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Brontë (Le sorelle)

7 novembre 2007

Le sorelle Brontë

Le sorelle Brontë

Nella contea di York che, fra l’altro, vanta una bellissima cattedrale, e precisamente a Haworth, un villaggio dove si distende una vasta, selvaggia brughiera, nacquero le sorelle Brontë: Charlotte, Emily e Anne, che rappresentano un insolito e straordinario avvenimento letterario. Tutte e tre infatti diventano scrittrici affermate e due di esse: Charlotte, la più longeva (morirà nel 1855 a 39 anni), e Emily scriveranno due capolavori, rispettivamente “Jane Eyre” e “Cime tempestose”. La terza, Anne, è autrice di “Agnes Grey”, che, però, a mio avviso, non è all’altezza degli altri due romanzi. Soprattutto in “Cime tempestose”, abbiamo l’affermazione di una personalità femminile nel campo letterario che si avvale di uno stile solido, quasi maschile, con una costruzione movimentata della storia (e con la tecnica del racconto nel racconto), che ci trasferisce i cupi umori e le ombrosità di una solitudine che appartiene non solo al paesaggio, ma all’autrice. Heathcliff, innamorato di Caterina, è un protagonista inquietante, che ha pochi riscontri di quella complessità nella letteratura, mescolandosi in lui tenerezza e violenza, passione e malinconia, ad una grado così elevato da recare più di un turbamento in chi legge. Lo stesso paesaggio, desolato e selvaggio, si presenta nel romanzo di Charlotte: “Jane Eyre”, ma lo stile è più dolce e privo delle asperità presenti nella sorella. Tuttavia, pure qui ci troviamo di fronte ad una protagonista caparbia e risoluta: si veda il bel capitolo XXVIII, quando Jane decide di tornare dall’amato Rochester e dorme nella brughiera. Desidero riportare alcune frasi che mi hanno colpito: da “Cime tempestose” (trad. Rosina Binetti): “Un cuore buono ti darà un bel volto, caro ragazzo, anche se tu fossi realmente brutto, ed un cuore cattivo può rendere peggio che brutto anche il volto più bello.” Da “Jane Eyre” (trad. Lia Spaventa Filippi): “Si dice che il genio ha coscienza di sé.”; “La bellezza è nell’occhio di chi guarda.”; “L’interesse dell’uditore muove la lingua del narratore.”; “Non vi è più grande felicità di quella d’essere amati dai propri simili, e di sentire che la nostra presenza porta loro gioia.”; “Gli amici dimenticano sempre gli abbandonati dalla fortuna.”; “Si sa che Dio è dappertutto; ma la sua presenza si sente maggiormente quando le sue opere si rivelano nella loro immensità; in una notte pura, allorché i mondi seguono il loro silenzioso corso nel cielo si sente ch’Egli è infinito, onnipresente, onnipotente.”


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart