Libri, leggende, informazioni sulla cittĂ  di LuccaBenvenutoWelcome
 
I miei libriRivista d'arte Parliamone

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download VIVERE CON L'ACUFENE.

LETTERATURA: CINEMA: I MAESTRI: Sandro De Feo. Sotto le ciglia di Greta Garbo

23 luglio 2015

di Gabriele Baldini
[da “La fiera letteraria”, numero 34, giovedì, 22 agosto 1968]

Quand’ero ragazzo, attorno ai dieci dodici anni, prima che insorgesse la malizia, il cinema era il solo mio nu­trimento: e non solo quello che vedevo — relativamente poco — ma quello di cui leggevo e soprattutto quello che immaginavo. Anche le piĂą refrattarie materie scolastiche — come l’aritmeti­ca e la geometria — si trasformavano in cinema: vedevo danze di isosceli e scaleni processioni di frazioni disposte in fitte schiere: non parliamo poi della storia e della geografia e dei poemi omèrici: tutto era regolarmente ripas­sato al vaglio d’un interminabile film immaginario dove Achille s’incontra­va bensì con lo Scamandro — il mio film piĂą appassionante, forse, — ma anche con Porsenna, Muzio Scevola e Cornelia, la madre dei Gracchi; e Ulis­se continuava il suo vagabondaggio, oltre le colonne d’Ercole, nella Pampa e sul cordigliere delle Ande, sulle montagne Rocciose e attraverso il ca­nale di Panama. E il tutto veniva, in qualche modo curioso, come incorag­giato dal De Amicis, perchĂ© Telèmaco mi si confondeva, a tratti, col tamburi­no sardo, Nestore con l’infermiere di Tata ed Ecuba con la vecchia nonna di « Sangue romagnolo ».

Tanto si poteva dare soprattutto perché le scarse occasioni d’andare al cinema, arrotondate ma molte occasio­ni rubate di nascosto, mi si prolungavano in tutto quel che potevo leggere sulla materia. Erano gli anni che il fa­scismo aveva scoperto le straordinarie possibilità di propaganda che offriva il mezzo e i giornali cominciarono a de­dicare interi paginoni al suo stambureggiamento. Ma la malizia era, se non altro, in agguato, a suggerirmi di non prestar fede a chicchessia: e io m’ero lasciato persuadere a trattenere i giu­dizi soprattutto di due soli critici: Fiippo Sacchi e Sandro De Feo, a cui, un po’ a distanza tuttavia, aggiunsi più tardi Mario Gromo. Facevano tutt’e tre molto sul serio: ma Gromo for­se esagerava un poco: finiva con l’esse­re addirittura pedante, a volte, e col complicare le cose al punto che non si sapeva più come ridurlo a un vero e proprio giudizio dalle mie fameliche facoltà bambine.

 

Le celebrazioni annuali di De Feo

 

Sacchi e De Feo riuscivano, invece, non solo sempre a persuadere, ma a farlo con urbanità e quella punta di capriccio e di scherzo che insaporiva la lezione. Sarà stato, un po’, che li co­noscevo di persona: ma Sacchi lo ve­devo raramente nelle brevi puntate autunnali a Milano, quando andavo a passare un quindici giorni da una pa­rente aspettando che s’aprissero le scuole: mi metteva in tasca la sua tes­sera e tutti i grandi cinematografi del centro erano a mia disposizione; riu­scivo a vedere dai tre ai quattro film al giorno: era l’epoca della prima Die­trich, di Joan Crawford in coppia con Clark Gable, di Herbert Marshall e di Myriam Hopkins, dell’autunno dorato dei fratelli Barrymore, delle ultime operette UFA con Lillian Harvey e Willy Fritsch prima della chiusura na­zista.

Di film italiani se ne vedevano po­chi, e quei pochi erano schiacciati dal confronto, soprattutto con gli america­ni: i francesi dovevano ancora aprire la grande stagione — Gabin di là da venire — e degli inglesi non si sentiva nemmeno la puzza. Una volta l’anno scendeva maestosa e gelida imperatri­ce di quella plèiade scintillante Greta Garbo dalle spalle levigate e dalle pal­pebre pesanti di ciglia inverosimili.

Le annuali celebrazioni di Greta Garbo riuscivano meglio a De Feo che a Sacchi: questo fece precipitare i miei favori. Ma De Feo, che vedevo pure talvolta, seduto al caffè — un caffè do­ve m’infilavo dietro a mio padre — manteneva un certo distacco; allora avrà avuto solo il doppio della mia età: appena venticinque: ma a me pa­reva giungere ministro di una favolo­sa saggezza: e mi tenevo per molto lu­singato anche di quel pochissimo spa­go che mi dava, e facevo tesoro dalle minime scaglie.

 

Rifiutò sempre la volgarità

 

Più tardi, molto più tardi — diciamo addirittura trent’anni più tardi — quando divenimmo amici, mi confessò che non solo io, da ragazzo, ero insop­portabile, ma che il cinema non lo aveva propriamente mai interessato e che era solo un rifugio per restarsene estraneo, nelle pagine del giornale, da temi più compromettenti. Fu giocofor­za accettare la prima parte dell’ammissione, ma non mi sono mai deciso a creder proprio vera la seconda.

Oggi, che l’amico ha interrotto per sempre la sua cordialissima conversa­zione con noi, tutti ricordano la sua opera di critico drammatico e lettera­rio: del tirocinio giovanile di critico ci­nematografico nessuno parla; eppure proprio di lì, io credo, prese le mosse la sua civiltĂ . Era un momento perico­loso: molti valori erano giĂ  naufragati e quei pochi che erano ancora in salvo si trovavano a un continuo rischio: la sua educazione umanistica gli faceva tenere il cinema in sospetto, se non proprio in discredito, ma la sua atten­zione all’accento genuino e alla fre­schezza delle intuizioni, il suo fiuto e rifiuto sicuro per la volgaritĂ  e la con­traffazione gli suggerirono finirla allo­ra quella misura, quel rigore e insie­me quella leggerezza che gli rimasero le doti migliori al banco di prova di te­mi piĂą impegnativi. Ed è da credere che se il viaggio non fosse stato insi­dioso, non ci si sarebbe messo. Fu un modo di temperare di affinare gli stru­menti. E tutti hanno potuto vederne i benefici effetti.


Letto 918 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart