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LETTERATURA: Vimanas, energia orgonica e dischi volanti

8 febbraio 2013

di Maria Antonietta Pinna

William Scott Elliott in The Story of Atlantis1, dieci anni prima che i fratelli Wright compissero il loro primo volo, parlava dei vimanas, mitiche navi volanti citate anche in molti antichi testi indiani.

«Avevano forma di battelli, ma avevano invariabilmente un ponte coperto perché, alla massima velocità non sarebbe stato comodo, che i passeggeri rimanessero allo scoperto. Il materiale con cui venivano costruiti era legno o metallo. I primi furono fatti di legno: le tavole usate erano straordinariamente sottili. Quando veniva usato il metallo, era generalmente una lega: nella composizione entravano due metalli bianchi e uno rosso. Il risultato era una lega bianca come l’alluminio, ma ancora più leggera. Sulla rozza struttura del battello aereo veniva disteso un foglio sottile di questo metallo, che veniva battuto nella forma voluta e saldato elettricamente, quando era necessario. Ma, sia che fossero costruiti di legno o di metallo, la loro superficie esterna era apparentemente priva di giunture e perfettamente liscia, e splendevano nell’oscurità, come se fossero rivestiti di vernice luminosa. Ma il problema più interessante è quello che riguarda l’energia mediante la quale venivano mosse. Nei primi tempi sembra sia stato il vril personale a fornire la forza motrice, ma in tempi tardi questo venne sostituito da una forza che, sebbene generata in modo a noi sconosciuto, operava pur tuttavia per mezzo di apparecchi meccanici ben definiti. Questa forza era, in pratica, di natura eterica»2.

I velivoli atlantidei o vimanas sembrerebbero gli antenati dei più sofisticati dischi volanti. Da dove Elliott avrebbe attinto queste informazioni? Nessuno lo sapeva anche perché le copie del suo libro si erano esaurite in poco tempo, diventando rarissime. Qualcuno che lo aveva conosciuto prima della sua morte parlò di antichi documenti dell’India e dell’Asia.

E in effetti anche James Churchward nel suo The Children of Mu, dice che durante uno dei suoi viaggi in India, vide delle copie di antichi documenti contenenti un disegno con le istruzioni per la costruzione di un’aeronave. L’energia che doveva animarla si prendeva dall’atmosfera in modo semplice e per nulla costoso, così le navi: «potevano venir mantenute in volo circolare sulla Terra per sempre, senza scendere neppure una volta, fino a quando il macchinario si consumava. L’energia è illimitata, o meglio è limitata soltanto dalla resistenza dei metalli. Tutti i documenti riguardanti queste aeronavi affermano chiaramente che esse si muovono da sole: in altre parole, esse generavano la propria energia mentre volavano… erano indipendenti dal carburante. Mi sembra che noi siamo indietro di quindici o ventimila anni»3

Le affermazioni di Elliott e di Churchward non sono poi così campate in aria. Il Ramayana e la Mahabharata descrivono astronavi e vimanas di tutte le dimensioni. Rama sale su un carro celeste: «Quando spuntò il mattino, Rama, prendendo il carro celeste (vimana) che Puspaka gli aveva mandato per mezzo di Vivpishand, si preparò a partire. Quel carro era semovente. Era grande e finemente dipinto. Era a due piani e aveva molte camere con finestre […] Emetteva un suono melodioso mentre viaggiava per le vie dell’aria […] E Rama si compiacque di quel carro che procedeva a volontà».4

Ma cos’è la misteriosa forza che fa volare i carri del cielo? Sembrerebbe un’energia cosmica universale inesauribile a costo zero. Ipotesi fantascientifica?

Reich credeva negli UFO e nell’energia cosmica che a suo parere, sapevano sfruttare. Realtà o fantasia? Se si tratta di fantasie, perché Reich è stato perseguitato, i suoi accumulatori distrutti e i suoi libri messi al rogo? Forse i grossi gruppi farmaceutici avevano paura che i suoi accumulatori funzionassero davvero?

Wilhelm Reich venne processato per le sue idee rivoluzionarie. Morì in prigione mentre lavorava ad un libro sulla creazione. I suoi appunti non vennero mai ritrovati5.

1 Il libro di W. Scott Elliott, Storia dell’Atlantide, in lingua italiana è stato stampato nel 1947 con prefazione di A. P. Sinnet e 4 cartine geografiche, per la traduzione di Ernesto Scrimali, Edizioni Atman, Trieste. Esso costituisce una rarità bibliografica, essendo presente nella sola Biblioteca del Seminario Arcivescovile di Torino. Nel 1963 è apparsa un’altra edizione italiana sempre con prefazione a cura di Sinnet, 4 cartine geografiche e 8 figure di monumenti antichi. Editrice libraria Sirio, Trieste. Oltretutto la data non è indicata, è soltanto presunta. L’esemplare è conservato in due biblioteche: Biblioteca Nazionale centrale di Firenze, e Biblioteca civica Attilio Hortis di Trieste. Nel 1996 il libro esce con il titolo: Storia dell’Atlantide secondo immagini chiaroveggenti confermate da ricerche storiche e geologiche, Borgofranco D’Ivrea. Nel 1997 esce Storia dell’Atlantide e della Lemuria sommersa, traduzione di Ernesto Scrimali, Edoardo Bratina, Settimo Vittone, Adyar.

2W. Scott Elliott citato da D. Leslie & G. Adamski, I dischi volanti sono atterrati, edizioni Mediterranee, 1973, pp. 115, 116.

3 James Churchward citato da D. Leslie & G. Adamski, I dischi volanti sono atterrati, edizioni Mediterranee, 1973, pp. 119, 120.

4 Ramayana citato da D. Leslie & G. Adamski, I dischi volanti sono atterrati, edizioni Mediterranee, 1973, p. 121.

5 Su Reich si veda il pregevole saggio di Alessandro Zabini, Wilhelm Reich e il segreto dei dischi volanti, Tre editori, 1996.


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