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CINEMA: I film visti da Franco Pecori

23 ottobre 2010

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera. È autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccichè, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori può vantare la stima di Franco Fortini]

Wall Street: Il denaro non dorme mai

Wall Street 2: Money Never Sleeps
Oliver Stone, 2010
Fotografia Rodrigo Prieto
Michael Douglas, Shia LaBeouf, Josh Brolin, Carey Mulligan, Eli Wallach, Susan Sarandon, Frank Langella, Charlie Sheen, Vanessa Ferlito, Julianne Michelle, John Bedford Lloyd, Keith Middlebrook.
Cannes 2010, fuori concorso.

«La prossima bolla sarà verde». È Gordon Gekko che parla. Ha un accenno di sorriso. Il volto è segnato dal tempo, specie da quello passato in carcere. Siamo nel 2008, è il sottofinale di Wall Street 2, Gordon è riuscito a ricomporre il rapporto con la figlia “comunista” Winnie (Mulligan) proprio mentre lei aspetta un bambino da Jacob (LaBeouf),  rappresentante della nuova generazione di amanti del denaro. Assetato anch’egli di gloria borsistica, il giovane  non è però privo di sentimenti e soprattutto ha in testa i nuovi scenari dell’energia “pulita”; ha visto il suo mentore (Langella) ingannato e costretto a suicidarsi, vuole riuscire a fornire alla scienza i mezzi per il nuovo sfruttamento ecosostenibile. A 23 anni dalla prima “visita” critica a Wall Street, Stone riprende l’argomento in coppia con il medesimo personaggio-guida, il “mostro” degli affari di borsa. Il re dell’Insider Trading conserva la maschera di Douglas,  ma questa volta entrano in gioco componenti più dichiaratamente umanistiche. Tutti conoscono, al punto in cui si è, i pericoli dell’alta finanza, bolle come fossero di sapone, destinate a scoppiare e a provocare disastri sconvolgenti ormai a livello planetario. In questo senso non c’era nemmeno bisogno di tornare sull’argomento. L’autore di film come JFK (1991), Nixon (1995), World Trade Center (2006) e W. (2008) ha voluto però continuare la storia di Gekko entrando nel corpo della questione morale, coinvolgendo più da vicino lo spettatore “estraneo” alle questioni tecniche. «Niente di illegale» è il motto degli squali della finanza, senonché il rischio morale si fa sempre più alto. E dunque poco importa se certe “notizie” le abbiamo viste già mille volte al telegiornale. Del resto, non si strombazza continuamente, ormai quasi ad ogni uscita di nuovo film, lo slogan “tratto da una storia vera”? Stone dirige magistralmente un cast di altissimo livello, non trascurando osservazioni sui residui dello yuppismo ancora rintracciabili in personaggi che possono apparire di secondo piano (Sylvia, la madre di Jacob, una Sarandon misurata ed efficace) e che invece aggiungono sostanza al contesto. Ma il regista è soprattutto chiarissimo nell’affidare a Gekko/Douglas il compito di trasmettere al pubblico più largo verità come questa: «La madre di ogni male di oggi è la speculazione». Ed è una chiarezza immersa  in un dramma che coinvolge la famiglia: i sentimenti, il rapporto padre-figlia (o figlio-madre nel caso di Jacob-Sylvia) a fronte della dittatura del denaro. Ci sono scene che mostrano panorami agghiaccianti, come le grandi feste con valzer dove maschere mostruose si muovono in un vuoto da incubo degno di certe visioni estreme felliniane. E c’è il bambino che deve nascere. Nessuna sdolcinatura, ma certo è un problema da risolvere.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart