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CINEMA: I MAESTRI: Le amiche

2 febbraio 2017

di Filippo Sacchi
[da ‚Äúal cinema col lapis‚ÄĚ, Mondadori, 1958]

√ą almeno dai Vinti che si sente in Antonioni la segreta aspira¬≠zione a un cinema di costume. Nelle Amiche questa aspirazione diventa programma dichiarato.¬† Se il cinema italiano dovr√† avere il suo Dumas figlio, Antonioni √® il primo candidato iscritto. (Sen¬≠za nessun riferimento alla Signora senza camelie.) Egli ha scelto anche stavolta un settore scabroso: quello delle signorine deprava¬≠te di buona famiglia. I modelli √® andato a domandarli al compian¬≠to Cesare Pavese, prendendoli in blocco tra i personaggi di quel breve romanzo, Tra donne sole, che fa parte della trilogia de La bella estate e dove, sullo sfondo di una Torino fortemente monparnassiana, sono effigiati, nei loro modi e mentalit√† e comporta¬≠mento caratteristici, appunto cinque esemplari di queste fanciulle; naturalmente con il campionario dei maschi di contorno. Nono¬≠stante amino un linguaggio brutale e pratichino il vizio con in¬≠differenza, questi personaggi sono in realt√† tipi abulici e svaporati, all’apparenza insofferenti uno dell’altro¬†¬† (“vivevano come¬† i gatti sempre pronti a portarsi via l’osso”),¬† all’atto pratico condannati a cercarsi e a stare insieme, quasi legati da una inconsapevole com¬≠plicit√†. A stare insieme e ad annoiarsi insieme, noia dalla quale non riescono a sfuggire che in due modi, entrambi purtroppo temporanei:¬†¬† sbronzandosi¬† o¬† facendo¬† l’amore.¬† Nemmeno¬† in¬† questo, che si danno l’aria di considerare la loro specialit√†, sono molto in¬≠teressanti.

Ora quei personaggi potevano avere un senso finch√© restavano com’erano nel libro, vaghi, falsi, ondeggianti, imprecisi, legger-mente manichini. Ma purtroppo cos√¨ non sarebbero divenuti ma¬≠teria di cinema. Perch√© il cinema, lo abbiamo visto mille volte, √® esigente; √® come i bambini e le donne, vuole cose concrete, vuo¬≠le fatti. Antonioni √® stato dunque costretto a forzarli, a calarli nel reale. Allora √® successo quel che succede sovente ai personaggi disossati di tanta letteratura contemporanea, appena sono tirati fuori da quegli erotici vapori che confondono cosi bene i contorni. Tranne Momina (tenuta con molto mordente da quel diavolo della Furneaux) la quale mantiene intatta la sua funzione di sca¬≠rica-battute, tutti gli altri, obbligati a prendersi sul serio, non reg¬≠gono. Guardate Rosetta. Nel romanzo nessuno sa perch√© si uccide, perch√© in realt√† non lo sa neanche lei:¬† e questa tragedia assurda √®, in un certo senso, la logica conclusione di quella vicenda tra es¬≠seri inconcludenti.¬† Forzato dalle necessit√† del racconto cinemato¬≠grafico a mettere i puntini sulle “i”, Antonioni ha dovuto dare al S dramma di Rosetta una concatenazione evidente di cause e di effet¬≠ti, e cos√¨ √® venuta fuori una banale e lacrimogena storia di camere ammobiliate. Altrettanto il personaggio di Carlo, l’assistente, che sarebbe il rappresentante del sano proletariato nel cinico mondo dei signori, e a cui persine Pavese non aveva osato togliere la sua soddisfatta fisionomia di maschio di passaggio,¬† diventa nel film un dignitoso cuore-infranto, e la sua bonne fortune con la grande sarta si trasforma nel romanzo di un giovane povero.

Ma pi√Ļ che negli altri questa forzatura √® avvertibile in Clelia, personaggio a parte, che per la sua posizione di testimonio era, I gi√† nel romanzo, la effettiva ambasciatrice della polemica sociale. Anche Antonioni c’√® cascato in pieno, sino a portarla a imbarcarsi, all’ultimo, nella scenata a Momina davanti alle clienti della casa di mode, in una vera e propria carica a fondo contro il costume borghese. Con una visibile alterazione di prospettive: perch√© que¬≠sta manica di sciaguratelle con i loro degni compagni, poveri tipi oscillanti tra una mondanit√† spicciola e un esistenzialismo velleitario, non sono che una piccola efflorescenza marginale, senza nes¬≠sun valore rappresentativo, di una inconsistente societ√†.

Discutibile come analisi moralistica, il film si distingue almeno come opera di regia. Antonioni vi ha raggiunto ormai una asso¬≠luta padronanza del mezzo scenico, una rara e felicissima fluidit√† nel muovere azioni e personaggi. Il modo con cui riesce a contrap¬≠puntare certi episodi d’insieme, per esempio la gita in Riviera o l’inaugurazione della casa di mode, prova che il regista √® fatto. Forse non gli parr√† un gran complimento. Ma anche Dumas figlio ha cominciato cos√¨.


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart