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Giallo: Le tre sorelle/A detective story: The Three Sisters (Trad. Helen Askham) #4/14

18 luglio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Le tre sorelle #4

Una sera – era già passata una settimana dall’arrivo del nuovo padrone – toccava a Ilde il turno di servire a tavola e di sparecchiare. Aveva cucinato Carlotta, che aspettava la sorella per rientrare insieme a casa. Non si fidava a lasciarla sola, come invece faceva quando si trattava di Virginia. Ilde era spiccicata sua madre, e prima o poi ne avrebbe combinata una grossa, lo sentiva. Si capiva che piaceva al padrone. Il quale, quando Ilde ebbe sparecchiato e finito le pulizie della casa, a sorpresa, chiese proprio a Carlotta di restare.
«Tu Ilde, va’ pure. Carlotta, resta qua un momento che vorrei farti due parole.»
«A me?»
«Sì, proprio a te.»
Ilde se la rise sotto i baffi, anche se non li aveva.
«Di che vuole parlarmi?»
«Non dirmi che hai paura di me…»
«Perché dovrei aver paura? Mica è un mostro.»
«Allora siediti qua. Tu Ilde, torna a casa, su, che Carlotta mica ha bisogno dell’angelo custode.»
«No, che non ne ha bisogno» disse Ilde, allontanandosi. «Ma stia attento lei, piuttosto, ingegnere, perché se mia sorella la morde, la uccide. Ciao, Carlotta, me ne vado.»
«Aspetta» disse lei, invece. Poi, voltandosi verso Vittorio: «Se ha da dirmi qualcosa, me lo dica ora, in presenza di mia sorella.»
«Se la metti così, vai pure anche te. Non ho più niente da dirti.»
«Contento lei… Buonanotte, ingegnere.»
«Buonanotte.»
Fuori, Ilde non ce la fece a trattenersi.
«Quel figlio d’un cane. È te che vuole. Lo hai sentito? Per fortuna che Vanessa era già salita di sopra. Altrimenti lo sai che sfuriata. Quel libertino fa la posta a te. Fa la posta a te, Carlotta. Stasera sai che risate, quando lo saprà Basilio.»
«E invece non lo saprà; guai se apri bocca. Basilio sarebbe capace di scatenare un putiferio. In fin dei conti, non mi ha mica toccata.»
«Se restavi, altro che toccata, bella mia. E il tuo damo raccoglieva le briciole, stanotte.»
«Bada a come parli. Il mio damo mi rispetta.»
«Non mi dire che s’accontenta dei baci. Io non ci credo.»
«Credi pure quel che ti pare, ma lascia in pace il mio fidanzato.»
«Son finiti i tempi belli anche per lui, con il nuovo padrone che ti dà la caccia.»
«Come fai ad esserne così sicura? E se invece voleva parlarmi di cose serie?»
«Quello ti dà la caccia, mia cara sorellina, e a tutto avrei pensato fuorché si mettesse in testa di conquistare una femmina come te.»
«E perché, che cosa ho io di diverso?»
«Per carità, mica ti volevo offendere.»
«Eh no, sentiamo cos’hai da dire.»
«Sei te che me lo hai chiesto. Sei un po’ frigidina per un uomo, ecco. Un uomo vuole la donna calda, da scaldargli bene le lenzuola e…»
«E cosa?»
«Va là che m’intendi. Lo sai meglio di me, te che ci hai il fidanzato.»
«Guarda che ti do uno schiaffo.»
«E io dico tutto a Basilio.»
Chiacchierando in questo modo erano arrivate a casa.
«Mi raccomando. Non dire niente a nessuno. A nessuno, hai capito?»
«A nessuno, cara sorellina; sarà un nostro segreto.»
Entrarono, e Basilio, come faceva sempre, le squadrò da capo a piedi, e le guardò negli occhi, perché non si fidava.

Vanessa, sebbene conoscesse la sua parte di amante provvisoria, legata ai capricci di Vittorio, si era accorta dei corteggiamenti che questi faceva alle tre ragazze, e specialmente a Carlotta, e non ci stava. Per quella vanità che si accompagna alla bellezza, non ammetteva che la si potesse amare, e pensare contemporaneamente ad un’altra donna. Così una mattina, mentre facevano colazione, e di là in cucina stava Virginia a sfaccendare, si decise a parlarne con Vittorio.
«Mi ami, Vittorio?»
«Lo vedi bene che ti amo. Non sei contenta di me?»
«Sì, lo sono.»
«E allora, di che ti preoccupi, piccina mia?» Le diede un buffetto sulla guancia.
«Ho paura.»
«Paura?»
«Che ti stanchi di me.»
«Tu mi fai impazzire. Quando sto con te, scordo ogni cosa. Che cosa vuoi di più da un uomo?»
«Mi trovi troppo vecchia?»
«Ma che dici!»
«Mi trovi tanto più vecchia di Virginia?»
«Di chi?»
«Di Virginia. C’è una sola Virginia di cui si può parlare, ed è la ragazza che sta in cucina.»
«Ma è ancora un’adolescente!»
«Lo dici tu!»
«Non ti mettere in testa certe cose.»
«Sono tre belle ragazze.»
«Sì, lo ammetto.»
«E Ilde ti corteggia. Me ne sono accorta dal modo come ti guarda. Quella verrebbe a letto con te anche subito.»
«Ma il mio letto è già occupato.»
Vanessa non si accontentò.
«Ti piaccio più di Ilde?»
«Certo. Di Ilde, di Virginia, e di…»
«Anche di Carlotta?»
«Sicuro, anche di Carlotta.»
La sera prima, Vanessa aveva visto la scena dal pianerottolo. Era uscita di camera per chiamare Vittorio, e aveva assistito alla conversazione. Non le ci era voluto molto per capire.
Dopo colazione, salirono a cambiarsi. Avevano in programma di fare un salto in città. Si teneva il mercatino dell’antiquariato del terzo sabato del mese. Vittorio era un appassionato, e qualche volta aveva indovinato l’acquisto. Lo interessavano quadri, vecchie stampe, libri, e anche del mobilio per la casa di Milano, ed ora per la villa. Vanessa andava volentieri, perché pensava che se avesse trovato qualcosa di suo gusto, Vittorio gliel’avrebbe acquistata.
Quando furono pronti, avvertirono Virginia, la quale, non appena usciti, salì le scale per riordinare le camere.
Il mercatino dell’antiquariato si snoda in modo pittoresco dalla piazzetta di San Giusto fino a piazza Antelminelli, di fianco al Duomo, passando da via del Battistero e via San Donnino da un lato, e da via San Giovanni dall’altro. È sempre affollato, in ogni stagione, e soprattutto d’estate, quando le giornate sono più lunghe. Ai banchetti sostano tutti: giovani e vecchi, uomini e donne. È un cicaleggio. Vittorio sperava di scovarvi qualche capolavoro nascosto, come era già accaduto a qualcuno più fortunato.
Vi si trovava anche il commissario Luciano Renzi, insieme con Jacopetti. Sostavano sui gradini di palazzo Gigli, dove ha la propria sede centrale la Cassa di Risparmio di Lucca.
Notarono Vanessa, anzi la notò Jacopetti.
«Guardi che schianto, commissario.»
«Dev’essere una nuova.»
«Non ci sarebbe sfuggita, altrimenti.»
«È davvero un bel pezzo di femmina. Lui, lo conosci?»
«È di sicuro gente di passaggio.»
«Ha l’aria di un signorone del Nord. Che dici, Jacopetti, quella sarà la moglie o l’amante?» Si arricciolò i baffi.
«L’amante, commissario. Ci scommetterei lo stipendio.»
«Non ti allargare troppo. Che direbbe Esterina, se tornassi a casa senza paga alla fine del mese?»
«Una donna così non può essere una moglie.»
Renzi e Jacopetti la seguirono con lo sguardo, finché non entrò in via del Battistero, e non si perse tra la folla.
Vittorio si fermava quasi a tutti i banchi, toccava, domandava.
Trovò una consolle di fine ottocento, e pensò che stesse bene alla villa. Vanessa fu d’accordo. Il venditore promise che l’avrebbe recapitata il giorno dopo.
In piazza Antelminelli c’era più confusione. Ciò nonostante, Vittorio riuscì a scorgere Ilde. Stava con un giovanotto. Anche Ilde lo vide e fece subito una carezza al suo accompagnatore; e si strinse a lui come una gatta che fa le fusa. Il giovanotto, più alto di lei, si chinò a baciarla. A Ilde brillarono gli occhi. Vittorio se ne accorse. Vanessa non si accorse di nulla, invece, intenta com’era ad osservare della chincaglieria.
«Quello è il Duomo» le disse Vittorio. «Mi piacerebbe visitarlo.»
«Non ora.» Vanessa aveva in mente di acquistare qualcosa per sé, ma Vittorio non aveva perso di vista Ilde, che si dirigeva con l’amico proprio verso il Duomo. Gli stava appiccicata addosso. Si voltò per un attimo.
«Su andiamo» disse Vittorio, sollecitando Vanessa. «È un’occasione. Chissà se ne avremo un’altra.»
«Non ne ho voglia.»
Vittorio fu sgarbato con lei. La strattonò.
«Mi devi fare contento» disse.
Contro voglia Vanessa si decise a seguirlo. Furono sotto le arcate. Vanessa si fermò ad ammirare le colonne scolpite e le sculture che raffigurano i mesi dell’anno, ma Vittorio scalpitava.
«Entriamo. Sono curioso di vedere come è fatto dentro.»
«Ma anche qui è bello» disse lei.
«Entriamo, entriamo.»
Ilde era ferma davanti alla cappellina del Volto Santo, il crocifisso dei lucchesi. Vanessa la vide. Capì, ma non poté farci nulla. Vittorio si avvicinò e la salutò. Ilde presentò il giovanotto.
«C’era mai stato qui, ingegnere?»
«Ci metto piede per la prima volta. È molto bello. E questo sarebbe il famoso Volto Santo? Non lo immaginavo così nero.»
«Dovrebbe vederlo in occasione della festa di Santa Croce, il 14 settembre, quando gli mettono la corona in testa. È coperto di così tanto oro che sembra un re.»
«È infatti chiamato “il re dei lucchesi”» disse il giovanotto.
«È troppo nero» disse Vanessa, che non riusciva più a spiccicare una parola. «Quegli occhi mi fanno paura.»
«Sono gli occhi di Dio.» Dicendo queste parole, Ilde alzò lo sguardo verso Vanessa, che era un po’ più alta di lei.
«Brrr» fece Vittorio. «Allora è meglio allontanarsi, sennò quello scende e ci fa scontare i nostri peccati.»
«Io non lo temo» disse pronta Ilde. «E lei, ingegnere?»
«Uhm… Preferisco non rispondere.»
«Tutti abbiamo qualcosa da temere. Nessuno è santo su questa Terra» commentò Vanessa.
Il giovanotto era rimasto imbambolato a guardarla.
«Sarebbe un inferno se qui, davanti al crocifisso, si potessero vedere i peccati di ciascuno di noi» disse. «Sono convinto che le donne hanno più peccati di noi uomini.»
«Ben detto» fece Vittorio.
«Noi donne siamo succube degli uomini. La responsabilità dei nostri peccati non è nostra, ma vostra.» Vanessa corrispose allo sguardo del giovane.
Ilde se ne accorse:
«Invece, il migliore di tutti è l’ingegnere. Se il Volto Santo volesse parlare, ci farebbe proprio una sorpresa.»
«Se parlasse, sarebbe più di una sorpresa. Sarebbe un miracolo!» disse Vittorio, soddisfatto della battuta.
«Lei non cambi discorso, ingegnere.»
«Ti spaventeresti, Ilde. Chiedi a Vanessa che razza di uomo sono.»
«È un incallito peccatore» rispose lei.
«Un peccatore che fa felici le donne, però» ribatté Vittorio.
«Questo lo dici tu!»
«Non sei contenta di me?»
«Mi hai trascinata qui, mentre io volevo stare fuori.»
Questo bastò a Ilde. Si congedò e si diresse verso l’altare. Stava ancora appiccicata al giovanotto, ma non era più affettuosa come prima. Vanessa stette a guardarli, e avrebbe pagato chissà che cosa per conoscere ciò che passava per la mente della ragazza.

 The Three Sisters #4

 One evening – a week had passed since the new owner’s arrival – it was Ilde’s turn to serve dinner and clear the table. Carlotta had done the cooking and was waiting for her sister so they could go home together. She trusted Virginia to be left on her own but not Ilde. Ilde was just like her mother and Carlotta felt she was bound to get herself into trouble sooner or later. It was clear the boss found her attractive. But when Ilde had finished tidying up it was, surprisingly, Carlotta that he asked to stay behind.
“You can go, Ilde. Carlotta, can you wait for a moment? I want to have a word with you.”
“Me, sir?”
“Yes, you.”
Ilde smiled to herself.
“What is it you want to talk to me about?”
“Don’t tell me you’re afraid of me…”
“Of course not. Why should I be? You’re not a monster.”
“OK, sit down here. Off you go home, Ilde. Carlotta doesn’t need a guardian angel.”
“That’s true,” said Ilde on her way out. “But you be careful, sir, because when my sister bites, it’s fatal. Ciao, Carlotta. I’m off.”
“No, wait,” said Carlotta. She turned to Vittorio. “If you’ve got something to say to me, say it now, with my sister here.”
“If that’s the case, you can go too. I don’t have anything to say to you.”
“Please yourself. Goodnight, sir.”
“Goodnight.”
Once outside, Ilde couldn’t contain herself. “What a bastard! It’s you he wants. Did you hear him? Just as well Vanessa had gone upstairs. Otherwise you know how mad she’d have been. That randy old man is after you. You, Carlotta! What a laugh we’ll have this evening when Basilio gets to hear about this.”
“He’s not going to. Don’t you dare say a word. Basilio would cause a terrible row. After all, he didn’t even touch me.”
“It would’ve been more than touching if you’d stayed. Your boyfriend would’ve got the leftovers tonight.”
“Watch your mouth. Sauro respects me.”
“Don’t tell me he’s satisfied with kissing. I won’t believe you.”
“Believe what you like but leave him out of it.”
“Well, the good times are over for him now the new boss is after you.”
“Are you so sure? Maybe he wanted to talk to me about something serious.”
“He’s after you, Carlotta, you know he is. The last thing I thought was that he’d take it into his head to go after a woman like you.”
“Why do you say that? What’s so different about me?”
“Gracious, I didn’t mean to offend you.”
“O.K., but tell me what you mean.”
“You asked, remember. It’s just that you’re a bit frigid for a man. A man wants his woman to be hot, to warm his bed and…”
“And what?”
“Go on, you know what I mean. You know better than I do. You’re the one that’s engaged.”
“Watch it or I’ll give you a slap.”
“Then I’ll tell Basilio everything.”
Chatting like this, they arrived at the house.
“Remember. Not a word to anyone. No one, understand?”
“No one. It’ll be our secret.”
They went in and Basilio, as always, looked them up and down and straight in the eye because he didn’t trust them.

Although Vanessa understood her role as temporary lover, she couldn’t be indifferent to Vittorio’s vagaries. She noticed how he flirted with the three girls, especially Carlotta, and she didn’t like it. With the vanity that goes with beauty, she couldn’t accept that he could love her and think of another woman at the same time. At breakfast-time, therefore, while Virginia was busy in the kitchen, she decided to speak to Vittorio about it.
“Do you love me, Vittorio?”
“You know very well I love you. Aren’t you happy with me?”
“Yes, I am.”
“Well then, what’s worrying you, little one?” He flicked her cheek.
“I’m afraid.”
“Afraid? What of?”
“That you’re getting tired of me.”
“I’m crazy about you. When I’m with you I forget everything else. What more do you want of a man?”
“Am I too old for you?”
“What are you saying?”
“Much older than Virginia?”
“Who?”
“Virginia. There’s only one Virginia we know and that’s the one in the kitchen.”
“But she’s just a girl!”
“So you say!”
“Don’t put such things into your head.”
“They’re all attractive girls.”
“Of course they are.”
“And Ilde flirts with you. I’ve seen the way she looks at you. She’d get into to bed with you at once.”
“But my bed’s already occupied.”
Vanessa wasn’t satisfied. “Do you like me better than Ilde?”
“Of course I do. Better than Ilde, better than Virginia, better than…”
“Better than Carlotta?”
“Yes, better than Carlotta.”
Vanessa had seen everything from the landing the evening before. She had come out of the bedroom to call to Vittorio and had overheard the conversation. It hadn’t taken much for her to understand what was going on.
After breakfast they went upstairs to get dressed. Their plan that day was to go into Lucca where there was an antique market every third Saturday of the month. Vittorio was interested in antiques and had made some shrewd purchases. He liked buying pictures, old prints, books and furniture for his house in Milan, and now for the villa. Vanessa was happy to go because she knew Vittorio would buy her anything she took a fancy to.
When they were ready, they told Virginia they were going out and as soon as they’d gone, she went upstairs to tidy the bedrooms.
The antique market goes from little Piazza San Giusto to Piazza Antelminelli at the side of the cathedral, along Via del Battistero and Via San Donnino on one side, and along Via San Giovanni on the other. It’s picturesque and always crowded, whatever the time of year, but especially in the summer when the days are longer. Everyone stops at the stalls – old and young, men and women. There’s a constant babble of voices. Vittorio was hoping to stumble on a hidden masterpiece as other, luckier people had done.
Detective-Superintendent Luciano Renzi was there too, with Jacopetti. They were standing on the steps of Palazzo Gigli, the main branch of the Lucca Savings Bank.
They noticed Vanessa, or rather, Jacopetti did.
“A smasher, sir.”
“She must be new here.”
“Otherwise you’d have noticed her before.”
“She’s certainly a fine-looking woman. What about the man? Do you know who he is?”
“Someone passing through I should think.”
“Looks like some rich guy from the north. What do you think? Wife or lover?” He tweaked his moustache.
“Lover, sir. I’d bet my salary on it.”
“Don’t overdo it. What would Esterina say if you went home at the end of the month without any money?”
“A woman like that isn’t a wife.”
Renzi and Jacopetti watched her until she went into Via del Battistero and disappeared into the crowd.
Vittorio stopped at almost every stall, handling things and asking questions. He found a late nineteenth-century console table that he thought would look right in the villa and Vanessa agreed. The dealer promised to deliver it the following day.
It was more crowded in Piazza Antelminelli. Despite this, Vittorio caught sight of Ilde. She was with a young man. When she saw Vittorio, she touched the young man and snuggled up to him like a purring cat. The young man was taller than she was and bent to kiss her. Ilde’s eyes were shining. Vittorio could see that. Vanessa, however, saw nothing, intent as she was on examining some trinkets.
“That’s the cathedral,” Vittorio said to her. “I’d like to go in and have a look.”
“Not now.” Vanessa wanted to buy something for herself but Vittorio still had his eye on Ilde who was clinging to her companion and leading him towards the cathedral. She looked back for a moment.
“Come on,” urged Vittorio. “It’s our chance to see it. I don’t know when we’ll get another.”
“I don’t want to.”
Vittorio was annoyed. He pulled her arm. “You must, to please me,” he said.
Vanessa went with him unwillingly. When they were under the arches, she stopped to look at the carved pillars and the reliefs showing the months of the year, but Vittorio was impatient.
“Let’s go in. I want to see what it’s like inside.”
“It’s lovely here.”
“Come on, let’s go in.”
Ilde was standing in front of the little chapel containing the Volto Santo, the crucifix of the people of Lucca. Vanessa saw her and realised what was going on but there was nothing she could do about it. Vittorio went up to Ilde and said hello. She introduced the young man.
“Have you been here before, sir?”
“It’s the first time I’ve set foot in it. It’s lovely. This must be the famous Volto Santo. I hadn’t imagined it so dark.”
“You should see it on the feast day of the Holy Cross when they put a crown on its head. It’s covered with so much gold it looks like a king.”
“In fact it’s called the king of the Lucchesi,” said the young man.
“It’s too dark,” said Vanessa, speaking with difficulty. “Those eyes frighten me.”
“They’re the eyes of God.” Ilde looked up at Vanessa as she spoke.
Vittorio pretended to shudder. “In that case,” he said, “we’d better be off before He comes down from the cross and makes us pay for our sins.”
“I’m not afraid of Him,” said Ilde pertly. “Are you, sir?”
“Hmm. I prefer not to answer that.”
“We all have something to fear,” said Vanessa. “There are no saints on this earth.”
The young man was looking at her, fascinated.
“It would be a terrible thing if our sins could be seen, right here in front of the cross,” he said. He paused for a moment then added, “I think women sin more than men do.”
“Well said,” agreed Vittorio.
“Women have to submit to men,” Vanessa said. “We’re not responsible for our sins. You men are.”
Ilde saw her returning the young man’s gaze. “And my boss is the worst of the lot,” she said. “If the Volto Santo spoke, He’d give us all a surprise.”
“If He spoke it’d be more than a surprise – it’d be a miracle,” said Vittorio, pleased with his little joke.
“Don’t change the subject, sir.”
“You’d be frightened, Ilde. Ask Vanessa what kind of man I am.”
“He’s hardened sinner.”
“But a sinner that makes women happy,” retorted Vittorio.
“You think so?”
“Aren’t you happy with me?”
“You dragged me in here when I wanted to stay outside.”
Ilde had heard enough. She said goodbye and went towards the altar. She was still clinging to the young man but not as affectionately as before. Vanessa watched her go. She would have given anything to know what was going through the girl’s mind.

 


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart