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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

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Giallo: Gigolò/A detective story: Gigolo (Trad. Helen Askham) #8/22

18 agosto 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Gigolò #8

In una casa poco distante.
Due giovani sposi, Lucia e Fiorello, hanno una figlia di sette anni, Valeria. È tardi. Sono tornati da poco da una visita fuori città, hanno avuto un incidente e la loro vecchia auto si è rotta e hanno dovuto chiedere soccorso. Ora hanno il problema di come riparare il danno, dato che le loro condizioni economiche non sono affatto floride. Lui è in preda allo sgomento, lei cerca di rincuorarlo.
«Come faremo Lucia? Domani mattina come faccio ad andare a lavorare? Mi licenzieranno.»
«Prendi il pullman.»
«Ma la fabbrica è lontana, non posso fare tutta quella strada a piedi.»
«Allora dirai che sei malato.»
«Per domani, e poi? Che dirò gli altri giorni?»
«Troveremo una soluzione.»
«E come?»
«Non ci pensare. Vedremo domani.»
«Povera Lucia, perdonami, perdonami.»
«Non ricominciare, ti prego.»
«Tu sei così bella, meritavi di meglio. Ti faccio vivere tra gli stenti. Non pensavo di ridurmi così.»
La figlia è ancora nella stanza, ascolta, si mette a piangere.
«No, Valeria, non fare così. Non è niente, non piangere. C’è rimedio a tutto, e anche questa volta scacceremo la sfortuna. La manderemo fuori della porta a bastonate, come abbiamo fatto l’altra volta, ti ricordi? Quella sì che fu una prova difficile. Questa non è nulla al confronto. Tuo padre ed io siamo forti, ci siamo ormai abituati. Per noi, è diventato quasi un gioco, non è vero Fiorello?»
«Con un buon sonno, tutto tornerà a posto, come prima, e tu Valeria non far caso alle mie lagne, lo sai che tuo padre si sgomenta per un niente. Ma ti prometto che domani ogni cosa tornerà come prima, e se la macchina si è rotta, noi la faremo riparare, e se non la si può riparare, ne compreremo un’altra.»
«Davvero, babbo, non sei triste?»
«Triste io? Nemmeno per sogno, quando mai. Se mi vengono le paturnie, come vengono se ne vanno, e chi s’è visto s’è visto.»
Valeria sorride, e dopo aver ricevuto il bacio dei genitori, si ritira in camera sua.
«Non devi mai più lamentarti in presenza di Valeria, me lo prometti Fiorello? La bambina è sensibile, le guasterà il carattere.»
«Che siamo nati a fare, Lucia, se la vita non ci riserva che dispiaceri.»

Maria è tornata a casa per un breve periodo di riposo. Sono trascorsi alcuni mesi e sta meglio, le è tornato il coraggio di vivere. Sua madre non cessa un attimo di guardarla, non facendosene accorgere. Vuole essere sicura che la sua piccola è ritornata ad essere la ragazza piena di vita che era una volta, prima di partire. È ancora convinta che la fede l’ha guastata, che i preti le hanno messo nelle orecchie voci maledette, che l’hanno stregata. Maria non era mai stata una bigotta e nemmeno una frequentatrice assidua della chiesa, come lo erano molte altre ragazze del paese. Non mancava alla Messa domenicale, questo sì, ma non andava molto oltre. Poi ad un tratto un nuovo parroco le aveva ficcato in testa certe idee, e Maria era cambiata, si era messa a guardare le cose con altri occhi. Vedeva ingiustizie dappertutto e dava la colpa di ciò all’egoismo dell’uomo, che aveva prevalso sulla bontà. Come rimediare? Dandosi da fare, agendo, compiendo le azioni che avrebbero messo in risalto il buono che era nell’uomo. Partita per il Brasile, la prova dei fatti l’aveva piegata. Troppa la miseria, troppo grande la forza del male. Come poteva vincere, anche se non era sola e ve n’erano migliaia come lei pronte a dare la vita per il bene degli altri?
Quella sera Maria andava ad una festa. Le amiche avevano insistito.
Suonò il campanello.
«Siamo noi. Sei pronta, Maria?»
«Scendo.»
Salì in macchina. Era una serata tiepida, di quelle che mettono il buon umore, e favoriscono il sentimento.
La festa si teneva in un antico palazzo. Si diceva che il figlio del padrone fosse un po’ innamorato di Maria, da prima che partisse, e che la festa era stata organizzata per lei, apposta per rivederla e poterle parlare.
Uno splendido lampadario calava dal soffitto e illuminava con una calda luce tutto il salone. Il giovanotto le andò incontro non appena la vide. Maria si fermò, intimidita.
«Sei tornata!» disse lui.
«Non sei cambiato.»
«Tu molto, ma sei più bella di prima.»
«Non sono bella.» Diceva sempre così, rifiutava il complimento dal profondo del cuore, con sincerità. Invece era bella. Dio l’aveva fatta bella.
Venne un’amica a frapporsi, innamorata pure lei del ragazzo. Le danze erano incominciate e l’amica era venuta a prendere il cavaliere.
«Voglio ballare con te» disse senza arrossire. Lo condusse tra le altre coppie e Maria presto lo dimenticò. Pensava ad altro. All’improvviso vide le baracche dei suoi bambini, la piccola scuola con il tetto di lamiera, gli occhi dei bimbi dentro i suoi, avidi di sapere, di conoscere, di sperare. Certo, potevano crescere anche senza di lei, perché vi erano missionarie pronte a sacrificarsi di più per supplire, ma lei, lei poteva fare a meno di loro? Un sorriso, uno solo, uscito da quelle bocche di sofferenza, da quegli occhi di dolore, valeva tutta la sua vita, e forse di più.
Vennero a chiederle un ballo, era venuta per questo, ma non lo ricordò. Non udiva. Era lontana. Quando il giovanotto, figlio del padrone, tornò da lei, lo udì appena.
«Questa festa è per te, Maria, ti voglio bene.»
«Ripartirò. Tornerò tra la mia gente.»
«Vuoi che venga con te?»
«Tu?»
«Se vuoi…»
«C’è sofferenza, c’è dolore.»
«Ci ho pensato. Lo so. Ma voglio tentare anch’io, se mi aiuterai.»
«Non io, ma Dio ci aiuterà.»
Non ballarono più; si sedettero in disparte.

Into non ha niente di urgente da fare, perciò sta davanti alla finestra, seduto sopra uno sgabello. Pensa a Janne e a ciò che può essere rimasto di lei.
Ha dinanzi la pianura sterminata, ricoperta di ghiaccio. Là in fondo tocca il cielo; forse è proprio là che sta Janne. Gli pare di vederla prendere forma dentro quella sottile nebbia che sta tra il cielo e la terra; viene verso di lui e non sorride. Lo attanaglia la paura. Ripensa alle molte leggende udite, alla ferocia dei morti violenti. Pensa di fuggire, di andare nella stalla a prendere le renne e correre via, il più lontano possibile, e forse spegnere in qualche parte non ancora contaminata dall’uomo la sua pena.
Si volta. Sua moglie è entrata in casa e conduce per mano il bambino, che appena cammina. Una vita che deve ancora fiorire. Into va loro incontro e si china ad abbracciare il figlio. Dietro i vetri, gli pare che l’ombra intravista all’orizzonte lo stia guardando.

Rosy e William non hanno figli, sebbene li abbiano tanto desiderati. Sono giovani, e non devono perdere la speranza. Il padre di William si è rassegnato ed ora addirittura è contento di quelle nozze, che sono state celebrate quasi furtivamente nella piccola chiesa del paese, alla presenza di pochi intimi. Rosy era vestita di bianco e risplendeva della sua gioia. Molto più bella di William, pensava il padre. Durante il sermone pianse, e nei giorni seguenti non mancò di colmare di doni la piccola casa di Rosy e di suo figlio.
«Non datevi pensiero, se non nasce il bambino. Verrà col tempo, e se non viene, sarete voi a vivere la vita che spettava a lui. Vivrete più di cento anni, e questo vecchio vi benedice.»
Rosy è sulla scogliera davanti al mare, scende la sera, l’orizzonte è lontano. Sopra l’erba passa un leggero soffio di vento, appena appena percettibile. Rosy si china come per raccoglierlo nel palmo della mano. È come se scorresse la vita, passandole accanto, e fermarla è impossibile. Anche quando si è colmi di speranza.
 

Gigolo #8

 In a house not far away lived a young couple, Lucia and Fiorello, with their seven-year-old daughter Valeria. They’d just got back from a trip out of town and it was late. They’d an accident, their old car was damaged and they’d had to get help. Now their problem was how to get the car repaired, because their financial circumstances weren’t good. He was depressed and she was trying to cheer him up.
“What are we going to do, Lucia? How am I going to get to work tomorrow? They’ll give me the sack.”
“Take the bus.”
“The factory’s a long way away. I can’t walk that far.”
“Then I’ll ring and tell them you’re not well.”
“Tomorrow maybe, but what then? What will I say the other days?”
“We’ll find a solution.”
“But how?”
“Don’t think about it. We’ll see tomorrow.”
“Poor Lucia, I’m sorry, I’m sorry.”
“Please don’t start all over again.”
“You’re so lovely. You deserved better but I make you live in poverty. I never thought I’d sink so low.”
Their daughter was in her bedroom, listening. She started to cry and Lucia went to get her.
“Valeria, don’t be like this,” she said. “It’s nothing. Don’t cry. There’s an answer for everything and we’ll send bad luck away again this time. We’ll hit it with big sticks and send it out the door, just like last time, remember? That time it was difficult. This time it’s nothing like that. Your daddy and I are strong. We’re almost used to it. It’s almost become a game for us, hasn’t it, Fiorello?”
“A good night’s sleep and everything will be all right, like it was before. Don’t pay any attention to my moaning, Valeria. You know your dad gets upset about nothing. Tomorrow everything will be like before, I promise. The car’s damaged but we’ll get it fixed. If they can’t fix it, we’ll buy another one.”
“Are you really not sad, daddy?”
“Sad? Me? Whatever gave you that idea? Sure I sometimes feel down in the dumps but it passes. It doesn’t mean a thing.”
Valeria smiled, her parents gave her a kiss and she went back to her room.
“You’ve got to stop sounding so miserable when Valeria’s around, Fiorello. Promise me you will. She’s sensitive. You’ll damage her.”
“What’s life about, Lucia, if it doesn’t have disappointments in store?”

Maria had come back home for a break. Several months had passed and she felt better. Her courage had come back. Her mother watched her ceaselessly without appearing to. She wanted to be sure that her baby was the lively girl she’d been before she left home. She was still convinced that her faith had damaged her, that the priests had whispered evil words in her ear and bewitched her. Maria had never been a bigot nor even an assiduous church-goer, as many girls in the village were. Certainly she’d always gone to Mass on Sundays but not often on other days. Then a new priest had arrived and put new ideas into her head, and Maria had changed and begun to look at things with new eyes. She started to see injustice everywhere and to blame it on man’s selfishness triumphing over his goodness. What was to be done to change this? She felt she had to commit herself to doing, acting, carrying out whatever could be done to bring that goodness to the fore. Then she’d gone to Brazil and the facts had broken her. There was too much misery and the force of evil was too strong. She wasn’t alone and there were thousands of other willing to give their lives for the good of others but how could the misery and evil be overcome?
That evening, Maria was going to a party. Her friends had insisted. The doorbell rang.
“It’s us. Are you ready?”
“Just coming.”
She got into the car. It was a mild evening, the kind that makes you feel happy and in the mood for romance. The party was in an old palazzo. People were saying that the son of the owner had been a little in love with Maria before she’d gone away and that the party was for her, so that he could see her and talk to her again. There was a wonderful chandelier hanging from the ceiling, filling the whole room with a warm light. The young man came towards her as soon as he saw her. Maria stopped, feeling shy.
“You’ve come back!” he said.
“You haven’t changed.”
“But you have. A lot. You’re more beautiful than ever.”
“I’m not beautiful.” She always said that, rejecting the compliment sincerely, from the bottom of her heart, but she was beautiful. God had made her so.
A friend of Maria’s, who was in love with the boy, came between them. The dancing had begun and the girl wanted him as her partner.
“I want to dance with you,” she said without a blush.
She led him away amongst the other couples and Maria soon forgot about him. She was thinking of something else. In her mind’s eye, she suddenly saw the shacks where her children lived and the little school with the tin roof, their eyes fixed on hers, greedy to know and learn and hope. Of course they could grow up without her. There were other missionaries there who were ready to sacrifice themselves the more, in order to fill her place, but could she do less than they did? A smile, a single smile, from those suffering mouths and eyes full of pain, was worth her whole life and perhaps more.
People came to ask her to dance. That was what she’d come for but she’d forgotten. She was far away and didn’t hear them.. When the young man, the owner’s son, came back, she scarcely heard him.
“This party is for you, Maria. I love you.”
“I’m going back. I’m going back to my people.”
“Can I come with you?”
“You?”
“If you’d like me to…”
“There’s suffering and pain there.”
“I’ve thought about that. I know that, but I want to try too, if you’ll help me.”
“God will help you, not me.”
They didn’t dance after that but sat together, away from the others.

Into had nothing urgent to do so he was sitting on a stool at the window. He was thinking of Janne and what might be left of her. In front of him was the endless icy plain, stretching to the sky. Perhaps that was where Janne was. He seemed to see her emerging in the mist between the sky and the earth. She was coming towards him, unsmiling. Fear gripped him and he thought again of all the legends he’d heard about the savagery of those who die a violent death. He thought of escaping, of going to the stables, getting the deer and running away as far as he could, and maybe easing his pain somewhere that hadn’t been polluted by mankind.
He turned. His wife had come into the house, holding their little boy’s hand. He was learning to walk. A life that had still to blossom. Into went towards them, leaned down and hugged his son. It seemed to him that the shadow glimpsed on the horizon through the windows behind was watching him.

Rosie and William had no children but they very much wanted to. They were young and it was too soon to give up hope. William’s father was more than resigned to their marriage and was now happy about it. The wedding had taken place almost furtively in the little village church with family and only a few close friends there. Rosie had worn white and glowed with happiness. Much better-looking than William, thought his father. He’d wept during the sermon and in the days following he filled the couple’s house with gifts.
“Don’t worry that there’s no baby. He’ll come in good time and if he doesn’t, you’ll live the life that would have been his. You’ll live to be more than a hundred and this old man blesses you.”
Rosie stood on the rocks by the sea, evening was falling and the horizon was far away. A little breeze, scarcely noticeable, ruffled the grass. Rosie bent down as if to pick it up in the palm of her hand. It was like life passing her, impossible to halt. Even when you were full of hope.

 

 


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1 commento

  1. Pingback by iPhone News » Blog Archive » Giallo: Gigolò/A detective story: Gigolo (Trad. Helen Askham) #8 — 18 agosto 2008 @ 06:34

    […] Bartolomeo Di Monaco » HOME PAGE placed an observative post today on Giallo: Gigolò/A detective story: Gigolo (Trad. Helen Askham) #8Here’s a quick excerpt di Bartolomeo Di Monaco [Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.] In calce il testo inglese Gigolò #8  In una casa poco distante. Due giovani sposi, Lucia e Fiorello, hanno una figlia di sette anni, Valeria. È tardi. Sono tornati da poco da una visita fuori città, hanno avuto un incidente e la loro vecchia auto si è rotta e hanno dovuto chiedere soccorso. Ora hanno il problema di come riparare il danno, dato che le loro condizioni economiche non sono affatto floride. Lui è […]

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart