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LETTERATURA: Come vagare di stelle

5 gennaio 2008

racconto di Gian Gabriele Benedetti

[Oltre a numerosi libri di poesia, ha pubblicato la raccolta di racconti “Paese”, Lalli Editore, 1986]

E ci è rimasto poco di quel mondo, amico mio, di quel mondo fatto di utopie e di lunghe prospettive, di quel mondo che si allargava nella nostra fervida mente e nei ventagli aperti del nostro cielo.

Ricordi? Impostavamo progetti, costruivamo teoremi di vita, delineavamo il futuro, la sera, seduti sulla soglia di casa o a zonzo per le vie solitarie del paese, che ci stava stretto. In un unico respiro, si levavano i sogni, che andavano a fondersi con l’aria abbronzata dell’estate, come a seguire l’ultime affannate traiettorie delle rondini la sera, prima del buio.
         A dire il vero, tu eri più pratico di me e la tua decisione si leggeva negli occhi profondi e scuri. Io segnavo ancora un poco il passo e moderavo gli slanci, sorseggiando le prime stelle, che s’accendevano ad una ad una nel cielo di grafite. Ero legato a struggenti nostalgie ed alla mia culla pur avara.
         E fu quel giorno che te ne andasti, quando la prima carezza dell’autunno giocava a macchiare i nostri monti di ruggine e d’oro. E te ne andasti a rimediare alla miseria, che faceva nero il giorno, per seguire il vento d’entusiasmi che ti alitava in petto. Solcasti il mare grande, tra le capovolte dei delfini, per toccare terre lontane, appena immaginate, e per cercare ciò che non avevi, ciò che non avevamo e non poteva darci il nostro posto.
         Fu in quell’abbraccio forte dell’addio che pesai tutto il dolore dell’assenza imposta. E non mi bastò la decisa promessa di ritrovarci un giorno, a consolarmi. Era morta la bella stagione e finita anche la nostra gioventù.
         Da allora il gioco perverso della vita ci ha smarriti, persi del tutto, così come non volevamo. Invano ho cercato di te: dall’altro capo del mondo niente è tornato a confortarmi.  Ed ora, di quel nostro stare insieme, mi son rimasti solo fantasmi sovrapposti a riportarmi realtà e stagioni vissute unicamente a sistemare i numeri nella conta alla rovescia. E non so se la sfida al tuo destino ha dato impronte nuove al divenire, non so se il tempo, di noi padrone, ha corteggiato le tue, le nostre lucide meraviglie, i nostri aneliti, volteggianti nella libera fantasia, che nessuna diga poteva trattenere. So soltanto che tu, con i tuoi miti legati alla valigia di cartone, hai imboccato il corridoio della vita da te voluto, mentre io ho racchiuso nella mia titubanza, nell’indecisione tutti i miei voli, rimasti, così, come ombre vacillanti ad incerto lume o come nubi bianche che passano e scompaiono alla brezza della sera e nessuno darà loro un nome.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart