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Caro papà, Caro figlio/Dear Dad, Dear Son (Trad. Helen Askham) #9/22

24 ottobre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Caro papà, Caro figlio #9

Diario di Efisio

A distanza di qualche giorno, e alla stessa ora, il certosino che avevamo ospitato in quel giorno di pioggia è tornato a bussare alla nostra casa. Portava con sé un regalo per noi, ci disse, in riconoscenza della nostra ospitalità. Se ne andò immediatamente, rifiutando di accomodarsi, e rispondendoci in fretta e furia che non poteva, che era un solitario. Lo guardai varcare il cancello e dirigersi questa volta in direzione della Certosa. Avevo in mano il suo regalo, che aveva costruito con le sue mani: una specie di tavoletta di legno con un rozzo piedistallo, su di un lato della quale aveva appiccicato la fotografia della Certosa con le sue numerose celle, e sull’altro la fotografia di una parte del cortile della stessa Certosa. Il tutto adornato di una composizione a mosaico di fiori che il frate aveva ritagliato da qualche rivista, probabilmente religiosa. Mi aveva lasciato anche una lettera e, siccome eravamo a tavola, la lessi ad alta voce. Ne trascrivo il contenuto, perché la conservo caramente. È un bel ricordo anche per Olema, che si era trovata con me ad aprire la porta.
Sento il dovere di scusarmi per il disturbo dato. Cercavo solo un angoletto dove ripararmi momentaneamente dal diluvio che imperversava. Amo trovarmi in mezzo agli uragani. Mi sento ringiovanire. Però tardo a convincermi che non ho più 20 anni, quando in Africa affrontavo bufere, pericoli, solitudini. Ora i miei 86 anni mi impongono discrezione. Ad ogni modo mi ha fatto tanto piacere incontrare la vostra gentilezza, di cui sono grato. Sono un eremita, quindi quando possibile, evito ogni incontro. La solitudine è la mia gioia, però non è una chiusura egoistica, ma un modo per immergermi tutto nel mondo di Dio, nel quale poi mi sento unito a tutti. Ma stop alle mie considerazioni. Ringrazio Lei, caro signore, della sua gentilezza. Alla nonna poi ricca di anni e di esperienze, i miei cari saluti. Non mancano gli acciacchi, ma diventano il nostro modo di pregare e di mostrare ai nostri cari che in fondo la vita è un Calvario, ma che però finisce in Cielo. Guai a dimenticare queste grandi verità. Amo molto ricordare quello che il Manzoni mette come il sugo del suo capolavoro: Nella vita i guai o per colpa o senza nostra colpa, non mancano mai, però la fiducia in Dio li raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore. Stop! My best greetings for the new 2000. The life is a gift of God. With him we can live it in the joy, awaiting the true life that will never end. Un povero eremita!”[1]
Dostoevskij restò affascinato dalla forza che può scatenarsi dalla vita solitaria di un monaco. Ne parla diffusamente ne I fratelli Karamazov. Vedendo quel frate anziano e apparentemente fragile, ho pensato a questa energia nascosta, di cui è consapevole soltanto Iddio. È talmente elevata la loro solitudine che durante tutto il corso della loro vita attendono con frenesia l’ora della morte. Essi si consumano per l’umanità, e offrono con gioia agli uomini e a Dio questo sacrificio; e quando un certosino muore, i compagni cantano il Magnificat!
La fretta con cui il piccolo frate si congedò da me, mi procurò nei giorni seguenti molta tristezza. Avrei voluto che mi considerasse un compagno di viaggio, un uomo che condivideva con lui il nostro tempo così difficile. La sua amicizia, arricchita di minuti tutti per me, avrebbe potuto giovarmi. Gli anni trascorrono inesorabili, e quando si avvicina la morte, si fa urgente in tutti, perfino nei non credenti, la pressione di Dio. Vi è nell’uomo una vocazione all’eternità. L’ora del rendiconto finale comporta sempre un confronto con l’idea di Dio, per tutti. Chi ha fede, riesce a vincere la paura della morte, ma pure in lui restano le stigmate di un mistero, il mistero di ciò che realmente ci attende oltre la morte. E quel minimo di dubbio che si insinua perfino nel più appassionato credente, rende alla fine sempre eroica la vita di ciascuno. Mentre vivere è conquistare giorno per giorno brani di certezza, morire è paradossalmente consegnare noi stessi al mistero. Quante volte la mia mente rivede la barca ricordata dai versi di Properzio nelle sue Elegie: Quando vien la notte/noi andiamo vagando sprigionate/dai cupi regni;/ tolte via le spranghe,/anche Cerbero vagola dintorno./Ma Lete vuol che all’alba si ritorni/alle nostre paludi. Là il nocchiero/prima ci conta e poi ci porta ancora.”[2]
Anthony continua a crescere, a diventare grande. Già sono maturi i suoi pensieri. Nelle conversazioni che sempre più spesso teniamo qui nel mio studio, egli rivela un grado di attenzione e di riflessione superiore alla media della sua età. Ora ha una ragazzina che gli gira attorno, Rosa. Anthony ne è invaghito. Non sa nasconderlo. Qualche volta Donato lo prende in giro. Anthony non sa come reagire, arrossisce, ma non vorrebbe; nasconde il viso, abbassa gli occhi, e si vede che si sente a disagio. Giselda spesso conversa con lui, e Anthony appare sempre rasserenato dai colloqui con lei. Giselda è una brava ragazza. Farà felice il mio Donato. 

Olema e Giselda sono in cucina. È domenica. Sono stati alla Messa del primo mattino. A causa del freddo – nei campi si vedeva la prima brinata – si sono imbacuccate per percorrere i pochi metri che separano le loro case dalla chiesa. Si sono sedute allo stesso banco, una accanto all’altra, come avevano stabilito il giorno prima. Entrambe si sono comunicate. Poi Giselda è tornata a casa a completare le faccende, ha dato istruzioni alla sorella più piccola, e ha raggiunto la casa di Olema. Hanno deciso di festeggiare il primo anno dall’arrivo di Anthony. Giselda è brava a preparare i dolci, più di Olema che sa invece cucinare come non si usa più. Il sugo di carne è la sua specialità, ci si dedica con amore. Il piatto forte di quel giorno sono i tortelli per i quali va matto Efisio. A Anthony piacciono i dolci, e ci penserà Giselda a fargliene fare una scorpacciata.
«Quando partirà Anthony, sentirò la sua mancanza» dice Olema.
«Hai saputo qualcosa da Uilio?»
«Non ha più scritto. Efisio è preoccupato.»
«Non è facile scrivere da laggiù.»
«Io poi non so nemmeno dove viva il mio ragazzo. Ma tu lo sai?»
«In mezzo all’oceano, su di un’isola, questo è tutto quello che so.»
«Poteva restare con noi, sarebbe stato tutto diverso anche per me, che ho tanta pena nel cuore. Sapessi, Giselda, quante volte in questi anni ho pensato a lui, senza che Efisio se ne accorgesse. Lui è un uomo, non può capire le pene di una madre. Le poche volte che mi ha sorpreso a piangere, mi ha sgridato: Tuo figlio è felice, mi diceva, l’ha scelta lui quella vita. Perché non dovrebbe essere felice? Se non lo fosse, sarebbe già ritornato qui! E se non potesse più tornare? gli rispondevo tra le lacrime, cercando di trattenerle, e invece mi sgorgavano dagli occhi ancora più copiose. Ma che cosa mai ti metti in testa? mi gridava allora tutto rosso in viso. Perché non potrebbe ritornare qui, se non è felice? Mica è prigioniero. Non sappiamo niente della sua nuova vita, gli dicevo, non ci ha mai scritto. E mi sorprendeva il pensiero che fosse morto, ma non lo dicevo, per non turbare Efisio, perché quel pensiero non lo sfiorasse. Lui è stato sempre sicuro della felicità di suo figlio. Io no, invece. Io ero sicura del contrario.»
«Se Uilio avesse avuto bisogno di voi, vi avrebbe scritto, sarebbe ritornato. Aveva ragione Efisio a pensarla così.»
«Donato per fortuna ha un lavoro qua. Ha te. È contento della sua scelta, e resterete sempre vicino a noi. Non è vero?»
«Sì. Tu ed Efisio non dovrete preoccuparvi della vecchiaia.»
«Ma non sono i propri mali fisici che procurano dolore. È il pensiero della sofferenza delle persone care che ci fa patire. Da quando Uilio è partito, non ho avuto più notti tranquille. Mi sono immaginata tante cose, e sempre terribili. Chissà perché non sono mai riuscita a pensarlo felice.»
«Io invece credo che lo sia. Il proposito di alleviare le sofferenze degli altri è presente in lui con tale forza che cancella dalla sua mente tutto il resto. È un pensiero che ha preso da te, Olema! Tu soffri se soffrono le persone che hai care. E Uilio ha care tutte le persone del mondo, e aiutarle per lui significa anche lenire il proprio dolore.»
«Allora, vedi, che anche tu dici che il mio Uilio non è felice.»
«Al contrario. Quando si prova dolore per la sofferenza degli altri, la felicità che deriva dal procurare loro sollievo è così piena e vasta da colmare la propria anima. Il dolore si trasforma in felicità! Credo che per Uilio non ci sia ricompensa più grande.»
«Per una madre è difficile capire.»
«Non ti devi arrovellare. Credi semplicemente a quello che ti dico e che ti dice Efisio: Uilio è felice.»
«Come vorrei riuscire a crederti.»
Giselda si volta verso il forno.
«Vado a controllare se il dolce sta crescendo bene. Mi dispiacerebbe per Anthony, che non vede l’ora di mangiarselo!»
«S’incontra sempre con quella ragazzina?»
«Vuoi dire Rosa? Sì, spesso li vedo passeggiare in città, soli. Credo che se la intendano, forse sono fatti l’uno per l’altra.»
«Ma non è troppo presto? Sono dei ragazzini.»
«Non sono più i tuoi tempi, Olema.»
«E che succederà quando Anthony dovrà partire? Che ne sarà di Rosa?»
«Si scriveranno. Londra non è così lontana. Anthony ogni tanto potrà tornare a trovarla, se veramente le vuol bene.»
«Mi sembra una storia complicata. È troppo presto per Anthony. Ha ancora tante cose da fare. Non sa nemmeno che cosa gli succederà nel futuro.»
«Suo padre lo vuole con sé. Questo è certo.»
«E Anthony? Sarà d’accordo? O Rosa lo legherà a sé e Anthony farà di testa sua.»
«E che c’è di male? È giusto che Anthony scelga come condurre la sua vita. È un ragazzo giudizioso. Farà la scelta giusta.»
«Farà soffrire suo padre, se non tornerà da lui.»
«Uilio sarà felice qualunque cosa farà Anthony.»
«Non è vero. Se Anthony lo lascerà solo, Uilio sarà infelice. Oh mio Dio, Giselda, quali tristi pensieri si affollano nella mia mente!»
«Speriamo che non si affollino nel sugo di carne che stai preparando! Efisio ci tiene a mangiare i tortelli cucinati come si deve. Andrà in bestia, se no, e mentre tu pensi alla infelicità di Uilio, sotto i tuoi occhi avrai l’infelicità di tuo marito!»
«Assaggialo anche tu, e dimmi come ti sembra.»
Giselda assaggia.
«Sta venendo bene, mi pare.»
«Non ci vorrebbe un altro po’ di sale?»
«No, mi pare che basti.»
«Non ti scordare del dolce, Giselda. Fai attenzione che non bruci. Sarebbe un peccato!»
«Un dolce così, Anthony sarà difficile che possa rimangiarlo un’altra volta.»
«Chissà, a Londra, i genitori di sua madre cosa gli cucineranno.»
«Ma guarda che gli inglesi sono bravi a fare i dolci. Ci tengono. Anthony se ne leverà la voglia.»
«In quella città piovosa, come farà ad essere felice, dopo che è stato qui da noi, in Italia?»
«Londra è una città affascinante. Un ragazzo sveglio come  Anthony imparerà un sacco di cose importanti. Quando tornerà a trovarci, non lo riconosceremo più, tanto sarà diverso da ora.»
«Mi dispiacerà, invece. Non voglio che cambi.»
«Ma cambierà in meglio, Olema! Anthony sarà un giovanotto coi fiocchi, di cui andremo fieri.»
«Ma col tempo si dimenticherà di noi. Vorrà bene ai nonni inglesi, e si dimenticherà di noi.»
«Non si dimenticherà di noi, se non si dimenticherà di Rosa. Quella ragazza farà un favore anche a te, amando Anthony.»
«No, no. La porterà a Londra, ecco che cosa succederà. Se è destino che debbano sposarsi, Anthony la porterà con sé. Anthony, una volta lasciata la nostra casa, non tornerà più.»
«Ma cosa dici, Olema! Anthony non ci dimenticherà mai.»

[1] “I miei migliori auguri per il nuovo 2000. La vita è un dono di Dio. Con lui noi possiamo viverla nella gioia, nell’attesa della vera vita che non finirà mai.
[2] Sesto Properzio: Elegie, VII, Libro Quarto; Rizzoli Editore, trad. Ettore Barelli.

 

Dear Dad, Dear Son #9

Efisio’s Diary

A few days ago and at the same time, the Carthusian monk we took into the house on that rainy day came back and knocked at our door. He had a present for us, he said, to thank us for our hospitality. He went away at once, refusing to sit down and hurriedly telling us that he couldn’t stay, he was a solitary. I watched him as he closed the gate and set off towards the monastery. He left me holding the gift he’d made with his own hands. It’s a kind of wooden panel with a simple stand. On one side he’s put a photo of the monastery with its cells and on the other a photo of part of the monastery courtyard. It’s decorated all over with a kind of mosaic of flowers that he’s cut out of magazines, probably religious ones. He’s also given me a letter and since we were sitting at the table, I read it out loud. I’m going to write it out in full because it’s precious and I want to preserve it. It will be a nice memory for Olema too. She was with me when I opened the door.
I feel I must apologise for the trouble I gave you. I was simply looking for a place where I could shelter from the downpour for a moment. I love being in the midst of a hurricane. It makes me feel young again. However, I couldn’t persuade myself that I was still 20 when I was in Africa contending with storms, dangers and solitude. My 86 years now impel me to prudence. In any case, it gave me great pleasure to encounter your kindness for which I am grateful. I am a hermit and therefore, when possible, I avoid contact of any kind. Solitude is my joy. It is not, however, a selfish shutting away, but a way of immersing my whole self in God’s world in which I feel united with everything.
    But enough about my concerns. I thank you, kind sir, for your considerateness. To the grandmother with her years and experience, my warmest greetings. Old age brings its troubles but they become our way of praying and showing our loved ones that at life’s end there is a Calvary which will lead to Heaven. We forget these great truths to our cost. I love to remember what Manzoni took as the theme to his masterpiece: Life is bound to bring troubles, whether through our own fault or not, but faith in God sweetens them and makes them serve to give us a better life.
    [Here the monk continued in English.] Stop! My best greetings for the new 2000. The life is a gift of God. With him we can live it in the joy, awaiting the true life that will never end.
A poor hermit
Dostoevsky was fascinated by the strength that could spring from the solitary life of a monk. He talks of it a lot in The Brothers Karamazov. Seeing that old, apparently frail, monk, I thought of that hidden energy which only God knows about. Their solitude is so complete they spend their whole lives waiting impatiently for the hour of death. They wear themselves out for mankind and joyfully offer this sacrifice to man and God. And when a Carthusian monk dies, his brothers sing the Magnificat.
    The haste with which the little monk left me made me feel very sad for the next few days. I would’ve liked him to regard me as a travelling companion, as a man who shared our difficult times. His friendship, enriched with a few minutes devoted only to me, would have helped me. The years pass inexorably and as death approaches, the pressure of God becomes urgent in everyone, even non-believers. Man feels called to eternity. The hour of the final reckoning always and for everyone involves a confrontation with the idea of God. A person who has faith can overcome the fear of death but even he carries the stigmata of a mystery, the mystery of what really awaits us after death. And that slight doubt which pervades even the most passionate believer, makes each death heroic. While living means daily acquiring certainties, dying paradoxically returns us to mystery. I often think of the ferry that Propertius wrote about in his Elegies:   

    When night comes
    We escape from the dark kingdoms and wander.
    The bars are removed and even Cerberus roams.
    But Lethe demands that we return
    To our marshes at dawn.
    There the ferryman first counts us and then takes us back again.[1]
   
Anthony continues to grow and to grow up. His thoughts are already mature. In the conversations we have more and more often in my study, he shows a degree of attentiveness and reflection which is above average for his age. Now he has a little girl friend, Rosa. He’s infatuated and can’t help showing it. Donato teases him now and again and Anthony doesn’t know how to react. He blushes but would prefer not to, hides his face, lowers his eyes and it’s clear he’s uncomfortable. Giselda often chats with him and he always seems cheered up by these conversations. She’s a fine girl, Giselda. She’ll make Donato happy. 

It was Sunday and Olema and Giselda were in the kitchen. They’d been to mass early. It was cold – the first hoarfrost lay on the fields – and they’d wrapped up well to walk the short distance that separated their houses from the church. They sat in the same pew, side by side, as they’d done the day before for the first time. They had things to talk about. Giselda had then gone home to finish her chores, given her younger sister some instructions and then gone back to Olema’s house. They’d decided to celebrate the first anniversary of Anthony’s arrival. Giselda was good at making cakes, better than Olema who could, however, cook in the old-fashioned way. Her speciality was her meat sauce and the main dish was to be tortelli, Efisio’s favourite. Anthony loved cakes and Giselda was going to make a really rich one for him.
    “I’ll miss Anthony when he goes away,” said Olema.
    “Have you heard from Uilio?”
    “He hasn’t written again. Efisio’s worried.”
    “It can’t be easy sending letters from there.”
    “I don’t even know where my son lives. Do you?”
    “On an island in the middle of an ocean. That’s all I know.”
    “He could’ve stayed here with us. It would’ve been completely different for me. I have so much pain in my heart. Oh Giselda, if only you knew how much I’ve thought about him over the years without Efisio noticing. He’s a man. He doesn’t understand how mothers suffer. The few times he found me crying, he shouted at me. ‘Your son’s happy,’ he used to say. ‘He chose his life. Why shouldn’t he be happy? If he weren’t, he’d be back by now.’ I said, ‘What if he can’t come back?’ I said this through the tears I was trying to stop but they just ran the more. ‘Whatever gave you that idea?’ he shouted, all red in the face. ‘If he wasn’t happy, why wouldn’t he be able to come back? He’s not a prisoner.’ I said, ‘We don’t know anything about his life. He’s never written to us.’ Then I suddenly thought he might be dead but I didn’t say anything so as not to upset Efisio. He was always sure Uilio was happy but not me. I was sure he wasn’t.”
    “If he’d needed you, he’d have written. He’d have come back. Efisio’s right to think that.”
    “Thank goodness Donato has a job here. And he has you. He’s happy with his choice and you’ll both always be near us, won’t you?”
    “Yes, we will. You and Efisio don’t have to worry about your old age.”
    “It’s not physical ailments that make you suffer, you know. It’s the thought that someone you love is suffering. I haven’t had a peaceful night since he left. I’ve imagined so many things, all of them terrible. I don’t know why I can’t think of him as happy.”
    “Well, I believe he is. The idea of relieving the suffering of others is so strong in him that it puts everything else out of his head. He takes after you, Olema. You suffer if the people you love suffer. Uilio loves everyone in the world and helping them means relieving their suffering.”
    “But there you are – you’re telling me Uilio isn’t happy.”
    “Not at all. When he feels pain for the suffering of others, the happiness which comes from easing the pain is so great that it fills his soul. Pain turns into happiness! I believe there’s no finer reward for Uilio.”
    “It’s difficult for a mother to understand.”
    “You mustn’t vex yourself. Just believe what I say and what Efisio says – Uilio’s happy.”
    “How I wish I could believe that.”
    Giselda went to the oven. “I’m going to check that the cake’s rising all right. I’m feeling sorry for Anthony. He can’t wait to tuck into it!”
    “Is he still seeing that girl?”
    “You mean Rosa? Yes, I often see them walking alone together in town. I think they have an understanding. Maybe they’re made for each other.”
    “Isn’t it too soon? They’re still children.”
    “Times have changed, Olema. It’s not like it was in your day”
    “What’ll happen when Anthony goes away? What’ll become of Rosa?”
    “They’ll write to each other and London isn’t very far away. Anthony will be able to come back and see her if he really loves her.”
    “It all seems too complicated to me. It’s too soon for Anthony. He still has so many things to do. He doesn’t even know what will happen to him in the future.”
    “His father wants him there with him. That much is certain.”
    “What about Anthony? Is that what he wants? Maybe Rosa will tie him to her and Anthony will do as he chooses.”
    “And what would be so wrong in that? It’s right that he should choose how to lead his own life. He’s a sensible boy. He’ll make the right choice.”
    “He’ll hurt his father if he doesn’t go back to him.”
    “Uilio will be happy whatever Anthony does.”
    “That’s not true. If Anthony doesn’t go back, Uilio will be unhappy. Oh dear, Giselda, there are so many sad thoughts in my mind!”
    “Let’s hope they don’t get into that sauce you’re making! Efisio likes his tortelli to be just right. He’ll be in a bad mood if they’re not and then you’ll be thinking of Uilio’s unhappiness while watching your husband’s!”
    “You taste it. Tell me what it’s like.”
    Giselda took a spoonful. “It’s coming on fine.”
    “Doesn’t it need a little more salt?”
    “No, it’s just right.”
    “Don’t forget the cake, Giselda. Watch it doesn’t burn. That would be awful!”
    “Such a cake! Anthony won’t eat another like it.”
    “I wonder what his mother’s parents will cook for him.”
    “The English are very good at baking, you now. They like cakes. He’ll be well satisfied.”
    “How can he be happy in a rainy place like London after being here in Italy with us?”
    “London’s a very interesting place. A bright boy like Anthony will learn all sorts of important things there. When he comes back to see us, we won’t recognise him, he’ll be so changed.”
    “I won’t like that. I don’t want him to change.”
    “But he’ll change for the better, Olema! Anthony will be a wonderful young man and we’ll all be proud of him.”
    “He’ll forget about us. He’ll love his English grandparents and forget about us.”
    “He won’t forget us and he won’t forget Rosa. That girl will do you a favour by falling in love with Anthony.”
    “No she won’t. He’ll take her to London, that’s what’ll happen. If it turns out they get married, he’ll take her away with him. Once he leaves this house, he’ll never come back.”
    “Olema, don’t be silly! Anthony will never forget us.” 

[1] Sextus Propertius, Elegies, Book IV, 7


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart