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La casa delle meraviglie: Se il treno non deragliò fu merito di nonno Pietrino

5 maggio 2014

di Bartolomeo Di Monaco
(Qui piĂą informazioni sul libro)

“Mio nonno Pietrino era ferroviere. Siamo nell’anno 1910. Questo modellino l’ho salvato che ero bambino e quando sono stato in grado di ripararlo e farlo funzionare ho scoperto la cura posta dal nonno nella sua costruzione”.

Poche parole ma affettuose quelle che ci disse Pietrino, il giorno che ci mostrò l’ultima delle sue meraviglie, che avevano trasformato la sua casa in una dimora magica forse unica al mondo, dove, se fosse stata più conosciuta, vi sarebbero corsi ad abitare tutte le altre meraviglie sparse un po’ di qua e un po’ di là del nostro globo. Non ci sarebbero accorse unicamente per stare in compagnia con le altre meraviglie presenti nella casa, ma ci sarebbero accorse per le qualità del loro padrone, in primo luogo di Pietrino e poi della sua compagna per la vita Anna Lina, che asseconda le sue passioni e le sue bizzarrie, e pure le sopporta, come una buona moglie, quando occorre, deve fare in nome dell’amore. Le meraviglie si sentono, se custodite da Pietrino, al sicuro. Sfideranno i secoli, ed andranno  anche oltre i secoli e i millenni. Si congiungeranno all’eternità e resteranno fissate in essa.

L’ultima meraviglia che Pietrino vuole raccontarci riguarda il miracolo compiuto da suo nonno, che aveva, come un tempo si usava, il suo stesso nome. Faceva il ferroviere e per la sua abilità nelle mani (ecco da chi ha preso!) si accorse che qualcosa non andava negli ingranaggi di un treno. Costruì un suo aggeggio che somiglia (è solo somiglianza, si badi, visto che l’uso è assai ben diverso) a quei bollitori (non quelli giganteschi, ovviamente) che si vedono nelle piccole distillerie. Solo che il congegno di nonno Pietrino serviva non a fare vodka, ma a riparare guasti ben più gravi e pericolosi.

Una volta costruito quello che io (da vero profano, nonché in qualità di emerito rappresentante della categoria più diffusa in Italia, ossia quella degli ignoranti) considero banalmente un semplice “aggeggio” (così continua ad apparirmi anche se ben ripulito e restaurato da Pietrino) si reca dove il treno sta stazionando in attesa della partenza prevista di lì a qualche ora e vi rafforza l’ingranaggio che destava il suo sospetto. Ci mette molto tempo ad adattare, sul posto e per il caso specifico, il congegno da lui costruito, e ad applicare, poi, grazie ad esso, la riparazione.

Fatto sta che all’ora stabilita il treno può partire dopo aver ricevuto il via dal capostazione, nonostante che nonno Pietrino ne sconsigli insistentemente la partenza poiché il pericolo del guasto improvviso non è del tutto scongiurato. Ma erano, quelli, i tempi in cui la sicurezza non era poi tenuta in gran conto (direi: come oggi) e gli uomini e le donne erano piuttosto carne da macello da inviare al lavoro ad ogni costo. Le fabbriche li attendevano con impazienza per mettere in moto al più presto la ingorda macchina da soldi che altro non è che la produzione a tutti i costi, la deità assoluta dei nostri tempi.

Credete che si sarebbe prodotto un qualcosa di utile nel mondo se questo qualcosa non avesse portato in tasca al suo inventore o scopritore qualche sacchetto di monete d’oro? Il progresso, se quello di oggi possiamo chiamarlo progresso, è il progresso dei soldi, e avete potuto vedere con i vostri occhi quanto esso sia ridicolo, essendosi in breve trasformato (ma questa è materia da specialisti) da economico in finanziario. Ossia abbia trasformato con una bacchetta magica qualcosa che almeno esisteva materialmente in qualcosa  che  non  esiste  più.  Eppure, tanto è stregata questa nostra società, il nuovo sistema fatto d’aria è in grado di mettere in circolazione più soldi di prima!

Dunque l’ordine di partenza è dato e nonno Pietrino, pur contento della sua riparazione ed anche del congegno quasi miracolosamente perfezionato lì per lì, se ne sta con il cuoricino appeso ad un filo di ragnatela. Ce la farà il treno a compiere l’intero viaggio o andrà fuori dai binari e combinerà qualche guaio? Che quasi sempre, quando si sente dire del deragliamento di un treno, si tratta di guai grossi?

Si viene a sapere, dopo qualche ora, che il treno è arrivato a destinazione e tutto è andato come nonno Pietrino si augurava.
SenonchĂ©…

Senonché il treno ci era arrivato, come si suole dire, per il rotto della cuffia. I macchinisti adibiti al controllo (quelli che battono gli ingranaggi con delle apposite mazze di ferro) si erano accorti che il treno appena arrivato, ad un colpo di mazza dato in un punto preciso emetteva un suono non del tutto tranquillizzante. Chiamarono i tecnici addetti e andarono a vedere meglio, si chinarono, si sdraiarono sotto la carrozza corrispondente e videro che una pericolosa rottura si era appena salvata grazie al congegno che nonno Pietrino vi aveva applicato con la sua invenzione.

Glielo mandarono a dire, ne fu contento, e in tutto il suo paese passò come un eroe. Ancora oggi lo ricordano per quel miracolo compiuto grazie alla sua bravura, alla sua solerzia, ma soprattutto grazie all’amore per il suo lavoro.

Lucca, 26 dicembre 2013 – 31 dicembre 2013


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart