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Cavallini, Eleonora

7 novembre 2007

Storie segrete

“Storie segrete”

L’autrice ha all’attivo una serie di saggi sulla letteratura greca e latina, per i quali è soprattutto conosciuta e apprezzata. Qui, se non andiamo errati, fa la sua prima esperienza con il romanzo. Massimiliano Steiner, uno dei protagonisti, sudtirolese, (sarà appellato qualche volta Tedesco) decide di recarsi da Francesca Armani, una psicoterapeuta, per cercare di uscire fuori da una crisi esistenziale generata dall’abbandono della moglie Anna, legatasi ad un primario ospedaliero più vecchio di lui di almeno vent’anni, e proseguita a seguito di altri accadimenti singolari.

La storia è raccontata in prima persona da Max attraverso il diario delle sedute tenuto dalla psichiatra e così apprendiamo della sua esistenza sregolata e dell’incontro decisivo della sua vita con un giovane ebreo biondo di nome Ephraim Levi. Non è difficile ritrovare qui quel sentimento fulminante, invasivo e doloroso che ne La morte a Venezia di Thomas Mann legherà Gustav von Aschenbach all’adolescente Tadzio. La figura di Ephfraim si ammanta subito di seduzione e di mistero. È proprietario di un locale notturno, il Blue Smile, dove si gioca d’azzardo e si possono avere incontri con belle ragazze, come Marina e Laura, assai disponibili ad offrirsi senza chiedere nessun compenso. Sembra lì per lì di vedere (ma sarà solo un istante) l’immagine di Humphrey Bogart così come appare in Casablanca riflessa nella figura di Ephraim. La scrittura è suadente, linda, efficace. Ci sentiamo trasportati in quel mondo che viene rievocato. Siamo anche noi dentro il Blue Smile, non solo, ma subito avvertiamo che pure Ephraim sta entrando dentro Max, vi si insinua a poco a poco, con mosse lente ma pervasive, fatte di piccoli gesti e circostanze che stupiscono e seducono il pur guardingo Max, che dirà di lui: Si serviva del proprio corpo come della tastiera del suo pianoforte, e sapeva cambiare ruolo con una semplicità e una naturalezza che mi sorprendevano continuamente. Non è solo un’avventura omosessuale, questa. Il rapporto con Ephraim proietta su Max sensazioni e fantasie destinate a mutare radicalmente il suo modo di percepire le cose: con lui ogni cosa comunicava un’emozione diversa, molto più intensa e profonda. Come tutti i rapporti, anche questo è percorso dalla gelosia e da momenti di odio e di disperazione. Ma ne è immune Ephraim, che pare figlio prediletto della natura, che sparge su di lui più di un incantesimo. Dovunque vada, dovunque si mostri, attira su di sé sguardi e sentimenti, di cui sa impadronirsi come se, novello Faust, avesse stretto un patto col Diavolo. Quando compare Eliana, una ragazzina di sedici anni, molto ricca, orfana di un camorrista, Aiello, che è stato assassinato, Max scopre un altro aspetto del carattere così complesso del suo amico, e questa volta la sorpresa, a suo danno, sarà grande. I colpi di scena si succedono, tuttavia, e Ephraim per la prima volta soccombe e cade in una trappola. C’è di mezzo una donna misteriosa, bella come un angelo. Max non sa che fare, è ossessionato dalla possibile innocenza dell’amico: E se invece era innocente? Questa domanda non gli dà respiro. Il rapporto di odio – amore che li lega esplode qui in tutta la sua devastante potenza. Ma per nostra fortuna, l’autrice ci sta conducendo per mano in questa storia di complessa psicologia, con una scansione dei tempi e degli avvenimenti, che in qualche modo ci prepara a ricevere e a capire. Una prova e una scelta che soddisfano il lettore, al punto che, anche nel momento in cui si comincia ad intuire chi ha mosso le fila per incastrare Ephraim, la lettura resta ancora affascinante, per quel sottile filo psicologico che continua ad unire i protagonisti di questa vicenda. Nelle ultime pagine le sorprese non sono terminate. Non le sveliamo, limitandoci solo a segnalare che Max interrompe, su consiglio della stessa psicoterapeuta, le sedute (era arrivato alla dodicesima: non è affatto malato, lei dirà). Ma è proprio a questo punto che si apre un altro diario: di quest’ultima, Francesca Armani, ed Ephraim, come una fenice, risorge nel suo seducente e doloroso splendore. Un bel libro, non c’è che dire: una bella storia.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart