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LETTERATURA: CINEMA: I MAESTRI: Le trote latine (sul Satyricon di Fellini)

30 agosto 2016

di Carlo Laurenzi
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, venerd√¨ 21 novembre 1969]

Molti a buon diritto sono persuasi che Fellini abbia for¬≠nito col Satyricon il suo film migliore (a parte alcuni film giovanili). Ed √® innegabile che un antico libro pi√Ļ ram¬≠mentato che letto si giovi di tanta pubblicit√†: non si esclu¬≠de che il vero Petronio trovi adesso, grazie a Federico Fel¬≠lini, qualche lettore sincero.

Anche questo, o soprattut¬≠to questo, sarebbe un merito. E’ superfluo aggiungere che il Satyricon di Petronio non somiglia molto al Fellini Satyri¬≠con. Ma, coscienziosamente, Fellini si √® procurato una sor¬≠ta di cambiale che lo mette al riparo dallo scandalo dei pe¬≠danti; l’avallo gli √® venuto da Luca Canali, ¬ę un romano di quarantaquattro anni, alto, sottile, elegante, con macchi¬≠na sportiva, che poco corri¬≠sponde all’immagine tradizio¬≠nale del professore di latino ¬Ľ, e invece √® davvero professo¬≠re di latino (insegna all’uni¬≠versit√† di Pisa), e ha senten¬≠ziato: ¬ę Sappiamo tutto sui romani, ma come pensavano realmente, come vivevano, eccetera, no. Perci√≤ √® legittimo il tentativo di una libera in¬≠terpretazione fantastica. Sia¬≠mo nel campo delle ipotesi: pu√≤ darsi quindi che la pi√Ļ valida sia proprio quella di Fellini. La grande scienza non si fa senza essere anche poe¬≠ti, come ha detto Einstein ¬Ľ.

*

Allora non spariamo sul poeta. Per curiosit√†, nondime¬≠no, si potrebbe osservare co¬≠me sarebbe folta la serie dei bersagli offerti al pedante da¬≠gli anacronismi e dalle stram¬≠berie del film. N√© dovremmo tener presente solo il film ¬ę vi¬≠sibile ¬Ľ (la sommit√† dell’ice¬≠berg) ma anche ci√≤ che il film implica o, dopo esserse¬≠ne nutrito, elide: la sceneg¬≠giatura e il ¬ę trattamento ¬Ľ, pubblicati in settembre am¬≠bedue.

Qualche perla? Lasciamo andare. Se si segna in blu il passo di quel vecchio precet¬≠tore ¬ę dall’aria austera, un po’ ottusa ¬Ľ il quale, a bordo del¬≠la nave di Cesare, ¬ę sta leggendo un brano di Tacito ¬Ľ, l’imbarazzo ci vince: ci sen¬≠tiamo simili ad astiosi maestrucoli tronfi della consapevolezza che Petronio √® un per¬≠sonaggio delle storie di Ta¬≠cito, non viceversa; Luca Ca¬≠nali e Federico Fellini sorri¬≠dono di noi. Come pure, se ci trasferiamo da quella na¬≠ve (inesistente in Petronio) alla nave di Lica, e ascoltiamo Lica impartire ad Encolpio una lezione pratica di astronomia, attenti a noi! Lica volge gli occhi uno dei quali √® di vetro al cielo stellato, ten¬≠de il dito, enuncia: ¬ę …Betelgeuse. L’Alfa del Centauro…¬Ľ. Alt. Betelgeuse √® un nome de¬≠rivato dall’astronomia more¬≠sca, secoli e secoli dopo quel viaggio per mare; quanto al¬≠le stelle chiamate Alfa ‚ÄĒ gli astri maggiori di ogni costel¬≠lazione ‚ÄĒ l’idea di nominar¬≠le cos√¨ non data che dal Seicento. E con ci√≤? Osereste rimproverare Giotto e Tiziano perch√© i loro personaggi, trat¬≠ti dal mito o dalle scritture, vestono panni trecenteschi o cinquecenteschi? L’arte ha tut¬≠ti i diritti: filisteo chi li in¬≠frange. Senza contare che co¬≠me afferma Luca Canali la poesia di Federico Fellini, di¬≠versamente da quella di Giot¬≠to, pu√≤ aspirare a virt√Ļ di grande scienza. Einstein √® d’accordo. Buttiamo via la ma¬≠tita blu, sgombriamo il campo in punta di piedi.

Una piccola censura, sem¬≠mai, pu√≤ essere mossa a Felli¬≠ni sul terreno che lui stesso ha scelto: quello di ¬ę realiz¬≠zatore ¬Ľ ed esegeta di un cer¬≠to Satyricon, il suo. In quan¬≠to esegeta del proprio Satyri¬≠con, √® risaputo che Fellini (prima che il film apparisse) ha concesso decine di intervi¬≠ste e partecipato a tavole ro¬≠tonde. Ha chiarito fondamen¬≠talmente due punti, il primo dei quali indicheremo con bre¬≠vit√† come punto delle trote: ¬ę Poter descrivere la vita de¬≠gli antichi romani come la vi¬≠ta delle trote; ecco l’ideale. La vita delle trote √® ben di¬≠versa dalla nostra, ma nes¬≠suno pensa che le trote fac¬≠ciano stravaganze ¬Ľ. Questa intenzione sembra presuppor¬≠re un certo scientismo, al di qua di una scienza misterio¬≠samente raggiunta per il tra¬≠mite della poesia. In tal caso, un antico romano che guar¬≠dando il cielo mormori ¬ę Be¬≠telgeuse ¬Ľ ed ¬ę Alpha Centau¬≠ri ¬Ľ, √® purtroppo paragonabi¬≠le a una trota che commetta una stravaganza.

L’altro punto √® meno bi¬≠zantino. Il regista, nelle sue numerose tavole rotonde, ha premesso che il film sarebbe stato ¬ę fantascientifico ¬Ľ e im¬≠penetrabile al nostro giudizio razionale nella misura in cui il mondo di Petronio √® chiuso al messaggio cristiano, men¬≠tre noi, volenti o nolenti, sia¬≠mo impregnati di questo mes¬≠saggio. Della preclusione al messaggio cristiano il film avrebbe dato una totale te¬≠stimonianza, fino ‚ÄĒ ripeteva Fellini ‚ÄĒ ad atteggiarsi come un rapporto da un altro pia¬≠neta: ¬ę Ho tentato col Saty¬≠ricon un’impresa davvero suicida. Ho rifiutato tutto ci√≤ che mi aveva finora consola¬≠to, cio√® il cristianesimo. Ho cercato di rappresentare il mondo romano come una tri¬≠b√Ļ dell’Amazzonia, cio√® un mondo sconosciuto, indecifrabile. Ho fatto un salto nel buio, mi sono lasciato alle spalle tutto ci√≤ che era cri¬≠stiano, ho rischiato in pro¬≠prio… I critici diranno se so¬≠no riuscito almeno in questa liberazione. Io credo di s√¨… All’inizio √® stato terribilmen¬≠te faticoso, ma poi tutto si √® messo a funzionare come vo¬≠levo. Quando uno acchiappa la nuvola, poi √® la nuvola che porta. Satyricon, secondo me, √® castissimo proprio per il fatto che gli manca una pro¬≠spettiva cristiana, un giudizio tradizionale sul peccato… ¬Ľ.

Pu√≤ darsi che Fellini abbia effettivamente acchiappato una nuvola; il suo impegno ‚ÄĒ il rapporto da un altro pianeta ‚ÄĒ non √® stato mantenuto, e chiss√† che non sia stato un bene sul piano estetico. Acca¬≠de in realt√† che Fellini Satyri¬≠con sia per l’appunto ¬ę impre¬≠gnato ¬Ľ di cristianesimo, anzi di cattolicesimo: il film ha, per esempio, una dimensione sadiana (prima che sadica), e nessuno negher√† che, l’atroce Marchese sia concepibile sol¬≠tanto in un orbe cattolico, quale ¬ę frutto putre ¬Ľ e angelo caduto. Il sadismo come algolagnia o volutt√† nel dolore √® certo precedente a Sade; √® una passione o deviazione perenne, e l’ancella Criside in Petronio biasima le matrone quae flagellorum vestigia osculantur: per√≤ Fellini o i con¬≠siglieri alle spalle di Fellini ricorrono ¬ę storicamente ¬Ľ al Marchese, parafrasandone o trascrivendone le parole: ¬ę Esseri deboli e incatenati, unicamente destinati ai nostri piaceri, non illudetevi che le libert√† che vi concede il mon¬≠do vi saranno accordate anche su questa nave. Non aspetta¬≠tevi che umiliazioni; l’obbe¬≠dienza √® la sola virt√Ļ di cui vi consiglio di fare uso. Ricordatevi che ci serviremo di voi come vorremo; nessuno speri di ispirarci piet√†. La vostra schiavit√Ļ sar√† rude, penosa rigorosa. Il minimo errore sa¬≠r√† punito con la morte. Esami¬≠nate la vostra situazione: siete gi√† morti al mondo… ¬Ľ. Que¬≠sta, che cito dal ¬ę trattamen¬≠to ¬Ľ del film, √® l’apostrofe di Lica agli ostaggi, derivata pari pari ‚ÄĒ le frasi sono talvolta le stesse anche se il colore sti¬≠listico risulta un po’ meno vigoroso ‚ÄĒ dall’apostrofe di Blangis ai prigionieri nel ca¬≠stello germanico delle Cento¬≠venti giornate. Ci si aspetta che Lica, come Blangis, be¬≠stemmi Dio all’improvviso: ma se c’erano matrone nel mon¬≠do di Petronio disposte a ba¬≠ciare i solchi delle ferite, non s√¨ pretender√† che costoro agis¬≠sero in nome di una Weltan¬≠schauung blasfema come Lica-Sade. (Verso la fine della fa¬≠vola, poi, il testamento di Eumolpo, grottesco nel Satyricon, viene preso sul serio nel Fellini Satyricon: gli eredi del poe¬≠ta mangiano veramente le sue spoglie. La tendenza a un simbolismo cristiano si mani¬≠festa incresciosa e velleitaria, nel film, e del tutto palese).

*

E’ cos√¨: fra i meriti del film di Fellini, uno dei pi√Ļ sostan¬≠ziosi sembra proprio consiste¬≠re nell’invito non dichiarato di rileggere o di conquistare Pe¬≠tronio. Non √® questa la sede per insistere sulla vitalit√†, la potenza, la mestizia, la distac¬≠cata e non caduca moralit√† di quell’autore latino. Ma √® au¬≠spicabile, di fronte all’infedele e fronzuto almanaccare del technicolor, un’operazione ¬ęri¬≠duttiva¬Ľ e raziocinante che abbia per fine l’accostamento corretto al capolavoro.

Qualche segno didascalico pu√≤ venire fissato, con sempli¬≠cit√†. Si cominci col leggere la recentissima, energica tradu¬≠zione del Satyricon di Piero Chiara, edita da Mondadori: non c’√® il testo latino; il te¬≠stamento di Eumolpo √® sop¬≠presso come ¬ę ridondante ¬Ľ; la mano dell’artista √® sicura nel tagliare e, con parsimonia, nel- l’arricchire. Subito dopo, si passi alle due ottime versioni, filologicamente pi√Ļ argomen¬≠tate, di Vincenzo Ciaff√¨ (Utet) e di Marzullo-Bonaria (Zani¬≠chelli) , anch’esse tutte moder¬≠ne. Non si dimentichi infine che le pagine critiche di Auerbach su Petronio, in Mimesis, restano le pi√Ļ affascinanti.

 

 


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart