Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
I miei libriRivista d'arte Parliamone

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download VIVERE CON L'ACUFENE.

Giallo: Lo sconosciuto/A detective story: Unidentified Body (Trad. Helen Askham) #7/12

9 luglio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Lo sconosciuto #7

La mattina dopo, il direttore di banca rivelò al commissario un particolare che sembrò dare una svolta risolutiva alle indagini.
«È stato un impiegato a ricordarsene. Mi ha detto che aveva notato tra Oreste Ciglioni e Donato Lorenzini un giro di assegni.»
«Che significa?»
«Una cosa molto semplice e che noi uomini di banca conosciamo molto bene. Quando una persona si trova a corto di denaro e ha uno scoperto in banca che non riesce a coprire, ricorre ad un amico…»
«Che gli presta i soldi» interruppe Renzi. « Beh, questo non è un caso, è una normalità.»
«No, se invece di prestargli i soldi, gli firma un suo assegno fasullo. Sta qui il giro, che mette noi della banca in sospetto sulla liquidità del nostro cliente.»
«Non capisco.»
«È molto semplice, invece.»
«Lo sarà per lei…»
«Il nostro cliente viene da noi per effettuare il versamento a copertura del debito. E che cosa versa? Non i soldi, ma l’assegno ricevuto dall’amico. Tutto potrebbe sembrare normale, ma non lo è quando anche questo amico si trova a corto di soldi sul proprio conto corrente, acceso presso un’altra banca.»
«Mi aiuti a capire meglio.»
«Ma cosa c’è di così difficile? Mi sembra l’uovo di Colombo.»
«Voi direttori di banca fate le cose facili, ma non tutti si è abituati ai numeri. I numeri, a volte, fanno girare la testa.»
«L’assegno che viene versato dal nostro cliente a rientro del proprio scoperto, è un assegno di solito tratto su di un’altra banca dall’amico. Questo perché se il giro avvenisse tra correntisti di uno stesso sportello, la cosa emergerebbe all’istante, e non si potrebbe realizzare.»
«Perché?»
«Perché sarebbe lo stesso impiegato ad accorgersi che il cliente versa un assegno a vuoto, potendone subito verificare la liquidità.»
«Liquidità significa se ci sono i soldi?»
«Perfetto.»
«Fin qui ci sono arrivato. E se invece si tratta di un assegno tratto su di un’altra banca, che cosa succede?»
«Quando questo assegno arriva all’altra banca e l’amico del nostro cliente non ha, a sua volta, la copertura, sa come rimedia?»
«No.»
«Si fa rilasciare dal nostro cliente al quale ha fatto per primo il favore un suo assegno, con il quale fa la copertura. Ecco, questo si chiama giro di assegni, poiché non gira contante, in realtà, ma girano assegni tutti a vuoto. La cosa durerebbe all’infinito, se la banca non lo notasse.»
«E come fa?»
«Soccorrono l’esperienza e la scaltrezza dell’impiegato, il quale ad un certo punto nota che il nostro cliente trae assegni a favore del suo amico, e versa assegni tratti dallo stesso amico. Quindi, mette sotto osservazione il movimento, e se vede che perdura, capisce che i due hanno entrambi difficoltà di copertura e si aiutano a vicenda.»
«E che cosa succedeva tra Oreste Ciglioni e Donato Lorenzini?»
«Quando l’impiegato mi ha fatto la rivelazione, ho verificato con lui le operazioni fatte da qualche tempo.»
«Da quanto tempo?»
«Il giro non ha una lunga durata. È cominciato meno di tre mesi fa. Da quel momento, ogni tanto sono comparsi giri di assegni tra i due. Forse il primo a chiedere soccorso è stato Oreste Ciglioni. Il nostro cliente ha tratto l’assegno, senza avere la completa copertura e lo ha dato al Ciglioni, il quale ha contemporaneamente rilasciato un proprio assegno di pari importo al nostro cliente. Il Ciglioni ha versato l’assegno alla sua banca, mettendosi a posto con il proprio scoperto; il nostro cliente ha provveduto a versare a noi l’assegno ricevuto in modo da assicurare la copertura quando fosse rientrato l’assegno dato al Ciglioni.»
«Mi gira la testa.»
«Sembra complicato, ma non lo è.»
«Ma lei mi ha detto che i due correntisti devono essere clienti di due banche diverse, altrimenti il gioco viene scoperto all’istante. O ho capito male.»
«No no, ha capito benissimo.»
«E allora perché, in questo caso, lei ha fatto ricercare anche Oreste Ciglioni, se non era suo cliente?»
«E qui sta l’altro rilievo importante che devo segnalarle.»
«Cioè?»
«Il Ciglioni, per qualche motivo che ancora non conosco, ad un certo punto ha aperto un conto corrente anche presso di noi. Trattandosi di piccola cifra depositata, nessuno vi ha fatto caso.»
«E anche su questo conto ha cominciato a fare il suo giro di assegni con il Lorenzini…»
«No no, le ho detto che sarebbe impossibile farlo sullo stesso sportello.»
«E allora?»
«Dev’essere accaduto qualcosa.»
«In che senso?»
«Guardi che faccio una semplice ipotesi. Non ho prove.»
«Mi dica.»
«Il nostro cliente, Donato Lorenzini, ha fatto come al solito l’assegno al suo amico, ma questa volta non ha versato il relativo assegno ricevuto in cambio.»
«E perché mai?»
«Perché il Ciglioni questa volta non glielo ha dato.»
«E il Lorenzini perché si è prestato al giro, allora?»
«Non lo so proprio. Forse il Ciglioni gli ha promesso che glielo avrebbe dato in un secondo tempo.»
«Le sembra probabile?»
«Sì. Evidentemente il Lorenzini si fidava.»
«E poi, invece, è stato fregato.»
«Così pare, giacché il conto del Lorenzini è andato scoperto, e solo l’altro giorno è riuscito a fare il versamento. In contanti, questa volta.»
«Lo so. Sono stati i genitori a prestargli il denaro.»
«Come fa a saperlo?»
«Li ho conosciuti, per via di quell’indagine sull’omicidio delle Mura.»
«Non c’entrerà mica anche il Lorenzini?»
«Tutto è possibile. Ma vada avanti. Mi deve ancora spiegare perché, secondo lei, il Ciglioni ha aperto il conto presso la sua filiale.»
«Dev’essersi trovato in difficoltà. Non potendo più ricorrere all’aiuto del Lorenzini, è venuto da noi e ha versato del contante. Oddio, una piccola somma, cinquecentomila lire. Forse una parte del salario ricevuto dai signori Girani.»
«E nessuno dei suoi impiegati si è ricordato che il suo nome faceva parte del giro di assegni che coinvolgeva anche Donato Lorenzini?»
«Non ci irrida. Può succedere. Gli impiegati sono numerosi, e non tutti sanno tutto di ciò che accade in banca. Poi, non si scordi che si trattava di un versamento in contanti, e la banca non rifiuta mai il denaro liquido. Anche se è proprio con versamenti come questi che avvengono spesso i raggiri.»
«È accaduto così?»
«Prego?»
«Siete stati raggirati?»
«In effetti, lo siamo stati.»
«Che cosa è accaduto?»
«Probabilmente il Ciglioni aveva bisogno di denaro. Badi, sempre di piccole cifre si tratta. Questi sono truffatori all’acqua di rosa. Anzi, del Lorenzini non posso dire che sia un truffatore, visto che ha provveduto al versamento. Del Ciglioni so molto poco. In ogni caso, dopo aver acceso il conto corrente, una settimana dopo, ecco che arriva un assegno di prelevamento, che lui aveva provveduto a versare alla medesima banca su cui avveniva il giro collegato con il Lorenzini. Evidentemente, mancando l’aiuto del Lorenzini, il Ciglioni aveva deciso di agire direttamente, pensando che fosse facile operare il raggiro attraverso di noi. Insomma, aprendo il conto presso il nostro sportello, in realtà si è sostituito al Lorenzini.»
«Non ci fate una bella figura, mi sembra.»
«Proprio no. Ci siamo cascati come tanti somari, anche se abbiamo molte giustificazioni.»
«Continui.»
«Quando l’assegno è arrivato, l’impiegato, non essendoci la copertura, è venuto da me per chiedere che cosa dovesse fare.»
«E lei?»
«Trattandosi di piccola cifra, ho autorizzato l’addebito. Così il conto del Ciglioni è andato scoperto di novecentomila lire. Lo facciamo con molti clienti. Poi telefoniamo, e questi vengono a ricoprire.»
«Così invece non è stato con il Ciglioni.»
«Esatto. Una prima volta ci aveva promesso la copertura, poi non si è più visto. Ecco perché ho pensato anche a lui, oltre che al Lorenzini, quando lei mi parlò di persone scomparse. Anche del Lorenzini non avevo avuto più notizie, proprio come del Ciglioni.»
«Non sa quanto mi è stato utile, direttore.»
«Ne ho piacere. Spero che serva a risolvere il caso.»
«Dio lo volesse.»

Ricevuta questa formidabile notizia, il cervello di Renzi cominciò a mulinare. Passando da piazza Grande, si fermò di nuovo a prendere un caffè. I discorsi del direttore sul giro di assegni lo avevano un po’ confuso, ma ora le nebbie cominciavano a diradarsi. Mentre sorbiva il caffè, sentiva scendere nell’animo una tranquillità che lo induceva a sperare. Uscì dimenticandosi di pagare il conto. Il barista se ne accorse e lo seguì con lo sguardo. Poiché lo conosceva bene, non intendeva richiamarlo, ma voleva osservare se rammentasse la distrazione. Infatti, quando fu in strada, giunto vicino all’antico albergo Universo, si frugò nelle tasche e si accorse di avere ancora gli spiccioli coi quali aveva contato di pagare il caffè. Si voltò, rifletté, e infine a passo svelto tornò al bar, dove il barista lo accolse con un sorriso.
«Perché non mi hai chiamato» disse Renzi, mettendo i soldi sul bancone.
«Mi avrebbe pagato domani, commissario.»
«Invecchio. Ecco di che si tratta. Divento rimbambito.» Il barista rispose con un sorriso, raccolse le monete e fece lo scontrino.
«Buona giornata, commissario.»
«Anche a te.»
Non vedeva l’ora di arrivare in ufficio. Salì le scale di corsa, come poteva correre lui, badando di mettere bene i piedi sugli scalini. Jacopetti si sentì chiamare. Renzi aveva ancora il fiatone.
«Arrivo, commissario.»
Entrò. Renzi non si era ancora seduto. Si avviò al suo posto.
«Siedi, Jacopetti, e ascolta.»
«Sono tutt’orecchi.»
«Non bastano.»
«Tutt’occhi.»
«No. Tutto cervello.»
«E allora sarà difficile.»
«Siamo sulla strada buona.»
«Parla delle indagini sul morto delle Mura?»
«E di che cosa se no? Sveglia Jacopetti!»
«Lo voglia Iddio che si sia sulla strada buona. Per me il caso, gliel’ho detto, è irrisolvibile.»
«Tu, Jacopetti, prima dici una cosa, e subito dopo, il suo contrario. Non dicevi che per te il caso era bell’e risolto, e che il morto era Oreste Ciglioni?»
«È vero.»
«È vero sì. Mica mi vuoi dare del bugiardo?»
«Solo che sarà difficile risalire all’assassino, o agli assassini.»
«E invece si apre uno spiraglio interessante, caro Jacopetti. Lo sai che l’operaio e l’autista si conoscevano?»
«Perché dice si conoscevano? Allora pensa anche lei che il morto sia Oreste Ciglioni…»
«Comincio a pensarlo, sì.»
«Ma che cosa le ha mai detto il direttore della banca.»
«Che tra i due c’era un giro di assegni.»
«Un giro di che?»
«Un giro di assegni. Guarda che non è la formula di Einstein. Si tratta di una cosa semplicissima.»
«Provi a spiegarmela.»
«Non ci penso nemmeno. O la sai, o non la sai.»
«Non la so.»
«Insomma, per farla breve, se no mi ci vorrebbe una giornata, i due si conoscevano, e anche molto bene, perché per fare un giro di assegni occorre conoscersi bene, questo è sicuro.»
«I direttori di banca sanno incantare i serpenti. A loro non manca la chiacchiera. È sicuro di aver capito bene?»
«Non bene, benissimo. E ora sai che cosa si fa?»
«Si va a interrogare Donato Lorenzini.»
«Allora hai capito tutto!»
«Ma lei mi crede davvero scemo?»
Renzi si alzò dalla sedia e si allungò per dare sulla guancia del collega un bel pizzicotto.
Quando uscirono, si era messo a piovere. In primavera succede così. Magari capitano settimane di bel tempo, senza che cada una sola goccia d’acqua, ma ad un tratto il clima si raffredda e pare tornare l’inverno. Si deve di nuovo mettere fuori la biancheria pesante, dopo che ci si era illusi di poterla riporre definitivamente nell’armadio.
«Che si fa, commissario, si prende la macchina?»
«No, l’officina non è lontana, andiamo a piedi. Torna su a prendere l’ombrello, e portami giù il soprabito, mi pare che faccia più fresco.»
Donato Lorenzini era al suo posto di lavoro. Il padrone riconobbe il commissario e gli andò incontro.
«Non ha mica combinato dei pasticci, Donato?»
«Dobbiamo solo fargli qualche domanda su di un suo amico. Possiamo accomodarci in un posto più tranquillo?» Si sentiva un assordante rumore di macchinari in movimento.
«Se vuole, c’è il mio ufficio. È uno sgabuzzino, in realtà, ma se si accontenta…»
«Andrà benissimo. Ora, per favore, vada a chiamarmi Donato.»
L’operaio si presentò scuro in volto.
«Se siete venuti per la banca, avete fatto il viaggio per nulla. Ho fatto il versamento e tutto ora è a posto.»
«Con le banche non si scherza, e ha fatto bene a mettersi in regola.»
«E allora perché siete qua?»
«Per Oreste Ciglioni. Le dice nulla questo nome?» L’operaio ebbe un moto di stizza.
«Dunque, lo conosce?»
«Certo che lo conosco.» Appariva ancora irritato, ma si capiva che aveva deciso di vuotare il sacco, almeno così intuì il commissario. L’operaio si sedette.
«Mi racconti con ordine. Quando lo ha conosciuto?»
«Alla fine dell’anno scorso, a una festa.»
«E poi?»
«Siamo diventati amici.»
«Vi siete visti spesso?»
«Spesso no, ma ci vedevamo.»
«Qualche interesse in comune?»
«Siamo entrambi tifosi della Lucchese, e ci vedevamo in occasione delle partite.»
«Perché ha ripetuto vedevamo? Ora non vi vedete più?»
«La Lucchese se lo meriterebbe che i tifosi disertassero lo stadio. Come ogni anno, ci fa soffrire fino all’ultimo. Ci fa venire il crepacuore, iolai.»
«E allora?»
«Ma non è per questo. Io allo stadio continuo ad andarci, ma non ci incontro più Oreste Ciglioni.»
«Sa dove si trova?»
«No.»
«C’è stato qualche screzio tra voi?» L’operaio tornò a farsi scuro in viso.
«Che cosa vuol dire?»
«Lo sa benissimo.»
«No che non lo so.»
«Non vi vedevate solo allo stadio per la partita; su andiamo, che altro c’era tra di voi?»
«Niente, le giuro.»
«E il giro di assegni?»
«Il giro di che?»
«Non faccia finta di non capire.» L’operaio abbassò la testa.
«Come fa a saperlo?»
«Mi risponda. Che cosa si nasconde dietro questi scambi di favore? Qui non c’entra la partita di calcio, come vede.»
«Un giorno Oreste mi chiese un favore. Aveva bisogno di soldi. Io non li avevo tutti, mica sono Agnelli io. Glielo dissi. Posso prestarti solo una parte della somma che mi chiedi, e allora fu lui a dirmi come dovevo fare. Tu rilasciami un assegno da due milioni, mi disse. Sei matto!, feci io. Ma è una cosa semplice, replicò lui sorridendo. Guarda come si fa, disse. E mi spiegò. Tu mi dài l’assegno di due milioni, ed io ti do un mio assegno di due milioni, che verserai in banca fra qualche giorno. Siamo pari, come vedi. Soltanto che in questo modo io risolvo il mio problema, e tu non ci rimetti nulla. Mi sembrò una cosa ovvia, e così riempii l’assegno di due milioni e glielo diedi, e lui mi diede il suo, che versai in banca dopo qualche giorno.»
«Lo ha fatto anche in seguito… Oreste è tornato altre volte a chiedergli lo scambio di assegni, non è così?»
«Voi fate domande e domande, ma già sapete tutto. Certo che è tornato altre volte.»
«E lei ha continuato a prestarsi al gioco?»
«Visto che non ci rimettevo…»
«E non ci ha mai rimesso?»
«Che cosa vuol dire?»
«Quelle ottocentomila lire che ha dovuto versare in banca… Come ha fatto ad andare scoperto?»
«Sono cavoli miei. Non devo rispondere alla polizia di come spendo il mio denaro.»
«Glielo dico io allora come ha fatto ad andare scoperto. Oreste è venuto da lei, ha chiesto il solito favore, ma questa volta non le ha dato in cambio l’assegno di pari importo. Le ha promesso di darglielo in seguito, e lei si è fidato. Invece, dell’assegno non si è visto nemmeno l’ombra, non è così? E allora lei è finito scoperto sul conto. La banca ha cominciato a telefonargli. Lei a sua volta insisteva presso Oreste per riavere i soldi, ma Oreste rispondeva picche. Non è andata così, forse?» L’operaio non rispose, e allora Renzi continuò: «Finché ha perso la testa e…»
«E… che cosa? Cosa vuol farmi dire, commissario?» Capì d’un tratto dove andava a parare Renzi.
«Lei lo ha ucciso. Mica lo ha fatto intenzionalmente. È andato a trovarlo armato di pistola per intimorirlo. È sorta una lite e lei ha sparato.»
«Lei è matto, commissario.»
«E come ce lo ha portato il cadavere di Oreste sotto le Mura?»
«Ma che cadavere d’Oreste, lei commissario è fuori strada. Io per ottocentomila lire, secondo lei, vado ad ammazzare una persona per beccarmi l’ergastolo. Ma via, non mi faccia arrabbiare. Cambi strada, commissario, o io non resto un minuto di più ad ascoltarla.»
«Lei mi ascolta finché lo dico io.»
«E allora, mi faccia il piacere di non sospettare di me. Io non sarò uno stinco di santo, ma non sono un assassino.» Aveva alzato un po’ la voce e il padrone venne ai vetri dello sgabuzzino per assicurarsi che non avessero bisogno di lui. Renzi lo tranquillizzò e il padrone se ne ritornò alla mola, da dove, però, ogni tanto lanciava occhiate alla volta dello sgabuzzino.
«E allora chi lo ha ucciso Oreste, se non è stato lei? Lei ha un movente formidabile, questo lo capisce.» L’operaio fece una pausa, durante la quale forse si rese conto lucidamente del pericolo che correva.
«Oreste era uno spacciatore.»
«Ah» fece il commissario, come se avesse atteso quella rivelazione. Jacopetti ascoltava tutto contento, prendendo appunti e alzando ogni tanto la testa per guardare ora il commissario, ora l’operaio. Il suo commissario era davvero un asso e come sapeva interrogare lui, non ce n’era uguale al mondo.
«E lei? Non c’entra nulla con la droga?»
«Mi passava qualche dose.»
«Per sé, o spacciava anche lei?»
«Non ero nel giro io, se è questo che intende.»
«E come è morto allora Oreste, secondo lei?»
«Tutte le volte che andavo a trovarlo per riavere i miei soldi, i soliti due milioni per l’esattezza, perché, vede, io sono andato sotto in banca di ottocentomila lire, ma l’ultimo giro di assegni era stato sempre di due milioni; questa era la cifra che avanzavo da Oreste. Ebbene, tutte le volte lui mi ripeteva che si trovava nei pasticci, e che rischiava la vita. Me li avrebbe dati i due milioni, ma non subito, perché aveva altre pendenze da sistemare.»
«Più importanti della sua, dunque…»
«Sì, lo avevo capito benissimo. Per questo alla fine sono andato a chiedere i soldi ai miei genitori. Ormai, non speravo più di riaverli.»
«E quando ha letto sui giornali che un uomo era stato trovato carbonizzato sotto le Mura, ha pensato a Oreste, non è vero?»
«Sì. Ho pensato che ad Oreste era accaduto quello che lui temeva.»
«Secondo lei, quindi, sono stati quelli del giro ad ucciderlo?»
«Io non so nulla. Suppongo di sì, almeno questo era ciò che spaventava Oreste, di finire assassinato. Aveva spacciato la droga e si era tenuto l’incasso, per ragioni che mi sfuggono, ma che sono immaginabili.»
«Cioè?»
«Le donne. Oreste era un bel ragazzo, molto allegro e piaceva alle donne. Le poche volte che siamo stati a delle feste insieme, ho visto come se lo contendevano. Ne conosceva molte. Per loro era capace di spendere una fortuna, se l’avesse avuta. Ultimamente…»
«Ultimamente?» L’operaio aveva fatto una pausa e pareva incerto se aggiungere qualcosa.
«Ultimamente aveva trovato lavoro presso una villa e mi raccontava che gli era capitata una bella donna tra le mani. Una piena di soldi. Mi aveva detto che forse la sua vita era a una svolta.»
«Allora poteva chiederli a lei, i soldi…»
«Aveva intenzione di farlo.»
«E invece è morto…»
«Già. Sono arrivati prima loro. Eppoi, anche se li avesse trovati, i soldi, quelli non lo avrebbero perdonato lo stesso. Lo avrebbero ucciso comunque. Oreste era un uomo condannato.»
«Sa dirmi chi fosse questa donna?»
«No. Ma so dove abita. Una volta Oreste mi ha portato davanti alla villa. Qui c’è la mia fortuna, caro Donato, mi disse. È bella e ha un mucchio di soldi. E mi ama alla follia.»
Dalla descrizione del luogo e della villa, Renzi capì che si trattava della signora Valeria Girani.
Quando uscirono dall’officina, pioveva ancora, anzi pioveva più forte. Stavano attenti di camminare sotto le gronde, per risparmiarsi un po’ d’acqua addosso. Le scarpe di Renzi parevano davvero barche, tutte inzuppate com’erano.
«Mi sembra che tutto vada nella direzione che avevamo previsto, commissario. È un regolamento di conti nel giro della droga. Non avrà davvero pensato che il ragazzo abbia potuto uccidere Oreste Ciglioni?»
«E perché no? In un momento di rabbia si può commettere di tutto. La ragione si affievolisce e non si controllano più le proprie azioni. Può essere andata anche così, Jacopetti. Il ragazzo è tornato a chiedere i soldi, voleva intimorire con la pistola il compare, e invece lo ha ucciso.»
«Sì, ma come ha potuto portare il corpo sotto le Mura, e bruciarlo poi…»
«È anche lui nel giro secondo me. E si è fatto aiutare. Del resto, non era più il solo a volere morto il Ciglioni. Così, visto che l’incidente era ormai accaduto, gli altri avevano tutto l’interesse a tenere bordone al Lorenzini, e così lo hanno aiutato a disfarsi del cadavere.»
«Sì, ma bruciandolo è come se vi avessero messo la loro firma…»
«Non lo hai detto tu, Jacopetti, che i delitti di mafia si risolvono sempre solo a metà? Questi la pensano proprio come te. Hanno lasciato la firma della mafia, e non i loro nomi. Hanno voluto farci capire che non scopriremo mai i colpevoli.»
«E invece lei li scoprirà?»
«Se questa ipotesi è valida, dovremo tornare a torchiare il ragazzo. Dovrà dirci chi sono i suoi complici. Non sarà difficile farlo parlare.»
«In questo, lei è un maestro. Anche poco fa…»
«Non metterti ad incensarmi in mezzo alla strada, mentre piove a dirotto. Vediamo di affrettarci, invece, o arriveremo al commissariato bagnati fradici.»
«Fermiamoci qui» disse Jacopetti. Erano arrivati davanti ad un bar. «Ci berremo un caffè e aspettiamo che spiova.»
L’idea fu vincente.

Unidentified Body #7

 The following morning, the bank manager told the detective superintendent something that seemed likely to give the investigation a decisive turn.
“It was one of my staff who remembered. He told me he’d noticed a cheque transfer between Oreste Ciglioni and Donato Lorenzini.”
“What does that mean?”
“A very simple trick that we come across in the bank. When someone finds himself short of money and has an overdraft he can’t pay off, he goes to a friend…”
“Who lends him the money,” finished Renzi. “There’s nothing special about that. It’s normal.”
“No, but what if he writes him a worthless cheque instead lending him cash? This is the transfer that makes us suspicious about our customer’s liquidity.”
“I don’t understand.”
“It’s very simple.”
“For you, no doubt.”
“Our customer comes to us to lodge money to cover the deficit. And what does he give us? Not cash but the cheque a friend has given him. This could be perfectly normal, but it isn’t if the friend also has an overdraft in another bank.”
“I don’t understand.”
“What’s so difficult? It seems like Columbus’s egg to me.”
“You bank managers make things sound simple but not everyone’s good at numbers. Numbers can baffle me.”
“The cheque lodged by the customer to cover his overdraft is normally drawn on another bank, his friend’s bank. If the transfer happened between two customers at the same bank, the trick would be spotted at once and wouldn’t work.”
“Why’s that?”
“Because the teller would notice the customer was lodging a dud cheque and would immediately check his liquidity.”
“Liquidity means there’s money in the account?”
“Exactly.”
“So far I understand. However, if the cheque’s drawn on another bank, what happens then?”
“This cheque arrives at the other bank but our customer’s friend doesn’t have the funds to cover it. Do you know what they can do to sort that out?”
“No I don’t.”
“Our customer issues a cheque to the person who wrote the first cheque. That’s what’s called a cheque transfer, because there’s no money transfer, just dud cheques. It can go on ad infinitum if the bank doesn’t notice.”
“So what do you do?”
“The teller’s experience and sharp wits help because he eventually notices the customer is signing cheques to a friend and lodging cheques from the same friend. He therefore keeps his eye on the movements and if he sees it continuing, he realises they’re both having difficulties with cover and are helping each other turn about.”
“And what was going on between Oreste Ciglioni and Donato Lorenzini?”
“When the teller told me about it, he and I checked the operations made over a period of time.”
“For how long?”
“Not very long. It began less than three months ago. Since then cheque transfers between the two of them have shown up every now and again. Oreste Ciglioni may have been the first one to ask for help. Our customer wrote a cheque without having enough funds to cover it and gave it to Ciglioni who wrote a cheque to him at the same time for the same amount of money. Ciglioni put the cheque into his bank, thus sorting out his own overdraft. Our customer lodged the cheque he’d received in our bank so as to ensure there was cover when the cheque given to Ciglioni was returned.”
“I’m totally confused.”
“It seems complicated but it’s not.”
“You tell me the two account-holders must be customers in different banks otherwise the fraud would be discovered at once. Maybe I’ve misunderstood.”
“No, no, you’ve understood perfectly.”
“In that case, why are you looking for Oreste Ciglioni if he’s not your customer?”
“Herein lies the other significant thing I have to tell you.”
“Which is?”
“For reasons I don’t quite understand, Ciglioni at some point opened a current account with us. Since the amounts put in were small, no one noticed.”
“Did he start to do the transfers with Lorenzini with this account?”
“Oh no, I told you it would be impossible at the same bank.”
“So?”
“Something must have happened…”
“What do you mean?”
“Bear in mind that this is only a hypothesis. I don’t have any proof.”
“Go on.”
“Our customer, Donato Lorenzini, wrote the usual cheque to his friend but this time he hasn’t lodged the usual cheque received in exchange.”
“Why not?”
“Because this time Ciglioni hasn’t given him one, I imagine.”
“So why did Lorenzini play his part in the transfer?”
“That I can’t say. Perhaps Ciglioni promised to give it to him later.”
“Does that seem likely?”
“Oh yes. Lorenzini clearly trusted him.”
“But in fact he’s been swindled.”
“So it seems, since his account went into overdraft and it was only the other day he managed to make payment. In cash, this time.”
“Yes, I know. His parents lent him the money.”
“How do you know that?”
“I met them in connection with the investigation into the Walls murder.”
“Surely Lorenzini’s not involved in that?”
“Anything’s possible. But go on. You still have to explain why you think Ciglioni opened an account in your branch.”
“He must have been in difficulties. Since he couldn’t go to Lorenzini for help any more, he came to us and opened an account with some cash. Heavens, a small amount, 500,000 lire. Maybe it was part of the wages he got from the Giranis.”
“And none of your staff remembered his name was involved in the cheque transfer with Donato Lorenzini?”
“Don’t be too hard on us. It can happen. There are a lot of people working in the bank and they don’t all know everything that’s going on. And don’t forget it was cash that was lodged and the bank never refuses ready money. Even if it’s precisely with cash lodged like this that frauds can occur.”
“Did this happen?”
“Sorry?”
“Have you been defrauded?”
“In fact we have.”
“What happened?”
“Probably Ciglioni needed money. But remember, we’re only dealing with small sums. These are not very committed fraudsters. I can’t even say Lorenzini’s a fraudster since he’s lodged the money. I know very little about Ciglioni. In any case, a week after he’d opened the current account, lo and behold a cheque arrived withdrawing money he’d put into the same bank involved in the transfers with Lorenzini. Evidently, since he was no longer getting help from Lorenzini, Ciglioni had decided to act on his own, thinking it was easier to operate the fraud from our bank. In short, by opening an account at our bank, he was, in effect, taking Lorenzini’s place.”
“Not something you can be proud of, I think.”
“Definitely not. We’ve got egg on our face though we have excuses.”
“Go on.”
“When the cheque arrived and there was no cover, the teller came to ask me what he should do.”
“And what did you do?”
“I authorised the debit because it was a small sum. Ciglioni’s account then had an overdraft of 900,000 lire. We do this for a lot of customers. Then we phone them and they come and make good the deficit.”
“Not with Ciglioni, however.”
“Exactly. At first he promised to pay the money in, then he disappeared. This is why I thought of him, as well as Lorenzini, when you talked about missing persons. We’ve heard nothing more from Lorenzini either.”
“You don’t know how useful you’ve been.”
“I’m glad. I hope it helps you solve the case.”
“God willing.”

With this remarkable piece of information, Renzi began to think very hard. As he crossed Piazza Grande, he stopped for another coffee. The bank manager’s explanation about the cheque transfers had confused him but now it was all beginning to be clear. As he sipped his coffee he felt himself growing calmer and more hopeful. He left without paying. The barman noticed and watched him go. He had no intention of calling him back since he knew the detective well but he wanted to see if he would notice his absentmindedness. In fact, when Renzi had got almost as far as the Hotel Universo, he put his hand in his pocket and found he still had the small change with which he had meant to pay for the coffee. He turned, pondered, and then walked quickly back to the bar where the barman greeted him with a smile.
“Why didn’t you give me a shout?” said Renzi, putting the money on the counter.
“You would’ve paid me tomorrow.”
“I’m getting old. That’s what it is. Second childhood.”
The barman smiled, picked up the money and gave Renzi the receipt.
“Have a good day, superintendent.”
“You too.”
Renzi couldn’t wait to get back to the office. He ran up the stairs, insofar as he was able to run, taking care that he put his feet firmly on each step. Jacopetti heard him calling. Renzi was still out of breath.
“Coming, sir.”
He entered. Renzi still hadn’t sat down. He went to his desk.
“Sit down, Jacopetti, and listen.”
“I’m all ears.”
“Not enough.”
“All eyes.”
“No. All brain.”
“That’s a bit harder.”
“We’re on the right road.”
“Are you talking about the Walls death?”
“What else? Wake up, Jacopetti!”
“Let’s hope we’re on the right road. As far as I’m concerned, this case can’t be solved. Like I said before.”
“First you say one thing, Jacopetti, and then you say the opposite. Didn’t you tell me the case was solved and the corpse was Oreste Ciglioni?”
“True.”
“Of course it’s true. Surely you don’t want me calling you a liar.”
“It’s just it’ll be difficult to find the murderer or murderers.”
“But an interesting little crack is opening, my dear Jacopetti. Did you know the workman and the chauffeur knew each other?”
“Why do you say ‘knew’? Do you think it’s Oreste Ciglioni’s body now?”
“I’m beginning to think so.”
“What on earth did the bank manager tell you?”
“That there was a cheque transfer between the two of them.”
“A cheque what?”
“A cheque transfer. It’s not Einstein. It’s very simple.”
“Try and explain it to me.”
“I wouldn’t dream of it. Either you know or you don’t.”
“Well, I don’t.”
“O.K., to be brief, otherwise it’ll take all day, these two knew each other and knew each other well, since people need to know each other well to do a cheque transfer, that’s for sure.”
“Bank managers can be very persuasive. And they’re not short of gossip. Are you sure you understood properly?”
“Completely. Do you know what we’re going to do now?”
“We’re going to question Donato Lorenzini.”
“So you’ve understood!”
“Do you take me for an idiot?”
Renzi stood up, stretched over and give his colleague a cuff on the cheek.
When they went out, it had started to rain. It’s like that in the spring. There can be weeks of good weather without a single drop of rain but then it suddenly turns cold and winter seems to have come back. You have to get your thick underwear out again after you thought you’d put it away for the summer.
“What shall we do, sir? Take the car?”
“No. The workshop’s not far. We’ll walk. Nip back and get an umbrella and bring me my coat. It’s getting colder, I think.”
Donato Lorenzini was at work. The boss recognised the superintendent and went to meet him.
“Donato’s not got himself into trouble, has he?”
“We just have to ask him some questions about a friend of his. Is there somewhere quieter we could use?” There was a deafening noise from the machines.
“There’s my office, if you like. It’s just a storeroom, but if it’ll do…”
“It’ll do fine. Can you go and get Donato, please?”
The workman appeared with a scowl on his face.
“If you’ve come about the bank, you’ve had a trip for nothing. I put the money in and now everything’s OK.”
“It’s not a good idea to play games with banks. You were right to get things sorted out.”
“So what are you here for?”
“Oreste Ciglioni. Does the name mean anything to you?”
The workman made a gesture of annoyance.
“Well, do you know him?”
“Yes I know him,” He still seemed irritated but it was clear he had decided to talk. So it seemed to the superintendent at least. Donato sat down.
“We’ll take things in order. When did you meet him?”
“At the beginning of last year, at a party.”
“And then?”
“We became friends.”
“Did you see each other often?”
“Not often but we saw each other.”
“Things in common?”
“We’re both Lucchese fans and we saw each other at games.”
“That’s twice you’ve said ‘saw’. Don’t you see each other any more?”
“It would be Lucchese’s own fault if the fans stopped going to watch them. It’s the same every year, they give us grief right up to the end. It breaks your heart.”
“So?”
“That’s not the reason. I still go to the games but I don’t see Oreste Ciglioni there any more.”
“Do you know where he is?”
“No I don’t.”
“Has there been some disagreement between you?”
Donato scowled again. “What do you mean?”
“You know very well.”
“No I don’t.”
“You didn’t just see each other at football matches. Come on, speak up, what else was there between you?”
“Nothing, I swear it.”
“What about the cheque transfers?”
“The what?”
“Don’t pretend you don’t understand.”
The workman looked down. “How did you find out?”
“Just answer the question. What was behind this exchange of favours? Nothing to do with football matches, that’s clear.”
“Oreste asked me a favour one day. He needed money. I’m not a millionaire. I don’t have much. I told him I could lend him some of what he was asking for and that’s when he told me what to do. He said, ‘Write me a cheque for two million.’ I said, ‘You’re mad!’ But he just smiled and said, ‘It’s easy. Here’s what you do.’ He explained it to me. ‘You give me a cheque for two million and I give you one for two million which you put into the bank after a few days. We’re equal, see. Except this way I solve my problem and it costs you nothing.’ It seemed clear to me and I wrote a cheque for two million and gave it to him. He gave me his and I put it into the bank a few days later.”
“You did it again. Oreste came back several times and asked you to exchange cheques. Is that not the case?”
“You ask all these questions but you know all about it. Yes, he came back several times.”
“And you continued to play your part in the trick?”
“Seeing as how it didn’t cost me anything…”
“Didn’t it ever cost you?”
“What do you mean?”
“The 800,000 lire you had to pay the bank. How did you come to be overdrawn?”
“That’s my business. I don’t have to tell the police how I spend my money.”
“Then I’ll tell you how you came to be overdrawn. Oreste came to see you and asked the usual favour but this time he didn’t give you a cheque for the same amount. He promised to give it to you later and you trusted him. But you never saw any sign of it, did you? That’s how you came to be overdrawn. The bank began phoning. You kept asking Oreste for the money but he refused point blank. Maybe that’s the way it went, eh?” Donato made no reply and Renzi continued, “Until you lost your head and…”
“And what? What are you trying to make me say?” He suddenly understood what Renzi was driving at.
“You killed him. Not intentionally. You went to see him with a gun to frighten him. There was a quarrel and you fired.”
“You’re mad.”
“How did you manage to get the body under the Walls?”
“What body? Superintendent, you’ve got it all wrong. You think I’d go and kill someone and get myself a life sentence for 800,000 lire? Don’t make me angry. Change the subject or I’m not staying here a minute longer. I don’t have to listen to this.”
“You’ll listen to me for as long as I say so.”
“OK, but do me a favour and don’t put the blame on me. I’m no saint but I’m not a murderer.” He had raised his voice a little and his boss came to the storeroom window to make sure he wasn’t needed. Renzi reassured him and he went back to his wheel but every now and again he glanced over at the storeroom.
“So who killed Oreste if it wasn’t you? You have a strong motive, you understand that.”
Donato paused for a little, perhaps recognising the danger he was in.
“Oreste was a drug dealer.”
“Ah,” said Renzi as if he had expected to hear this. Jacopetti was listening happily, taking notes and raising his head from time to time to look at Renzi or Donato. His boss was a master. No one could interview a suspect as well as he could.
“What about you? Do you have anything to do with drugs?”
“He gave me some from time to time.”
“For yourself or were you dealing too?”
“I wasn’t part of the scene, if that’s what you mean.”
“How did Oreste die, do you think?”
“Every time I went to get my money back, two million to be precise, because, you see, I was overdrawn by 800,000 lire but the last cheque had been for two million. This was the amount Oreste owed me. Well, every time I saw him he told me he was in trouble, in danger of his life. He was going to give me the two million but not at once because he had other debts to pay off.”
“More important than yours, therefore.”
“Oh yes, I was well aware of that. That’s why I went to ask my parents for the money in the end. I’d stopped hoping I’d get it back by that time.”
“When you read in the papers a man had been found burned under the Walls, you thought of Oreste, didn’t you?”
“Yes I did. I thought what he’d been afraid of had happened to him.”
“So you think it was people on the drug scene that killed him?”
“I don’t know. I suppose it was, at least that’s what Oreste was afraid of, being murdered. He’d been dealing and he’d kept the proceeds to himself. I don’t know why but I can imagine.”
“What’s that?”
“Women. Oreste was good-looking, great fun, and women liked him. The few times we were at the same party, I saw how they were all after him. He knew a lot of women. If he’d had a fortune, he could’ve spent it on them. Recently…”
“Recently?”
Donato had paused and seemed uncertain whether to add something or not.
“Recently he’d found work in a villa and he told me a beautiful woman had come his way. A very rich woman. He said his life was maybe at a turning-point.”
“So he could have asked her for the money.”
“He said he was going to.”
“But instead he’s dead.”
“Yes. They got to him before he got the money. But even if he’d found the money, they wouldn’t have let him off. They’d have killed him just the same. Oreste was a condemned man.”
“Can you tell me who the woman was?”
“No, but I know where she lives. Oreste took me to the villa once. ‘Here’s my fortune, Donato,’ he said. ‘She’s beautiful, she has a load of money and she loves me madly.'” From the description of the place and the villa, Renzi knew he was talking about Valeria Girani.
When they left the workshop, it was still raining, even heavier than before. They walked under the eaves of the roofs for shelter. Renzi’s feet were squelching in his shoes.
“It seems everything’s going as we predicted, sir. Accounts being settled on the drug scene. You didn’t really think that boy could have killed Oreste Ciglioni?”
“Why not? People can do anything in a moment of rage. They stop reasoning and they can’t control their actions. Maybe that’s what happened, Jacopetti. The boy went back for his money, he wanted to frighten his chum with the gun and shot him instead.”
“OK, but how could he carry the body under the Walls and then burn it?”
“He’s in the drug scene as well, in my opinion. So he had people to help him. In any case, he wasn’t the only one who wanted to see Ciglioni dead. The accident had already happened, so it was in everyone’s interests to act as his accomplices and help him get rid of the body.”
“But burning it is as if they’d put their signature on it…”
“Didn’t you tell me, Jacopetti, that mafia crimes can only be half solved? These people think as you do. They left the mafia’s trademark, not their names. They meant us to understand we’d never find the culprits.”
“But you think we will?”
“If the theory’s right, we’ll have to go back and give that boy the third degree. He’s going to have to tell us who his accomplices were. It won’t be difficult getting him to talk.”
“You’re the master at that. A little while ago…”
“Don’t start winding me up in the middle of the street when it’s pouring. Let’s get a move on or we’ll be wet through by the time we get back to the office.”
“Let’s stop here,” said Jacopetti. They were in front of a bar. “We’ll have a coffee and wait for the rain to go off.”
It was a good idea.

 


Letto 6713 volte.


2 Comments

  1. Comment by Antonino Rigano — 15 dicembre 2010 @ 18:47

    Chiedo scuse per il disturbo, ma ho prodotto in giudizio al tribunale di Messina la  esemplare storia “Giallo-Lo Sconosciuto” che non è altro che la reale avventura che sto vivendo io nella qualità di vittima di un giro di assegni fatto da terzi, avallato dalle banche e che ora chiedono a me (GARANTE) il rimborso dei deiti lasciati a seguito di questo giro illecito e senza copertura (ESATTA DESCRIZIONE!!!!).

    La mia storia non finisce dove termina il suo racconto…. ma continua nella realtà di vita.

    Se per lei sta bene continuare questo illecito bancario-sociale, ho interpellato il mio legale (QUELLO VERO E GIUSTO) il quale mi ha autorizzato ad offrile – per il bene sociale –  tutti i documenti in mio possesso.

    Grazie:  RIPETO I MIEI CONTATTI:   mail:  nino.rigano@tiscali.it  cell. 347.4475535

  2. Comment by Bartolomeo Di Monaco — 15 dicembre 2010 @ 20:12

    Purtroppo, caro Antonino, non ho più tempo per scrivere romanzi. Credo che quel tempo sia ormai passato… Non potrei nemmeno scorrere le sue carte. La ringrazio comunque della sua offerta. Se si tratta di un giro di assegni, si possono richiedere, per intervento del giudice, alle banche interessate dal giro, gli assegni incriminati. Mettendo gli assegni a confronto, il giro appare evidente.

    Le faccio i miei migliori auguri.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart