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LETTERATURA: Alicia Giménez-Bartlett e/o Petra Delicado

23 dicembre 2009

di Francesco Improta 

Petra Delicado, ispettrice della polizia di Barcellona, uscita dalla penna ironica e graffiante di Alicia Giménez-Bartlett, è tra i per­sonaggi più interessanti e convincenti di questi ultimi tempi. Nata a metà degli anni novanta quando la sua autrice aveva già alle spalle una discreta e collaudata attività didattica e creativa che le aveva consentito di conseguire un prestigioso premio letterario, Petra Delicado ha conquistato un posto nell’immaginario dei let­tori di gialli anche qui in Italia, dove è stata a più riprese, ma in­giustamente, paragonata al commissario Montalbano di Andrea Camilleri. Non credo, infatti, che al di là della crescente popolarità di cui godono, della casa editrice che qui in Italia li accomuna (Sellerio) e del fumo che avvelena entrambi vi siano altre analogie tra il commissario di Vigata e l’ispettore di Barcellona. Salvo Montalbano, che ha nel nome di battesimo il crisma della salva­zione, è un macho dalle spalle larghe, rassicurante e affidabile per tenacia, tempismo e capacità; ha una fidanzata storica che vive lontano e ciò gli consente di conservare quelle abitudini da single, alle quali probabilmente non saprebbe più rinunciare. Ama la buona tavola, è capace di fulminanti intuizioni ed è incline a lavo­rare prevalentemente da solo.

Petra Delicado, invece, è una femminista convinta, ostinata fino alla testardaggine, reduce da due matrimoni, per certi versi anche gratificanti, da lei sciolti volontariamente, e desiderosa di una re­sponsabile, controllata e soddisfacente solitudine. Non a caso in Morti di carta dice testualmente “C’è una certa eleganza nella solitudine, finché la morte non ti separa dal mondo” e poco prima “Non volevo vedere nessuno declinare accanto a me, né avere un testimone del mio declino”. Forte e battagliera, tenace fino all’e­saurimento e capace di ricorrere a tutti i mezzi pur di raggiungere i suoi obiettivi (in Nido vuoto usa la sua cultura, alla maniera del manzoniano Don Abbondio, per spiazzare un delinquente), Petra rimane fedele al proprio nome – vero e proprio ossimoro – dimostrando una durezza a volte spietata, soprattutto negli inter­rogatori, (in Riti di morte, la sua prima indagine, costringe un giovane timido e spaventato, a denudarsi e a mostrare i propri genitali), e al tempo stesso commoventi e inaspettate tenerezze (si scioglie dinanzi ai riccioli d’oro e al sorriso di una bambina in Serpenti nel Paradiso mentre in Giorno da cani si prende cura di un povero cane rimasto solo dopo la morte del suo padrone, barbaramente ucciso). Ama il giardinaggio e la musica sinfonica ma non disdegna al contempo il fumo, l’alcol e le scopate occasio­nali.

Incapace di vivide illuminazioni e di rapide intuizioni preferisce battere più volte la stessa pista e contattare le medesime persone, facendo spesso il punto della situazione con il fido Fermìn Garzòn; non ha, cioè, il fiuto del cane da tartufo ma la tenacia del mastino che non molla mai la preda.

Fondamentale nello sviluppo delle indagini e della propria com­plessa personalità è il rapporto con il viceispettore Fermìn, un ve­dovo ultracinquantenne pacioso e leggermente adiposo ma capace di esercitare ancora un certo potere seduttivo, come dimostrano le relazioni sentimentali e sessuali che riesce a stabilire con l’altro sesso (in Serpenti nel Paradiso e in Giorno da cani, addirittura due alla volta). Le schermaglie dialettiche, ora dirette ora allusive, tra Petra e Fermìn, basate sull’ironia e talvolta sulla reciproca ge­losia, costituiscono il sale dei racconti e consentono al genere giallo cui essi appartengono di uscire dagli schemi e di assumere connotazioni più ampie, complesse e articolate, sfociando talvolta nel pamphlet sociale, nel conte philosophique e persino nella commedia. Del resto per chi inventa storie è quasi una questione di igiene mentale non perdere i contatti, o meglio fare i conti con la realtà, nell’accezione più ampia del termine. La stessa Alicia Giménez-Bartlett in una recente intervista ha testualmente detto: “La narrativa è mestiere, riflessione sulla vita, intelligenza e conoscenza.” Non è un caso che ogni suo libro sia il risultato di un lungo lavoro di preparazione, di documentazione e di gestazione. I lettori, dal canto loro, poiché il giallo all’europea attualmente è quello che offre maggiore aderenza alla realtà, devono sforzarsi – è questo l’invito esplicito di Giménez-Bartlett – di esplorare la quotidianità, quella che sta vicino o meglio addosso a loro, perché il loro mondo, non diversamente dal nostro, è fatto di queste cose piccole o grandi che siano e delle persone che abbiamo accanto.

Lo stile, capace di cogliere e di descrivere le sottili dinamiche psicologiche dei vari personaggi, è sempre fluido ed efficace an­che quando smuove pozze d’acqua maleodoranti o si leva in alto per affrontare problemi metafisici o religiosi. Non manca, però, una buona dose di umorismo ed irriverenza che consente di de­molire le false credenze dietro le quali si trincerano i suoi pro­tagonisti.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart