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Giallo: Giulia/A detective story: Giulia (Trad. Helen Askham)#7/24

3 giugno 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

GIULIA #7 

La vita con Bianca era stata sempre ricca di emozioni, ma lei non gli aveva mai sferrato dei colpi allo stomaco come quello che ora gli assestava Giulia.
Giunsero le sette del pomeriggio e la sua giornata di fatica era terminata. Quando mise il naso fuori dalla porta, e il piede nella piazzetta dell’Arancio, dove aveva il suo studio, si accorse che piovigginava. Si ricordò che già al mattino, recandosi in tribunale, aveva notato dei grossi nuvoloni nel cielo. Ci si avvicinava alla fine della primavera, e ormai da molti anni non si avevano più le belle giornate di un tempo. La primavera era diventata la stagione più piovosa. Erano migliori i mesi di gennaio e febbraio, dove insieme col freddo, comparivano però giornate di splendido sereno. Imboccò via Fillungo, già illuminata dalle luci delle vetrine: la strada dei lucchesi per antonomasia, elegante, dai tetti che quasi si toccano. Intima sempre. Qui si riesce a raccogliere i propri pensieri, pur in mezzo al cicaleccio dei passanti. La sua casa si trovava in via del Moro, proprio dietro la bella chiesa di San Michele, che ha la statua dell’arcangelo lassù in alto, a vigilare sulla città. Perciò prese per lo stretto chiasso Barletti, poi girò a destra e si ritrovò davanti al suo portone. Abitava soltanto lui a quel numero, una casa ereditata dalla sua famiglia, che la possedeva da più generazioni. Frugò nella tasca, trovò le chiavi, aprì, entrò nell’elegante androne, e prese a salire soprappensiero la bella e larga scalinata che portava al suo appartamento.
Gli si era formata nella mente, all’improvviso, l’immagine di Bianca. Tante volte, giunto in quel punto, all’inizio della scala, Bianca gli era saltata sulle braccia.
«Portami su, amoruccio mio.» Gli teneva le braccia al collo, e col suo visetto lo fissava, sorridendo.
«Bianca, Bianca…» avrebbe voluto dirle, ora «Perché te ne sei andata?» La sua improvvisa morte era stata un tradimento. Si erano sposati per sempre, e sempre non significa che avrebbero dovuto vivere tutta la loro vita uno accanto all’altra?
Saliva la scalinata e sentiva, sulle braccia vuote,  il peso della sua Bianca.
«Sei stata tu a mettere Giulia sulla mia strada.»
Davanti all’uscio fece il gesto di posare Bianca a terra. Davvero sentiva la sua materialità.
Aperta la porta, si trovò davanti il bell’ingresso, ampio, con la volta a stucchi, la specchiera dorata, l’attaccapanni, l’ombrelliera di rame. Gli vennero incontro i figli.
«Domani snocciolo i duecento milioni.» Evitava di guardarli in faccia, però.
«Tutto bene?» domandò Anna, che pareva aver percepito al suo fianco l’ombra della madre. Gli carezzò i capelli. Si era alzata sulla punta dei piedi, per farlo.
«Hai fiducia in me, babbo?»
«Sì, tanta.» Si aggrappava a lei. Anna lo avvertiva.
«Allora ti dico che devi stare tranquillo.»
«Hai ragione. Domani, con Giulia, andiamo in banca. Venderò una parte di quell’investimento che sai.»
«La gestione patrimoniale?»
Si era avvicinato anche Francesco. Stavano ancora in piedi, ma Alfredo fece cenno di andare a sedersi tutti e tre in salotto.
«È una gestione che sta rendendo bene. Potresti disfarti di qualcos’altro.»
«Ho poco da scegliere.»
«Quanto hai sul conto corrente?»
«Cinquanta milioni.»
«Troppi. Trenta prendili da lì. Venti milioni sono più che sufficienti da lasciare liquidi. Lo sai che il conto corrente non rende nulla. Ci devi lasciare lo stretto necessario.»
Francesco ascoltava e faceva fatica a seguire.
«Che cosa è una gestione patrimoniale?»
«Un investimento che rende molto bene. Si tratta di affidare i soldi alla banca che li mette a frutto su di un ventaglio di scelte interessanti. E poi, è praticamente libero e puoi realizzare subito la parte di cui hai bisogno. Per esempio, i soldi che servono a babbo.»
«Hai messo da parte anche qualche risparmio per noi, se ricordo bene.»
«Quei soldi non voglio toccarli.»
«Invece sì. Noi non ne abbiamo bisogno. Se possono servire a farti stare più tranquillo, usa anche quelli.» Erano stati impiegati in Bot a sei mesi, e con gli interessi Alfredo integrava le spese per sostenere i loro studi. Venticinque milioni ciascuno, ma aveva anche un Bot di cinquanta milioni a suo nome. Ne aveva fatti tre che producevano interessi semestrali, utili ad arrotondare le entrate della famiglia. La vita era diventata cara, soprattutto a causa delle enormi tasse che i cittadini erano stati chiamati a versare, per rimediare ai guasti del passato.
«Allora realizzo il mio Bot. Tanto quello non serve a nulla.» Gli dispiaceva, invece.
«O tutti e tre, o niente» fece Anna.
Ma dovette convenire che il babbo non avrebbe mai venduto i Bot dei figli. Lui, i figli li adorava, e mai li avrebbe privati di qualcosa che sentiva che apparteneva loro.
«E va bene.» Anna tirava le conclusioni. «Trenta milioni li prendi dal conto corrente. Cinquanta dal tuo Bot. E fanno ottanta milioni. Dalla gestione patrimoniale togli quindi soltanto centoventi milioni. Occhei?»
«Occhei.» Voleva sorridere, ma non gli riuscì. Non glieli avrebbe voluti dare, a Giulia, quei duecento milioni. Era questa la verità. E nessuno poteva convincerlo che stava facendo la cosa più sensata di questo mondo. 

La mattina dopo, cinque minuti alle dieci, era davanti alla banca. Giulia fu puntualissima, ed era di una eleganza straordinaria. Lui stava sugli scalini, in attesa, e la vide apparire nella piccola piazza. Era pimpante, il bel passo della tigre, ed esibiva già da lontano il più bel sorriso che avesse mai regalato a chicchessia. Certo che una donna, quando è felice, è irresistibilmente bella. E pure pericolosa. In quel momento Alfredo gliene avrebbe dati cinquecento di milioni.
«Prendi» disse lei. Aveva cavato dalla borsetta una ricevuta.
«Che cos’è?»
«Leggi.» Lesse. Giulia gli dichiarava il suo debito di duecento milioni, e metteva a disposizione il suo patrimonio, o quel che ne sarebbe restato, se l’affare fosse andato a rotoli.
«Se l’affare va a rotoli, sarà la banca che si prende tutto, altro che il sottoscritto. Non c’era bisogno che tu facessi questo.»
«Ho pensato, conoscendoti, che saresti stato più tranquillo.» Alfredo si mise in tasca il foglietto.
«Bene, andiamo allora.»
Il direttore, quando li vide affacciarsi al suo ufficio, subito si alzò e andò loro incontro sorridente.
«Accomodatevi.» Aveva una grande scrivania, come quella che sognava Anna, e anche la stanza era sproporzionata, troppo grande per ricevere poche persone. Aveva bei mobili antichi, ben conservati. È giusto così. In una banca non ci possono essere segni, neppure minimi, di negligenza o di taccagneria. Non è forse il tempio della ricchezza? Il simbolo di questa nostra civiltà moderna? Quando si vedrà della polvere sulla scrivania di un direttore di banca, allora ci si dovrà mettere in guardia, perché vorrà dire che si starà preparando un radicale ribaltamento dell’ordine sociale. Cosa impossibile, però. Perché il denaro resta saldamente il cuore del sistema, e tutte le diagnosi ci dicono che questo cuore scoppia di salute, e batte con una tale regolarità che anche un orologio svizzero, a confronto, ci fa una magra figura.
«Lei, signora Lazzarini» questo era il cognome di Giulia «deve mettere una firma qua sotto.» Dopo i convenevoli di rito si era passati all’affare. «Abbiamo provveduto, secondo le sue istruzioni, a vendere i trecento milioni del suo portafoglio titoli. Dove vuole che mettiamo il ricavato?»
«Desidero aprire un apposito conto corrente per questa operazione, distinto da quello della mia ordinaria attività.»
«Si potrebbe accreditare sull’altro conto personale già funzionante qui da noi.»
«Preferisco un nuovo conto, se la cosa non è di disturbo.»
«Ma che dice? Si figuri…» Prendeva nota della volontà espressa da Giulia, poiché avrebbe poi passato il tutto al vice direttore per compilare i moduli necessari e raccogliere le firme.
«Se non sbaglio, però, lei mi ha parlato di una esigenza liquida di settecento milioni…»
«Esatto. L’avvocato Alfredo Chiarelli, carissimo ed insostituibile amico, mi ha offerto il suo aiuto.» Alfredo stava ad ammirarla, e gli riuscì di accennare ad un piccolo, smorto sorriso. Il direttore restò con lo sguardo su di lui. Segno che era giunto il suo turno di spiccicare qualche parola. Insomma, scoccava l’ora X , e da quel momento in poi non sarebbe potuto tornare più indietro. Dette due colpetti di tosse, prima di parlare.
«Desidero aiutare la signora Lazzarini in questa impresa, della cui bontà sono assolutamente certo. La signora Lazzarini è una professionista nota per la sua prudenza ed una invidiabile dose di oculatezza. Ma queste sono qualità che lei, direttore, conosce meglio di me.» Sembrava alla ricerca di un ulteriore, estremo incoraggiamento, Alfredo.
«Proprio così. Si tratta di un buon affare. L’ho esaminato a fondo, e sono convinto che la signora Giulia non si sbaglia.» Passò al sodo anche Alfredo.
«Penserei di vendere centoventi milioni della mia gestione patrimoniale, realizzare il mio Bot personale di cinquanta milioni, e prelevare il resto di trenta milioni dal conto corrente.» Il direttore aveva già alzato il telefono: «La prego di venire subito nel mio ufficio» disse al suo interlocutore. Poi abbassò e tornò ai due ospiti.
«Farò accreditare il ricavato della vendita dei titoli sul suo conto corrente, avvocato, poi lei farà un unico assegno di duecento milioni a favore della signora Lazzarini, che lo verserà sul nuovo conto corrente. È d’accordo?»
«Certamente.»
«Mancano ancora, però, duecento milioni, per arrivare ai settecento necessari, non è così?»
«E qui tocca a lei, direttore, o meglio alla sua banca.» Era Giulia.
«E noi siamo disposti a mettere a sua disposizione la somma mancante, ossia duecento milioni, accendendo un fido sul nuovo conto corrente. Sempre che anche lei, avvocato, sia d’accordo.»
«È per la firma di garanzia» bisbigliò al suo orecchio Giulia, ma non tanto da non farsi sentire anche dal funzionario.
«Se pensa che la mia firma possa servire…» Era il suo ultimo tentativo disperato.
«Allora non ci sono ostacoli. Siamo d’accordo» concluse il direttore. Si alzò e dall’armadietto con le ante a vetri finemente lavorati, che aveva alle spalle, trasse uno dei tanti moduli che vi erano riposti su più piani. Tornò a sedersi.
«Lo riempia di suo proprio pugno, dottor Chiarelli. Qua in alto metta le sue generalità, compresi il luogo e la data di nascita.» Era un documento strapieno di parole. Tre paginette fitte fitte, in cui ciò che Alfredo provò a leggere gli fece capire che se Giulia si fosse trovata a mal partito, lui non avrebbe avuto possibilità di scampo, e il debito di Giulia con la banca lo avrebbe dovuto saldare lui. Era in fondo a quel cappio composto di parole che lui doveva apporre la sua firma, indirizzo e data.
«Va bene così» disse il direttore, quando Alfredo ebbe finito. Raccolse il foglio per un ulteriore controllo. «Perfetto» concluse. Poi, alzando gli occhi da quel foglio, che ha il nome di fidejussione bancaria, capì che Alfredo aveva bisogno di una spiegazione.
«Vede, la sua firma ci consente di snellire la pratica. In questo modo, io posso mettere subito a disposizione della signora Lazzarini i duecento milioni necessari.»
«Quando lei dice subito, vuol dire ora, in questo momento?»
«Proprio così.» Si compiacque il direttore di aver fatto colpo. Impressionava questa sua facoltà di mettere a disposizione una così discreta cifra in quattro e quattr’otto.
Intanto era venuto quell’impiegato dell’ufficio titoli, al quale il direttore riepilogò le disposizioni di vendita concordate con i suoi due clienti, e fece firmare anche ad Alfredo gli ordini relativi al Bot e alla gestione patrimoniale.
«Ora vi prego di seguirmi» disse alzandosi. «Perché non è ancora finita.» Sorrise, guardando specialmente Alfredo, che sembrava un cane bastonato, e faceva meccanicamente tutto ciò che gli si proponeva.
«Ci sono ancora documenti da firmare, ma questa volta toccherà solo alla signora Lazzarini. Lei, avvocato, ha fatto già tutto ciò che doveva.»
«E no!» intervenne Giulia. «Manca il meglio.» Giulia era rimasta un po’ indietro mentre attraversavano il corridoio.
«Ha ragione.» Si voltò verso di lei, il direttore.
 «E cioè?» domandò Alfredo, che si sentiva straordinariamente confuso.
«L’assegno, no?» disse lei, propinandogli in faccia uno smagliante sorriso.
«L’assegno di che?»
«I duecento milioni che lei ha promesso alla signora, ricorda? La somma che realizzeremo dalla vendita dei suoi titoli sarà accreditata sul suo conto corrente, ma lei dovrà prelevarli con un assegno per darli alla signora Lazzarini.» Il direttore lo aveva detto senza voltarsi. Andava avanti a tutti e due, faceva strada, e ora stava entrando nell’ufficio del suo vice.
«Ah» fece Alfredo, con un po’ di ritardo.
Il vice direttore si alzò in piedi. Si capì che sapeva già tutto. Era un bell’uomo, alto,  sportivo, occhi azzurri. Alfredo si accorse che Giulia gli aveva lanciato subito un’occhiata niente male. Il direttore riepilogò rapidamente.
«Faccia firmare alla signora Lazzarini i moduli relativi alla richiesta di fido di duecento milioni. Questa, invece, è la fidejussione firmata dall’avvocato Chiarelli. L’ufficio titoli sta vendendo una parte del portafoglio. In tutto sarà realizzata la somma di circa cinquecento milioni. Trecento della signora e duecento del signor avvocato. Lei li accrediterà su di un nuovo conto corrente intestato alla signora Lazzarini, sul quale verrà acceso un fido per scoperto in bianco di duecento milioni. In tutto la signora Lazzarini potrà così disporre della cifra totale di settecento milioni. È contenta, signora Lazzarini?» Si voltò verso di lei e la guardò negli occhi, sicuro che le sue parole erano per Giulia luccicanti come l’oro.
«La ringrazio, direttore.»
«È stato un vero piacere servirla.» Salutò anche Alfredo. «Fra pochi minuti sarà libero, avvocato.»
«La ringrazio anch’io, direttore, per l’aiuto che dà alla signora Giulia.»
«Si figuri!» disse il direttore, e in un modo che chiunque avrebbe capito che il merlo preso in gabbia, quel giorno, era Alfredo Chiarelli.

GIULIA #7

Life with Bianca had always been something of an emotional rollercoaster but she had never given him such body blows as Giulia dealt him now.
Seven o’clock arrived and his long tiring day was over. When he opened the office door and set foot in Piazza dell’Arancio, he found it was raining. He remembered he’d seen large dark clouds that morning as he walked to court. Spring was almost over but for many years now, there had been no bright, fine days as once there had been. Spring had become the wettest season. The best months now were January and February when fine days and blue skies sometimes came with the cold weather.
He turned into Via Fillungo, the elegant street that symbolises the Lucchesi, now lit by the bright shop windows. The overhanging roofs create a kind of intimacy and you can gather your thoughts despite being in the midst of the chattering and hubbub. His house was in Via del Moro, just behind the lovely Church of San Michele, with its statue of the archangel high up, keeping watch over the town. He went down Chiasso Barletti, turned right and found himself at his front door. Only he lived at this address, in a house inherited from his family who had owned it for generations. He fumbled in his pocket, found his keys, opened the door, went into the stately hall and began to climb the wide staircase.
A picture of Bianca came into his mind unexpectedly. So many times, just there, at the foot of the stairs, Bianca had jumped into his arms.
“Carry me upstairs, sweetheart,” she would murmur, her arms round his neck and her pretty face turned to his, smiling.
“Bianca, Bianca,” he wanted to say to her, “why did you leave me?”
Her death had been a betrayal. They’d married to be together forever, and forever meant they should’ve lived side by side for the rest of their lives. He climbed the stairs, feeling Bianca’s weight in his empty arms.
“It was you that put Giulia on my trail.”
Outside the door of the flat, he made as if he were putting Bianca down. He felt as if she were really there with him. He opened the door and saw the fine spacious hall, the ceiling with its plasterwork, the gilded mirror and the copper coat pegs and umbrella holder. His children came to greet him.
“Tomorrow I cough up two hundred million.” He avoided looking at them directly.
“Everything OK?” asked Anna who seemed to have caught a glimpse of the shadow of her mother beside him. She stood on tiptoe and stroked his hair. “Do you trust me, dad?”
“Yes I do, a lot.” He depended on her and Anna knew it.
“Then you must relax.” 
“You’re right. I’m going to the bank with Giulia tomorrow. I’m going to sell a part of that investment I told you about.”
“The asset management fund?”
Francesco was there too. They were still standing in the hall but Alfredo indicated that they should all go and sit down in the sitting room.
“It’s making good returns,” Anna said. “You could shed something else.”
“I don’t have much choice.”
“How much do you have in your current account?”
“Fifty million.”
“That’s too much. Take thirty out of that. Twenty million is quite enough to have in cash. You know they don’t pay interest on a current account. You should leave only what you need there.”
Francesco was listening and struggling to follow. “What’s an asset management fund?”
“It’s an investment that pays well,” explained Anna. “You give the bank money and they invest it in a range of good prospects. It’s also almost free and you can realise part of it at any time, if you need to. The money dad needs, for example. And haven’t you set money aside for us?”
“I don’t want to touch that.”
“But you should. We don’t need it. If it would help, use that too.”
This money was tied up in six-month treasury bonds and the interest helped Alfredo to pay their education expenses. Each of these bonds was for twenty-five million and he had another of fifty million in his own name. He had three of them, in other words, paying interest at six-monthly intervals and supplementing the family income. Life had become expensive, partly because of the high rates that citizens had to pay to make up for previous mismanagement.
“Very well. I’ll cash in my bond. It’s not very useful in any case.” He wasn’t happy about it, however.
“All three of them or none at all,” said Anna.
She had to accept that her father would never sell his children’s bonds, however. He loved his children and would never have taken anything that he felt belonged to them.
“Right,” said Anna, summarising. “You take thirty million out of your current account. Fifty from your bond. That makes eighty million. And therefore you take only a hundred and twenty million from the asset fund. OK?”
“OK.” He wanted to smile but couldn’t. He’d never wanted to give Giulia two hundred million lire. That was the truth. And no one could persuade him that what he was doing was perfectly reasonable. 

At five to ten the next morning he was outside the bank and Giulia arrived soon after, looking very elegant. As he stood on the steps waiting for her, he saw her come into the little piazza. There was a spring in her feline step and even at a distance he could see she was smiling her most radiant smile. When a woman’s happy, she’s irresistibly beautiful. And dangerous. At that moment, Alfredo would’ve given her five hundred million lire.
“Here,” she said, “take this.” She’d taken a piece of paper out of her bag.
“What is it?”
“Read it.”
He read it. It was a receipt of sorts. In it, Giulia acknowledged the debt of two hundred million and made her own assets available to him (or what would be left of them) should the venture go awry.
“If things go awry, it’ll be the bank that takes all and not me,” he said. “There was no need for you to do this.”
“Knowing you, I thought you’d feel calmer about it.”
Alfredo put the receipt in his pocket. “Good,” he said. “Now let’s go in.”
When the bank manager saw them looking into his office, he got up and went towards them with a smile. “Please sit down.”
He sat at a large desk, the kind of desk that Anna dreamt about. The room too was large, too big for just a few people, and furnished with good antiques. That’s how it should be, after all. There must be no sign of neglect or stinginess in a bank. It is, after all, the temple of wealth, the symbol of our modern civilisation. The sight of dust on the bank manager’s desk will be a warning that a radical change in the social order is coming. That won’t happen, however, because money is the heart of the system and all the signs show that this heart is perfectly healthy and ticks with a regularity that would put a Swiss watch to shame.
When civilities had been exchanged, the business matters were attended to.
“Signora Lazzarini,” said the bank manager turning to Giulia, “will you sign here at the bottom, please? According to your instructions, we are to arrange to sell the three hundred million in your shares portfolio. Where would you like us to put the proceeds?”
“I’d like you to open another current account for that, a separate one from the one I use for day-to-day purposes.”
“It could be credited to the personal account you already have with us.”
“I prefer a new account, if it’s no trouble.”
“No trouble at all.” He noted Giulia’s instructions. These would be passed to his deputy who would complete the forms and have them signed. “If I’m not mistaken, however, I think you spoke of needing liquid funds of seven hundred million.”
“I did. My dear friend Signor Alfredo Chiarelli has offered to help me.”
Alfredo was watching her in admiration and she gave him a small secret smile. The bank manager looked at Alfredo. It was the signal for him to utter a few words. The moment had come, the point of no return. He cleared his throat twice before he spoke.
“I’d like to help Signora Lazzarini in this enterprise. I’m entirely confident that it’s sound. Signora Lazzarini is well known for her prudence and her enviable capacity for caution. But these are qualities that you’ve seen in her and know better than I do.”
Alfredo seemed to be seeking a word of reassurance.
“Indeed, indeed. It’s a sound business. I’ve looked at it in detail and I’m quite sure she isn’t making a mistake.”
Alfredo turned his mind to business matters. “My idea would be to realise a hundred and twenty million from my asset management fund, sell my treasury bond of fifty million and take the remaining thirty million from my current account.”
The bank manager had already lifted the phone. “Please come to my office at once,” he said. He put the phone down and turned to Alfredo. “We’ll arrange to credit the proceeds of the sale of your securities to your current account, and then you can write a single cheque for two hundred million in favour of Signora Lazzarini who will put it in her new current account. Does that suit you?”
“Certainly.”
“However, two hundred million is still needed to make up the required seven hundred million. Is that not so?”
“This time it’s your turn or rather, the bank’s,” said Giulia.
“The bank is prepared to put the sum required at your disposal, the two hundred million that is to say, by allowing an overdraft in the new account. Provided you, sir, are agreeable.”
“To sign the guarantee,” Giulia whispered in his ear, loudly enough, however, for the bank manager to hear.
“If you think my signature would be of any use…”
    “Good. Then there are no obstacles. We’re agreed,” concluded the bank manager. He got up, opened one of the finely etched glass doors of the cabinet behind him and took out one of the many forms lying on the shelves. He sat down again. “If you would just complete this form, Signor Chiarelli. It’s what we call a bank guarantee. Put your details here at the top, including date and place of birth.”
It was a very wordy document with three sides of small print. As far as Alfredo could make out, there would be no escape for him if things went badly for Giulia, and her debt to the bank would have to be paid by him. He was putting a hangman’s noose round his neck as he put his signature, address and date at the bottom.
“That’s fine,” said the bank manager when Alfredo had finished. He took the document and checked it once more. “Perfect.”
When he looked up from the document, he saw that Alfredo needed some explanation.
“You see, your signature allows us to speed up the procedure. With this, I can transfer the funds to Signora Lazzarini immediately.”
“When you say immediately, do you mean right now?”
“Exactly.” The bank manager beamed, enjoying the impression he was making with his power to make such a large sum of money available so quickly.
Meanwhile, the man from the Securities Office had come into the room. The bank manager ran through the arrangements for selling that had been agreed with his two clients and then asked Alfredo to sign the forms relating to his bond and the asset fund.
“Now I must ask you to follow me,” he said as he stood up, “because we’re not quite finished.” He smiled, especially at Alfredo who was looking dazed and doing everything he was asked to do mechanically. “There are still some documents to be signed but this time by Signora Lazzarini. You’ve done all that’s required of you.”
“Not quite,” interrupted Giulia. As they went down the corridor, she’d hung back a little. “There’s still the best part.”
“Of course,” said the bank manager.
“And what’s that?” asked Alfredo, who was feeling extremely confused.
“The cheque, of course,” Giulia said, looking at him slyly and smiling.
“What cheque?”
“The two hundred million you promised to Signor Lazzarini, remember?” The bank manager spoke without turning round. “The sum we realise from the sale of your securities will be credited to your account but you have to transfer the money to her by cheque.” He was about to go into his deputy’s office.
“Ah,” said Alfredo after a pause.
The deputy manager stood up. It was clear he already knew all about the business. He was a good-looking man, tall and athletic with bright blue eyes. Alfredo noticed that Giulia immediately gave him an appraising glance.
The bank manager quickly summarised matters. “Please get Signora Lazzarini to complete the application forms for an overdraft of two hundred million. This is the bank guarantee signed by Signor Chiarelli. The Securities Office is selling part of his portfolio. The total sum raised will amount to about five hundred million. Three hundred from Signora Lazzarini and two hundred from Signor Chiarelli. This you will put into a new current account in Signora Lazzarini’s name, with an overdraft facility of up to two hundred million. She will thus have access to a total of seven hundred million. Are you happy with that, signora?”
He turned towards her and looked into her eyes, well aware that his words rang in her ears like the sound of gold coins.
“Thank you,” she said.
“I’m happy to have been of service to you.” He also took his leave of Alfredo. “You’ll be free to go in a few minutes, sir.”
“Thank you for all the help you’ve given Signora Lazzarini.”
“Think nothing of it,” said the bank manager in such a way that it was clear he thought Alfredo Chiarelli had been a simpleton.

 


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart