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Giallo: Lo sconosciuto/A detective story: Unidentified Body (Trad. Helen Askham) #10/12

12 luglio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Lo sconosciuto #10

La mattina di lunedì non poterono pensare al caso che avevano tra le mani, perché una telefonata avvertì il commissario che in piazza San Michele si era radunata una folla di dimostranti, e si paventavano disordini. Ancora una volta il governo ne aveva inventata una delle sue, e metteva sul popolo una nuova tassa.
I dimostranti minacciavano di occupare la Prefettura. Il corteo da piazza San Michele si era diretto là, e sotto il balcone di palazzo Ducale si lanciavano slogan contro il governo. I rappresentanti locali dell’opposizione avevano tentato di cavalcare a loro vantaggio la protesta, ma la gente era stufa anche di loro, e dei politicanti tutti, e appena uno si avvicinava, doveva intervenire la polizia per evitare il peggio. Quando capitarono Renzi e Jacopetti, gli animi erano al culmine della esasperazione.
«Si ricorda, commissario, quando spararono proprio qui vicino, al teatro del Giglio, a quel giovane deputato[1]? La folla si inferocì e dilagò nelle strade, seminando il panico. Speriamo che non accada la stessa cosa.»
«Tieni gli occhi ben aperti, Jacopetti. Quando ci sono manifestazioni come questa, c’è sempre qualche sobillatore che ne approfitta.»
«Temo per il Prefetto.»
«Vai a controllare che al portone ci siano poliziotti a sufficienza; sennò provvedi a rafforzare lo schieramento.»
La folla urlava che non ne poteva più di sopportare, e che gli ultimi provvedimenti del governo avevano fatto traboccare il vaso. C’era chi minacciava di sparare contro le finestre del palazzo.
Poi, a poco a poco, la rabbia sbollì.
Jacopetti ritornò accanto a Renzi.
«Tutto a posto?» domandò il commissario.
«Tutto sotto controllo.»
«Però non hanno torto, quei disgraziati.»
«Se è per questo, anche noi siamo disgraziati, perché siamo come loro» puntualizzò Jacopetti.
«Sai perché non hanno torto? Perché al governo sono andati uomini che non sanno governare. Vedi, nella società, perché le cose vadano nella direzione giusta, occorre sempre fare una cosa semplicissima, Jacopetti, e sai qual è?»
«È lei che sa tutto, mica io. Io sono… come mi disse l’altro giorno?»
«Un bravo ragazzo.»
«Se lo ricorda, eh?»
«Certo, l’ho stampato nella zucca.»
«Sentiamo. Qual è la sua ricetta?»
«È l’uovo di Colombo.»
«Mi sa che in giro ci sono tante uova di Colombo. Quello suo, è sicuro che sia l’uovo giusto?»
«Come due e due fanno quattro. Ad ogni posto, nella società, deve andare chi è all’altezza di svolgere quella funzione. Un sindacalista, ad esempio, non potrà mai dirigere una fabbrica, perché combinerebbe solo guai. Il suo ruolo è di fare in modo che nella fabbrica non vengano compiute ingiustizie a carico del lavoratore e che il padrone non si accaparri tutto il guadagno solo per sé e la sua fabbrica. Il lavoro dell’operaio, infatti, contribuisce alla sua ricchezza, e il sindacalista deve riuscire a quantificare il valore di questo contributo. Guai, ad esempio, se un lavoratore si mettesse in testa di dare lezioni di imprenditorialità ad un padrone. Farebbe un danno non solo all’azienda, ma anche a se stesso. La medesima cosa vale per il governo. Se ai vari ministeri si mettono esclusivamente dei politicanti, che non hanno mai nella vita esercitato un lavoro, si potrà ottenere, forse, che il livello della mediazione politica risulti molto elevato tra i partiti, ma che beneficio ne trae lo sviluppo economico di un Paese?»
«Che beneficio ne trae?»
«Nessuno, Jacopetti. Si immobilizza il Paese e si estende la miseria.»
«È come se lei, commissario, la mettessero a dirigere una famiglia e a fare i conti con la spesa di tutti i giorni.»
«Hai fatto centro, Jacopetti. Il commissario lo so far bene, non è cosi?»
«Certo, come lei non c’è nessuno.»
«E invece, a casa non riuscirei a far quadrare i conti alla fine del mese, come invece riesce a Maria. E Maria non sarebbe in grado di fare il commissario di polizia bene quanto me.»
«Lo stesso dicasi per Esterina, che non ha nulla da invidiare a Maria, nel mandare avanti una casa.»
«E tu non hai niente da invidiare a me nello sperperare le risorse di una casa.»
«Questo non è vero, e non è vero nemmeno per lei, commissario, me lo lasci dire. Non sapremo amministrare la paga per farla bastare fino alla fine del mese, però non siamo degli sciuponi. Non ce lo meritiamo.»
«Le nostre donne possono andare fiere di noi.»
La manifestazione si stava sciogliendo.
«È andato tutto bene, commissario. Ce ne possiamo ritornare al commissariato.»
«E invece no. Poiché i nostri informatori non sono stati capaci di dirci niente sull’omicidio, perché non ci facciamo noi un giretto in città? Ho voglia di pescare qualcuno di quei trafficoni e torchiarli un’altra volta.»
Ne aveva interrogati alcuni, senza però ottenere risultati. Sostenevano che loro con l’omicidio di Oreste Ciglioni non c’entravano un bel niente, e spiattellavano uno dietro l’altro alibi su alibi, ad ogni trabocchetto del commissario. Anzi, loro non sapevano nemmeno che Oreste fosse morto. Era sparito dal giro, questo sì, dopo che aveva fatto lo sgarbo, e lo cercavano, continuavano a cercarlo, poiché tra di loro nessuno aveva avuto conferma che fosse stato ucciso per mano dell’organizzazione. Lo giuro, diceva ognuno che era stato interrogato.
Renzi si fermò ad un bar, dove sostavano alcuni di questi figuri. Appena lo videro, cercarono di svignarsela.
«Avete la coscienza sporca?» disse lui.
«Macché. È che lei ci perseguita. Quante volte glielo dobbiamo dire che con la morte di Oreste noi non c’entriamo. Lo vuol capire o no che è stata una sorpresa anche per noi? L’avremmo voluto ammazzare noi, questo non glielo possiamo nascondere, ma qualcuno ci ha preceduto, e ci ha rubato il mestiere. Giacché, sembra proprio la firma di un delitto dei nostri, quello. Ma non siamo stati noi. Se ha delle prove, eccoci qui, ci ammanetti e ci porti in carcere. Ma ci vogliono delle prove, non delle macchinazioni.»
«Hai la lingua sciolta, stamani.»
«Così le ho già detto tutto, e può lasciarmi in pace.»
«Perché? Devi andare a fare qualche rifornimento? Aspetti una partita e non hai tempo da perdere con me?»
«Come ha indovinato? Accidenti, ma lei è un fenomeno. Con lei non ce la possiamo fare proprio.»
«Fatti pescare con le mani nel sacco, e poi vedrai dove finisci. Ma mica a fare una villeggiatura, come pensi. A te, ti faccio riservare un carcere di quelli che so io, e dopo la prima notte, rimpiangi di essere venuto al mondo.»
«Lei con le mani nel sacco non mi ci può prendere, perché io con la droga non c’entro. Glielo lascio intendere, perché lei è convinto così, e allora chi la smuove. Quando si mette in testa una cosa, lei è testardo più di un mulo, e quindi io che mi ribello a fare? Dica pure che sono un trafficante, uno spacciatore, dica quello che più le piace, e io lo sarò. Anche il presidente della repubblica sono, se questo le fa piacere. Anche una bella donna. Quale le piace di più?»
«Guarda che se insisti, ti faccio fare una brutta fine.»
«Sentite? Lo sentite anche voi? Mi minaccia. Il commissario minaccia un galantuomo, un libero cittadino. Eh, voi della polizia ce l’avete questo delirio di onnipotenza… ma i tempi cambieranno.»
«Li cambi tu?»
«Ha visto stamani quanta gente in piazza. Prima o poi si girerà la frittata, e dalla parte sua ci sarà solo odore di bruciato.»
«Quelli come te devono sparire dalla faccia della Terra.»
«Come è sparito Oreste, eh? E chi mi dice allora che non siete stati voi della polizia? Vi è morto tra le mani e avete inscenato una morte finta, per far cadere i sospetti su altri, magari su di un povero diavolo come me. Ecco, sì, Oreste Ciglioni è morto nelle mani della polizia, che lo stava interrogando perché spifferasse i suoi traffici e il nome dei suoi capi. Un colpo dato male e quello è morto. Allora gli si è sparato una bella pallottola nella nuca, e poi lo si è bruciato per deviare le indagini. Lei, commissario, lo sa bene chi è l’assassino, e sa che non può trovarlo tra di noi. Qui perde tempo. Lo cerchi al commissariato, l’assassino. O magari è proprio lei. Che ne dite, compagni, non potrebbe essere il commissario che ha fatto fuori il nostro Oreste?» Si levò un coro di sì.
«Ci rivedremo presto, e ci sarà poco da ridere.»
«Noi si ride sempre, quando si vede la polizia. Siete dei comici nati, e non lo sapete.»
«Resta a disposizione. Voglio che tu venga con me per l’identificazione del cadavere.»
«Io?! E perché cerca proprio me?»
«Voglio darti l’occasione di finire in galera.»
«Ma com’è possibile identificare un cadavere carbonizzato? Lei mi tende una trappola, commissario, e io non ci verrò.»
«Ci verrai, ci verrai. Ti manderò a prendere. Vedi di non squagliartela o saranno guai seri.»
«Lei ce l’ha con me. Si è messo in testa che io sia un delinquente. Ma dovrà ricredersi, commissario. Dovrà ricredersi.»
«Sei nato per la galera, tu, e così i tuoi compari, e prima o poi vi prendo con le mani nel sacco.»
«Lo avete sentito anche voi? Il commissario ci accusa senza avere delle prove. Sono tutti così, quelli della polizia. Se uno non è un signore, se non ha i soldi, è un delinquente. Loro lo dividono così il mondo. I ricchi rispettabili e sempre onesti, e i poveri, che sono sempre della feccia. Bel modo di esercitare la giustizia. Noi siamo meglio di voi poliziotti, caro commissario. Noi non giudichiamo la gente sulla base di pregiudizi. La giudichiamo sui fatti. Anche la polizia dovrebbe attenersi ai fatti, e non alle chiacchiere.»
«Chetati, e vedi di non squagliartela. Ti farò sapere il giorno e l’ora. Guarda di non mancare, o sarà peggio per te.»
«Ho capito, ho capito, mica sono sordo. Ci verrò.»
«Così va bene. Saluto la compagnia.»
Il commissario uscì, seguito da Jacopetti.
«Che tipacci» disse quest’ultimo.
«Non sono stati loro, secondo me.»
«Non si lasci ingannare. Sono furbi come la volpe. Sono stati loro. Ostentano sicurezza perché non ci sono prove sicure sull’ora e il giorno del delitto. Ha sentito il medico legale? Ci può essere lo scarto almeno di 24 ore, ma anche di 36. E perciò loro sanno che lei ha pochi assi nella manica. Lo hanno assassinato a dovere: due volte, perché quando non si riesce a mettere in carcere il colpevole, la vittima muore sempre due volte.»
«Ci vorrebbe un miracolo. Che qualcuno si decidesse a parlare…»
«E perché dovrebbe farlo, visto che ormai sono sicuri dell’impunità?»
«È vero anche questo. E allora?»
«Siamo in un vicolo cieco, commissario.»
«Proprio in un vicolo cieco, no. Intanto la signora Valeria ha identificato il cadavere, e questo è già un bel passo avanti. Poter dare nome e cognome alla vittima, restringe il nostro campo di azione, anche se questo non significa che riusciremo a trovare l’assassino.»
«O gli assassini, non dimentichi le modalità dell’omicidio. Non può essere stata una sola persona.»
«Giusto anche questo.»
Il giovane incontrato al bar, con il quale Renzi aveva avuto un’accesa discussione, si chiamava Mariano. Lo intravidero che, evidentemente uscito dal locale in tutta fretta, attraversava via Fillungo per andare chissà dove.
«Quello si è già messo in azione. Sta macchinando qualcosa in vista del riconoscimento del cadavere, ne sono sicuro, commissario.»
«Se sono stati loro, sono troppo furbi. Sono spietati e furbi.»
«Sarà molto difficile incastrarli.»
«Sappiamo che qui a Lucca c’è un importante centro di smistamento della droga, eppure non riusciamo a identificare i capi. Sempre i pesci piccoli riusciamo a prendere, mai uno che conti. Sai che facciamo, Jacopetti? Lo preleviamo ora, quel Mariano, prima che ingarbugli i fatti.»
«Lo seguiamo, allora?»
«Prendiamo per via Sant’Andrea.» Non riuscirono a trovarlo.
La mattina dopo, però, erano decisi a procedere per l’identificazione. Mariano si fece trovare puntuale all’appuntamento. Fu caricato in macchina.
«Dopo mi lascerà in pace, commissario?»
«Ti lascerò in pace solo quando sarai in galera.»
«E dài che ricomincia. Allora non lo vuol capire che io sono un bravo ragazzo.»
«Se sei un bravo ragazzo tu, io sono la Madonna.» Gli scappò detto, e siccome era ridicolo il paragone, Mariano si fece una grossa risata. Stava per ridere anche Jacopetti.
«Guarda di non mancare di rispetto al commissario.»
«Allora gli dica di lasciare in pace la Madonna. La Madonna la lasci a noi poveri diavoli, che ne abbiamo bisogno per salvarci dalle vostre ingiustizie.»
«Se ricominci, qua non ci sono testimoni, e ti do uno schiaffo.» Era il commissario.
«Lo so che ci riempite di botte quando non vi vede nessuno, ma badi a non lasciarmi addosso i lividi, altrimenti la denuncio e in galera ci finisce lei.»
Appena vide il cadavere, gli lanciò appena un’occhiata e disse, fingendo di voltare la testa altrove per il ribrezzo: «È lui, commissario, non ci sono dubbi.»
«Come fai ad esserne così sicuro?»
«Allora che mi ci ha portato a fare, se non si fida? Dico che è lui e basta. Quella è la sua altezza, quella è la sua testa. È chiaro che, se uno vuole, può anche sostenere che si tratti di un’altra persona, magari di un barbone, per via che è ridotto piuttosto male, poveraccio, ma io non ho dubbi, e se la mia parola vale qualcosa, dichiaro che si tratta di Oreste Ciglioni.»
Il commissario non sembrava convinto e insisteva, ma non ci fu nulla da fare. Mariano non si mosse di una virgola dalla sua perentoria dichiarazione. Lo riaccompagnarono in città.
«Spero che le sia stato utile, commissario, e che si ricordi di questo favore che le ho fatto il giorno che mi vorrà portare in carcere da innocente.»
«Sparisci» rispose Renzi, e Mariano scomparve infilandosi in una delle stradette della città.
«La sua testimonianza non mi convince. Che ne pensi, Jacopetti?»
«Non doveva nemmeno chiamarlo ad identificare il cadavere. È gente abituata a mentire.»
«Sai che cosa temo?»
«Lo so.»
«Ah sì? Sentiamo, allora.»
«Che abbia finto di riconoscere il cadavere per sviare le indagini.»
«Ma a quale scopo?»
«Arrivo anche a quello. Se noi ci convinciamo che il cadavere è di Oreste Ciglioni, dobbiamo dichiararlo morto, e non scomparso. Con ciò, non ci occuperemo più di lui.»
«Bene. E allora?»
«L’organizzazione, e magari proprio quel Mariano, potrà cercarlo tranquillamente per ucciderlo e vendicare lo sgarbo ricevuto.»
«È proprio ciò che penso, Jacopetti.»
«E se non è Oreste Ciglioni, chi potrebbe essere?»
«Uno qualunque. Uno sconosciuto, un barbone, uno che anche se muore, nessuno se ne accorge. Qualcuno lo ha ucciso per futili motivi, e si è sbarazzato del corpo, rendendolo irriconoscibile. I barboni, si sa, nessuno li cerca. I barboni non hanno amici. A chi vuoi che interessi se ne scompare uno? E poi, anche se avesse avuto qualche amico, questi non viene certo a dircelo a noi della polizia, non sei d’accordo, Jacopetti?»
«Un barbone che muore, va a stare meglio che qui sulla Terra. Per molti morire è una grazia, una liberazione. In ogni caso, commissario, lei non dimentichi che la signora Valeria lo ha identificato, e la moglie del professore è affidabile, mi sembra. O no?»
«È tra i sospettati, e potrebbe avere interesse a farci credere che il cadavere appartenga a Oreste Ciglioni.»
«E per quale ragione? Avrebbe avuto interesse, casomai, a dire il contrario. Noi, infatti, non lo dimentichi, la sospettiamo proprio perché era l’amante di Ciglioni. La signora avrebbe avuto tutto da guadagnare se avesse detto che il cadavere non è quello di Oreste Ciglioni. Non ne conviene? Del resto, ne abbiamo già parlato.»
«Questa storia mi si ingarbuglia, non so perché. C’è qualcosa che non fila. Mariano riconosce il cadavere allo stesso modo della signora Valeria, con estrema sicurezza. Non ti pare una coincidenza un po’ sospetta?»
«Che si siano messi d’accordo, vuol dire?»
«La signora potrebbe anche conoscere Mariano, o gli uomini del suo giro…»
«E allora?»
«Vogliono farci credere che Oreste Ciglioni sia morto. Mariano lo posso capire, le ragioni potrebbero essere quelle che abbiamo già detto, ma la signora?»
«Ha tutto da perdere nel lasciarci credere che si tratti di Oreste Ciglioni.»
«È proprio questo che non mi convince.»
«Quando chiamerà il marito a identificare il cadavere?»
«Dobbiamo telefonargli e pregarlo di venire subito.»
«La sua testimonianza potrebbe essere risolutiva?»
«Lo spero.»

[1]Episodio narrato nel giallo “I coniugi Materazzo”. Il teatro del Giglio è il più importante della città.

Unidentified Body #10

On Monday morning, they had no chance to think about the case in hand because a telephone call alerted the superintendent to the fact that a crowd of demonstrators had gathered in Piazza San Michele and there were fears of disorder. Once again the government had created a new tax to impose on the people.
    The demonstrators were threatening to occupy the Prefecture. They had made their way there from Piazza San Michele and were shouting anti-government slogans under the balcony of the Palazzo Ducale. Members of the local opposition had tried to take over the protest for their own purposes but the marchers were sick of them and all petty politicians, and whenever one of them approached them, the police had to intervene to prevent more trouble. When Renzi and Jacopetti got there, feelings of exasperation were running high.
    “Do you remember, sir, at the Teatro del Giglio, when they fired at that young MP[1]? The crowd got angry and ran through the streets. People were panicking. Let’s hope it won’t happen this time.”
    “Keep your eyes peeled, Jacopetti. At demos like this, there are always people keen to incite trouble and then take advantage of it.”
    “I’m worried about the Prefect.”
    “Go and check there are enough officers at the main gate. If not, arrange for reinforcements.”
    The demonstrators were shouting that they’d had enough and the latest government measures were the last straw. Some of them were threatening to shoot at the palazzo windows. Little by little, the anger grew to boiling point.
    Jacopetti returned.
    “Everything OK?” asked Renzi.
    “All under control.”
    “These ruffians aren’t entirely wrong, though.”
    “In that case, to be more precise, we’re ruffians too, because we’re like them,” said Jacopetti.
    “Do you know why they’re not wrong? Because the people who get into government don’t know how to govern. If things are to go in the right direction in society, it needs one very simple thing. Do you know what that is?”
    “It’s you that knows, not me. I’m… what did you call me the other day?”
    “Too decent.”
    “You remember then.”
    “Certainly. I’ve imprinted it in my thick head.”
    “OK. What’s your theory?”
    “Columbus’s egg.”
    “It seems to me there’s a lot of these eggs around. Are you sure yours is the right one?”
    “As two and two make four. In society, the person who fills a post must be the one who’s the best at carrying out that function. A trade unionist, for example, could never run a factory because he’d only cause problems. His role in the factory is to make sure no injustice is done to the workers and the boss doesn’t take all the profits for himself and the factory. The workman, in fact, contributes to the wealth and it’s up to the trade unionist to quantify the value of that contribution. If a workman took it into his head to give the boss lessons in management, for example, that would only mean trouble. He would harm the business as well as himself. The same thing goes for the government. If ministerial positions are filled only by politicians, who’ve never done a proper job in their lives, we might have a higher level of political mediation amongst the parties, but where’s the benefit to the country’s economic development in that?”
    “Well, where’s the benefit?”
    “There isn’t any. You immobilise the state and increase poverty.”
    “It’s as if they’d put you in charge of the family and doing the accounts for the daily shopping, sir.”
    “You’ve hit the nail on the head, Jacopetti. But the detective superintendent can manage that, can’t he?”
    “Of course he can, sir. There’s no one like you.”
    “In fact, I could never balance the accounts at home at the end of every month as Maria does. And Maria couldn’t do the job of detective superintendent as well as me.”
    “You could say the same for Esterina. She’s just as good as Maria at running a house.”
    “And you’re as good as me at frittering away the domestic income.”
    “That’s not true, not even of you. We’ll never manage to make our pay last till the end of the month but we’re not spendthrifts. You can’t call us that.”
    “Our wives can be proud of us then.”
    The demonstration was beginning to melt away.
    “Everything’s gone fine, sir. We can get back to the station now.”
    “I think not. Since none of our informers can tell us anything about the murder, why don’t we go for a little walk round the town? I want to dig out some dealers and have a word or two with them again.”
    They had already questioned a number of them but without any result. They all maintained they had absolutely nothing to do with the death of Oreste Ciglioni and each one of them came out with alibi after alibi for every trap Renzi set. They hadn’t even known Oreste was dead. He’d disappeared after he’d offended the mafia, that was true, and they’d looked for him, were still looking for him, because none of them had heard he’d been killed by someone in their organisation. “It’s true, I swear it,” each one questioned had said.
    Renzi stopped at a bar where some of these people were to be found. When they saw him, they tried to slip out.
    “Guilty conscience?” he said.
    “No way. It’s just you keep following us. How many times do we have to tell you we had nothing to do with Oreste’s death? Can’t you get it through your head it was a surprise for us as well? We might’ve wanted to kill him, we’re not denying that, but someone else got there first and did the job for us. Sure, it seems to look like one of our jobs but it wasn’t us. If you have proof, here we are. Put the cuffs on and take us to jail. But you need proof, not conspiracy theories.”
    “You’re very chatty this morning.”
    “I’ve told you everything so now you can leave us in peace.”
    “What for? Off to get some supplies? Expecting a delivery and no time to spend with me?”
    “How did you guess? My God, you’re a marvel. We can’t get away with anything with you around.”
    “Just get caught and you’ll see where you end up. It’s no holiday, as you seem to think. I’ll book you into one of the jails I know and after one night, you’ll be wishing you’d never been born.”
    “You can’t catch me because I don’t have anything to do with drugs. I let you think so because you’re convinced I am and no one can budge you. When you get something into your head, you’re as stubborn as a mule so what can I do? Go on, say I’m a dealer, a pusher, say what you like and I’ll be it. I’ll be the President of the Republic, if that’ll make you happy. What about a gorgeous woman? Which would you like best?”
    “Carry on like that and I’ll make sure you get what’s coming to you.”
    “Did you hear that? Did you all hear that? He’s threatening me. The superintendent’s threatening an honest man, a free citizen. Huh, you policemen are power mad… but times’ll change.”
    “And you’re going to change them?”
    “You saw all the people demonstrating this morning. Your goose’ll be cooked one day and all that’ll be left will be the smell of burning.”
    “The likes of you should vanish off the face of the earth.”
    “Like Oreste vanished? Who’s going to tell me now it wasn’t you lot in the police? He died in custody and you set up a fake death so suspicion would fall on other people, maybe on some poor sod like me. That’s how it was. Oreste Ciglioni died in police custody when they were interrogating him to make him blab about his drug dealing and his bosses. An unlucky punch and he was dead. So then they put a nice bullet in the back of his head and burned him to put the investigations on the wrong track. Superintendent, you know who the killer is and you know you won’t find him here. You’re wasting your time. Go and look for him at the police station. Hey, maybe it was you. What do you say, guys? Maybe it was the superintendent that did away with our friend Oreste,” There was a chorus of agreement.
    “We’ll meet again soon and there won’t be much for you to laugh about then.”
    “We always laugh when we see the police. You’re born comedians and you don’t know it.”
    “Keep yourself available. I want you to come and identify the body.”
    “Me? Why me?”
    “I want to give you the chance to go to jail.”
    “How can anyone identify a burned-out body? You’re trying to trap me and I won’t come.”
    “You’ll come. Don’t worry. I’ll send someone to get you. See you don’t sneak off or you’ll be in serious trouble.”
    “You’ve got it in for me. You’ve got it into your head I’m a criminal. But you should change your ideas, superintendent. You really should.”
    “You and your pals have been heading for jail all your life and one day I’ll catch you all at it.”
    “Did you all hear that? The superintendent’s accusing us without any proof. The police are all like that. If you’re not middle class, if you don’t have money, you’re a criminal. That’s how they divide up the world. The rich are respectable and honest but the poor are just scum. Nice way to do justice. We’re better than you policemen. We don’t judge people on the basis of prejudices. We judge on the facts. The police should do the same. Stick to the facts, not gossip.”
    “Shut up and make sure you don’t disappear. I’ll let you know the date and time. You’d better turn up or it’ll be the worse for you.”
    “OK, OK, I’m not deaf. I’ll be there.”
    “Good. Good morning, everyone.”
    Renzi went out of the bar and Jacopetti followed him. “What a bunch of villains,” he said.
    “I don’t think it was them.”
    “Don’t let them fool you, sir. They’re as cunning as can be. It was them. They’re putting on a show of confidence because there’s no reliable proof of time or date of the crime. You heard what the pathologist had to say. There could be a margin of at least twenty-four hours, even thirty-six. So they know you haven’t many tricks up your sleeve. They killed him all right – killed him twice because when we don’t jail the murderer, the victim dies twice.”
    “We need a miracle. If only someone would speak up…”
    “And why would anyone do that? They already know there’s nothing to charge them on.”
    “That’s true too. So, what now?”
    “We’re up a blind alley, sir.”
    “Not exactly. At least Valeria Girani identified the body and that’s a step forward. Being able to give a name and surname to the body narrows the field of operation though that doesn’t mean we’ll find the killer.”
    “Or killers. Don’t forget the modus. It can’t have been just one person.”
    “True again.”
    The young man in the bar with whom Renzi had had the angry conversation was called Mariano. They caught a glimpse of him crossing Via Fillungo, clearly having left the bar in a hurry.
    “That’s him going into action already, sir. He’s planning something to do with the identification. I’m sure of it.”
    “If it’s them, they’re too cunning by half. Cunning and ruthless.”
    “It’ll be difficult to catch them.”
    “We know Lucca’s an important centre for drug trafficking but we can’t identify the people at the top. It’s always the little fish we catch, never the ones that count. Tell you what we’ll do, Jacopetti. We’ll pick him up now, before he meddles with the facts.”
    “Do we follow him then?”
    “Let’s go down Via Sant’Andrea,” said Renzi.
    They didn’t find him. They proceeded with the identification the next morning, however. Mariano turned up for his appointment in good time. He had been brought in a car.
    “Will you leave me in peace after this?”
    “I’ll leave you in peace once I’ve got you in jail.”
    “Don’t start. Why won’t you believe I’m a decent guy?”
    “If you’re a decent guy, I’m the Madonna.” It just slipped out and Mariano roared with laughter because the comparison was so ridiculous. Jacopetti was trying not to laugh himself.
    “Mind your manners with the superintendent,” he said.
    “Well, you tell him to leave the Madonna in peace. Leave the Madonna to us poor sods because we need her to save us from the unjust way you treat us.”
    “I’ll thump you one if you start that again. There aren’t any witnesses.”
    “I know you can hit me all you like when there’s no one to see you. Mind you don’t leave any bruises, though, or I’ll report you and it’ll be you that ends up in jail.”
    When he saw the body, he gave it a glance, turned his head away with a pretence of horror, and said, “It’s him, superintendent. No doubt about it.”
    “How can you be so sure?”
    “What did you bring me here for if you won’t take my word for it? I say it’s him, that’s it. It’s the same height as him and it’s his head. Obviously, if I wanted to, I could say it was someone else, a tramp maybe, since it’s in such a state, but I don’t have any doubts and if my word’s worth anything, I say it’s Oreste Ciglioni.”
    Renzi wasn’t convinced and ask more questions but there was nothing to be done. Mariano did not change a word of his peremptory statement. They took him back into the town.
    “I hope I’ve been useful and I hope you’ll remember the favour I’ve done you when you want to put me in jail, an innocent man.”
    “Get lost,” said Renzi and Mariano disappeared down a little side street.
    “His evidence doesn’t convince me. What do you think, Jacopetti?”
    “You shouldn’t have asked him to identify the body. His kind lie all the time.”
    “Do you know what I’m afraid of?”
    “Yes, I do.”
    “Really? Tell me.”
    “That he pretended to recognise the body to put us on the wrong track.”
    “But why?”
    “I’m coming to that. If we’re sure it’s Oreste Ciglioni’s body, we have to declare him dead and that he didn’t disappear. That way, we don’t concern ourselves with him any more.”
    “OK. And then what?”
    “The organisation, and possibly Mariano himself, will be able to go looking for him in peace so they can kill him and get revenge for whatever he did.”
    “That’s just what I think, Jacopetti.”
    “But if it’s not Oreste Ciglioni, who could it be?”
    “A nobody. A stranger, a tramp, someone no one would notice if he disappeared. Someone killed him for some trivial reason and then got rid of the body by making it unrecognisable. No one looks for tramps. Tramps don’t have friends. Who do you think would be interested if one of them disappeared? And even if he had friends, they certainly wouldn’t come and tell the police. Don’t you agree, Jacopetti?”
    “A tramp that dies goes where he’ll be happier than here on earth. For a lot of people, death is a blessing, liberation. In any case, sir, Valeria Girani identified him and it seems to me she’s to be trusted. What do you think?”
    “She’s one of the suspects. She could’ve had an interest in making us believe it’s Oreste Ciglioni.”
    “But why? It could also have been in her interests to say the opposite. We suspect her, don’t forget, precisely because she was Ciglioni’s lover. She’d have had everything to gain by saying it wasn’t him. Don’t you think? Anyway, we’ve already talked about that.”
    “This case is getting me confused, I don’t know why. There’s something that doesn’t add up. Mariano recognises the body in the same way as Valeria Girani did, with absolute certainty. Doesn’t that seem too much of a coincidence?”
    “That they had an agreement you mean.”
    “She could also know Mariano or the guys he mixes with.”
    “So?”
    “They want to make us believe Oreste Ciglioni is dead. Mariano I can understand and the reasons could be those we’ve already talked about. But what about the woman?”
    “She has everything to lose by letting us believe it’s Oreste Ciglioni.”
    “That’s exactly what doesn’t convince me.”
    “When are you going to ask the husband to come and identify the body?”
    “We’d better phone and ask him to come at once.”
    “Do you think his evidence clear things up?”
    “I hope so.”

[1] Episode recounted in the thriller I coniugi Materazzo. The Teatro del Giglio is the most important theatre in Lucca.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart