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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui.

CINEMA: I film visti da Franco Pecori

13 dicembre 2008

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica - per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera.¬†√ą autore, tra l'altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Dani√®le Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccich√®, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori pu√≤ vantare la stima di Franco Fortini.]

Come Dio comanda

Come Dio comanda
Gabriele Salvatores, 2008
Alvaro Caleca, Filippo Timi, Elio Germano, Fabio De Luigi, Angelica Leo, Alessandro Bressanello, Vasco Mirandola, Carla Stella.

Fuga per la tangente. “Obbiettivit√†” e tragedia non vanno molto d’accordo. Vi immaginate uno Shakespeare cerchiobottista? Salvatores, dopo il bellissimo Io non ho paura (non vogliamo credere che quel film vada “riletto”), costringe Germano a diventare lo scemo del villaggio¬†(per di un¬†capocantiere che preferisce dare lavoro¬†agli extracomunitari). L’attore, dopo tanti “nervosismi” approda ad una vera e propria follia. Niente di male, se non fosse che rischia di essere lui la chiave interpretativa del film. Tuttavia se si sta attenti, la problematica del rapporto padre/figlio, racchiusa in un sistema di idee “nazi”, resta centrale. La follia, soprattutto teatrale, serve per switchare i noduli del racconto, quando questo si farebbe duro e richiederebbe chiarezza di idee.¬† E non √® l’ambiguit√† dell’arte, √® la tangente (fuga). Lasciamo stare Niccol√≤¬†Ammanniti e il Premio Strega. Se da un libro fai un film, la responsabilit√† diventa tua. Da una parte il regista “denuncia” il comportamento del padre, che educa il figlio a tenere segrete le idee fasciste¬†con cui lo plagia¬†(non √® politica, siamo pi√Ļ all’interno): ¬ęQuello che ci diciamo – ordina Rino (Timi) a Cristiano (Caleca) -¬†non lo devi dire a nessuno¬Ľ. Dall’altra lo inizia all’”amicizia” con la pistola e alla virilit√† dell’”autodifesa” contro chi pu√≤ fargli del male. O, ancora pi√Ļ elementare: la ragazza pescata in un locale e portata a letto scopre che Rino √® “nazista” quando lui, dopo averla praticamente violentata,¬†si accorge che lei¬†porta sul braccio i segni della droga; e d’altra parte, Cristiano resta turbato nel vedere che le amiche di scuola si divertono a “rubare” in un negozio. ¬†Chi si occuper√† di questi personaggi in cerca di una dimensione reale? Non baster√† certo un’assistente sociale (De Luigi), pur consapevole della propria inadeguatezza. √ą quel rapporto “vizioso” di un padre e di un figlio, “soli” nella societ√† (per la precisione il Nordest italiano) incomprensiva e ingiusta, √® quello il problema: un problema che cerca invano soluzione in una catarsi assente dalla scena accentuata e stressata in punte di interminabile contorcimento sotto la pioggia e nel fango del bosco notturno. Una tragedia¬†prigioniera delle¬†virgolette resta nel mezzo, indecisa. Inutile tirare in ballo Dio.

Ultimatum alla Terra

The Day the Earth Stood Still
Scott Derrickson, 2008
Keanu Reeves, Jennifer Connelly, Jon Hamm, Kathy Bates, John Cleese, Jaden Smith, Aaron Douglas, Lorena Gale, Roger R. Cross.

I terrestri sono alla frutta, con le guerre e con la malaecologia hanno ridotto la Terra ad uno stadio che rischia di essere l’ultimo per la¬†sopravvivenza delle specie. Il pianeta va salvato, a costo di eliminare la specie “cattiva”, giacch√© l’universo non √® poi tanto ricco di vita. La pensa cos√¨ qualcuno da qualche parte nello Spazio. E decide di venire da noi a dircelo. Non era la prima volta. Nel 1951, Robert Wise, il mitico regista di Lass√Ļ qualcuno mi ama, West Side Story, Tutti insieme appassionatamente, Star Trek, aveva gi√† avuto occasione di “registrare” l’accorato appello extraterrestre. Per il film fu un grande successo, ma gli uomini della Terra fecero finta di niente e continuarono nei loro comportamenti insensati. A distanza di 57 anni, Scott Derrickson (The exorcism of Emily Rose) passa dall’horror alla fantascienza per aggiornare il messaggio. Ancora cattivi, i terrestri sono tuttavia progrediti in tecnologia e in scienza e sarebbero in grado di dialogare con Klaatu, l’alieno piombato a Central Park a bordo di una bellissima astronave “palla”. Non per caso Helen (Connelly), la donna che per prima entra in contatto con lo strano essere, non √® pi√Ļ un’affittacamere ma una scienziata, un’astrobiologa. Anche gli alieni hanno fatto passi in avanti: Gort, il gigantesto robot che esce dall’astronave, non √® pi√Ļ il padrone di Klaatu (Addio al padrone – Farewell to the Master era il titolo del romanzo di Harry Bates, da cui il film di Wise) e¬†rivolge il suo enorme potenziale soltanto a difesa dell’alieno. I terrestri per√≤ sono ancora cattivi. Klaatu non riesce a parlare con l’Onu, gli Stati Uniti glielo impediscono. Non si degnano nemmeno di offrire allo “straniero” l’opportunit√† di un colloquio con il Presidente, affidano la gestione degli eventi al Segretario alla Difesa, Signora Regina Jackson (Bates), la quale, prima di rendersi conto della realt√†, impiega tutte le¬†forze distruttive nel vano tentativo di neutralizzare il “nemico”. Per fortuna c’√® ancora il professor Barnhardt (Cleese), premio Nobel, studioso della “base evolutiva dell’altruismo”. Collega di Helen, lo scienziato riesce, in un’emozionante, nuova e opportuna scena alla lavagna, a comunicare con l’alieno attraverso le formule matematiche. Lo pregher√† quindi di giudicare l’umanit√† in base al suo potenziale, non per ci√≤ che merita. E’ vero che la situazione √® drammatica, ma ¬ędavanti al baratro cambiano tutti¬Ľ. Klaatu se ne ricorder√† nel momento cruciale, quando percorrendo la via “umana”, la via del “cuore”, incrocer√† il sentimento che lega Helen al figlioletto acquisito dal marito di cui √® vedova. ¬†Ora la speranza √® che non vi sia bisogno, in futuro, di un terzo ultimatum. Derrickson ha realizzato un film con adeguata consapevolezza espressiva. Specialmente giusta la scelta di calare¬†Reeves nei panni di Klaatu. In mezzo secolo il mondo √® cambiato e la trilogia di Matrix fa parte dell’immaginario. Questo¬†Klaatu col volto e con l’occhio di Neo, l’Eletto che in apertura di millennio si √® spinto a cercare la verit√† fin dentro la citt√† delle macchine, sede del Male, √® un alieno proprio di oggi, contemporaneo per cultura, per¬†carattere interno, non solo per effetto digitale. Laboriose e ben riuscite per la pertinenza espressiva le soluzioni tecniche che hanno dato al film una verosimiglianza di fantasia non gratuita rispetto sia alla storia della fantascienza sia ai pi√Ļ recenti esiti del cinema fantastico. Particolarmente efficace l’uso della luce come corpo significante.

The Millionaire

Slumdog Millionaire
Danny Boyle, 2008
Dev Patel, Freida Pinto, Mia Inderbitzin, Anil Kapoor, Irfan Khan.
British Independent Film Awards: Film. Danny Boyle, re. Dev Patel, at esor.

Miracolo a Milano? No, telequiz a Mumbay. ¬ęUn milione di milioni di milioni di milioni…¬Ľ. Ricordate i baraccati di De Sica, immersi,¬†nel ’51, nella fiaba sognante gi√† postneonealistica eppure cos√¨ agganciata alla realt√† di quegli anni da far¬†risultare i personaggi di Cesare Zavattini persino sfrontatamente provocatori? La fiaba vissuta dal protagonista millionaire di Boyle, in apparenza¬†pi√Ļ “vera”,¬†con i suoi tratti “documentari”, tristi e colorati, pescati nella gigantesca baraccopoli della capitale commerciale¬†indiana, resta in sostanza tutta interna al mondo¬†in cui s’immerge,¬†della finzione televisiva. Jamal Malik (Patel) risponde alle domande del popolarissimo quiz attingendo alla propria esperienza di bambino sfortunato, che ne ha passate di tutti i colori. Ad ogni risposta un flash/tuffo -¬†bello e spettacolare -¬†nei suoi¬†ricordi/verit√†. All’avvio e per un po’, sembra predominare uno sguardo appassionatamente critico del regista sulle orribili condizioni di vita di Mumbay. Poi, man mano, risale nella struttura il congegno della suspence televisiva.¬†Vero che Jamal, col suo successo, diventa l’eroe in cui la folla dei poveri identifica un proprio riscatto, ma il miracolo milanese non si verifica.¬†√ą¬†vero anche, infatti,¬†che l’attenzione √®¬†vieppi√Ļ calamitata dai momenti del quiz; ed √® placata soltanto dal finale happy, scontato e scenicamente banalizzato, col trionfo dell’amore: l’attrazione di Jamal per Latika (Pinto), nata sotto la pioggia in un terribile giorno dell’infanzia, colpisce infine il suo target. Sui bambini costretti ad arrangiarsi viene voglia di rivedere anche Sciusci√† (1946).

Stella

Stella
Sylvie Verheyde, 2008
L√©ora Barbara, Karole Rocher, Benjamin Biolay, Melissa Rodrigu√®s, La√ętitia Guerard, Guillaume Depardieu, Johan Lib√©reau, Jeannick Gravelines, Thierry Neuvic, Val√©rie Stroh, Anne Beno√ģt, Christopher Bourseiller.¬†

“Fare il diavolo a quattro” era il senso de I 400 colpi. A mezzo secolo dal primo¬†film di Fran√ßois Truffaut, l’inquietudine di Stella (Barbara) lascia piuttosto tranquilli. La bambina undicenne di Sylvie¬†Verheyde non marina la scuola, non ruba per fare una scappatella al mare, non sa nemmeno cosa sia il riformatorio. Dev’essere perch√© gli anni Settanta – qui siamo nel 1977, in un quartiere popolare di¬†Parigi¬†¬†-, tutto sommato, sulla scia del ’68, saranno stati meno duri dei Cinquanta vissuti da Antoine Doinel. Meno disperato, pi√Ļ “vero” e per questo un tantino anche banale nella sostanza del contenuto, il film presentato a Venezia 2008 (Giornate degli Autori) punta sulla poesia della normalit√† triste, sulla pacifica portata pedagogica di un’autobiografia scritta con il lapis, benissimo recitata da una strordinaria piccola attrice, che dona al racconto la sensibilit√† espressiva necessaria per mantenerlo sul filo di una¬†verosimiglianza estetica. La voce fuori campo, della stessa protagonista, “legge” le didascalie che spiegano, non richieste, le ragioni del comportamento. Il film procede senza averne bisogno.¬†E per√≤ anche senza produrre sviluppi che vadano al di l√† delle annotazioni diaristiche. Indecisa tra letteratura minima e realismo intimista, la regia passa¬†per fortuna la mano alla vita stessa della bambina, la quale, dinanzi alla cinepresa, in modo dolce e naturale, lascia intendere pi√Ļ di quanto le sequenze indichino. Ci√≤ vale sia per i rapporti con gli adulti -¬†la madre e il padre gestori confusi e infelici di un bar “operaio”, i frequentatori del locale¬†un po’ ambigui figuranti schiacciati da un destino opprimente, gli insegnanti a scuola in bilico¬† sull’abisso dell’alienazione strutturalista, la borghesia cittadina che se ne accontenta affidando loro¬†i propri figli – sia per l’amicizia, nuova e delicatamente “rivoluzionaria”, con Gladys (Rodrigu√®s), figlia di uno psichiatra ebreo esule dall’Argentina. L’incontro delle due bambine √® un incontro di linguaggi diversi, di livelli sociali diversi, un incontro che trova un denominatore comune nel momento evolutivo di due psicologie, di due sensibilit√† disponibili ad accogliere in s√© le “novit√†” dei giorni, schivando la tipicit√† dei dettagli. Sicch√© l’indecisione creativa tende a farsi ambiguit√† e ricchezza di senso, a promettere altre storie discrete.


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart