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LETTERATURA: Francesca Mazzucato: “Kaddish profano per il corpo perduto” (edizione Azimut, 2008)

4 luglio 2008

di Stefania Nardini

[È la prima autrice contemporanea tradotta in Ucraina con il suo romanzo Matrioska, Tullio Pironti editore, 2001. Giornalista, cura la pagina culturale Scritture & Pensieri del quotidiano “Il Corriere Nazionale”]

Fuori moda, fuori qualunque canone. Fuori mercato. Un corpo che lievita. Sul quale la vita si deposita senza concedere sconti. Con il suo tourbillon di ricordi, di dolori, sensazioni, emozioni.
Il corpo come una carta assorbente. Una donna obesa. Ancor più inaccettabile se quella donna è una scrittrice.
“Vanno le anoressiche”. Ragazzine. Anoressiche. E della scrittrice obesa cosa ne sarà? La scrittura di Francesca Mazzucato è esplosa in tutta la sua potenza in un romanzo che si pone come una sorta di “manifesto” per il corpo delle donne. Corpo mercificato, esaltato,  desiderato, aggredito, violentato, amato e massacrato. Corpo. Che come tale è oggi più che mai al centro del turpiloquio linguistico – mediatico. Mazzucato ci racconta di una donna obesa. Ma non solo. “Kaddish profano per il corpo perduto” (edizione Azimut) è la storia di una scrittrice e di un viaggio a Budapest, città dove la donna obesa si ritrova a fare i conti con la sua vita. Città avvolgente dove la protagonista è “guidata” da un’ombra: quella di Imre Kertész, il grande scrittore ungherese a cui venne assegnato il Nobel nel 2002.
Mazzucato la letteratura é solo per giovani anoressiche? “La letteratura è diventata la fotocopia di tutta l’industria dell’intrattenimento, di tutto il mondo patinato e avvolto di glamour che vogliono farci credere essere la realtà. Certo, è per giovani ragazze under 30 taglia XXS che possono agevolmente passare da un libro a fare le troniste in certe trasmissioni pomeridiane. La letteratura arranca in un paese di università allo sfascio, di povertà diffusa (e quando la povertà è diffusa che cosa resta dei consumi culturali?), in un paese dove non si legge – siamo al pari di Cipro in tutte le classifiche europee -, ma dove si scrive tanto, troppo senza pensare alla necessità della scrittura ma solo alla conseguente possibile visibilità, a quel brandello di palcoscenico arraffato tramite un blog, una comparsata, un ritaglio su un magazine trendy.”
“Kaddish” è un libro autobiografico?” Vero e verosimile si intrecciano e si corteggiano. Certo mi interessava parlare di precariato in chi scrive e lavora nell’editoria, in questo momento, come dicevo prima, in cui l’editoria vive un colossale ingolfamento che porta alla nascita di figure farlocche e ingannatrici, pifferai non magici ma tragici, consorterie chiuse a lucchetto. Questo mondo lo conosco, l’ho vissuto sulla mia pelle, ne ho vissuto e ne vivo le sofferenze, i dolori e le fatiche. Mi è capitato di partecipare a una piccola fiera dell’editoria, e sono stata trattata dall’organizzatrice in un modo veramente indecente. E la stessa fiera era indecente, malinconica, sciatta. Lo fanno perché sanno che dopo di te ci sono decine di altri pronti ad andare ovunque, a proprie spese, pur di farsi notare e vedere, e tu non vali niente, o molto poco, devi adattarti e accettare o tirarti da parte. C’è questo continuo, strisciante sfruttamento del lavoro culturale che fa leva sulla clamorosa enorme offerta e sulla quasi assente domanda.
Altro esempio: mi avevano invitato a Roma a partecipare a un laboratorio sui mestieri Premetto che mi avevano cambiato il giorno tre volte. Io vivo metà e metà in due città diverse, la terza volta ero in Liguria, lontana. Feci notare che ci volevano sette ore di treno, che avrei avuto necessità dell’albergo. Non se ne parla, mi risposero. Non possiamo. Rimborsiamo il biglietto di viaggio – seconda classe preferibilmente – e poi cento euro lordi per due ore di lezione. Va bene, volevo mantenere la parola data. Inoltre, poi, mi avrebbero organizzato una presentazione del romanzo, a Roma. Però l’orario del treno proprio non combaciava, alla fine ho dovuto rinunciare. Cosa è accaduto? Naturalmente mi è stato detto di scordarmi la presentazione (che era già a uno stadio avanzato, con contatti, ecc ecc). Un mercato delle vacche. E’ questo. Un dare e un avere sfrontato, smaccato irrispettoso e spesso vergognoso.
Un mondo ingrato. Ma, alla protagonista di Kaddish succede una cosa bella, incontra i romanzi del grande ungherese e ritrova la fiducia.
Ritrova il senso. Ecco, io non l’ho mai smarrito.”
La vanità. Cos’é per lei? “La vanità è l’ego che deborda. E’ la paura di non esistere e di soffrire che diventa attaccamento folle al proprio ruolo, al proprio lavoro, a quello che si fa, a quello che si è, alle opinioni. La vanità è il codice a barre del nostro contemporaneo. Io sono un’emarginata perché ne ho compreso la fallacia, e quanto la vanità abboni inevitabilmente alla sofferenza. Non mi appartiene. Ma mi concedo forme di gradevole snobismo, questo sì, da sempre. Anche dedicare un libro a uno scrittore premio Nobel ma praticamente sconosciuto, o raccontare di certi problemi di peso, è , in fondo, coraggioso certo, ma anche molto snob.”
Francesca Mazzucato ha scritto quindici romanzi. “Kaddish profano per il corpo perduto” è il suo sedicesimo. 

[da “Il Corriere Nazionale”]

 


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6 Comments

  1. Pingback by Fontan Blog » LETTERATURA: Francesca Mazzucato: “Kaddish profano per il corpo … - Il blog degli studenti. — 5 luglio 2008 @ 04:42

    […] Amministratore: […]

  2. Comment by Giusy — 12 settembre 2008 @ 14:44

    Dunque Francesca Mazzucato si è ridotta alla pubblicazione a pagamento?

    Azimut è un editore a pagamento. Conosco due persone che hanno pubblicato con lui e che hanno pagato: l’editore chiede l’acquisto di circa 100/150 copie su una tiratura di 600/800 volumi.
    Considerando che ad esempio il libro della Mazzucato costa euro 12,50 potete farvi facilmente i calcoli di quanto abbia pagato.

    Del resto nel blog della Mazzucato e nei suoi numerosi interventi in rete ormai di scrittura, degna di questo nome, non ne è rimasta traccia resta solo il suo livore. Non credo che la sua si possa definire critica letteraria per non parlare delle sue pagine monotematiche (e, si mormora in rete, spesso copiate da altri autori).
    Ma per fortuna che, quando i veri editori rifiutano il tuo manoscritto, si trovano sempre gli stampatori a pagamento! 😉
    Un caro saluto e complimenti per l’interessante blog.

    Giuseppina Violante

  3. Comment by stefania nardini — 12 settembre 2008 @ 15:26

    Salve Giuseppina,
    cio’ che si mormora in rete spesso ha il sapore del bar dello sport. Non mi risulta che Francesca Mazzucato utilizzi case editrici a pagamento per pubblicare i suoi libri. Anzi si é spesso fatta avanti nel denunciare questo fenomeno.
    Le sue condiderazioni sulla scrittura dell’autrice restano una sua opinione che personalmente non condivido.
    In ogni caso prima di lanciarsi in affermazioni diffamatorie sarebbe meglio documentarsi. Altrimenti si che la rete rischia di diventare un luogo di chiacchiere.
    Buone cose
    Stefania Nardini

  4. Comment by Giusy — 12 settembre 2008 @ 15:36

    Eppure Azimut è un editore a pagamento, provi lei stessa a inviargli un testo e lo verificherà personalmente. Conosco due persone che hanno pubblicato con loro e hanno pagato entrambe.
    Riguardo alla campagna della Mazzucato contro la finta editoria, come si suol dire fate ciò che dico e non ciò che faccio! 😉
    Cordiali saluti.

  5. Comment by milvia — 12 settembre 2008 @ 19:54

    Questa tal Giusy (per esteso Giuseppina Violante) sta lasciando questi commenti- fotocopia su tutti i blog che hanno scritto della Mazzucato. Una sorta di ossessione, direi…Probabilmente originati da qualcosa che esula dal valore letterario della scrittrice. Pazzie della rete….

    Milvia

  6. Trackback by Bartolomeodimonaco — 26 ottobre 2010 @ 00:17

    Bartolomeodimonaco…

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