Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
I miei libriRivista d'arte Parliamone

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download VIVERE CON L'ACUFENE.

Giallo: Giulia/A detective story: Giulia (Trad. Helen Askham)#1/24

28 maggio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

GIULIA #1

L’avvocato Alfredo Chiarelli aveva raggiunto in quegli anni un certo benessere, anche se doveva ammettere che non tutto correva liscio nella società, e che lui era entrato nel novero dei pochi sopravvissuti ai quali aveva arriso la buona sorte, più  per un gioco di combinazioni e di fatalità che per merito. Del resto, sarebbe stato mai possibile diffondere dappertutto la giustizia? Quella sociale, quella civile, quella giuridica, quella morale e perché no? quella dello spirito. Troppe giustizie, se ne rendeva conto a mano a mano che trascorrevano gli anni e lui diventava più vecchio. Trasferire una specie di paradiso su questa Terra così complicata non era proprio possibile, e se non c’era riuscito nemmeno il Figlio di Dio, chi altri si doveva attendere? Si era messo l’animo in pace ed ora faceva parte di quella schiera di uomini accomodanti, che erano disposti a giustificare tutto purché non si mettesse in discussione la propria fortuna. Una disgrazia l’aveva comunque avuta. Sua moglie, Bianca, era morta, colpita da una specie di ictus cerebrale. Così aveva dichiarato il medico di famiglia. Era accaduto una mattina, passato mezzogiorno. Lei stava in cucina, intorno ai fornelli. Anche lui era rientrato per il pranzo. Salì in camera, a togliersi la giacca, quando dalla cucina giunse un grido. Si affacciò. Che hai? La vide impallidire. Teneva le mani intorno alla testa e gli occhi spalancati, prigionieri di un terrore che chissà da dove proveniva. C’era entrata la morte nella casa. Chissà da dove, ma la morte era entrata, e lui la vedeva negli occhi di lei.
Senza dire più niente, Bianca stramazzò al suolo. 

Anna, la figlia più grande, aveva due anni più di Francesco, l’altro figlio. Frequentava l’università: economia e commercio. Aveva le idee chiare. Voleva laurearsi e mettere su uno studio complementare a quello di suo padre, che aveva poca dimestichezza coi numeri e con gli intrighi della finanza, mentre lei ci aveva un’attitudine spiccata. Sarebbe stata la sua consulente per queste cose. Lei e suo padre insieme avrebbero potuto fornire un’assistenza polivalente alle imprese industriali e commerciali, ma aveva già in testa un progetto anche per Francesco, che aveva inclinazione per la matematica. Una sera, che fuori pioveva e avevano una gran voglia di chiacchierare, intenta a sfogliare una rivista, si era rivolta al babbo:
«Ho un progetto anche su Francesco.»
«Lascia che ci pensi lui al suo avvenire.» Francesco stava seduto sul divano, accanto alla sorella. Alfredo si era alzato. Era un omone alto quasi due metri, robusto.
«Senti se non ho ragione.» Il padre era tornato a sedersi. Anna era un mulinello di idee. Un tesoro di ragazza, e avrebbe fatto la fortuna di chi se la sposava. Un giovanotto c’era che le stava appresso, ma niente di serio, lei tirava a minimizzare: si vedrà, babbo, se son rose fioriranno.
«Allora che devo fare da grande?» Francesco canzonava. Frequentava la quinta liceo scientifico ed era portato verso tutte le materie, non solo per la matematica.
«Tu farai l’ingegnere.»
«E potrei sapere perché, di grazia?»
«Non lo capisci da solo?»
«Sai, io non sono intelligente come te.»
«E tu, babbo?»
«Ho la vaga sensazione di sì.»
«Dài che hai capito benissimo.»
«Ma io no.» Celiava, Francesco.
«E va bene, testone. Ma sono sicura che mi prendi in giro, e invece hai capito benissimo.»
«Non vorrei che tu mi attribuissi più talenti di quelli che ho.» La storia dei talenti l’avevano sentita raccontare dal babbo sin dagli anni delle scuole elementari. Ciascuno ha dentro di sé dei talenti, raccontava, e tocca a noi saperli scovare e mettere a frutto. Se uno è pigro e non scuote la sua pigrizia, i talenti restano sommersi dentro di lui, che non conoscerà mai il grande uomo che sarebbe potuto diventare. Così, erano cresciuti con i sensi rivolti al loro interno, e sempre cercavano in ogni impresa di portare in superficie quelle loro qualità.
«Se diventerai ingegnere, potrai unirti a noi, e assistere i clienti per la parte tecnologica. Sarà un grande studio professionale, il nostro. Che ne dici, babbo, non è una buona idea?»
Era lei che al mattino preparava la colazione per tutti, dopo che la mamma era morta. Aveva saputo sostituirla così bene che quasi non si sentiva più la sua mancanza. Succede che i morti prima o poi muoiano per davvero. E anche Alfredo, che aveva superato da poco i cinquant’anni, l’aveva riposta ben volentieri in un cantuccio, poiché non ci poteva stare senza una donna, e dopo aver tentato di farne a meno, aveva rinunciato a fare il monaco, e conosciuta Giulia, una commercialista che frequentava il tribunale come lui, vedova anche lei, ma più giovane, sui quarant’anni, e anche belloccia, se l’era portata a letto in un piccolo albergo fuori della città. Giulia ci sapeva fare all’amore, e lui ne era rimasto contento, e aveva anche scoperto che era una donna intelligente e con lui c’era stata perché gli voleva un po’ di bene.
«Guarda che io non ti sposo, però» le aveva detto quando la relazione si era fatta più solida.
«Ma mi ami?»
«Sì che ti amo, però…» Giulia immaginava che glielo impedisse la scomparsa della moglie, che era lutto ancora recente.
«Io voglio sposarti, invece, e sarai tu a chiedermelo un giorno.» Sapeva che piaceva ad Alfredo. Aveva belle gambe, e Alfredo era quella la prima cosa che guardava in una donna.

Giulia #1

Alfredo Chiarelli was a lawyer, an avvocato, and had achieved a state of some comfort and prosperity. He recognised, however, that all was not well in society at large and that he was one of a small group that fate had smiled upon, more by a combination of luck and chance than merit. In any case, could justice – social, civil, juridical, moral and even spiritual justice – ever be extended to everyone? Too many different kinds of justice, he thought, when he took into account that the years were passing and he was growing older. Bringing heaven on to this complicated earth wasn’t possible. If the Son of God couldn’t do it, then who could? He had therefore stopped concerning himself with such things and joined the ranks of those easy-going men inclined to justify everything so as not to draw attention to their own good fortune.
He had had misfortune however. His wife Bianca was dead. A stroke, the family doctor had said. It had happened one morning when she was in the kitchen cooking lunch. He’d just come home. He’d gone upstairs to take his jacket off when he heard a shout from the kitchen. He ran downstairs.
“What’s the matter?”
He saw her grow pale. Her hands were clutched round her head and her eyes were staring, transfixed by an unknowable terror. Death had entered the house. Where from, he did not know, but death was there and he saw it in her eyes.
    Bianca slumped to the floor without saying a word. 

    Anna was his older child, two years older than his son Francesco. She was at university studying economics and business. She had clear ideas. She wanted to get her degree and then set herself up in an office in a kind of partnership with her father. He wasn’t very good with numbers and financial matters but she had a gift for them. She was to be his consultant in such things and together they would be in a position to offer a package of services to industrial and commercial companies. She also had a plan in mind for Francesco whose bent was maths.
    One evening when it was raining outside and they all felt the need to sit and chat together, Anna turned to her father as she flicked through a magazine. “Dad,” she said, “I’ve got an idea for Francesco.”
    “Leave it to him to think about what he’s going to be.”
    Francesco was sitting on the couch beside his sister. Alfredo stood up. He was six feet tall and well-built.
    “No, listen and see if I’m right.”
    Her father sat down again. Anna was always full of ideas. She was a lovely girl in every way and would be the making of the man who married her. There was a young man who was keen, but she played it down. Nothing serious, she told her father, we’ll see if anything comes of it.
    “So tell me, what am I going to be when I grow up?” asked Francesco mockingly. He was in his last year of high school and doing well at all his subjects, not just maths.
    “You’re going to be an engineer.”
    “And may I know why?”
    “Can’t you guess?”
    “No, I’m not as smart as you.”
    “What about you, dad?”
    “I think I see what you’re getting at.”
    “Go on, Francesco,” said Anna, “so do you.”
    “Not me.” Francesco was joking.
    “OK, blockhead, but I know you’re teasing me. You know perfectly well.”
    “I wouldn’t like you to think I’ve got more talents than I really do.”
    They’d heard their father tell the parable of the talents ever since they’d been in primary school. Everyone, he would say, has natural talents and it’s up to each one of us to find them and make proper use of them. If you’re lazy and carry on that way, your talents stay buried and you’ll never know what how great you could have been. Thus Alfredo’s children had grown up looking inwards for their talents and trying to bring their own special qualities to the surface in everything they did.
    “If you become an engineer, you’ll be able to join us and help clients with the technical side. We’ll make a great professional team. What do you say, dad, isn’t it a good idea?”
    Since Bianca’s death, it was Anna who made breakfast for them all in the morning. She had learned to replace her mother so well that the family almost didn’t miss her any more. Sooner or later the dead truly die. Alfredo, who’d recently turned fifty, had laid her to rest quite soon because he couldn’t live without a woman. He’d tried to for a while but then he’d started seeing Giulia and given up his monkish life. Giulia was a business consultant who worked at the same court as he did. She was a widow, in her forties and therefore younger than him, with a shapely figure. He’d taken her to a little hotel outside Lucca. Giulia was good at making love and he’d been satisfied. He’d also discovered she was a clever woman and more than a little in love with him.
    “I’m not going to marry you, though,” he told her when their relationship became more established.
    “But you love me, don’t you?” 
    “Yes I do, but…”
    Giulia thought it was his wife’s death, still quite recent, that stood in his way.
    “But I want to marry you,” she said, “and one day you’ll ask me to.”
    She knew Alfredo liked her. She had good legs and that was the first thing he looked for in a woman.

 


Letto 14413 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart