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Caro papà, Caro figlio/Dear Dad, Dear Son (Trad. Helen Askham) #4/22

19 ottobre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Caro papà, Caro figlio #4

Diario di Efisio. 

Oggi, intorno alle 14, √® venuto gi√Ļ dal cielo un forte acquazzone. Eravamo a pranzo, mancava Donato. Lui bussa, gli apriamo. Guarda, babbo, mi dice, sotto la tettoia c’√® quel frate. Guardo e vedo al riparo dalla pioggia la veste bianca di un frate della Certosa di Farneta[1]. Ha l’ombrello chiuso e incontra il mio sguardo. Venga, gli dico, entri in casa. Si ripari. No, grazie, attendo qui che spiova. Insisto: non pu√≤ stare l√¨ al freddo, la prego, entri nella mia casa. Accetta e lo accolgo in casa mia. √ą originario di Brescia, conosce sette lingue, ha 86 anni. Non si trattiene a lungo, appena spiove, ringrazia in fretta e se ne va[2].
Anthony, che lo aveva ascoltato in silenzio, una volta che il frate se n’√® andato mi chiede se sia un angelo.
¬ęDevi sapere, Anthony, che tra il popolo si crede che quando un frate della Certosa fa visita ad una casa, vi entri il Signore, e la casa √® benedetta per sempre. Che un frate della Certosa entri in una casa, √® cosa rarissima, ed oggi √® toccata a noi. Spero che sia perch√© tu sei qui.¬Ľ
Anthony mi ha guardato e si è messo a ridere.
¬ęNon credi a queste cose?¬Ľ
¬ęE tu nonno?¬Ľ
¬ęSono io che ho fatto per primo la domanda.¬Ľ
¬ęDevo essere sincero?¬Ľ
¬ęSempre, anche se nella vita qualche bugia, a volte, fa nascere del bene.¬Ľ
¬ęAllora ti confesso che non ci credo. Pap√† mi ha insegnato che la fortuna ciascuno se la crea con le proprie mani.¬Ľ
¬ęTi ha detto la verit√†. Ma avere fede aiuta l’uomo, ricordalo.¬Ľ
¬ęAnche se Dio non esiste?¬Ľ
¬ęChe ti ha detto tuo padre a proposito di Dio?¬Ľ
¬ęPap√† crede e non crede.¬Ľ
¬ęO si crede o non si crede, non c’√® una via di mezzo.¬Ľ
¬ęQualche volta sostiene che Dio esiste, ed √® un Dio buono, che accetta anche quelli come pap√†, mi ha detto. Dio esiste, e accoglier√† anche uno come me in paradiso. Purch√© nella vita sia stato un uomo meritevole, mi ha detto.¬Ľ
¬ęLo √® tuo padre?¬Ľ
¬ęVuoi dire se √® un uomo meritevole? Tutti gli vogliono bene.¬Ľ
¬ęNon basta, per essere accettati da Dio.¬Ľ
¬ęMa Dio non ci deve accettare soltanto, nonno. Lui deve essere giusto!¬Ľ
¬ęSono cose che ti ha insegnato tuo padre?¬Ľ
¬ęLontano, dove viviamo noi, non c’√® molto tempo per parlare di Dio, perch√© si soffre, e ogni giorno pap√† si alza al mattino presto, fa alzare anche me e mi porta con lui, e quando si torna la sera molto tardi, pap√† non ha pi√Ļ parole per nessuno, √® stanco, si getta sul letto e si addormenta.¬Ľ
¬ęNon volevo che facesse quella vita, lo sai?¬Ľ
¬ęMa pap√† √® felice!¬Ľ
¬ęCome pu√≤ esserlo?¬Ľ
¬ęEppure, ti giuro, nonno, che non si lamenta mai della vita che fa. Mi dice che √® stato il suo sogno, e che averlo realizzato √® la cosa pi√Ļ bella che abbia saputo fare.¬Ľ
¬ęDice proprio cos√¨?¬Ľ
¬ęNo, si corregge, dice che √® la cosa pi√Ļ bella che abbia mai fatto, dopo di me.¬Ľ
¬ęI figli sono sempre la cosa pi√Ļ bella. In questo, ha ragione da vendere, tuo padre.¬Ľ
Cos√¨ ho appreso da Anthony che Uilio spende tutto il suo tempo in un paese che Anthony non sa dirmi dove sia, e si adopera come medico per il prossimo. √ą bello ci√≤ che fa. La gioia che prova ricompensa la fatica e le privazioni, ma pu√≤ bastare a un padre come me, sapere che suo figlio vive di stenti, di sofferenze, e non lascia conoscere a suo figlio Anthony altra realt√† che non sia il dolore?
Anthony √® gracile ancora nel corpo. Le cure a cui √® sottoposto stanno avendo successo, e il miglioramento si nota a vista d’occhio. Si √® irrobustito da quando √® arrivato. Il nostro dottore ha fatto amicizia con lui, si intrattiene spesso a conversare. Anthony gli fa molte domande, e soprattutto gli parla del lavoro di suo padre, delle malattie che deve curare, dei pochi mezzi che ha, dei miracoli che compie ogni giorno rompendosi le ossa per la fatica. Riesce ad incantare il dottore. A volte mi accorgo che il dottore si estranea e negli occhi gli vedo come un sogno che si materializza, un ideale che sta racchiuso anche in lui, e non si √® realizzato. Anthony conosce l’inglese, e una lingua locale misteriosa. Lascio che le parli entrambe, qualche volta, quando siamo a tavola. Ci facciamo quattro risate, perch√© nessuno di noi conosce l’inglese, se non scolasticamente, e figuriamoci quell’altra lingua! A scuola si √® introdotto bene, ha molti amici, e da come vengono a bussare alla nostra porta, capisco che gli vogliono bene. Forse √® lo stesso bene che laggi√Ļ vogliono a suo padre. Le ragazzine se lo contendono, io me ne capisco di queste cose, e, sebbene sul principio qualcuna di loro facesse la preziosa – forse per l’aspetto malaticcio che aveva Anthony – ora che si sta riprendendo e mostra gi√† il vigore di un uomo, quelle stesse si consumano gli occhi a guardarlo, e aspettano che lui parli loro. Basta una parolina per farle contente, e Anthony la dispensa a tutte. Generoso lui! Al momento non mi sono accorto se ce ne sia una che lui gradisca pi√Ļ delle altre. Ha incantato anche Giselda, come aveva previsto Donato. Andarono in citt√† un pomeriggio. Lo portarono a vedere le belle Mura, e mi riferirono che Anthony rimase senza fiato. Non immaginava che esistesse una meraviglia del genere. Fecero tutto il giro sopra le Mura e da lass√Ļ Anthony si perdeva ad ammirare l’interno della citt√†, con le strette stradine e le piazze piene di incanto. Ci sono ritornati altre volte, e quando Donato non poteva per ragioni di lavoro, veniva Giselda a prenderlo. Lei fa l’insegnante, e spesso il pomeriggio ha qualche ora libera. Non si pu√≤ non voler bene a Anthony. Pare che tutto il mondo gli stia attorno. Ha sofferto gi√† tanto a quell’et√†. Non √® giusto che i bambini soffrano cos√¨. Lo diceva anche il grande Dostoevskij in quel capolavoro che √® I fratelli Karamazov: “E se le sofferenze dei bambini hanno servito a completare la somma delle sofferenze necessarie per acquistar la verit√†, io dichiaro fin d’ora che tutta la verit√†, presa insieme, non vale quel prezzo.“[3]
Quando Anthony sar√† completamente guarito, torner√† da suo padre. Ci penso spesso a quel giorno. La gioia che ora provo la ripagher√≤ con un dolore profondo, che non mi lascer√† pi√Ļ. Non oso pensare a quel che accadr√† ad Olema. Lei stravede per Anthony. Anche se hanno detto che somiglia di pi√Ļ alla madre defunta, lei sostiene che √® Uilio spiccicato. Esagera, naturalmente. Ha gli occhi di Uilio, questo s√¨, ha l’acutezza del suo sguardo, forse l’altezza. Sta crescendo pi√Ļ alto rispetto alla sua et√†. Se si irrobustir√†, come credo, sar√† davvero un don Giovanni, come dice Donato. Olema non fa che parlarmi di lui, quando la sera andiamo a dormire. Anthony qui, Anthony l√†, non ha altro per il capo. Prima la sua testolina non faceva che rimuginare su Donato e Giselda, sul loro prossimo matrimonio. Speriamo che non vadano a stare molto lontano, questo era il suo assillo. E anche il mio. Oggi la vita √® diventata crudele, e i figli se ne vanno lontano. Come sarebbe bello che abitassero, invece, in una casetta, a due passi dai loro genitori. Potremmo andarli a trovare in ogni momento della giornata, stare un po’ con loro, vedere se possiamo renderci utili, e tornare a casa sereni. Invece, quando stanno lontano, il pensiero corre, chiss√† perch√©, ai disagi che incontrano, alle manchevolezze, e siamo presi dall’ansia per il loro avvenire. Di tutto questo non parliamo pi√Ļ, Olema ed io. Tutto svanito nel nulla. Ora per lei esiste solo Anthony. Anch’io, nel suo cuore, ho fatto un altro passo indietro, dopo quelli che gi√† avevo compiuti alla nascita dei figli; ora sono arretrato ulteriormente, e non so pi√Ļ quale posizione occupi nel suo cuore. Eppure, resteremo, alla fine di tutto, noi due soli, e dovremo guardarci negli occhi pi√Ļ a lungo di quanto non si faccia oggi. Glielo dico, quando mi punge l’orgoglio, ed ho una qualche minuscola reazione. Perch√© mi sforzo sempre di contenermi, dato che capisco il suo amore per i figli e ora per Anthony. Io, per√≤, sono diverso, pur amandoli anch’io, forse amandoli quanto lei, nonostante ci√≤, Olema sta sempre al primo posto nel mio cuore e nei miei pensieri. Cosa sarei stato senza il suo amore! Cosa avrei fatto della mia vita, senza il suo sostegno!

[1] Sui seguaci dell’ordine fondato da San Bruno nell’XI¬į secolo, con particolare riferimento alla Certosa di Farneta, √® stato scritto un bel libro dallo studioso lucchese Graziano Concioni, dal titolo: “Priori, rettori, Monaci e Conversi nel Monastero Certosino del S. Spirito in Farneta (secc. XIV – XVI)”, Maria Pacini Fazzi editore, Lucca, 1994. Tra gli allievi di San Bruno si annovera anche il futuro papa Urbano II, eletto al soglio pontificio il 12 marzo 1088.[2] L’autore ha vissuto realmente questa esperienza nella sua casa di Montuolo, che dista circa 5 Km dalla Certosa, gioved√¨ 4 novembre 1999. Qualche giorno dopo, esattamente luned√¨ 8 novembre, alla stessa ora, il frate buss√≤ di nuovo alla porta e consegn√≤ una lettera allo stesso autore, insieme con un piccolo dono: una fotografia della Certosa incollata su di una tavoletta di legno. Raffaella, la moglie dell’autore, in quell’occasione preg√≤ il frate di benedire il nipotino Lorenzo, di quasi 5 mesi, che stava dormendo nella sua carrozzina. Il frate entr√≤ e senza svegliarlo, carezzandolo, lo benedisse. Era presente anche il figlio dell’autore, Stefano, allora studente di medicina. La lettera √® riportata pi√Ļ avanti nel testo, con qualche variante per adattarla alla storia. Il suo contenuto autentico √® il seguente: “Sento il dovere di scusarmi per il disturbo dato. Cercavo solo un angoletto dove ripararmi momentaneamente dal diluvio che imperversava. Amo trovarmi in mezzo agli uragani. Mi sento ringiovanire. Per√≤ tardo a convincermi che non ho pi√Ļ 20 anni, quando in Africa affrontavo bufere, pericoli, solitudini. Ora i miei 86 anni mi impongono discrezione. Ad ogni modo mi ha fatto tanto piacere incontrare la vostra gentilezza, di cui sono grato. Sono un eremita, quindi quando possibile, evito ogni incontro. La solitudine √® la mia gioia, per√≤ non √® una chiusura egoistica, ma un modo per immergermi tutto nel mondo di Dio, nel quale poi mi sento unito a tutti. Ma stop alle mie considerazioni. Ringrazio Lei, caro signore, della sua gentilezza. Al giovane cos√¨ vicino alla grande missione di medico, i miei migliori auguri, perch√© senta la delicatezza e sublimit√† di questa missione. Anche alla mamma nel suo compito di educatrice, ricordo che ogni nostro atto e comportamento pu√≤ molto influire sulla vita dei nostri scolari. Alla nonna poi ricca di anni e di esperienze, i miei cari saluti. Non mancano gli acciacchi, ma diventano il nostro modo di pregare e di mostrare ai nostri cari che in fondo la vita √® un Calvario, ma che per√≤ finisce in Cielo. Guai a dimenticare queste grandi verit√†. Amo molto ricordare quello che il Manzoni mette come il sugo del suo capolavoro: Nella vita i guai o per colpa o senza nostra colpa, non mancano mai, per√≤ la fiducia in Dio li raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore. Stop! My best greetings for the new 2000. The life is a gift of God. With him we can live it in the joy, awaiting the true life that will never end.
Un povero eremita!”

Il frate ritornò a fare una breve visita nel primo pomeriggio di lunedì 4 dicembre 2000, e poi altre visite in seguito.

[3] I fratelli Karamazov, pag. 318, edizione Bietti, 1968. Traduz. di Maria Racovska, Ettore Fabietti e Lucio dal Santo.


 

Dear Dad, Dear Son #4

Efisio’s Diary

At about 2 o’clock today, the skies opened. We were having lunch and Donato wasn’t home. He knocked at the door and we let him in. “Look, dad”, he said, “there’s a monk under the eaves.” I looked and I saw the white habit of a monk from the Carthusian Monastery in Farneta,[1] sheltering from the rain, his umbrella closed. His eyes met mine. “Come into the house,” I said. “You can shelter there.” “No thank you,” he said, “I’ll wait here till it stops raining.” I insisted. “You can’t stay out here in the cold. Please, come in.” He accepted the invitation and I showed him in. He was born in Brescia, speaks seven languages and is 86 years old. He didn’t stay long and, as soon as it stopped raining, he quickly thanked us and went away.[2]
    When he had gone, Anthony, who had listened to him in silence, asked if he was an angel.
¬†¬†¬† “Well, Anthony, as it happens, there are people who believe that when a monk from the Monastery visits a house, the Lord enters and the house is blessed forever. Because it’s very rare for a monk from the Monastery to go into a house and today it was our turn. I hope it’s because you’re here.”
    Anthony looked at me and burst out laughing.
¬†¬†¬† “Don’t you believe in such things?” I asked.
¬†¬†¬† “Do you, grandpa?”
¬†¬†¬† “I asked you first.”
¬†¬†¬† “Do I have to tell the truth?”
¬†¬†¬† “Always, even if lies can sometimes produce good.”
¬†¬†¬† “Well then, I admit it, I don’t believe in such things. Daddy taught me that we each create good fortune with our own hands.”
¬†¬†¬† “He told you the truth, but having faith helps people, remember that.”
¬†¬†¬† “Even if God doesn’t exist?”
¬†¬†¬† “What did your father tell you about God?”
¬†¬†¬† “Daddy believes and doesn’t believe.”
¬†¬†¬† “You either believe or you don’t. There’s no middle way.”
¬†¬†¬† “Sometimes he believes God exists and that He’s a good God, who even accepts people like daddy, he told me. God exists, he said, and will even welcome someone like him into Heaven. Because he’s been a good man in his life. That’s what he told me.”
¬†¬†¬† “Is that what your father is?”
¬†¬†¬† “You mean is he a good man? Everybody loves him.”
¬†¬†¬† “That’s not enough to be accepted by God.”
¬†¬†¬† “But God mustn’t only accept us, grandpa. He also has to be fair!”
¬†¬†¬† “Are these things your father taught you?”
¬†¬†¬† “Far away, where we live, there’s not much time for talking about God, because people are suffering, and every day daddy gets up early, gets me up too and takes me with him, and when he gets back in the evening, he’s tired. He throws himself down on his bed and falls asleep.”
¬†¬†¬† “I wouldn’t want you to lead a life like that.”
¬†¬†¬† “But daddy’s happy!”
¬†¬†¬† “How can he be?”
¬†¬†¬† “I promise you, grandpa, he never complains about his life. He says it was his dream and realising his dream is the best thing he’s ever done.”
¬†¬†¬† “He really said that?”
¬†¬†¬† “No, correction, he says it’s the best thing he’s ever done, after me.”
¬†¬†¬† “Children are always the best thing. In this your father is more than right.”
¬†¬†¬† Thus I learned from Anthony that Uilio spends all his time in a country that Anthony can’t tell me where it is and that he works as a doctor for the people around him. It’s a fine thing he does. The happiness he feels pays him for the weariness and privation, but can it be enough for a father like me to know that his son lives with hardship and suffering and doesn’t allow his son Anthony to know any other reality than pain and sorrow?
¬†¬†¬† Anthony has physical grace. The treatments he’s undergoing are working and the improvement in him is clear. He’s got stronger since he arrived. Our doctor has made friends with him and often lingers to talk to him. Anthony asks him a lot of questions and often talks to him about his father’s work, the illnesses he has to treat, the few instruments he has, and the miracles he works every day while he works himself to exhaustion. The doctor’s quite charmed by the boy. Sometimes I notice the doctor’s mind wandering and in his eyes I see a dream appearing, an ideal that he has too, but one that he hasn’t realised.
¬†¬†¬† Anthony speaks English and the local language. Sometimes when we’re eating I leave him to speak both of them. We laugh a lot because none of us knows any English, except what we learned at school, so imagine how much we understand of the other language. He’s settled down well at school and has lots of friends and from the way they come knocking at our door, I can see they’re fond of him. Perhaps that’s the way they’re fond of his father in that far-off place. The girls fight over him (I understand these things) and although some of them were a little stand-offish at the beginning – perhaps because he looked unwell – now that he’s getting better and already has the strength of a man, they gaze at him and watch him and wait for him to speak to them. One little word makes them happy and Anthony has a little word for them all. So generous! So far, I haven’t noticed if there’s one he likes better than the others. He’s enchanted Giselda as well, as Donato predicted. They went into Lucca one afternoon. They took him to see the splendid Walls and reported that Anthony was amazed by them. They walked all the way round the Walls and, from the top, Anthony was delighted by the narrow streets and the piazzas with all their charm. They’ve been back more than once and when Donato can’t go because he’s working, Giselda comes to get him. She’s a teacher and often has a few spare hours in the afternoon. You can’t help but love Anthony. It seems everyone gathers round him. He’s suffered a lot for someone of his age. It’s not right that children of that age should suffer so much. The great Dostoevsky said the same in his masterpiece, The Brothers Karamazov. “And if the sufferings of children,” he wrote, “have served to complete the sum of suffering required to acquire truth, I hereby state that the whole truth, taken together, is not worth the price.”
¬†¬†¬† When Anthony is quite better, he’ll go back to his father. I often think of that day. I’ll pay for the joy I feel now with a deep sorrow that will never leave me. I daren’t think what will become of Olema. She adores Anthony. The friend who brought him here said he looks more like his dead mother, but Olema maintains he’s the image of his father. She’s exaggerating, of course. He has Uilio’s eyes, certainly, and an intensity in his look, perhaps the same height. He’s growing tall for his age. If he gets stronger, as I’m sure he will, he really will be a Don Juan, as Donato says. Olema speaks to me about nothing else when we go to bed at night. Anthony this and Anthony that – there’s nothing else in her head. Before, she did nothing but brood about Donato and Giselda and their marriage which isn’t far off. We hope they won’t go and live far away. This is what worries her. And me too. Life is hard these days and children go far away. How nice it would be if they lived in a little cottage, just a short walk from their parents. We’d be able to go and see them at any time of the day, spend a little time with them, see if there was anything useful we could do and then come home happy. When they live a long way off, your mind runs, I don’t know why, on the difficulties they’re encountering and the things they don’t have, and your filled with anxiety for their future. Olema and I don’t talk about this any more. Now only Anthony exists for her. Even I’ve taken a back seat in her heart, just as I did when our sons were born. Now I’m even further back and I don’t know what place I have in her heart any more. Still, in the end, we two will be alone together and we’ll have to look each other in the eyes for longer than we do at the moment. I tell her so when my pride is hurt, and I get only a tiny reaction. So I force myself to hold back, because I understand her love for her sons and now for Anthony. I’m different, because I love them too, perhaps as much as she does, but Olema is still first in my heart and in my thoughts. What would I be without her love! What would I have done in my life without her support!¬†¬†¬†

[1] The scholar Graziano Concioni, from Lucca, wrote an interesting book about the followers of the order founded by St Bruno in the 11th century, with particular reference to the Carthusian Monastery in Farneta, called Priori, Rettori, Manaci e Conversi nel Monastero Certosino del S. Spirito a Farneta (14th-16th centuries) and published by Maria Paccini Fazzi, 1994. St Bruno’s pupils included the young man who became Pope Urban II on 12 March 1088.¬†[2] This is an actual experience that the author had in his house in Montuolo, five kilometres from the monastery, on 4 November 1999. A few days later, Monday the 8th to be exact, at the same time, the monk knocked at the door and delivered a letter to the author together with a little gift, a photo of the Monastery pasted on to a piece of wood. Raffaella, the author’s wife, asked the monk to bless her grandson Lorenzo, almost five months old, who was sleeping in his pram. The monk came into the house and, without waking the baby, stroked his cheek and blessed him. The author’s son, Stefano, then studying medicine, was also there. The letter is reproduced later in the book, with some changes made to suit the story. The real version is as follows: I feel I must apologise for the trouble I gave you. I was simply looking for a place where I could shelter from the downpour for a moment. I love being in the midst of a hurricane. It makes me feel young again. However, I couldn’t persuade myself that I was still 20, when I was in Africa and contending with storms, dangers and solitude. My 86 years impel me to prudence. However, it gave me great pleasure to encounter your kindness for which I am grateful. I am a hermit and therefore, when possible, I avoid human contact of any kind. Solitude is my joy. It is not, however, a selfish shutting away, but a way of immersing my whole self in God’s world in which I feel united with everything.
But enough about my concerns. I thank you, kind sir, for your considerateness. To the young man so close to the great mission of a doctor, my very best wishes that he will feel the delicacy and loftiness of that mission. To the mother in her role as teacher, I would remind her that our every act and manner of behaving can have great influence on our pupils. To the grandmother with her years and experience, my warmest greetings. Old age brings its troubles but they become our way of praying and showing our dear ones that at life’s end there is a Calvary but that it will lead to Heaven. We forget these great truths to our cost. I love to remember what Manzoni took as the theme to his masterpiece: Life is bound to bring troubles, whether through our own fault or not, but faith in God sweetens them and makes them serve to give us a better life. [Here the monk continued in English.] Stop! My best greetings for the new 2000. The life is a gift of God. With Him we can live it in the joy, awaiting the true life that will never end.

A poor hermit.

The monk returned for a short visit in the early afternoon of Thursday 4 December 2000 and on subsequent occasions.


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart