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I miei libriRivista d'arte Parliamone

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
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Associazione culturale lucchese “Cesare Viviani”
Rivista d’arte Parliamone
(Fondata il 17 agosto 2007)
ProprietĂ  e Direzione:
Bartolomeo Di Monaco

[Questo spazio non è una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità, non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 7/3/2001]

Ho avuto un altro ricovero in ospedale per cui dal 31 ottobre 2014 ho chiuso la rivista alle collaborazioni e agli annunci di qualunque tipo. Pubblicherò (forse non tutti i giorni) soltanto mio materiale d’archivio d’interesse generale fino ad esaurimento. E qualche volta qualcosa di mio. Non mi scrivete né telefonatemi e vi prego di non preoccuparvi della mia salute. Alle telefonate preferisco le e-mail, se proprio necessarie, che mi consentiranno di rispondere in poche righe. Le precauzioni che sto prendendo sono necessarie e le migliori. Accetterò solo la corrispondenza dei familiari, le e-mail degli strettissimi amici e dei miei editori. Gli altri non avranno – e me ne scuso – risposta.

Dal 10 ottobre 2009 tutti gli articoli sono stati pubblicati rispettando gli spazi automatici previsti dal format della piattaforma wordpress su cui opera la rivista.

La rivista ricorda ai passati collaboratori che i loro articoli possono essere prelevati gratuitamente da riviste e quotidiani.


Non ci si dimentichi di leggere anche I Maestri, Romanzi e Testi a puntate e Gallerie di artisti.

Poiché alcune delle sotto indicate sezioni contengono testi rari, in caso di loro prelievo e diffusione si prega di citare la fonte, ossia questa rivista.


L’autore resta l’unico responsabile del contenuto dei suoi scritti e ne conserva la piena proprietĂ , secondo la normativa che tutela il diritto d’autore.

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Indicazioni per la consultazione degli articoli

Tutti gli articoli sono ordinati cronologicamente nella pagina principale della rivista. Ogni articolo è preceduto dalla indicazione della sezione a cui è stato assegnato. Le sezioni sono: Le mie letture, Bacheca, Gallerie di artisti, Mi presento, Arte, Cinema, Fumetti, I Maestri, Favole, Leggende, Libri in uscita, Teatro, Musica, Pittura, Storia, Varie, Romanzi e Testi a puntate. Se il lettore vorrà prendere visione solo degli articoli assegnati ad una determinata sezione, basterà che clicchi sulla sezione prescelta, indicata a sinistra di questa pagina.

Andando sempre a sinistra si può prendere visione dei romanzi e dei testi, scritti esclusivamente dai collaboratori, che per la loro lunghezza è opportuno pubblicare a puntate nello spazio apposito Romanzi e Testi a puntate.

Dal 20 maggio 2008, vi sono stati pubblicati ogni giorno a puntate anche alcuni romanzi e gialli di Bartolomeo Di Monaco, sia nella versione italiana che in quella inglese, peraltro entrambe acquistabili cliccando sul menĂą in alto alla voce I miei libri in vendita.

Nella sezione I Maestri sono ospitati saggi, elzeviri, articoli vari di importanti autori del passato, ma non solo del passato. Nella sezione Libri in uscita sono state pubblicate le schede di libri (soprattutto di narrativa) che erano appena usciti o in uscita, con particolare attenzione a quelli scritti dai nostri collaboratori.
La sezione Gallerie di artisti ospita foto di opere artistiche.

La collaborazione alla rivista è stata unicamente a titolo gratuito

Rivista d’arte Parliamone:


LETTERATURA: I MAESTRI: Aldo Palazzeschi: Stefanino

23 giugno 2018

di Geno Pampaloni
dal “Corriere della Sera”, domenica 9 novembre 1969]

Nella nebbia di una rigida alba d’inverno un involu­cro rosa (continua…)

LETTERATURA: I MAESTRI: Marino Moretti

21 giugno 2018

di Geno Pampaloni
[dal “Corriere della sera”, martedì 2 aprile 1968]

Con i Romanzi dell’amorino, volume quarto della serie ma uscito ora per sesto ed ultimo, (continua…)

LETTERATURA: I MAESTRI: “Il paradiso” di Alberto Moravia

19 giugno 2018

di Geno Pampaloni
[dal “Corriere della Sera”, domenica 12 aprile 1970]

Proviamo ad analizzare sommariamente il primo dei 34 racconti che compongono il recente libro di Alberto Mo­ravia ( Il paradiso, Bompiani. L 2500). (continua…)

LETTERATURA: I MAESTRI: Montale: Le prose di viaggio del poeta

16 giugno 2018

di Geno Pampaloni
[dal “Corriere della Sera”, giovedì 29 maggio 1969]

Forse lo stesso Montale è tentato qualche volta di consentire con quel soldato tedesco, (continua…)

LETTERATURA: I MAESTRI: La Ronda e la Libra

14 giugno 2018

di Geno Pampaloni
[dal “Corriere della Sera”, domenica 8 marzo 1970]

A proposito della Ronda. Un punto controverso è il seguente: (continua…)

LETTERATURA: Giuseppe Iannozzi: “Il male peggiore”

13 giugno 2018

di Bartolomeo Di Monaco

Ci si può domandare quanti scrittori che meriterebbero di essere conosciuti non arrivano al grande pubblico (continua…)

LETTERATURA: I MAESTRI: La religione al crepuscolo

12 giugno 2018

di Geno Pampaloni
[Dal “Corriere della Sera”, lunedì 1 settembre 1969]

Incontro T. dopo qualche anno che non lo vedevo: ec­citato, amaro, e, come capita di questi tempi a molti intellettuali, (continua…)

LETTERATURA: I MAESTRI: L’opera di Giuseppe Berto

9 giugno 2018

di Geno Pampaloni
[da “La Fiera Letteraria”, numero 4, giovedì 26 gennaio 1967]

Una folla da grandi occasioni per la presen­tazione del nuovo romanzo di Giuseppe Berto (continua…)

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LETTERATURA: I MAESTRI: Il priore di Barbiana

7 giugno 2018

di Geno Pampaloni
[da “Il Corriere della Sera”, venerdì 26 giugno 1970]

Tra le cose essenziali che distinguono il laico dal cristiano c’è questa: per il laico, storicista, la caritĂ , come tutto ciò che appartiene al mondo morale, è un’espressione della cultura; per il cristiano viceversa anche la cultura come tutto ciò che è « essere per gli altri », è strumento di cari­tĂ . Di qui il pragmatismo, l’antintellettualismo, l’intolleranza per l’otium che spesso appa­renta l’uomo religioso ai fana­tismi piĂą crudi, anche quando egli operi in una sfera di pu­rissima e per ciò stesso aristo­cratica intensitĂ  spirituale. La straordinaria dirittura di don Lorenzo Milani consisteva nell’aver fatto una simile scelta con piena e quasi provocato­ria consapevolezza, [lui che proveniva da una famiglia di radicate e nobili tradizioni culturali (era pronipote di Domenico Comparetti, filologo principe, nipote di L. A. Milani, etruscologo illustre, figlio di un raffinato classicista)]. E sbaglierebbe perciò chi vedes­se nel suo deliberato rifiuto del mondo borghese una scel­ta di classe, invece di vederlo primariamente come un’opzio­ne di caritĂ .

Si vantava di non avere mai letto un libro, dopo essere di­venuto prete, se non ad alta voce insieme con i ragazzi della sua scuola. Insisteva su una teoria della lingua (i poveri hanno da dire piĂą degli altri ma non sanno dirlo; la lingua come mezzo per esprimersi è l’unica cosa che si deve imparare dalla borghesia) che è demagogica se non la si consideri nella sua luce pastorale: difendere i poveri « da chi ha piĂą parola ». Finì con lo sbattere la porta in faccia agli intellettuali, anche agli amici, libreschi e non chiari, cui non veniva mai in mente, dopo mangiato, a Barbiana, di lava­re i piatti. Non si trattava di scatti di nervi, ma di una in­transigenza così profondamente vissuta da divenire tiranni­ca. A un prete amico che gli chiedeva consiglio sulle offer­te dei fedeli per le Messe cele­brate secondo l’intenzione dei singoli, rispose con una peren­toria definizione di sĂ©: « Io non vendo le mie singole pre­stazioni, ma la mia vita inte­ra a una comunitĂ  intera »; nel suo integralismo esisten­ziale (che solo in via secon­daria diventa dottrinario) sta il segreto e la luce della sua personalitĂ .

*

Era entrato in seminario a vent’anni compiuti, nel ’43, e, inviato vice parroco a San Do­nato di Calenzano, aveva su­bito rivelato la sua vocazione di maestro dei poveri. La sua scuola serale, coraggiosamente realistica, antiumanistica, popolare anche nel senso di una rivendicazione di classe, inserita in una lucida diagnosi della crisi religiosa e istituzio­nale della parrocchia, fece molto chiasso, specie dopo che il libro che ne riferiva le vi­cende (Esperienze Pastorali, Firenze, 1958) fu definito « inopportuno » dal Sant’Uffi­zio e ritirato dal commercio. Nel ’54 fu mandato priore a S. Andrea di Barbiana, un piccolissimo borgo montano di meno di cento anime sper­duto tra i boschi del Mugel­lo, senza strada e senza elettricitĂ . Ma proprio in quel romitaggio seppe dare alla sua missione la dimensione « in­tera » che gli era congeniale: la sua scuola post-elementare non fu piĂą solo serale ma a tempo pieno, dalla mattina al­la sera per i 365 giorni del­l’anno. Una scuola ecceziona­le, dove l’esercizio critico si fondava paradossalmente sul­l’entusiasmo della cristianitĂ , una scuola popolare che sol­lecitava all’orgoglio di popolo. « Al posto dello spirito razio­cinante (scrisse Giacomo Devoto), la volontĂ  di sprofon­dare in una disciplina, con una umiltĂ  che non risulta da una sottrazione ma da una costru­zione ».

Barbiana fu un punto di ri­ferimento per tutti i ribelli fe­deli alla veritĂ  cristiana. Un penoso processo intentato al priore per una sua difesa pub­blica degli obiettori di co­scienza suscitò nuovi clamori ed equivoci. La stessa Chiesa diffidava di questo suo figlio eroicamente ostinato a crede­re in lei. Dopo una prima as­soluzione, la corte d’appello irrogò una condanna. Ma don Milani era morto da due an­ni, nel ’66, logorato da una lunghissima malattia, che egli aveva affrontato (ancora il Devoto, non si potrebbe dire meglio) « da signore di razza, non per sangue ma per carat­tere ».

Un gruppo di Lettere è ora pubblicato, a cura di Miche­le Gesualdi, dai « ragazzi di Barbiana » (Mondadori, pagg. 334, lire 1000). Il volume è filologicamente approssimati­vo: del migliaio di lettere si­nora raccolte, ne sono pub­blicate 127, senza indicazione dei criteri di scelta; in molte pagine sono segnalati tagli ope­rati per ragioni non rivelate. Ciò non toglie che esso risulti eccezionale, uno dei libri più forti, in assoluto, della reli­giosità contemporanea. Mi li­miterò a un solo tema: se e in che misura don Milani, pre­te rivoluzionario nei confronti della scuola, del «sistema» e della Chiesa, appartenga alla Contestazione.

E anticiperò la mia risposta: come cadde in equivoco chi, nella Chiesa, volle ridurlo al silenzio, così sarebbe in­giusto verso di lui chi inten­desse strumentalizzarlo politi­camente. Non c’è dubbio che, secondo la nostra terminolo­gia, egli deve considerarsi « a sinistra » (i suoi migliori al­lievi si avviarono al sindaca­lismo); ma di fronte alla sua rocciosa volontĂ  di bene è la nostra terminologia a rivelar­si inadempiente.

*

Non in lui c’è traccia di eresia, di modernismo, di ten­tazioni scismatiche, di dubbio dottrinario. Era un contesta­tore pastorale, socratico, un contestatore positivo. PiĂą vi­cino alla famiglia dei don Ze­no, dei PĂ©guy (nettamente pĂ©guyano è il disagio per ogni egualitarismo e universalismo, e il legame carnale, inestirpa­bile, con la comunitĂ  e la ter­ra dove Dio lo ha destinato: « Amo i miei parrocchiani piĂą che la Chiesa »), o addirittura alla famiglia dei Giuliotti, che a quella dei don Mazzi e de­gli olandesi; piĂą vicino cioè ai cattolici eroici, profetici che ai riformisti.

Predicava ai suoi poveri che « l’obbedienza non è una vir­tĂą », ma per sĂ© riserbava una obbedienza totale, non cieca ma « muta », « da cane fede­le ». Malcompreso e umiliato dalla Gerarchia, con una sor­tita disperata e sublime ne at­tribuiva la responsabilitĂ  a co­loro che non avevano a suffi­cienza « informato » il suo ve­scovo; in ciò intuendo per em­blema nella crisi della Chiesa, al di lĂ  della decrepitezza dell’aggiornamento culturale, una colpa di connivenza, di non libertĂ  rispetto alla cultura cor­rente.

Nel campo morale era il con­trario di un « facilista » d’og­gidì; austero, severo, puritano; non sopportava nulla, nĂ© giuo­chi nĂ© canzoni nĂ© sigarette. Aveva un senso religioso del tempo, e non ne ammetteva lo spreco; odiava la « ricreazio­ne » come ogni lusinga non vi­rile che incrinasse l’impegno, e non stette molto a buttare fuori dalla porta della parroc­chia anche l’innocente ping-pong. Nessuna concessione nel campo sessuale; come un pa­dre all’antica, non tollerava questo tipo di « conoscenza ».

Ci sono espressioni di gen­tilezza toccante per una ragaz­zina andata a Londra a stu­diare la lingua: « Se c’è gio­vanotti che ti riaccompagna­no a casa (dalla scuola) non ci andare »; la farĂ  tornare in aereo « per non farla stare due giorni strasciconi nei treni da sola ».

Dottrinalmente, come a un parroco qualunque, gli basta­vano i dieci comandamenti e il catechismo diocesano da 75 lire. E ai ragazzi in viaggio non mancava di raccomanda­re « messa confessione comu­nione ».

Anche sul piano politico, la sua indipendenza era integra. Il libro si apre con una stu­penda lettera al comunista Pi­petta: il voto del 18 aprile, gli dice, ha sconfitto insieme con i torti anche le ragioni dei co­munisti (« tra te e i ricchi sarai sempre te povero ad aver ragione »); ma « quando non avrai piĂą fame nĂ© sete, ricor­datene Pipetta, quel giorno ti tradirò », perchĂ© compito ul­timo del prete è dare l’« al­tro » Pane. Nella lettera, ai giudici del tribunale individua sottilmente la posizione cristia­na continuamente rinnovatrice « tra il passato e il futuro »: difesa della legalitĂ  in quanto la legge è « la forza del debo­le », lotta per mutare la legge in quanto essa è « sopruso del forte ».

Era infine del tutto estraneo alla teologia negativa, al cat­tolicesimo « secolarizzato »: la sua fede rimase ferma ad ogni prova, il suo linguaggio era fondato su valori e simboli semplici e tradizionali, e Dio è ben vivo nella sua parola. « Se dicessi che credo in Dio direi troppo poco perchĂ© gli voglio bene ». Questo prete « sovversivo » credeva che i giovani da lui educati alla li­bertĂ  sarebbero tornati un giorno o l’altro alla Chiesa, « lĂ  dove (dirĂ  con parola vetero-liturgica) si assolvono i peccati ». « E’ inutile che tu ti bachi il cervello alla ricer­ca di Dio o non Dio. Quando avrai perso la testa, come l’ho persa io, dietro poche diecine di creature, troverai Dio come premio ». Raramente la caritĂ  ha tratto dalla fede e dalla speranza parole piĂą sofferte e piĂą alte.

 

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LETTERATURA: I MAESTRI: La lezione di Gobetti

5 giugno 2018

di Geno Pampaloni
[dal “Corriere della Sera”, sabato 14 febbraio 1970]

« Caro Prezzolini, certo tu sei sempre Prezzolini, ma so di essere piĂą vicino di te allo spirito della ‘ Voce ‘ », (continua…)

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LETTERATURA: I MAESTRI: Cesare Garboli e “La stanza separata”

2 giugno 2018

di Geno Pampaloni
(Smarrita la fonte, si chiede scusa)

«L’essenziale è riconoscere che, come scrisse una volta Croce, (continua…)

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LETTERATURA: I MAESTRI: Cosa fu l’ermetismo

31 maggio 2018

di Geno Pampaloni
[da “Corriere della Sera”, giovedì 22 febbraio 1968]

Firenze, 21 febbraio. (continua…)

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LETTERATURA: I MAESTRI: Alvaro: ieri e «Domani»

29 maggio 2018

di Geno Pampaloni
[dal “Corriere della Sera”, giovedì 6 marzo 1969]

Rifiorisce l’interesse per Corrado Alvaro. (continua…)

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LETTERATURA: I MAESTRI: Orwell rivisitato

26 maggio 2018

di Roberto Ducci
[dal “Corriere della Sera”, giovedì 31 luglio 1969]

Ai profeti si è tentati di augurare lunga vita: (continua…)

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LETTERATURA: I MAESTRI: Russell alle prese con Lawrence: Due rivoluzionari individualisti

24 maggio 2018

di Piero Nardi
[dal “Corriere della Sera”, giovedì 12 marzo 1970]

Nel 1925, William Gerhardi, andato a trovare D.H. Lawrence, gli aveva riferito che Bertrand Russell, (continua…)

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LETTERATURA: I MAESTRI: Le memorie di De Pisis

22 maggio 2018

di Piero Nardi
(dal “Corriere della Sera”, giovedì 25 settembre 1969)

Che Filippo De Pisis covasse un romanzo, balena da­gli appunti di lui introdotti a mo’ di note a piè di pagina nel volume testĂ© uscito da Longanesi (continua…)

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LETTERATURA: I MAESTRI: Cechov: tre imperativi

19 maggio 2018

di Piero Nardi
[dal “Corriere della Sera”, domenica 5 gennaio 1969]

Daniel Gilles, belga, residente a Bruxelles, ma spesso in viaggio pubblica i suoi libri in francese, (continua…)

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LETTERATURA: I MAESTRI: Potenza dei sogni

17 maggio 2018

di Mosca
[dal “Corriere della Sera”, mercoledì 12 febbraio 1969]

Non mi sembra inutile se­gnalare il pericolo che Don Chisciotte, e con lui Cervan­tes, il cui capolavoro avrebbe potuto andar tutto all’aria, (continua…)

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LETTERATURA: I MAESTRI: Morte di Alfeo

15 maggio 2018

di Mosca
[dal “Corriere della Sera”, venerdì 10 aprile 1970]

Nulla mi sembra piĂą naturale che il declinare degli stu­di classici, (continua…)

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LETTERATURA: I MAESTRI: Mangiavamo i fiori

12 maggio 2018

di Mosca
[dal “Corriere della Sera”, lunedì 15 giugno 1970]

Ogni anno, un giorno tra gli ultimi di maggio e i primi di giugno, quando le robinie co­minciano a fiorire, (continua…)

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LETTERATURA: I MAESTRI: Lilli: I tigrotti di Marinkaja

10 maggio 2018

di Mosca
[dal “Corriere della Sera”, mercoledì 6 maggio 1970]

Virgilio Lilli ha scritto un romanzo per ragazzi che verrĂ  adottato nella scuola media. (continua…)

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LETTERATURA: I MAESTRI: La scala a chiocciola

8 maggio 2018

di Mosca
[dal “Corriere della Sera”, giovedì 6 marzo 1969]

Il passaggio avvenne con estrema semplicitĂ , fu improvviso e piacevole. (continua…)

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LETTERATURA: I MAESTRI: La droga

5 maggio 2018

di Mosca
[dal “Corriere della Sera”, martedì 26 maggio 1970]

Comincia a svegliarsi. Fategli largo, deve respirare aria buona, ammesso che ancora ce ne sia. (continua…)

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LETTERATURA: I MAESTRI: La bottega sul Tamigi

3 maggio 2018

di Mosca
[dal “Corriere della Sera”, mercoledì 5 novembre 1969]

Non so se conosciate Lon­dra. La prima volta che ci andate recatevi, se volete ve­der qualche cosa d’interessan­te, in Rutland Wharf Street, (continua…)

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LETTERATURA: I MAESTRI: L’orologio giapponese

1 maggio 2018

di Mosca
[dal “Corriere della Sera”, marted’ 13 gennaio 1970]

C’è a Milano un orologiaio che a forza di viver nel tempo scandito dal ticchettìo simultaneo dei suoi mille orologi (continua…)

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LETTERATURA: I MAESTRI: L’inganno

28 aprile 2018

di Mosca
[dal “Corriere della Sera”, sabato 11 gennaio 1969]

L’impresa di Bornlan, Lovell e Anders non tanto mi sem­bra abbia valore per essersi essi così appressati alla Luna (continua…)

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LETTERATURA: I MAESTRI: L’anno 1616

26 aprile 2018

di Mosca
[dal “Corriere della Sera”, lunedì 8 dicembre 1969]

PiĂą anni passano e piĂą vi vedo, libri che mi circondate, come uccelli impazienti di spiccare il volo. (continua…)

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LETTERATURA: I MAESTRI: Il terrazzino di Ada

24 aprile 2018

di Mosca
[dal “Corriere della Sera”, sabato 28 febbraio 1970]

Penso che dopo piĂą di quarant’anni il riserbo, se non sul cognome, sul nome di colei che m’aprì il misterioso incan­to del primo amore possa ca­dere. (continua…)

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LETTERATURA: I MAESTRI: Il soldato d’Annibale

21 aprile 2018

di Mosca
[dal “Corriere della Sera”, giovedì 17 aprile 1969]

Questa Italia piccola, sem­pre piĂą piccola, mi stringe il cuore. (continua…)

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LETTERATURA: I MAESTRI: Il sigaro del re

19 aprile 2018

di Mosca
[dal “Corriere della Sera”, martedì 21 luglio 1970]

Avete notato come l’uso del­le lettere maiuscole — le quali una volta variavano il paesaggio della pagina popo­landolo di torri e di campani­li — (continua…)

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart