Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
I miei libriRivista d'arte Parliamone

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download VIVERE CON L'ACUFENE.

Frigerio, Mariapia

3 aprile 2010

La collezionista
L’odore della muffa

“La collezionista”, Camorak Sogni editore, 2009

Questa raccolta di otto racconti fa seguito a “L’odore della muffa”, che ne conteneva cinque, uscita nel 2008. È impreziosita da una bella presentazione di Manlio Cancogni.

La Frigerio vi si conferma narratrice del sentimento e della memoria, con uno stile limpido e quieto.
Raccogliere le voci e riascoltarle da un mangianastri, come avviene nel primo racconto “La collezionista”, e nell’ascolto rievocare sensazioni e immagini, rappresenta una specie di ouverture di questa raccolta, che ha nell’espansione seguente, espressa nel lungo racconto “Il viaggio”, l’ambizione di una avventura quasi mistica dentro la vita. Nata povera, Luana fa un viaggio per incarico della azienda in cui lavora, e si trova all’improvviso immersa in un mondo scintillante, in una Bretagna dove il potere e i profumi della natura sono forti, e dove gli uomini la trattano con cortesia e come una di loro. Pierre, Jean Paul, Céline, Julie la mettono in contatto con l’amicizia e la briosità della vita, la circondano di un affetto prima sconosciuto: “Erano un altro mondo per me. Un mondo da cui mi costava fatica distaccarmi.
L’esperienza la segna, non la dimenticherà più.

Lo stile è maturo, deciso, netto: “C’era sole, quel sole di giugno già estivo e insopportabile sull’asfalto della città. Il sole tremendo delle cittadine industriali.” Luana è tornata a Santa Croce sull’Arno, la città delle concerie, dove ha la sede l’azienda per la quale lavora.

Guido, ex docente universitario apprende, nel racconto “Lei”, che Zena, la moglie dell’amico Pierfrancesco, da lui separata da anni, è morta. Trova una vecchia foto che la ritrare insieme ai due amici e alla sua Bianca, anch’essa morta da tempo: “Zena era un incanto. Alta, slanciata, con la folta chioma bionda spettinata dal vento.

Guido l’ha amata, nel corso di una telefonata glielo confessa, Zena gli risponde di essergli grata per quel sentimento, che l’ha fatta ringiovanire, ma lei, quel giorno era felice perché amava Pierfrancesco. L’ha sempre amato, anche se lui era indifferente.

Il mistero dei sentimenti, che aprono corridoi invisibili attraverso i quali passano, e raggiungono il segno, dolori e piaceri, amori e delusioni.

Come nel racconto “Filo d’amore”, talmente delicato e sobrio da potersi considerare perfetto. Una giovane promotrice telefona per ragioni di lavoro e all’altro capo del telefono risponde un vecchio scorbutico e solo. Ne nascerà una straordinaria amicizia che porterà la ragazza ad innamorarsi, non dell’uomo, ma della sua vecchiaia: “È della sua vecchiaia che mi sono innamorata, di questa sua vecchiaia che in qualche modo ora mi appartiene e a cui, ormai, non voglio rinunciare.

L’armatrice” ha una struttura che richiama il primo racconto che dà il titolo alla raccolta: “La collezionista”, ma va a colpire le bizzarrie, i misteri dell’umanità. I protagonisti entrano in bar e sono osservati da alcune donne sedute al tavolo. Tutti hanno la mania di conservare in tasca o nel portafoglio delle piccole barchette di carta. Addirittura una delle donne sedute al tavolo confessa che sua figlia ha la mania delle barchette: “Pensi che a casa ne ha montagne. Un pezzetto di carta e lei… subito una barchetta!”
Sembra di leggere un pezzo di Aldo Palazzeschi.

Difficile essere padroni di se stessi quando il sentimento ci invade e ci imprigiona. Ne nasce una sofferenza che mina e scardina la nostra personalità. “Noi tre” è il racconto di un amore complesso e invadente, cerebrale e fisico ad un tempo.

La Frigerio scandaglia l’animo umano, ma partendo sempre da se stessa, non sottraendosi, e dal suo modo di porsi dinanzi alla vita, dal suo modo di osservare e di interrogarsi.

Si può anche essere felici nella vita, ma come le onde sulla battima, di tutto ciò non rimarrà traccia. È il penultimo racconto, “Il costruttore di piste”, tanto breve quanto perentorio e rivelatore.

Forse quello, infatti, che ci consegna la filosofia che regge la raccolta: la vita è un passaggio troppo breve e veloce per lasciare un segno, né negli altri né in noi stessi.

Solo malinconia. È anche la chiusa della raccolta: “Il bambino dalle mani coi buchi”.

“L’odore della muffa”, Camorak Sogni editore, 2008

L’autrice è insegnante di Lettere. Nata a Bergamo, ha studiato a Torino (teatro di alcuni di questi racconti), vive a Lucca. Questo è il suo primo libro: una raccolta di cinque racconti, arricchita da alcune tavole del pittore Romano Masoni. La conosco perché è una collaboratrice della mia rivista d’arte Parliamone. Scrive bene. Una scrittura classica e malinconica alimentata dal ricordo.
L’uomo alla finestra, del primo racconto, voltato di spalle, è un’immagine di desiderio e di aspirazione ad un tempo. Egli guarda oltre la finestra, dove si vedono il mare e degli ulivi degradanti. È un’apertura all’anima, all’infinito. Non a caso il sottotitolo “Reverie su Gustave Caillebotte” richiama un pittore dell’impressionismo. I ricordi, i momenti che gli occhi fermano nel tempo altro non sono che impressioni dell’anima.
I personaggi della Frigerio profumano di un leggiadro romanticismo. In essi vi aleggia una incontaminabile innocenza. Non vi sono lacerazioni destinate a vincere, giacché tutto si ricompone dentro un’età che non è stata mai perduta, quella della giovinezza.
La Filomena che, nel secondo racconto, è ricoverata nella stessa sua cameretta dell’ospedale è strumento analogo a quello rappresentato dall’uomo alla finestra, del primo racconto. Sono ricuciture tese a proteggere l’innocenza: “La Filomena aveva – Padre Pio a parte – una visione totalmente laica della vita e fu per me, nel tempo trascorso con lei, come se avessi vissuto in una novella del Boccaccio, perché lei aveva un’umanità totale che sapeva passare dagli aspetti più infimi della vita, senza timore, senza vergogna, alle vette più alte dello spirito.
L’amore per una vita riservata, chiusa, quasi del tutto, tra le quattro mura domestiche, nei riguardi del personaggio Eufemia, così come appare nel terzo racconto, “Visita alla vecchia signora”, confermano un contatto con la realtà incerto, considerato piuttosto come invasivo e pericoloso. Se in casa capita una vispa cugina, come Dalia, solo allora “riuscivamo a tirar fuori quella parte di noi, più giovane, più allegra che, nella nostra abituale convivenza, restava in gran parte sopita.” Sposata, non è felice con suo marito, ma sente la nostalgia di casa, del fratello Gastone in particolare, con il quale ha condotto una giovinezza raccolta e felice: “Ho proprio la certezza che fossimo felici.
È un ottimo racconto in cui la scrittura acquista una coloritura multiforme presentando un piccolo microcosmo in cui si annidano molte componenti della vita quotidiana: l’insoddisfazione coniugale, il pettegolezzo, un ipocrita altruismo, la diversità, la falsa e illusoria negligenza del vivere. Eufemia non desidera affacciarsi alla maturità; attende un figlio dal matrimonio contratto con un uomo che non ama, ma anche questa attesa non porta in lei niente di nuovo: “Credeva che un’armonia potesse miracolosamente unire il suo mondo a quello esterno.” Non è così. La frattura con l’adolescenza può diventare netta e irreversibile.
Seppure “rugosa”, l’infanzia è lo scrigno in cui l’autrice trova racchiusi tutti i tesori più preziosi della vita. I ricordi di quegli anni ci hanno inconsapevolmente formato e scorrono nel nostro sangue. Da piccola, la protagonista del racconto “L’odore della muffa” (che dà anche il titolo alla raccolta), desiderava fare l’attrice, finché, grandicella, non vede in tv il “Signor Poli”, l’attore che con il passare degli anni rimaneva sempre giovane, con una faccia fresca, da eterno bambino, e vuole conoscerlo. Lei ha diciannove anni e se ne innamora. Racconta, in una lunga lettera inviata ad un vecchio amico, questo suo segreto. Fu un amore platonico (“ci sono molti modi di fare l’amore”), ma quell’amore è ancora dentro di lei, e dentro la sua “grande casa dove io ormai mi muovo a fatica e dove lui fu solo poche volte, ma che felicità, quelle volte!
L’autrice continua a cercare l’innocenza, l’incontaminatezza, dispiacendosi di tutto ciò che può averle compromesse. In questo racconto la compagnia di un’anima gemella, come quella del celebre attore Paolo Poli, personaggio chiave della lunga lettera, è il rifugio nel quale ancora è possibile recuperare la sublimazione di un’età che sta divenendo evanescente. Vi si affaccia il pensiero della vecchiaia come occasione anelata per rivolgersi al passato, recuperarlo e riversarlo tutto dentro di sé. I racconti approdano infine – dopo il passaggio della vecchiaia – alla morte, con l’ultimo, “Requiem”, che ha qualche contatto con il secondo racconto, “Atto unico”. Il marito è disteso sul letto, è morto; la vedova lo osserva, sa che è stato cattivo con lei, ma non riesce a spiegarsi perché ora, guardandolo, ricorda solo le cose belle vissute insieme, specialmente il loro grande amore. Sembra, così, che l’esistenza infelice trascorsa con lui si sciolga a poco a poco per lasciarla entrare dentro un nuovo sogno.
Con questa raccolta, l’autrice fa del vivere un malinconico canto di solitudine. Si potrebbe dire che è proprio verso la solitudine che incammina i suoi personaggi per redimerli, alla ricerca di una purezza che ancora vive dentro di loro.


Letto 2384 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart