Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
I miei libriRivista d'arte Parliamone

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download VIVERE CON L'ACUFENE.

La casa delle meraviglie: Le forbici che cucirono il vestito di Cenerentola

17 marzo 2014

di Bartolomeo Di Monaco
(Qui più informazioni sul libro)

“Oggi non entrerete a casa mia se non mi saprete dire chi ha scritto la fiaba di Cenerentola. La conoscete?”.

“Che fai, Pietrino, hai voglia di prenderci in giro?”. A mia moglie scappò detto, senza troppo riflettere: “L’ha scritta il solito Andersen”, e così stava per guadagnarsi lo sguardo furente di Pietrino e il respingimento seduta stante dalla sua magione, quando io tamponai la falla.

“Oggi abbiamo avuto una mattinata pesante”. “E tu lo sai?”.

Bastò che facessi il nome dei Fratelli Grimm perché ci guadagnassimo il biglietto d’ingresso.

“È sufficiente, ma non mi basta, ricordalo quando saremo dentro”.

Ebbi un po’ di paura. Che cosa mai aveva in mente per noi? Eppure lo sanno tutti che i Fratelli Grimm sono tra i maggiori autori di fiabe in Europa, se non nel mondo, e tra queste spicca  proprio Cenerentola, oltre a Hänsel e Grethel, Cappuccetto Rosso, Pollicino, Biancaneve, per fermarmi alle più note.

Ma con una certa sufficienza, e sempre con sulle labbra il solito sorriso sornione ci fece accomodare sul largo divano, promettendoci che anche la meraviglia che ci avrebbe mostrata quel giorno non sarebbe stata da meno delle altre.
Non mancò di pregare la sua Anna Lina di prepararci il solito tè dall’aroma speciale, anzi specialissimo, nel mentre lui ci apriva la strada alla sorpresa.

Ci raccontò che la fiaba di Cenerentola era più antica di quanto si immaginasse. Si doveva andare a ritroso fino alle più antiche dinastie cinesi, che valorizzarono proprio il piede piccolo e grazioso quale attributo di bellezza e che ritroviamo proprio in Cenerentola.
Per restare in Europa, il primo a farne una fiaba con tutti i crismi fu Charles Perrault, vissuto nel XVII secolo, seguito poi nel XVIII dai noti Fratelli tedeschi Jacob e Wilhelm. E se proprio vogliamo aggiungere un’altra perla di cultura alla collezione bisognerà riconoscere che il bravo e fantasioso Charles Perrault venne a gustarsi la fiaba tra le pagine del napoletano Francesco Basile, nel suo “Lo cunto de li cunti”, del XVII secolo.

“Però” interruppe Pietrino “quanti di voi sapevano queste cose?”

Per farlo contento rispondemmo in coro: “Nessuno”, e così egli gonfiò il petto e si insuperbì. “Ed ora ditemi qual è l’autore di Cenerentola che conoscete di più e che forse è diventato il più straordinario autore della favola.

Fu un coro entusiasta e all’unisono:  “Walt Disney”.

“Proprio così”, disse lui un po’ immalinconito, essendo rimasto uno dei rari cultori della scrittura su carta, e non avendo ancora fatto l’abitudine allo stupore delle immagini e dei colori in diretta. “Ed ora siamo arrivati al punto. È il momento della sorpresa e della nuova meraviglia”.

“Praticamente, Pietrino, ci hai già detto tutto”, dissi io, non riuscendo a capire quale oggetto potesse riportarci all’antica fiaba.

“Ed invece tutto comincia adesso”, mi rispose. Ci alzammo e mi portò davanti ad una vecchia macchina per cucire (forse una Singer), aprì il cassetto e ne estrasse un paio di robuste e vecchie forbici. Erano nere, e in qualche parte arrugginite. “Le ho trovate non lontano da qui, in terra, vicino ad un bidone della spazzatura. Come faccio di solito quando   un   oggetto   mi   piace   e  mi ispira, l’ho raccolto, l’ho portato a casa e gli ho dato una ripulitina”.

“A vederlo, sembra un paio di forbici qualunque. Non so proprio per quale motivo abbia attirato la tua attenzione”.

“Constaterai ancora una volta, caro Bart, che il tuo amico Pietrino ha l’odorato dei gatti e non ne sbaglia una”. Poi si corresse: “O almeno ne sbaglia pochissime”, trovando così il consenso silenzioso, espresso con un minimo cenno del capo, di Anna Lina.

“Ora – si gonfiò il petto Pietrino – andate con la mente alla favola raccontata dal grande Walt Disney. Si tratta di arrivare alle scene che si vedono nei cinque minuti che partono da poco oltre il 31mo minuto. Le ricordate? No? Me lo immaginavo e perciò mi sono preparato. Non vi farò, ovviamente, vedere tutto il film, ma le scene che ci porteranno alle forbici che  ho  rinvenute nella spazzatura”.

Fece scorrere il dvd e arrivò al momento in cui i quattro dentuti topolini si davano da fare per cucire il vestito che Cenerentola avrebbe indossato al gran ballo di Corte.
Apparvero, e più di una volta, le forbici. Disse Pietrino, colmo di piacere:

“Le vedete? Guardatele bene. Che cosa vi ricordano?”.

“Accipicchia!”  esclamò   Raffaella.   “Assomigliano proprio a quelle che hai trovato per strada”. “Brava.  Sono  proprio  loro.  E  per  dirti  tutta  la verità,  li  vedi  nel  film  quei  rocchetti  di  filo? Ebbene,  insieme  alle  forbici  ho  trovato  anche quelli!”.

“Un vero miracolo”, confermò Anna Lina.

“Ma le forbici sono semplicemente un fortunato cimelio, come ad esempio il mantello di Garibaldi, o hanno pure una qualche virtù?”, domandai.

“E se no a che sarebbe servito farvele vedere. Io ve le mostrerò in piena azione!”

“Che vuoi dire?”, domando Raffaella.

“È presto spiegato.” rispose Pietrino. Che subito aggiunse:

“Il vestito che fu cucito dai quattro topini usando queste forbici e questi rocchetti aveva il colore rosa e bianco, ma, come sapete, fu distrutto dalle malvagie sorellastre, appena lo videro rifulgere indosso a Cenerentola. Il vestito invece che avete visto indossare a Cenerentola durante il ballo a Corte, di che colore era? Pensateci bene, giacché ce lo dice lei stessa quando l’azzurra Fata madrina glielo fa comparire indosso: era un vestito bianco e di cristallo pure (ma forse Cenerentola alludeva
alle sue scarpette). Una vera rarità. Come una vera rarità furono la carrozza estratta dalla zucca e i quattro cavalli bianchi realizzati col minuto corpicino dei topolini. Per non parlare del valletto e del postiglione, che prima altro non erano che un cane e un ronzino”.

“Ma non ci hai ancora detto ciò che più ci interessa, ossia che funzione abbiano queste forbici e quale sia la loro meraviglia!”.

“Presto fatto.” rispose Pietrino. Il quale, accennando a me, mi pregò di prendere le forbici, non solo, ma anche di maneggiarle al modo dei sarti, ossia, infilando le dita negli appositi occhielli e di aprirle.

Fu un lampo. All’improvviso comparvero i quattro topolini che, come nella celebre scena del film di Disney, tagliavano e cucivano le stoffe di color rosa  e  bianco  per farne  il  bellissimo  abito che tanto era piaciuto a Cenerentola e che le sorellastre le avevano strappato di dosso.

“Quest’abito,  dunque,  non  è  andato  distrutto!” dissi io.

“Proprio così. Esiste ancora, e vive grazie a queste forbici magiche”.

“Sicché ogni volta che vogliamo rivederlo come fu originariamente cucito ed appeso nell’armadio, non  basterà  fare  altro  che  impugnare  queste stupende forbici, e tutto diventerà realtà.”, disse Raffaella.
La quale però aggiunse subito dopo una richiesta del tutto speciale, e furono così manifeste la sua emozione e la sua commozione che Pietrino  e Anna Lina non poterono negargliela.

“Qualche volta lo farete indossare anche a me? Mi basterebbe tenermelo indosso anche per un solo minuto!”.

“Cara Raffaella, Pietrino ed io siamo molto più generosi di quanto immagini. La prossima volta che verrai a trovarci te lo faremo indossare per tutto il giorno”.


Letto 3223 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart