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Ferrari, Enzo

24 agosto 2009

la mostra della memoria

“La mostra della memoria”, Ennepilibri, 2009. 

L’autore pubblicò nel 2007 il volume di poesie “Nuvole d’estate in Liguria”, ma è autore fecondo anche di prosa. Suoi racconti appaiono in alcune riviste web, tra cui Viadellebelledonne e Rivista d’arte Parliamone, da me diretta.
Caratteristica di questa raccolta di racconti sulla Resistenza è un narrare senza enfasi, senza alcuna intenzione di trasformare i personaggi in eroi. Sono uomini che hanno capito la necessità di un impegno in favore di una Italia di nuovo libera, e in questa direzione si muovono. Conducono una vita normale, di giorno lavorano, hanno una famiglia a cui tornare e in cui vivere. Ma una parte della loro vita hanno deciso di affidarla ad un ideale comune, e per esso rischiare la morte.
Ferrari ha la scrittura dei liguri, asciutta, sorvegliata, accudita affinché non tracimi mai nel pietismo o nel sentimentalismo. Devono essere i fatti a parlare. Saranno essi a sprigionare emozioni.
La Resistenza, la vita partigiana, vi scorrono senza il fragore delle armi, bensì vi si affermano per una volontà di servizio, umile e tenace. I nove racconti esprimono nove vite che si sono offerte e prodigate in libertà e in amore per sconfiggere la tirannia.
In una stazione ferroviaria si ha l’idea di che cosa una guerra crea, dell’alta intensità dello smarrimento e del desiderio di fuga da una realtà che spaventa: “Negli scompartimenti aperti, sulle panche di legno, sulle rastrelliere, si vedono fiaschi e ceste, borse e valige legate con lo spago. Tra ginocchia, mani, gambe e teste reclinate per il sonno, nella smorta luce s’incontrano storie di persone, che si scambiano fiato e fumo, mosse anche loro dallo stesso unico scopo, fuggire dalla guerra e dalla morte.”
Non sempre ci si riesce. Qualche volta si è sorpresi da un bombardamento che fa strage di ogni cosa: “Una donna è orrendamente mutilata d’entrambe le braccia: non piange neppure, ha gli occhi sbarrati nel vuoto.”
Nel tratteggiare gli orrori della guerra, non manca mai nell’autore la fiducia di una rinascita. Non si adagia sul lutto, non vi resta impantanato; ne marca invece le vie d’uscita che sono racchiuse proprio nella stessa umanità che quegli orrori ha causato. La guerra è una disperata follia, che non annienta tuttavia l’uomo. Le storie di Vittorio, Mario, Carla, Oscar, Gianni, Achille, Dante, Remo, Giuseppe, pur nella loro drammatica sofferenza, sono i simboli di una umanità mai doma e mai del tutto sconfitta: “Carla, per la sua parte, voleva fare qualcosa. Capiva che il momento richiedeva un impegno diverso da quello del semplice dissentire. Voleva essere in qualche maniera utile, partecipare, dedicarsi alla realizzazione di un’idea.” Carla si impegna nella Resistenza come staffetta, e il suo animo resta prodigiosamente incontaminato: “Pur trovando difficile perdonare a chi ha portato dolori e lutti, Carla avrebbe preferito vivere in pace, non imprecare, né inveire più.”
Il suo fidanzamento con un altro partigiano, Bruno, quando Genova fu liberata, è il simbolo di una vita che ricomincia, di una resa e di una sconfitta che non ci sono mai state.
Di grandi libri sulla Resistenza, quelli di Fenoglio, Vittorini, Petroni, Benedetti, per fare i primi nomi che vengono in mente, non se ne scrivono più. Ma questa raccolta di racconti ha il pregio di richiamarli alla memoria, e soprattutto di sottolineare che non mancò mai in molti protagonisti la speranza. Si era sicuri di andare incontro ad una vita nuova e migliore: “In quel borgo, nonostante le tragedie vissute e i dolori patiti, respiravano un’aria nuova, sentivano di riabbracciare il mondo e la vita.”
La scrittura asciutta di Ferrari è una scrittura rassicurante, porta dentro di sé il candore e il calore dell’ottimismo e della speranza. L’autore è attratto dalla bontà insita in ogni uomo, e dalla forza che essa riesce ancora ad esprimere nonostante le avversità e le follie. In punto di morte, davanti al plotone di esecuzione fascista, un giovane, Oscar, pensa: “Ho agito a fin di bene, per un’idea.” Il comandante del plotone di esecuzione sta pensando invece che è giusto fare così: “la gente deve capire che ribellarsi all’ordine costituito non fa onore a loro stessi e all’Italia.”; “Agisco per il bene della mia patria.”
Sono le contrapposizioni che hanno visto i giovani d’Italia dividersi e combattere una sanguinosa guerra fratricida.
Anche Gianni fa la staffetta, deve incontrarsi con una persona che non conosce, la quale ha da consegnargli dei documenti che, com’è suo solito, nasconderà nel suo ampio cappello, un Borsalino. Nel ristorante dove è convenuto l’incontro arrivano due militi fascisti. Gianni intuisce che, sebbene non lo conoscono, sono lì per lui. Hanno avuto la spiata. Riesce ad allontanarsi, ma i militi lo inseguono per la città di Savona. La vita è a rischio, se la cava per un pelo; trova rifugio per la notte in una casa contadina. Il padrone intuisce chi è e si prodiga per aiutarlo. È una casa povera, ma è grazie ad essa che ha salva la vita.
I personaggi di Ferrari, sebbene immersi in una dura guerra, non sono mai cattivi, esprimono il meglio del loro animo: “Achille il paesaggio lo aveva assimilato dentro di sé, sentendolo come proprio, una parte della sua anima. Aveva imparato ad usare le armi, sdraiato faccia in giù, appostato dietro massi ed alberi, masticando fili d’erba.”
Le sue lettere dal carcere indirizzate al padre e alla fidanzata Rosa sono dignitose e piene di speranza per il nuovo che dovrà sorgere, sebbene contengano uno straziante addio alla vita.
Quando Achille con i suoi compagni verrà trascinato dai soldati tedeschi alla fucilazione, “L’acqua del ruscello piangeva. Le cime delle querce e dei castagni stormivano, quasi il bosco camminasse in loro compagnia.”
Dante, il poeta, morirà in un’imboscata mentre va ad uno scambio di prigionieri. Attraversando il bosco avverte l’incanto e il profumo della natura.
La guerra è una stonatura, uno sgorbio, un bubbone. Remo “Incontrava platani spezzati i cui tronchi giacevano senza rami, come uomini in piene forze recisi dalla mitraglia.” Remo sarà impegnato a salvare la sua fabbrica minata dai tedeschi. Ci riuscirà e nella vecchiaia, dalla casa per anziani dove è ricoverato, tornerà ogni tanto a visitarla: “Tutti lo conoscono, anche quelli delle nuove leve. Nessuno ha il coraggio di allontanarlo o di fermarlo.”
Giuseppe, il personaggio che chiude la raccolta, “aveva il paesaggio dentro di lui.” Con lui vivremo, alla fine di aprile del 1945, gli ultimi momenti della guerra.
Sono tutti uomini normali, i protagonisti di questa esemplare e lucida raccolta, strappati alla vita quotidiana umile e semplice che amavano. Non ci sono eroi, la Resistenza fu una necessità di tutti, un bisogno di riaffermare se stessi e la propria umanità.
Si parla tanto di premi letterari. Mi domando se sarà mai in grado qualche membro di giuria di scoprire un libro bello e dalla scrittura pulita come questo.


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1 commento

  1. Comment by enzo ferrari — 25 agosto 2009 @ 22:16

    Caro Bartolomeo,
    ti ringrazio per le belle parole. Hai colto nel segno.

    Partendo da alcune storie raccontate dai miei genitori e ascoltate da ragazzo, ho voluto ricordare quel periodo. I nove personaggi racchiudono storie di dolore, di fatica e di speranza. Le ho raccolte insieme integrandole con una buona dose di fantasia. La guerra è un bubbone, una disperata follia, uno scontro insensato tra uomini. Dopo la guerra, la vita è destinata a riprendere. “L’albero si ripiglia al soffio di un bimbo”.
    Spero di ascoltare altre voci a commento dell’antologia.
    Se tra i lettori si nasconde qualche membro di un qualsiasi premio letteraio … Grazie e saluti
    Enzo Ferrari.

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