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Giallo: Giulia/A detective story: Giulia (Trad. Helen Askham)#21/24

17 giugno 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

GIULIA #21

L’indomani, giovedì, poco prima delle dieci, Ludovico entrava nello studio di Alfredo, in piazzetta dell’Arancio.
«Non ho dormito tutta la notte, pensando a quel che ti succede.»
«Mi dispiace rubarti tutto questo tempo.»
«Sta ripetendosi ciò che è accaduto a Bianca. Giulia è morta, e i soldi sono spariti.»
«E chiamano me a restituirli, questa è la differenza.»
«Prima di prendere un impegno con la banca, dobbiamo vederci chiaro.»
«Pensi di avvertire la polizia, raccontare il caso di Bianca, e i sospetti sulla sua morte?»
«Una volta fatte due chiacchiere con il direttore, decideremo.»
«Ma che cosa sospetti?»
«Tu che sei avvocato, non ti pare curioso che i soldi di Giulia siano spariti allo stesso modo di quelli di Bianca, e che il fatto della sparizione coincida con la loro morte? Come minimo, si deve essere prudenti, e perciò, prima di pagare, aspettiamo di vederci più chiaro.»
Uscirono e si avviarono verso la banca. Il direttore li fece entrare subito, essendo libero. Li accolse con un gran sorriso. Alfredo presentò il cognato.
«Mi dispiace conoscerci in queste dolorose circostanze» disse il direttore.
Li fece accomodare e Ludovico entrò subito in argomento.
«Vede, direttore, io ritengo che la banca dovrebbe avere un po’ più di riguardo per mio cognato, e considerare, questo, un caso particolare. Come si può chiedere a mio cognato la restituzione del prestito, se ancora non si conoscono le cause della morte della signora Lazzarini? Anche se mio cognato ha firmato una garanzia, non è detto che debba pagare prima che siano state accertate in via definitiva le ragioni della morte della signora, e conoscere se ci sono altre responsabilità. Io penso che si debba attendere il risultato delle indagini della polizia.»
«Sappiamo che si è trattato di suicidio. Così è stato scritto dal medico legale.»
«Il commissario Renzi sta ancora indagando» disse Alfredo.
«Lei però, avvocato Chiarelli, deve capire che noi dobbiamo attenerci ai documenti ufficiali, e in questo caso è scritto chiaramente che si tratta di suicidio. Del resto, come faremmo ad attendere gli esiti di tutte le indagini condotte a loro discrezione dai commissari di polizia, e che possono durare anni e anni? Lo dico anche per lei, perché più tempo passa e più il debito cresce, per via degli interessi. Perché una cosa deve essere chiara, che al di là di una dilazione più o meno ampia che possiamo concederle, lei, prima o poi, il debito della signora Lazzarini dovrà pagarlo. La firma di garanzia che ha rilasciato a suo tempo parla chiaro, e lei deve pagare a nostra semplice richiesta; poi, potrà rifarsi su chi vuole, se troverà dei responsabili, ma a noi i soldi ce li deve restituire quando vogliamo, anche subito, se decidessimo così. Ma, come lei già sa, non è il suo caso, perché nutriamo la massima considerazione nei suoi confronti, e vogliamo aiutarla.»
«Ma non le sembra strano che la signora Lazzarini ritiri i soldi, e il mattino dopo venga trovata morta nel suo appartamento? Dov’è finito il denaro? Qualcuno avrebbe dovuto trovarlo da qualche parte. Non spariscono così, nel nulla, settecento milioni.»
«Guardi che i soldi oggi si possono nascondere bene, con i nuovi sistemi telematici e con la caduta delle frontiere valutarie. In pochi istanti, qualunque cifra ben più astronomica di quella prelevata dalla signora Giulia Lazzarini, può disperdersi nel mondo, in una miriade di forme. Ed è difficile trovare un poliziotto che decida di spendere la sua vita, se può bastare una sola vita, per rintracciare quel denaro. La signora Lazzarini può benissimo essere andata in un’altra banca, per ragioni che non conosco, e aver dato istruzioni per l’investimento del suo denaro.»
«Era denaro che doveva servire a costituire una nuova società» precisò Alfredo.
«Allora ne sapranno qualcosa i soci. Ha provato a sentirli?»
«Non ne sanno niente.»
«Si potrebbe pensare che la signora li abbia nascosti o investiti da qualche parte.»
«E il suicidio? Lei sa spiegarselo, il suicidio? Una donna ritira settecento milioni, e poi si suicida. Converrà con me che è un’assurdità.» Era Ludovico che parlava.
«Quando siamo di fronte ad un suicidio, non si deve mai usare la parola assurdità. Ci sono molte ragioni che possono giustificarlo, invece. Ma io non voglio continuare, vi prego. Del resto, non sono cose che possono riguardare la banca. Alla mia banca interessa recuperare i soldi prestati, una volta accertato che sono stati ritirati regolarmente. E questo è stato già fatto, mi pare, avvocato.»
«Lei è proprio sicuro che li ha ritirati la signora Lazzarini?» domandò Ludovico.
«Ho già mostrato l’assegno all’avvocato. Ricorda, vero, avvocato?»
«Sì. Era la sua firma, non ci possono essere dubbi.»
«Desidera controllare di nuovo?» propose il direttore.
«Se per lei non è un disturbo» intervenne Ludovico.
«Ma non ce n’è bisogno. È la sua firma. L’ho riconosciuta subito.»
«Puoi controllare meglio. Tanto che ci vuole? Un attimo, non è vero, direttore?»
«Non ho qui con me l’assegno, ma lo farò portare subito.» Alzò la cornetta del telefono e dette istruzioni. Dopo pochi minuti, si sentì bussare ed entrò nella stanza il vice direttore con in mano l’assegno. Ludovico si era voltato a guardare il funzionario che li aveva salutati quasi festosamente. Si capiva che era quello il suo modo naturale di trattare con la clientela. Ludovico appariva sorpreso.
Com’era venuto, altrettanto in fretta scomparve. Il direttore porse l’assegno ad Alfredo, che guardò sia la firma di traenza che quella di giro, constatando ancora una volta che non ci potevano essere dubbi, era proprio la firma di Giulia.
«Come fai ad esserne così sicuro?»
«Ammetterai che la conosca, la firma di Giulia.»
«Le firme si possono anche falsificare, e bene, non è vero, direttore?»
«Sì, per la verità questo è anche possibile. Ma la firma corrisponde esattamente a quella depositata a suo tempo dalla signora. Ad ogni modo, è bene sapere che la banca non ha responsabilità quando il pagamento è avvenuto in buona fede, e in questo caso desidero rammentare che il prelievo è stato effettuato direttamente dalla correntista. Quindi, non ci possono essere dubbi sulla autenticità della firma, come del resto conferma anche l’avvocato.»
«Ma allora dove li avrà messi i soldi?» tornarono a domandarsi sia Alfredo che Ludovico. Il direttore, invece, ritenne opportuno indirizzare il discorso sul punto che più gli stava a cuore.
«Ha riflettuto, avvocato, sul piano di rientro che le ho proposto? Pensa di potercela fare in 36 mesi?»
«No, non posso. Cinque milioni al mese sono veramente troppi.»
«E allora, che cosa conta di fare?»
«I miei figli vogliono che venda i loro Bot.»
«Mi pare una buona idea.» Il direttore pensava che così sarebbe rientrato subito anche di quel denaro.
«Qual è il loro ammontare?»
«Due Bot da 25 milioni l’uno.»
«Quindi, cinquanta milioni. In questo caso, la cifra da restituire scenderebbe a circa 105 milioni.» Aveva avvicinato a sé la calcolatrice e si era messo a fare dei conteggi, come l’altra volta. «Dunque, vediamo. Se li restituisce in 24 mesi, la rata è poco meno di cinque milioni. Se preferisce invece in 36 mesi, ecco, in 36 mesi sono circa tre milioni e mezzo. Beh, quest’ultima rata mi pare molto ragionevole. Che ne pensa, avvocato?»
«È ancora una somma notevole, ma più sopportabile, questa volta. Penso che si potrà arrivare ad un accordo.»
«Bene, allora. Quando potrò avere una sua risposta definitiva, così che io possa inoltrare la proposta alla mia direzione generale?»
Alfredo ascoltò il consiglio del cognato, e quindi rispose che entro i primi giorni della prossima settimana si sarebbe fatto vivo per concludere. Si salutarono.
Usciti dalla banca, Ludovico moriva dalla voglia di rivelargli qualcosa. Alfredo se n’era già accorto mentre stavano attraversando il grande salone.
«C’è una cosa straordinaria che devo dirti, Alfredo.» Lo guardava con gli occhi che sprizzavano faville. «Lo hai visto il vice direttore?»
«Certo che l’ho visto. Non sono mica cieco.»
«Allora reggiti forte. Quello è lo stesso che era a Firenze, nella filiale dove tua moglie aveva il suo conto corrente. Il conto da dove sono spariti quei soldi, rammenti?»
«Tu pensi…»
«Penso a troppe cose, ora. Ma soprattutto ritengo che sia giunto il momento di dire la verità su Bianca alla polizia.»
«È proprio necessario? Ora che Giulia è morta…»
«Inevitabile, se non vuoi cacciar fuori tutti quei soldi che ti chiede la banca.»
«Quando andiamo?»
«Subito. Non c’è tempo da perdere.» 

Era intorno a mezzogiorno, quando attraversarono piazza Grande. Gente andava e veniva, come al solito. Anche stranieri, che prendevano la direzione verso il Duomo di San Martino. Si riconoscevano per il carnato bianco: turisti del Nord, a cui il nostro sole aveva colorito di rosa braccia e gote. Parlottavano nella loro lingua incomprensibile. Erano soprattutto tedeschi, o belgi o olandesi, ma si incontravano anche comitive di inglesi, a volte, e perfino di americani.
«Fortunati loro che non hanno pensieri» sbottò Alfredo.
«Ora non li hanno. Ma che ne sai tu della loro vita, quando torneranno a casa? Non c’è nessuno, credimi, che sia felice.» A Ludovico, la morte della sorella aveva incupito la vita. Pur ricco di vitalità e di coraggio, era stato ugualmente frustato, e aveva sentito la pesantezza dei passi della sua esistenza per la prima volta. Non sapeva quanto avrebbe potuto ancora durare la sua pervicacia a resistere al pessimismo e alla disperazione. Li contrastava con tutte le sue forze, poiché sapeva che avere dentro di sé un po’ di speranza, riusciva a rendere possibile ed accettabile anche la vita più umiliata, e che se fosse svanita quella piccola briciola che ancora sopravviveva, lui sarebbe potuto diventare il più miserabile ed abietto degli uomini. C’è sempre una cattiveria che sta in agguato nell’uomo, ed essa è pronta a ghermire, ed il terreno più fertile, l’occasione più propizia, si ha quando dentro di noi muore la speranza.
Furono annunziati al commissario, e Renzi, chiamato Jacopetti vicino a sé, li fece accomodare.
«La prego, mi faccia capire meglio.» Si rivolgeva al fratello di Bianca, che dopo essere stato presentato al commissario, si era messo subito a raccontare che il vice direttore della banca era lo stesso che aveva visto nella filiale di Firenze, dove lui si serviva, e dove anche sua sorella aveva avuto un rapporto di conto corrente.
«Sarà stato trasferito da Firenze a Lucca. È una cosa normalissima che un funzionario ogni tanto venga inviato altrove. Vedrà che fra due o tre anni, al massimo, non lo troverà più qui. Non si era mai accorto, prima, che gli impiegati di banca sono soggetti a rotazione nelle loro incombenze e nelle loro destinazioni? È un criterio diffuso, adottato dalle banche per ragioni di opportunità, affinché non si crei una pericolosa confidenza con il cliente.»
«Ma non è questo il punto,» s’intromise Alfredo, che era un po’ agitato «altrimenti non saremmo venuti da lei per una sciocchezza simile.» Quindi, rivolgendosi al cognato: «Su, racconta perché questa coincidenza, invece, ti ha insospettito.»
«Gli devo dire tutta la verità, Alfredo?» Si riferiva ai tradimenti di Bianca, che avrebbe dovuto necessariamente svelare.
«Sì» fece lui, ancora inquieto.
«Bene. Deve sapere, commissario, che per pura combinazione, sono venuto a sapere che mia sorella, ossia la moglie dell’avvocato Chiarelli, ha avuto una relazione extraconiugale, e si incontrava a Firenze con il suo amante. Con una scusa, diceva al marito di venire a trovare mia moglie, dato che erano grandi amiche e stavano bene insieme. Si tratteneva da noi due o tre giorni, non di più. Ma in questo periodo incontrava anche il suo amante.»
«Ha scoperto chi era, questo amante?»
Ludovico fece il nome del professionista morto qualche tempo prima. Capì che quel nome era conosciuto dal commissario.
«E allora? Che c’entra questo con la morte della signora Lazzarini?»
«Io, quello che le racconto, non so se c’entra con la morte della signora Lazzarini, però ho ritenuto mio dovere venire qui, con mio cognato, a raccontarglielo. Sarà lei che dovrà approfondire meglio i particolari della storia, e vedere se c’è un nesso con la morte della signora Giulia.»
«Sentiamo.» Jacopetti prendeva appunti, e si vedeva che era visibilmente emozionato. Il fatto che una bella donna, come la moglie dell’avvocato, avesse avuto una relazione extraconiugale, lo faceva andare in solluchero. Ogni tanto, durante il racconto, alzava gli occhi verso il commissario, come a ricercare una conferma che si trattava di una splendida avventura, di quelle che a lui non capitavano mai.
«Quel professionista, però, aveva già avuto una relazione con una donna» aggiunse, quasi a fil di voce, Ludovico.
«E con chi?» Il commissario capiva che non era stato detto a caso.
«Con la signora Lazzarini.»
«Non significa nulla. Sa quante se ne vedono di relazioni che nascono e muoiono come le lucciole.» Il commissario non aveva ancora scartato l’ipotesi che potesse essere Alfredo l’eventuale assassino di Giulia, una volta scoperta la tresca di lei con l’ingegner Gavazzi, e quindi pensò di stornare la sua attenzione verso l’avvocato.
«Se non fosse intervenuta la disgrazia, lei l’avrebbe sposata la signora Lazzarini, non è vero, avvocato?»
Jacopetti apprezzò il silenzio del commissario sulla relazione tra Giulia e l’ingegnere Gavazzi. Sì, poteva essere proprio l’avvocato l’assassino di Giulia e, quindi, bisognava muoversi con molta prudenza.
Alfredo annuì col capo.
«La relazione tra questo professionista, peraltro già morto, e la signora Lazzarini, non  c’entra per nulla con le mie indagini.» Lo disse rivolto ad entrambi. Ma Jacopetti lo conosceva bene il commissario, e sentiva che aveva ripreso a tessere la tela, e in testa doveva avercela già un’idea. Si arricciolava i baffi, e questo era un buon segno.
«Le abbiamo detto che veniamo proprio ora dalla banca, dove ci hanno confermato che la signora Giulia, il pomeriggio avanti la morte, ritirò tutti i soldi dal suo conto corrente, compresi quelli del prestito ricevuto, per il quale aveva firmato una fidejussione mio cognato. Settecento milioni, non pochi spiccioli, ma settecento milioni. Soldi che sembrano spariti nel nulla. Il direttore sostiene che li ha prelevati direttamente la signora Lazzarini. Ma dove sono finiti? A mio cognato è restato il debito, solo questo siamo riusciti a sapere. E la banca li vuole proprio da lui i soldi prestati. Alla banca non interessa altro.» Fece una pausa, quindi aggiunse: «Allora vediamo se interessa a lei quest’altra cosa che desidero rivelarle.»
«E cioè?»
«Che anche il conto di mia sorella, cioè la moglie dell’avvocato, acceso, all’insaputa del marito, nella filiale di Firenze, ha fatto la stessa fine.»
«Che significa, stessa fine?»
«Che anche lì i soldi sono spariti.»
«E ha saputo chi li ha ritirati?» Era interessato, il commissario, ora. E anche Jacopetti, che non stava più nella pelle. Benediceva il cielo di averlo fatto diventare poliziotto, e di averlo messo accanto ad un commissario intelligente come Renzi, che ci aveva, è vero, i piedi larghi come barche, ma il cervello era fino, fino davvero.
«Li ha ritirati mia sorella.»
«Come fa a sostenerlo?» Il commissario sapeva che la banca è tenuta al segreto, salvo che non le venga presentato un regolare mandato del giudice.«Mi raccomando, commissario, lo tenga per sé. Se andrà a Firenze, finga di non sapere queste cose. Me lo promette?»
«Io non posso prometterle niente. Continui, la prego.»
«Come le ho già detto, anch’io mi servo presso quella filiale, dove conosco parecchi impiegati. Uno in particolare, che mi è molto amico. Ci vediamo anche dopo il lavoro, abbiamo le stesse idee in molte cose e gli stessi interessi. Così, si sta bene insieme, mi capisce?»
«Vada avanti.»
«Lui mi ha mostrato l’assegno, e quella che ho visto era proprio la firma di Bianca. Gliel’assicuro, la firma di Bianca spiccicata.»
«Lei ne sapeva niente, avvocato?»
«Sono cascato dalle nuvole, quando l’ho sentito raccontare. Però, Bianca è sempre stata una donna indipendente.»
«Sapeva della relazione con quel professionista?»
«No. È stato un duro colpo per me. I miei figli non sanno nulla di questa faccenda. Mi raccomando a lei, che non vengano mai a saperla.»
«Non dipenderà solo da me. Sa come vanno le cose a questo mondo. Ci sono occhi ed orecchie dappertutto.»
«Sarà terribile, se verranno a saperlo. Soprattutto per il ragazzo, che è molto sensibile. L’altra sera l’ho sorpreso che piangeva, per ciò che è successo a Giulia.»
«Sa anche quando sono stati ritirati i soldi, sul conto di Firenze?»
«Quella stessa mattina, in cui è morta Bianca.»
«Si trattava di una grossa somma?»
«Non erano certo i settecento milioni della signora Lazzarini.»
«Quanti?»
«Una cinquantina.»
«Il solo punto che unisce i due casi, dunque, è questa coincidenza che, sia a Firenze che a Lucca, era presente lo stesso vice direttore.» Rifletteva a voce alta, il commissario.
«A me sembra una coincidenza sospetta» sottolineò Ludovico.
«Al momento, è solo una coincidenza. Una coincidenza, comunque, da verificare.» Jacopetti era contento del suo commissario, e non vedeva l’ora di fare un salto a Firenze.
«E poi, c’è un’altra coincidenza che vorrei sottoporle.»
«E cioè?»
«Che insieme con la sparizione dei soldi, ci sono state anche le morti dei titolari dei due conti correnti.»
«È una coincidenza che avevo dedotto da me.»
Quando Alfredo e Ludovico se ne furono andati, Jacopetti moriva dalla voglia di sapere qualcosa di più dal commissario, e gli si avvicinò fin sotto il viso, anche se lui era uno spilungone, molto più alto di Renzi.
«È veramente un caso straordinario. Mi dispiacerà, quando tutto sarà finito.»
«Prima si dovrà vedere se riusciremo a trovare il bandolo della matassa.»
«Ma lei ce l’ha già in mano, il bandolo. Io glielo leggo negli occhi, che lei sa già quello che si deve fare.»
«E tu?» Jacopetti sorrise e non si fece pregare due volte, pensando che anche questa era una nuova opportunità, in cui poteva giocare qualche asso a favore della sua promozione.
«Io intanto, commissario, oggi andrei in banca, qui a Lucca. E domattina, di buon’ora, andrei a Firenze. O mi sbaglio?»
«Non ti sbagli, Jacopetti. Non ti sbagli.»

GIULIA #21

The following day was Thursday. Ludovico came into Alfredo’s office in Piazzetta dell’Arancio just before ten.
“I couldn’t sleep last night for thinking about what’s happening to you.”
“I’m sorry to be taking up so much of your time.”
“What happened to Bianca is happening all over again. Giulia’s dead and her money’s disappeared.”
“But they’re asking me to pay it back. That’s the difference.”
“Before you make any commitment to the bank, we have to be clear about some things.”
“Are you thinking of telling the police about Bianca and the suspicions we have about her death?”
“We can decide once we’ve had a chat with the bank manager.”
“But what is it you suspect?”
“You’re the lawyer. Doesn’t it seem strange to you that Giulia’s money has disappeared in the same way as Bianca’s did and that the disappearance coincided with their death? At the very least, we have to be careful. We’ll wait until we know what’s going on before you pay up.”
They went out and made their way to the bank. The bank manager was free and took them into his room at once, welcoming them with a smile. Alfredo introduced his brother-in-law.
“I’m sorry we meet in such sad circumstances,” said the bank manager.
He asked them to sit down and Ludovico came straight to the point.
“In my opinion, sir, the bank should be treating my brother-in-law with more consideration and regarding this is as a special case. How can you ask him to repay the loan when we still don’t know the cause of Signora Lazzarini’s death? My brother-in-law may have signed the guarantee but that doesn’t mean he has to pay before the reasons for the lady’s death are properly ascertained and before we know if there’s someone else who should be paying the money back. I think we should await the outcome of the police investigation.”
“But we know it was suicide. That’s what the pathologist put in his report.”
“Detective-Superintendent Renzi is still investigating,” said Alfredo.
“Signor Chiarelli,” replied the bank manager, “you must understand that we have to wait for a death certificate. Now we’ve seen it and it clearly states that it was suicide. In any case, how can we await investigations carried out at the discretion of the police? They could go on for years. I speak for you as well, because the more time passes, the larger the debt becomes because of the interest. One thing must be clear and that is that you have to pay off Signora Lazzarini’s debt, regardless of any deferment we may allow you. The signature you put on the guarantee is unambiguous and you must pay simply because we ask you to. If you find other people who’re liable, you can sort things out with them as you please, but you must repay the money to us when we want it. At once, if we so decide. However, as you know, that’s not your situation. We have the highest regard for you and want to help you.”
“But doesn’t it seem strange to you that Signora Lazzarini withdrew the money and was found dead in her flat the next morning? Where did the money go? It must be somewhere. Seven hundred million lire can’t just vanish into thin air.”
“Actually, with the new computer systems and the disappearance of monetary frontiers, people can hide money very easily nowadays. A sum much larger than the one Signora Lazzarini withdrew can be scattered throughout the world in any number of forms. It could take years to trace it all and I can’t imagine a police officer spending the rest of his life trying. For reasons I don’t know of, Signora Lazzarini may very well have gone to another bank and given instructions on where the money was to go.”
“But the money was to be used to set up a company,” Alfredo reminded him.
“In that case, her partners may well know something about it. Have you spoken to them?”
“They don’t know anything.”
“It’s possible she hid the money somewhere or invested it.”
“But how does that tie up with the idea of suicide?” asked Ludovico. “How do you explain that? A woman takes seven hundred million lire out of the bank and commits suicide. You must agree that that’s an absurdity.”
“Absurdity is hardly the word to use in connection with a suicide. There could be a number of explanations. But, please, I don’t want to continue along this road. For one thing, such things are no concern of the bank. My bank’s interest is in recovering the money that was lent, once it’s been ascertained that it was legally withdrawn. And I think that’s already been done.”
“You’re quite sure it was Signora Lazzarini who withdrew it?” asked Ludovico.
“I’ve already shown your brother-in-law the cheque. That’s so, isn’t it, Signor Chiarelli?”
“Yes,” said Alfredo. “It’s her signature. There’s no doubt about it.”
“Would you like to check it again?” suggested the bank manger.
“If it wouldn’t be any trouble,” said Ludovico before Alfredo could speak.
“But there’s no need. It’s her signature. I recognised it at once.”
“We can check it again. How long would it take? Only a moment.”
“I don’t have the cheque here,” said the bank manager. “I’ll get someone to bring it.”
He lifted the receiver and gave instructions. A few minutes later, there was a knock at the door and the bank manager’s deputy came in with the cheque in his hand. He greeted them cheerfully and they turned to look at him. It seemed this was his usual manner with customers but Ludovico looked surprised. The deputy left the room.
The bank manager handed the cheque to Alfredo who looked at the signature on the front and then the endorsement on the back, checking once again that there could be no doubt. There wasn’t. It was Giulia’s signature. 
“How can you be so sure?” asked Ludovico.
“Of course I know Giulia’s signature.”
“But signatures can be forged, and convincingly so, isn’t that right?” Ludovico asked the bank manager.
“Of course that’s possible, but this one exactly matches the one she deposited with us. Perhaps I should remind you that the bank isn’t liable when payment is made in good faith, and in this case the withdrawal was made by the account holder. And there can be no doubt about the signature, as Signor Chiarelli has confirmed.”
“But where did she put the money?”
The bank manager, however, preferred to take the opportunity to steer the conversation back to the matter that concerned him. “Have you given some thought to the repayment plan I suggested?” he asked Alfredo. “Do you think you can manage it over thirty-six months?”
“No I can’t. Five million a month is far too much.”
“So what do you propose to do?”
“My children want to sell their bonds.”
“That seems a good idea to me.” The bank manager was thinking that this would mean that some of the money would be repaid at once. “How much are they worth?”
“Two bonds at twenty-five million each.”
“So, fifty million. That means the sum still to be repaid would be reduced to about 105 million.” He took his calculator and worked out the figures. “Let’s see. If you repay over twenty-four months, the monthly figure will be slightly less than five million. If you prefer thirty-six months, on the other hand, it would be about three and a half million. How does that seem to you?”
“It’s still a large sum of money but it is more manageable. I think we’ll be able to reach an agreement.”
“Good, that’s good. When can I have your definitive answer so I can send your proposal to head office?”
Alfredo conferred with Ludovico and then said he’d come back at the beginning of the following week.
As they left the bank, Ludovico was anxious to tell Alfredo something. Alfredo had seen this as they crossed the hall.
“An extraordinary thing,” he said, looking at Alfredo with sparkling eyes. “Did you see that deputy manager?”
“Of course.”
“Then prepare yourself for a shock. That man worked in the bank in Florence where Bianca had her current account. The account where the money went missing, remember?”
“Do you think…?”
“I’m thinking too many things at the moment. But in particular I’m thinking the time has come to tell the police the truth about Bianca’s death.”
“Must we? Now that Giulia’s dead…”
“Yes we must, unless you want to cough up all the money the bank’s asking for.”
“When should we go?”
“Now, at once. There’s no time to be lost.”

It was about midday as they crossed Piazza Grande. As usual, people were walking to and fro, tourists as well, making their way to the Cathedral of San Martino, identifiable by their white skin. Tourists from the north, their arms and necks tinted pink by the Italian sun. There was the murmur of foreign languages. There were Germans, Belgians and Dutch mainly, but also groups of English people and Americans.
“Lucky them,” muttered Alfredo. “They’ve got no worries.”
“Not at the moment maybe but what do we know about their lives back home? Believe me, no one’s happy.”
The death of his sister had cast a shadow over Ludovico’s life. He had natural vitality and courage but for the first time his life felt like a burden and he didn’t know how much longer he could resist the pessimism and despair he felt. He struggled against these feelings because he knew hope makes the most wretched life possible and acceptable. He also knew he could become utterly miserable and abject if the little hope he still had were to vanish. There’s always some evil waiting to ambush us, ready to seize hold of us, and it finds the most fertile soil, the most propitious opportunity, when hope dies.
At the police station, Renzi was told of their arrival. He called Jacopetti into his office and Alfredo and Ludovico were shown in. Ludovico started to explain that the deputy bank manager in the Lucca branch was someone he had seen in the Florence bank, where he was a customer and where his sister had also had a current account.
“I don’t quite see what you’re getting at,” said Renzi. “He must’ve been transferred from Florence to Lucca. It’s normal for an employee to be sent somewhere else from time to time. In another two or three years at the most, he won’t be here any more. Haven’t you ever noticed that banks rotate the duties their staff do and where they work? It’s common practice, so as to reduce the chances of employees forming dishonest relationships with customers.”
“But that isn’t the point,” interrupted Alfredo who was somewhat agitated. “We didn’t come to see you just on account of that.” Turning to his brother-in-law, he said, “Go on, tell him why this made you suspicious.”
“Shall I tell him the whole truth, Alfredo?” asked Ludovico. He would have to mention Bianca’s infidelity.
“Yes,” said Alfredo, still troubled.
“Right. Superintendent, what I have to tell you is that, by pure chance, I discovered that my sister, Alfredo’s late wife, had an extramarital affair and that she used to go to Florence to see the man in question. She’d tell her husband she was coming to see my wife, since they were friends and got on well together. She’d stay with us for two or three days, no more than that, but during that time she also saw her lover.”
“Did you discover who this lover was?”
Ludovico gave the name of the businessman who had died some months earlier. He saw that Renzi recognised the name.
“And what’s this got to do with the death of Signora Lazzarini?”
“I don’t know what the connection is between what I’ve told you and the death of Giulia, but I felt it was my duty to come and tell you. My brother-in-law’s the one to give you the details of the story so you can see if there’s a link with Giulia’s death.”
“Go on.”
Jacopetti, taking notes, was visibly excited. That a woman such as the lawyer’s wife had been unfaithful to her husband was thrilling. Every now and again, while the story was being told, he looked up at Renzi as if seeking confirmation that this was a remarkable case.
“However,” Ludovico added very quietly, “this man had already had a relationship with another woman.”
Renzi understood that this hadn’t been mentioned by chance. “Who with?”
“With Signora Lazzarini.”
“Does that mean something? You know how short-lived relationships can be.”
Renzi hadn’t yet discounted the possibility that Alfredo had found out about Giulia’s affair with Mauro Gavazzi and killed her. He turned to the lawyer.
“If it hadn’t been for this tragedy, sir, you would’ve married Signora Lazzarini, I believe.”
Alfredo nodded.
Jacopetti noticed that his boss made no mention of the relationship between Giulia and Gavazzi. “Yes,” he thought, “the lawyer could be Giulia’s murderer so we have to be very careful.”
Renzi looked at both men and said, “The relationship between this businessman and Signora Lazzarini has no bearing on my investigations. He was, in any case, already dead.”
But Jacopetti knew his boss well. He felt Renzi had begun to make certain connections and already had an idea in his mind. He was twirling his moustache which was always a good sign.
“We told you we’ve just come from the bank,” said Ludovico. “They confirmed Giulia withdrew all the money in her current account the afternoon before her death. This included the loan she’d been granted, for which my brother-in-law had signed a guarantee. Seven hundred million lire, not small change, but seven hundred million lire. Money that seems to have disappeared into thin air. The bank manager says she withdrew the money herself but where’s it gone? The only thing we know is that my brother-in-law is responsible for the debt and the bank wants to get the money from him. That’s all the bank cares about.” He paused and then added, “Now let’s see if this other thing will interest you.”
“What’s that?”
“The same thing happened to the account my sister had opened, unbeknownst to her husband, in the Florence branch.”
“What do you mean, the same thing?”
“That money disappeared as well.”
“And do you know who withdrew it?”
Renzi was interested now. So was Jacopetti who could scarcely conceal his excitement. He thanked heaven he’d become a policeman and found himself working alongside such a clever detective as Renzi. His feet might be big and clumsy but his brain was subtle, very subtle indeed.
“My sister did.”
“How do you know that?” Renzi knew that banks couldn’t provide this kind of information unless they were shown a proper court order.
“Please keep that to yourself, superintendent. If you go to Florence, pretend you know nothing about these things. Promise me that.”
“I can’t promise you anything. Carry on.”
“Well, as I told you, I use the same branch and I know a number of people who work there. One of them in particular is a good friend. We see each other out of office hours. We have the same ideas about a lot of things and the same interests. You see what I mean. We get on well.”
“Go on.”
“He showed me the cheque and what I saw was definitely Bianca’s signature. Identical, I assure you.”
“And you knew nothing about this?” said Renzi, turning to Alfredo.
“Nothing. When I heard about it, I was shocked. Bianca, however, was an independent woman.”
“Did you know about her relationship with the businessman?”
“Nothing at all. It was a terrible blow. My children know nothing about it and I’d rather they didn’t find out, if you don’t mind.”
“That won’t only be up to me. You know how things are. There are eyes and ears everywhere.”
“It would be awful if they found out. Especially for my son who is very sensitive. The other evening I found him crying over what happened to Giulia.”
“Do you know when the money in the Florence branch was withdrawn?”
“The morning Bianca died.”
“Was it a large sum?”
“Certainly not like Signora Lazzarini’s seven hundred million.”
“How much?”
“About fifty million.”
“So the only thing that connects the two cases is this coincidence, that the same deputy manager was in Florence and in Lucca.” Renzi was thinking aloud.
“It seems to me to be a very suspicious coincidence,” Ludovico said firmly.
“So far, it’s no more than a coincidence. One that has to be checked out, however.”
Jacopetti was pleased with his boss and started looking forward to a visit to Florence.
“I’d suggest there’s another coincidence,” said Ludovico.
“And that is?”
“The money disappearing and the women dying at the same time.”
“I’d already noted that.”
Once Alfredo and Ludovico had left, Jacopetti was impatient to hear more from Renzi. He looked up into his face, though he was long and lanky, and much taller than his boss.
“This is really an amazing case,” he said. “I’ll be sorry when it’s all over.”
“First we have to see if we can find the key to it all.”
“But you’ve already got the key in your hand. I can see in your eyes you already know what we should do.”
“And what’s that?”
Jacopetti smiled. He didn’t need to be asked twice. This, he thought, was another chance to show his mettle and bring his promotion a little closer. “First, sir, I’d go to the bank in Lucca today. And tomorrow morning early, I’d go to Florence. Or am I wrong?”
“No, Jacopetti, you’re not wrong.”


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1 commento

  1. Comment by omega 3 — 11 maggio 2013 @ 18:32

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart