Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
I miei libriRivista d'arte Parliamone

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download VIVERE CON L'ACUFENE.

CINEMA: I MAESTRI: Questi fantasmi

4 febbraio 2017

di Filippo Sacchi
[da ‚Äúal cinema col lapis‚ÄĚ, Mondadori, 1958]

La sera della presentazione di Questi fantasmi a Milano, Eduardo De Filippo nel discorsetto tenuto prima del film disse simpa¬≠ticamente bastargli il pensiero che, come risultato di tanti anni di sforzo indefesso e coscienzioso, il pubblico italiano abbia la sicu¬≠rezza che, ogniqualvolta entra in un teatro dove lavora un De Filippo, trover√† sempre almeno uno spettacolo. E anche stavolta tro¬≠va uno spettacolo. Sfondando gli angusti confini del palcoscenico, Eduardo si √® sbizzarrito ad amplificare smisuratamente il quadro della sua spiritica farsa, trasportandoci in uno di quei nobili e im¬≠mensi palazzi decaduti di Magnanapoli, e l’estro, l’animazione, la fantasia con cui ha saputo condurre e articolare entro il nuovo spa¬≠zio la statica trama teatrale, senza perdere fiato e mordente, √® una prova che la sua reg√¨a cinematografica non ha pi√Ļ paura di niente.

Perché qui De Filippo si presenta esclusivamente come regista, abbandonando ad altri il suo personaggio e la sua creazione. Eduardo senza Eduardo! Non credo che occorra ancora raccontare al lettore cosa succede in Questi fantasmi, mezzo ridevole e mezzo patetica storia di un povero diavolo il quale, non potendosi paga­re una pigione, accetta di entrare in un grande appartamento che il proprietario non riesce ad affittare perché nel popolino del quar­tiere corre la credenza che ci siano gli spiriti. E infatti Pasquale Lojacono ce ne trova uno, per fortuna benefico, che gli imbandi­sce polli arrosto e gli fornisce biglietti da mille, e invece non è altri che un ricco signore, bene in carne e affatto fantasma, il qua­le escogita quel trucco per potergli insidiare la moglie; perché gli spiriti hanno sempre dato volentieri una mano agli amanti, come Boccaccio spiega nella novella di Gianni Lotteringhi.

Rascel √® il protagonista. Vedo che s’incolpa la sceneggiatura se spesso i toni e i piani del film non combaciano, ma non mi pare giusto. La sceneggiatura andrebbe bene, quella che se mai √® sba¬≠gliata √® la distribuzione. Il primo sbaglio fu di aver dato la parte a Rascel. Lascio stare che lo giudico un attore comico di modesta classe, una specie di sottoprodotto petroliniano, il che pu√≤ essere una opinione personale. Ma in ogni modo egli non possiede nes¬≠suno di quegli accenti di fondo, quella intima forza drammatica, quella pregnante malinconia, necessarie per un personaggio fatto a misura di Eduardo. Lojacono √® un personaggio buffo ma anche timido, candido, buono, nel fondo semplice e affettuoso come un fanciullo. Non √® possibile far andare d’accordo questi caratteri col fisico di Rascel, che sar√† nella vita, ne sono sicuro, la pi√Ļ brava e simpatica persona di questo mondo, ma che fotogenicamen¬≠te prende subito non so perch√©, nell’aspetto e nel gesto, un che di falso, di volpino e di istrionico – per dirla in napoletano, “del paglietta” – che sono poi le corde su cui normalmente gioca la sua buffoneria.

Ma un errore ancor pi√Ļ grande fu la scelta di Maria Frau. Non si mette, accanto a un tipo assolutamente agli antipodi dell’ideale cinematografico maschile, una specie di carrozzeria fuoriserie co¬≠me Maria Frau, con quel portamento, quell’eleganza, quella bel¬≠lezza dura e corvina e un po’ fredda e perci√≤ ancor pi√Ļ sessualmente distanziata da lui, pretendendo di farci credere non solo che sono marito e moglie, ma che lei gli √® tanto attaccata da rinuncia¬≠re all’amore della sua vita. Queste m√©saillances fisiche, fatali so¬≠vente nella realt√† quotidiana, sono sempre irreparabili al cinema che nella sua crudele obbiettivit√† non ha piet√† per nessuno. (S√¨, l’amore quando vuole pu√≤ essere inesorabile.) Del resto De Filip¬≠po regista lo ha cos√¨ ben sentito che all’ultimo fa che Lojacono, attraverso la sua ingenua confessione fatta – credendosi non ascol¬≠tato da altri – al fantasma, riconquisti la moglie, non ha avuto assolutamente il coraggio di portarci alla logica, stringente, obbliga¬≠toria conclusione che il cinema a questo punto reclama, cio√® al bacio finale in primo piano ma risparmiandoci quella vista penosa precipitosamente riporta l’obbiettivo sul palazzo, e chiude con una scorribanda scucita di immagini. Ah, ah, davanti alla possibilit√† di vedere Maria Frau nelle braccia del “piccoletto”, anche lui se la batte. Volevamo ben dire.

Per questi squilibri interni andando alla fine perduti i sottintesi umani e sentimentali della vicenda, non resta che la macchina da risate, la buona massiccia farsa dialettale. Eduardo senza Eduardo, non è anche un po’ Eduardo contro Eduardo?

 


Letto 595 volte.
ÔĽŅ

Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart