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Giallo: Lo sconosciuto/A detective story: Unidentified Body (Trad. Helen Askham) #4/12

6 luglio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Lo sconosciuto #4

Lucca è circondata da belle ville, alcune delle quali famose, ormai. Vi è passata dentro tanta storia. Ve ne sono anche di meno pregiate, tutte belle, però, e collocate in ottima posizione. In una di queste dovette recarsi il commissario Renzi.
Infatti, qualche settimana dopo la chiacchierata avuta con il direttore di banca, questi una mattina andò appositamente in piazza San Michele per incontrarlo.
«Ho pensato a quanto mi disse tempo fa, commissario.»
«Cioè?»
«Sulle persone scomparse. Ricorda? Le è giunta qualche segnalazione?»
«No, purtroppo.»
«Allora, sono il primo che si fa avanti per aiutarla.»
«Che cosa vuol dire?»
«Mi ascolti bene. Non sono sicuro affatto che quanto le dirò abbia a che fare in qualche modo con le sue indagini. Ma, poiché suppongo non abbia altro di meglio tra le mani, ecco che cosa penso di dirle, visto che anche le banche possono essere utili alla polizia, ogni tanto, senza infrangere la riservatezza. Ho due correntisti che da qualche tempo non movimentano il proprio conto corrente. Me ne sono accorto, poiché hanno un piccolo scoperto, un piccolo saldo a debito cioè, e così, siccome li ho fatti cercare dall’impiegato e questi mi ha risposto che non riesce più a rintracciarli, ho pensato di farmi vivo con lei. Non si sa mai…»
Gli rivelò il nome e il luogo dove poteva cercarli.
Uno di questi era operaio in una piccola azienda artigiana.
«Vorrei sapere anch’io dove si è ficcato» rispose il titolare, un uomo già avanti con gli anni, quando il commissario gli chiese dove potesse trovare l’operaio. «Non è il solo a cercarlo. Una mattina non l’ho visto arrivare. Ho telefonato a casa, ma non mi ha risposto nessuno.»
«Vive solo?»
«Sì. Sono andato anche a cercarlo. Ho chiesto agli altri inquilini, ma sa come vanno queste cose al giorno d’oggi, uno potrebbe morire in casa e nessuno se ne accorge.»
Renzi diede un’occhiata a Jacopetti.
«Mi ripeta il suo indirizzo, per favore» disse rivolgendosi di nuovo all’artigiano.
Giunti all’indirizzo, si trovarono di fronte ad un vecchio edificio cadente. L’operaio abitava al quarto piano, e i due poliziotti dovettero farsi a piedi le ripide rampe di scale. Bussarono, e con sorpresa aprì il giovanotto.
«Ma lei non era scomparso?»
«E chi lo dice?»
«Il suo padrone la cerca per mare e per terra.»
«Doveva cercarmi qui.»
«Lo ha fatto, ma lei non era in casa.» Renzi avvertì l’imbarazzo del giovanotto.
«Sarei tornato a lavorare domani. In fin dei conti mi sono assentato per pochi giorni. Cose urgenti. Avevo chiesto un po’ di ferie per poter sbrigare alcune faccende personali, ma sa come sono i padroni oggi? Per via che manca il lavoro, ti trattano peggio di uno schiavo, e se potessero ti rinchiuderebbero in officina anche la notte. Così ho deciso di prendermele da me. Immagino che il padrone sia arrabbiato.»
«Contento non è» disse Jacopetti.
Erano entrati e si erano messi a sedere intorno al tavolo di cucina. Era una abitazione modesta, composta di due stanze, cucina e camera, e un piccolo bagno.
«Quali sarebbero queste faccende personali?»
«Non ho fatto niente di male.»
«Sentiamo.»
«Ho un piccolo debito con la banca. Vede, ho dovuto fare un assegno urgente più di un mese fa. Quando l’assegno arrivò in banca, non c’era la copertura, mancavano settecentomila lire. La banca mi telefonò e ci accordammo che, vista la modesta entità dello scoperto, l’assegno sarebbe stato addebitato sul conto, ed io nel giro di pochi giorni avrei provveduto alla sua copertura.»
«Vi ha provveduto?»
«No. Per questo mi sono dovuto assentare dal lavoro. Da qualche giorno la banca mi telefonava, esigeva la copertura. Così ho pensato di lasciare per qualche giorno la città, in cerca del denaro.»
«Non poteva chiedere un anticipo al suo datore di lavoro?»
«Quel taccagno? Ci avevo già provato in un’altra occasione, e sa che cosa mi rispose? Se mi chiedi un’altra volta un anticipo, ti rispedisco a casa con una bella lettera di licenziamento. Questi sono i padroni. Loro fanno i soldi, e noi che contribuiamo ad arricchirli siamo trattati come bestie.»
«Lo ha trovato il denaro?»
«Sì, stavo per recarmi in banca a fare il versamento.»
«Come lo ha avuto?»
«Dai miei genitori, come vuole che lo abbia avuto. I miei genitori vivono a Collodi, può controllare, se crede.»
«Perché è venuto a vivere a Lucca?»
«A Collodi non c’è più lavoro. Le poche cartiere rimaste, stentano a sopravvivere. Lavoravo in una cartiera, prima di trasferirmi a Lucca. Poi c’è stata una lunga crisi, per via della concorrenza dei nuovi colossi industriali, e così hanno licenziato me ed altri compagni. Che dovevo fare? Sono stato anche troppo fortunato a trovare un lavoro qui a Lucca. Non capita a tutti di trovarlo.»
«E allora badi a non perderlo. Dopo essere stato in banca, si presenti al suo datore di lavoro, prima che lo licenzi.»
«Era ciò che intendevo fare, se non foste arrivati voi.»
«Bene. Se avremo ancora bisogno di lei, la cercheremo.»
«Voi mi avete cercato per un preciso motivo, non è così? È stato il direttore della banca a mettervi sulla mia strada. Per intimorirmi e indurmi a ricoprire lo scoperto, non è vero? Come se si trattasse di un miliardo. Le banche si preoccupano dei piccoli debitori come me e sopportano, invece, senza fiatare i debiti delle grandi aziende. Le pare una cosa giusta, questa? Sono sempre i pesci piccoli a pagare per tutti. Vi ha mandato il direttore della banca, ne sono più che sicuro. E allora sa che cosa le dico? che se mi gira, in banca non ci vado, anche se ho già i soldi. Eccoli qua, li vede?» Aprì il cassetto di una sgangherata credenza e tirò fuori otto biglietti da centomila. «E se mi gira, sa cosa faccio? Me li spendo. Con le donne, li spendo. L’ho già fatto un’altra volta, che crede? Riscosso il salario, me lo sono bruciato con le donne.»
«Per questo si è trovato senza soldi in banca.»
«Iolai, si vive una volta sola, ed è meglio vivere un giorno da leoni che mille anni da pecore.»
«Vada in banca, e metta a posto i suoi conti. Non cerchi guai, e poi torni al lavoro.»
«Quel mastino, potrebbe anche licenziarmi, lei non lo conosce. Ma se mi licenzia, le giuro che gli do un cazzotto sul viso, lo smoccolo [1]. Che cosa gli ci voleva a prestarmi lui i soldi? Mica sono un animale. Glieli avrei restituiti, me li avrebbe trattenuti sulla paga. Non c’era rischio, e invece ha voluto trattarmi da bestia, e non da essere umano. Le pare un mondo giusto, questo? Mi dica, le pare un mondo giusto? No, non lo è, questo è un posto dove possono vivere solo quelli che hanno soldi. Gli altri sono soltanto dei miserabili.»
Lo lasciarono che si era incattivito. Agitava le banconote e in un momento parve che volesse stracciarle. Fu il commissario a fermarlo.
«Guardi che non ne troverà delle altre.»
«E se finisco in galera, ho finito di soffrire. Ci penserà lo Stato a mantenermi.»
«Mica ci si sta bene in carcere.»
Uscirono. Scendendo le scale, Renzi faceva attenzione a non cadere. Metteva i piedi di lato, per poterli appoggiare meglio sullo scalino.
«Se si cade qui, commissario, ci si rompe davvero l’osso del collo.»
«Una volta le facevano così le scale, ripide come se si dovesse salire in paradiso.»
«Penso che quel disgraziato non abbia niente a che vedere con l’omicidio.»
«Parleremo coi genitori per verificare se ci ha detto la verità.»
Da lì, poiché non erano ancora le undici del mattino, si recarono direttamente alla villa, dove avrebbero chiesto informazioni sull’altro individuo segnalato dal direttore della banca.
Costui era al servizio come autista presso un ricca famiglia che aveva abitato per molti anni in città, in un antico palazzo, e infine si era decisa a trasferirsi in villa, come facevano ormai tutte le maggiori famiglie cittadine.
Giunti di fronte al cancello, suonarono. Al citofono una voce gracchiante domandò chi fossero, e ricevuta risposta, il cancello si aprì. Percorsero in macchina il lungo viale di cipressi e si trovarono davanti all’ingresso principale. Un domestico era in attesa. Furono accompagnati in biblioteca, situata al piano terra. Mentre attendevano, Renzi osservava le alte scaffalature piene di libri, anche antichi.
«Questo è un autentico patrimonio, caro Jacopetti. Con questi libri, ci si potrebbe comprare proprio una villa come questa.»
«Sono libri che nessuno legge. I signori li tengono tanto per vantarsene, ma sono dei grandi ignoranti.»
«Non il padrone di questa villa. È un illustre studioso, docente di letteratura. Mi sono informato, come vedi.»
«E chi gliele ha date queste notizie? Perché non le ha chieste a me?»
«Mica sei un factotum, tu. Ci sono altri in gamba come te, che credi?»
«Questa non doveva farmela, commissario.»
«Suvvia, Jacopetti. Se vuoi sapere la verità, non le ho chieste a nessuno, perché già le sapevo da me. Conosco di fama il padrone della villa. Quando me ne ha parlato il direttore, ho capito subito di chi si trattasse. Ha scritto molti libri, alcuni dei quali, non meravigliartene, li ho anche letti.»
«E perché dovrei meravigliarmene? Non gliel’ho detto già un’altra volta che, invece di fare il commissario, lei avrebbe potuto diventare un bravo scrittore di romanzi?»
«Ora sei tu che vuoi prendermi in giro.»
«Comunque resto della mia idea, e cioè che molte biblioteche come questa sono sprecate, e nessuno dei proprietari si sogna di prendere in mano uno solo di questi libri per leggerlo.»
«Ricordati che molti studiosi lucchesi di valore discendono da famiglie come questa. Fino a non molto tempo fa, i libri erano letti, eccome, e una biblioteca privata era tenuta cara più di una camera da letto.»
«Non le pare esagerato?»
«A me piacerebbe possedere questi libri.»
«Li preferirebbe alla sua Maria?»
«Maria è la mia Maria.»
«Se li possedessi io, questi libri, commissario, li venderei al miglior offerente e mi ci costruirei una casa da far invidia agli Agnelli.»
«Lasciali stare gli Agnelli. Non potrai mai essere come loro.»
«E perché?»
«Possiedono una chiesetta dove sono effigiati tutti i membri della famiglia Agnelli, proprio come i Papi in San Giovanni in Laterano, e per ottenere questo, sai quanta strada si deve fare?»
«Vorrei essere ricco subito, invece, senza aspettare di fare la fila.»
«Oggi, se hai un’idea geniale, i soldi li fai in fretta e a palate. Ma ce l’hai?»
«Che cosa? L’idea?»
«E per avere un’idea geniale, ci vuole un’intelligenza geniale. Ce l’hai?»
«Io no, e lei? Ma non mi confonda, commissario, per carità.»

[1] Vernacolo lucchese: Fare uscire il sangue dal naso
  

Unidentified Body #4

 Lucca is surrounded by beautiful villas, some of which are famous and have seen a lot of history. There are also many others that are not so well known but they’re all beautiful, in wonderful settings. Detective Superintendent Renzi had to pay a visit to one of these.
A few weeks after that conversation, the bank manager had gone to Piazza San Michele to look for Renzi.
“I’ve been thinking about what you told me last time we spoke, superintendent.”
“What was that?”
“About missing persons. Remember? Have you heard anything?”
“Unfortunately no.”
“Then I’m the first to come forward to help you.”
“What do you mean?”
“Listen carefully. I’m not sure if what I’m going to tell you has any bearing on your investigation, but since I’m supposing you’ve nothing better to go on, this is what I wanted to tell you. Banks can be useful to the police, you see, without infringing privacy. I have two customers who’ve had no transactions in their current accounts for some time. I noticed this because they both have a small deficit, slightly overdrawn, that is. I asked someone in the bank to get in touch with them and he told me he couldn’t trace them, so I thought of coming to see you. You never know.”
He gave Renzi their names and the places to look for them. One of them, Donato Lorenzini, worked in a small artisan business.
“I’d like to know where he’s got to myself,” said the proprietor, an elderly man, when Renzi asked him where he could find the workman. “You’re not the only one looking for him. One morning he didn’t turn up. I phoned his house but there was no reply.”
“Does he live alone?”
“Yes, he does. I went looking for him. I asked the other people in the building but you know how things are these days. You could be dead in your house and no one would notice.”
Renzi glanced at Jacopetti. Turning back to the proprietor, he asked, “Can you give me the address?”
When they arrived, they found themselves in front of a crumbling old building. The workman lived on the fourth floor and the police officers had to climb the steep flights of stairs. They knocked and, to their surprise, a young man opened the door.
“So you haven’t disappeared?”
“Who said I had?”
“Your boss has been moving heaven and earth looking for you.”
“He should’ve looked for me here.”
“He did, but you weren’t in.” Renzi could see the young man was uncomfortable.
“I was going to go back to work tomorrow. I was only off for a few days. Urgent things to do. I asked for some holidays so I could sort out some personal matters, but have you any idea what employers are like these days? They treat you like a slave to make sure the work gets done. They’d keep you locked up in the workshop all night if they could. So I decided just to take some days off anyway. I suppose the boss is angry.”
“He’s not happy,” said Jacopetti.
They had gone in and were now sitting round the kitchen table. It was a modest flat with two rooms – kitchen and bedroom – and a small bathroom.
“What might these personal matters be?”
“I haven’t done anything wrong.”
“Tell us.”
“I’m slightly overdrawn at the bank. I had to write an urgent cheque more than a month ago, you see. When the cheque arrived at the bank, there wasn’t enough to cover it. I was 800,000 lire short. The bank phoned me and we agreed the cheque would be paid out of my account since the deficit was quite small and I was to put the money in the next few days.”
“Did you?”
“No. That’s why I took time off work. The bank phoned a few days ago and demanded payment. So I thought I’d leave town for a few days to look for the money.”
“Couldn’t you have asked your employer for an advance?”
“That miser? I tried it once before and do you what he said? If I asked for an advance again he’d send me home with a letter of dismissal. Bosses are like that. They make the money and the people who make them rich are treated like animals.”
“Did you find the money?”
“Yes I did. I was just about to go and put it in the bank.”
“How did you get it?”
“How do you think? From my parents. You can check if you like. They live in Collodi.”
“Why did you come to work in Lucca?”
“There’s no work in Collodi. The few paper mills left are struggling. I worked in a paper mill before I moved to Lucca. There was a long period of recession, because of the competition from the new giant companies, and so they paid me off and other employees as well. What was I supposed to do? I was lucky to find a job in Lucca. Not everyone finds work.”
“Take care you don’t lose it. After you’ve been to the bank, go and see your employer before he fires you.”
“That’s what I was meaning to do, then you arrived.”
“Good. If we need to see you again, we’ll find you here.”
“You came looking for me for a reason, didn’t you. It was the bank manager who put you on my trail, wasn’t it. To frighten me into making me pay the deficit. As if we’re talking about millions. Banks fret about small debtors like me but put up with big companies and their debts without blinking. Does that seem right to you? It’s always the little guys that pay for everyone. The bank manger sent you, I’m sure of it. So do you know what I say? If I feel like it, I won’t go to the bank, even though I’ve got the money. There it is. See?” He opened a drawer in the rickety dresser and pulled out eight hundred-thousand-lire notes. “And do you know what I’ll do if I feel like it? I’ll spend it. I’ll spend it on women. I did that before. I got my pay and I threw it away on women.”
“That’s why you found yourself overdrawn at the bank.”
” We only live once and it’s better to live one day as a lion than a thousand years as a sheep.”
“Go to the bank and get your account sorted out. Don’t go looking for trouble and then go back to work.”
“That bastard could still fire me. You don’t know him. And if he does, I swear I’ll punch his face and give him a bloody nose. What would it’ve cost him to lend me the money? I’m not an animal. I would’ve paid him back and he could’ve taken it out of my wages. There was no risk but he preferred to treat me like an animal, not a human being. Does this seem like a fair world to you? Go on, tell me, does the world seem fair to you? No it’s not. It’s a place where only people with money can live. The rest are worth nothing.”
He had become excited and angry and they waited. He waved the banknotes and for a moment seemed about to tear them up. It was Renzi who stopped him.
“Watch out. You may not find any more of these.”
“If I end up in jail, my troubles will be over. The state’ll look after me.”
“It’s not much fun being in prison.”
They left. Renzi took care as he went downstairs. He went down sideways so as to be more secure on the steps.
“If you fall here, sir, you’ll break your neck.”
“They used to make the stairs steep like this so you felt you were climbing up to heaven.”
“I don’t think that lad had anything to do with the murder.”
“We’ll speak to his parents to check if he’s telling the truth.”
Since it was not yet eleven o’clock, they went from there straight to the villa to ask about the other person the bank manager had mentioned. This one was the chauffeur for a wealthy family that had lived in an old palazzo in Lucca for many years but had finally decided to move to their villa, as all the important families in the town had done.
At the gate, they rang the bell. A crackly voice on the intercom asked who they were and when they answered, the gate opened. They drove up the avenue of cypresses and found themselves at the front door. A servant was waiting for them. They were shown into the library on the ground floor. While they waited, Renzi looked at the high shelves full of books, some of them very old.
“This is a veritable treasure trove, Jacopetti. You could buy a villa like this with these books.”
“Books that no one reads. Snobs keep them for show but in fact they’re illiterate.”
“Not the master of this house. He’s a distinguished scholar, teaches literature at the university. I’ve been finding out about him, as you see.”
“And who gave you the information? Why didn’t you ask me to find out?”
“You’re not a factotum. There are others as capable as you, you know.”
“You shouldn’t have done this to me, sir.”
“Cheer up, Jacopetti. If you want to know the truth, I didn’t ask anyone because I already knew. I know the owner of the villa by reputation. When the bank manager mentioned him, I knew at once who he was talking about. He’s written a lot of books and I’ve read some of them you may be surprised to know.”
“Why should I be surprised? Haven’t I often said you could’ve been a successful novelist instead of a detective?”
“Now you’re teasing me.”
“I’m sticking to my opinion, however. Lots of libraries like this one are wasted. Their owners wouldn’t dream of taking down a book to read.”
“A lot of fine Lucchese scholars come from families like this one, you know. Until not so long ago, books were most certainly read and a private library was more prized than a bedroom.”
“Is that not an exaggeration?”
“I’d like to have these books.”
“Would you prefer them to Maria?”
“Maria? Maria is Maria.”
“If I had them, sir, I’d sell them for the best offer and build a house that would make the Agnelli family jealous.”
“Forget the Agnellis. You could never be like them.”
“Why not?”
“They have a chapel with portraits of all the family in it, like the Popes in the church of San Giovanni in Laterano. How much do you think you’d have to make to have that?”
“I’d rather be rich at once without standing in a queue.”
“These days you can make loads of money very quickly if you have a good idea. Do you have one?”
“What? An idea?”
“And to have a good idea, you have to have a good brain. Do you?”
“No I don’t. Do you? Stop confusing me, sir, for goodness’ sake.”


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart