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Giallo: Giulia/A detective story: Giulia (Trad. Helen Askham)#14/24

10 giugno 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

GIULIA #14

I due professionisti che sarebbero dovuti diventare soci della GIU.STE.MA. SPA, quel giorno non erano a Lucca. Il commissario andò a trovarli, insieme con Jacopetti, ai rispettivi indirizzi, ma ebbe dalle segretarie la medesima risposta: «È fuori città per lavoro.»
«Quando ritorna?»
«In nottata.»
«Domani sarà in ufficio?»
«Suppongo di sì, dato che non ha lasciato particolari istruzioni.»
«Da quanto tempo è fuori.»
«È partito intorno alle dieci di stamani.»
Per l’altro, invece: «Stamani non è passato dall’ufficio. Doveva essere a Milano per mezzogiorno.»
Tornarono a casa di Giulia, il cui corpo era stato rimosso e trasferito alla Scientifica. Era un appartamentino ordinato, composto di poche stanze: un ingresso, un salottino ben curato, una piccola sala da pranzo, un cucinotto, il bagno e una camera da letto, che era la stanza più grande, e dava l’idea che era quello il luogo dove la defunta trascorreva la maggior parte del tempo, quando si trovava a casa. Vi erano sparsi un po’ dappertutto soprammobili e ninnoli di varia natura, di ottima qualità, scelti con gusto, alcuni parevano perfino pezzi unici, e Giulia li aveva sapientemente collocati. Oggetti in ceramica, ed alcuni in legno scuro, nessuno in metallo, salvo un orologio dorato del settecento che stava sopra il caminetto del salotto.
All’improvviso, si sentì il fragore di un tuono. Renzi si trovava nella camera da letto, Jacopetti nell’ingresso. Il commissario scostò le tendine della finestra e guardò il cielo. Un grosso nuvolone minaccioso stava proprio sopra la sua testa.
«Ecco» brontolò. «Uno stupido temporale per complicarmi la giornata.» Jacopetti lo aveva raggiunto.
«Non se la prenda, commissario. Passerà presto.» Renzi lasciò la finestra.
«Non riesco a capire perché una bella donna qual era la signora Lazzarini si sia suicidata.» Era tornato a guardare nella stanza, e aveva gli occhi proprio sul letto, che aveva ancora l’impronta del corpo della povera signora.
«Che ne pensa lei, commissario, di quell’avvocato, di quel Chiarelli?»
«Se l’intendeva con la signora. Ma escludo che l’abbia uccisa. È un avvocato di grande reputazione. Che cosa ti fa pensare che possa trattarsi di omicidio?»
«Una considerazione molto semplice. Che la signora Lazzarini stava vivendo un momento magico della sua vita. Era bella, era amata, e stava per intraprendere un’attività che le avrebbe procurato molto denaro. Ma soprattutto perché era bella e amata. L’amore moltiplica la voglia di vivere, specialmente nelle donne. Le sembra che una persona possa pensare al suicidio in questa condizione? Io, per esempio, a tutto avrei pensato, fuorché al suicidio.» Era, anche se in parte, la tesi espressa da Alfredo, e forse Jacopetti se la ricordava.
«Ma tu sei un uomo, Jacopetti, e questa è una donna. E tra un uomo e una donna ci sono differenze tali che una cosa che a noi uomini sembra stare sulla luna, in una donna sta al posto del cuore.»
«E del cervello.»
«Anche, Jacopetti.»
«Ieri sera sono stato al cinema con mia moglie. Era tanto che mi pregava di uscire insieme, che aveva voglia di vedere un bel film. Così ce l’ho portata.»
«E hai fatto bene.» Il commissario continuava ad aprire cassetti, a rovistare tra la biancheria, cosa che avevano già fatto i colleghi della Scientifica, ma lui non si fidava mai abbastanza di nessuno. Si chinava ogni tanto a guardare anche sotto i mobili. Una vera ghiottoneria vederlo piegarsi, e sentirlo sbuffare come un mantice.
Jacopetti si era interrotto. Stava a guardarlo.
«E allora, Jacopetti?»
«Beh, era un film di streghe.»
«Accidenti a te. E porti tua moglie a svagarsi con un film di streghe? Oh, ma sai che sei strano anche te. Non devi averle mica tutte a posto le rotelle. E tua moglie?»
«L’avesse vista! Stava a bocca aperta e non fiatava.»
«Per la paura.»
«No, le piaceva. Io me ne intendo quando mia moglie è soddisfatta. E a vedere quel film, lei era contenta.»
«Si vede che è strega anche lei. Scusami, sai, ma questa ci stava proprio.»
«E dice bene, commissario. È proprio ciò che volevo dire anch’io. Vede, tutte le donne sono un po’ streghe, e soprattutto quando sono belle. Come la signora Giulia. Più sono belle e più appartengono a Satana. È con le donne belle che Satana fa incetta di esseri umani.»
«Però, te, questo non lo rammenti quando ti passa davanti una bella donna.»
«Vede, commissario, in quanto a bellezza, lei lo sa, io in casa posso dire di averci addirittura una santa, e il diavolo non deve averla neppure mai vista mia moglie. Non deve sapere nemmeno che esiste. È una cosina piccola piccola, e se lei la vedesse ora, è anche un po’ dimagrita negli ultimi tempi. Ma ha sempre quella lingua che taglia e cuce, però.»
«Per carità, Jacopetti, lascia perdere, sennò mi fai ricordare mia moglie. In quanto a lingua, te l’ho già detto che la mia Maria farebbe passare dei guai perfino al Padreterno.»
«Sì, ma almeno ci ha addosso un po’ più di ciccia della mia Esterina.» Che però non era vero che era diventata così magra.
«Insomma, Jacopetti, che c’entrano le streghe. Perché hai messo fuori questi discorsi?» Il commissario si era andato a mettere a sedere in salotto e Jacopetti lo aveva seguito. Stava in piedi davanti a lui, e gesticolava.
«Secondo lei una donna così, può accontentarsi di un solo uomo, di quel Chiarelli, voglio dire?»
«Tu ce l’hai sempre in testa il sesso, e per te tutte le belle donne devono avere più di un uomo. Ma te lo vuoi ficcare nel cervello, che ci sono anche donne oneste a questo mondo?»
«Oneste sì, ma non belle.»
«Non ricominciare, eh.»
«Una bella donna non è la stessa cosa di una donna brutta, su questo sarà d’accordo con me, commissario.»
«Lo vedo da me che non sono la stessa cosa.»
«Converrà anche che un uomo bello e una donna bella non sono la stessa cosa, anche se hanno in comune la bellezza.»
«E che c’entra questo discorso, ora. Per risponderti, dovrei vedere la cosa dalla parte della donna, e mi pare impossibile. O no?»
«Le ho detto questo perché solo la bellezza delle donne è figlia del demonio.»
«Questa poi… E che ne sai tu?»
«Si deve fidare di ciò che le dico. Noi uomini siamo figli di Dio, le donne sono figlie di Satana. Ecco da dove nasce la differenza. Non se lo ricorda lei, che la Chiesa ha sempre guardato con diffidenza alla donna? E perché mai, secondo lei, se non perché la Chiesa ha sempre sospettato, non solo che la donna sta all’origine del primo peccato, ma che lei ci andava anche d’amore e d’accordo col serpente, e da quel patto sono nati tutti i nostri guai, e quel povero disgraziato di Adamo, altro che paradiso terrestre!, è stato la prima vittima della donna.»
Fuori, si era scatenato il temporale, e l’acqua batteva a catinelle contro i vetri della finestra.
«Dobbiamo passare dalla Scientifica, Jacopetti. Appena smette di piovere, ce ne andiamo da qui.»
«Una bella donna ha il diavolo dietro di sé, ed è sempre una fonte di guai. Per me, la signora Giulia aveva qualche amante, e non si è suicidata, ma è stata uccisa.»
«E non potrebbe essersi uccisa per una delusione d’amore? Tu non ci pensi mai che una donna, sia pure bella e figlia del diavolo, come dici tu, possa avere di queste debolezze. Non è la prima né sarà l’ultima donna che si uccide per amore. La cronaca è piena di esempi come questi, lo sai bene. E poi, per stare al tuo ragionamento, potrebbe anche trattarsi non di amore, ma di affari, e la signora potrebbe essere stata uccisa per una ragione di soldi. Anche dallo stesso avvocato Chiarelli. Non sei stato proprio tu a suggerire questa ipotesi, poco fa? Chiarelli in fin dei conti le aveva prestato dei soldi, e non quattro lire, ma duecento milioni, e poi anche una bella fidejussione bancaria. Potrebbe essersene pentito. Così, ne è nata una lite… e da lì è seguito tutto il resto.»
«Lo trovi dove vuole l’assassino, commissario, tra le donne, tra gli uomini, per me fa lo stesso. Basta che non mi dica che questa bella donna si è suicidata, perché allora me ne verrebbe una grande tristezza.»
«Dimmi la verità, ti piaceva di più la signora Materazzo o questa Giulia?»
«Tutt’e due mi piacevano, ed io ce l’ho con quel farabutto che le ha uccise. Non si dovrebbe ucciderle mai le belle donne, e chi lo fa offende la Creazione.»
«E il diavolo. Non scordartela, la tua stravagante teoria.»
Jacopetti fece finta di non sentire.
«Fuori ha smesso di piovere. Che si fa, commissario?»
Il commissario Renzi dette un’ultima occhiata in giro.
«Tu hai notato nulla di strano nell’appartamento?»
«Proprio nulla, commissario.»
«Eh già. Mi hai lasciato fare tutto da solo. Oggi ci hai la chiacchiera, Jacopetti, e a te le belle donne ti fanno sciogliere la lingua, oltre che parlare a vanvera.» Jacopetti ebbe un brivido di freddo, e lo attanagliò il dubbio che questa volta avesse fatto un passo falso nel difficile cammino verso la sua promozione. Così ebbe la brillante idea di correre avanti al commissario, e di aprirgli la porta. Sbatté anche i tacchi, quando gli passò di fronte, proprio come un vero soldato. 

Alla Scientifica, confermarono quanto già si supponeva, e cioè che si trattava di suicidio.
«Non ci posso credere» brontolò Jacopetti.
«E invece ci deve credere» gli rispose secco secco il medico legale. «Se non saltano fuori altri indizi, da qui non si scappa.»
«Potrebbe essere una messa in scena, questo suicidio?» Era Renzi che poneva la domanda.
«In teoria tutto è possibile. Ci vorrebbe, però, almeno qualche indizio.»
«Proviamo ad immaginare come potrebbe essere andata. Qualcuno, che la vittima conosceva, è entrato nell’appartamento. Per motivi che ancora non conosciamo, potrebbe averla stordita e inscenato il suicidio, aprendo i rubinetti del gas.»
«Si ricordi, commissario, che non abbiamo trovato segni di lotta o di violenza né nell’appartamento, in cui tutto era in perfetto ordine, né sul corpo della vittima.»
«È vero. Ma lei la escluderebbe questa ipotesi?»
«No, se ci fosse un qualcosa a cui appigliarsi. Ma c’è?»
«La speranza è l’ultima a morire» fece Jacopetti, al quale l’idea che il commissario cominciasse a prendere sul serio le sue chiacchiere a vanvera, come le aveva definite, metteva un certo pizzicorino in corpo.
Fuori, il tempo si era rasserenato. Il cielo era tornato d’un azzurro splendente, di quel colore, cioè, che invoglia all’ottimismo, e Renzi sentiva che anche quel caso sarebbe stato risolto. Certo, lasciar perdere e accettare la tesi del suicidio, che pareva la più convincente anche per il medico legale, era molto più comodo, e se lo avesse fatto, ora avrebbe potuto godersi quella passeggiata che aveva intenzione di fare in città, ma il pensiero che qualcuno avesse ucciso e potesse girare impunemente libero, e magari irridere alla legge, e soprattutto ai poliziotti come lui, questo non poteva mandarlo giù, almeno fino a quando non avesse sciolto ogni dubbio che gli frullava nella mente. Poi, una volta fatto fino in fondo il suo dovere, e messosi in pace con la sua coscienza, l’assassino avrebbe potuto anche burlarsi di lui, che non aveva saputo cavare un ragno dal buco.
«Dove si va, commissario?»
«Una passeggiata in città non ci farà male. Ho bisogno di prendere una boccata d’aria. E tu?»
«Se lei ha bisogno di una boccata, io di un barile, commissario. Ho la testa che mi scoppia, e non c’è un’idea, dico un’idea, che voglia star ferma, e tutto mi mulina nel cervello, e vedo quella Giulia distesa sul letto, così bella, ancora così giovane, e penso che questo è un mondaccio, ed io non dovevo capitarci, ed era meglio se crescevo in un’isola in mezzo all’oceano.»
«Forse era meglio anche per me.»
«Ma perché, commissario, non molliamo tutto e ce ne andiamo da qualche parte, dove non c’è tutta questa confusione? Leggo a volte su qualche rivista, sa, di quelle eleganti, con grandi fotografie su carta patinata, che quando le sfogli viene anche l’acquolina in bocca – e pare d’esserci dentro anche noi, in quei paesaggi – che ci sono dei luoghi dove si può ancora vivere come tanti secoli fa. A me pare incredibile. Mi piacerebbe tanto provare se tutto questo è vero. Se è possibile vivere meglio di come viviamo oggi. Ci pensa, commissario, rifugiarsi in un’isola dove si è in pochi, e non ci sono farabutti né assassini, e non si pensa a far soldi, ma ci si accontenta di quello che offre la natura.»
«Dovresti stare attento, però, a non mettere gli occhi sulle donne degli altri, come fai ora. Lì, ti starebbero tutti con il fucile puntato addosso, galletto come sei.»
«Ma io farei in modo che nessuno se ne accorgesse.»
«Sì, è una parola! Ma come si fa a non farsi accorgere di puntare gli occhi su una bella donna?»
«Studierei qualcosa, ma una bella donna non me la lascerei scappare.»
«Allora, non saresti proprio tu ad infrangere per primo le regole del quieto vivere?»
«Ma guardare una bella donna, non è come compiere un delitto.»
«Ma sarebbe il principio. Ricordati che l’invidia, la gelosia, l’istinto predatore, l’egoismo, eccetera eccetera, noi ce li abbiamo dentro la nostra natura. Ce li portiamo dietro anche in un’isola deserta.»
«Che dice allora, commissario, è meglio restare qui?»
«I nostri sono sogni. E dunque, è giusto che ce li teniamo. Ma ricordati ciò che ti dico: dovunque è presente l’uomo, in un’isola o in una metropoli, si spargono dappertutto i semi della sua natura, e tutte le società, da quelle piccole e primordiali fino a quelle più complesse e moderne, si somigliano, perché nascono dall’uomo. Quindi, mio caro Jacopetti, dobbiamo rassegnarci.»
Erano entrati da porta Elisa ed erano saliti sulle belle Mura. Si erano appoggiati al parapetto e guardavano davanti l’antica porta medievale di San Gervasio.
«Ma io voglio continuare a sognare.»
«Il sogno non ce lo può togliere nessuno. Possono confonderci le idee, la società potrà ancora di più complicarsi e degradarsi, i delitti moltiplicarsi, la delinquenza ammassarsi ad ogni angolo di strada, ma nessuno, per quanto perfido e cinico sia, saprà mai trovare il modo di privare l’uomo dei suoi sogni. Forse non credi che stia proprio dentro il sogno la vera grandezza, e anche la dignità, di un uomo?»
«Lei, commissario, quando ci si mette, parla proprio bene, e a me, mi lascia con le parole sulla punta della lingua.»
«Non prendermi in giro, Jacopetti. Io ti conosco, e so che sei un gran furbacchione.»
«Un disgraziato sono, che ha tutti i vizi  peggiori, ed è vero che io sono come il vaso di Pandora, e se si scoperchiasse il mio cervello, ne verrebbero fuori delle belle, che nemmeno lei s’immagina, commissario. Chissà quanti sogni mi ci vorrebbero per neutralizzare tutti i ghiribizzi che mi porto addosso.»
«Vedi quella porta laggiù? Si dice che ci sia passato anche Dante. Non ti suggestiona il sapere che quella porta sia restata tale e quale la vide il sommo poeta tanti secoli fa? Il mistero della Creazione, io lo ricerco piuttosto nel fatto che l’uomo, cioè l’essere più prezioso, creato direttamente da Dio a sua immagine, debba morire, mentre, invece, si perpetuano le sue opere. Sembra quasi che il Padreterno abbia voluto indispettire l’uomo, dargli una qualche misteriosa lezione, col premiare di più ciò che nasce dall’uomo, piuttosto che l’uomo stesso.»
«Ma ci sono anche le opere create dalla stessa natura che gli sopravvivono.»
«Appunto. Pare proprio che l’uomo, in fin dei conti, non sia stato poi così tanto privilegiato dal suo Creatore.»
«Si dice che abbiamo l’intelligenza e l’anima, che ci pongono al di sopra delle altre specie.»
«Io penso che siano balle. Che ne sappiamo noi cosa c’è nella testa di un leone, di una giraffa, di una scimmia. Oggi si comincia a pensare che anche gli elefanti, i cani, i cavalli abbiano una loro intelligenza. Sembra che lo confermino certi studi. E allora potrebbe essere così anche per una lucertola, per una mosca, per un ragno, per una formica, eccetera eccetera. E anche per un albero, per un fiore, per un filo d’erba.»
«Ma non per una montagna, per un sasso, per un granello di polvere.»
«Io non escluderei niente, fino a che non si saranno scoperti tutti i meccanismi della Creazione.»
«Ci riusciremo mai?»
«Se ci riusciremo, a quel punto dovrà accadere qualcosa di straordinario. O succederà la fine del mondo, o qui nell’universo si istallerà davvero il paradiso terrestre.»
«Fortunati quelli che vivranno quel momento. Ecco, forse io sarei dovuto nascere allora.»
Il commissario non si appoggiava più alla balaustra. Stava eretto e guardava sempre in direzione dell’antica porta. Passava una fila di auto. Giunta sotto quella porta, pareva immalinconirla.
«Noi siamo così assurdi che possiamo costruire scatolette e ammennicoli che fanno a pugni con il nostro passato.»
Invece, dietro di loro passeggiava una coppia di belle donne, due morotte alte, con le labbra umide di rossetto. Jacopetti aveva sentito le loro voci chiacchierine, subito si era voltato, e aveva appoggiato i gomiti al parapetto, e accavallato le gambe. Gli occhi si erano persi su quei seni gonfi che faticavano a stare nel corpetto, poi erano scivolati giù lungo le gambe, ben tornite. Si era voltato anche il commissario.
«Io ci perdo la testa. Non so che farci, commissario. Ci perdo la testa, e un giorno o l’altro lei sentirà dire che ho commesso una sciocchezza. Lei se lo può immaginare, vero?, quali sono i sogni di un uomo come me.»
Il commissario questa volta non gli rispose. Ci aveva in testa la povera Giulia Lazzarini, che era stata una donna altrettanto bella. 

Verso le dieci del mattino – era sabato, il giorno dopo il ritrovamento del cadavere di Giulia Lazzarini – Renzi e Jacopetti si avviarono a piedi verso lo studio di uno degli altri due soci di quella che sarebbe dovuta diventare la GIU.STE.MA. SPA.
«Cominciamo dal politicante» disse Renzi. «Che cosa sappiamo di lui?»
«È in politica da molti anni. Già all’università, s’interessava di politica. Ora è capogruppo di maggioranza. Si dice che sia una persona influente.»
«E questo spiega perché siano riusciti ad ottenere l’esclusiva di quel grosso affare. Resta da capire perché abbiano scelto come socio la signora Lazzarini.»
«Si ricordi che era una commercialista coi fiocchi. Gestiva gli interessi di alcune delle aziende più importanti della nostra provincia. Era nel giro, insomma, di quelli che contano, e fanno il bello e il cattivo tempo nella nostra città.»
«Questi politicanti erano, sono, e resteranno sempre dei trafficoni. Usano ancora la politica per i loro sporchi interessi. Ti ricordi, Jacopetti, qualche anno fa, quanti ne finirono sotto le grinfie della magistratura? Avevano dissanguato il Paese senza battere ciglio, infischiandosene della nostra miseria. Le condanne furono una bazzecola. Troppo lievi. Io li avrei costretti a restare per anni dentro delle autentiche prigioni, da non scherzarci su, con celle larghe due metri e non più alte di un metro e mezzo. Almeno, a pena scontata, sarebbero usciti ingobbiti, e tutti si sarebbero ricordati dei guasti che avevano saputo provocare. Ma i lupi non si mangiano tra di loro, caro Jacopetti, e anche i nuovi politicanti paiono impastati con la stessa farina, anche se si deve riconoscere che qualche miglioramento c’è stato.»
«Ce n’è ancora di miseria in giro, commissario. E la gioventù è sbandata e ci vorranno dei decenni, se avremo fortuna, decenni di duri sacrifici, perché si possa cominciare a sperare. Sa, commissario, io le ho sempre dato ragione quando lei mi diceva che lo stato di una Nazione si rispecchia specialmente sul volto dei giovani. E non si deve dar retta a quelli che cianciano che i giovani sorridono sempre. Eh, no, ha ragione lei. Oggi non sorridono più come una volta. Aprono la bocca, ma non c’è speranza nel loro sorriso. Eh, se lo si vede! Non dico bene, commissario? Del resto, lei ha due figli, e le sa meglio di me queste cose. Anche se Manuela e Alberto sono dei bravi ragazzi e studiano bene, chissà se lo troveranno un lavoro.»
«Ed io ho un solo stipendio, Jacopetti. E la mia Maria, ogni volta pena ad arrivare alla fine del mese. È diventato tutto sempre più caro, la luce, il gas, il telefono, e i vestiti, i libri, il mangiare. Io poi ci ho anche la rata della macchina, che è quella che mi dà la mazzata in testa. Per fortuna che Maria li mette subito da parte, i soldi per la macchina, quando le consegno la busta paga. Appena li prende in mano, mi dice sempre la stessa cosa: “Ecco, questi sono per la macchina.” Li avvoltola con un gommino, e li va a chiudere a chiave nel cassetto di camera. “Piuttosto si digiuna, ma i debiti si devono pagare.” Se non ci fosse Maria, io non mi ci raccapezzerei a mandare avanti una casa.»
«Sono proprio figlie del diavolo le donne. Capaci di fare sacrifici e di ottenere risultati impossibili ad un uomo. Io non ho figli, e forse ho meno problemi di lei, commissario, ma lo vedo che la mia Esterina ci sa badare alla casa. “Ecco, questi, Sandro, sono per i tuoi vizietti. Falli bastare, perché non te ne darò più fino alla prossima paga.” Io, sa, i soldi di un mese li scialacquerei in una settimana.»
«Me lo immagino dove andrebbero a finire. E forse ci vanno proprio a finire quei pochi che ti lascia tua moglie.»
«Ma lei, commissario, ha di me un’idea sbagliata. Io le donne ce l’ho solo nella zucca. Domandi in giro, ai colleghi, ma anche a chi vuole lei, perfino ai nostri informatori, io non me ne avrò a male, domandi se mi hanno visto andare a donne. Alla mia Esterina, non le ho ancora messo un corno, da quando siamo sposati. Certo, quando passano le belle donne, io sento che il sangue mi si arruffa, e se non avessi il cervello che ho, a prova di bomba, è vero, glielo confesso, che commetterei qualche pazzia.»
«Una cosa ci accomuna, noi due, Jacopetti, ed è che non ci sappiamo proprio fare coi soldi e ci amministrano le nostre mogli, che in noi hanno poca o nulla fiducia.»
«Ma è così per tutti gli uomini, commissario. Noi uomini abbiamo le idee, e le idee sono quelle che mandano avanti il mondo. Nelle cose pratiche, invece, ci perdiamo per strada. E allora? È colpa nostra se siamo fatti così? Del resto, se dovessimo fare tutto noi a questo mondo…»
«Sìiii, tutto noi… E che facciamo, Jacopetti? Ci diamo solo delle arie, noi uomini, e poi basta che qualcuno ci dica di scoprirci il sederino, perché ci devono fare una puntura, ed ecco che ci squagliamo, e qualche volta si scappa anche con l’ago infilato nelle chiappe. Noi uomini siamo così. Si scappa con l’ago infilato nelle chiappe.»
Erano arrivati in piazza San Salvatore. Renzi si avvicinò alla bella fontana, adornata di una scultura di donna, dalle forme leggiadre. Era una mattinata calda. Si chinò a bere. Lo stesso fece, dopo di lui, Jacopetti. Si asciugarono la bocca con un fazzoletto. A due passi stava l’ufficio dell’ingegnere Stefano Brandoni, il politicante. Entrarono. Venne loro incontro una delle segretarie, che li aveva riconosciuti. L’ingegnere in quel momento era occupato, ma lei andava ad avvertirlo. Intanto si potevano accomodare in saletta d’attesa.
Così fecero. L’impiegata, dopo essere andata nell’ufficio dell’ingegnere, tornò ad occuparsi del suo lavoro. Stava battendo a macchina, in una stanza proprio di fronte, e c’erano, sedute alle rispettive scrivanie, altre due segretarie. Tutte battevano a macchina, e una di queste aveva anche l’incombenza di rispondere al telefono, che squillava ogni tanto.
«Ci vogliono soldi per mantenere tre segretarie.» Parlava sottovoce Jacopetti, per non farsi sentire. «Deve guadagnare abbastanza, e chissà in quanti altri affari ci ha le mani impastate. Lo vede, commissario, come sono carine, quelle segretarie? Lei come se lo spiega che a far da segretarie a certi uomini importanti son sempre le belle donne. Mai che si veda una bruttina impiegata da loro.»
«Ad essere belle non è poi un così gran vantaggio.»
«Lo dice lei! Lei, una bella donna non la vedrà mai disoccupata.»
«Ma ci hanno sempre gli uomini intorno, e credimi, dev’essere una gran scocciatura.»
«Lei pensa che subiscano molestie sessuali?»
«E che altro, se no.»
«Ma noi di denunce ne riceviamo una su un milione.»
«Stanno zitte. Ecco perché. Ma stai sicuro che anche queste, la devono combattere ogni giorno la loro battaglia contro le avances del principale.»
«Io invece penso che siano contente di riceverle, certe avances.»
«Jacopetti, Jacopetti… Tu non cambierai mai.»
«Quale le piace di più?»
«La morettina che risponde al telefono.»
«A me la magrolina tutta pepe. Non ha visto che belle gambe che ha?»
«Mi paiono tutte belle.»
«Allora, lei gliele metterebbe le corna alla sua Mariuccia, dica la verità, se quella del telefono le facesse qualche coccola.»
«Io te le metterei a te le corna, Jacopetti, ma con queste due dita infilate negli occhi. Tu le devi lasciar perdere, le donne, e pensare piuttosto al motivo per cui siamo venuti qui. Nemmeno te lo ricordi, scommetto.»
«Oh sì che me lo ricordo. Lei non deve mai dubitare di me. Ha mai avuto modo di lamentarsene?» Pensava alla promozione.
«No, mai.» Ora sì che era contento, Jacopetti, e non ci pensava più alle donne. Gli venne anche l’idea giusta al momento giusto.
«Perché domani, che è domenica, invece di andare a Viareggio con sua moglie, non passiamo la giornata insieme? Prendiamo le nostre mogliettine e ce ne andiamo a pescare sul fiume. Una giornata distensiva, e non ci pensiamo alle complicazioni della vita.» Lo avevano già fatto qualche altra volta, e Maria ed Esterina erano due donne che stavano bene insieme, e filavano d’amore e d’accordo.
«Non è un’idea malvagia. A che ora vorresti partire?»
«Quando dice lei.»
«Intorno alle dieci ti andrebbe bene?»
«Si potrebbe andare verso Borgo a Mozzano. Un amico mi ha detto che in questi giorni i pesci abboccano come niente. Poi ci fermiamo in trattoria, una mangiata casereccia e proseguiamo verso Piazza al Serchio, dove conosco un nuovo posticino per le trote che lei nemmeno se lo immagina, commissario.»
«Ne ha proprio bisogno, la mia Maria, di una giornata tranquilla.»
«Anche Esterina. Ma soprattutto Esterina ha bisogno di incontrar gente. Sta tutto il giorno sola in casa, poveretta.»
«Allora va bene. Domattina alle dieci passa da casa mia.» Si era affrettato a concludere perché stava arrivando una delle segretarie. Ora toccava a loro.
Era una bella stanza, quella dell’ingegner Brandoni, larga, quadrata, con mobili scelti con gusto. Aveva l’ampia scrivania che possiedono sempre le persone che si considerano importanti. Andò loro incontro, regalando un gran sorriso.
«Mi dispiace per ieri pomeriggio. Purtroppo ero fuori città, e solo in serata ho saputo della disgrazia. Lei, commissario, non immagina che grave perdita rappresenta per me la scomparsa della signora Lazzarini.»
«Da quanto tempo la conosceva?»
«Molti anni, ormai.» Li fece accomodare.
«La frequentava per ragioni di lavoro?»
«Capisco a cosa allude.» Accennò ad un sorriso. «Giulia era anche una bella donna. Ma i nostri rapporti si limitavano a questioni di lavoro. Era una delle migliori commercialiste della città, e curava anche i miei interessi, come pure gli interessi dell’ingegner Gavazzi, Mauro Gavazzi. Avrà già saputo che noi tre insieme contavamo di mettere su una società per un grosso affare che, grazie ad una fortunata combinazione, direi, anzi, a un miracolo, sono riuscito a concludere, in mezzo, mi creda, ad un mare di difficoltà.»
«E di concorrenti, immagino.»
«Proprio così.»
Renzi si fece riassumere le caratteristiche di quell’affare.
«Ma lei, ingegnere, ci crede a queste cose? Mi paiono così rivoluzionarie, così enormi, così incredibili, ecco.»
«Altroché se sono vere. È questione di pochi mesi, e poi la vedrà da sé la rivoluzione. Stiamo facendo passi da gigante. Sono anni che si studiava, e si era vicini alla scoperta. Poi è stato l’uovo di Colombo. Uno, là in America, negli Stati Uniti, ha avuto la pensata geniale. E si è messo a posto per tutta la vita, e ha messo a posto anche la sua discendenza per almeno mille anni. Perché di soldi gliene hanno dati a montagne, e deve aver riempito tutte le banche del suo Paese. Ma ce ne saranno anche per noi qui a Lucca. Per me, voglio dire, per l’ingegner Gavazzi, e ce ne sarebbero stati anche per Giulia. Tanti da sistemarci come tre Paperon de’ Paperoni. Purtroppo c’è stata questa assurda disgrazia.»
«Come farete, ora?»
«Dovremo cercare un altro socio. Noi non abbiamo la possibilità di integrare i settecento milioni di Giulia.»
«Lo troverete?»
«Certamente. È solo questione, per noi, di decidere a chi far godere questa cuccagna. Ma non le nascondo che la morte di Giulia è una gran perdita. Era molto brava nel suo lavoro, e sono sicuro che nessuno saprà fare meglio di quanto avrebbe fatto lei.»
«Per quale mai ragione, alla vigilia di un affare così importante, la signora Lazzarini avrebbe deciso di togliersi la vita.»
«Me lo sono domandato tutta la notte, commissario. Non aveva nessun motivo per suicidarsi.»
«Ragioni di cuore, ad esempio?»
«Non credo.»
«Era sentimentalmente legata all’avvocato Chiarelli. Andavano d’accordo, secondo lei?»
«Credo di sì. Ma Giulia era una donna moderna, un po’ spregiudicata. Lei m’intende, commissario.»
«Cioè?»
«Sa come sono le donne di oggi. Non si è mai sicuri in quale letto passino la notte.»
«Aveva qualche altra relazione?»
«Non saprei dire. Certo è che con l’avvocato la relazione durava già da qualche mese. Direi, quasi subito dopo la morte della signora Bianca Chiarelli.»
«La conosceva, la signora Chiarelli?»
«Chi? Io?»
«Sì, lei.»
«Era una donna inquieta, come si dice. Un po’ come Giulia.»
«Tradiva il marito?»
«Non saprei dirlo. Ma sulle donne di oggi non si può giurare nulla. Lei ci crederà, commissario, ma anche su mia moglie, io non ci posso giurare. Eppoi, il marito è sempre l’ultimo a sapere.»
«Tra la signora Giulia e l’avvocato Chiarelli, c’erano stati screzi, ultimamente?»
«Credo di no. Anzi, Giulia aveva trovato i soldi, così ha detto a me e all’ingegner Gavazzi, grazie all’aiuto dell’avvocato. Potrei dire che filavano d’amore e d’accordo, e prima o poi, tutti si pensava che finissero per sposarsi. Ma lei, commissario, mi pare, dalle sue domande, che dubiti che si tratti proprio di suicidio.»
«Probabilmente la signora si è suicidata, invece. Ma io devo vagliare tutte le ipotesi. Ammetterà anche lei che una donna non si suicida senza un motivo. Le risulta che avesse momenti di sconforto, di depressione, la signora Lazzarini?»
«Era l’ottimismo fatto persona. Lo infondeva anche a noi. Mi creda, ne aveva d’avanzo, di voglia di vivere.»
«Dove si trovava ieri mattina tra le sette e le nove e mezza?»
«È l’ora presunta del suicidio?»
«Sì.»
«Fino alle nove a casa mia. Dovevo prepararmi per il mio viaggio. Sono dovuto andare a Firenze per affari. Dalle nove alle dieci sono capitato in ufficio a prendere certe carte, e da qui sono partito alle dieci. Glielo faccio confermare dalle segretarie, se lo desidera.» Chiamò quella magrolina tutta pepe che piaceva a Jacopetti. Non ebbe esitazioni.
«Le confermo, commissario, quanto le ho già detto ieri pomeriggio, e cioè che l’ingegnere ha lasciato l’ufficio alle dieci.»
«E ora la faccio parlare al telefono con mia moglie. Così avrà completato i riscontri che mi riguardano.» Gli porse la cornetta. Fece tutto così in fretta che il commissario non ebbe tempo di rifletterci su. La signora confermò che dalle sette alle nove, il marito si preparava a casa per il viaggio a Firenze.
Si congedarono. Jacopetti ripose in tasca il taccuino su cui aveva preso appunti e anche lui strinse la mano all’ingegnere. Che li accompagnò fino alla porta e restò a guardarli scendere la rampa di scale.
 

GIULIA #14 

 

The two men who were to have become Giulia’s partners in Giustema Ltd weren’t in Lucca that day. Renzi and Jacopetti went to look for them at their respective offices but got the same answer in both.
“He’s out of town on business,” said the first secretary.
“When’s he coming back?”
“Tonight.”
“Will he be in the office tomorrow?”
“I imagine so. He didn’t leave any special instructions.”
“How long has he been away for?”
“He left at about ten this morning.”
The second one said, “He hasn’t been in the office today. He had to be in Milan by noon.”
They went back to Giulia’s house. Her body had been removed for the post mortem. It was a tidy flat with few rooms – the hall, a nicely decorated sitting room, small dining room, little kitchen, bathroom and bedroom. The bedroom was the biggest room and gave the impression that the dead woman had spent most of her time there when she was at home. There were ornaments of various kinds here and there, high quality pieces chosen with good taste, some of them apparently unique, all arranged with care. Ceramic pieces, some in dark wood, and nothing in metal except for a gilded eighteenth-century clock on the sitting-room mantelpiece.
 There was a sudden rumble of thunder. Renzi was in the bedroom and Jacopetti in the hall. Renzi pulled back the curtains and looked at the sky. There was a large menacing cloud just above them.
“Look at that,” he grumbled. “All I needed was a thunderstorm.”
Jacopetti had a look and said, “Don’t worry, sir. It’ll soon pass.”
Renzi came away from the window. “I can’t understand why a beautiful woman like Signora Lazzarini would commit suicide.” He was looking at the bed which still bore the imprint of her body.
“Sir, what do you think of Chiarelli?”
“He was having an affair with her but he didn’t kill her. He’s got a very good reputation. What makes you think we may be dealing with a murder?”
“Something very simple. Signora Lazzarini was at a wonderful stage in her life. She was beautiful, she was loved and she was about to embark on a venture that would’ve made her a lot of money. Most of all because she was beautiful and loved. Love increases the will to live, especially in women. Now does it seem likely to you that someone in those circumstances would think of committing suicide? I should think anything but.”
This was also, partly, the theory Alfredo had put forward and perhaps Jacopetti had this in mind.
“But you’re a man, Jacopetti, and this was a woman and there are such great differences between men and women that something that seems to us men to be on the moon can be the closest thing to a woman’s heart.”
“And brain.”
“That too, Jacopetti.”
“I went to the cinema with my wife yesterday evening. She’s been at me for ages to go out together and see a nice film, so I took her.”
“Good.” Renzi was opening drawers, riffling through the clothes. The forensic team had already done this but Renzi never fully trusted anyone. Every now and again, he bent down to look under the furniture and it was a comical to hear him puffing and panting.
Jacopetti was standing watching at him.
“What is it, Jacopetti?”
“Well, it was a film about witches.”
“Oh very good. Your wife wants to go out and have a nice time and you take her to see a film about witches. You know, you’re a bit strange yourself. I think you may have a screw loose. What did your wife think?”
“You should’ve seen her! She sat there with her mouth open and scarcely drew breath.”
“She was frightened.”
“No, she liked it. I know when my wife’s enjoying herself. Watching that film, she was having a good time.”
“Then she must be a witch herself. Sorry, but if the cap fits…”
“No, you’re right, sir. That’s exactly what I wanted to say. All women are witches, especially when they’re beautiful. Like Giulia. And the more beautiful they are, the more they belong to Satan. That’s how Satan traps so many men. With beautiful women.”
“You don’t complain when a beautiful woman walks past.”
“I certainly don’t, sir, but the devil’s never met my wife as you well know. He doesn’t even know she exists. She’s just a little thing and she’s lost weight recently so she’s even smaller. She’s still got a sharp tongue, though.”
“For goodness sake, Jacopetti, drop the subject or you’ll make me think of my own wife. I’ve told you before that Maria’s tongue would give God Almighty a hard time.”
“Yes I know, but at least she’s got a bit more flesh on her than Esterina has.”
“Jacopetti, just tell me. What have witches to do with all this? Why did you bring the subject up?”
Renzi went into the sitting room and sat down. Jacopetti followed him. He stood in front of his boss, waving his hands in the air.
“Sir, in your opinion, can a woman like that be happy with just one man? With Chiarelli, I mean.”
“You have sex on the brain and, according to you, beautiful women always have more than one man. Can’t you get it through your head that there’re also honest women in the world?”
“Honest, yes, but not beautiful.”
“Don’t start, OK?”
“A beautiful woman isn’t the same as a plain one. You must agree with me there, sir.”
“I can see for myself they’re not the same.”
“You’ll also agree that a handsome man and a beautiful woman are not the same thing, even if they have their good looks in common.”
“Now what’s this got to do with anything? I’d have to see things from a woman’s point of view to answer you and I don’t think I can manage that.”
“I mentioned it because it’s women’s beauty that makes them the devil’s daughters.”
“Is that right? And what do you know about it?”
“Trust me. I know what I’m talking about. We men are sons of God and women are the daughters of Satan. That’s the difference. Remember the Church has always regarded women with suspicion. Why, do you think? Isn’t it because the Church has always suspected it was a woman at the root of the first sin? She also got on like a house on fire with the serpent and this produced all our troubles. Poor old Adam! Woman’s first victim and that was the end of the Garden of Eden for him.”
Outside, the storm had broken and rain was lashing against the windows.
“We have to go and see the pathologist, Jacopetti. We’ll go straight there as soon as it stops raining.”
“A beautiful woman has the devil in her and she always causes trouble. In my opinion, Signora Giulia had several lovers and she didn’t commit suicide. She was murdered.”
“Couldn’t she have killed herself because of a disappointment in love? Don’t you ever think that a woman, be she beautiful and the devil’s daughter, as you say, might a have weakness like that? It’s not the first time a woman’s killed herself for love, and it won’t be the last. The newspapers are full of that kind of thing as you well know. What’s more, according to your way of thinking, maybe this wasn’t to do with love but with business. She may have been murdered because of money. By Chiarelli even. Wasn’t it you that suggested that hypothesis? At the end of the day, Chiarelli had lent her money, not just small change, but two hundred million plus a sizeable bank guarantee. Perhaps he changed his mind. A quarrel broke out and the rest followed from that.”
“Find the killer wherever you like, sir. Man or woman, it’s all the same to me, just so long as you don’t tell me this woman committed suicide, because that would make me very sad.”
“Tell me the truth. Which did you think was better-looking? Signora Materazzo or Giulia?”
“They were both good-looking and I’m angry with the bastards who killed them. No one should ever kill a beautiful woman. It’s an offence against Creation.”
“And the devil. Don’t forget your strange theory.”
Jacopetti pretended not to hear. “It’s stopped raining, sir. Shall we go?”
Renzi looked round once more. “Have you noticed anything strange about this flat?”
“No, nothing.”
“There you go again, leaving everything to me. You’ve had a lot to say for yourself this morning, Jacopetti. Beautiful women loosen your tongue as well as making you talk through your hat.”
Jacopetti felt a cold shiver at the thought that this time he’d taken a false step on the difficult road to promotion. He therefore had the bright idea of running in front of his boss and opening the door for him. He even clicked his heels when Renzi went out. 

 The forensic department confirmed what Renzi had supposed, that it had been suicide.
“I can’t believe it,” muttered Jacopetti.
“But you must,” said the pathologist crisply. “Unless something new turns up, there’s no getting away from it.”
“Could the death have been made to look like suicide?” asked Renzi.
“Anything’s possible theoretically but we’d need some kind of evidence.”
“Let’s imagine how it could’ve happened. Someone the victim knew came to the flat. For reasons we don’t know, he knocked her out, made it look like suicide and turned the gas on.”
“Superintendent, we found no traces of struggle or violence on the body of the victim nor in the flat where everything was in perfect order.”
“That’s true. But would you exclude this hypothesis?”
“No, not if there was something to hang it on. But is there?”
“Hope is the last to die,” said Jacopetti. Renzi was seriously considering what he’d said when he was “talking through his hat” and that was exciting.
Outside the weather was fine again. The sky was a brilliant blue, the colour that produces optimism, and Renzi felt the case was going to turn out well. Certainly, accepting that it had been suicide, which seemed the most likely explanation to the scientist, and letting it go at that, was much the easier option. If he did, he would be able to go for the walk he intended to have in the town. But the idea that someone had killed and could walk freely without impunity and mock the law and, worse, police officers like himself, was something he couldn’t swallow, at least not until he’d resolved all the doubts that were buzzing round his head. Once he’d done his duty thoroughly and set his conscience at rest, then the murderer who’d slipped through his fingers could laugh at him behind his back.
“Where are we going, sir?”
“A walk round town wouldn’t go amiss. I need a breath of fresh air.”
“If you need a breath, sir, I need a gale. My head’s bursting with ideas and not a single one will stand still. They’re all going round and round. I can see Giulia lying on her bed, so lovely and still young, and I think the world’s a vile place and I shouldn’t have been born here. It would’ve been better if I’d grown up on an island in the middle of the ocean.”
“Maybe it would’ve been better for me too.”
“Why don’t we give it all up, sir, and go somewhere where there isn’t all this mess? I sometimes read in magazines – you know, those smart glossy ones you flick through, with pictures that make you drool – that there are places where you can live as they used to live, centuries ago. Amazing. I’d just love to find out if all that’s true. If you really can have a better life than we do nowadays. Think about it, sir, hiding away on an island where there are hardly any people, no rogues or murderers, and no need to make money. We’d just be happy with what Nature provides.”
“You’d have to be careful, though, and not go eyeing up other men’s women. A Casanova like you, all the men would be after your blood.”
“But I’d do it so no one noticed.”
“You would, would you? And how would you do that?”
“I’d work something out. I certainly wouldn’t let any gorgeous woman pass me by.”
“So you wouldn’t be the first to break the rules for a quiet life?”
“Looking at women isn’t a crime.”
“But that would just be the start. Remember we all have jealousy, envy, the predatory instinct, selfishness, etc, etc in our nature. We’d still be like that on a desert island.”
“What do you think then, sir? Better to stay here?”
“These are dreams and therefore it’s right that we keep them. But remember this – wherever man is, on an island or in a great city, he scatters the seeds of his own nature, and all societies, from small, primordial ones to the most complex and modern are alike because it’s man that makes them. So, Jacopetti, we must resign ourselves.”
They went through Porta Elisa and climbed up on to the Walls where they leaned against the parapet and looked towards the medieval gate of San Gervasio.
“I want to keep on dreaming.”
“No one can rid themselves of their dreams. People may confuse us, society may become more complicated and degraded, crime increase and wrongdoers gather on every street corner, but no one, no matter how wicked or cynical, will ever be able to rob a man of his dreams. Perhaps you don’t believe that man’s true greatness and his dignity are in his dreams.”
“Sir, once you get going you speak really well and leave me struggling to find the right words.”
“Don’t take the mickey, Jacopetti. I know you and I know you’re a sly piece of work.”
“I know, I’m a bad person with all the vices. I’m like Pandora’s box. But if you took the lid off my head, beautiful things would come out of it. Things not even you can imagine, sir. I wonder how many dreams it would take to sort out all my peccadilloes.”
“See that gate down there? They say Dante walked through it. Doesn’t that make you think? That gate has stayed just as the great poet saw it centuries ago. As far as I’m concerned, the mystery of Creation lies in the fact that man, the highest creature and created by God in His own image, must die while his works live on. It’s almost as if God wanted to belittle man and teach him some mysterious lesson by making what man creates more important than man himself.”
“There are also the things created by Nature that last.”
“That’s true. On the whole, it seems man hasn’t been particularly favoured by His Creator.”
“We have intelligence and a soul. That puts us above the other species.”
“I think that’s nonsense. What do we know about what goes on inside the head of a lion or a giraffe or a monkey? Nowadays we’re beginning to think that elephants, dogs and horses have their own kind of intelligence. It seems research proves this. So maybe it’s also true of lizards and flies and spiders and ants and so on and so on. Even for trees and flowers and blades of grass.”
“But not for mountains or a stone or a speck of dust.”
“I wouldn’t exclude anything, at least not until they’ve discovered all the mechanisms of Creation.”
“Will they ever do that?”
“If they do, something amazing will happen. Either it’ll be the end of the world or paradise will be established here on earth.”
“Lucky them who’ll be around when that happens. Perhaps I should’ve been born then.”
Renzi straightened up, still looking towards the old gate. Cars were passing on the road below. As they went through the gate, they seemed to make it look melancholy. “How absurd we are,” he said, “making these little boxes that clash with our past.”
Behind them were two beautiful women out for a walk, both tall and dark their mouths gleaming with lipstick. Jacopetti heard them chattering to each other and turned at once, leaned his elbows on the parapet and crossed his legs. His eyes fixed on their large breasts swelling above low necklines, and then slid down their shapely legs. He turned to Renzi.
“I’m going crazy, sir. I don’t know what to do with myself. I’m going mad. One day you’re going to hear people saying I’ve done something stupid. You understand, don’t you? These are the dreams of a man like me.”
This time Renzi didn’t answer. He was thinking of poor Giulia Lazzarini who had also been a beautiful woman. 

At about ten o’clock in the morning – it was Saturday, the day after Giulia Lazzarini’s body had been found – Renzi and Jacopetti set out to walk to the office of one of the other two partners in what should’ve become the Giustema company.
“We’ll start with the politician,” said Renzi. “What do we know about him?”
“He’s been in politics for years. He was involved in politics when he was at university and now he’s leader of one of the parties in the majority. They say he has influence.”
“Well, that may explain how they got the exclusive rights in that lucrative business. What we don’t know is why they chose Giulia Lazzarini as their partner.”
“Remember she was a top-class businesswoman. She looked after the interests of some of the most important companies around Lucca. In other words, she rubbed shoulders with people who count and can do as they please around here.”
“These politicians were, are and always will be a bad lot. They still use politics for their own grubby purposes. Do you remember, Jacopetti, a few years ago, how many of them finished up in court? They’d been bleeding the country white without a qualm and not giving a damn about poor people like us. The sentences were laughable. Far too light. I would’ve put them away in real prisons with cells six feet square and no more than four or five feet high. That way they’d have been hunchbacks when they got out, and everyone would’ve remembered the damage they’d done. But dog doesn’t eat dog, my dear Jacopetti, and our new politicians seem to be much the same, maybe a little better.”
“There’s still poverty around, sir. Young people are demoralised and it’ll take decades, if we’re lucky, decades of sacrifices, before they can begin to have hope. You know, sir, I’ve always thought you were right when you said that the state of a country is reflected in the faces of the young. We shouldn’t pay any attention to people who talk nonsense about young people always smiling. Definitely not. You’re right. They don’t smile like they used to. They smile, but there’s no hope there. Do you agree? You’ve got two children and you know these things better than I do. Manuela and Alberto are fine kids but will they find jobs?”
“And we’ve got just the one salary coming in, Jacopetti. Maria always dreads the end of the month. Everything’s dearer. Electricity, gas, phone, clothes, books, food, you name it. I’ve also got the payments on the car and this is what gives me a headache. Luckily, Maria sets the money for the car aside as soon as I give her my pay packet. She always says the same thing as soon as she’s got it in her hand. ‘This is for the car.’ She puts a rubber band round the notes and goes and locks them in a drawer in the bedroom. ‘Better to starve than not pay your debts.’ she says. Thank heaven for Maria. I’d have no idea how to run a house.”
“Women are the devil’s daughters, right enough. They can make sacrifices and get results that men can’t. I don’t have children and maybe I’ve got fewer problems than you have, sir, but I can see how Esterina takes care of things. ‘Here you are, Sandro,’ she says, ‘that’s for your bad habits. Make it last because you won’t get any more out of me until your next pay day.’ I could spend the money for a month in just a week.”
“And I can imagine where it would go. Maybe that’s where the pocket money you get from your wife goes anyway.”
“You’ve got the wrong idea of me, sir. I’ve got women on the brain, but only on the brain. Ask around, ask my colleagues, anyone you like, even our informers, I won’t mind, ask them if they’ve ever seen me with women. I haven’t been unfaithful to Esterina since we got married. Sure, when beautiful women walk past, I get excited and if I didn’t have a bombproof brain, it’s true, I confess, I’d do some mad things.”
“It’s something you and I have in common, Jacopetti. We don’t know how to deal with money, and our wives, who have little or no faith in us, manage it for us.”
“But it’s like that for all men, sir. We men have the ideas and it’s ideas that keep the world going. With practical things, however, we lose the way. So what’s to be done? Is it our fault we’re made like that? In any case, if men had to do everything in the world…”
“Oh, men do everything! What exactly do we do, Jacopetti? We give ourselves airs, that’s what we do. All it needs is for someone to tell us to take our trousers down so they can give us an injection and then see how we skulk off, sometimes with the needle still stuck in our bottom. That’s what men are like. We run away with the needle stuck in our bum.”
They’d reached Piazza San Salvatore. Renzi went towards the fountain, adorned with a graceful statue of a woman. The morning was hot and he bent to drink. Jacopetti did the same. Then they both dabbed their mouth with a handkerchief. Stefano Brandoni’s office was nearby. They went in. One of the secretaries recognised them and came towards them. Signor Brandoni was busy, she told them, but she’d let him know they were there. In the meantime, they could take a seat in the little waiting room.
They did so. After the secretary had been to her boss’s office, she went back to her work. She was typing in a room just opposite and there were two other secretaries there, each at her own desk. All three were typing and one of them had the job of answering the phone which rang every now and again.
“It takes money to keep three secretaries,” said Jacopetti in a low voice. “He must earn enough. I wonder what other business he’s got his hands in. Do you see how cute these girls are? Sir, how do you explain the fact that secretaries to important men are always good-looking? You never see them employing plain women.”
“Being good-looking isn’t such a great advantage.”
“What do you mean? A beautiful woman will never be out of a job.”
“But they’ve always got men around them and, believe me, that must be a real pain in the neck.”
“You think they suffer sexual harassment?”
“What else?”
“But we almost never get a complaint about that.”
“They keep quiet about it, that’s why. But you can be sure that these three have to fight off their boss’s advances on a daily basis.”
“I rather think they’re happy with that.”
“Jacopetti, Jacopetti… you’ll never change.”
“Which one do you like best?”
“The girl with brown hair. The one who answers the phone.”
“I like that slim lively one. Have you noticed what nice legs she has?”
“They’re all good-looking as far as I’m concerned.”
“Ah ha, tell the truth. You’d do the dirty on Maria if the girl at the phone snuggled up to you a little.”
“I’ll do the dirty on you if you don’t watch out. Stop thinking about women and start thinking about why we’re here. I bet you don’t even remember.”
“Of course I remember. You don’t need to have any doubts about me. You don’t have any complaints, do you?” He was thinking of his promotion.
“No, never.”
That made Jacopetti happy and he stopped thinking about the women. In fact, he had a timely brainwave.
“Tomorrow’s Sunday. Instead of you going to Viareggio with Maria, why don’t we spend the day together? We could take our wives and go fishing. A nice relaxing day without thinking of life’s problems.”
“That’s not a bad idea. When would you like to set off?”
“Whenever you say, sir.”
“Would about ten be OK?”
“We could go towards Borgo a Mozzano. A friend told me the fish are biting like anything at the moment. We could stop off at a trattoria for some home cooking and then go on to Piazza al Serchio where I know an out-of-the-way place for the kind of trout you can’t even imagine.”
“Maria really needs a quiet day out.”
“Esterina too. But what Esterina really needs is to see people. She’s at home all day on her own, poor thing.”
“Good. Be at my house at ten tomorrow morning then.”
They finished in a hurry because one of the secretaries was approaching. It was their turn.
Stefano Brandoni’s office was large and square with well-chosen furniture. He had the kind of massive desk that people who regard themselves as important always have. He came towards them with a smile. He was tall, athletically built and had dark brown hair.
“I’m sorry about yesterday afternoon. Unfortunately, I was out of town and I only heard about this dreadful thing in the evening. You cannot imagine, superintendent, what a terrible loss Signora Lazzarini’s death is to me.”
“How long had you known her?”
“Years.” He signalled to them to sit down.
“Did you know her through work?”
“I know what you’re getting at.” He smiled slightly. “Giulia was an attractive woman, but our relationship was restricted to business matters. She was one of the best business consultants in Lucca and she looked after things for me and also for Mauro Gavazzi. You already know that the three of us were planning to set up a company for a very important project that, thanks to luck -a miracle I should say – I’d succeeded in landing. In the face of plenty difficulties, believe me.”
“And competition, I imagine.”
“Certainly.”
Renzi asked Brandoni for a description of the project and when he’d finished, he said, “But do you believe in such things? To me they seem so revolutionary, so enormous, so incredible, frankly.”
“But true. It’s only a matter of a few months and then you’ll see the revolution for yourself. We’re taking giant steps. They’d been researching for years and then suddenly it was a case of Columbus’s egg. It was a guy in America, in the States, that had the brilliant idea. Now he’s set up for the rest of his life and all his descendants are set up for life for at least a thousand years. He’s made mountains of money and must’ve filled all the banks in the USA. But there’s also some for us here in Lucca. For me, I mean, and Mauro, and there would’ve been plenty for Giulia too. Enough to make us all millionaires. But now this shocking thing has happened.”
“What will you do now?”
“We’ll have to find another partner. We’re not in a position to make up Giulia’s seven hundred million ourselves.”
“Will you find one?”
“Oh yes. It’s only a question of us deciding who we want to enjoy these riches. However, I can’t hide the fact that Giulia’s death is a great loss. She was very competent and I know there’s no one who’ll do the job better than she would’ve done.”
“Why would Signora Lazzarini have decided to kill herself when she was about to embark on such an important project?”
“I spent the night asking myself that, superintendent. She had no reason to commit suicide.”
“A broken heart, for example?”
“I can’t believe that.”
“She was emotionally involved with Alberto Chiarelli. Did they get on well, do you think?”
“I believe so, but Giulia was a modern woman, a bit uninhibited, you might say. You know what I mean, superintendent.”
“Tell me.”
“You know what women are like nowadays. You’re never sure whose bed they spent the night in.”
“Did she have other relationships?”
“I wouldn’t know. Certainly her relationship with Chiarelli had been going on for some months. I’d say from almost immediately after his wife’s death.”
“Did you know his wife?”
“Who? Me?”
“Yes, you.”
“Yes, I did.”
“What was she like?”
“She was rather – how can I put it? – restless. A bit like Giulia.”
“Was she unfaithful to her husband?”
“I’ve no idea. But you can’t be sure of anything with women these days. You may not believe it but I can’t even be sure of my own wife. The husband is always the last to know.”
“Had there been any rifts between Giulia and Alberto Chiarelli recently?”
“I don’t think so but it’s unlikely. In fact, Giulia had found the money with Chiarelli’s help, so she told Mauro and me. I’d say they got on like a house on fire and everyone thought they’d get married. But superintendent, from these questions it seems to me that you don’t think it was suicide.”
“No, she probably killed herself but I’ve got to weigh up all the possibilities. You’ll admit that a woman doesn’t kill herself without a reason. Did she ever seem to you to have periods of depression?”
“She was optimism itself. She made us feel optimistic too. Believe me, she had the will to live in spades.”
“Where were you yesterday morning between seven and half past nine?”
“The presumed time of death?”
“Yes.”
“I was at home until nine, getting ready for a business trip. I had to go to Florence. Between nine and ten I dropped into the office to collect some plans and left at ten. I can have my secretaries confirm that if you want.”
He called in the slim, lively one that Jacopetti liked. She had no hesitation.
“I can confirm what I told you yesterday afternoon, superintendent. He left the office at ten.”
Brandoni said, “Now I’ll get you to speak to my wife on the phone. That way you can complete your checks on me.”
He held out the phone. He did everything so quickly that Renzi had no time to think. The woman confirmed that her husband had been packing his case for his trip to Florence between seven and nine.
They got up to leave. Jacopetti put his notebook back in his pocket and he too shook hands with Brandoni who then accompanied them to the door and watched them going down the stairs. 


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1 commento

  1. Comment by Bath and Body Works — 23 novembre 2013 @ 18:42

    Wow! This blog looks exactly like my old one!

    It’s on a completely different topic but it has pretty
    much the same layout and design. Great choice of
    colors!

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Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart