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LETTERATURA: I MAESTRI: Cosa fu l’ermetismo

31 maggio 2018

di Geno Pampaloni
[da ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 22 febbraio 1968]

Firenze, 21 febbraio.

Alla domanda: che cosa fu l’ermetismo, hanno cercato di rispondere stasera alcuni degli scrittori (critici e poeti) che ne furono protagonisti: Piero Bi¬≠gongiari, Carlo Bo, Alfonso Gat¬≠to. Mario Luzi, Oreste Macr√¨, Alessandro Parronchi. La tavo¬≠la rotonda era organizzata dal Gabinetto Vieusseux, il cui di¬≠rettore, Alessandro Bonsanti, √® anche il direttore della rivista (Letteratura) che, senza identificarvisi del tutto, fu tra le riviste pi√Ļ aperte, e di maggior rilievo, alla collaborazione degli ermetici.

Sono passati trent‚Äôanni. Nel ’38 usc√¨ Campo di Marte, la ri¬≠vista diretta da Gatto e Pratolini che con pi√Ļ coerenza ne espresse i motivi e la protesta: nel ’38, sul Frontespizio, fu pub¬≠blicato l’articolo di Carlo Bo, Letteratura come vita ¬Ľ, che ne rimane il testo pi√Ļ dichia¬≠rato e programmatico.

Nella discussione di stasera, non c’√® stata nessuna vena di rivendicazione, nessuna traccia di trionfalismo, tanto meno campanilistico. Gli ermetici, al loro tempo, furono oggetto di dileggio (per il loro linguaggio arduo, paragonato al trobar clus dei raffinati trovatori pro¬≠venzali), accusati di aristocrati¬≠cit√†, di torre d’avorio, e anche sospettati da parte della polizia, come se il loro parlare oscuro e intenso fosse un modo di sfuggire alla realt√† del tempo fascista. Acqua passata. Oggi, i protagonisti dell’ermetismo so¬≠no dubbiosi persino se esso fos¬≠se veramente un ¬ę movimento ¬Ľ. Non si riconoscono programmi, non si riconoscono manifesti. Lo stesso articolo di Carlo Bo, che pure ne sintetizza in ma¬≠niera perfetta il senso, √® senti¬≠to pi√Ļ come un primo bilancio, una definizione, che una pro¬≠posta (¬ęInseguo sempre un’im¬≠magine intera dell’uomo¬Ľ, scri¬≠veva il critico: la letteratura era per lui ¬ęun problema della no¬≠stra anima ¬Ľ, ¬ę eterno confron¬≠to della nostra anima con il senso totale della verit√† ¬Ľ, ¬ę un atto intero di coscienza ¬Ľ, ¬ę una misura interiore¬Ľ, ¬ęparte in¬≠tatta d’eterno che nutre il no¬≠stro futuro ¬Ľ. Mai con maggior rigore la letteratura fu intesa come un assoluto, al di fuori dell’abilit√† tecnica e delle interferenze dell’ideologia).

Il solo¬†¬† Bigongiari,¬†¬† dei¬†¬† sei, pensa all’ermetismo come a una avanguardia, per il tentativo di arrivare a un ¬ęgrado zero del linguaggio ¬Ľ. e sia pure attraverso una ¬ę ipersignificanza ¬Ľ del linguaggio stesso,¬† cio√®, se ho ben capito, caricando la pa¬≠rola poetica di tutto il suo peso esistenziale,¬†¬† morale,¬† disperatamente positivo. Dopo la poetica¬† dell’immaginazione¬† (Campana), dopo la poetica delle parole (Ungaretti), quella dell’erme¬≠tismo fu la poetica del discor¬≠so:¬†¬† il¬† linguaggio¬† sentito¬† nella sua totalit√† come simbolo. Luzi dice che l’ermetismo fu una con¬≠vergenza pi√Ļ che un movimen¬≠to: e si giov√≤ della giovinezza dei suoi adepti. Fu un incontro felice di ragioni personali con il bisogno di contestare la cul¬≠tura provinciale del tempo. Si avvicin√≤ al simbolismo e al surrealismo, ma ci√≤ che cont√≤ di pi√Ļ fu la volont√† di inventarsi un tempo interiore, di dilatare lo spazio intellettuale e morale dell’uomo, ¬ę un’avventura di an¬≠nessioni ¬Ľ.

Parronchi nega persino che si possa parlare di uno ¬ę stili¬≠smo ¬Ľ ermetico, di una ricerca unitaria. Gi√† allora, le indivi¬≠dualit√† che oggi siamo portati a considerare come gruppo era¬≠no distinte: e gli anni che sono seguiti hanno servito a farle sviluppare secondo le loro ra¬≠gioni.

Gli ermetici erano antifasci¬≠sti: ma anche sul terreno po¬≠litico non chiedono ¬ę aureole ¬Ľ. Soltanto Gatto ha insistito sul fatto che la loro poesia era, con¬≠genialmente, renitente alla sto¬≠ria e alla sua retorica: l’erme¬≠tismo ha detto, non era assenteismo, non era torre d’avorio. ma ¬ę un essere all’erta nel paese della propria anima ¬Ľ, una forma di relazione profon¬≠da con la realt√†. E Bo ha ripe¬≠tuto la sua severa parola di un tempo: ¬ę L’ermetismo, per noi, nacque dal bisogno spirituale di dare un senso alla nostra vita. Cos√¨ attribuimmo alla letteratu¬≠ra, ai poeti, tutto ci√≤ che la sto¬≠ria, la cultura, la filosofia del tempo era incapace di darci ¬Ľ.

Infine, non c’√® orgoglio re¬≠trospettivo neppure nella consi¬≠derazione dell’area culturale che l’ermetismo coltiv√≤. Noi che siamo pi√Ļ giovani, e abbiamo profittato della sua lezione, ri¬≠cordiamo l’ermetismo come una apertura sulla poesia europea. Ma Bigongiari ha precisato mol¬≠to bene i limiti e l’originalit√† di quell‚Äôesperienza, risposta ¬ę italiana ¬Ľ al surrealismo e al¬≠l’informale: Pollock e Dylan Thomas erano nostri coetanei, ha detto, e noi leggevamo Eluard.

L‚Äôintervento critico pi√Ļ impegnato √® stato quello di Macr√¨, che presiedeva la riunione.

La contestazione, politica e morale, alla dittatura fu netta: ma non fu essenziale. L’erme¬≠tismo fu un fatto squisitamente letterario, di opposizione sia al¬≠la poesia pura sia alla prosa d’arte. Le ragioni che lo sosten¬≠nero non furono formali ma esistenziali. Assunse la poesia come una ¬ę categoria ¬Ľ. nella quale poesia, prosa, critica si identificavano in una esperien¬≠za interiore dell’assoluto. E tale tensione neoromantica, neo¬≠simbolica segna un punto pre¬≠ciso nella cultura del nostro secolo.

Per conto nostro, saremmo portati a dare una testimonian¬≠za ben positiva dell’ermetismo. Anche se non fu un ¬ę movimen¬≠to ¬Ľ, fu una stagione onorevole della nostra letteratura: la sua aggressione alla retorica fu pi√Ļ forte della sua maniera; il ri¬≠fiuto del compromesso, l’acce¬≠zione religiosa della letteratura, la tensione vissuta verso una verit√† in cui convergevano cat¬≠tolici e non cattolici, ebbero una funzione radicale e rinnovatrice. Se pure ingenua come tutti gli estremismi l‚Äôaffermazione categorica e globale del linguaggio come poesia (vi ha insistito stasera Gatto) fu de¬≠cisiva per liberarsi dal realismo minore che infestava la nostra cultura.

La stessa poesia del primo trentennio del secolo, da Ungaretti a Montale, fu rinvigorita dalla ¬ę estensione retroatti¬≠va ¬Ľ (Parronchi), dalla interpretazione non formalistica ma religiosa che gli ermetici ne dettero. E, per ultimo, una con¬≠siderazione ci veniva fatta ve¬≠dendo riuniti i sei scrittori attorno al tavolo del Vieusseux: forse per l’ultima volta nella storia delle nostre lettere, con l’ermetismo, un’avventura lette¬≠raria fu anche un’amicizia.

 


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart