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La casa delle meraviglie: Il bianco lettino di Maria Antonietta, regina di Francia

28 aprile 2014

di Bartolomeo Di Monaco
(Qui più informazioni sul libro)

È rivestito con tessuti e lenzuola bianche come un tempo. Pietrino lo crede originario del 1880, ma gli devo dire che, dopo che sono stato in casa sua, l’ho subito riconosciuto e le sue origini sono non soltanto più lontane, ma anche (non si offenda), più nobili. È invece degli anni intorno al 1940 la culla in vimini per bambole, rinvenuta in una vecchia soffitta durante uno dei suoi lavori di restauro e che Pietrino, amorevolmente, ha voluto deporre su di in grazioso mobiletto a fianco del lettino.

Quest’ultimo appartenne nientemeno che alla piccola Maria Antonietta di Francia, la moglie di Luigi XVI, i due re che subirono al pari di tutti i nobili di Francia, le terribili conseguenze della Rivoluzione francese. Il loro aristocratico collo, soprattutto quello gracile della regina, fu introdotto nell’apposito spazio e staccato dal corpo ad opera della sottile lama di quella che venne denominata Madame la Guillotine. Ossia la ghigliottina. A Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, Regina di Francia, la ghigliottina toccò in sorte il 16 ottobre 1793; a suo marito, Luigi XVI, Re di Francia, qualche mese prima: il 21 gennaio 1793. Maria Antonietta era la quindicesima tra figli e figlie della grande Maria Teresa d’Austria e  si deve pensare che quel lettuccio che ora si trova in casa di Pietrino, il 2 novembre del 1755, quando Maria Antonietta nacque, si trovasse presso la reggia dell’imperatrice austriaca, la quale, per ragioni politiche, la promise, ancora quattordicenne, in sposa al figlio del re di Francia che allora era Luigi XV la cui morte avvenuta nel 1774 consentì al marito di Maria Antonietta di diventare a sua volta re di Francia con il nome di Luigi XVI.

Il resto della storia è conosciuto. La regina passò per un personaggio frivolo (ciò è verissimo, ma fu anche una donna molto sfortunata, poiché il primo figlio erede al trono morì di tubercolosi) e lontano dai bisogni del popolo, ma Pietrino mi ricordò che, in considerazione di quanto avevo azzardatamente sostenuto, e cioè che quello fosse il suo lettuccio da bambina, eravamo un po’ tutti obbligati a ricordarla alla corte di Vienna quando non aveva che pochi anni, e, nonostante fosse circondata dalle attenzioni più vigili e severe, era uguale a tutte le bambine e i bambini del mondo. Ossia, mi lasciò intendere: davanti a questo letto qualche balia si sarà pure chinata a cantarle la ninna nanna o, divenuta un po’ più grandicella, a raccontarle delle favole, fino al momento in cui il suo corpo non crebbe e non divenne troppo grande per restare in quel piccolo nido e non trasmigrò in un gran letto degno di una principessa.

Viene descritta un po’ ribelle e incontentabile e dunque ci viene da pensare che prima di coricarsi ne combinasse di tutti i colori, avvalendosi dei privilegi di autorevolezza che le derivavano dal suo rango. Forse era un po’ perversa con le compagne, forse cinica, oppure anche civettuola con i ragazzi (le raffigurazioni su di lei ce la mostrano carina e con gli occhi azzurri), ma la sua anima non differiva per niente da quella delle bambine, un po’ capricciose, del mondo di oggi.

“In questo letto ci hanno dormito i miei nonni, ed oggi, quando sono presi dal sonno, ci dormono i miei nipoti e ci si trovano tanto mai bene che non vorrebbero mai togliersi di lì.”, disse tutto contento Pietrino.

“Sfido io!” esclamò Raffaella “se è vero che questo fu il lettino della piccola bambina che qualche tempo dopo divenne la regina dei francesi!”.

“Sono passati tanti anni ma da un ammasso di ruggine” disse fiero Pietrino “sono riuscito a trarre il gioiello che vedete”.

“È soltanto la buona pasta di cui è fatto il lettino che l’ha ricondotto agli antichi splendori”, disse Raffaella.

“E le mie manone non contano proprio niente?”. Ma Anna Lina fu pronta ad accarezzargliele, e tutto passò in fretta.

“Quali saranno stati i suoi sogni di bambina?” domandò Raffaella a Anna Lina.

“Non erano bei tempi, quelli, nemmeno per le giovani principesse. Il suo matrimonio  fu combinato in fretta e furia poiché la madre, stipulando l’alleanza con i francesi, voleva reagire a quella stipulata dal re di Prussia, nemico degli Asburgo, con l’Inghilterra; dunque il periodo felice di Maria Antonietta si ridusse a ben pochi anni, visto che nel 1770, ossia a 15 anni, già lasciava la corte viennese per quella parigina”.

“Ma i suoi sogni di bambina saranno pur restati impressi in questo letto! Non possono essersene andati via così, come se nulla fosse  accaduto. Tutto ciò che si vive, anche nei sogni, oppure attraverso i bisbigli, le parole ascoltate o pronunciate, resta impresso nelle cose. Davvero, Pietrino, non hai mai sentito proprio niente?”. La domanda infervorata veniva da Raffaella.

“Per quanto mi ci sia avvicinato più volte, non ho mai sentito niente, né voci né palpiti né sussurri, nemmeno quelli dei miei nonni. Il lettino che tu attribuisci a Maria Antonietta, caro Bart, non ha nulla da dirmi. Forse non mi considera abbastanza degno delle sue confidenze, se addirittura fino ad oggi mi ha nascosto la sua vera identità”.

Fui io quel giorno a fare il miracolo. Ricordai la favola dell’uccellino blu e lo invocai, ed esso venne e si avvinghiò con le sue zampette ai bordi del lettuccio e così la voce di Maria Antonietta bambina, sdraiata sotto le coperte, in preda ai suoi sogni, o in ascolto della sua balia, la sentimmo tutti. Una voce piuttosto acerba come quella delle bambine di pochi anni, come quella, ad esempio, della mia nipotina Sara, ma fu una voce che ci strinse il cuore. Veniva dai secoli lontani, e ci ricordava che non esiste la morte, che essa resta sempre vita; impigliata da qualche parte non abbandona mai il mondo, e si lascia recuperare sempre dall’amore e dalla bellezza, rappresentati, in questo caso, dal melodioso canto dell’uccellino blu.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart