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Giallo: Giulia/A detective story: Giulia (Trad. Helen Askham)#9/24

5 giugno 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

GIULIA #9

«Hai parlato con qualcuno di questa storia?»
«Nemmeno a mia moglie. Quando ho cominciato a capire che Bianca poteva essere stata assassinata, ho preso l’auto e sono corso da te. Mia moglie non sa che sono qui.»
«Allora ti prego di non farne parola con nessuno.»
«Se ti sarà possibile, lasciamene fuori.»
«Tu non parlare con nessuno, ed io vedrò di lasciarti in pace.»
«Cosa conti di fare.»
«Parlerò con Giulia.»
«Pensi anche tu che sia stata lei?»
«Non lo so. Non sono in grado di pensare a niente. Tu non ci crederai, ma io che Bianca avesse un amante non l’ho mai sospettato, da che ci siamo sposati. E nemmeno che Bianca e Giulia si conoscessero.»
«Non doveva essere una relazione che durava da molto tempo.»
«Potrei anche pensare, a questo punto, che Bianca mi abbia tradito con tanti. Lo ha saputo fare così bene… Spero che Anna e Francesco non vengano a saperlo mai. Sarebbe un colpo troppo duro per loro.»
«Da me non verranno certo a saperlo. Soltanto dovrai muoverti con molta cautela, perché queste cose fanno presto a diffondersi. Si verrà a sapere, prima o poi, che qualcuno ha ucciso Bianca e quel suo amante. Hai visto? Che Bianca a Firenze avesse un amante era cosa conosciuta, anche se era riuscita a nasconderlo a noialtri.»
«Quando la gente vuol sparlare, non si riesce proprio a cucirle la bocca.»
«Se ognuno pensasse ai fatti suoi.»
Alfredo aveva l’amarezza nel cuore.
«Allora io torno a Firenze. Non so se ho fatto bene a venire…»
«Hai fatto benissimo, invece. Ma prima di partire, fermati a pranzo. Possiamo andare qui vicino.»
«Meglio che non ci vedano insieme. Sono venuto perché ho pensato che se Bianca è stata uccisa, il colpevole deve pagare. Non può farla franca.»
«Hai pensato bene.»
«Ti raccomando di usare prudenza.»
«Sta’ tranquillo.»
«Non dire neanche ad Anna e Francesco che sono venuto da te.»
«Il nostro incontro resterà una cosa tra noi.»
«E la segretaria? E i tuoi clienti?»
«Non devi preoccuparti. Nessuno di loro ti conosce.»
«Allora, se avrai bisogno di me, fammelo sapere.»
«Spero di chiudere la faccenda senza sollevare clamori.»
«Sarebbe la cosa migliore.»
«Non sarà facile.»
«Ti auguro di riuscirci. Ciao.»
«Ciao, e grazie ancora.»
Uscito Ludovico, Alfredo guardò un’altra volta l’orologio. Non era ancora l’una. Giulia doveva essere sempre in ufficio. Pensò di telefonarle.
«Non prendere impegni, stasera.»
«Non ho impegni. Sono tutta per te.» Era allegra. La faccenda dei settecento milioni, che era stata sistemata in banca alle dieci di quella mattina, le aveva lasciato il buonumore.
«Mi desideri, eh?» Doveva essere rimasta sola in ufficio.
«Tanto tanto» rispose lui, quasi meccanicamente.
«Dove mi porti?»
«Voglio stare solo con te.»
«Me lo immagino che cosa vuoi fare.»
«Vengo a casa tua alle otto.»
«Allora facciamo alle nove. Così avrò il tempo di prepararti qualcosa di speciale. Che cosa dirai ai tuoi figli?»
«Sono grandi, si arrangeranno. Eppoi lo sanno bene cosa ci faccio con te.»
Si mise a ridere, Giulia.
«Sei uno sporcaccione.»
«Non vedo l’ora di essere da te.»
«Non ne puoi più, eh?»
«È così.»
«Allora alle nove» disse Giulia.
«Alle nove, tesoro.» Lei gli rispose mandandogli un bacio. 

Le segretarie se n’erano già andate. Succedeva così, quando lui si tratteneva oltre le dodici e trenta. C’era un’intesa tra loro. Si affacciavano appena appena alla porta per non disturbare. «Ha ancora bisogno di noi, avvocato?» Se lui non aveva bisogno, se ne andavano.
Aveva chiuso l’ufficio e si era avviato verso casa con la testa piena di fragori. Tutto gli passava davanti con immagini che poi gli scoppiavano in faccia, come se, in qualche modo, si materializzassero. Vedeva soprattutto Bianca che faceva all’amore con il suo amante, in una cameretta presa in affitto alla giornata, a Firenze, ma chissà in quanti altri luoghi ancora. Era peggiorata la società, da alcuni anni si aggravava il degrado morale, ed aveva contaminato un po’ tutti. Non si rispettava alcunché, all’infuori del proprio egoismo. Ciò che serviva a se stessi rappresentava il bene. Tutto il resto si poteva anche distruggere. Cosa sarebbe successo ai suoi figli, in una società che contagiava tutti con la sua putredine? Si doveva essere realmente forti per resistere. Ma chi lo era? Non lui, Alfredo, che proprio ora che si sentiva adulto, era diventato un giocattolo in mano a chiunque avesse voluto approfittare di lui.
I figli si accorsero subito che qualcosa non andava.
«Ci sei stato in banca?» Gli stavano attorno.
«Giulia avrà i suoi soldi, e potrà essere soddisfatta di ciò che facciamo per lei.»
«Ma lo facciamo anche per noi! Finita l’università, potrebbe essere quello il mio lavoro. E poi Giulia non ti ha promesso di restituirteli entro la fine dell’anno, i tuoi soldi? E con gli interessi! Non devi proprio preoccuparti, babbo.»
«Non dire quattro se prima non l’hai nel sacco.»
«Che vuoi dire?»
«Niente. È un vecchio proverbio.»
I figli pensarono che la preoccupazione che aveva stampata sul viso discendesse da quella firma di garanzia depositata in banca, di cui non era affatto contento, anche se si erano adoperati per convincerlo del contrario.
In questo modo, ad Alfredo riuscì di mascherare il vero motivo del suo malumore.
Finito di mangiare, telefonò ad una delle sue segretarie.
«Quanti appuntamenti abbiamo oggi, se lo ricorda signorina?»
«Certo. Tre.» E fece i nomi.
«Bene. Aggiunga anche uno dei due clienti che erano in attesa stamani. Senta se può venire e si scusi di nuovo con lui.» Suggerì il nome.
«Lo cercherò immediatamente.»
Si ritirò nello studiolo in attesa dell’ora di rientrare in ufficio. Aveva bisogno di impegnarsi in qualcosa. Prese dei libri a caso, e si mise a sfogliarli. Anna invece, dopo aver pranzato, una volta riordinata la tavola, si sdraiò sul pavimento davanti al televisore. C’era la solita telenovela alla quale era rimasta affezionata. Il padre non riusciva a capire come una ragazza sveglia ed intelligente come lei, prossima a conseguire la laurea in economia e commercio, potesse perdersi in stupidaggini del genere. Stava davanti al televisore e non fiatava. Francesco, al contrario, si era già messo a studiare. Lui ci stava meno davanti al televisore. Gli piacevano soprattutto i documentari sulla natura. Quando c’erano quelli, non ne perdeva uno, perché lo facevano sprofondare, diceva,  laddove non vi è se non una minima traccia dell’uomo.
Chiuso nel suo studiolo, Alfredo questa volta, prima di sedersi, la rigirò verso la parete, la foto della moglie.
«Ora capisco perché ridi sempre. Mi hai fatto cornuto. Guardi le corna che mi hai piantato quassù e ridi, non è così?» Si toccò la testa. «Sono diventato il tuo buffone, eh?, il tuo trastullo. Ti ci fai un sacco di risate con questo sciabigotto, non è vero?» E, piegandosi verso il portaritratto, fece capolino sul viso di lei. «Giulia mi ha abbindolato, è riuscita a succhiarmi quei pochi soldi che avevo. Ma tu… Tu hai fatto peggio! Con che faccia mi potevi guardare quando facevi all’amore con me? Mi sarei aspettato di tutto, ma non che tu dessi questo dolore, questa umiliazione ai nostri figli. Che cosa penseranno di te, se verranno a saperlo? E Giulia, come l’hai conosciuta? Eravate puttane tutt’e due, sì, puttane, puttane, puttane… A Firenze facevate le puttane. Bazzicavate lo stesso bordello, non è vero?» Gli si incrudivano le parole.

 GIULIA #9

“Have you spoken to anyone else about this?”
“Not even my wife. As soon as I began to realise that Bianca must’ve been murdered, I jumped into the car and came straight to you. My wife doesn’t know I’m here.”
“Please don’t say a word about this to anyone.”
“If it’s possible, leave me out of it.”
“I will as long as you don’t speak to anyone about it.”
“What are you proposing to do?”
“I’m going to speak to Giulia.”
“Do you think it was her?”
“I don’t know. I don’t know what to think. You won’t believe it, but I never suspected Bianca had a lover, not after we were married. Or that Bianca and Giulia knew each other.”
“They may not have known each other for very long.”
“And now I could even suppose that Bianca was unfaithful with other men. She used to be good at it. I hope the children never find out. It would be a terrible shock.”
“They’ll certainly never find out from me. But you’ll have to be careful how you act because this sort of thing gets around quickly. It’ll come to light sooner or later that someone murdered Bianca and that lover of hers. Don’t you see? There must be people who knew Bianca had a lover in Florence even though she managed to keep it a secret from the rest of us. When people want to talk, there’s no stopping them.”
“If only they’d just mind their own business.” There was bitterness in Alfredo’s heart.
“I’m going back to Florence now,” said Ludovico. “I don’t know if I did the right thing coming here.”
“You did the right thing, no doubt about it. But stay and have lunch before you go. We can go somewhere nearby.”
“Better that we’re not seen together. I came because I thought, if Bianca was murdered, the person who did it mustn’t get away with it. He or she has got to pay for it.”
“You were right.”
“Be careful.”
“I will. Don’t worry.”
“Don’t say anything to Anna and Francesco about me coming to see you.”
“This’ll be strictly between ourselves.”
“What about the secretary? And your clients?”
“Don’t worry. None of them knows you.”
“Well, if you need me, let me know.”
“I hope the whole business can be sorted out without too much difficulty.”
“That would be best.”
“It won’t be easy.”
“I wish you success. Ciao.”
“Ciao. Thank you again.”
When Ludovico had gone, Alfredo looked at his watch. It wasn’t one o’clock yet and Giulia would still be in her office. He phoned her.
“Don’t make any appointments for this evening,” he told her.
“I won’t. I’m all yours.” She sounded very cheerful. Settling the business of the seven hundred million lire at the bank at 10 o’clock that morning had put her in a good mood. “You’re lusting after me, are you?”
“She must be on her own,” Alfredo thought. “Oh yes,” he said, almost mechanically.
“Where are you taking me?”
“I want to be alone with you.”
“I can imagine why.”
“I’ll come at eight.”
“Let’s make it nine. That way I’ll have time to make you something special. What will you say to your children?”
“They’re grown up and can look after themselves. In any case, they know what we get up to.”
Giulia laughed. “You lecher!”
“I can’t wait to be with you.”
“You’ve waited long enough, is that it?”
“That’s right.”
“See you at nine then.”
“At nine, darling.”
Giulia sent him a kiss in reply. 

The secretaries had already gone. That was what happened when he stayed later than half past twelve. There was an agreement between them. They would open the door slightly and look in, so as not to disturb him. “Do you need us for anything, sir?” they’d ask. If he didn’t, they left.
He closed the office and set off home with his head pounding. Everything was passing in front of him in images that seemed to explode in his face, as if they had somehow become real. Most of all he saw Bianca making love in a bedroom rented by the day, in Florence and goodness knows where else besides. Standards had fallen over the years and there had been a moral decline that infected everyone to some extent. People took no notice of anything but their own selfishness. What suited them was the sole good. Anything else could go to hang. Was that what would happen to his own children, in a society that spread its vileness over everyone? You had to be truly strong to resist. But who had that kind of strength? Not him. He’d thought of himself as an adult but he’d become a plaything in the hands of anyone who wanted to take advantage of him.
His children noticed at once that something was wrong.
“Did you go to the bank?” they asked, standing beside him.
“Giulia will have her money and she can be well satisfied with what we’ve done for her.”
“But we did it for us as well,” said Anna. “When I’ve finished university, it could be my career. In any case, hasn’t Giulia promised to pay you back by the end of the year? With interest too! You really mustn’t worry, dad.”
“Don’t say four till you have it in the bag.”
“What do you mean?”
“Nothing. It’s an old proverb.”
His children thought the worried look on his face was due to the guarantee he’d signed and which was now deposited in the bank. They supposed he was unhappy about that and tried to cheer him up. Alfredo was thus able to hide the true reason for his black mood.
When he’d had lunch, he phoned one of his secretaries. “Can you remember how many appointments I have this afternoon?”
“Certainly. Three.” She gave him the names.
“Good. Add one of the two clients who were kept waiting this morning. Find out if he can come and apologise for me again.” He gave her the name.
“I’ll phone him at once.”
Alfredo went into his study to wait until it was time to go back to the office. He needed to be busy. He took down some books at random and flicked through the pages. Anna, meanwhile, had cleared the table and was stretched out on the floor in front of the television. She was watching her favourite soap as usual. Her father couldn’t understand how a girl like Anna – bright, clever and soon to get a degree in economics and business – could be so absorbed by such nonsense. She lay there in front of the TV, scarcely breathing. Francesco, on the other hand, had already gone back to his books. He watched television less often than she did but he enjoyed nature documentaries. He never missed any of them because, he said, they carried him away to places where there was almost no trace of mankind.
Before he sat down, Alfredo turned his wife’s photo to the wall.
“Now I understand why you’re always laughing. You made a cuckold of me. You look at me and you see a cuckold and that makes you laugh, doesn’t it.” He tapped his head. “I’m your jester, your buffoon, something to amuse you. Well, you’ll find plenty to laugh at in this fool.” Then bending forward, he lifted the photo slightly and looked at her. “Giulia has duped me. She’s managed to get her hands on almost all the money I have. But you… you were worse. How did you have the gall to look at me when we were making love? I could’ve expected anything but not that you’d give our children this pain, this shame. What will they think if they ever find out? How did you know Giulia? You were sluts both of you, sluts, sluts, sluts. In Florence you were sluts. And you went to the same brothels.”


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart