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Cronin, Archibald Joseph

7 novembre 2007

Anni verdi

“Anni verdi”

È difficile anche ad un bravo scrittore come Cronin resistere all’oblìo, e così, quando ci si trovi in viaggio per la Scozia, si sente parlare sempre, e giustamente, del poeta Robert Burns, di cui anch’io sono un ammiratore, e forse vi dirò qualcosa fra qualche tempo, di Stevenson e Scott, ma raramente di un altro dei figli illustri di quella terra, che per bellezza ha pochi eguali: appunto, Cronin. Quando scrisse questo libro era già noto nel mondo per il celebre “E le stelle stanno a guardare” (storia malinconica e delicata di minatori), e aveva già scritto “La cittadella” (dove narra della sua vita di medico).

Due prove che l’avevano posto all’attenzione, oltre che dei critici, delle grandi masse. Nella piena maturità, affronta il tema della sua gioventù, sotto il nome del protagonista Robert Shannon. Devo dire che raramente mi capita di leggere un’autobiografia con accenti tanto delicati, ripercorsa teneramente dal protagonista, che già in quei primi anni avverte le pene di un carattere ombroso e malinconico, con cui farà i conti per il resto della sua vita. Lo stile è misurato e piacevole, la narrazione è limpida e la storia diventa sempre più coinvolgente, sia quando il ragazzo si infatua di una graziosa coetanea, Alison, e non ne è corrisposto, sia quando comincia a delinearsi e a stagliarsi sopra tutte le altre la figura del bisnonno Alessandro Gow, il vero protagonista, a mio parere, del libro. Al termine, nel penultimo capitolo, il IX, vi è descritta la sua morte, in modo così dolce e naturale da suscitare ammirazione. Subito dopo, l’altra bisnonna, si avvicina al defunto e l’autore scrive: “Guardo mentr’essa lega il mento che si abbassa e gli mette delle monete sugli occhi chiusi.” Sarà grazie al testamento del bisnonno, legato ad una polizza assicurativa, che il ragazzo potrà uscire dalle Acciaierie in cui era occupato come operaio e iscriversi all’università per divenire medico, e noi diciamo ottimo scrittore. Chi come me ha visitato la Scozia, non ha potuto fare a meno di sentire palpitare il suo cuore di dolci ricordi e piacevoli sensazioni, quando l’autore si sofferma a descrivere occasioni d’incontro presenti nella circoscritta comunità in cui vive, rappresentate da concerti, riunioni in Circoli filosofici, raduni per Mostre floreali. Ancora pochi anni fa, ricordo che la Scozia era così: accogliente e magica.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart