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Giallo: Le tre sorelle/A detective story: The Three Sisters (Trad. Helen Askham) #11/14

25 Luglio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Le tre sorelle #11

Tornati in città, verso la fine della mattinata dovettero accorrere in piazza San Michele, dove un corteo di studenti, che manifestava contro una delle tante riforme proposte per la scuola, era degenerato. Si erano introdotti degli agitatori, riuscendo a provocare un agente delle forze dell’ordine, che aveva reagito dapprima con delle manganellate. Gli agitatori avevano risposto e un altro agente aveva estratto la pistola sparando dei colpi in aria. La folla era intervenuta a sostegno degli studenti e contro la polizia. Tutto stava degenerando. La polizia era considerata alleata stretta dei governanti e per questo non era più benvoluta. Renzi dette ordine che il corteo continuasse a sfilare e fece allontanare i poliziotti. Fu una decisione saggia, che presto riportò la quiete. Qualcuno tra la folla apprezzò e glielo disse apertamente.
«Lei è in gamba, commissario. Dovrebbero mandarla al governo, al posto di quelli che ci sono ora, che ci affamano e ci raccontano un sacco di bugie.»
«Sono responsabilità troppo grosse da portare sulle mie spalle.»
«Lei porterebbe anche una montagna.»
«Sì, sì» disse, allontanandosi. Jacopetti gli camminava a fianco. All’altezza del Bar Casali videro il direttore di banca che si avvicinava, con il quale Renzi scambiava spesso quattro chiacchiere.
«L’ho ammirata, sa, commissario. È stata una soluzione di buon senso. Lo dico sempre, che con il buon senso si risolverebbero tutti i guai del nostro Paese.»
«Bastasse, ma non è così. È l’interesse personale che guasta ogni cosa.»
«Siamo diventati sempre di più egoisti. Più si allarga la miseria e più cresce l’egoismo. Pensavo che dovesse accadere all’incontrario, che la miseria, cioè, spingesse alla solidarietà. Lei ci capisce più niente, commissario?»
«La miseria ci riduce a bestie, ecco perché si diventa egoisti.» Era Jacopetti.
«Gli uomini arrivano anche a superare le bestie, se è per questo. In banca, me lo lasci dire, ne vedo di cotte e di crude. Ci si arriva a scannare tra padre e figlio per dividersi quattro soldi. Perché vede, di soldi, qui in Italia ne sono rimasti giusto pochi spiccioli. Il grosso ha fatto fagotto e ha preso la strada dei paesi ricchi, dove l’economia è stabile e soprattutto sono stabili i governi.»
«Ne avremo anche troppa di stabilità.»
«A cosa allude, commissario?»
«Non mi faccia parlare.»
«Allora parlo io, se permette. Lei allude a quest’aria di regime che si respira. Al fatto che dovunque, sui giornali e alla televisione, si dice continuamente che tutto va bene, e che il nostro Paese gode all’estero di prestigio e si apprezzano gli sforzi fatti dal governo per risanare le finanze. È così?»
«Io sto ad ascoltarla.»
«Sì, è così. Parlo io per lei, commissario.» Era Jacopetti. «La gente non ce la fa più a sopportare. Tira la cinghia, fa ogni sorta di sacrificio, ma che non le si permetta più di parlare liberamente e che le si mentisca, questo non va. Si ribella, e fa bene.»
«In banca, non si lavora più come un tempo. Non c’è più soddisfazione, quando il denaro, che prima era un fiume in piena, ora scorre come un piccolo rivo di montagna. E come succede in banca, è in ogni altra attività produttiva. Ci stiamo prosciugando, altro che risanare le finanze. Qui, nel nostro Paese, sparisce la ricchezza, e le aziende migrano all’estero, dove ci sono meno tasse e meno legacci, e così il lavoro, anziché agli italiani, lo procurano agli stranieri. I nostri imprenditori se ne vanno via, commissario, lasciano il Paese, vanno ad arricchire altri popoli, e ci lasciano qui a piangere.»
«Non durerà» disse Jacopetti.
«Durerà, durerà, purtroppo.»
«Abbia fede nel popolo.» Con sorpresa di Renzi, era ancora Jacopetti.
«Il popolo lo si può addomesticare. È già successo.»
«Questa volta non succederà, non è d’accordo anche lei, commissario?»
«Tu, Jacopetti, parli troppo. Hai la chiacchiera.»
«Io dico ciò che pensa anche lei. Non dobbiamo nasconderci. Siamo uomini, mica bestie.»
«Già» fece Renzi. 

Trovarono il cadavere di Vanessa sotterrato nel bosco. Per la verità lo trovò la cavalla Stella, uscita con Basilio. Ad un tratto si arrestò. Che c’è?, fece Basilio. La cavalla non voleva ripartire. Con il muso fiutava sul terreno, in un punto. Basilio scese. S’accorse che la terra era stata smossa. Accidenti, esclamò, intuendo che cosa poteva essere accaduto. Risalì e spronò la cavalla, rimettendola sulla strada del ritorno. Presa una vanga, ritornò sul posto. Telefonò al commissario.
«È lei» disse l’ingegnere, che fu tra i primi ad accorrere.
«Bisognerà avvisare il fratello. È un incarico che ti prendi tu, Jacopetti.»
«Quel poveretto aveva ragione. Se lo sentiva che qualcosa di grave era accaduto alla sorella. Ci penserò io, commissario.»
Il Dott. Gerardo Nolledi, illustre geologo lucchese, tra i massimi esperti di regimentazione delle acque, in una sua conferenza alla quale ebbi il piacere di partecipare, il 16 marzo 1997, presso l’Istituto Storico Lucchese, dal titolo: “La sistemazione idraulica della pianura di Lucca dall’Ottocento ai giorni nostri”, sostenne questa curiosa ed interessante tesi, e cioè che il carattere mite, moderato, dei lucchesi, deriva dalla ricchezza di acque, che sempre hanno avuto in abbondanza nel lungo arco della loro storia, sia del Serchio che dei numerosi altri corsi: dell’Ozzeri innanzitutto, del Rogio e di molti canali.
Si deve riconoscere che qualche influenza il Serchio l’ha davvero avuta, giacché i lucchesi hanno sempre dovuto impiegare le loro doti di equilibrio per conquistarsi e mantenersi il quieto vivere. È certo, tuttavia, che le acque, soprattutto quelle del Serchio, hanno procurato ai lucchesi più di un grattacapo, con le numerose inondazioni che devastarono le sue fertili campagne. Il 18 novembre 1812 ce ne fu una memorabile. La principessa Elisa Baciocchi, sorella di Buonaparte, quel giorno dovette far rientro a Lucca in barca, per via dell’esondazione del Serchio. Poiché le porte della città erano state chiuse, e sigillate con sacchetti, fu issata sopra le mura con delle gru per consentirle di tornare al suo palazzo.
Questo effetto delle acque di mitigare l’animo, di dare ristoro e pace, dovevano procurarlo anche al giovane Basilio, poiché si raccontava al bar che nei giorni immediatamente seguenti al ritrovamento del cadavere di Vanessa, fu visto galoppare su Stella lungo l’argine del fiume, in località “Le cateratte[1]”. Arrestata la cavalla, scendeva e giungeva a piedi fino alla riva. Qui lasciava libera Stella e si sedeva a contemplare lo scorrere del fiume.
Al commissario Renzi questa notizia interessò molto.
«Non sarà proprio lui l’assassino?» disse Jacopetti.
«Ricordati che ha scoperto il cadavere.»
«Potrebbe essere un trabocchetto ben congegnato.»
Il giorno dopo il ritrovamento di Vanessa, di primo mattino, il fratello capitò al commissariato. Fu accompagnato a identificare il cadavere e riconobbe la sorella.
Tornarono al commissariato.
«Vuole vedere com’era bella?» disse. Tirò fuori da una tasca la foto della sorella e la mostrò. Fu Jacopetti a ricordarsi di averla già vista, quel giorno che era stata con l’ingegnere al mercatino dell’antiquariato.
«Me la ricordo, eccome. Era una bella donna, non c’è dubbio.»
«Attirava gli uomini come mosche.»
«Lo credo bene.»
«Era buona. È un male, nell’ambiente che frequentava.»
«Dovremo trattenere il cadavere per qualche tempo. Occorrerà fare l’autopsia, lei comprenderà…» Era il commissario.
«Tornerò a Milano. Mi avvertirà lei quando sarà il momento di riportare a casa il corpo della mia povera sorella. Naturalmente, resto a sua disposizione, se avrà bisogno di me.»
Il mattino di martedì 29 agosto, mentre scendeva le scale del commissariato, Renzi mise male il piede su di uno scalino e rotolò fino al pianerottolo sottostante. Accorse il piantone a soccorrerlo. Grondava sangue dalla fronte. Si ebbe paura che gli fosse accaduto qualcosa di più grave. Fu portato di corsa all’ospedale, dove gli riscontrarono una lacerazione alla tempia, che ricucirono, ed un piccolo ematoma all’altezza dello zigomo, proprio appena sopra il ricciolo dei grandi baffi. Fecero ulteriori accertamenti, che non evidenziarono niente di particolare. Lo trattennero fino al tardo pomeriggio, quando fu lui a chiedere di ritornare a casa.
Maria gliene disse di tutti i colori.
«Ma chi te li ha fatti quei piedi che sembrano barche. Non c’è scalino che possa contenerli.»
«Ero mai caduto prima? Zitta, piattolona, e ringrazia il cielo che non mi sia rotto l’osso del collo.»
A vederlo conciato così, sapendo però che stava bene, i figli Manuela e Alberto non ce la facevano a trattenersi.
«Con quei cerotti e quel bozzo in faccia, sembri proprio un bel prosciutto, babbo. Per fortuna che non ti sei fatto male davvero.»
«Te lo ricordi, com’era conciato Alberto, quando ebbe quell’incidente con la macchina nuova[2]?» Era Manuela.
«Me lo ricordo sì. Dovrebbe accendere un cero alla Madonna tutti i giorni.»
«Ci andremo insieme ad accendere il cero alla Madonna, visto che anche tu te la sei cavata per il rotto della cuffia. Con il tuo peso, babbo, potevi romperti il femore. Va là, che ci devi avere anche te un Santo in paradiso.»
Stava sdraiato sulla poltrona del salotto. I figli, dopo qualche salamelecco, lo lasciavano solo. Ci pensava Maria a fargli compagnia, ma non per molto, poiché Renzi si lamentava per il dolore, e Maria non aveva voglia di starlo a sentire.
«Voi uomini siete tutti dei fioni. Basta uno sgraffio, e la fate lunga come se vi avessero tagliato una gamba. Ma che saranno mai cinque punti.» Glieli avevano dati alla fronte.
Telefonò Jacopetti per domandare se poteva fare un salto con Esterina.
«Spero di non dare fastidio, ma anche Esterina è rimasta turbata, e dice che se non vede coi propri occhi, non si tranquillizza.»
«Sto bene, diglielo, a tua moglie. Venite pure, vi aspetto.»
Dopo cena, eccoli suonare il campanello.
«Davvero è tutto a posto, Maria? Non mi dici bugie?» domandò Esterina, entrando per prima.
«Vai in salotto e vedi da te. Quello, non l’ammazza nemmeno il diavolo. Ha sette spiriti come i gatti.»
«Ah, mi sento più sollevata» disse, vedendo il commissario, che fece l’atto di alzarsi dalla poltrona.
«Resti seduto, per carità. È stato un vero miracolo che non si sia rotto qualche osso.»
Esterina si accomodò sul divano, dove andò a sedersi anche Maria. Jacopetti si sedette sull’altra poltrona, vicino al commissario. Manuela e Alberto stavano uscendo. Vennero a salutare.
«Avete visto che cosa è successo a vostro padre?» disse Esterina.
«Invece di rompersi lui, s’è rotto lo scalino» disse ridendo Manuela.
«Scherza, scherza, Manuela, ma ci ha messo riparo qualche anima buona, perché, pesante com’è vostro padre, poteva rompersi una spalla, se non di peggio.»
«Invece sono vivo e vegeto, se Dio vuole. Su, figlioli, lo spettacolo è finito. Andate e lasciatemi in pace.» Era gonfio sul viso e pareva davvero un prosciutto.
«Domani» disse Jacopetti «resti a casa. Ci penserò io a sbrigare le cose più urgenti.»
«No, no, domani sarò al mio posto. Sto bene, ti dico. Un po’ indolenzito nel corpo, ma domani sarà tutta un’altra faccenda.»
«Vedrai, come dormirai stanotte» disse Maria. «Oh, ma se ti lamenti troppo, io vado a dormire in camera di Manuela, e ti lascio solo.»
«E lo lasceresti davvero solo?» domandò meravigliata Esterina.
«Ma non lo capisci, che fa tanto per scherzare. Mica è senza cuore. Non è vero, Maria?» Era Jacopetti.
«Se lo meriterebbe, per tutti i dispetti che mi fa. Eppoi, ha la testa dura come un macigno. Non gli farebbe male restare a casa domani. Non prende quasi mai le ferie, e ora che si è fatto male, avrebbe il dovere di riguardarsi un po’. Non è un giovanotto, e certe cadute, a una certa età…»
«Non sono vecchio. Guardati per te. Domani sarò come nuovo. Ti dispiacerebbe, però, se crepassi, eh?»
«Ma non è per me, stupidone; lo dico per i figli, che hanno ancora bisogno del padre. Quando saranno sposati, potrai andartene dove vuoi, anche al Creatore. Una donna sa vivere senza il marito, anzi, vive meglio, non è così, Esterina?»
«Gli uomini ci sono di peso, è vero.»
«Eccole che si mettono d’accordo, Jacopetti. In guardia, che queste due ci stanno scavando la fossa.»
Jacopetti fece le corna.
«Io, al mondo ci sto proprio volentieri, e deve venire il diavolo in persona a prendermi.»
«Hai detto bene, il diavolo, perché te, solo il diavolo ti vuole.» Era Esterina.
«Senti chi parla. Te, sei peggio del diavolo. In confronto a te, il diavolo è una pecora. Se lo ricorda, commissario, il discorso sulle donne? Con le donne, il diavolo si è impossessato del mondo, e ora le donne, gabbato il diavolo, hanno preso il comando, e il diavolo deve solo subire, poveretto.»
«Domani, Jacopetti, so già quel che si deve fare. Di primo mattino andiamo a suonare la sveglia all’ingegnere. Quello ha ammazzato l’amante, e bisogna spremerlo perché confessi.»
«Ma di che amante parlate?» Era Esterina.
«Come!? Non te ne ha parlato tuo marito? Hanno un caso avvincente per le mani. Una donna è stata trovata morta alla periferia di Lucca, vicino a Montuolo. L’assassino l’aveva sotterrata nel bosco. Era una bella donna, una di quelle che si possono permettere solo i ricchi.»
«Fortunati loro.» Era Jacopetti, che tirò un sospiro.
«Bada, eh» fece Esterina, che aggiunse «No, non me ne ha parlato. Lui, da un po’ di tempo con me ci parla poco. Ci parla solo quando mi chiede certe cose, mi capisci, Maria?»
«E tu negagliele, come faccio io, quando mi manca di riguardo. Noi siamo le loro mogli, e devono trattarci come tali. Bene, voglio dire.»
«Lasciale discorrere, Jacopetti. Queste hanno preso il via, e non le ferma più nessuno. Te, non credi che l’ingegnere sia l’assassino?»
«È una delle nostre ipotesi. La signora Vanessa voleva impedirgli la relazione con le sorelle Trimonti, e così lui l’ha fatta fuori.»
«La relazione con chi?»
«È un mandrillo, l’ingegnere. Non gli bastava un’amante, e l’ha sostituita con tre sorelle. Mica scemo.»
«Proprio sorelle sorelle?» fece Esterina, che non credeva alle sue orecchie.
«Se le portava a letto una dopo l’altra, cara mogliettina. Non faceva come me, che devo mangiare sempre la stessa minestra.»
«È anche troppo. Accontentati.»
«Brava Esterina. I nostri mariti, se non avessero noi, non saprebbero chi andare a cercare, per levarsi certi capricci. Noi si basta e avanza.»
«Lascia che s’illudano, Jacopetti. Dopo la televisione, hanno solo le illusioni a consolarle.»
«Non ci consoleremmo con le illusioni, se ci voleste un po’ più di bene. Noi siamo solo dei parafulmini per voi uomini.»
«Via che si scherzava» disse Jacopetti. «Queste qui, stasera, ci prendono troppo sul serio, e si bevono tutte le nostre fandonie.»
«Ci rammendano i calzini. Ricordi, Jacopetti, quello che si disse quando si andò a pescare a Borgo a Mozzano[3]? Anche solo per questo meritano la nostra riconoscenza.»
«Amen» fece Maria.
«Amen» rispose Renzi.

[1] Qui anticamente l’Ozzeri s’immetteva nel Serchio. Le cateratte furono fatte costruire dall’architetto lucchese Lorenzo Nottolini per evitare che, in occasione di inondazioni, le acque del Serchio rigurgitassero nell’Ozzeri, provocando gli allagamenti delle pianure.
[2] Episodio narrato nel giallo “I coniugi Materazzo”.
[3] Episodio narrato nel giallo “Giulia”.

The Three Sisters #11

Back in Lucca, they had to hurry to Piazza San Michele towards noon. Students were demonstrating against one of the many proposed school reforms and the march had become disorderly. Activists had mixed with the students and succeeded in provoking a police officer to use his baton. The activists had responded and another officer had taken out his gun and fired shots into the air. The crowd were supporting the students against the police and the situation was deteriorating. The police were regarded as siding with the government and were no longer popular. Renzi gave orders for the march to be allowed to continue and sent the police officers away. It was a wise decision that quickly restored calm. Some of the people there appreciated what he had done and told him so.
    “You know what you’re about, superintendent. They should send you into the government instead of the people who’re there at the moment. They just leave us to starve and tell us a pack of lies.”
    “Too much responsibility for the likes of me.”
    “You could do a lot.”
    “OK, OK,” said Renzi as he walked away, Jacopetti by his side.
    As they passed the Bar Casali, they saw the bank manager that Renzi often chatted to. He was coming towards them.
    “Good work, superintendent. Common sense solved the problem. I always say common sense would solve all the country’s problems.”
    “If only it was enough but it’s not. Self-interest ruins everything.”
    “We’ve become more and more selfish. The more poverty there is, the greater the selfishness. I thought it would be different. I thought poverty would give us solidarity. Do you understand what’s going on these days, superintendent?”
    “Poverty reduces us to beasts,” said Jacopetti. “That’s why we become selfish.”        
“Men are becoming worse than beasts if that’s the case. I see all types at the bank, let me tell you. We’re reaching the point where father and son will be at each other’s throats over a handful of small change. That’s because there’s not much small change left in Italy. And that’s because big businesses have packed up and gone off to rich countries where the economy is stable and, in particular, the governments are stable.”
    “We’ll soon have too much stability.”
    “What are you suggesting, superintendent?”
    “I’ve said enough.”
    “Then I’ll say it, if I may. You’re referring to the whiff of dictatorship in the air. To the fact that everywhere, in the papers and on TV, people are constantly telling us everything’s fine and Italy enjoys prestige abroad, and applauding the government’s efforts to restore the financial situation. That’s it, isn’t it?”
    “I’m listening.”
    “Yes, that’s it,” said Jacopetti. “I’ll speak for you, sir. People have had enough. They tighten their belts and make all kinds of sacrifices but when they’re not allowed to speak freely and people tell them lies, that won’t do. They rebel and they’re right.”
    “Working in the bank isn’t what it used to be. There’s no satisfaction any more. Money used to flow like a river in spate but now it’s down to a trickle. And if it’s like that in the bank, it’s the same in every other kind of business. Money’s drying up and we’re not sorting out the financial situation at all. Wealth is disappearing in this country and businesses are going abroad where there are fewer taxes and less red tape. But that way they provide work for foreigners, not Italians. Our entrepreneurs are leaving, superintendent, they’re leaving Italy to make other countries rich and leaving us here to weep.”
    “It won’t last,” said Jacopetti.
    “Unfortunately, it will.”
    “Trust the people,” said Jacopetti to Renzi’s surprise.
    “You can manipulate the people. It’s happened before.”
    “It won’t happen this time. Don’t you agree, sir?”
    “Jacopetti, you talk too much. You’re a blether.”
    “I’m saying what you think yourself, sir. We mustn’t go into hiding. We’re men, not beasts.”
    “Sure,” said Renzi. 

    They found Vanessa’s body buried in the woods. It was the horse Stella who found it, in fact, when Basilio was out with her. She suddenly pulled up and Basilio said, “What’s the matter?” The horse refused to go on and stood sniffing the ground. Basilio dismounted and saw that the earth had recently been disturbed. He guessed what had happened and swore out loud. He got back on to the horse, gave her a kick and set off back home. He found a spade and went back to the spot. He then phoned Renzi.
    “It’s her,” said Lambertini who was one of the first there.
    “We’ll have to let her brother know. That’s a job for you, Jacopetti.”
    “That poor man was right. He knew something had happened to his sister. I’ll speak to him, sir.”
    At a conference held by the History Society of Lucca on the 16th of March 1997 (which I had the pleasure of attending), Dr Gerardo Nolledi, the renowned Lucchese geologist and an expert in water control, gave a talk entitled “The organisation of water on the Lucca plain from the 19th century to the present day”. He presented the curious and interesting theory that the mild, moderate character of the Lucchesi was formed by the abundance of water on the plain throughout their long history, from the River Serchio, the Ozzeri, the Rogio and all the many canals.
    Indeed, the Serchio must have had some influence on the Lucchesi since they have always had to use their common sense to achieve and maintain their quiet way of life. It is also the case that these waterways, especially the Serchio, caused the Lucchesi a great deal of worry with frequent floods ruining the fertile countryside. One memorable example of such flooding took place on the 18th of November 1812 when Princess Elisa Baciocchi, sister of Napoleon, had to make her way to Lucca in a boat. Because the gates had been closed and stuffed with sacking, she was hoisted on to the Walls by crane so she could get back to her palazzo.
    Basilio must have discovered this influence of water on the soul and its power to give relief and peace of mind because people in the bar said they’d seen him galloping along the riverbank on Stella, at the Cateratte[1], on the days immediately after the discovery of Vanessa’s body. There he would get off the horse and go down to the riverbank on foot, leaving Stella to roam while he sat and watched the water flowing by.
    Renzi was very interested when he heard this.
    “Could he be the killer?” asked Jacopetti.
    “He discovered the body don’t forget.”
    “That could’ve been a trick.”
    Vanessa’s brother appeared at the police station early in the morning the day after she was found. He was taken to identify the body and he then returned to the station.
    “Would you like to see how beautiful she was?”
    He took a photograph of his sister from his pocket and showed it to them. It was Jacopetti who remembered they’d seen her, the day she’d been at the antiques market with Lambertini.
    “I remember her. Of course. She was beautiful, no doubt about it.”
    “She attracted men like flies.”
    “I’m sure.”
    “She was good. That’s a bad thing in the circles she moved in.”
    “We’ll have to keep the body for a while,” said Renzi. “There has to be a post-mortem. You understand…”
    “I’m going back to Milan. Let me know when I can take my poor sister’s body away. I’ll be available, of course, if you need me.”
    As Renzi was climbing the stairs in the police station in the morning on Tuesday the 29th of August, he missed a step and tumbled down on to the landing. An orderly ran to help him. Blood was pouring from his forehead and he was rushed to the hospital in case something serious had happened. There they found a cut on his temple, which they stitched, and a bruise on his cheekbone, just above the curl of his moustache. Other checks were done but nothing untoward was found. They kept him there until late afternoon when Renzi asked if he could go home.
    Maria had a lot to say about it. “Who was it gave you those feet? They’re enormous. There aren’t stairs big enough for them.”
    “Have I ever fallen before? Stop making such a fuss, woman, and thank the Lord I didn’t break my neck.”
    Seeing him in such a state but knowing he was all right, his children Manuela and Alberto couldn’t resist teasing him.
    “With those plasters and that bump, your face looks just like a big ham, dad. It’s lucky you didn’t really hurt yourself.”
    “Do you remember what a mess Alberto was in when he had that accident with the new car[2]?”
    “I remember. He should be lighting a candle to the Virgin Mary every day.”
    “We’ll go and light a candle since you’ve had such a near miss, too. With your weight, dad, you could have broken your leg. Hey, you must have a saint in heaven too.”
    He was stretched out on his armchair in the sitting room. The children made a few more facetious remarks and then left him alone. Maria kept him company for a while but not for long because Renzi was complaining about the pain and she had no wish to stay and listen to him.
    “You men are such babies. Just one little scratch and you go on and on as if they’d cut your leg off. You’ll always have a scar where the five stitches are, though.”
    Jacopetti phoned to ask if he and Esterina could come and visit.
    “I hope it won’t be a bother but Esterina’s upset and says her mind won’t be at rest until she’s seen you for herself.”
    “I’m fine. Tell her that but come anyway. I’ll be expecting you.”
    After dinner, the bell rang.
    Esterina came in first. “Is everything really all right, Maria?” she asked. “You’re not keeping anything from me, are you?”
    “Go into the sitting room and see for yourself. The devil himself couldn’t do away with him. He’s got nine lives.”
    “Now I feel better,” said Esterina when she saw Renzi. He was starting to get up from his chair. “Don’t get up, for goodness’ sake. It’s a miracle you didn’t break any bones.”
    Esterina sat down on the couch and Maria did the same. Jacopetti sat down in the other armchair, near Renzi. Manuela and Alberto were going out and came into the room to say hello to the visitors.
    “Have you seen what’s happened to your father?” asked Esterina.
    “Instead of breaking a bone, he broke the stairs,” said Manuela, laughing.
    “You can joke about it, Manuela, but some good soul was looking after him. Your father’s a big man and could’ve broken his shoulder or worse.”
    “But in fact I’m alive and well, thank God. Off you go, you two, the show’s over. Run away and leave me in peace.”
    His face was swollen and did indeed look like a ham.
    “Stay at home tomorrow,” said Jacopetti. “I’ll make sure the most urgent things get done.”
    “No, no. I’ll be there tomorrow. I’m fine, honestly. A few aches and pains but tomorrow they’ll be gone.”
    “Let’s see how you sleep tonight,” said Maria. “Oh and by the way, if you moan and groan too much, I’ll go and sleep in Manuela’s room and leave you to it.”
    “Would you really leave him on his own?” Esterina asked in astonishment.
    “You don’t understand,” said Jacopetti. “She’s just joking. She’s not heartless, no way. Isn’t that right, Maria?”
    “He’d deserve it if I did, for all the trouble he gives me, and he’s stubborn with it. It wouldn’t do him any harm to have a day off tomorrow. He almost never takes holidays and now he’s hurt himself, he should look after himself a bit. He’s not a young man and at his age, a fall…”
    “I’m not old. You speak for yourself. By tomorrow I’ll be good as new. But would you mind if I snuffed it?”
    “Not for myself, idiot. I’m talking about the children. They still need a father. Once they’re married, you can go where you like, to your Maker if you want. A woman can live without a husband. Even better. Don’t you think so, Esterina?”
    “Men are a burden, that’s for sure.”
    “Just look at the pair of them getting their heads together,” said Renzi. “We’d better watch out. They’re digging our graves.”
    “I like life,” said Jacopetti. “The devil himself will have to come and get me.”
    “You’re right about that,” said Esterina, “since only the devil would have you.”
    “Listen to who’s talking. You’re worse than the devil. The devil’s a lamb compared with you. Remember what they say about women, sir? The devil got possession of the world through a woman and now he’s been diddled out of it because women have taken over and the poor old devil just has to put up with it.”
    “I know what we have to do tomorrow, Jacopetti. Very first thing we go and wake Lambertini up. He killed her and we need to get a confession out of him.”
    “Who are you talking about?” asked Esterina.
    “You mean to say Jacopetti hasn’t told you?” said Maria. “It’s an interesting case. A woman’s been found dead outside Lucca, near Montuolo. The murderer buried her in the woods. She was a beautiful woman, the kind that only consorts with rich men.”
    “Lucky them,” said Jacopetti with a sigh.
    “Careful,” said Esterina, warningly. “No, he hasn’t told me about it. Lately he doesn’t talk to me very much. He talks when he’s after something. Know what I mean, Maria?”
    “And you tell him no, as I do, when there’s no respect. We’re their wives and they have to treat us as such. Treat us well, I mean.”
    “Let them rattle on, Jacopetti. Once they start, no one can stop them. Don’t you think Lambertini did it?”
    “It’s one of our theories. Vanessa wanted to stop him having this relationship with the Trimonti sisters and so he did away with her.”
    “Relationship with who?” asked Esterina.
    “He’s a randy piece of work this Lambertini. One woman wasn’t enough for him and he replaced Vanessa with the three of them. He’s not daft.”
    “Actual sisters?” asked Esterina. “I can’t believe my ears.”
    “He took them to bed one after the other, my dear. Not like me. I have to make do with the same one all the time.”
    “Lucky you. Be thankful.”
    “You’re right, Esterina. If those husbands of ours didn’t have us, they wouldn’t know where to go to satisfy their little needs.”
    “Just let them go on kidding themselves, Jacopetti. Apart from the TV, they’ve only got their illusions to comfort them.”
    “We wouldn’t need to comfort ourselves with illusions if you loved us a bit more. We’re just your safety valves.”
    “Go on, he was joking,” said Jacopetti. “These women are taking us too seriously this evening. They’re falling for all our nonsense.”
    “They keep us right. Jacopetti, do you remember what they said when we went fishing in Borgo a Mozzano[3]? They deserve our gratitude just for that.”
    “Amen to that,” said Maria. 
    “Amen indeed,” replied Renzi.

[1] This is where the Ozzeri used to flow into the Serchio. The sluice-gates were installed by the Lucchese architect, Lorenzo Nottolini. At times of high water, they prevented the water of the Serchio from running back into the Ozzeri and flooding the flat land.
[2] Recounted in I coniugi Materazzo
[3] See the detective novel Giulia

 


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart