Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
I miei libriRivista d'arte Parliamone

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download VIVERE CON L'ACUFENE.

Giallo: Lo sconosciuto/A detective story: Unidentified Body (Trad. Helen Askham) #2/12

4 luglio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Lo sconosciuto #2

 L’indomani era domenica e, come avevano già fatto altre volte, Renzi e Jacopetti decisero di trascorrerla insieme, non portando con sé, però, le rispettive mogli. Avevano comprato un mese prima due belle biciclette da corsa. Era stato Jacopetti a convincerlo.
«In bicicletta possiamo andare lontano, e vedere un po’ di paesaggio.»
«Io non ci vengo. Come faccio a comprarmi una bicicletta da corsa? A parte i soldi, mi ci vedi te, Jacopetti, su di una bicicletta da corsa?»
«Certo che ce la vedo, commissario. I primi giorni sarà un po’ faticoso per lei, ma in seguito…»
«Oh, ma che dici? Sarà faticoso più per te che per me, vedrai. Ma chi ti credi di essere, un campione?»
«Con il mio fisico asciutto…»
«Ci vogliono le gambe per la bicicletta. Contano quelle, e non se sei asciutto e spilungone.»
«C’ho anche quelle, commissario. E glielo dimostrerò, se la comprerà anche lei e andremo in giro assieme. Non si scordi che quando facciamo footing, sono sempre io che l’aspetto.»
«Questa poi… »
«La compri, le farà bene. Andremo ad acquistarla insieme, e ci faranno anche un bello sconto.»
Batti e ribatti, non subito, ma dopo due settimane di tira e molla, lo convinse. E una volta convinto lui, si dovette convincere Maria, la moglie, che non credeva a ciò che udiva.
«Ti sei rincitrullito.»
«Non posso essere da meno di Jacopetti.»
«Ma Jacopetti è dieci anni più giovane di te, e poi mica è un elefante. Te, la bicicletta, la sfondi il primo giorno che ci sali sopra. Te lo dice la tua Maria, e così sono soldi buttati.»
«È tutta invidia, la tua.»
«Perché? Non potrei comprarmela anch’io la bicicletta da corsa, e uscire con te? Ma non la compro, perché so di rendermi ridicola, e che, invece che farmi bene, con il mio peso mi guasta la salute. Dovresti ragionare a questo modo, se tu fossi savio.»
«Dunque sarei matto.»
«No. Rincitrullito sì, però.»
«Fagliela comprare, mamma» disse Manuela, la figlia. E così Maria il giorno dopo dette il suo consenso, e nel tardo pomeriggio Renzi e Jacopetti uscivano dal negozio con due fiammanti biciclette da corsa: azzurra quella di Jacopetti e rossa quella di Renzi, rossa come la tuta con la quale praticava il footing. A casa Maria fece subito l’osservazione.
«Allora sei diventato comunista. Conosci solo il rosso. Ma non lo vedi che è un colore che ti stona? Azzurro era il colore per te. Jacopetti sì che sa scegliere. Quello ha la testa sulle spalle. È grazie a lui, se riesci a risolvere ogni tanto qualche casuccio che ti trovi tra le mani. Senza di lui, saresti come un pesce fuor d’acqua.» Non gliel’avesse mai detto!
«Per tua norma, sappi che io i casi me li risolvo da me, e non ho bisogno dell’aiuto di nessuno. Figuriamoci poi se ho bisogno dell’aiuto di Jacopetti.»
«Che hai contro di lui, sentiamo.»
«Niente, ma i casi sono io a risolverli. Su questo, non si discute.»
«Se lo dici tu…» Si era accorta di averlo ferito.
«Sì, lo dico io.»
«Certo che siete proprio una bella coppia, voi due» intervenne l’altro figlio Alberto.
«Voi due chi?»
«Te e Jacopetti. Vi faranno gli applausi lungo la strada.»
Era domenica mattina, e Renzi si era messo i calzoni corti, neri questa volta, e una maglietta verde sponsorizzata. Attendeva l’arrivo di Jacopetti, che avrebbe suonato il campanello, senza salire su.
«Guardati per te» rispose Renzi, che si sentiva davvero un pachiderma, visto che ormai pesava oltre 90 chili, sebbene si fosse proposto da tempo una dieta che non riusciva a fare per tornare almeno agli 85 chili di una volta.
Come al solito, Jacopetti fu puntuale. Il campanello suonò. Maria stava per andare al citofono, ma la fermò Renzi.
«È Jacopetti, rispondo io.»
Manuela e Alberto gli aprirono la porta, quando Renzi, tirata fuori la bici dal ripostiglio, se la mise in spalla per scendere le scale.
«Stai attento a non ruzzolare giù» disse Maria. Renzi si voltò e aveva una tale sofferta espressione nel viso, che Maria si tappò la bocca con la mano per non dire un altro sproposito.
Jacopetti stava già seduto in sella, appoggiandosi a terra col piede. Si capiva che era pronto a sfrecciare. Indossava degli occhiali da sole.
«Hai paura che ti riconoscano?»
«Mi lacrimano gli occhi, sennò.»
Renzi salì con indifferenza sulla sua bicicletta, come se lo avesse fatto da sempre e fosse per lui un movimento naturale. In realtà, urtò con la coscia contro la sella, e dovette provare di nuovo. Ci riuscì al terzo tentativo. Jacopetti fece l’osservazione:
«Forse deve abbassare un po’ la sella, commissario.»
«Sta bene così.»
«Allora partiamo?»
«Partiamo.»
Presero la vecchia via Pisana. Intendevano sconfinare a Ripafratta, attraversare il fiume a Pontasserchio e ritornare per Nozzano e la via Sarzanese.
Procedevano a passo normale, senza grande slancio. Jacopetti avrebbe potuto andare più veloce, mordeva il freno per rispetto al suo superiore. Renzi fingeva di non accorgersene, e ogni tanto lo sollecitava ad accelerare.
«Con quegli occhiali scuri, sembri Coppi. Solo che non hai le sue gambe. Forza, Jacopetti, vedi di spingere di più.»
«Guardi che se spingo, la lascio indietro.»
«E tu provaci.» Ma Jacopetti faceva qualche metro avanti, e poi fingeva di essere stanco. Renzi sbuffava come un mantice. Sotto la sua mole, la bicicletta sembrava fil di ferro, e quasi scompariva. Il pancione toccava la canna, e nel pedalare, il tronco andava continuamente da destra a sinistra e viceversa, come se fosse un orso a muoversi, e non un uomo.
A Ripafratta, davanti al piccolo passaggio a livello, videro un bar.
«Fermati, Jacopetti, facciamoci una bevuta.»
«No, commissario. È troppo presto.»
«Io scendo.» Curvò a sinistra, in direzione del bar. Giuntovi, scese ed appoggiò la bicicletta al muro.
«Vieni?»
«E che faccio, sennò? Continuo da solo?»
Entrarono.
«Niente caffè, però» disse Jacopetti.
Ordinarono due succhi di frutta.
«Ci mettiamo a sedere all’aperto» propose Renzi.
«E così non ci alziamo più.»
«Fidati. Andiamo.»
C’erano tre tavolini. A quell’ora erano gli unici avventori, e perciò poterono scegliere. Si misero seduti con le spalle al muro, in modo da guardare la strada.
«Toh, una ciortèllora» disse Renzi.
«Una cosa!?»
«Si vede che sei ignorante, amico mio. Guarda là, che cosa vedi?» Sulla base del muro si stava arrampicando una lucertola.
«Vedo soltanto una lucertola.»
«Appunto, una ciortèllora.»
«E che c’entra?»
«A Lucca, una volta, si diceva ciortèllora, e non lucertola. Qualcuno, in campagna, lo dice ancora, ma ormai il vernacolo lucchese è praticamente scomparso.»
«Si deve parlare tutti allo stesso modo. Si è fatta l’unità d’Italia, e si doveva fare anche l’unità della lingua. È un processo logico. Ci si deve capire da Pinerolo a Canicattì, non le pare?»
«Sì, ma il vernacolo ha una capacità espressiva superiore. Non ti sembra più bello ciortèllora? Non senti che dentro c’è qualcosa in più? Prova a dire ciortèllora, e poi di’ lucertola, senti come quest’ultima scivola via senza alcun sapore che resti in bocca?»
Jacopetti ci provò, e lo ripeté per tre o quattro volte, assicurando di non trovare nessuna differenza e che la parola lucertola, essendo conosciuta dappertutto, doveva avere in sé un potere unificante, che non aveva avuto, nei fatti, l’altra.
«Fai male, Jacopetti, a non apprezzare il vernacolo. Sai che cosa diceva Ignazio Buttitta?»
«Lei, commissario, è troppo istruito per parlare con uno come me. Legge troppo, ed io invece leggo solo il giornale la domenica.»
«Era un poeta siciliano, morto nel 1997. Scriveva le sue poesie nel dialetto della sua terra. Un grande poeta, con un grande coraggio, perché non è facile affermarsi scrivendo in questo modo.»
«E che cosa diceva? Questo non me lo ha ancora detto, commissario.» Avevano intanto finito di bere i due succhi di frutta. La lucertola stava ancora lì, a godersi il sole di quella mattinata superba.
«Quando l’uomo perde il dialetto, perde la libertà; ecco che cosa diceva .»
«Mi pare esagerato.»
«Il dialetto è mescolato col sangue, e ce lo portiamo dentro sin dalla nascita. Il dialetto entra in noi, come entrano dentro di noi le immagini della nostra prima infanzia.»
«Uh, quanta passione! Lei, però, commissario, non parla in dialetto.»
«No. Ma mi dispiace di averlo perduto.»
«Che si fa ora? Se la sente di ripartire?»
«Certo che me la sento. Non ero mica stanco, io.»
«Invece era proprio stanco. A me non la fa, commissario.»
«Monta in sella e ti faccio vedere.»
«Ma lei mi raccomando, salga piano, o si farà male alla coscia. Dia retta a me, abbassi la sella.»
«La sella sta bene com’è.» Per salire, questa volta fece un piccolo salto, e a dire la verità, mancò poco che cadesse dall’altra parte.
«Lei, ci si ammazza con questa bicicletta, se non abbassa la sella, glielo garantisce quel somaro di Jacopetti.»
«Ecco, hai detto bene: somaro. Allora chetati.» Era salito in sella e sterzava in direzione di Rigoli. Traballava, finché non dette una vigorosa pedalata, assestandosi. Nel mentre, gli passò accanto Jacopetti che, con ben altro stile, lo sorpassò.

Unidentified Body #2 

  The following day was Sunday and, as they had done several times before, Renzi and Jacopetti had decided to spend it together without their wives. A month earlier they had bought two beautiful racing bikes. Jacopetti had persuaded his boss to do this.
“We could go a fair distance on bikes and see a bit of the countryside.”
“Not me. What would I be doing buying a racing bike? Apart from the money, can you see me on a racing bike?”
“Of course I can, sir. The first few times will be a bit tiring but after that …”
“What are you saying? It’ll be more tiring for you than for me. Just you wait. Who do you think you are? A champion or something?”
“With my physique…”
“You need legs for a bike. That’s what counts, not being tall and skinny.”
“I have the legs as well, sir. You’ll see them if you buy a bike and we go out together. If you recall, it’s always me that has to wait for you when we go jogging.”
“So?”
“Get one, it’ll do you good. We’ll go and buy them together and they’ll give us a good discount.”
So it had gone on until, after a couple of weeks of indecision, Jacopetti had Renzi persuaded. And once he was persuaded, he also had to persuade his wife, Maria, who couldn’t believe her ears.
“You’re a silly old fool.”
“I’ve got to keep up with Jacopetti.”
“But Jacopetti’s ten years younger than you and he’s not an elephant. You on a bike – you’d crush it the first time you got on it. I’m telling you. It’d just be a waste of money.”
“You’re just jealous.”
“Jealous of what? I could buy a bike too and go out with you but I’m not going to because I know I’d make a fool of myself. Anyway, with my weight, it wouldn’t be good for me. I’d do myself a damage. If you had any sense, you’d think the same way.”
“So I’d be mad.”
“No, not that. Just a silly old fool.”
“Let him buy it, mum,” said their daughter Manuela.
So next day, Maria agreed and in the late afternoon, Renzi and Jacopetti came out of the shop with two dazzling racing bikes, Jacopetti’s bright blue and Renzi’s red, like the tracksuit he wore to go jogging.
When he got home, Maria said, “So now you’re a communist. The only colour you know is red. Can’t you see it doesn’t suit you? Blue’s your colour. Jacopetti knows how to choose a colour. He has some sense. It’s thanks to him you solve one of your little cases once in a while. You’d be struggling without him.”
She shouldn’t have said that.
“Let me tell you, just for your information, I solve my cases myself and I don’t need anybody’s help. Just imagine if I needed Jacopetti’s help.”
“What have you got against him?”
“I’ve nothing against him, but it’s me that solves the cases. And that’s an end of it.”
“If you say so…” She could see she’d offended him.
“I do say so.”
“You’ll certainly make a handsome couple, you two,” interrupted their son Alberto.
“Which two?”
“You and Jacopetti. They’ll be cheering you along the road.”
It was Sunday morning and Renzi had put on shorts, black this time, and a green T-shirt with logos on it. He was waiting for Jacopetti who would ring the bell without coming up.
“You watch yourself, Alberto,” replied Renzi, who was feeling very fat. He weighed more than ninety kilos and despite being on a diet for some time hadn’t even managed to get down to the eighty-five that once he’d been.
Jacopetti was on time, as usual. The bell rang. Maria started to go to the intercom but Renzi stopped her.
“It’ll be Jacopetti. I’ll get it.”
Maria and Alberto held the door open as Renzi got his bike out of the box room and hoisted it on to his shoulder to carry it downstairs.
“Watch you don’t fall,” said Maria. Renzi turned round with such a pained look on his face that Maria put her hand over her mouth so as not to let any other unfortunate remark slip out.
Jacopetti was already on his bike, his feet on the ground, clearly ready to get going. He was wearing sunglasses.
“Afraid people will recognise you?”
“My eyes water without them.”
Renzi casually made to get on to his bike as if he’d being doing it all his life and it came naturally to him. In fact, he knocked his thigh against the saddle and had to try again. He managed at the third attempt.
“Maybe you should lower the saddle a little, sir,” suggested Jacopetti.
“It’s fine as it is.”
“Shall we go?”
“Let’s go.”
They set off on the old road to Pisa. Their plan was to go through Ripafratta, cross the river at Pontasserchio and return by Nozzano and the Sarzana road.
They rode at a normal speed, without hurrying. Jacopetti could have gone faster but held back out of respect for his boss. Renzi pretended not to notice and every now and again shouted to him to speed up.
“You look like Coppi with those sunglasses. Except you don’t have his legs. Come on, Jacopetti, pedal harder.”
“If I do that, I’ll leave you behind.”
“Try it.”
Jacopetti went a few metres in front and then pretended to be tired. Renzi was puffing like an old pair of bellows. His bike looked spindly under his weight and almost invisible. His stomach touched the crossbar and as he pedalled he rolled from side to side, more like a bear than a man.
At Ripafratta they saw a bar in front of a little level crossing.
“Stop, Jacopetti. Let’s have something to drink.”
“It’s too early, sir.”
“Well, I’m stopping.”
Renzi turned to the left towards the bar. When he got there, he dismounted and leaned the bike against a wall. “Are you coming in?” he called to Jacopetti.
“What would I do if I didn’t? Carry on by myself?”
They went in.
“No coffee, however,” said Jacopetti.
They ordered two fruit juices.
“Let’s sit outside,” suggested Renzi.
“That way we’ll never get up again.”
“Trust me. Come on.”
There were three tables. At that time of day, they were the only customers and could choose. They sat down with their backs to the wall so they could look out over the road.
“Well I never, a ciortèllora,” said Renzi.
“A what?”
“You’re clearly ignorant, my friend. Look over there. What do you see?”
There was a lizard climbing up at the foot of the wall. “All I can see is a lizard,” said Jacopetti.
“Precisely, a ciortèllora.”
“And what’s that got to do with it?”
“In Lucca, they used to call it a ciortèllora instead of lucertola. Some people in the countryside still call it that but the Lucca dialect has almost disappeared now.”
“We should all speak the same way. Italy’s unified and we should unify the language as well. It’s logical. Don’t you think we should be able to understand each other from one end of the country to the other?”
“Yes I do, but the vernacular can be more expressive. Does ciortèllora not sound nicer to you? Do you not feel there’s more to it? Try saying ciortèllora and then lucertola. Can’t you feel how the second one slips away without leaving any taste in the mouth?”
Jacopetti tried and repeated the words three or four times, assuring Renzi he saw no difference and maintaining that the word lucertola, which everyone knew, must have had a unifying force in itself which the other one hadn’t.
“You’re wrong not to appreciate the vernacular, Jacopetti. Do you know what Ignazio Buttitta said?”
“Sir, you’re too well educated for the likes of me. You read too much and I only read the Sunday newspaper.”
“He was a Sicilian poet, died in 1997. He wrote his poetry in the local dialect. A great poet, with great courage, because it’s not easy to make a name for yourself when you write that way.”
“And what did he say? You still haven’t told me what he said, sir.”
They’d finished their drinks. The lizard was still there, warming itself in the sunshine of that glorious morning.
“When a man loses his dialect, he loses his liberty. That’s what he said .”
“That seems an exaggeration to me.”
“Dialect is in the blood and we carry it with us from birth. Our dialect enters into us, just as the images of our earliest childhood do.”
“Ah, such passion! But you don’t talk in dialect, sir.”
“No, but I’m sorry I’ve lost it.”
“What shall we do now? Do you feel like setting off again?”
“Certainly I do. I wasn’t in the slightest bit tired.”
“Oh yes you were. You can’t fool me, sir.”
“Get on your bike and I’ll show you.”
“But take my advice – go up the hills slowly or your thighs will suffer. And listen to me, lower your saddle.”
“The saddle’s fine as it is.” This time he got on with a little jump and nearly fell over on the other side.
“The bike will drive you crazy if you don’t lower the saddle. I may be an ignoramus but I promise you it will.”
“Ignoramus. Well said. Now shut up.”
Renzi had got on to his bike and was veering off towards Rigoli. He wobbled until he started pedalling hard and got himself balanced. Meanwhile Jacopetti drew level and overtook him in quite a different manner.


Letto 9708 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart