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LETTERATURA: I MAESTRI: 1969: è morto Gabriele Baldini

23 febbraio 2017

di Claudio Gorlier
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 19 giugno 1969]

Roma 18 giugno

Lo scrittore Gabriele Bal­dini è morto nel pomeriggio di oggi, all’ospedale S. Giaco­mo, dove era stato ricoverato lunedì scorso a causa di una epatite virale. Era nato a Ro­ma il 29 agosto del 1919. Giovanissimo si era laureato all’università di Roma in storia della lingua italiana, sostenendo la tesi  con Alfredo Schiaffini.

Lascia la moglie, la scrit­trice Natalia Ginzburg e la figlia, Susanna. Era professo­re di lingua e letteratura in­glese al Magistero di Roma.

I funerali di Gabriele Bal­dini si svolgeranno venerdì mattina a Roma, dove sarà sepolto nel cimitero del Verano, accanto al padre.

Alla vedova e ai congiunti di Gabriele Baldini, autorevo­le e apprezzato collaboratore del Corriere della Sera, l’e­spressione del nostro commosso cordoglio.

*

In tempi nei quali ci si tro¬≠va dinnanzi a tanta prosa im¬≠personale, priva di umori, di trasporti, di prese di posizio¬≠ne impopolari e nemiche del compromesso, Gabriele Baldi¬≠ni ha costituito una felicissima eccezione. Questa sua disposi¬≠zione a porsi di fronte a un testo, a un autore, a un pe¬≠riodo letterario, armato di una solida e sottile preparazione fi¬≠lologica, storica, documentaria, ma al tempo stesso costringen¬≠dolo ‚ÄĒ si pu√≤ dire ‚ÄĒ con le spalle al muro, facendolo lie¬≠vitare nelle sue pagine, conse¬≠gnandolo al lettore in una di¬≠mensione quasi fisica, fatta di carne e di sangue, apparve fi¬≠no dalle sue prime prove.

La dimensione non soltanto critica, ma narrativa, percorsa da fermenti creativi, era ben sua, anche se si poteva pensa­re che non fosse rimasta ina­scoltata la lezione del padre, quel finissimo scrittore che fu Antonio Baldini. Così, parlare di lui come di uno specialista in senso stretto significherebbe offrirne un’immagine troppo angusta.

I suoi interessi andavano ben oltre i limiti dell’anglistica, nella quale era peraltro un’autorità riconosciuta non soltanto in Italia: non a caso aveva esordito con ricerche di letteratura italiana, pubblican­do poi anche nel ’65 una viva­ce autobiografia, Le rondini dell’Orfeo, e una raccolta di osservazioni e di acute anno­tazioni sui problemi della te­levisione, che lo affascinavano, come ogni aspetto dello spet­tacolo, in particolare del me­lodramma (con qualche civet­teria Baldini vantava la sua voce baritonale, che non era quella di un dilettante).

Le opere saggistiche di Ga¬≠briele Baldini offrono contribu¬≠ti di primissimo piano, dal vo¬≠lume Teatro inglese della restaurazione e del ‚Äô70√ď (1955), a quello sulla Tragedia di Shakespeare, al densissimo e prezio¬≠so Manualetto shakespeariano (1964). La sua traduzione anno¬≠tata di tutto Shakespeare aveva fornito alla cultura italiana uno strumento insostituibile per una nuova e necessaria lettura del maggiore classico inglese. Ma anche le incursioni sul terreno della letteratura americana (un volume su Melville) rimangono su un elevato livello.

Il Baldini professore comple­tava e arricchiva la figura del Baldini saggista. Si usa quasi con ritegno il termine, perché egli non era e non fu mai un accademico, ma un attivatore di energie, anche qui aperto e disponibile, entusiasta: istrione nel senso positivo della parola, come egli usava dire del tipo di insegnante che prediligeva. Per queste capacità di comuni­cazione immediata, Baldini si presentava come un elzevirista eccellente. I lettori del Corriere hanno avuto modo spesso di ap­prezzarlo in questa veste, e lo hanno ritrovato ancora dome­nica scorsa, in un intervento pungente ma civilissimo sui rap­porti fra Pound e Joyce.

Cresciuto in anni difficili, ap­partenendo a una generazione trovatasi di fronte a problemi spesso angosciosi, Baldini so­stenne la sua parte con estre­ma dignità e coerenza. Anche per ciò la sua perdita provoca un vuoto doloroso, quello la­sciato da uno dei pochi giovani maestri dei nostri anni.

 


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart