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CINEMA: I film visti da Franco Pecori

5 novembre 2011

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera. È autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccichè, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori può vantare la stima di Franco Fortini]

Il mio domani

Il mio domani
Marina Spada, 2011
Fotografia Sabina Bologna, Giorgio Carella
Claudia Gerini, Raffaele Pisu, Claudia Coli, Paolo Pierobon, Lino Guanciale, Enrico Bosco
Roma 2011, concorso

Monica, donna di oggi, guarda il mondo con uno sguardo rétro, quale risulta dal film di Marina Spada, regista al terzo lungometraggio dopo Forza Cani (2002) e Come l’ombra(2006). L’ispirazione fin troppo palesemente antonioniana non mantiene il valore stilistico dell’originale e le immagini finiscono per risultare “passate”. Claudia Gerini si è messa nei panni di una manager che si occupa di risorse umane. La società milanese di formazione aziendale per cui lavora lascia trasparire il momento di crisi attuale e la “filosofia” che Monica cerca di trasmettere ai quadri nelle sue “lezioni” appare come una didascalia utopica. Il castello professionale cade presto, la relazione con Vittorio (Paolo Pierobon), presidente della società, svanisce nel nulla come pure l’effimero incontro con Lorenzo (Lino Guanciale), giovane frequentatore di un seminario di fotografia a cui Monica partecipa non avendo – sembra – molto altro da fare. Dell’altro, per la verità, non mancherebbe: le antiche incomprensioni con l’anziano padre (Raffaele Pisu), gli attriti con la sorellastra Simona (Claudia Coli) e il velleitario tentativo di protezione verso il figlio adolescente di lei (Enrico Bosco). Invece, il vago rimando a temi e forme di capolavori come La notte (1960) e L’eclisse (1962) resta in superficie, nell’equivoco formale di un’espressione capace di rappresentare contenuti per via analogica, senza però mostrarsi adeguatamente selettiva. Il “nulla” che sottintendevano le sequenze dell’”incomunicabilità” antonioniana era la proiezione di un’alienazione non individuale, ben oltre le crisi intime dei personaggi. Il metodo del livellamento ontologico del materiale profilmico registrava nelle inquadrature una casualità non pre-scritta che diveniva sostanza estetica e visione del mondo. Il “domani” di Monica è racchiuso nel corpo e nella recitazione della Gerini, “il pedinamento” della quale si riduce a una limitazione dei movimenti e a una semplificazione elementare dei contenuti. La stessa musica jazzistica (Paolo Fresu e Bebo Ferra) finisce per risultare pretenziosa.

La kryptonite nella borsa

La kryptonite nella borsa
Ivan Cotroneo, 2011
Fotografia Luca Bigazzi
Valeria Golino, Cristiana Capotondio, Luca Zingaretti, Libero De Rienzo, Luigi Catani, Vincenzo Nemolato, Monica Nappo, Massimiliano Gallo, Lucia Ragni, Gennaro Cuopmo, Sergio Solli, Antonia Truppo, Rosaria De Cicco, Carmina Borrino, Nunzia Schiano, Fabrizio Gifuni.
Roma 2011, concorso.

Al primo film da regista, lo scrittore Ivan Cotroneo sfoggia la sua consolidata esperienza di sceneggiatore – dalla sperimentazione de I Vesuviani (1997) alla miniserie Tv Sissi (2010), passando per Pinocchio, L’uomo che ama, Io sono l’amore, Mine vaganti, Questo piccolo grande amore. La traduzione per il cinema del suo penultimo libro reca anche altre tracce autoriali televisive (L’ottavo nano, Parla con me). Nel complesso, intendiamo una certa levigatura della forma del contenuto, confezionata secondo referenze espressive collaudate sui gusti del pubblico fidelizzato dal piccolo schermo. Il racconto della famiglia Sansone – siamo nella  Napoli del 1973 – è affidato alla voce fuori campo dell’esponente più giovane, Peppino (Luigi Catani), di 9 anni. Bambino intelligente e sensibile, Peppino seleziona i momenti e gli aspetti salienti della vita quotidiana, alleggerendo così in parte l’autore del peso di giudizi che, se già esplicitamente “maturi”, rischierebbero forse di essere troppo impegnativi e “pesanti”. Quando vediamo che ormai gli effetti del Sessantotto si fanno sentire anche ai livelli più usuali del comportamento sociale, intaccando – magari in superficie, ma intaccando – il costume nei dettagli, leggerezza (televisiva) vuole che il taglio tipologico dei personaggi definisca una situazione discretamente scontornata. Il tono di Peppino lascia trasparire l’accattivante furbizia di un’intuizione infantile disvelatrice di implicazioni “adulte” e insieme blocca sul limite di stupori immaginifici possibili rischi di sbilanciamento. Per paradosso, la prima “protezione” viene proprio dal personaggio meno realistico, coltivato dal bambino nel suo immaginario: Gennaro (Vincenzo Nemolato), il cugino più grande, il quale si crede Superman, da cui la citazione della kryptonite, il minerale di Kripton, pianeta d’origine del supereroe. Gennaro muore presto e Peppino continua a farlo vivere nella sua fantasia. Gli farà compagnia e lo aiuterà a non perdersi nella confusione famigliare. Il pericolo maggiore viene al piccolo dagli zii giovani, Titina (Cristiana Capotondi) e Salvatore (Libero De Rienzo). Di tratteggi delle “devianze” del mondo giovanile sessantottino (balli, bevute, pasticche, nudismo, femminismo) se ne sono visti di molto peggiori; Cotroneo ci mette un po’ dell’umorismo che usa per il suo film in generale e rinvia la sistemazione dello “strano” scombinamento. Intanto i genitori di Peppino vanno consumando la loro crisi matrimoniale. Antonio (Luca Zingaretti) si lascia tentare da una relazione furtiva e poco importante, ritagliata nei momenti di chiusura della sua bottega, Rosaria (Valeria Golino) lo scopre e si chiude in camera con un “incomprensibile” mal di testa. Poi accetta di andare a “parlare” con lo psichiatra Matarrese (Fabrizio Gifuni) e ne resta turbata. Gifuni si è accollato un ruolo marginale e insieme decisivo, per il suo carattere di opposizione complementare rispetto alla saggezza casalinga di Carmela (Lucia Ragni), la madre di Rosaria, la quale, in cucina, dà la propria interpretazione della “cura”, scagliando un bel piatto bianco, vincente, fragorosamente a terra. Altro che psicoanalisi. Tutto andrà a posto. Antonio si rende conto che la sua vita si sta facendo troppo complicata, rinuncia agli incontri segreti e con la sua maschera di uomo equilibrato e tranquillizzante (come dimenticare Montalbano?) va dalla moglie a confermarle il suo amore. La zia Titina, dopo le scorribande da un ragazzo all’altro, sceglie di placare l’ansia del conoscere fermandosi su uno che le vuole bene anche se zoppo. Peppino, con l’aiuto del suo Superman privato è pronto per affrontare i suoi migliori anni.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart