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LETTERATURA: FLAVIA PICCINNI: un piccolo ritratto di una grande donna

23 novembre 2018

di Bartolomeo Di Monaco

Questo scritto può sembrare un panegirico nei confronti di questa straordinaria autrice, che inserii nel mio libro sugli Scrittori lucchesi, pur essendo Flavia Piccinni nativa di Taranto. Ma non è un panegirico, poiché tutto è meritato e risponde al vero.
Flavia Piccinni ha scelto Lucca come suo punto di riferimento. Si trova qui da quando aveva dieci anni. Di lei scrivevo il 4 settembre 2007: “Non commetto alcun errore se, giovane com’è, la inserisco nella raccolta degli autori lucchesi. La considero ormai una concittadina, sperando che, come accadde ai miei genitori affascinati dalla città, vi resti per sempre; e una concittadina, per di più, di cui occorrerà seguire il cammino letterario se all’età di ventuno anni esordisce, con il romanzo “Adesso tienimi”, presso un editore attento e importante quale è Fazi”. Fui facile profeta, poiché, come vedremo, di strada ne ha fatta, eccome. Chi sa che l’aria di Lucca, una città che ha dato i natali a tanti illustri scrittori, non le abbia giovato. Ha scritto da qualche parte che è in cerca di una dimora dove poter godere bellezza e serenità, e spero che la trovi in Lucchesia che offre storia, bellezze paesaggistiche (la Garfagnana), il mare (la meravigliosa Versilia) e la montagna (le stupende Apuane).
Come Flavia si può solo nascere, non diventare.

Ci sono altre due persone in Italia che le somigliano e verso cui provo un certo incantamento. Nel campo della letteratura si tratta di Giulio Mozzi, nato a Padova nel 1960, oggi consulente editoriale della Marsilio, il quale non sta mai fermo. Viaggia con il treno e qualcuno di noi potrebbe anche incontrarlo. Recensendo un suo libro bellissimo: “sono l’ultimo a scendere e altre storie credibili” (pubblicato da Mondadori e che non ha avuto il successo che meritava, ma lo avrà un giorno. La minuscola del titolo è voluta), scrivevo: “Giulio Mozzi non c’è giorno che non si rechi a una qualche stazione sparsa in Italia e attenda il suo treno, che lo porterà chi sa dove. Si dice che non abbia mai preso la patente proprio per non essere tentato di tradire il suo grande amore. Può essere un Eurostar (quello delle 6,54 per Milano è ormai famoso come la pipa di Sherlock Holmes), può essere uno di quei treni scassatelli che viaggiano da un paesucolo all’altro, ma Mozzi li ama tutti allo stesso modo. L’odore della rotaia lo manda in brodo di giuggiole. Quando sale la predellina, ha la sensazione di ascendere in paradiso.”. E aggiungevo: “Se ha uno zaino con sé; se sta leggendo un libro (di solito di saggistica) o un dattiloscritto o una rivista letteraria, se gli leggete negli occhi quell’avidità della conoscenza che nessuno tra coloro che la possiedono può mai nascondere, è lui.”.

Un altro è Luca Nannipieri, nato a Pisa, a due passi da Lucca, nel 1979, ma con lui si entra nel campo dell’Arte. Non c’è monumento, dipinto, borgo, città che non abbia visitato. Va a scovare perfino quelle opere d’arte che sono state abbandonate e usurate dall’incuria e dal degrado. Spesso i cittadini usano i resti archeologici del passato come deposito di immondizia o rifugio di derelitti. Non sanno dove stanno mettendo i piedi, e Nannipieri ce lo svela, imprecando affinché chi ha l’obbligo di vigilare provveda a far rispettare il passato. Sono numerosi i suoi libri e i suoi articoli di denuncia, e le sue trasmissioni in Tv.

Poi ecco che mi trovo di fronte ad una donna, Flavia Piccinni. Possibile, mi domando, che abbia l’energia di costoro, che hanno raggiunto l’apice e che pensavo inarrivabili? Flavia non se lo ricorderà. Ma ci siamo già incontrati, alcuni anni or sono, alla libreria che si trova all’interno di palazzo Cenami (quello con le panchine, su cui anch’io ho oziato da ragazzo, e vi ho incontrato nella fantasia la Signora della leggenda: Lucida Mansi). Scrisse qualcosa (non lo ricordo più) che aveva irritato l’intellighenzia lucchese (la stessa cosa accadde a Cesare Garboli). Presi carta e penna e indirizzai una lettera in sua difesa ai giornali locali. Forse già presagivo il suo talento e la sua capacità di analisi, che poi sarebbero sfociati in due inchieste superlative, quella contenuta nel libro di successo “Bellissime”, che si è aggiudicato il Premio “Benedetto Croce” 2018 per il giornalismo letterario, battendo nomi importanti tra cui Paolo Mieli ed Ezio Mauro, e il libro appena uscito, “Nella setta”, in cui denuncia quella specie nefasta di organizzazioni che circuiscono le persone, le soggiogano, le rinchiudono  e le plagiano allo scopo di convincerle a lasciare all’organizzazione medesima i loro beni. Ho degli amici che hanno vissuto questa esperienza. Un loro cugino era stato convinto a chiudersi in una grande villa appartenente ad una di queste organizzazioni. Ne era stato attratto a tal punto che non ne voleva più uscire, tanto sono bravi questi criminali a plagiare un essere umano. I miei amici dovettero sudare le sette camicie per tirarlo fuori. “Nella setta” sarà un altro libro indovinato, utile, di successo. Ho l’impressione che questa sia ora la strada che l’autrice ha scelto di intraprendere e, se i temi che decide di portare a conoscenza dell’opinione pubblica sono di questa forza, è augurabile che non si lasci scoraggiare e la persegua. Un libro di inchiesta non è come un romanzo; richiede più tempo e più fatica, dovendo girare in lungo e in largo, domandare, trovare, capire.

Ma la giovane età dell’autrice lascia ben sperare. Pensando a come si muove, mi ricorda l’energia di Oriana Fallaci. E forse ne ha anche di più. Un giorno le scrissi su Facebook che era come il prezzemolo: la si trovava dovunque. Ci si potrebbe fare un gioco a indovinello: Dov’è ora Flavia Piccinni?
Non so quanti sanno che a Collevalenza (una frazione del comune di Todi, in provincia di Perugia), a fianco della “Basilica dell’Amore Misericordioso” dedicata alla Beata Madre Speranza, c’è un pozzo profondo 122 metri in cui l’acqua, sebbene utilizzata, non cala mai. Oppure, lo ricordate il miracolo di San Remigio che donò a Clodoveo una botticella di vino che rimase sempre piena, sebbene dissetasse tutto il suo esercito di oltre tremila soldati? Siamo nei primi anni del VI secolo d. c. .
Il serbatoio di energia che si trova dentro il corpo di questa sorridente autrice me li ricorda. Altrimenti come potrebbe fare tutte le cose che fa? Tiene contemporaneamente più rubriche sui giornali. Non fai in tempo a leggere un suo articolo (per esempio sull’Huffington Post) che te ne ritrovi un  altro su il Tirreno, dove nella cronaca locale illustra i personaggi lucchesi, compilando una collezione di ritratti che in futuro saranno utili agli storici della città. Contemporaneamente va in televisione, va alla radio, va a presentare i suoi libri. Non si risparmia e non si nega a nessuno. Come “Bellissime”, anche il libro “Nella setta” è già stato presentato alla Camera dei Deputati, e in tante altre località, da Nord a Sud della penisola. Non ci si deve meravigliare più se oggi è in fondo al tacco dell’Italia e domani la trovi a Torino o a Trieste. Sembra che abbia le ali, come gli angeli.
Da questa esuberanza mentale e fisica, lo confesso, sono rimasto affascinato. Anch’io ho fatto qualcosa in gioventù. Mi muovevo e non sentivo la fatica, ma mai sono arrivato a queste vette. Mi piacerebbe mettere a confronto i tre personaggi che ho citati: Mozzi, Nannipieri e la Piccinni. Sono sicuro che mi troverei di fronte ad un tris formidabile simile a quello che nel ciclismo fu rappresentato da Bartali, Coppi e Magni. In breve, siamo di fronte a tre autentici fenomeni, di cui andare orgogliosi.

Sono contento di avere avuto la fortuna di incontrarli. Fisicamente non ho ancora conosciuto Luca Nannipieri; è venuto a Lucca, ma io ormai mi muovo raramente da casa mia. Somiglio sempre di più ad un orso solitario. La sordità, poi, mi ha anche un po’ scoraggiato.

Volete conoscere il pedigree di Flavia? È niente male. Lo avessi anch’io!
Di “Bellissime” ho già detto. Vediamo che altro c’è. Nel 2005, quando aveva appena 19 anni, vinse il Premio Campiello Giovani e il Premio Subway Letteratura con “Non c’è tutto nei romanzi”. Inoltre ha partecipato all’antologia di minimumfax “Voi siete qui” con il racconto “Manco un po’”. Nel 2007 esce “Adesso tienimi” con Fazi, nel 2011 “Lo sbaglio” con Rizzoli,  nel 2016 “Quel fiume è la notte” con Fandango. E siccome tutto questo non le bastava, fa parte dello staff della casa editrice “Atlantide”, un piccolo gioiello.

Insomma, lo avrete capito: abbiamo a che fare con una Star della letteratura, simile, che so, alla Elisabeth Taylor, o alla  Rita Hayworth, o alla Nicole Kidman, o addirittura alla Marilyn Monroe del cinema.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart