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Doninelli, Luca

7 novembre 2007

La revoca

“La revoca”

Garzanti, pagg. 130. Euro 12,91

Si faccia attenzione quando, certi giorni, ci travolge una smania insolita e vaghiamo in cerca di un luogo indefinibile in cui poter trovare un po’ di pace, giacché questo può essere il segno, l’ora di un cambiamento che ci riguarda.

Succede a Mario, il protagonista di questo romanzo, un intellettuale famoso, che ad un certo punto della sua vita non riesce più a sopportare ciò che lo circonda e, se volge il capo al suo passato, non trova altro che il vuoto e il nulla.

Condizione terribile, dunque, spietata, nella quale è da augurarci di non incorrere mai, o vi incorriamo, invece, senza che ce ne accorgiamo.

Vediamo come se la cava il nostro personaggio. Fuori si è messo a piovere. Milano è una città che, quando d’estate cade la pioggia, sembra dilatarsi, “mentre il sole la raccoglie tutta come sul palmo di una mano.” Mario, nel vuoto in cui all’improvviso si ritrova, avvia, inconsapevolmente o meno, un processo di reinterpretazione della realtà, che gli si presenta nel rimescolio di passato e presente, di vita e di morte. Si accorge così che sta ricomponendo a fatica e dolorosamente “quello che c’era sempre stato.” in una visione d’insieme in cui, tuttavia, ancora non riesce a discernere. Ma si sta compiendo una mutazione. Ciò che pareva andato distrutto nel trascorrere del tempo, e soprattutto con la morte, è lì, invece, per rimescolare e corroborare una natura nuova dentro di lui. Mentre al telefono sta parlando con la sua fidanzata Flora “mi accorsi che continuavo a dimenticarmi di lei”. Quella ricostruzione che si avvia di se stesso negli altri e nelle cose, finisce per dare ai personaggi che s’incontrano il connotato di parvenze, fantasmi, e potrebbero essere perfino lo specchio in cui si riflette la stessa mutazione. Doninelli dà alla storia tutto il peso e la sofferenza che il pensiero assume su di sé nel momento che cerca di afferrare e decifrare la conoscenza. La prostituta peruviana Asunción e il suo sventurato fratello, ad esempio, immersi nell’umiliazione e nel dolore, potrebbero essere proprio il riflesso del disprezzo e dell’odio che stanno nascosti in lui: “Tutta la realtà era, ai miei occhi, simile a un groviglio di spine.” Il movente non troppo inconsapevole di questa improvvisa ricerca di una “revoca” della propria esistenza condotta fin allora è dato dalla sorella Maria che, dopo aver condotto una vita esemplare, è diventata una prostituta ed ora è morta miseramente. Come sia potuto succedere in lei questo cambiamento nessuno sa, ed è ciò che assilla il protagonista, a cui forse sta accadendo la stessa cosa, e ce ne parla come se parlasse di se stesso: “parendomi che il loro parlare venisse a colpire non già la persona di mia sorella, bensì la mia, la mia stessa.” Molti sono i punti in comune con lei, infatti, soprattutto un certo disgusto della vita e il sollievo di andare incontro alla morte: “Finalmente si muore!, non c’è da rallegrarsene?” La domanda che il protagonista continuamente si pone del perché sia rimasto indifferente al degrado della sorella è così martellante, esasperata, proprio in quanto si sta rendendo conto, più che di aver commesso una colpa nei confronti della sorella, di essersi imbarcato verso un trapasso che nasce dalle stesse motivazioni di disgusto verso la vita; e questa volta, in cui è lui ad esserne il protagonista, il dolore della sorella, la sua insofferenza, la sua fiducia nella morte, si vanno aggiungendo al suo dolore, alla sua insofferenza, alla sua fiducia nella morte, fino a combaciare in una follia nuova, in uno smarrimento, in un abisso, in un vuoto della coscienza dai quali può sorgere tutto, perfino “un’incomprensibile felicità.” Quella sorella che in qualche occasione aveva anche pensato lontana da lui (“Il nostro sodalizio era stato un’illusione?”), ora è parte di sé.

Il protagonista, che narra in prima persona la sua storia, si è liberato di tutto, ha lasciato Flora e la sua casa. Vaga per Milano senza una meta precisa, in compagnia dei suoi pensieri che si aggrovigliano nella mente e sempre di più mettono al centro gli affetti familiari quali sorgente primaria, forte, della sua formazione ed ora anche della sua angoscia e del cambiamento: “La percorrevo circondato da tutta la schiera dei miei morti.” Maria è il volto che incessantemente fa capolino in questo turbinio della coscienza, e prevale sugli altri: il fratello Davide, il padre, la madre, tutti più o meno odiati o disprezzati, ad eccezione di Maria. Con lei, bella ed intelligente, che si è laureata in ingegneria, l’intesa era sempre stata perfetta, si capivano anche senza parlare. Poi ad un tratto, la comparsa del fidanzato Paolo e la sua improvvisa e rapida mutazione, che non le provocava alcuna vergogna, convinta che la sua scelta fosse la risposta più appropriata al fango della vita. Flora, Laura, che è la moglie di Sandro, un amico, Sandro stesso, sono solo momenti, barlumi, presenze di una nuova realtà ancora confusa che sta maturando in lui e che forse darà alle persone e alle cose un volto ed un significato diversi.

C’è anche un oscuro episodio. Una di quelle sere che vaga di notte per la città, viene pugnalato da un giapponese. In ospedale apprende che un altro individuo è morto a pochi metri di distanza dal luogo della sua aggressione, ammazzato dalla droga. È, quest’altro, un episodio a cui sente di essere in qualche modo collegato, come si sente collegato alla sorella. È la morte, infatti, il comune denominatore dei suoi pensieri, la morte come “revoca”, come distruzione, annullamento, la morte come passaggio obbligato per una purezza che apra la strada ad una rinascita, ad una “salvezza dopo la morte.” Perché ciò accada, ecco che ogni cosa ritorna, fluttua, appare e diviene incerta, perde nitore, torna nel nulla, nasconde la verità, finché, non più come prima, in qualche modo rigenerati, si fa ritorno a casa.


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