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CINEMA: I film visti da Franco Pecori

6 settembre 2014

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera. È autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccichè, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori può vantare la stima di Franco Fortini]

Il fuoco della vendetta

Out of the Furnace
Regia Scott Cooper
Sceneggiatura Brand Inglesby, Scott Cooper
Fotografia Masanobu Takayanagi
Attori Christian Bale, Woody Harrelson, Casey Affleck, Forest Whitaker, Willem Dafoe, Zoë Saldana, Sam Shepard

Anni ’80. Russell Baze (Christian Bale) lavora alla fornace dell’acciaieria dove il padre ha già contratto il cancro che lo sta portando alla tomba. Un’esistenza dura, la sua, una fatica alleviata soltanto dalla dolcezza di Lena (Zoe Saldana), la sua ragazza. Tutto d’attorno il cupo squallore della provincia profonda e violenta dell’America sommersa. Siamo a Braddock, Pennsylvania, poco più di 2000 abitanti, non lontano dalla catena degli Appalachi. E’ da lassù, tra i monti, che la figura bieca di Curtis Degroat (Woody Harrelson) domina la vita locale, organizzando bestiali incontri di boxe a mani nude e trafficando in droga pesante. Baze non è un agnellino, ha provato anche la frustrazione del carcere, ma lo vediamo uscirne con l’intenzione di guadagnarsi da vivere onestamente. Purtroppo gli tocca occuparsi del fratello minore, Rodney (Casey Affleck), reduce dall’Iraq e incattivito da quell’esperienza. Rodney finisce presto nella morsa di Degroat e toccherà a Russell vendicarne la sorte. In un paesaggio ruvido e grigio, dove anche i rari sorrisi hanno un senso di minaccia, il regista già autore del triste ma arioso Crazy Heart (2009), allestisce scene connotanti cruda realtà e sofferta sopravvivenza. Il destino delle persone  sembra chiuso in un disegno stretto e circolare senza via d’uscita, c’è il massacro di quella boxe e c’è l’asfissiante e insano calore di quella fornace. Non è un paese per vecchi e nemmeno per giovani. Soltanto in un momento di “pace”, la vita d’un cervo viene risparmiata da Baze, concessosi un’ora di caccia nei boschi. Gli occhi dell’animale che lo guardano innocenti impediscono al fucile di sparare. Ma quel fucile sarà, di lì a poco, l’arma che dovrà servire a schiantare l’arroganza del cattivissimo Degroat.  Cooper ha a disposizione un cast di notevole levatura e di intenso richiamo, proveniente da molteplici “eredità” cinematografiche, stampate sui volti degli attori, “garanti” della profondità della storia. E’ a questo livello che, però, il film diviene un’occasione mancata, in quanto la regia preferisce “appoggiare” sui comportamenti e i tempi, rischiando di sconfinare in un manierismo vagamente “italiano” e attenuando così la portata anche realistica del contenuto. [Roma 2013, concorso]

 

 


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart