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Caro papà, Caro figlio/Dear Dad, Dear Son (Trad. Helen Askham) #16/22

31 ottobre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Caro papà, Caro figlio #16

Diario di Efisio

Anthony è partito. Subito dopo Natale, ci giunse la lettera dei genitori di Jenny, una lettera molto commovente. Ci spiegavano che dispiaceva loro sottrarci Anthony, e non lo avrebbero mai fatto, se non fosse stato Uilio a volerlo. Sono persone sensibili e molto rispettose della nostra privacy. Capisco perché Jenny è stata una ragazza speciale. Vorrei tanto conoscerli. Sì, parlano una lingua diversa dalla mia. Nella lettera, tradotta con l’aiuto di una loro amica di famiglia, hanno commesso molti errori, alcuni perfino divertenti, mentre esprimevano concetti tristi. Non riuscivo a non vedere dietro le loro parole, la casa in cui Anthony andrà a vivere, una di quelle case inglesi, disposte su più piani, con le scale di legno, i pavimenti di legno, e al piano terra la cucina e la sala da pranzo, agli altri piani le camere sobriamente arredate e con i letti corti, in cui un italiano ha difficoltà a dormire come si deve. Non so come facciano gli inglesi ad abituarsi a quei letti, ma anche i tedeschi fanno così. Durante i miei viaggi all’estero con Olema e i figli ne ho viste di stranezze! Noi italiani siamo dei lamentoni, ma viviamo nelle comodità, sappiamo vivere, abbiamo il dono di capire subito ciò che può rendere felice una vita. Magari qualche volta siamo un po’ pasticcioni e non sappiamo realizzare il nostro sogno. Siamo un popolo di sognatori, questo è anche vero, mentre in realtà occorrerebbe fare, agire, realizzare: sempre. Eppure noi discendiamo dai romani, che avevano la concretezza nel sangue. Dove la si è persa? Pensando a Anthony, vedo la Londra brumosa, le acque del Tamigi navigate dai grossi barconi illuminati, Regent Park, Trafalgar Square, Hyde Park, l’abbazia di Westminster, Buckingham Palace. In quelle strade, davanti a quei prati, a quei palazzi, a quelle chiese sono stato anch’io molti anni fa. Quando Anthony sarà in quei luoghi, ho pensato, forse calpesterà le mie orme, metterà i suoi piedi laddove ho messo i miei. Chissà se riuscirò a sentirlo. Il Tamigi è un fiume quieto, si sentono i profumi del silenzio, quei piccoli profumi che può avvertire soltanto un animo sensibile. Ci sono anche là i lampioni, come nel villaggio dove vive Uilio, solo che a Londra la corrente elettrica è abbondante, e si spreca; tutto la sera è sfarzo di luci. Basta andare a Piccadilly Circus, a Osford Street, là la notte è più fascinosa del giorno. L’artificiale vince sulla naturalezza. Negli ultimi giorni dell’anno ho portato Anthony in giro per le vie di Lucca, erano illuminate, suggestive; ho voluto così che egli portasse questi colori nei suoi occhi nel momento in cui incontrava quella città grandiosa, una metropoli, in confronto alla mia piccola città. E sono certo che l’intimità che Lucca ha saputo infondergli nell’anima resterà in lui per sempre.
Abbiamo fatto l’ultimo dell’anno insieme, non siamo usciti. Siamo restati tutti qui a casa. Nasceva l’anno 2000, tanto atteso dal mondo. Finirà con esso il secondo millennio e si avvierà il terzo. Fuori si sentiva un gran baccano, come non si era udito negli anni passati. Un’euforia innaturale, vorrei dire immotivata. L’uomo ha di queste stravaganze. Che cosa significa il passaggio da un millennio all’altro, visto che il calendario è una costruzione artificiale dell’uomo? Ci siamo augurati una lunga vita e tanta felicità. La lunga vita serve soprattutto a me e a Olema per poter rivedere Anthony, quando sarà grande. Prima non mi era mai importato di morire, e qualunque età per me poteva andare bene; solo il dispiacere di morire prima di Olema, e lasciarla sola, mi rammaricava, ma morire oggi o domani, concludere questo cammino nella vecchiaia o nella giovinezza non mi è mai importato. Credo che nella morte si sintetizzi il disegno di Dio. Non sappiamo niente di ciò che Dio ha voluto e pensato di noi; tutto questo si rivela nella morte. Come? Non lo so, ma quando si muore si ha, volenti o meno, un incontro con Dio, sempre, e con lui parliamo, anche se nessuno dei cari che ci stanno intorno riesce a capire uno solo dei nostri gesti, una sola delle nostre parole che sono rivolte a Lui. Gli parliamo al momento della fine. L’ultimo istante, quello segreto e che precede la fine, è destinato sempre a Dio.
Anthony se n’è andato il giorno dopo l’Epifania. I genitori di Jenny ci hanno fatto il regalo di lasciarlo con noi fino al termine delle festività natalizie. È grande la riconoscenza che provo ancora oggi per loro. Lo abbiamo accompagnato, tutti insieme, compreso Donato, compresa Giselda, all’aeroporto di Pisa. Là un volo lo avrebbe portato direttamente all’aeroporto di Heathrow, dove i genitori di Jenny erano ad attenderlo. È stato un addio doloroso. Anthony non piangeva, piangevamo Olema ed io per lui. Sono sicuro che non ha pianto perché a suo tempo così gli aveva ordinato di fare Uilio. Che carattere, però. Ho un’ammirazione sterminata per il mio Anthony, mi accorgo che esagero nel fare le sue lodi, forse sto diventando ancora più vecchio. Ma stravedo per lui, non posso farci niente. La lettera che abbiamo ricevuto da Anthony è stata consolante. Si trova bene, anche riguardo alla lingua non ha faticato molto a riprenderla. Ci ha ringraziato ed ha ribadito il proposito di venirci a trovare non appena possibile. In fondo alla lettera, alcune righe dei genitori di Jenny rinnovavano i ringraziamenti per quanto abbiamo fatto per Anthony, con la promessa che non trascureranno nulla per mostrarsi all’altezza di quanto abbiamo fatto noi. Così si è capito che Anthony ha tessuto le nostre lodi e ci porta nel cuore. Ora attendiamo che ci scriva ancora. Abbiamo saputo da Giselda che scrive a Rosa. Non nascondo che questa notizia mi ha riempito il cuore di felicità. È un legame solido che si profila all’orizzonte, e ciò significa molto per me ed Olema. Se Rosa sarà la sposa di Anthony, ci sarà nel loro matrimonio una parte della nostra vita. Rosa viene a trovarci da qualche tempo. Sono stato io ad invitarla per mezzo di Giselda. Ora Giselda è la sua insegnante. Ci tesse le lodi di Rosa, manco fosse intelligente come Anthony! No, lo è, a detta di Giselda, anzi lei sostiene che è più intelligente di Anthony. Solidarietà tra donne! Così un giorno Giselda è venuta a casa nostra conducendo con sé Rosa. Si è intimidita sull’uscio appena mi ha visto, ma ho capito che Giselda le aveva parlato bene di me, le aveva detto che sotto quest’aspetto rude di orso, ho un cuore d’oro. È così, lo so da me di essere una pasta d’uomo, al di là delle apparenze. Abbiamo fatto subito amicizia; invece Olema è stata più fredda. Gelosia? Poi piano piano, grazie anche ai miei buoni uffici, Olema si è raddolcita e ora accoglie sempre con una certa gioia la piccola Rosa. Dico piccola, ma ormai è una signorina. Ha già il profumo della donna. È diventata più bella. Continua ogni tanto a tenere le trecce, forse in ricordo di Anthony, a cui piacevano. Quando porta le trecce è una ragazza piena di malìa, e confesso che vorrei tornare ragazzo per provare della tenerezza con lei. Rosa viene a trovarci sempre più spesso. Quando Anthony le scrive, lei puntualmente passa da noi a darci le ultime notizie. Io la trattengo, con una scusa o con l’altra. La faccio sedere nello studio, l’ho anche portata alla finestra da dove si vedono i tetti e pure a lei, come ho fatto con Anthony, ho raccontato la storia delle visioni. Questo significa che sono felice anche con Rosa, e che avverto l’amore che la lega al mio Anthony. Provo tanta felicità in questi giorni, eppure Anthony è lontano. Ma mi sono convinto che ogni passo nella vita ha il rovescio della medaglia, e quando si ha un momento triste, subito esso è accompagnato da un altro momento che è di felicità. Chi ha pensato alla vita, ha pensato bene, dunque. I genitori di Rosa sanno delle sue visite presso di noi e sanno anche dell’amore tenero tra i due ragazzi, non lo contrastano, sono contenti. Quando li incontriamo sprizzano gioia e si fermano a conversare con noi. Anche Olema ed io parliamo con loro molto volentieri. Ci sentiamo già come facenti parte di una stessa famiglia. È così bello!
Al matrimonio di Donato e di Giselda manca ancora un bel po’. In primavera inoltrata, forse a maggio, cominceremo i primi lavori. Sarà un periodo di tumulti, chissà se ad Olema non salteranno i nervi a vedersi per casa muratori, idraulici, falegnami, imbianchini. Un vero inferno! Sarò soprattutto io a dirigere i lavori e anche a sostenere le spese. È un regalo che voglio fare al mio Donato, in ringraziamento di essere stato sempre vicino a noi. Non è questo un rimprovero per Uilio, che ha fatto una scelta diversa. Uilio ha fatto bene ad agire così, se quello era il suo destino. Non bisogna mai contraddire il proprio destino, occorre assecondarlo, e lui lo ha fatto, riuscendo anche a cogliere la felicità. Non dimenticherò mai le parole che ha scritto per descriverci il suo amore per Jenny. Lì c’è tanta luce, tanto fuoco, tanto ardore, che da solo vale l’esistenza di una vita! Ma Donato non ci ha mai lasciati, ha visto comparire sul nostro viso le rughe degli anni, ha condiviso le nostre gioie e i nostri dolori, ci ha consolato nei momenti di sconforto e di solitudine. Come posso dimenticarlo? Così Olema ed io abbiamo voluto lasciare un segno tangibile della nostra riconoscenza. Siamo preparati a vivere con loro. Ci siamo già fatti l’idea. Siamo certi che è una scelta buona anche per noi. Vedremo crescere i loro figli, forse ce li affideranno perché si faccia la parte dei nonni come vogliamo, con tutta la soddisfazione possibile per noi. Ci spero molto, spero molto cioè che Giselda soprattutto non sia gelosa di noi e ci affidi i suoi figli. So che li amerò come fossero i miei. Forse, come si dice, li amerò più dei miei figli. Certamente potrò dedicare più tempo di quanto abbia potuto fare con loro. Olema non fa altro che dire a Giselda che appena sposati devono pensare a fare un figlio, perché è bene che i figli nascano quando i genitori sono ancora giovani. Ma come facciamo a crescerli, se dobbiamo lavorare? Allora Olema è subito pronta a rispondere: Tuo padre ed io che ci stiamo a fare qui? Tu pensa a partorire i figli, che noi penseremo a tirarteli su. Hai visto come abbiamo cresciuto Donato? Sei contenta di lui? Così cresceremo anche i tuoi figli.
Viviamo nell’attesa di quei giorni, e anche nell’attesa di rivedere Anthony, e soprattutto Uilio, il figlio mio adorato e lontano.

 Dear Dad, Dear Son #16

Efisio’s Diary 

Anthony has gone. A letter came from Jenny’s parents just after Christmas. It was a very moving letter. They told us that it upset them to take Anthony away from us and that they’d never have done so if Uilio hadn’t wanted them to. They’re sensitive people and most careful not to encroach on our privacy. I can see why Jenny was such a special girl. I wish I could meet them. Yes, they speak a different language. The letter was translated into Italian with the help of a friend of the family and they made lots of mistakes, some of them very funny, while they wrote about sad things. Beyond the words I could see the house where Anthony will live. One of those English houses on several floors with wooden stairs and wooden floors, the kitchen and dining room on the ground floor and the bedrooms on the other floors, simply decorated and with those short beds where Italians can’t get a good night’s sleep. I don’t know how the English manage but the Germans have short beds too. What a lot of strange things I saw when I travelled abroad with Olema and the boys! We Italians are grumblers but we live in comfort and we know how to live. We have the gift of knowing at once what will make life happy. Sometimes, though, we make a mess of things and we don’t know how to realise our dreams. We’re a people of dreamers – this is also true – when what we really need is to be doing, acting and making the dreams come true. All the time. Yet we’re descended from the Romans who had realism in their blood. Where did it go?
    When I think of Anthony I see London in the mist, the Thames with large, brightly lit boats sailing on it, Trafalgar Square, Hyde Park, Westminster Abbey, Buckingham Palace… I was there too, many years ago, on those streets, in those parks and in front of those churches and grand houses. When Anthony goes there, I thought, perhaps he’ll walk where I walked, put his feet where once I put mine. I wonder if I’ll hear him. The Thames is a quiet river and you can smell the sweetness of silence, that slight sweetness that only the sensitive spirit is aware of.
    There are also streetlamps, like there are in Uilio’s village, except that there’s no shortage of electricity in London and they waste it. In the evening everything’s brilliant with light. Go to Piccadilly Circus, Oxford Street, where the night is more bewitching than the day. The artificial ousts naturalness. In the last days of the year I took Anthony for a walk round Lucca. The streets were lit up, atmospheric. I wanted him to have these colours in his eyes when he arrived in that great city, as a comparison with my little city. I’m certain the sense of intimacy that Lucca breathed into his soul will be with him always.
    We spent the last day of the year together at home. We all stayed here in the house. The year 2000, so long awaited by the world, began. The second millennium will end with it and the third will begin. There were sounds of great merriment outside such as haven’t been heard in recent years. An unnatural euphoria, I thought, without reason. Mankind has these strange ideas. What does the transition from one millennium to another signify when the calendar is one of man’s own constructs? We wished each other long life and great happiness. Long life will be especially useful for Olema and me so that we can see Anthony again when he’s grown up. Dying used not to be important to me and any age would have been all right by me. Only the thought of dying before Olema and leaving her alone disturbed me but dying today or tomorrow, coming to the end of this road in old age or in youth, was never important. I believe we fulfil God’s design in death. We know nothing about what God wanted of us or thought of us but all this will be revealed in death. How? I don’t know but when we die we’ll meet God, whether we want to or not, and we’ll speak with Him. None of the dear ones gathered round will understand any of the gestures or the words that are spoken to Him. We’ll speak to Him at the end. The final moment, that secret moment that precedes the end, is always God’s.
    Anthony left on the day after Epiphany. Jenny’s parents had given us this gift of leaving him with us till the end of the festive season. I appreciated this very much and still do. We all, Donato and Giselda too, took him to Pisa Airport. The flight was to take him to Heathrow where Jenny’s parents would be waiting for him. It was a sad leave-taking. Anthony didn’t cry but Olema and I cried for him. I’m sure he didn’t cry because Uilio had told him not to. What strength of character. I have endless admiration for Anthony and I know I overdo it when I sing his praises. Perhaps it’s because I’m getting even older. Perhaps I see him through rose-tinted glasses but I can’t help it.
    The letter that’s come from him is a comfort. He’s well and it hasn’t been difficult for him to start speaking English again. He thanks us and says once again that he’ll come and see us as soon as he can. At the bottom of the letter there are a few lines from Jenny’s parents thanking us once again for what we did for Anthony and promising to do everything they can to do as much for him as we did. From this we understand that Anthony has been speaking well of us and has us in his heart. Now we’re waiting for him to write again. We know from Giselda that he’s written to Rosa. I won’t try to hide the fact that this news has filled my heart with happiness. It suggests that the tie between them is strong and will lead to something more in the future. This means a lot to Olema and me. If Rosa marries Anthony then a part of our lives will be there in their marriage. Rosa sometimes comes to see us. I invited her through Giselda who teaches her now and thinks very highly of her. Not as clever as Anthony, surely, I protest! In fact she is, according to Giselda. She maintains that she’s cleverer than he is. Pah! Women’s solidarity! So one day Giselda brought Rosa to the house. She was a little shy when she met me but I could see that Giselda had told her I had a heart of gold though I look like a bear. It’s true, I know myself that I’m a good man despite appearances. We became friends at once but Olema was cold. Was this jealousy? However, thanks in part to my own good offices, she gradually softened and now she always welcomes little Rosa with a certain joy. I say “little” but Rosa’s become a young woman. She has the grace of a woman and she’s become beautiful. She still has pigtails sometimes, perhaps as a reminder of Anthony who liked them. When she has her hair in pigtails she’s bewitching and I confess I’d like to be a boy again and fall in love with her a little. She comes to see us more and more often. When Anthony writes to her, she comes at once to give us his news. I keep her here with some excuse or other. I have her sit down in my study. I’ve even taken her to the window where you can see the roofs and, as I did with Anthony, I told her about my visions. This means I’m happy about Rosa and that I feel the love that binds her to Anthony. I feel very happy these days though he’s far away. I believe that for every stage in life there’s the other side of the coin and when there’s sadness, this is followed by a time of happiness. A man who’s thought about life has thought well, therefore. Rosa’s parents know about her visits here and they also know about the young love between them. They have no objections and they’re happy about it. When we meet them, they’re all smiles and they stop to chat. Olema and I are very happy to chat as well. We feel as if we’re already part of the same family and that’s very nice.
    Donato and Griselda’s wedding is still some time away. In late spring, May maybe, we’ll get started on the work. It’ll be a real upheaval. I don’t know if Olema’s nerves will be able to stand having builders, plumbers, joiners and painters in the house. Dreadful thought. I’ll mainly be the one in charge of works and also paying. I want it to be a present for Donato to thank him for staying with us. This isn’t meant as a reproach to Uilio because he made a different choice and he did right to act as he did since that was his destiny. We should never deny our destiny. We need to encourage it and he did that and thus found happiness. I’ll never forget the words he wrote to describe his love for Jenny. There’s so much light and fire and ardour there that it’s worth a life to have written them! But Donato’s never left us. He’s seen the lines of the years appearing on our faces, he’s shared our joys and sorrows and comforted us when we were depressed or lonely. How can I forget that? Olema and I have therefore chosen to give him a tangible sign of our gratitude. We’re ready to live with them. We’ve got used to the idea and we’re sure it’s a good decision for us as well as for them. We’ll see their children grow up and perhaps they’ll entrust them with us so we can be the grandparents we want to be, with all possible satisfaction for ourselves. I hope very much that Giselda won’t be jealous of us and that she’ll let us look after the children. I know I’ll love them as if they were my own. Perhaps I’ll love them even more than my own, as people say grandparents do. Certainly I’ll be able to dedicate more time to them than I could to my own. Olema keeps saying to Giselda that they must think about having a baby as soon as they’re married because it’s good for the children to be born when their parents are still young. “But how can we bring them up when we have to work?” they say and Olema has her answer ready. “What are Efisio and I here for?” she asks. “You have the children and we’ll bring them up. Don’t you see how we brought up Donato? Aren’t you happy with the way he is? We’ll bring up your children as we brought him up.”
    And now we’re waiting for that time to come. We’re waiting to see Anthony again and especially Uilio, my beloved son so far away.


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Bart