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Forster, Edward Morgan

7 novembre 2007

Passaggio in India
Casa Howard
Camera con vista  

“Passaggio in India”

Forster continua la lunga tradizione inglese dei grandi narratori. Morto nel 1970, è grazie a lui che posso affermare, come ho ripetuto in altre circostanze, che il grande romanzo si è scritto fino alla metà del Novecento, ed ora, salvo rarissime eccezioni, siamo degli epigoni. Questa storia è intrisa di atmosfere inquietanti, e di paesaggi densi di mistero e di fatalità, ambientata in una India che l’autore ha molto amato. È giudicato il suo capolavoro, ma gli preferisco “Casa Howard”. Tradotte da Adriana Motti, riporto alcune frasi contenute nel romanzo: “Il denaro che compra l’esatta verità non è stato ancora coniato.”; “La vita non ci dà mai quello che vogliamo nel momento che ci sembra giusto.”; “Gli uomini anelano alla poesia, anche se non sempre lo confessano.”; “Dove impera la burocrazia ogni rapporto umano ne soffre.”; “Le persone non sono veramente morte finché non si sente che sono morte. Fino a quando c’è un equivoco sul loro conto, posseggono una specie di immortalità.”; “Non sarò mai ricco in nessun posto, è contrario alla mia natura.”Riassunto della trama di Paola Rosa – Clot Tite per il Dizionario dei Capolavori della Utet: Il romanzo riceve il titolo dalla poesia di Whitman Passage to India, imperniata sul tema del superamento delle barriere geografiche razziali e culturali che dividono gli uomini. L’opera di Foster ritrae un particolare caso di difficoltà nei rapporti sociali tra due razze, gli inglesi amministratori della cittadina di Chandrapore sulle rive del Gange prima della 1a guerra mondiale e gli indiani di livello sociale “borghese” otto il dominio coloniale britannico.

La prima parte del romanzo, che si svolge durante la stagione invernale e si intitola Moschea (Mosque), è incentrata sull’incontro appunto in una moschea tra Aziz, giovane dottore indiano di religione musulmana, inizialmente pieno di ammirazione e amicizia per gli inglesi, e Mrs. Moore, venuta dall’Inghilterra a visitare suo figlio Ronny Heaslop magistrato inglese locale e ad accompagnare la fidanzata di lui Adela Quested. Le due donne rifiutano l’atteggiamento inglese di superiorità e pregiudizio verso gli indiani e desiderano approfondire la conoscenza del misterioso mondo orientale, sostenute in questo da Fielding, capo del college governativo inglese, e da un altro membro del college, il professor Godbole, un indiano di religione induista che riassume in sé le antiche tradizioni della sacra India dei bramini.

Nella seconda parte, Cave (Caves), che si svolge nel periodo del caldo tropicale, Aziz organizza per le due visitatrici e il loro gruppo di amici anglo – indiani una spedizione alle cave di Marabar, che costituisce il culmine drammatico del romanzo.

Nella prima caverna Mrs. Moore ha un’esperienza traumatizzante di claustrofobia a causa del caldo, della ressa e dell’eco rimbombante e ne esce in uno stato di confusione mentale e spirituale che le fa rinnegare le sue credenze cristiane e la sua vita e la fa annullare in un senso di infinità e vuotezza totale simili a quelli sperimentati nella religione induista di Godbole.

Ma l’episodio narrativo centrale del romanzo è la visita di Miss Quested e Aziz alla seconda caverna. Apparentemente nulla di grave succede: un’ingenua domanda di Adela sulla poligamia offende Aziz che si allontana e perde contatto con la sua ospite; ma ecco che al suo rientro in città egli sii vede arrestato sotto l’accusa di averla molestata. Le proteste dell’amico Fielding sono vane, Aziz è imprigionato, e la notizia i diffonde nella città creando violente reazioni di reciproco odio tra inglesi e indiani. Tuttavia Adela – vittima forse di un’allucinazione o di aggressione da parte di ignoti? Il romanziere ci lascia nel dubbio – si riprende a poco a poco dal suo shock e al processo contro Aziz ritira la sua accusa davanti agli ufficiali inglesi allibiti e alla folla indiana trionfante. I personaggi ora i disperdono: Mrs. Moore ammalata e in partenza per l’Inghilterra muore a bordo di un piroscafo a Bombay; Miss Quested ritorna in Patria dopo la rottura del suo fidanzamento con Heaslop; Fielding segue la stessa via sfiduciato e deluso dall’esperienza vissuta; Aziz e Godbole si ritirano nello stato indiano del Mau.

Qui li ritroviamo due anni dopo nella terza parte del romanzo, Tempio (Temple), che si svolge nella stagione delle piogge e descrive il festival religioso in onore di Krishna con le sue manifestazioni più frenetiche e irrazionali. I due binomi Godbole – Mrs. Moore e Aziz – Fielding che rappresentano due tipi d’incontro tra mondo orientale e mondo occidentale vengono qui portati al loro ultimo sviluppo. Durante il festival Godbole rievoca in uno dei suoi stati di estasi la figura di Mrs. Moore e ancora una volta illustra per noi la visione indiana di illuminazione e amore globale, visione di un mondo che tutto e tutti accoglie in sé ma che è anche vanificazione totale dell’io.

D’altro canto, assistiamo ad un nuovo incontro tra Aziz, ora dottore personale del Rajah morente, e Fielding, sposato alla figlia di Mrs. Moore e ritornato brevemente in India: la loro amicizia continua ad essere turbata da malintesi, sfiducia reciproca e disparità di vedute, simboleggiando così le difficoltà di rapporti tra le loro due civiltà. Il romanzo si chiude con la visione di Aziz di un esasperato nazionalismo e di affermazione della personalità egoica.

“Casa Howard”

È il libro che preferisco di questo autore. Lo scandaglio psicologico dei protagonisti, che qui raggiunge una più matura profondità, si avvale di uno stile magistralmente espresso. Virginia Woolf, che non lesinava critiche a Forster, dovette riconoscere: “I personaggi ci risultano estremamente reali. Lo svolgimento della storia è magistrale. Quella cosa indefinibile ma estremamente importante, l’atmosfera del libro, risplende d’intelligenza…”. Anche l’Inghilterra coi suoi particolari umori e con le sue pervicaci consuetudini è ben delineata dalla penna di questo che considero uno degli ultimi grandi romanzieri del Novecento. Sono tradotte da Enrico La Stella le frasi che riprendo dal libro: “Credere nella gente è un lusso al quale possono indulgere solo i ricchi; i poveri non possono permetterselo.”; “La discussione tiene una casa viva. Non può stare in piedi solo con mattoni e calce.”; “È la vita privata che porge lo specchio all’infinito.”; “occorrono tutti i generi di persone per formare un mondo.”; “Il più grande insuccesso non è quello dell’uomo che viene colto impreparato, ma di colui che si è preparato e non ha mai avuto l’occasione.”; “l’indipendenza di pensiero, in nove casi su dieci, è il risultato dell’indipendenza dei mezzi.”; “L’Inghilterra… gridava gioia attraverso le bocche di tutti i suoi gabbiani.”; “La Morte distrugge l’uomo; l’idea della Morte lo salva.” Ancora James Ivory, il grande regista inglese, ha tratto da questo libro il suo bellissimo film omonimo, con Emma Thompson e Anthony Hopkins.

Riassunto della trama di Silvia Gariglio per il Dizionario dei Capolavori della Utet: Sullo sfondo della Gran Bretagna dei primi anni del secolo si intrecciano le vicende dei rappresentanti di tre diverse classi, e si contrappongono i destini di chi vive per le convenzioni e il denaro e chi vive per i rapporti personali, nel “conflitto tra le cose che importano e le cose che non importano”, come scrisse Virginia Woolf, che di Foster fu ammiratrice entusiasta. Il mondo degli affari è rappresentato dai Wilcox, proprietari della dimora di campagna Howard’s End, che continuano ad abitarla abusivamente, nascondendo il testamento con cui la signora Wilcox, morendo, aveva lasciato la casa in eredità a Margaret Schlegel, una amica, figlia di un emigrato tedesco che aveva abbandonato la Germania in odio al militarismo e al nazionalismo. Margaret e la sorella Helen rappresentano il mondo della cultura, quello di Ruskin e di Beethoven, alla cui Quinta Sinfonia sono dedicate pagine significative. Henry Wilcox, rimasto vedovo, finisce con lo sposare Margaret, pur contro il parere dei figli. Ad un concerto le sorelle incontrano un umile impiegato, Leonard Bast, che rappresenta il mondo dei poveri e cerca un riscatto sociale attraverso la cultura. In seguito ad una falsa informazione di Wilcox su presunte difficoltà della compagnia per cui Leonard lavora, le sorelle convincono quest’ultimo a licenziarsi per entrare in una banca, dove ben presto perde il posto per riduzione di personale. Nella drammatica situazione che si crea, la moglie di Leonard riconosce in Henry l’amante di un tempo, mentre Leonard intreccia una relazione con Helen, che resta incinta. I Wilcox giudicano molto severamente la donna, e ciò crea conflitti tra Margaret e il marito, al quale viene rimproverata la relazione avuta con la moglie di Leonard. Questi, frattanto, pentitosi di aver sedotto Helen, pur non sapendo che lei aspetta un figlio, si reca da Margaret per confessare la sua colpa. Qui trova un figlio di Henry Wilcox, Charles, il quale vuole cacciare di casa le sorelle, ha un diverbio con lui e viene colpito con una spada che era appartenuta al vecchio Schlegel. Leonard, sofferente di cuore, muore d’infarto, e cadendo a terra si trascina addosso, con scoperto simbolismo, i libri di uno scaffale. La condanna a tre anni del giovane induce Margaret a rinunciare al progetto di accompagnare la sorella in Germania per il parto, per restare ad assistere il marito, molto provato dalla tragedia. Questi decide di lasciare le sue sostanze ai figli, ma la casa a Margaret, che ignorava di averla avuta in eredità, e, alla morte di lei, al figlio di Helen, che è ritornata con il bimbo a Howard’s End

“Camera con vista”

L’amore di Forster per l’Italia è soprattutto espresso nel suo primo romanzo “Where Angels Fear to Tread”, tradotto da noi col titolo di “Monteriano”, ma anche in questo libro è una Firenze raccolta ed intima, molto amata, quella che apre la prima parte del romanzo. Le atmosfere e le inquietudini dei personaggi, specialmente dei giovani Lucy e George, contrastati dall’ottuso perbenismo in cui li ha imprigionati la loro educazione puritana, sono rese ancora una volta esemplarmente da una scrittura ricca di fascino e di inventiva. Il regista James Ivory nutre senza dubbio un’ammirazione incondizionata per questo scrittore, dal quale trae l’ispirazione per i suoi migliori film, tra i quali si annovera anche quello che porta il titolo del romanzo qui segnalato. Pietro Meneghelli traduce il testo e queste che riporto sono alcune frasi che mi hanno colpito: “Non si viene in Italia a cercare le cose gradevoli. Ci si viene a cercare la vita.”; “L’italiano, nella bocca degli italiani, è un fiume dalla voce profonda, con inattese cataratte e scogli che servono a preservarlo dalla monotonia.”; “Gli italiani nascono con il senso dell’orientamento. Sembra che tutta la terra si stenda davanti a loro non come una mappa, ma come una scacchiera, sulla quale osservano continuamente i movimenti delle pedine, oltre ai riquadri. Chiunque è in grado di trovare un posto, ma trovare le persone è un dono di Dio.”; “Alle volte l’ignoranza di un italiano è più notevole della sua conoscenza.”; “È difficile che i giovani si mostrino critici di fronte a un fatto compiuto.”; “Avere dei segreti presenta questo inconveniente: perdiamo il senso delle proporzioni e non ci rendiamo più conto se il nostro segreto è importante o no.”; “Se è facile raccontare la vita, ben più difficile è viverla.”; “In questo mondo la quantità di gentilezza disponibile è limitata.”; “l’amore lo si può trasformare, ignorare, confondere, ma non estirparlo da dentro di sé.”; “l’amore parte dal corpo.”; “combattiamo per qualcosa di più che l’Amore o il Piacere; e cioè per la verità.”

Dalla quarta di copertina: Nello scenario lussureggiante di una primavera italiana l’incontro di Lucy Honeychurch, timorata signorina della buona borghesia inglese in viaggio in Italia, con George Emerson, giovane schietto e anticonformista, infrange le norme del perbenismo imperante e suscita l’indignazione di una società ostinatamente attaccata ai propri pregiudizi e alla convenzioni tacitamente accettate. Ma il richiamo alla vita e all’amore, propiziato dalla trasfigurata campagna toscana, è in Lucy troppo forte perché la morale del suo tempo posa averne ragione.

In questo romanzo, l’Italia non è una convenzionale meta turistica, ma il simbolico luogo di una vita negata, di uno spirito mediterraneo che si oppone alla morale inaridita della borghesia vittoriana. Ma da quieto rivoluzionario, Forster non urla i suoi messaggi. Ed è proprio questo a rendere così efficace un romanzo che è al tempo teso opera a tesi e storia sentimentale di alta qualità.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart