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LETTERATURA: I MAESTRI: Cacciatori

7 novembre 2017

di Mario Tobino
[da ‚ÄúIl Mondo‚ÄĚ, 6 novembre 1969]

Dormivo con la finestra aperta. Mi svegliarono gli spari; proveni¬≠vano dal monte Serra, dalla Cer¬≠tosa, e da pi√Ļ lontano, dai monti pisani, dal pesciatino. L’alba filtra¬≠va tra i rami la prima luce.

Mi immaginai gli uccellini che stramazzavano gi√Ļ, le penne intri¬≠se di sangue. Qualcuno riusciva a fuggire.

Era il primo giorno di caccia. Domenica. La luce si ampli√≤, e mi alzai. Girottolai per l’ospedale. Ogni tanto arrivava il suono a distesa delle campane; parrocchie onoravano il loro santo oppure gli sposi stavano uscendo di chiesa.

Mi piace passeggiare per la cam­pagna. Cammino per sentieri, sfio­ro boschetti, attraverso ponticelli su rigagnoli, mi smemoro a argen­tee file di pioppi. Presi il bastone e mi avviai.

Incontravo ogni poco un uomo col fucile; a piedi e in bicicletta. Ve ne erano anche che transita­vano in automobile. Da ogni siepe spuntavano canne. I cacciatori ave­vano stivaloni, cartucciere intorno alla vita.

Nel cielo non passava un vola¬≠tile. Ne avevo visto soltanto uno, piccino, mentre uscivo dall’ospe¬≠dale, che si infilava in un esiguo boschetto l√¨ vicino. Pregai che nes¬≠suno dei cacciatori se ne fosse ac¬≠corto.

Da queste parti non esistono cinghiali né daini né cervi; rarissime le lepri. I fagiani sono di pol­laio, di allevamento. Lasciati liberi, hanno tendenza a ricondursi quatti-quatti verso la gabbia dove furono nutriti.

Gli uccelli sono sempre meno. Da anni un cuculo, arrivata la not¬≠te invernale, cantava nel bosco del¬≠l’ospedale. Mi affacciavo per me¬≠glio sentirlo, mi sembrava che interrogasse le stelle anche per me. Son due anni che non viene pi√Ļ.

Siccome incontravo tutti questi cacciatori, abbandonai la campa­gna, presi lo stradone, la via pro­vinciale. Arrivai a Maggiano, che è un gruppo di case, tra le quali un caffè. Intorno si distende per ogni raggio la campagna.

Non sapevo che fare e entrai nel bar. Presso il banco c’era un cac¬≠ciatore, armato pi√Ļ degli altri. Ave¬≠va a tracolla un fucile a ripetizione, un Breda a cinque colpi. Intorno alla vita una cartucciera pesante di munizioni.

Lo conoscevo bene: un profitta¬≠tore, un opportunista, la sua fede essere prono davanti ai forti, usa¬≠re lo sprezzo per i pi√Ļ deboli di lui. Conoscevo particolari della sua vi¬≠ta: aveva ottenuto l’impiego facen¬≠do il servo ‚ÄĒ lui e l’intera sua fa¬≠miglia ‚ÄĒ a un notabile, un ammi¬≠nistratore pubblico.

Credeva quel suo metodo l’unico esistente nel mondo. Non conce¬≠piva, non aveva mai concepito una idea, un ideale, un senso morale, ignorava la generosit√† e la fratel¬≠lanza.

Il barista mi domandò che vo­levo. Il cacciatore si voltò, mi ri­conobbe.

Gongolava di essere visto così armato. Mi salutò con effusione.

¬ę Anche lei ammazza gli uccelli¬≠ni? ¬Ľ gli domandai.

Non afferr√≤ la mia ripugnanza. Mi strizz√≤ l’occhio. Un ebete. Pal¬≠p√≤ il calcio del suo fucile, lo scu¬≠lacci√≤ con affetto. Rispose:

¬ę Debbono morire tutti. Stermi¬≠nare li dobbiamo ¬Ľ e rumoreggi√≤ una risata.

¬ę Perch√© il fucile a cinque col¬≠pi? ¬Ľ.

¬ę Quando capita una frotta. Non ne deve scappare nessuno ¬Ľ.

Chiesi: ¬ę Stamani ne ha uccisi? ¬Ľ.

¬ę No, non c’era niente ¬Ľ.

Infatti il cielo era candido; nes­sun uccello vi volava.

Entrò nel bar un altro caccia­tore. Anche lui armatissimo e de­ciso. I due si ammiccarono.

Me ne andai senza salutare.

Non ero ancora arrivato alla porta che d’improvviso mi sorsero da¬≠vanti i libri di Vittorini, dove c’√® il nonno e il nipote, il padre e il figlio, la nonna che viaggia in compagnia di bislacche figurazioni, la madre infermiera e il bambino, e tra loro si rimandano frasi cariche di mistero, di allusiva gloria, di ri¬≠voluzioni incombenti, si scambiano intensi segnali, entrano ed escono da paesi come masnadieri col tabarro. Ma a un certo punto ci si accorge che non √® vero niente.

Tutte queste persone sono senza scopo, senza perché, senza una meta. Almanaccano senza motivo. Non concludono nulla.

Sono soltanto dei burattini.


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart