of the Western world than he is.”
    “What does Giselda say?” asked Olema, her eyes now fixed steadily on her son.
    “Giselda’s afraid of nothing. She says we’ll cope with each problem as it arises. What she usually says is that we don’t need to cross any bridges till we come to them.”
    “And she’s right!” exclaimed Efisio. “That’s the only way to think if you’re going to cope with life in this day and age. Sometimes we worry about problems that never materialise and those that do, don’t come all at once. That way we can deal with them with every chance of solving them. But don’t you think these unknowns make life more interesting?”
    “That’s one way of putting it, dad. I’d much rather have no problems. I’d like my life to run along happily like a mountain spring.”
    “Chance would be a fine thing, my boy.”
    “I know that, dad.” 

Efisio’s Diary

Yesterday evening’s conversation with Donato has made me very sad. I share his worries but what’s to be done? How can we get out of our present state? There’s no way out. Uilio’s way is not a viable escape route since we’re not all like him. And it’s not as if he’s having a good time! He’s rid himself of the problems of our civilisation, possibly, but he’s taken on the problems of others and that’s no laughing matter. How many of us could do that? The sadness I saw in Donato’s heart makes me curse this existence. It was supposed to make us happy but the passing of the centuries has shown it to be a tribulation. A gift that now seems unwelcome. If it’s God who gave us this gift, what are we to think of it? Perhaps He’s already realised it was an unsuitable gift for our wretched species! The fact that it was Cain who survived and not Abel should have made Him understand the direction that human life was going in and He should’ve extinguished it at once. But now we’ve become so numerous on the face of the earth that our extinction has become impossible. I can’t imagine any calamity that could wipe us all out at once. Even if the sun went out like a snuffed candle or some huge meteorite struck the earth, I’m sure some small part of humanity would manage to survive and adapt. Perhaps even God couldn’t destroy us.
    It would be wonderful if Uilio came back for Donato’s wedding. They’d be able to talk to each other, exchange ideas and compare their very different experiences. They’re intelligent boys, they’re energetic, they want to be doing and to be doing good for other people as well. Donato doesn’t say so openly but he’s like Uilio. There’s a goodness in him that wants to be useful for the benefit of others. He too takes quality of life for everyone seriously. They could get together, work together! No, that’s not possible. Uilio will never come back here. I must get the idea, the hope I can’t smother, that he’ll come back to us, out of my head. Haven’t I said that his choice is somehow linked to my own life? It is, and so I must be happy for him. Oh dear God, life has become so complicated that thinking can no longer pierce the darkness!
    But now I must think about Donato getting married. Giselda is right. I’m more and more convinced of this. We have to confront life one step at a time so as not to be overwhelmed. This is the secret. When several problems present themselves at the same time, then there’s only one thing to do and that’s to lay them out in a row and solve them one by one. I seem to be revising the story of the Horatii and the Curatii! It’s an allegory for our times. I haven’t told Donato yet that the problem of a house isn’t a problem at all. If they don’t find one, Olema and I have decided that we’ll have them come and stay with us. We’ll be more than happy to do that. Of course they’ll have to agree to that and I’m not sure Giselda will. It’s common knowledge that mothers-in-law and daughters-in-law find it difficult to get on together. But Giselda is good as well as clever and Olema would do anything for Donato, even put up with a difficult daughter-in-law. Our life together would change, that’s certain. A new family would grow in our midst, and that might, in a sense, put an end to our own. Our decline would be more obvious and perhaps that would make us become more melancholy. But we’d need to think differently and be happy watching our new family growing. When a grandchild comes, everything will be easier and we’ll think of him almost as our own. Olema’s always wanted another child. When I was fifty, she was still saying, “Remember I want another baby.” I wonder if she still regrets not having another one. I believe she does. I think she’s already thinking about a grandchild and can’t wait to hold him in her arms and cradle him as if he was a longed-for child of her own. Her eyes lit up when I suggested having Donato and Giselda to live here. Perhaps she thought I wouldn’t like the idea, that I’d prefer to grow old alone with her. And yes, I confess, I would like to grow old alone with her, look at her and talk, confide in her without indiscreet eyes and ears, and slip into old age and solitude appreciating the strength of our marriage. However, it’s also good to see a new family growing and relive our own lives by watching life growing in others. In any case, isn’t growing old alongside children’s happiness something wonderful? I think when Death comes he’ll respect us the more because he’ll know we’d never given him a thought or waited for him like two old people with nothing more to do in this world.
    Anthony certainly has no such problems. Once his homework’s done, he runs out of the house and we don’t see him again until dinnertime. They tell me he spends a lot of time with Rosa and that he spends more time with her than he does with the boys. The other day I went into town with the sole purpose of seeing him and Rosa. I kept out of sight and when I saw them in Via Fillungo, I hid in a side street. They were holding hands! There was such joy in the girl’s eyes that my heart melted. Yes, Rosa loves him and it’s equally true that Anthony deserves it. He’s a fine-looking boy but above all, he’s good. I’m thinking about when his father writes to tell me that he has to go away. What’ll become of Rosa? I have to admit I feel some affection for her. Olema doesn’t, at least not at the moment. She doesn’t want anything to interfere with his school work and she doesn’t want his father to be disappointed. I think differently. If Anthony loves Rosa, he must experience this to the full because it will enrich him, and if this is a love destined to last, that can only make Uilio happy too.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart